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#3. Bit+Beat = Space Invaders 2003 [by Ken Ishii vs FLR]

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Ettre! Siamo al terzo appuntamento di Bit+Beat=Make Some Nooooise!, giuro che dopo questo non tengo più il conto, ma ho un certo entusiasmo da trasmettervi perché più vado a cercare tra le ragnatele digitali, più m’imbatto in cose nuove o che avevo bellamente ignorato, anche per via di qualche stupido pregiudizio. Così ho ascoltato il Rap, poi ritornato a un mio più vicino Altenative Rock e oggi mi ritrovo irretito dalla Techno! Roba da non credere: io sto alla Techno come il sale nel caffè. La videoclip che ho scelto è Space Invaders 2003 di Ken Ishii vs FLR.

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Album di Figurine – Una vera storia di calcio…per Giove! [by Zeus]

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Sfogliando questo strambo Album di figurine, ha attirato la mia attenzione questo giocatore. Non ricordo di averla mai attaccata questa figurina…E che ci fa in questa squadra?…Strano, me lo sarei ricordato, ma poi il nome, mai sentito… …detto…Zeus…?!? Strano, data la mia passione per la mitologia me lo sarei ricordato…Mah con tutti i nomignoli strambi che si danno i giocatori forse mi è passato di mente. Certo che se in quest’album c’è quella schiappa di un paio di racconti fa, questa almeno sembra una vera storia di calcio…

Autore: Zeus

Una storia di ascesa e caduta, ovvero sia… una storia di calcio

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Album di figurine – Anche le schiappe vanno in Paradiso [Parte #2]

Claudio alla Scuola Calcio (Ripi - FR)

Accovacciato, in basso a sinistra: indosso la maglia di calcio della squadra del – pura coincidenza – Campania. Lo so, tempo buttato!

Segue da [Parte #1]

Quando quel giorno il papà e la mamma annunciano a Claudio che lo avevano iscritto alla scuola di calcio, i due genitori sono davvero raggianti. Hanno preso questa decisione per il bene del loro primogenito.

Non che valutino di poco conto le manifestazioni della fervida immaginazione di Claudio: apprezzano i suoi disegni, la mamma ne conserva uno in particolare, un asinello con un’espressione che sembra parli; assecondano la sua curiosità per i libri e non gli negano i suoi balocchi preferiti, cioè le  scatole di soldatini in scala “HO”. Claudio ne ha veramente in quantità e dimostra di conoscere il valore di questi regali, tenendo tutto con cura.

A mamma e papà preme che il figlio giochi con gli altri bambini. Hanno notato che Claudio tende a isolarsi: non che abbia problemi con gli altri bambini, anzi il figlio stesso li rassicura che è felice anche di giocare da solo, ma il gioco, in Natura, anche tra gli animali, è una palestra di vita. Insegna a stare insieme, a rapportarsi con gli altri e a gestire gli eventi con un certo grado di autonomia e assunzione di responsabilità. Giocare insieme agli altri aiuta a crescere.

Quando un collega di lavoro invita il papà di Claudio a fare partecipare il figlio alla scuola-calcio che ha organizzato nel paese dove abita, distante circa una dozzina di chilometri, il ragazzino di undici anni si ritrova catapultato nel calcio, quello vero: porte regolamentari, campo regolamentare, pallone di cuoio, undici giocatori per squadra, una divisa e un allenatore. Claudio è nel mezzo del più classico dei fenomeni cosiddetti delle “sliding doors”. Davanti a sé due destini possibili: diventare un giocatore di calcio migliore (non che l’obiettivo fosse difficile vista la scarsissima base di partenza) oppure consacrarsi definitivamente a “schiappa”, estendendo tale “fama” non solo tra il limitato pubblico del suo cortile, ma anche ai paesi vicini. Praticamente una figuradimmerda globale.

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A El BaVón Rojo tenemos que bailar la cucaracha [by Silviatico]

Segno

Segno “due” per Silviatico. Oh non è il numero di birre e di grog che si è scolato…Non mi basta tutta l’insegna per segnarle.

L’anno nuovo è arrivato a El Bavon Rojo e ha colto con una certa sorpresa l’Oste. “Allora, è già passato ‘sto fottuto Capodanno o no?” la domanda dell’Oste rimane sospesa in un limbo tra lo stato confusionale al naturale dell’Oste e gli effluvi di grog. Quel pinche gringo del mi hermano Silviatico ci dà qualche gustosissimo ragguaglio e continua la storia…che sarà lunga almeno un anno. Intanto, tenemos que bailar la cucarracha.

Autore: Silviatico

Tenemos que bailar la cucarracha

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Album di figurine – Anche le schiappe vanno in Paradiso

Un cortile come iil Neu Camp

Un cortile come iil Neu Camp

Dedicato a tutti i bambini che giocano in cortile. Con affetto ai miei amici del cortile.

Il campionato è iniziato da un bel po’, è ora di iniziare ad attaccare un po’ di figurine nel nostro buffo Album di figurine. Benvenuti al Neu Dante Alighieri Camp!

Claudio è un bambino che ama raccontarsi le storie. Ogni occasione è buona per raccontarne una. Anche quando va a dormire, prima di chiudere gli occhi, fa una preghiera al Buon Signore e, dopo il segno della Croce, pronuncia sempre una preghiera affinché possa fare un sogno. Uno qualsiasi.

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Nintendo Switch [Parte #2]

Yoshiaki Koizumi, Nintendo Switch General Producer in una posa inquietante tra il Mago Oronzo e Sub Zero di Mortal Kombat:

Yoshiaki Koizumi, Nintendo Switch General Producer in una posa inquietante tra il Mago Oronzo e Sub Zero di Mortal Kombat: “Con la sola imposizione dei Joy-Con ti spiezzo in due”

Segue da Parte #1

Benvenuti alla seconda e ultima parte del mio saluto alla Nintendo Switch. Per come mi ha preso la scimmia, forse potevo farne una terza. Ma non ho avuto pietà. Chi è con me, scagli per primo il joypad. 

Il 3 marzo potremo mettere le mani su Switch, ma vediamo cosa ci portiamo a casa, se vale la pena di aprire il portafogli e, visto che siamo sulla Rete, una sbirciatina a luoghi meno malfamati di questa webbettola e un’annusata all’aria che gira sono cose buone e giuste.

