Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

 

Si Alza il Vento (2013, Hayao Miyazaki) – The Eternal Zero (2013, Takashi Yamazaki)

Nata come recensione di The Eternal Zero, inevitabilmente sono stato “costretto” a scrivere anche dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Si Alza il Vento, che avevo da tempo in programma di recensire. I due film hanno in comune il famoso aereo da caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero. E qui si fermano i punti in comune. Hayao Miyazaki è entrato in forte contrasto con Naoki Hyakuta, l’autore del romanzo best-seller in Giappone, di cui The Eternal Zero ne è l’omonimo adattamento cinematografico del regista Takashi Yamazaki: le loro posizioni sono inconciliabili. Dopo la visione di entrambi i film, provo a metterli d’accordo. Missione “suicida”?

“Il valore della vita, nei confronti dell’assolvimento del proprio dovere, ha il peso di una piuma” (proverbio giapponese)

Se siete stanchi della versione americana della Guerra del Pacifico e volete sentirvi raccontare quella guerra dal punto di vista dei “vinti”, insieme a The Admiral, già recensito su queste pagine, The Eternal Zero è il film adatto.

Così come The Admiral racconta la storia dell’Ammiraglio Isoroku Yamamoto attraverso le  vicende della guerra nel Pacifico, i rapporti con la politica, la gerarchia militare e la stampa, senza tralasciarne la vita privata con amici e familiari, The Eternal  Zero racconta la storia di un pilota giapponese a bordo del famoso caccia Mitsubishi A6M Zero attraverso lo scenario bellico, ma soprattutto attraverso la sua umanità e la sua ostinazione a sopravvivere e a fare sopravvivere i suoi compagni e allievi. In entrambi i film, sembra venire fuori il contrasto tra la cecità di gerarchie militari e governi che hanno voluto la guerra e la sofferenza dell’esperienza dei singoli, non soltanto militari, ma anche delle famiglie lasciate a casa.

Al contrario di The Admiral, il racconto non è contemporaneo alle vicende belliche, ma ha inizio nel Giappone odierno: la vita del pilota protagonista è un puzzle ricostruito dai due nipoti, che al funerale della nonna, scoprono di avere chiamato “nonno” un uomo che non ha con loro alcun legame di sangue. I due nipoti, Kentaro e sua sorella Keiko, iniziano a cercare i pochi piloti sopravvissuti che hanno conosciuto il vero nonno per ottenere notizie: con grande sorpresa l’immagine del nonno è macchiata da accuse infamanti.

Kyuzo Miyabe, questo il nome di un uomo che i nipoti non hanno mai conosciuto, morto in guerra come kamikaze nel 1945. Le prime testimonianze descrivono Miyabe come un codardo, interessato più a salvarsi la pelle che all’onore e la protezione della patria;  qualcuno però ricorda Miyabe come un eccezionale pilota e, soprattutto, un uomo che con i suoi gesti ha condizionato, ispirato e salvato le vite di molti.

Quale è la verità? La narrazione riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo alla ricerca, come i nipoti, della verità.

Da sinistra: Keiko, Kyuzo Miyabe, Kentaro.

Lo stile della narrazione ricorda il rekishi monogatari (racconto storico) come Rashōmon di Akira Kurosawa , vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1950. Come Rashōmon è una storia sull’ambiguità umana e sulle molteplici sfaccettature della verità, così The Eternal Zero ricostruisce l’intreccio intorno alla figura chiacchierata di Miyabe nel mezzo di un conflitto, non solo bellico, ma di valori dell’individuo e della comunità cui appartiene: il prevalente indottrinamento dell’onore di morire per l’Imperatore e il principio per cui ogni vita è preziosa e non vi è valore più alto che quella di preservarla sia per sé sia per i propri cari. Frase chiave è quella che pronuncia Miyabe: “la mia morte non cambierà le sorti della guerra, ma senza di me, mia moglie e mia figlia ne soffriranno”.

In una scena ambientata in un ristorante, Kentaro è a cena con  alcuni amici che discutono sui kamikaze nella Seconda Guerra Mondiale: alcuni ne danno un giudizio negativo di persone che hanno subito il lavaggio del cervello o li considerano alla stregua dei terroristi suicidi alla tragica ribalta dei giorni presenti. Sdegnato Kentaro si alza e abbandona la cena e gli amici.

Queste due scene dimostrano l’ambiguità del film, che ha provocato aspre critiche sia in patria sia all’estero. Se la frase di Miyabe sembra suggerire un prevalere del lato umano, questa scena del ristorante si presta a essere letta come un “romantico” retaggio collegato al cieco patriottismo e il prevalere della “gloria” del sacrificio della propria vita in onore dell’Imperatore e della patria.

In proiezione nei cinema giapponesi a Natale del 2013, The Eternal Zero è in patria tra i dieci film più di successo di tutti i tempi con oltre 82 milioni di dollari incassati al box office. Come accaduto per The Admiral, sebbene dal punto di vista dei valori di produzione e artistici sia a un livello pari ai war movie statunitensi, la nostra distribuzione cinematografica non lo ha reputato adatto al pubblico italiano; inoltre, a causa della barriera linguistica, anche l’edizione home-video non è stata pubblicata per il nostro mercato.

