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Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

 

Si Alza il Vento (2013, Hayao Miyazaki) – The Eternal Zero (2013, Takashi Yamazaki)

Nata come recensione di The Eternal Zero, inevitabilmente sono stato “costretto” a scrivere anche dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Si Alza il Vento, che avevo da tempo in programma di recensire. I due film hanno in comune il famoso aereo da caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero. E qui si fermano i punti in comune. Hayao Miyazaki è entrato in forte contrasto con Naoki Hyakuta, l’autore del romanzo best-seller in Giappone, di cui The Eternal Zero ne è l’omonimo adattamento cinematografico del regista Takashi Yamazaki: le loro posizioni sono inconciliabili. Dopo la visione di entrambi i film, provo a metterli d’accordo. Missione “suicida”?

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Rogue One: A Star Wars Story. Fuck Yeah!

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La Morte Nera non è mai stata così spaventosamente bella e terribile

Sono appena ritornato dal cinema: ho visto Rogue One: A Star Wars Story e sono felice come quel bambino di 9 anni che vide nel 1977 Guerre Stellari per la prima volta. Con la differenza che oggi ne ho 48 suonati e, dopo il primo film di George Lucas, di fantascienza ne è passata sotto le stelle! Con la differenza che oggi non si chiama più “Guerre Stellari”, ma “Star Wars”. Con la differenza che George Lucas non è più la mente e il cuore dietro i film di Star Wars.

Le differenze contano e se siete ancora fermi al 1977 e state cercando oggi il film di quando eravate bambini, ciò che seguirà potrà farvi venire un attacco di bile. I consigli che posso darvi sono due: quel film del 1977 si trova in vendita in tutte le grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata; il secondo consiglio è …un dottore e non solo per la bile.

Rogue One è senza mezzi termini il più bel film di fantascienza che abbia visto da parecchi anni a questa parte! Sebbene sia considerato uno spin-off, una specie di figlio adottivo neanche troppo voluto dalla “famiglia”, entra nella mia classifica dei film di Guerre Stellari al quarto posto, subito dopo il Ritorno dello Jedi. Per quanto abbia accolto Il Risveglio della Forza come un onesto ritorno della sAga con meno sEghe e ne sia rimasto soddisfatto, resta dietro a Rogue One.

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A Better Tomorrow

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Un film di John Woo. Con Leslie Cheung, Chow Yun-Fat, Ti Lung, Kenneth Tsang – Poliziesco, durata 105 min. – Hong Kong 1986

Nessun titolo potrebbe più adatto al periodo e all’attualità che stiamo vivendo. Un futuro migliore, è quanto ogni uomo merita e cui deve rivolgere il suo impegno e percorso, fosse anche non  conseguibile nell’arco della sua vita, tuttavia per i suoi figli e generazioni a venire.

A chi tale titolo risultasse sconosciuto, anticipo che si tratta di un “classico”, un “cult”. Non fustigatevi per tale mancanza poiché è legittimo non averne notizia in quanto nel Bel Paese (meno bello per la distribuzione cinematografica)  A Better Tomorrow non è stato proiettato in sala, ma la sua prima uscita è avvenuta  in videocassetta VHS.

Se neanche questa sigla vi è nota, siete proprio giovani e, a maggiore ragione, le righe che seguono potrebbero essere rivelatrici di una piccola “gemma”  del cinema asiatico e mondiale.

A Better Tomorrow è un film di John Woo, regista cinese assurto a notorietà dalle nostre parti grazie al “Leone d’Oro alla carriera” nel 2010. Il fatto che sia diventato noto a un più ampio pubblico nel 2010 per un premio alla carriera, conferma che il regista ne ha girate di pellicole, ignorate per lo più dalla distribuzione nostrana (in senso di “artigianale” e “provinciale”).

A Better Tomorrow è un film che ricade nel genere poliziesco, ambientato a Hong Kong, ma se vi aspettate un fine gioco psicologico, sfaccettati personaggi dalla sfuggente psicologia o suspense che si taglia con il coltello, avete sbagliato…sala. E’ un poliziesco caratterizzato da intensa azione con una trama non molto differente da quelle certi film di meroliana guapparia o – per par condicio itali(di)ota  – di “Milano Violenta” nella sue ambientazioni brianzole.

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Ciao Bud

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Tra una bottiglia e una baldracca, una baldracca e una bottiglia…

Lunedì notte, ero decisamente stanco, ma sazio per la Euroscorpacciata che ci ha visto finalmente vincenti contro la compagine spagnola, a parziale rivalsa delle tante, sportivamente parlando, “umiliazioni” subite negli ultimi anni.

Non mi considero, anzi, in assoluto non sono un devoto del reinventato “oppio dei popoli” di marxiana memoria, al secolo “Dio football”; mi piace a volte vedere una buona partita, nulla più.

Però, scusate e comprendetemi…

In questa Spagna io ci vivo da 8 lunghi anni e le mie orecchie ne hanno dovute “ascoltare” ben più di quanto possano averne potuto o dovuto vedere, quisquilie semantiche, gli occhi di un ben più noto replicante al largo dei bastioni di Orione.
Pertanto, sentitamente e – come si dice qui – “sencillamente”: “Tié, zitti e a casa!”.