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Nintendo Switch [Parte #1]

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Switch è la nuova console di Nintendo. Data la mia passione per il Videogioco, le dita hanno iniziato tamburellare sulla tastiera e ne è venuto fuori un monster-post che, per non lasciare nulla indietro, necessita di essere suddiviso in due parti. Chi vuole seguirmi in questo viaggio tra abnegazione, testardaggine, innovazione, un pizzico di follia e un’eco lontana di un bimbo che ride, lieto sia. Di doman c’è una certezza: la parte seconda.

Uno schiocco di dita e sei nel “sogno” Nintendo

Il 13 gennaio è stata presentata la nuova console di Nintendo: il suo nome è Switch.

Tra queste pagine di anarchia creativa, spuntano periodicamente su Nintendo dei feuilleton, che il suono della parola, piuttosto che il significato, suggerisce siano di difficile digeribilità e generati da qualche contorsione d’intestino, oltre che di cervello. Prova ne è il tag “Nintendo”: spicca tra la nuvola di parole nell’apposito box “Facimm’ammuina!”, che in webbettole meno malfamate di questa, è noto come “cloud tag”.

Data l’età di questo anarchico cre(a)tiNo, non si tratta di “fanboysmo“, ma di semplice passione per il Videogioco, di cui Nintendo è “player” blasonato e, in passato, sinonimo di “videogiochi” come oggi lo è la “Pleistescion”.

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Dark Souls, Bloodborne, Demon’s Souls e li mejo mortacci loro

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Per Videogiochi da paura, dal Giappone, un trittico di titoli (in realtà sono cinque) che di anime ne hanno fatte perdere parecchie…

Demon’s Souls è un videogioco per PlayStation 3, sviluppato dalla giapponese From Software e pubblicato da Namco Bandai in Europa nel 2010. Rientra nel genere “gioco di ruolo” (RPG) e, più precisamente, nel sotto-insieme dei “dungeon crawler”, in cui la parte “ruolistica” è limitata alla crescita delle caratteristiche e abilità del personaggio; la maggiore parte del tempo di gioco, infatti, lo passerete esplorando labirinti, grotte, castelli, rovine e altri luoghi della tradizione fantasy-ruolistica, combattendo contro le creature ostili e recuperando oggetti ed equipaggiamenti utili per portare a casa la pelle, anzi,  nel caso di Demon’s Souls, l’anima.

Cui prodest?

Ora che ci hai “illuminato” con queste imprescindibili informazioni, [prendete un bel respiro e leggete tutto-di-seguito-senza-fermarvi] senza delle quali la nostra vita non avrebbe avuto più alcun senso, perché dovrebbe interessarci un videogioco e, per giunta, vecchio del 2010?
Ne hanno già scritto e sulla Rete trabocca di recensioni, informazioni, guide, wiki, faq e video, cui prodest questa tua recensione?

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#2. Bit+Beat = E-Pro

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Per questo secondo appuntamento di Bit+Beat=Make Some Nooooise!, la neonata rubrichetta di musica contaminata dai videogiochi, ho scelto la videoclip di una canzone di Beck: E-Pro.

E-Pro è la traccia di apertura dell’album Guero, che Beck (al secolo Beck Hansen) ha pubblicato nel 2005. Dopo Loser (1993) che ha consacrato il cantantante a superstar, E-Pro è uno dei maggiori successi di Beck: pubblicata come “lead single” dell’album nel marzo 2005, all’inizio di aprile è al primo posto nella classifica Alternative Rock del Billboard.

L’album Guero schizza in breve al secondo posto del Billboard, la migliore posizione in tutta la carriera di Beck fino a quel momento.

Non è facile definire la musica di Beck. Da Wikipedia viene descritto “[…] tra i principali esponenti dell’indie rock e in particolare del lo-fi”. Onda Rock, cui rimando per un dettagliato e coinvolgente excursus sull’artista, lo definisce:

“[…] La X-Generation a cavallo tra 80 e 90 trova in Beck anche un simbolo: praticamente è un nerd (o qualcosa che gli somiglia molto) con il suo aspetto dimesso e la sua (falsa) timidezza, confonde generi e stili senza riguardi per creare qualcosa di non-mainstream che allo stesso tempo è mainstream ma riesce a nasconderlo benissimo, nei testi è ermetico (per qualcuno semplicemente furbo) e ironico quanto basta per cantare l’orgoglio dei perdenti proprio per una generazione che è confusa e si sente perdente. […]” (cit. OndaRock.it :“Beck L’idolo della generazione X” di Marco Simonetti )

Onda Rock individua però proprio nell’album Guero il primo passo falso di Beck.

Non è facile definire la musica di Beck. Lo stesso artista ha qualche difficoltà in merito. Per esempio, descrive la sua musica in collaborazione con i Dust Brothers (periodo esaltato da Onda Rock) come un “sound” che ha una “jankity”. Per “jankity” si intende qualcosa di incasinato , scadente, che ha qualcosa di rotto, urge di una qualche riparazione, ma funziona ancora. Il termine “janky” si riferisce a qualcosa di costruito in economia o messo malamente insieme tanto da non sembrare adatto ad assolvere alla propria funzione, tuttavia funziona al di là di ogni aspettativa.

Le videoclip di Beck sono caratterizzate dall’essere strampalate, contengono quella dose di imprevedibilità, che le fa assurgere in breve a una presenza fissa su MTV, quasi un manifesto di una televisione che vuole rivolgersi a un pubblico giovane e – per cliché – ribelle e anti-conformista. Sappiamo, invece, quanto queste televisioni abbiano contribuito a un nuovo conformismo (e relativo mercato) dell’ “alternativo” a tutti i costi.

La videoclip di E-Pro non delude queste aspettative. Ha un’atmosfera surreale, dall’inizio alla fine.

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Capodanno a El BaVón Rojo: brindisi con Grog!