È innegabile che si tratti di un film rivolto espressamente al pubblico nipponico e che fa leva su una società e una coscienza collettiva con delle peculiarità molto spiccate e non riproducibili altrove. Tuttavia, dopo la visione, posso affermare che avrebbe fatto almeno la felicità di tutti gli appassionati di film di guerra anche in Occidente ed è un’interpretazione differente dal nostro modo di leggere la Guerra nel Pacifico.

Nel resto del mondo il film non ha comunque ricevuto una distribuzione che ci si aspetterebbe da un simile successo in patria (fonte: IMDb.com)

 

Le cause sono da individuarsi nel tema trattato, nell’ispirazione del film e nell’acceso dibattito che ne è scaturito, sia in patria sia all’estero, in particolare in Cina, che ha subito durante quel conflitto un’invasione giapponese particolarmente dura e crudele, che non ha risparmiato neanche la popolazione civile.

Un tema delicato

In questo film ricorre il tema dei tokkotai, i piloti kamikaze: il sacrificio delle proprie emozioni e il prevalere del senso del dovere si traduce, dopo l’invasione americana delle Filippine, nell’estremo sacrificio della propria vita.

Tema assai delicato che rischia di ricevere, da una parte, il placet del nazionalismo; dall’altra, di essere subissato da critiche di retorica della guerra. Critiche e plausi sono piovuti puntualmente sul film e il regista Takashi Yamazaki, già noto per Always: Sunset on Third Street (2005), uno  spaccato di vita comune in una Tokyo del dopoguerra in piena espansione economica nel 1958, vincitore di 12 premi agli Oscar giapponesi del 2006  e per Space Battleship Yamato (2010), la versione live action del famoso anime, Uchū senkan Yamato (in Occidente noto come Star Blazers).

In breve, l’accusa è di essere un film che inneggia al patriottismo nazionalista, che dalla politica subdolamente si trasferisce all’ambiente artistico e diventa strumento per un silenzioso revisionismo storico e propaganda populista.

Un’ispirazione molto discussa

The Eternal Zero è ispirato all’omonimo romanzo di Naoki Hyakuta, pubblicato nel 2006 e best-seller con oltre quattro milioni di copie vendute.

L’autore è noto per essere molto vicino al Primo Ministro Shinzo Abe e per le sue dichiarazioni negazioniste sul Massacro di Nanchino, mentre era membro del Consiglio di Amministrazione di NHK, il servizio pubblico radiotelevisivo giapponese.

Il Massacro di Nanchino è stata una delle pagine più atroci della Seconda Guerra Mondiale: dopo l’occupazione giapponese di Nanchino, all’epoca capitale della Cina, tra il 13 dicembre 1937  fino all’inizio del febbraio 1938, l’Esercito imperiale giapponese commise numerose atrocità, come stupri, saccheggi, incendi e l’uccisione di prigionieri di guerra, civili e perfino bambini. Il Tribunale Militare Internazionale per l’Estremo Oriente stima che le vittime furono oltre duecentomila; la Cina dichiara trecentomila vittime.

Memoriale di Nanchino: 300.000 vittime.

Come riportato dal dettagliato articolo “NHK Governor: Nanjing Massacre ‘Never Happened” pubblicato da The Diplomat il 7 febbraio 2014, Hyakuta dichiara che il Massacro di Nanchino non è mai avvenuto e che l’accreditamento ai giapponesi di tale massacro è servito agli Stati Uniti per coprire i loro crimini di guerra come  le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nonché il meno noto bombardamento al napalm di Tokyo tra il 9 e 10 marzo 1945, un olocausto dimenticato con un numero mai accertato di vittime (tra le 80.000 e le 200.000 considerando anche quelle conseguenti alle ustioni)

Dopo tali dichiarazioni, Hyakuta chiarisce che si tratta di opinioni personali e non della posizione ufficiale di NHK. La reazione cinese non si fa attendere: oltre a considerare talmente peregrina l’ “opinione personale” di Hyakuta da non essere degna di un qualsiasi commento, tuttavia i ripetuti tentativi di negazionismo e revisionismo storico della Destra giapponese sono tali da costringere a tenere alta la guardia e costringono a una più stretta vigilanza.

Anche il regista Hayao Miyazaki, il noto regista di anime, le cui posizioni pacifiste ed ecologiste sono rinomate, ha criticato il romanzo di Hyakuta (e il film di Yamazaki) accusandolo di volere diffondere il falso mito dei kamikaze, basandosi su “un mucchio di bugie”.
Hyakuta difende lo spirito pacifista – a suo dire – del proprio romanzo e risponde che nel film di Miyazaki Si Alza il Vento avviene invece la celebrazione di questa macchina da guerra e del suo creatore. Hyakuta aggiunge anche che Miyazaki non ha tutte le rotelle a posto.