Cosa dimenticavo poi? Ahhhh , ora ricordo, scusate il “Momentary lapsus of raison”…

Olé!

Ora, però, dopo il giusto sfogo (a ben vedere aggiungo, a posteriori, anche foriero di una bella dose di sfiga) ricomposti e recuperato un poco il contegno, proseguiamo.

Distrattamente, come da routine notturna quasi obbligatoria, ultima sana e caparbia istanza prima del rinconciliatore sonno, che mi divide da un’altra massacrante e interminabile giornata lavorativa, ero dedito alla sacra pratica dello “Sfoglione notturno”.

Dicesi “sfoglione notturno” quando il sottoscritto, in “mutandoni ascellari”, sigaretta accesa e rutto libero (lo so, non é una bella immagine, ma rende abbastanza bene l’idea), che in un ultimo estremo tentativo di ribellione e auto-determinazione, di “resistenza passiva” alle pressanti e fagocitanti obbligazioni del quotidiano vivere, dinanzi al vecchio PC acceso, sfoglia a ruota libera e senza progetto alcuno, pagine Internet in modalità random, con l’assurda pretesa di comprendere almeno un poco, cosa sia successo nel mondo in “sua-mia forzata assenza”.
Distrattamente, pagina dopo pagina, gli occhi quasi chiusi; il puntatore del mouse schizza veloce silenzioso da un lato all’altro dello schermo, quasi come pattinatore sul ghiaccio a cercare un’utopica perfetta geometria fatta di attrito, mancanza di esso e taglienti spruzzi di ghiaccio a fendere l’aria.

Distrattamente…É morto Bud Spencer.

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Purple pain

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E anche il folletto di Menneapolis ci ha lasciato.

Questi primi mesi del 2016 saranno ricordati per il numero di artisti musicali, che hanno lasciato questa “valle di lacrime” e, durante la loro permanenza, l’hanno resa migliore: “Il Duca” David Bowie; il chitarritsta e fondatore degli Eagles, Glenn Frey; Black, al secolo Colin Vearncombe, autore di una famosa hit degli anni ’80, Wonderful Life; uno dei pionieri del rock psichedelico, Paul Kantner, chitarrista dei Jefferson Airplane; Maurice White, fondatore e leader degli Earth, Wind & Fire; un simbolo del progressive rock, Keith Emerson, che diede vita agli Emerson, Lake & Palmer; il 21 aprile, Prince.

Nell’estate del 1984, un film dal piccolo budget (7 milioni di dollari), spunta dal nulla e altrettanto inaspettatamente al suo debutto scala la classifica del box-office al primo posto, spodestando il Re incontrastato delle sale, un certo “Ghostbusters”. Da questo momento, il nome di Prince, al secolo Rogers Nelson, diventa parte dello star system e a noi, “consumatori” di musica, imprescindibile presenza e più familiare. Il film è “Purple Rain”.

Un mese prima del debutto cinematografico, Prince aveva pubblicato il disco “Purple Rain”, che è la colonna sonora del film, e insieme diventano, non solo imprescindibili per i fan,  ma dei veri e propri classici: “cult” da vedere e ascoltare.

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In the Shadow of the Sun. Essere albini in Africa.

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Aiuta gli albini in Africa: http://standingvoice.org/

English version

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Tra il 4 e il 17 gennaio in Mozambico sono stati rapiti e dichiarati “scomparsi” tre bambini e una ragazza di 19 anni. Tutti affetti da albinismo.
Il 23 gennaio in Malawi è stata assassinata una donna albina di 53 anni nella provincia del Kasungu. Il suo nome era Eunice Phiri.
Il 10 febbraio in Tanzania la polizia ha rinvenuto il corpo mutilato di un neonato albino nella riserva naturale di Biharamulo.
Il 17 febbraio in Burundi una bimba albina di 4 anni è stata assassinata nella provincia di Kirundo. Il suo nome era Cimpaye.

Voglio di nuovo scrivere degli albini in Africa. Ho scritto di un libro, Ombra Bianca di Cristiano Gentili; ora scriverò di un film In the Shadow of the Sun di Harry Freeland.
La storia vera di due albini africani che si battono contro il pregiudizio, la paura e la superstizione in Tanzania.

La Tanzania è il Paese africano con il più alto numero di popolazione affetta da albinismo. Ma ciò che accade in Tanzania, accade in molti altri Paesi africani.

In Tanzania, gli sciamani diffondono tra le comunità rurali la credenza che le parti del corpo di un uomo, donna o bambini affetti da albinismo portino ricchezze, benessere e grande prosperità. Nel contesto di una serie di brutali omicidi e – nel migliore dei casi – aggressioni con terribili amputazioni, In the Shadow of the Sun è la storia di due uomini – entrambi albini – che si battono per i propri diritti e il riconoscimento della loro dignità di essere umani: Josephat Torner dedica la sua vita a visitare ogni angolo del Paese per comunicare una corretta informazione  e confrontarsi con le comunità rurali dove tali credenze sono radicate sia per ignoranza sia per condizioni economiche al limite della sopravvivenza.