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Tutto nasce dagli auguri di Buon Anno di Tati all’Oste nel post di riapertura dell’anno nuovo di El BaVón Rojo:”mannaggialochetta! ma dov’ero caduta per perdermi una riapertura della bettola con questo grande stile!!??
Buon anno già iniziato Oste”

L’Oste accoglie con letizia l’augurio e ricambia con affetto, ma non finisce lì…

Oste: “Buon anno FaTati! Perché “iniziato”? Come sarebbe “già”?…Narcì! Narciiiiiii! Narcisooooo!

Da qualche parte dietro (e sotto) il bancone con una refola di voce dal tono rassegnato e sbuffante, giunge la risposta di Narciso: “Checc’èeeeh?…”

Oste: “Narcì, ma che è già passato Capodanno? A me non mi pare…Poi qua fa sempre caldo, l’unica neve che si vede da queste parti è quella che portano i motoscafi dei Narcos…E non ci voglio avere niente a che fare eh. Poi per me la neve, lo sai Narcì…”
Narciso: “…È ambiente ostile, lo so. Lo so.”
Oste: “Narcì, allora è passato Capodanno? Tati mi ha fatto gli auguri di buon anno “già iniziato”…”

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Viva il Messico! Ep.#23 – Para Ticul?

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Uno scorcio del mercato a Ticul [foto di RedBavon]

Segue da Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

9° dia: da Uxmal a Ticul 

Lasciamo le ruinas di Uxmal alle spalle e decidiamo di dirigerci verso Ticul, dove sembra vi sia un rinomato mercato dei sandali e, sopratutto, dove potere mettere sotto i denti qualcosa in un comedor visto che si è fatta l’ora del pranzo. A mia memoria e conoscenza, nessuno di noi quattro – né prima, né durante, né dopo tale viaggio – ha mai avuto un minimo, pure anche infinitesimale interesse per le calzature, figuriamoci i sandali. Tant’è, si va a Ticul!

Non abbiamo cellulari e il GPS è una roba avveniristica da film di spionaggio militare o alla Tom Ponzi, perciò dipendiamo da una mappa che, da aperta, ingombra come un lenzuolo del corredo matrimoniale e, per ripiegarla, bisogna fare come la massaia quando c’è da tirare via il bucato dal terrazzo, cioè occorre olio di gomito e un’aiutante: suddividere i lembi in egual misura, piegare la mappa a metà nel verso delle piegature verticali e ripetere l’operazione. Unire, poi, la propria porzione di mappa a quella dell’aiutante per tante volte consecutive quante sono le piegature orizzontali. Così facendo si otterrà un rettangolo delle dimensioni originarie nel suo formato tascabile….Manco per idea, le mappe hanno una vita propria e uno spirito ribelle, ne sono certo.

La “Rough Guide” del Messico, da noi venerata come un testo sacro al quale ci affidiamo ciecamente nei momenti più bui, non compie questa volta  “il miracolo della fede” facendoci riacquistare la vista sulla corretta via da percorrere poiché ci supporta solo con mini-mappe locali in formato numismatico.

Con la precisione del cartografo dei tempi antichi, fatta la dovuta proporzione tra la scala in chilometri indicata sulla mappa e il mignolo di uno di noi estratto a sorte, calcoliamo che ci vorrà circa una mezz’oretta.

Disclaimer: per girare queste scene non è stato tagliato mignolo né altro dito a nessuno dei compagni di viaggio o altro essere vivente.

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Batmancito – Un amaro ritorno

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte per gli Aztechi

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte nella mitologia azteca.

Da quando siamo tornati dalla giungla, dopo l’incontro con il “batmancito”, quel dannato pipistrello nel Tempio Perduto, Sergio non è stato più lo stesso. Inizio a pensare che non fosse un pipistrello…

Anche quando abbiamo rimesso piede a El BaVón Rojo, neanche l’accogliente atmosfera di varia umanità, alcol, fumo e legno di questo sgangherato comedor non ha sortito effetti su Sergio.

Avrei scommesso una discreta somma di denaro che  la strana coppia dei due soggettazzi titolari di cotanta dispensa di alcolicità, con i loro lazzi e frizzi, sarebbe riuscita a riportare alla “normalità” il mio compagno messicano di tante avventure e altrettante disavventure, ma l’avrei persa.

Dopo avermi salvato la vita da quei quattro figli di scimmia urlatrice schierati, armi in pugno, ad accogliermi fuori dal Tempio Perduto per fare della mia testa un’amena decorazione di uno tzompantli, Sergio non è stato più lo stesso.

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#1. Bit+Beat = Who’s That? Brooown!

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Per chi si fosse perso il pistolotto di inaugurazione di questa nuova rubrichetta partorita al freddo e al gelo esattamente il giorno di Natale, benvenuti al numero  #1 con la consapevolezza che “di doman non v’è certezza”, figuriamoci se posso assicurare che ne segua un secondo come il fulmine tenea dietro al baleno. Qui c’è lo stesso cartello che trovate sull’autostrada #statesereniSalerno-Reggio Calabria: “Lavori in corso. Ci scusiamo per il disagio. Stiamo lavorando per voi”.

Bit che incontrano il Beat, artisti che utilizzano i videogiochi nelle loro videoclip, se proprio volete sapere come gli Space Invaders hanno invaso la Musica ritornate al “Via” senza prendere le ventimilalire, dubito che ci sarà qualche temerario, peccato per la ricca selezione musicale, non già per le mie chiacchiere battute genuinamente a mano (con tutte e due le mani) e senza aggiunta di olio di palma.

Per questa Bit+Beat=Make Some Nooooise!, tutta musica, videoclip e a bassissimo contenuto di parole, già mi sono allungato troppo sulla tastiera ma ye’know…

Siamo ai primi del 2017, anno nuovo, convenzione nuova, stesse cose con un numero progressivo che ineluttabilmente scivola avanti e noi a seguire la slavina, cercando di non restarci sotto. A tutti noi amanti di questo sport estremo, il più estremo tra tutti gli sport estremi, dedico una canzone che non è nelle mie usuali corde, sebbene ad ascoltare questi Das Racist ho iniziato a muovere busto, collo, braccia, mani e dita come i rapper ci hanno da sempre insegnato Yo! Bro’! Ok patetico, ma tanto voi non mi vedete.

Who’s That? Brooown! – Das Racist 

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Da Breakout a Wizorb. Another ball in my wall.