Mitsubishi A6M Zero in livrea della Marina Imperiale. Fu l’aereo più prodotto dal Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale [foto da The Aviation History Online Museum]
The Eternal Zero e Si Alza il Vento hanno in comune il Mitsubishi A6M Zero, un aereo da caccia largamente utilizzato sia dall’Esercito sia dalla Marina giapponese tra il 1940 e il 1945. Lo “Zero” è un aereo dimostratosi eccezionale all’inizio del conflitto, indubbie le sue qualità di maneggevolezza, era un’arma devastante nelle mani di piloti esperti. Nel corso della guerra, i caccia americani lo surclassarono e, via via che i piloti esperti morivano in battaglia, lo “Zero” nelle mani dei giovani cadetti dimostrava la sua inadeguatezza e obsolescenza: sprovvisto di blindature e con un armamento leggero era una facile preda per i caccia e inefficace contro i bombardieri americani.

Si Alza il Vento: onirico come solo Miyazaki sa rendere, ma anche il film dai temi più maturi di tutta la meravigliosa produzione del regista.

La critica di Hyakuta è priva di ogni fondamento: Si Alza il Vento non è un film che celebra l’aereo in quanto arma, nonostante la fama dello “Zero” come formidabile aereo da caccia e nelle fasi finali anche come aereo per attacchi kamikaze. Miyazaki è interessato al sogno, all’ispirazione, al processo creativo di Jiro Horikoshi alla base del suo progetto e realizzazione. Il film è un tributo sia a Jiro Horikoshi, progettista dello “Zero”, sia al poeta e scrittore Tatsuo Hori.

La trama  non presenta esclusivamente riferimenti storici al conflitto, ma abbraccia un momento di stagnazione, definito dallo stesso Miyazaki peggiore di quello dell’attuale Giappone: a partire dal grande terremoto nel Kanto (1923), gli anni della depressione, l’epidemia di tubercolosi (il malinconico tema della morte negli scritti di Tatsuo Hori è conseguenza della sua personale battaglia con tale malattia), l’entrata in guerra del Giappone. Gli eventi storici in tale ampio scenario sono inoltre miscelati a proiezioni oniriche tale che qualunque accusa di strumentalizzazione decade. La nota passione per il volo di Miyazaki è alla sua massima espressione: il protagonista è il progettista dell’A6M Zero e sogna di fare volare i suoi aerei carichi di famiglie, non di bombe.

Si Alza il Vento: aerei per trasportare famiglie, non bombe

Incontra nei suoi sogni il suo ispiratore, il grande ingegnere aeronautico e pioniere dell’aviazione italiana Gianni Caproni (Miyazaki ha scelto il nome di Studio Ghibli ispirandosi a un aereo della Caproni, il Ca 309). La seconda parte del film segue una linea sentimentale: è una storia d’amore commovente e matura al tempo stesso. Si Alza il Vento racconta come un sogno, alimentato dalla passione e dall’abnegazione, sostenuta dalla fantasia quanto dall’impegno, anche in condizioni di contesto sfavorevole, può diventare realtà.

Eppure anche il film di Miyazaki ha ricevuto critiche in USA all’annuale premiazione della Boston Society of Film Critics. In particolare, il critico Inkoo Kang ha sostenuto che l’oggettiva bellezza del film è oscurata dalla sua morale irresponsabile, bollandolo come “morally repugnant”. Il film è – secondo tale critica – sintomatico di una tendenza di revisionismo storico in atto in Giappone dal dopoguerra ed è accomodante nei confronti di quella parte della società giapponese che sembra affetta da una volontaria amnesia auto-indotta sul ruolo del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. La Destra conservatrice giapponese oggi cavalca un’onda di revisionismo e negazionismo travestito da patriottismo, glissando sul ruolo dell’Impero giapponese in Asia come Alleato dei nazisti e dei fascisti e addirittura negando  le responsabilità di fronte alle atrocità e i crimini di guerra commessi dalle truppe di occupazione giapponesi.

Critiche che personalmente trovo davvero assurde, conoscendo le dichiarazioni pubbliche di Miyazaki che trovano corrispondenza nei “fatti” ovvero la sua opera. Assurdità per assurdità, potrei ipotizzare che queste critiche siano strumentali, mosse da parte di una lobby cinematografica – questa sì biecamente nazionalista – che osteggia il successo degli anime giapponesi in USA: Frozen della Disney era il film che contendeva a Si Alza il Vento il Boston Society of Film Critics’ Award come migliore film di animazione nel 2013. Il premio è stato assegnato a Si Alza il Vento. Fine dell’assurdità.

Conclusioni. Banzai!
The Eternal Zero: Miyabe nel’abitacolo del suo Zero

Avendo visto entrambi i film senza conoscere l’aspro dibattito, né conoscendo la fonte d’ispirazione di The Eternal Zero, non sono stato contaminato da idee preconcette. Entrambi i film mi hanno comunicato un messaggio pacifista, di lotta a comportarsi da esseri umani anche in condizioni in cui l’Umanità sembra essere impazzita ed essere ritornata allo stato naturale di animale, particolarmente feroce e capace di uccidere non per sfamarsi.