In the Shadow of the Sun: Josephat Torner

In the Shadow of the Sun: Josephat Torner

Vedastus Zangule un giovane dotato di un’intelligenza brillante e creativa, è penalizzato nella sua sete di conoscenza e nel suo percorso di studi da problemi alla vista, legati alla mancanza di melanina nel suo corpo. Tuttavia, non si perde d’animo di fronte alle difficoltà e lotta strenuamente per potere accedere a una scuola speciale.

In the Shadow of the Sun: Vedastus Zanguleis

In the Shadow of the Sun: Vedastus Zangule

La malattia non intacca le facoltà intellettive di un albino, ma per un albino leggere non è facile come per tutti gli atri.

E’ l’ignoranza e il pregiudizio su questa malattia la principale barriera con il resto delle persone, le quali non sanno che un albino per sua stessa natura ha problemi di vista: la luce entra nell’occhio attraverso la pupilla e anche attraverso l’iride con conseguente ipersensibilità alla luce (fotofobia). L’acuità visiva è ridotta a causa dello sviluppo ridotto o totale mancanza della fovea (visione distinta). Così anche la visione tridimensionale è ridotta a causa di uno sviluppo non adeguato della testa del nervo ottico e delle vie ottiche. La forma anomala dell’occhio comporta spesso ipermetropia e astigmatismo, il movimento involontario degli occhi e lo strabismo contribuiscono a una notevole menomazione nel percepire l’immagine di ciò che li circonda. In una classe in cui è presente un albino, occorre utilizzare delle minime accortezze quali la distanza di lettura, prossimità del banco alla lavagna e illuminazione dell’aula nonché adottare dei semplici strumenti quali un leggio da banco e una lavagna luminosa. E’ facile immaginare le difficoltà nell’accedere a un normale percorso formativo di un albino in Africa, dove la scuola spesso non ha nemmeno la lavagna.

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Lettera a Luke Skywalker

“E’…è…per me?! (Immagine http://www.flickr.com | Credits: link)

Quest’anno  il rituale (sbav)augurio lo dedico a un Babbo Natale un pò particolare. Con grande affetto.

Caro Luke

avevo promesso di farmi risentire e, chi meglio di te sa, la tecnologia permette di colpire a distanze siderali; così, eccomi puntuale all’appuntamento epistolare. Più pistola che Re. Ammappa che rutilare di facezie ‘sta letterina. Potrei buttarla tutta in “ammuina”. Hai presente una manifestazione di disoccupati organizzati, centri sociali di ambo gli estremi, anti-TAV, universitari e alunni delle superiori, black-bloc a sparpagliata farcitura tipo canditi nel panettone e Boba Fett in testa al corteo con il megafono? Potrei, ma non oso.

Sei stato molto gentile a proporre di farmi sentire dopo la visione del film, ma gentilezza per gentilezza ti dico che la settimana scorsa non era proprio cosa.

La fonte principale dell’Ispirazione dei miei rituali (sbav)auguri natalizi era la cartellonistica pubblicitaria di una marca di intimo superlativo, con delle “testimonial” da fare girare la testa: ebbene l’azienda evidentemente è in “spending review” pubblicitaria e non tappezza più né le strade della città né i palinsesti televisivi, con conseguente stato di agitazione mio e della categoria dei carrozzieri, che grazie al reggiseno senza ferretto facevano grandi affari in questo periodo.

Il resto dell’Ispirazione va e viene insieme alle targhe alterne, lo smog rimane, sia nell’aria sia nella mia testa. Aggiungi lo stato di ansia per la classica delle classiche…la Stramilano?!? Ma che hai capito? No, il Natale e l’immancabile ricerca dei regali con rush finale che ti manderebbe al Creatore in molto meno di 12 parsec, ma moooolto meno di 12 parsec.

Ma hai visto il prezzo del tuo pupazziello e dei Lego Star Wars?

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by Kotobukiya

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by
Kotobukiya

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Star Wars, non puoi entrare.

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Dedicato a tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana

“***No spoiler***” Da quando è in proiezione nei cinema il film di Star Wars questa dicitura è balzata prepotentemente in cima alla SERP di Google! Ogni benedetta volta che stai per scrivere qualcosa su Star Wars, sei costretto a scrivere questa dicitura per avvisare che non citerai particolari rivelatori della trama a quei disgraziati che non hanno ancora trovato i biglietti o il tempo di recarsi al cinema. Se oggi qualcuno si alzasse e decidesse di svelare il Quarto Segreto di Fatima o svuotasse il sacco sui Segreti di Stato o avesse trovato l’inconfutabile prova che c’è vita su Giove, si piazzerebbe alla decima pagina del ranking di Google.

Pertanto, Avviso ai naviganti: in questo post si scrive di Star Wars , ma non si fa menzione alcuna del film. State tranquilli, ma prestate attenzione al canale di Sicilia, mare mosso, moto ondoso in aumento, vento da Nord Ovest, 12 nodi.