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A volte, per sentirsi di nuovo a casa, non basta bussare alla porta, devi sfondare il muro!

Un muro e una palla. L’inizio di tutto. Fine anni ’70. Estate. Mio padre, mia madre, mio fratello. Mia sorella non era ancora nata. Avrò avuto 8 o 9 anni. Le prime macchinette mangia-soldi con un’anima “bit” che emettevano “bip”. Un suono alieno in sale-giuochi in cui il suono delle palline rimbalzanti nei flipper è ancora sovrastato dal suono di palle battute da stecche di biliardo, sbattute ai quattro lati di un biliardino o rotolanti lungo una pista di bowling. L’odore del fumo di sigaretta misto a sudore erano un’altra costante.

Ricordo l’odore di quella sala-giuochi sul lungomare di quel paesino lontano una dozzina di chilometri dalla nostra meta di vacanze estive. C’era fumo sicuramente, ma nel ricordo non ho mai quel tipico retrogusto acre. Anzi, m’è dolce naufragarvi.

I nostri genitori ci portavano a questa sala-giuochi ogni tanto; era una festa per noi! Mille lire, tutte nostre da potere spendere in una sola volta: ben dieci partite. La gioia e l’esaltazione mi è tuttora percepibile nella sua pienezza quando papà e mamma annunciavano che la sera saremmo andati a “La Bussola”. Noi bambini la chiamavamo così la sala-giuochi, in realtà era il nome della vicina discoteca “per i grandi”; all’epoca una sala-giuochi non aveva un nome, non se ne sentiva il bisogno: sarà per il loro numero così ridotto, sarà che i locali adibiti a questi giuochi non avevano la stessa dignità di altri locali commerciali o per l’intrattenimento.

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Prima di quell’anno fatidico, quando “loro” arrivarono in pace e noi li accogliemmo a cannonate, mio fratello e io spendevamo il nostro intero budget di ben mille-lire in due giuochi.

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Nostalgia, nostalgia…davvero così canaglia?

Attic (La soffitta) di Willem de Kooning (1949) esposto a The Metropolitan Museum of Art, New York

Attic (La soffitta) di Willem de Kooning (1949) © The Metropolitan Museum of Art, New York

Un vecchio baule dimenticato nella soffitta…Inizio a rovistarvi dentro, ci infilo le mani, prima timoroso di sporcarmi le dita di polvere e fuliggine, poi risolutamente vi affondo i palmi, i polsi e, infine, mi ingincchio e vi scompaiono dentro anche gli avambracci. Rischio di finirci dentro, il mio baricentro ormai spostato in avanti, tutto il peso del corpo proiettato verso il fondo, ancora nascosto, del capiente e colmo baule.  Mi aggrappo inconsapevolmente con le ascelle poggiate a cavallo del bordo, come ganci e moschettoni tengono lo scalatore in bilico tra la parete e il precipizio, tra la solidità della roccia e l’illusione di volare.

Nella casa dove vivo, non ho soffitta. Gli anni corrono e la mia umidiccia scatola cranica somiglia sempre più a una soffitta. Da due strette aperture penetra un pò di luce, sufficiente a illuminarne una piccola porzione e lasciando al buio o penombra grande parte di essa. La polvere sospesa, lieve e molle nel suo inesorabile ricadere a terra, assorbe e riflette le schegge di luce: sembra neve dorata. O porporina lanciata da un bimbo improvvisatosi mago che simula un altrettanto improvvisata magia. A tratti disorienta. blocca ogni altra percezione, a eccezione di quello che è più di un istinto, sepolto ma sempre all’erta, pronto a balzare in caso di sopravvivenza: nelle parti più in penombra, si nascondono trappole mai scattate, situazioni non superate, gioie mai più ripetibili.

Eppure è così forte l’attrazione a ritornare in “soffitta” e rovistare tra i bauli e cataste ammonticchiate di cose impolverate, malmesse, dimenticate per così tanto tempo che sarebbe stato meno crudele buttarle. Ma che cos’è quel nodo in gola che mi assale? Che cos’è?….No, non è la polvere. Nostalgia nostalgia, ma davvero così canaglia?

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Taiwan: congratulazioni “madam president”

Tsai Ing-wen, prima presidente donna di Taiwan! (foto: CNA)

Tsai Ing-wen, prima presidente donna di Taiwan! (foto: CNA)

Taiwan ha la prima presidente donna, Tsai Ing-wen! Una notizia che mi ha gonfiato il cuore e mi ha fatto sentire quel prurito alle dita, che ormai riconosco come un ben preciso richiamo della tastiera, non derogabile. Avete presente uno yo-yo e il gesto della mano per farlo risalire su?

Tra le varie facezie che rutilano in queste pagine, sembrerà fuori luogo e come il classico “cavolo a merenda”, ma se a qualcuno piace questo ortaggio per iniziare bene la giornata non ne discuto i gusti, anzi gli auguro di poterne mangiare ogni giorno e che non manchi mai alla sua tavola.

“We want the international community to understand that it is everyone’s shared responsibility to maintain peace and stability”

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Time 29° numero, giugno 2015, Ediz. asiatica

In un’intervista del 20 giugno 2105 al Time (edizione asiatica), che le ha dedicato anche la copertina, Tsai Ing-wen ha più volte ribadito l’impegno e la responsabilità propria e del partito che la supporta a mantenere pace e stabilità in un’area geografica e politica molto “calda” da diversi decenni, passata in secondo piano a causa degli eventi in Corea del Nord. La vicina Cina ha sempre guardato all’isola e ai suoi oltre 23 milioni di abitanti come “una provincia ribelle”, non riconoscendo come Stato indipendente la Repubblica di Cina (Taiwan).

Ero un bimbo e in famiglia si parlava già di questa situazione in termini di “polveriera” poiché mio zio aveva un’attiività commerciale che importava da Taiwan e Hong Kong. Quando la Cina era chiusa a qualsiasi rapporto verso l’esterno, il “Made in China” non esisteva e l’attuale diffusione di tale dicitura di provenienza era ad appannaggio – con le opportune proporzioni di mercato meno globalizzato di oggi – del “Made in Taiwan”.