Tale messaggio è senza dubbio più evidente e comprensibile nel film di Miyazaki. In The Eternal Zero il messaggio prevalente è che ogni vita è preziosa, anche nella disperazione della guerra. Lo “Zero” nel film è solo un simbolo che racchiude lo spirito del giapponese che non molla mai. Le critiche di propaganda conservatrice e revisionista mi sembrano esagerate, soprattutto alla luce della parte finale del film, quando Miyabe, istruttore dei giovani cadetti, lotta nei cieli per salvarli o a terra per tenerli lontano da missioni senza ritorno, anche contro la loro volontà o, meglio, l’indottrinamento della società e dei militari.

Miyabe è consapevole che i cadetti sono destinati a cadere come mosche, senza nemmeno la possibilità d’ingaggiare un duello o lanciare una bomba sull’obiettivo a causa delle poche ore di volo e la superiorità dell’aviazione americana; questo è un fatto storico, non un’espediente narrativo: nella sua biografia Samurai!, il famoso’asso giapponese Saburo Sakai descrive questa consapevolezza molto chiaramente e con sofferenza. Miyabe viene accusato di codardia, ostracizzato, rimproverato e perfino malmenato dagli altri ufficiali che lo ritengono un codardo; parte dei cadetti hanno anche questa opinione. Miyabe è convinto che questi giovani saranno più utili da vivi per ricostruire il Giappone dopo la guerra, creare nuove famiglie e dare un futuro ai propri figli (e alla patria), ma è contro tutti e la sua forza interiore vacilla.

La parte finale del film vira a tinte oscure e cupe. La disperazione prende il sopravvento sul protagonista, ma il suo ultimo sacrificio non appare un atto dovuto per salvaguardare l’onore dell’Imperatore, bensì l’evidenza che gli attacchi kamikaze furono inefficaci e senza alcun senso: uno spreco inutile di vite umane. Ciò che Miyabe ha sostenuto per tutta la sua storia.

Anche dal punto di vista tecnico i due film hanno in comune l’eccellenza visiva e sonora. L’ultima opera di Miyazaki è ai consueti livelli altissimi e l’edizione in Blu-ray è uno spettacolo per gli occhi, vibranti i colori, dettagliatissimi i disegni e le animazioni: l’ennesimo capolavoro!

Yamazaki Takashi fa un uso magistrale dell’azzurro dei cieli e del mare, che circondano i luoghi teatro delle principali battaglie del Pacifico, da Pearl Harbor, alle isole Midway a Rabaul in Nuova Guinea. Se già in Space Battleship Yamato aveva dato prova di grande maestria nell’utilizzo di computer grafica ed effetti speciali, in The Eternal Zero si supera. La ricostruzione delle scene di combattimento aereo e delle battaglie su larga scala sono coinvolgenti e spettacolari; in quanto a epicità e a valori di produzione non hanno nulla da invidiare agli analoghi film multi-milionari di Hollywood.

L’utilizzo della computer grafica è peraltro una scelta obbligata poiché, sebbene l’A6M Zero rappresentasse il 60% della forza aerea giapponese, degli oltre diecimila esemplari prodotti, meno di dieci sono giunti intatti ai giorni nostri e ancora meno sono ancora in grado di volare. Il volo più recente di uno “Zero” restaurato è avvenuto sui cieli di Tokyo il 27 gennaio del 2016 (vedi CNN “Once-feared ‘Zero’ fighter flies again over Japan”)

Quale edizione scegliere

Per godere dello spettacolo di Si Alza il Vento è facile reperire sul nostro mercato sia l’edizione DVD sia quella in Blu-ray (anche in una confezione “steel-book”) a prezzi ragionevoli. L’edizione Blu-ray su una televisione oltre i 40 pollici e un impianto home-theatre è il modo migliore per gustare l’ennesimo capolavoro (e speriamo tutti non sia davvero l’ultimo) del maestro di Studio Ghibli.

Si Alza il Vento, nella sua elegante e sobria edizione “steel book” che include DVD e Blu-ray

Più difficile riuscire a reperire una copia di The Eternal Zero. Il putiferio sollevato dal film ha evidentemente influito negativamente sulla distribuzione home-video.

L’edizione Blu-ray è chiaramente il modo migliore di vedere il film: l’immagine è eccezionale, la computer grafica non risulta posticcia e non rovina la verosimiglianza del complesso; un impianto home-theatre è quasi un obbligo grazie a tracce audio ad alta definizione non compresse come DTS-HD Master Audio, Dolby Digital EX e THX Surround EX, che immergono lo spettatore in una scena sonora che aumenta il coinvolgimento e la sensazione di “essere-lì”. L’edizione Blu-ray per il mercato di Hong-Kong è quella cui puntare i nostri browser e tenere pronta la carta di credito: il parlato è in giapponese, ma i sottotitoli sono in inglese, che invece mancano nell’edizione per il mercato domestico nipponico.