Star Wars è dovunque,”la resistenza è inutile” direbbe un’altra fazione della galassia. La macchina da guerra del marketing Disney ha sparso il Verbo di “Star Wars” su qualsiasi prodotto e, da qualsiasi scaffale o espositore, fa capolino un prodotto con su scritto il marchio delle Guerre Stellari, anche se il Natale è periodo da consacrare alla Pace e tutti devono essere più buoni di default.

Ciò non mi crea particolari problemi, anzi mi fa sentire meno “alieno” e finalmente mi dà più possibilità di condividere uno stato d’animo ed emozione che, come descritto in un post fa,  vale la pena di vivere. Altro discorso per i miscredenti ai quali le parole “Star Wars” rimbalzano come proiettili su un giubbotto in kevlar. Ciò è vero fino a un certo punto, perché se spari a distanza ravvicinata e con un calibro grosso, anche il kevlar cede (è duro cinque volte l’acciaio, mica fa i miracoli!); così la sovraesposizione commerciale e mediatica del marchio Star Wars ha iniziato a creare qualche fastidio ai non “addicted”, tanto che sono atterrate sul web – come piccioni a Piazza San Marco – post contro questa “mania” o recensioni che stroncano il film per “partito preso”, adducendo motivazioni così prive di oggettività che l’unica giustificazione è la scelta di arruffianarsi il target dei non “adddicted” o autorefenziarsi come “anticonformista”.

Il rispetto dell’opinione altrui – su questo blog – è sacrosanto. Fino a che esiste una mutualità di rispetto e intenzione di condivisione, troverete la porta di questa web-bettola spalancata 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, fino a che operatore telefonico non ci separi; in caso contrario, non avrò pietà nell’utilizzo del potere di “moderazione” e, in quanto dominus supremo e maximus di questo web-staterello, calerò la “damnatio memoriae” su troll o altra genie di senza-creanza. La democrazia è un valore che va conquistato e confermato nella pratica delle nostre azioni. Non è scontato.

Terminato il momento “Programmi per l’Accesso”, alle parole seguono i fatti…Ehm altre parole.

Per tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana, ho trovato un posto dove Star Wars non c’è.

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Star Wars VII: meno 2 all’alba. L’ansia da prestazione

Tranquillo, Luke...Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio...

Tranquillo, Luke…Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio…

Che la Forza sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti ai Signori Jedi. Rendiamo grazie agli Jedi. E’ cosa buona e giusta.

Il momento tanto atteso sta giungendo. Ciò potrebbe rimbalzarvi peggio che sul Muro di Gomma dell'”incidente” di Ustica se non siete uno Star Wars “addicted” (“fan” sa troppo di adolescente urlante a un concerto di pop-star e io ho una certa età).

Non me ne cale tu chi sia, o naufrago su questi lidi, sappi però che Star Wars è un argomento che ha già generato parecchia letteratura, invero di opinabile levatura, in questo arcipelago semi-disabitato e fuori dalle rotte conosciute nell’oceano di Internet.

Sappi pure che se “Star Wars” è qualcosa che ti suona nuovo e del tutto sconosciuto all’udito, le cose sono due (e non una alternativa all’altra): 1. hai vissuto fino a oggi su un pianeta del sistema stellare di Betelgeuse, seconda stella a destra dopo Rigel, costellazione di Orione questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino poi la strada la trovi da te; 2. giunto su questo piccolo sasso planetario, dopo un viaggetto di 600-640 anni luce, fai un ultimo sforzo: occorre urgentemente che ti vada a fare vedere da un bravo specialista in otorinolaringoiatria.

Star Wars: il Risveglio della Forza, d’ora in poi “Star Wars” e basta, sta arrivando, generando dentro di me un’attesa, un’ansia neanche fosse l’eclissi di Sole profeticamente annunciata da quei furbacchioni di sacerdoti Toltechi al volgo Maya raccolto in trepidante attesa sotto la piramide di Chichén Itzá (accento sulle ultime sillabe, tanto lo so che pronuciate “CícenÍzza”)

L’ansia da prestazione.

Il 16 pomeriggio l’ho preso di ferie: mi porto al cinema a vedere Star Wars i due nani di 4 anni e la compagna allergica a qualsiasi cosa inizi con “fanta”, a parte l’aranciata. Siamo insieme ad altri genitori, Star Wars “addicted” come me, e relativo pargolame.