Oggi tutto è cambiato: la Cina è un gigante ed è stabilmente inserito nelle nostre economie e vite quotidiane. La situazione “calda” con Taiwan è immutata. L’elezione di Tsai Ing-wen è una bella notizia non perché è “una donna”, ma perché una donna di 59 anni, senza avere alle spalle l’“eredità” politica o potere economico di un uomo, padre o marito che sia, è stata eletta capo di Stato e con largo consenso. E’ una bellissima notizia e fa pensare che il Mondo può essere un posto migliore. Se ciò è possibile, sarà sicuramente grazie a una donna.

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X2. Anno nuovo, caro vecchio genocidio di pixel

Confezione doppio-cd (anche se ne contiene solo uno), disco e libretto di (d)istruzioni. Pure nella confezione di uno spara-tutto c'era il libretto di istruzioni...Digital delivery, passi la prossima volta.

Confezione doppio-cd (anche se ne contiene solo uno), disco e libretto di (d)istruzioni. Pure nella confezione di uno spara-tutto c’era il libretto di istruzioni…Digital delivery, passi la prossima volta.

Telenovelas?…No, grazie. Preferisco i film di guerra.

Secondo le recenti conferenze sul cambiamento climatico, per il nostro beneamato pianeta non si presenta un futuro roseo. Non sono soltanto le Nazioni Unite a fare da menagramo alla nostra beneamata Terra, più acqua che terra; sono quasi 40 anni che le software house tirano la volata all’Apocalisse anticipata, invero a causa di ben più esotici fattori che una mezza dozzina di uragani fuori stagione, decisamente più esotici: alieni dagli angoli più remoti della galassia, si accalcheranno nell’ orbita terrestre, aspettando ognuno il proprio turno, per soggiogare l’inerme (ma neanche tanto) specie umana. Ogni spara-tutto che la storia videoludica ricordi ha utilizzato questa banale storiella per giustificare l’ennesimo genocidio di pixel e l’ennesima uscita su un mercato che via via ha relegato questo tipo di giochi a una nicchia di convinti guerrafondai. Le software house, evidentemente a corto d’idee, ci hanno cosi propinato non solo uno schema di gioco scontato (spara-e-fuggi), ma anche storie, che per la disarmante banalità fanno impallidire la peggiore delle telenovelas sudamericane.

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Anno nuovo, ma i giocattoli vecchi in soffitta non ci vogliono andare…

In the attic lights
Voices scream
Nothin’ seen
Real’s the dream 

Grazie alla pausa del tran-tran lavorativo, riesco finalmente ad agganciarmi al joypad come nella migliore delle tradizioni degli UFO Robot, da Goldrake a seguire. Questo è il mio joypad. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio joypad!

Tale inno del joypad, mutuato da Il credo del fuciliere, reso celebre da una scena in Full Metal Jacket, è in realtà sfoggio di inutile virtualvirilità poiché, allo scattare della “sacra ora” dopo il pranzo del sabato, sprofondato sul divano buono del salotto, tazzina di caffè pronta per essere sorseggiata tra un headshot e una sportellata, vengo sistematicamente escluso dai due nanerottoli, che sferrano una rapida Ultra-combo; tale catena di mosse ricorda la mia preferita con Mitsurugi in Soul Calibur (versione Dreamcast, quale altra?) a base di rapide successioni di Heaven dance e Half-Moon slice con effetti devastanti sulle capacità di auto-controllo dell’ira del mio compagno di mazzate virtuali (e non) da sempre, mio fratello. La combo, eseguita dai due nanerottoli nel seguente ordine, è del tipo “unblockable”, impossibile da evitare o parare:

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Pausa Star Wars caffè

Un caffè, una tazzina, un cucchiaino e…Via! Là dove nessun uomo è giunto mai prima. Altro che cabina telefonica del Dr. Who! A noi napoletani, basta poco…’Nu cafè

Ah che bell’ò café. pure int’ ‘o Spazio ‘o sanno fà! Sono solo io che vedo in questa tazzina di caffè e cucchiaino poggiato l’emblema dell’Alleanza Ribelle? Pausa Star Wars caffè e altri pensieri al sapore di caffè. Offro io.

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Bounty Hunter [Hands up, don’t shoot Remix]

immaginazione-reale

Bianco e Nero. Il Bounty compie il miracolo: un morso e in bocca si realizza il sogno di un’integrazione che decenni di lotte dei neri d’America non sono ancora riusciti a ottenere completamente. Bianco e Nero, insieme, seppure distinguibili, l’amaro del nero fondente, il dolce del bianco cocco, inseparabili nell’unicità della gustosa mescola.

Ma non tutto è buono come sembra.

Il Bounty, sebbene di origine “yankee”, si inserisce nell’alveo della migliore tradizione democristiana, poi perpetrata dal consociativismo delle più geniale balla politica post-guerra fredda, la Destra e la Sinistra. Non capirai mai chi ti sta fottendo…i valori normali di glicemia nel sangue, se il cioccolato o il cocco. Questa o quella per me pari sono, a quant’altre d’intorno mi vedo; del mio core l’impero non cedo meglio ad una che ad altra beltà.

Se è vero il vecchio adagio che “siamo quello che mangiamo”…beh inizio ad avere seri dubbi sulla storia che mi raccontavano all’ora di Scienze che siamo fatti al 60% di acqua e il resto proteine, grassi e sali minerali…non vorrei diventare blasfemo ma anche quell’altra storia che “polvere siamo e polvere torneremo” inizia a traballare.
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Ammutinati con il Bounty

Gli ammutinati del Bounty

Onda sonora consigliata: I Like You (Morrissey)

Inutile opporsi anche se non vi piace o siete a dieta: il Bounty ve lo ritrovate nella calza che la Befana vi ha lasciato stanotte da qualche parte per casa. Tra monete di carta stagnola e poco cioccolato, sigarette (ma le fanno ancora?) di cioccolato così politicamente scorrette, girandole di liquirizia dalla plasticante consistenza, caramelle, gomme da masticare, gelatine, cioccolatini, gianduiotti, tobleroni di dimensioni spropositate, torroni, torroncini e – sopratutto al Sud – tantissimi terroncelli, capita, è capitato e capiterà di trovarvi IL Bounty.