The Eternal Zero nell’edizione per Hong Kong. Sottotitoli in inglese e audio ad alta definizione: l’edizione di riferimento.

Edizioni Blu-ray distribuite in Europa sono disponibili in Germania e Francia; stranamente nel Regno Unito esiste solo l’edizione DVD. Ogni edizione contiene parlato in giapponese, sottotitoli nella lingua esclusivamente del mercato corrispondente: per esempio, la versione tedesca ha parlato in giapponese, sottotitoli esclusivamente in tedesco. L’audio non è nel formato “True HD”, ma quello compresso Dolby Digital e DTS. La versione per il mercato di Hong Kong è quindi quella di riferimento.

Nella distribuzione europea, vi sono differenze nei titoli e nelle immagini della copertina, che riflettono nuovamente l’impatto negativo del polverone sollevato dal film.

The Eternal Zero in Germania

L’edizione tedesca ha una copertina similare al materiale pubblicitario originale e modifica leggermente il sottotitolo, quasi a volere sottolineare che si tratta di una storia dei kamikaze: Eternal Zero – Flight of No Return.

The Eternal Zero in Francia. Stravolto lo spirito del film e cavalca l’onda tragicamente attuale dei kamikaze

L’edizione francese cambia immagine di copertina e titolo, che diventa Kamikaze – Le dernier assaut, finendo per tradire lo spirito del film con l’intento di vendere la solita storia di film di guerra e dei piloti kamikaze. Operazione comprensibile a livello commerciale per venire incontro alle aspettative di un pubblico europeo, ma poco onesta.

The Eternal Zero nel Regno Unito. Praticamente irriconoscibile: l’ennesimo, scontato film di guerra nel Pacifico. Pare un’edizione “povera” di Pearl Harbor di Michael Bay

L’edizione per il Regno Unito (solo DVD) cambia immagine di copertina e un titolo che più generico non si può: The Fighter Pilot. Di solito i britannici sempre rispettosi dell’opera originale, in questo caso, sfregiano il film facendo intendere che si tratta di un classico film di combattimenti aerei e una generica storia di un pilota. Sembra uno scimmiottamento di quel polpettone rumoroso e mieloso in cui si salvavano solo gli effetti speciali che è Pearl Harbor di Michael Bay. Omettono addirittura sia nell’immagine sia nel titolo il riferimento ai “kamikaze”, che negli altri Paesi invece viene utilizzato come argomento di vendita.

The Eternal Zero: una strana visione di Kentaro nei cieli della Tokyo di oggi. Lo spirito del nonno è ancora vivo!

 

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44 pensieri su “Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

    1. Mia cara, giocavo “in casa”: appassionato di volo, malato di aeronautica militare e storia, amo il Giappone, avido consumatore di anime (scritto così sembro Satana), Miyazaki per me è una divinità del Cinema, ho letto diversi libri sugli assi dell’aviazione…per me l’argomento era ghiotto. Una sintesi di quanto amo e conosco. Perfetto per condividerlo!

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  1. Bisogna dire che il tema non è dei più facili da affrontare. A ogni modo, sostenere che Miyazaki possa voler glorificare la guerra quando son decenni che fa capire che la considera merda, a suon di film, e in più dimenticare che adora le macchine volanti (anzi, ciò che vola: sia la scopa di Kiki o il drago di La città incantata, o ancora la città di Laputa o il castello di Howl)… sembra la classica critica da Facebook -_- ‘
    Si alza il vento non l’ho ancora visto ed Eternal Zero nemmeno sapevo che esistesse.

    Comunque, la pratica dei kamikaze – come la scelta della guerra – è la dimostrazione della profonda stupidità dei nazionalismi, che se ne fregano di persone concrete in nome di realtà astratte che, senza le suddette persone, non esisterebbero realmente.
    Personalmente risolverei tutte le fregnacce belliche con delle partite a qualche videogame: idiozia per idiozia, creperebbero solo dei byte.

    Nota per me: il mio prossimo obiettivo sarà scrivere qui un commento non sconclusionato.

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    1. Innanzitutto non provare a cambiare! I tuoi commenti mi sollazzano e pure parecchio così come sono. Le critiche a Miyazaki sono evidentemente strumentali e prive di qualsiasi fondamento. Hai dimenticato di citare un capolavoro in cui c’è un tributo all’Italia: Porco Rosso. Pensa che lo acquistai in Malesia: parlato in cinese, mandarino e altra lingua incomprensibile; sottotitoli in inglese, chiaramente! Ma sorpresa quando lo inserii nel lettore: sottotitoli in italiano! Non descritto sul retro della confezione. Si Alza il Vento si distacca dai titoli citati perché supera la critica di tanti che non apprezzano i temi apparentemente da bambini: il rapporto d’amore è quello tra adulti (con tanto di bacio alla francese); i temi affrontati sono temi che appartengono alla sfera degli adulti. Un film assai diverso dagli altri senza però che perda quel suo meta-linguaggio onirico.
      Sulla guerra e il modo di risolverla sono pienamente d’accordo: sono i governi che dividono le persone e poi le mandano al massacro. Ho citato i numeri delle vittime da ambedue le parti per fare capire che in guerra non vince nessuno. Perdono tutti. A Iwo Jima l’età media dei morti era di 19 anni sia per gli americani sia per i giapponesi. Un pezzo di futuro di entrambe le nazioni perduto per sempre. Pensa cosa avrebbero potuto fare quei giovani per le proprie famiglie e per i propri Paesi!
      Se tu smetti di fare i tuoi commenti “sconclusionati”, io smetto di fare i commenti logorroici.