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 4]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2] , [Parte 3]

[cliccate sulle immagini per ingrandirle]

Noio volevàn savoir

Fotogramma n.18 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

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Han Solo è alla testa del gruppo di sfollati…Ehm degli eroici ribelli, sicuramente inseguiti da stuoli di imperiali, ma Han in quanto a fughe sa il fatto suo. Giungono alle porte di questa costruzione dall’architettura che dà un senso di antico e autorevole. Sarà la residenza di qualche importante personaggio o un tempio? Conoscendo Han e i suoi trascorsi di ricerca di reliquie in templi, tombe o luoghi più o meno pericolosi e il vizietto “fetish” di godere nel prendere a frustate i nazisti, punterei tutto sull’ipotesi “tempio”. Le strisce colorate pendenti dall’alto potrebbero avvalorare l’ipotesi “tempio” poiché ricordano l’usanza tibetana delle bandiere di preghiera. Se non fosse che sono napoletano e riconosco che quelle non sono bandiere di preghiera, bensì filari di panni spasi (trad: stesi), come nel dedalo di vicoli del centro storico di Napoli, tra vasci, chiese dimenticate e piccole cappelle che custodiscono grandi tesori come il Cristo Velato.

Pertanto, escludendo che si tratti di un tempio, i nostri tre eroi si stanno dirigendo verso la residenza dell’immancabile capèra ‘nciucessa (trad: pettegola) o ras del quartiere, che possa loro fornire: A) una scodella di zuppa calda; B) un paio di litri dell’ ojo bbbono, quello de mamma, per i circuiti del robot-olo; C) un bagno pulito; D) un giaciglio di paglia; E) informazioni per andare dove devono andare.

Mmmh…Forse era meglio la prima ipotesi: un tempio per raccomandarsi all’Altissimo, la situazione sembra consigliarlo. Obi Wan, don’t say a prayer for me now. Save it till the morning after.

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 3]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2]

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Fotogramma n.11 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Il Millennium Falcon! Due TIE Fignter a ore sei! Beh, non dureranno abbastanza da potere raccontare d’averlo visto.

Il Millennium Falcon è tornato! Il mucchio di ferraglia a forma di padella ha ancora l’attitudine ad attirare sciami di TIE Fighter quanto un parafulmine attira i fulmini. La vecchia “ferraglia” come la conoscevamo, a eccezione della parabola del sistema sensori che manca ancora. Pare che l’assicurazione non abbia ancora pagato i danni causati da Lando Calrissian nell’attacco alla seconda Morte Nera, sollevando l’eccezione ex. art. 1912 c.c.: nella polizza erano esclusi gli eventi terremoto, guerra, insurrezione, tumulti popolari. E’ sempre la solita storia con le assicurazioni: se non leggi le postille scritte in piccolopiccolo e non fai il CID, sono dolori. E’ comunque un bel vedere: la nostra vecchia fregata leggera YT-1300 che “ha fatto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec”, leggendaria quanto il suo equipaggio, Han Solo e il suo degno compare, quel “tappeto ambulante” di Chewbacca. L’unico dubbio è chi è che lo sta pilotando: ha cambiato talmente tanti piloti che non mi stupirei di vederci alla cloche Valentino Rossi. L’Alleanza Ribelle c’è!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 2]

Segue da [Parte 1]

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Fotogramma n. 5 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Se producessero un automobile con un motore che ha il suono del TIE Fighter, mi metterei all’uscita della catena di montaggio per comprarla. Quel paio di cannoni laser sono una manna nel traffico congestionato sul G.R.A. e per le auto parcheggiate in doppia fila fissa. <Psciùùùùùù!> un bagliore verde e <BUUUuuuM!>. Ora sei polvere sottile.

Yeaaaaah! TIE Fighter! La cavalleria dell’aria dell’Impero! Con quel suono unico che mi fa venire i brrrividi! Nuovo modello di pacca, vernice metallizzata inclusa, turbolaser munito, agile nel combattimento ravvicintato come una “Vespa 50” nel traffico di punta. Non è un modello “full optionals”: l’Impero è andato al risparmio su scudi deflettori, motore iperguida e sistemi di sostentamento per il pilota. Fabbricazione genovese? La nuova colorazione, nera e rossa, fa venire in mente un’associazione di nazista memoria. Darth Vader potrebbe sembrare un comandante bionico della Gestapo nell’anno 3000 e il Gran Moff Tarkin è spietato quanto il Reichsführer delle SS. Tali indizi danno concretezza a una mia ipotesi: il TIE Fighter potrebbe essere di fabbricazione tedesca…

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 1]

Le 43 milioni e passa visualizzazioni dell’ultimo trailer di “Star Wars VII – Il risveglio della Forza” provano che – come cantavano The Doors – people are strange ma..You’re NOT alone. Un’isteria collettiva, esaltante per i fan della saga, totalmente incomprensibile per il resto della specie umana più saldamente ancorata alla crosta terrestre. Per alcuni Star Wars è una religione, è una fede. Io ne sono follemente innamorato (vedi i diversi post sul tema). Dopo avere convertito alla Forza i miei due nani di 4 anni, provo a mettermi nei panni degli “infedeli” con un approccio al trailer che i fan definiranno tra l'”irriverente” e il “blasfemo”, ma è l’ atteggiamento “politically correct” che ci si attenderebbe da un uomo maturo (?) alla suonata età di 47 anni, padre di famiglia, alle prese con la quotidianità, teso a procurare un dignitoso futuro ai due pargoli.  A uso e – spero – abuso di questa matura platea e non avvezza alle Guerre Stellari, divido in più parti lo “spiegone” del trailer.