Inutile fare paragoni con altre, merende, merendine, cioccolati, snack e dolciumi. Il Bounty è IL BOUNTY. Unico e inimitabile. No, questo spazio non è sponsorizzato dalla Mars.

In natura lo si trova sullo scaffale del supermercato o davanti alla cassa del baretto o spacciatore di tabacchi di fiducia. Confezione ammiccante con mare, palme e spiaggia corallina, che strizza l’occhio ai cinefili di film di altra epoca e attori dal carisma e bellezza incomparabile anche se il moderno modello di confronto è un angelico Brad Pitt, un dannato Jude Law o l’irresistibile canaglia da filibusta di Johnny Depp. Sarà che ricorda un famoso ammutinamento e chi – in cuore suo – non vorrebbe ammutinarsi da un tran-tran quotidiano spesse volte al limite dell’umano?
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Storm Trooper Dance

Ottimo modo per un inizio WTF 2015!  Se anche non avete una scheggia nerd nel vostra pellaccia, se anche non vi è mai piaciuto Star Wars (nessuno dei film) e nemmeno l’hip-hop, vale la pena per vedere la fanteria imperiale muoversi da Dio, fottutamente ammiccanti come Beyoncé, Nicole Scherzinger e le altre sgallettate delle Destiny Child o Pussycat Dolls. L’effetto finale è più Party Rock Anthem degli LMFAO! And we gonna make you lose your mind (yeah)
We just wanna see you… shake that! 


Trentamila.

Trentamila. Non è una tariffa per prestazioni sessuali, ma il totale delle visite a questo blog dai facili costumi sì, ma giammai mercenario. 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale per il 2012 per questo blog e, visto che a tombola posso sopravvivere alla noia solo se tiro i numeri dal bussolotto, mi accatto io il tabellone e ve ne faccio una versione completa di “smorfia”.

Signore e signori, benvenuti al Redbavon’s Bingo Blog. Prima regola del Redbavon’s Bingo Blog: non parlate mai durante la tombola. Seconda regola del Redbavon’s Bingo Blog: non dovete parlare mai al detentore del panàro con i numeri. Terza regola del Redbavon’s Bingo Blog: se qualcuno grida basta, si accascia, è spompato, per lui fine della tombola, le cartelle vanno al banco. Quarta regola: si dichiara il numero estratto solo per due volte. Quinta regola: si estrae un numero alla volta, ragazzi. Sesta regola: potete tenere la camicia e sopratutto le scarpe. Settima regola: l’estrazione dei numeri dura per tutto il tempo necessario. Ottava ed ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Redbavon’s Bingo Blogdovete combattere!“

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Fast forward

Mac F9 and fast forwardAlla fine dell’anno si buttano le cose vecchie (attenti di sotto!), viene spontaneo fare pulizia in cassetti, cantine e, perché no, anche nei blog. Si buttano alle spalle le cose passate e tasto “fast forward”, vai avanti veloce.

Complice questa consuetudine e la pausa natalizia, ho rimesso le mani in tastiera nel retro-bottega di questo emporio di sensazioni e pensieri accatastati con tanto di vecchino seduto dietro al bancone, il quale alla vostra richiesta di una certa mercanzia, con serafica lentezza si avvicinerà a una montagna di roba che – dall’aspetto – è lì da prima che lui fosse nato e ve ne tirerà fuori ciò che cercavate e non eravate riusciti a trovare da nessuna altra parte. Mi piace pensare a questo blog sia un pò così per chi vi si imbatta. E questo vecchino che scrive ogni tanto deve pure inventariare  e organizzarsi per un servizio sempre migliore per l’avventore.

Non entro nei dettagli perchè le pulizie sono sempre un affare noioso e – per certi versi – doloroso quando si tratta di separarsi da “cose” che hai conservato per tanto tempo nell’illusione di un possibile utilizzo un giorno o l’altro. Ma hai solo accatastato…zavorra.

Beneficiario del lavoro di cancella, ordina, metti un’etichetta qua, modifica un’etichetta là, è una migliorata tag cloud, cioè la nuvola delle etichette che trovate all’estrema destra della pagina sotto il titolo “Facimm’ ammuina!”. L’ammuina (in napoletano = confusione, subbuglio) ora è un pò diminuita e le parole degli argomenti più ricorrenti ora sono in maggiore evidenza.

La rubrichetta “VideO’gioco quant’è bello, spira tanto sentimento” è stata riorganizzata con quattro sezioni (e altrettante voci del menu a tendina nell’intestazione) e – assoluta novità – una pagina nuova di pacca che contiene il manifesto che ne definisce ed espone i principi e gli obiettivi, o meglio, gli intenti. Con una cotanta dichiarazione pubblica, sembra robbba pomposa, ma – niente paura – è la solita sbobba gagliardamente caotica che richiederà un impegno di circa tre minuti da parte di vostro mezzo neurone, una sistole e una diastole. Non è escluso che per qualcuno si manifestino episodi di reflusso gastroesofageo, iperacidità, lentezza digestiva, gonfiore, meteorismo, flatulenza. Chiedo venia a costoro, ma è ora di andare avanti…Mac F9 and fast forward

Vai alla nuova pagina VideO’gioco quant’è bello, spira tanto sentimento


Questo deve essere il posto

Altro anno, altra STORyETTA, ma protagonisti sempre il tabagista dell’Amore e la sua Piccola Venere con un inseguimento del pensiero-di-lei al ritmo di un naive e psichedelico cocktail shufflato di Talking Heads, una parte di certa fatica di vivere cercando di rimanere se stessi, una parte di tempo-che-corre-lascia-che-sia, due parti di vostra pazienza, una granella di inglese e un pizzico ma proprio una punta di italiano. Aggiungere un alcolico a piacimento e una sigarettina ci sta pure bene. Forse è la volta buona che decide di venire fuori dall’acqua…e tornare con i piedi per terra!… O no?

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Genocida di pixel

Questo è il mio elmetto. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio elmetto!