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      1. I miei commenti sembrano quelli di Barney da brillo – la fase “professor Barney, parlatore coerente, persino intuitivo” o qualcosa del genere 😛
        Non il massimo, per uno che, sotto sotto, sogna di mantenersi sputando parole XP

        Non ho citato Porco perché vola su un aereo, lì stavo facendo un listone dei velivoli non regolamentari ^ ^

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    1. Io l’ho visto con i nanerottoli che l’hanno seguito dall’inizio alla fine senza addormentarsi. Certo non avranno capito il senso ultimo ma hanno gradito. Perfetto per una serata con Mini sul divano!

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  2. I tuoi scritti sono sempre molto interessanti, red. La ricerca che fai è incredibile. Io, però, sono un Dio bislacco e gli anime e il Giappone non sono proprio la mia ciotola di noodles.
    Non riesco ad avventurarmi dentro quel mondo. Ci tento a volte, ma vengo respinto.
    Io divoro documentari e libri di guerra, ma la parte giapponese l’ho sempre messa in secondo piano. Ed è un peccato, visto che per ben 1-2 anni il Sol Levante è stato LA forza bellica dell’est. Almeno fino a Midway.

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    1. La Guerra del Pacifico per noi è distante, non conosciamo quasi nulla dell’invasione della Cina, della Corea e le battaglie a lambire l’Australia. I giapponesi furono “bestiali” con quelle popolazioni orientali. Gli osservatori tedeschi usarono proprio la parola “bestiale” nei confronti della condotta dell’Eaercito Inperiale. E se i tedeschi si sono espressi così…
      Anche al cinema questo teatro è stato raccontato male e che io ricordi l’unico film dal punto di vista giapponese è…americano! Lettere da Iwo Jima giunto nelle sale con il parlato in giapponese, che sospetto sia frutto di risparmio sul doppiaggio per un film in cui la distribuzione italiana non credeva ma è stata costretta dal nome del regista, Clint Eastwood, che l’aveva realizzato come un unicum insieme a Flags of our fathers. Ho letto molto su quel teatro e ho capito meglio le bugie raccontate dalle gerarchie militari giapponesi al proprio popolo, nonché la spietatezza degli americani: su quel fronte hanno dato il peggio. La guerra è una merda e quando sento pronunciare questa parola con leggerezza mi fa rabbia.

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      1. Specifico una cosa: l’ho messa in secondo piano perché il teatro europeo mi è sempre piaciuto di più. Questione di svolgimento di battaglie, campagne di tank etc etc. Una questione di gusto e interesse personale (sempre relativo alla conoscenza di quello che è successo – non sono un pazzo guerrafondaio eheh). Il versante Pacifico è terribile, il Green Hell delle isole è stato un momento disturbante nella guerra moderna. Gli americani hanno dovuto conquistare ogni singola isola lasciandosi dietro cadaveri di entrambi gli schieramenti. Per risolvere? Poco o nulla, perché c’era la seconda ad aspettare e via dicendo.
        Inutile poi perché quando gli USA hanno incominciato la campagna post-Midway, i giapponesi erano ormai al massimo della loro espansione e possibilità. Ci sono tantissimi falsi miti nella II guerra mondiale: dall’italiano buono (falsità assoluta) agli USA (il generale McArthur ha fatto sempre un gran casino mediatico, ma si è preso legnate non da poco). I giapponesi erano terribili, infatti i cinesi li vedono come un pugno nell’occhio.
        L’unica cosa a cui hanno contribuito, involontariamente, è stata la fine totale delle colonie d’Oltremare. L’impero britannico è morto per mano dei giapponesi e, così, anche le varie colonie francesi e olandesi. Hanno smosso le carte in tavola nella maniera più brutale possibile.

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        1. Per me, una cosa sconvolgente è stata scoprire certe cappellate fatte dagli americani, come se a dirigere le operazioni ci fosse stata una scimmia di plastica: riconquistare isolotti presi dai giapponesi, ma in cui i giapponesi non c’erano più da un po’ (e farlo con la morte dei propri soldati che si sparano a vicenda chissà perché, con centinaia di vittime) oppure le esercitazioni per il D-day, che hanno fatto più vittime del D-day stesso… certo, il blogger da cui l’ho scoperto ha fatto di tutto per esaltarne il lato stupido e comico, da film, ma si parla sempre di un mucchio di gente morta per l’idiozia altrui -_- ‘

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          1. Credo che quando una nazione scende in guerra l’idiozia sia generalizzata: si convincono che è l’unico modo. Chiaramente questo discorso non vale per chi è attaccato e legittimamente si difende. Gli americani non erano scesi in guerra e manco ci pensavano…poi però ci hanno dato giù di brutto.