Che la Forza sia con me. Redbavon 5 standing by.

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Fotogramma n.1 Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Tranquilli! NON è un terrorista! Anche se lo fosse, è sufficientemente lontano da casa nostra. Per la precisione è in una galassia lontana lontana…

“C’è Crisi”. Star Wars si adegua alla situazione dell’economia reale ed è vicina alle famiglie. Outfit modello “siamo con le pezze al cu*o” senza rinunciare però ad accessorio di classe: occhiali fascianti, lenti polarizzate, Unità Acquisizione Bersagli con telescopio a 20 ingrandimenti per la visione diurna (consigliato dall’Associazione Ottici Galattici); telecamera termica per la visione notturna, funzione “raggi-X” per visione di completi intimi uomo/donna (era da quando leggevo il Monello e l’Intrepido che ne desideravo uno!); una bussola digitale e un record data system con funzione “Smemoranda”. Nelle aste è montato chip Wi-Fi e lettore mp3 con scheda prepagata, 20 crediti omaggio per lo store i-Galaxy-4-Tunes. Quando i dettagli contano.

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The Admiral. L’ammiraglio che voleva la pace.

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A destra Kôji Yakusho, che interpreta l’ammiraglio Isoroku Yamamoto nel film The Admiral.

The Admiral (noto anche con il titolo Admiral Yamamoto)

Titolo originale: Rengô kantai shirei chôkan: Yamamoto IsorokuGiappone 23 dicembre 2011 – Blu-ray: 24 settembre 2012 – Regia: Izuru Narushima – Cast: Kôji Yakusho, Hiroshi Abe, Shûichi Azumaya – Durata: 141 minuti – Età consigliata: 15.

La guerra è raccontata e scritta dai vincitori. Rare volte ai vinti è data la possibilità di raccontare il proprio punto di vista. La guerra nasce proprio dall’incapacità o rifiuto di dialogo tra modelli socio-economici e culturali. Tale corto-circuito di comprensione dà inizio a una complessa serie di eventi che alterano nella collettività la rappresentazione di sé, fino al punto di definire una vera e propria  “strategia” di affermazione ai danni dell’altro. Allo scoppio di un conflitto, esistono perciò tante guerre diverse quante sono le auto rappresentazioni che ogni parte belligerante si crea. Historia magistra vitae, la Storia dovrebbe essere di insegnamento affinché le nuove generazioni non commettano gli stessi errori. Sarebbe quindi importante conoscere il “punto di vista” anche dei vinti e gli effetti della sconfitta.

The Admiral, film di produzione giapponese, racconta la Guerra nel Pacifico dal punto di vista nipponico e, in particolare, di uno dei protagonisti del secondo conflitto mondiale: l’ammiraglio Isoroku Yamamoto.

Un uomo che sapeva quanto sia preziosa la pace, che avvertì il disastro imminente e morì con la consapevolezza di non essere riuscito a evitarlo. La sua morte, avvenuta il 18 aprile del 1943 nei cieli delle Isole Salomone, almeno gli risparmiò la tragedia di Hiroshima e Nagasaki.

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Star Wars a 4 anni. Grazie Lucas.

Non tanto tempo fa a casa mia...

Non tanto tempo fa a casa mia…

Avete presente quelle giornate in cui al lavoro s’è scatenato l’inferno senza che abbiate dato il segnale, parcheggi finalmente l’auto e incammindandoti verso casa, ti si rivela una verità inconfutabile

“Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono…” Matteo 27:51

Non esiteresti un secondo a rinunciare a microonde, lavastoviglie e tutte le moderne comodità a patto di essere teletrasportato, munito solo di pietra focaia e rete da pesca, in un luogo in riva al mare con palme, clima caldo tutto l’anno, dress code mutanda fiorata e canotta.

Ebbene, mentre rimugini che il teletrasporto ancora non l’hanno inventato, sei davanti la porta di casa., giri la chiave nella toppa, fai un paio di passi oltre l’uscio e chiudi fuori anche i pensieri di amaca e piña colada.

Fai altri due passi e ti accorgi che sei trasparente. I due nani stanno finendo di mangiare, la loro attenzione assorbita per metà da un cartone animato in TV, per l’altra metà  dall’impegno di distribuire il cibo tra vestiti, tavolo, pavimento e, in minima parte, bocca. La tua compagna si sta facendo in quattro tra fornelli, nani, telefono, organizzazione della casa per l’indomani, ne incroci lo sguardo e capisci al volo che è troppo tardi anche per un “touch and go”.

Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio.” Samuele Bersani, Giudizi universali

Atterri ed entri nell’hangar della routine.

Quando finalmente ti siedi a cena, il cibo potrebbe essere anche di quelli di plastica e polistirolo che i due nani ogni tanto ti propinano sghignazzando: lo mangeresti ugualmente. Ti interessa solo espletare le ultime formalità della giornata e chiudere i conti con le 24 ore, Quando accade qualcosa di miracoloso.