Se provate a chiedere a un bambino o adolescente come impiegherebbe il suo tempo libero, le probabilità che rispondano “videogiochi” sono parecchio alte. Vedere come e quanto i ragazzi si entusiasmino davanti a un videogioco riempie di meraviglia anche uno come me che – nonostante sia decisamente più cresciutello – continua con una perseveranza tipicamente diabolica a dedicare scampoli di tempo, sottratti al sonno (dei Giusti), a questa insana passione: una passione considerata un mero passatempo dai più moderati; per tutti gli altri, un totale, inconcepibile, al limite dell’immoralmente inutile spreco di tempo. Nessuna sorpresa, quindi, se i genitori siano contrariati da questa risposta e considerino i videogiochi alla stregua di una “droga”. Penso a quei rimproveri del mio caro papà, che nei momenti di esasperazione, mi apostrofava “Drogato! Sembri un drogato!”: allora la reputavo un’ingiusta considerazione frutto di una tipica incomprensione generazionale; oggi mi suona come un ricordo dolce e mi strappa un sorriso (…Ciao pà!).

Certo è che il videogioco contiene elementi di progressiva complessità, vi è insita una sfida, che stimola a conoscerne di più e spinge a utilizzare le proprie abilità per raggiungere l’obiettivo, che sia il punteggio più alto a Space Invaders, “finire” tutti i mondi in Super Mario Galaxy, portare in salvo Yorda, la bellissima ragazza di cui siete pazzamente (e segretamente) innamorati incontrata in quella fiaba poetica che è Ico.

Yorda e Ico, mano nella mano...il gioco è tutto lì. L'emozione, ANCHE.

Tale livello di sfida e tensione produce adrenalina e sfocia in una maggiore aggressività. Un’aggressività apparente – aggiungo io – a parte le mazzate vere che ci davamo mio fratello ed io durante i tornei di Kick Off e Sensible Soccer…se è per questo, anche alle “corse  di tappi” lungo il vialetto intorno la casa di Sabaudia, a Subbuteo, Scopone, AssoPigliatutto e Scala Quaranta e – tuttora – alla prossima partita di Risiko. Il Signor Rossi e – rispettoso delle “quote rosa” – la Casalinga di Voghera, nonché uno stuolo di “esperti” di media, “scienziati” del comportamento “umano”, “giornalisti”, Associazioni dei Genitori (che Dio ci protegga da loro!) e pure qualcuno tra di voi (due-tre) che state leggendo, associano videogiochi, aggressività, violenza più velocemente di quanto fanno di conto 1+1=2, li mettono insieme con un (that’s)amore e passione meglio di Findus con le verdure scelte e selezionate-per-voi nella busta surgelata di “Minestrone Tradizionale”…quella sì che, se te la tirano, è violenza: dura come un sanpietrino e pesa esattamente 1 kg, rettangolare rettangolare. FA male.

A furor di popolo, segue la tesi: i videogiochi violenti contribuiscono ad abituare i bambini a livelli sempre più alti di violenza e fare scattare in loro comportamenti violenti nella vita reale. In altri termini, lasciare un bambino davanti a un videogioco violento, è come mettergli in mano una granata a frammentazione, raccomandarsi di stringerla bene nella mano, con gesto risoluto togliere la linguetta della sicura e darsi alla precipitevolissima fu -BUM!- .ga!

Dopo avere amabilmente dissertato (parlo a me stesso…) sui “picchiaduro”, un altro genere che incarna lo stereotipo che i videogiochi sono violenti è quello dei cosiddetti “sparatutto”, in particolare il genere più di successo, quelli “in prima persona”.

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Florence + the Machine: Ceremonials – Deluxe Edition.

Ceremonials. Aspettavo con trepidazione questo nuovo Cd di Florence and The Machine. Il Cd precedente, Lungs, per suono, voce e complesso emozionale mi aveva scosso da un torpore musicale dovuto alla continua ricerca di arricchimento, che si risolve il più delle volte nella constatazione di un infatuamento temporaneo e inesorabile ritorno a vecchie colonne portanti del mio humus(icale). “Non esistono più le grandi band di una volta”. Se c’è una frase che mi dà il senso del tempo che passa sterilmente con un retrogusto amaro, è proprio uno di questi recursivi avvolgimenti su se stessi e sulla propria generazione, che – al confronto con quella più prossima – ne esce sempre latrice dei “buoni valori di una volta”, ormai persi. I “valori” di una generazione trattati come un prodotto gastronomico: “Eh…<sospiro> i sapori buoni e genuini di una volta!”. Orbene, non di salami e formaggi stiamo blaterando, ma di sensazioni ed emozioni che la musica riesce a  ricreare nell’essere umano con una scala di sfumature e combinazioni uniche e differenti per ogni singolo. L’ennesimo miracolo dell’essere umano che diamo per scontato e che consumiamo quasi senza pensarci come sgrannocchiare una mela, proprio quel frutto che, a causa del capriccio di donna e dabbenaggine di uomo, ci (con)segnò a questa (con)dannata frenesia della nostra vita.

Il vagabondare del mio scrivere per eventi biblici e mistici è coerente con la direzione artistica scelta per Ceremonials: una decisa enfasi al ritmo rispetto alla melodia, che conferisce ritualità, trance, estasi mistica. Ls sezione delle percussioni è imponente, spettacolare, superba: assorbe persino strumenti inconfondibili in termini di espressività e timbrica, come il pianoforte e l’arpa, ricordando tribali danze rituali e facendo risaltare la voce di Florence Welch, un unicum di malìa, carezzevolezza, intensità, dinamica timbrica e colore spiazzanti. L’effetto può rivelarsi da trance mistica, una condizione estatica, una “caduta” della mente razionale con cui siamo abituati a “programmare” la vita ordinaria, il risveglio di una percezione che va oltre ciò che i sensi fisici apparentemente segnalano.

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New York, ti guidO io!