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          2. Concordo, ci sono state un sacco di cappellate, ma non si limitano agli americani/inglesi/canadesi etc. Anche i tedeschi ne hanno fatte e i giapponesi non sono stati da meno. Cappellate, queste, che erano più sul versante “arroganza” che sul versante “impreparazione”, ma anche di questo secondo tipo se ne sono viste a iosa.
            Lo spregio verso l’essere umano, quello del proprio esercito, è stato un fattore ricorrente sia nella prima (devastante), sia nella seconda guerra mondiale. Ovvio, tutte le guerre si basano sullo spregio della vita, ma nella prima e nella seconda c’è stato il perfezionamento del termine carne da cannone (basta guardare la tattica russa).

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            1. Perché vuoi mettere quel “patriota” di Mussolini e della sua cricca di gerarchi che mandò gli italiani nell’inverno russo malearmati e – peggio – male equipaggiati?!? Stern docet (e pure mio nonno materno). Li hanno mandati a morire consapevolmente e non a causa del piombo e delle granate

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              1. Esatto. Una serie di minchioni di prima categoria. L’equipaggiamento da deserto africano in russia era totale. Anche i tedeschi non stavano meglio, ma la qualità media del prodotto tedesco (almeno nel vestire) era molto superiore ai quattro teli italiani e alle camice da H&M degli americani (ma ne producevano a tonnellate perciò chissene).
                Il fatto divertente è che anche nel deserto gli italiani erano equipaggiati di merda, perciò erano allo sbando su tutto il fronte. L’Afrika korps era superiore, ma il suo problema (paradossalmente) è stato proprio il Generale che più di tutti l’ha fatto vincere: Erwin Rommel.
                Rommel era un diavolo nella tattica e strategia, ma aveva un difetto di base: attaccava alla grossa, non aspettando i rifornimenti e lasciando una fila di centinaia di km dietro di sé. Risultato? Le avanguardie rimanevano senza niente ed erano costrette a ritirarsi contro gli inglesi (che avevano dei buoni carri, ma niente di particolare – a parte uno).

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        2. Per me vale lo stesso. A te “garbano” i tank, a me gli aerei. La Battaglia d’Inghilterra e la guerra nel Pacifico sono quelle da me più gettonate a botte di film, documentari e libri. E manco a dirlo le simulazioni di volo. Me 109 e Zero i miei aerei prediletti (sì, ero dalla parte dei cattivi)

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          1. La Battaglia d’Inghilterra è stata stupenda, concordo. RAF contro tedeschi, pochi ma ottimamente addestrati (RAF) contro tanti e con pochi ottimi piloti e moltissimi rimpiazzi non all’altezza delle aspettative (tedeschi).
            Io ho sempre amato il Junkers Ju 87 (detto anche Stuka) eheh. Ma alcuni aerei americani e inglesi davano la paglia allo Zero nipponico (nella seconda metà del conflitto mondiale).
            Gli aerei tedeschi, comunque, sono sempre stati una spanna avanti, almeno finché non hanno incominciato a subire le evidenti restrizioni date da bombardamenti e carenza di qualsiasi materiale.

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            1. Stai aprendo il vaso di AvioPandora 😉 Mi parli di aerei e della Seconda Guerra Mondiale.
              La Battaglia d’Inghilterra l’ho anche combattuta (nei cieli virtuali) a bordo di Me 109, Me 110 e FW 190, quest’ultimo meno famoso del primo, ma una spanna sopra. Il Me 109 soffriva di limitata autonomia e un armamento pesante con un limitato munizionamento (i 60 colpi del cannoncino da 20 mm sono letali ma vanno usati con parsimonia). Dopo il bombardamento di Berlino a opera della RAF, Goering commise l’errore più grande a impiegare i bombardieri He 111 (gli unici bombardieri pesanti) sulle città inglesi invece che sulle installazioni militari. Avesse continuato così e i britannici avrebbero perso. La scorta di Me 109 così consumava troppo carburante e lasciava i bombardieri da soli nel viaggio di ritorno. Ogni equipaggio tedesco era perso anche se si paracadutava. Ogni pilota inglese veniva recuperato. Gli Stuka erano già obsoleti all’inizio di quella battaglia. Ti assicuro per esperienza simulata che dopo la picchiata, nella richiamata gli Stuka sono delle sitting duck. Come pilota RAF ne li abbattevo mettendomi in coda nella fase della loro richiamata. Il mitragliere di coda con la sua 7.62 mi faceva il solletico. Lo Stuka fu efficace in Russia e ho letto un bellissima autobiografia dell’asso tedesco Hans Ulrich Rider (Stuka Pilot, chiaramente in inglese). Sia i tedeschi sia i nipponici non avevano speranze con la potenza industriale americana: il P-47 Thunderbolt, il P-51 Mustang per citarne un paio, surclassavano qualsiasi aereo tedesco a parte il Me 262 (primo aereo a reazione impiegato in guerra). La Flak 88 era il principale nemico dei bombardieri americani, la superiorità aerea tedesca era persa dal D-Day. Lo Zero saltava in aria alla prima raffica di P-38 o di Corsair, i serbatoi non erano auto sigillanti, per essere così maneggevole aveva risparmiato sulla blindatura e l’armamento. Non avevano speranze davvero.
              Spero di non averti tediato…ma io starei le ore a parlare di queste cose 😉