Una voce femminile alla mia sinistra pronuncia le seguenti parole che hanno l’effetto di un raggio paralizzatore sparato a breve distanza e a bruciapelo: “Diego vorrebbe vedere il film di Star Wars…Puoi metterglielo?”.

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In the Shadow of the Sun

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Support Albino people in Africa: http://standingvoice.org/

versione in italiano

Thousands of africans suffer from albinism and, in the hot African sun, this lack of melanin can damage their skin and the risk of cancer is really high. In their communities, albino people suffer from prejudice, isolation and exclusion: they are called “White shadow” or “Devil”.

And as if this were not enough, they are in constant fear for their life because of the belief that the body parts of albino people will bring wealth and good fortune. In Tanzania, in the past five years, 72 albino people were murdered and many others were brutally mutilated; only five person have been convicted for these crimes.

Filmed over six years, In the Shadow of the Sun tell about albino men in Tanzania, through the lives of Josephat Torner and Vedastus Zanguleis, but it is not a “documentary” only. At first, you will be shocked and tempted to bury your head in the sand, then you will get emotionally attached with Josephat, Vedastus and every albino people.

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Legio XIII

Legio XIII è una “manna” per chi ama i film di ambientazione storica e, in particolare, la storia dell’Antica Roma. Si tratta di un cortometraggio che prende spunto dalla gloriosa Legio XIII, che, dopo avere combattuto al comando di Giulio Cesare durante la vittoriosa campagna gallica, ebbe l’onore di essere la prima legione ad attraversare il Rubicone e, con questo atto, dichiarare guerra a Pompeo. E’ ambientato in Pannonia nel I secolo d.C. , dove al comando del futuro imperatore Tiberio, la Legio XIII insieme alla IX , XIV , XV  e XX e quelle comandate da Aulo Cecina Severo (VII, VIII e XI), furono inviate a domare la rivolta dalmato-pannonica, terminata con la vittoria romana sotto le mura di Andretium il 3 agosto del 9 d.C. La trama vede una rivolta in seno alla legione, in cui i traditori attaccano il proprio Aquilifero per sottrargli le sacre insegne con l’intento di riportarle ai castra, fingendosi i salvatori della stessa e quindi guadagnandosi un ritorno a casa con grandi onori. Scopriranno che chi non è degno di tali sacre insegne, sarà dannato per sempre. Qui indignus damnabitur.

Nei 15 minuti di questo cortometraggio si respira aria di grande kolossal in pectore! Dalle prime immagini accompagnate dalla voce narrante è chiaro che si sta cercando di creare un’atmosfera di solenne epicità, introducendo qualche elemento romanzato, com’è ormai consuetudine in certa letteratura di successo come i romanzi di Valerio Massimo Manfredi. Vista la sciatta trasposizione del romanzo “L’Ultima Legione” nell’omonimo film del 2007, per fortuna l’ispirazione si ferma al concept. Una voce narrante introduce brevemente e subito si viene catapultati in una cruenta battaglia tra soldati Romani, c’è grande confusione…Perché i Romani combattono fra loro?

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Sette anime. Lacreme Napulitane

Victoria Falls…leggete tutto e capirete il nesso con il film “Sette Anime”.

Da quanto non mi facevo un pianto così di soddisfazione! Lacrime di una tristezza a profondità insondabili, che lasciano una scia liberatoria, catartica e di soddisfazione. Appena finito di vedere il film Sette Anime. Davvero bello. Definirlo triste e drammatico è riduttivo, è appiccicargli frettolosamente un’etichetta, un’etichetta ad un abito in svendita al 50% nei saldi in uno di quegli outlet nati come i funghi nelle periferie dimenticate ai bordi delle nostre metropoli, città e cittadine. Serata perfetta: fuori si sta benissimo, non fa caldo, non fa freddo. Una leggerissima brezza accarezza il banano qui accanto, che – rapato selvaggiamente da solerti giardinieri – ora sta rimettendo le foglie. Vi assicuro che in notti quiete come questa, a ore da vampiri in cui di solito mi sbatto (al)la tastiera, il suono prodotto dal vento e lo sfregarsi delle foglie tra loro è una compagnia discreta e rilassante, compiacente ai pensieri che fluiscono sui tasti e al tip-tap-ritip-tatatap sulla tastiera. Notte quieta questa non proprio: da qualche finestra di un palazzo qui accanto, sulla destra, una compagnia di ragazzi sta facendo baldoria. C’è una festa chiassosa, avevano messo su anche una musica tipo The Smiths, un ritmo molto brit(annico) sullo sbronzo andante, molesto pesante, ma ridanciano. Poi per qualche motivo la musica si è azzitita e non credo per educazione e rispetto del vicinato, visto che il livello di decibel delle loro risate e chiacchiere è decisamente elevato e, se le mie orecchie non fossero impegnate a sentire cosa dice la mia testa e la mia pancia, distinguerei esattamente ciò che si stanno dicendo. Sette Anime è uscito nelle sale cinematografiche diverso tempo fa, non ricordo nè mi va di googlizzarlo (o googlarlo?), avrà vinto premi e ricchi cotillon, non so. Fossi io giudice in qualche festival del piffero riconosciuto dal gotha intellettualoide, un premio glielo avrei rifilato. Ma poi perchè tutta questa mania: se uno non vince dei premi che vuole dire? Mica siamo alla fiera di paese e dobbiamo farci belli davanti alla nostra morosa, occhei, dammi ‘sto fucile a pallini, 3 euro 3 colpi, ‘azz manco fossero veri ‘sti colpi….PUM!PUM!…<pausa ruffiana e d’effetto>…PUM! Bravo! Il Sijore ha buttato giù tutti i barattoli, complimenti! – tra i denti l’imbonitore dietro al bancone mi manda una chiara bestemmia – CongratulaSSssioni al Sijore, vince questo bel premio! …Un orsacchiottONE formato grizzly scala 1:1 , riempito di pura gomma-piuma riciclata di provenienza incerta e non biodegradabile, panza prominente, gilet in pied-de-poule (?!?), sguardo così ebete che non puoi fare a meno di regalarlo alla tua morona dagli occhi di cerbiatto che ti sta accanto. Ma poi sarà fiera veramente di me, dopo ‘sto popò di regalo così kitsch?