Onda sonora consigliata: Celebration (Kool and Gang)

Se riuscite subito a capire il nesso (il)logico tra la magnifica canzone dei Kool and Gang, la guida Lonely Planet di New York e il presente scribacchino di questo disertato blog,  allora avete altissime probabilità di scoprire l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo (con grande soddisfazione di Darwin, buon’anima)…oppure avete visto tutte le serie di C.S.I., N.C.I.S, Criminal Minds e Il Commissario Rex. Se invece evitavate puntualmente la bocciatura a Scienze con recuperi in volata di fine anno scolastico degni di Coppi e Bartali…oppure avete visto solo il mitico Ispettore Derrick e dopo il suo verde impermeabilino tristo non c’è n’è stato più per nessun commissario o squadra investigativa, allora dovete per forza sorbirvi il resto dello sproloquio per scoprire l’ar-cano, cioè  “il mistero, scritto da cani”. <occhi fissi nel vuoto, ondulando piano il capo a tempo> tadà-tadaa-tadaa-tatatadaaa-dadaaada…ricordate l’irresistibbbbile sigla dell’Ispettore Derrick? Tristaaaaaaaah.


New York City 7 Lonely Planet

New York City 7

Se siete a New York (invidia mi divora) o ci siete stati (aah! Sospiro all’unisono) oppure siete di quelli che studiano il viaggio prima di andarci (io no), secondo le stime e ricerche di mercato, con molta probabilità, avrete tra le mani una guida Lonely Planet di New York. Nella settima edizione italiana, pubblicata a novembre dell’anno appena passato (per i cinesi ancora deve passare), troverete svelato l’ar-cano di cui si cianciava in quel popò di (s)prologo qualche riga fu. Amménn.

Andate alle ultime pagine, sì quelle che non legge mai nessuno, la pagina prima dell’Indice, ci sarete passati davanti non si sa quante volte per trovare quel posto irrinunciabile dal nome impronunciabile, a pagina 474 nella colonna “Ringraziamenti”, all’inizio della terza riga trovate scritto: il mio nome e cognome.

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Ludenoteca

Il poeta Orazio:"Nunc vino pellite curas" (Ora col vino cacciate gli affanni).

Finito l’anno, iniziato uno nuovo, per i cinesi no (sarà il 3 febbraio). Piccolo particolare: il gruppo etnico cinese (gli Han) è il popolo più grande al mondo per numero di individui, pari a circa il 20% della popolazione mondiale. Non è che forse stiamo sbagliando noi il Capodanno?

Tempo di bilanci, sintesi, classifiche dell’anno passato, back-up di hard-disk e grandi andirivieni nelle cantine e ripostigli. Fisici o della memoria. Perché allora io no?

Dall’odore di muffa nella mia scatola cranica, sale l’ispirazione (disperazione, per altri) per questo nuovo post, che “nuovo” non è ma puzza di muffa e riciclo di roba dell’anno passato.

Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata, diventa la nuova occupazione abusiva di suolo pubblico Internet, in pianta stabile su questo instabile blog. Non pensiate di trovarvi un Sassicaia o uno Chateau Latour, piuttosto qualcosa di più adatto al quotidiano, a una rimpatriata tra amici, a un brindisi tra due persone che non si vedono da tanto o a una serata solitaria (preferibilmente, un sabato, un sabato italiano)

Come in un’enoteca i vini hanno tante anime, profumi e sapori, così la Ludenoteca è lo spazio dedicato ai videogiochi che hanno altrettante anime, profumi e sapori di luoghi lontani: brevi (giurin, giuretto) descrizioni che invogliano alla degustazione. Al contrario dei vini, i videogiochi più “invecchiano” e meno costano.

Se poi i”giochini” vi lasciano indifferenti (o vi fanno ribrezzo…ma allora avete sbagliato blog e blogger) , non perdete altro tempo, andate in enoteca e ordinate un bicchiere di Benuara, che – una di-vina conoscenza mi disse  – è ottimo per il palato e onesto nel prezzo. Esattamente come ciò che troverete in Ludenoteca.

Non ho ancora provato il Benuara, brindate alla mia e alla vostra salute e  fatemi sapere se vi è piaciuto.

Vai alla Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata

“Der resto tu lo sai come me piace! quanno me trovo de cattivo umore un buon goccetto m’arillegra er core, m’empie de gioja e me ridà la pace; nun vedo più nessuno e in quer momento dico le cose come me la sento…” Trilussa


Sherlock Holmes: il ritorno dell’Avventura.

Sherlock Holmes

Un film di Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly. Genere: Azione-Avventura. Età consigliata:+13. Durata: 128 minuti.  Warner Bros Italia uscita 25/12/2009.

Sherlock Holmes è un film che mi ha sorpreso. Una sorpresa in senso positivo. Un film su Sherlock Holmes, l’ennesimo, può essere un film piuttosto prevedibile a ragione dell’arcinoto personaggio e del numero di film che gli hanno reso omaggio. Questo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, invece, è qualcosa che ti prende in contropiede. Non è scevro di clichè e di una trama banale, ma rivisita i personaggi in chiave sorprendentemente diversa, densa di sfaccettature, rispetto a quanto fatto in altri film in passato, restando tuttavia fedele alla caratterizzazione originale del suo creatore, Sir Arthur Conan Doyle e al contempo contestualizzando Holmes e Watson ai tempi moderni. Cadendo nella trappola dei paragoni, mi è venuto subito in mente di accostarlo piuttosto imprudentemente (e con una certa audacia) a Indiana Jones.

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Qualcuno andò sotto il nido del cuculo…e gli sparò

Immagine creata con http://www.wordle.net

Immagine creata con http://www.wordle.net

Storia di ordinaria paura di volare e dei volatili.

Duemilae9. Primo post. Avverto il peso dell'”inaugurazione”. Ci vorrebbe un’apertura a effetto. Di GRANDE effetto. D’altronde è il 23 gennaio e, Claudio, hai avuto 23 giorni per pensare a qualcosa di eclatante. In effetti, un paio di ideuzze (= pagliuzze + idee) hanno germinato nell’humus cerebrale ma – come tutti i germogli – sbucano fuori…timidamente, quasi timorosi di come verranno accolti lì fuori.

La sindrome del foglio bianco mi ha abbandonato d’incanto (una maledizione, per alcuni) dai tempi dell’ultimo compito in classe d’italiano al liceo e così mi sono lasciato trasportare dalla penna, a inchiostro o a pixel che sia, per iniziare degnamente l’Anno e-post-olare 2000ennnove. In un momento di pesantezza palpabile dove tutte le strade pArtono dalla Crisi e pOrtano alla…Crisi, io decido di iniziare con un pensiero leggero, leggero come l’aria: VOLARE, il volo.
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