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              1. Tediarmi? Io sull’argomento guerra mondiale mi getto a pesce. L’obsolescenza dell’armamentario tedesco è diventata visibile prima della campagna di Russia. Paradossalmente le uniche battaglie combattute erano in Africa, questo significa che dalla conquista della Francia alla campagna di Russia, in Europa la Germania è rimasta ferma. Se poi si vogliono anche smentire certe dicerie sulla superiorità della Germania all’inizio del conflitto, possiamo farlo: in Polonia la Wehrmacht non era certo il miglior esercito al mondo, ma contro i cavalli ci vuole poco. In Francia andavano con il carretto e i tank francesi erano migliori dei Mark tedeschi… differenza? I francesi li hanno usati male, i tedeschi molto bene. Sulla battaglia nei cieli hai detto tutto te (e molto bene), strapotere all’inizio del conflitto mondiale, poi gli Alleati si sono messi in careggiata ed ecco che l’Asse ha incominciato ad essere in difficoltà assurda (colpa di vari motivi, non per ultimo la manodopera etc). In Russia, i tedeschi, dopo l’inizio brillante in cui hanno falciato i russi come margherite, perdevano, circa, un soldato al minuto. Puoi capire che il ricambio non era del livello. Il nuovo arrivato veniva seccato subito. La grande innovazione dell’operazione barbarossa è stato sicuramente il Tigre e il Panther. Entrambi ottimi carri, ma con un’affidabilità pari ad un canotto rotto. Ogni 3×2 erano ko per qualche motivo. Quando andavano, però, erano letali. Di contro avevano uno stupendo T-43 che metteva allegria e simpatia nei cuori tedeschi e lo Sherman (campagne italiane, normadia etc – ma anche in russia arrivavano componenti americane…).
                A parte i cannoni fissi tedeschi (terribili quello usato a Stalingrado, il Dora, gemello del Gustav), il miglior pezzo era sicuro il cannone da 88mm (micidiale) e l’MG tedesco, un’arma molto efficace.

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  3. Ho visto pochi giorni fa per la prima volta Si Alza Il Vento e niente, io non riesco a non riempire gli occhi di goccioloni anche quando il film presenta mentalità e modi di fare non proprio occidentali. Trovo anzi troviamo (qui ci metto anche la moglie) che abbia un modo di trattare le cose così delicato che dopo aver visto un film così ti senti un po’ più arricchito!

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    1. E non ti sbagli. Questo film è sicuramente il più “maturo”, parola che non uso con piacere ma in questo caso non è usata a sproposito, come spesso accade. E’ giunto a un punto di perfetto equilibrio, di bilanciamento certosino del suo linguaggio onirico sposando temi adulti, senza utilizzare tramiti di creature fantastiche o mondi paralleli o alternativi. E’ commovente, è un abbraccio, e poetico nella misura in cui sentì che la tua anima si solleva e si libra in aria, proprio come quegli aerei cui il Maestro (ed io) è intimamente così legato.
      Mi fa piacere che tu sia ritornato qui a condividere queste emozioni. Un abbraccio a tutti e 3!

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        1. Miyazaki è un vero maestro del racconto. Può non piacere per questo suo stile onirico e con personaggi fanciulleschi. In realtà è solo il suo linguaggio. Tecnicamente superbo e denso di contenuti, non necessariamente “messaggi”. Ognuno può perdersi. Secondo me, questa è la sua vera maestria.

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          1. Si, io ci trovo una coerenza di fondo. Sia da un punto di vista tecnico ad esempio nella ricostruzione meccanica dei mezzi. (Esempio Lupin, Porco Rocco e Si Alza Il Vento) sia nei temi (Ecologia, odio per la guerra) sia nella rappresentazione del male (Mononoke, Howl e la Città Incantata) sia nel trovare anche nelle separazioni, un lieto fine.

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            1. Posso mettere solo una stella, ma te ne vorrei mettere almeno 10 a questo commento! Una per il commento in sé e 9 per il “Porco Rocco”:
              Miyazaki feat. Siffredi! Ommmiodddddio!
              Il tuo correttore ortografico è un genio della comicità paradossa! Lo voglio anche io!

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