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(b)Avatar

Ne avrete sentito e ri(sentito)sentito parlare(parlare), magari avrete già visto questo nuovo film di James Cameron, Avatar. Quale necessità impellente allora mi spinge a scrivere nel bel mezzo della notte ascoltando i Notturni (what else?) di Chopin? Se arrivo – come mio solito – in ritardo, in mostruOso ritardo rispetto a tutti i mezzi di comunicazione conosciuti, chiacchiere d’ascensore incluse, cosa è che giustifica questo mio piacere a battere questa sadomaso di tastiera? Fossi in voi, me ne sarei andato a zonzo per Infern-et su altri gironi di dannati del web a leggere qualcosa di più interessante, ma se ancora state leggendo, oltre al mio sentito e ruffiano ringraziamento (fusa di rito), vorrà dire che mi state dando fiducia. O non avete proprioMAPPROPRIO nulla da fare.

Sull’onda fluida di queste note di pianoforte, le dita indugiano un po’ con i pensieri che rimangono incastrati frazioni di secondi più del solito, il pensiero parte, le dita, trepidanti, come un bimbo che aspetta di scartare il regalo, si preparano a ricevere le sinapsi, ECCO arrivano! Qualcuno arriva dritto, trova subito la strada del tasto, anche colpisse quello sbagk…sbagliato, torna indietro a correggere, deciso fissa il nero sul bianco. Molti altri pensieri invece rimangono un po’ tra le falangi, si fermano alla base delle dita, nelle conche delle nocche, si fanno blandire da promesse future nei sentieri del palmo. La musica di Chopin fa quest’effetto, trattiene i pensieri…sembrano dirmi: “ancora un po’, fammi restare ancora un po’ ad ascoltare questo pianoforte. Poi GIURO che mi spiattello sullo schermo proprio come vuoi tu. Faccio quello che vuoi, ma fammi stare un altro po’ qui ad ascoltare. Ti prego”.

Io, lo sapete, ho il cuore di burro con i miei soldati che mando a finire (morire) sullo schermo: al condannato non si nega l’ultimo desiderio. A dire il vero, sono rimasto irretito da questa musica: ho iniziato a volere scrivere di Avatar, mi ritrovo a scrivere dei Notturni di Chopin con le dita che danzano insieme ai pensieri al suono di un pianoforte che è il canto di una bellissima sirena che non ti molla finché ti butti giù dalla nave. Ovvero tasto STOP sul player di I-Tunes.

Ma credevate davvero che avrei scritto una recensione su Avatar? C’è di meglio in giro, roba professionale, attendibile, autorevole, non c’è paragone con questa specie di…BLeahOG. Se il sub-DOLO(SO) mea culpa ha funzionato, siete di nuovo qui a scorrere questo infame testo o testo da infame (chi scrive, appunto). Andrò quindi ora al punto: Avatar è…

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Sherlock Holmes: il ritorno dell’Avventura.

Sherlock Holmes

Un film di Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly. Genere: Azione-Avventura. Età consigliata:+13. Durata: 128 minuti.  Warner Bros Italia uscita 25/12/2009.

Sherlock Holmes è un film che mi ha sorpreso. Una sorpresa in senso positivo. Un film su Sherlock Holmes, l’ennesimo, può essere un film piuttosto prevedibile a ragione dell’arcinoto personaggio e del numero di film che gli hanno reso omaggio. Questo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, invece, è qualcosa che ti prende in contropiede. Non è scevro di clichè e di una trama banale, ma rivisita i personaggi in chiave sorprendentemente diversa, densa di sfaccettature, rispetto a quanto fatto in altri film in passato, restando tuttavia fedele alla caratterizzazione originale del suo creatore, Sir Arthur Conan Doyle e al contempo contestualizzando Holmes e Watson ai tempi moderni. Cadendo nella trappola dei paragoni, mi è venuto subito in mente di accostarlo piuttosto imprudentemente (e con una certa audacia) a Indiana Jones.

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