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Giovedì gnocchi

Da “Priscilla, la regina del deserto”

Questo post non si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire il mistero del più classico dei menu del giovedì. Da un’insulsa usanza, un titolo insulso per un post insulso. Navigante avvisato.

Giovedì, oggi è giovedì…un’afosa, soffocante sera di un giovedì di agosto. Porca miseria è già giovedì! E’ già quasi trascorsa una settimana delle tre di ferie, dopodiché ritorno al lavoro, al delirio metropolitano, alle polveri sottili, al parcheggio all’O.K. Corral, all’emergenza idrica, alle “bombe d’acqua”, ai tombini tappati e le vie allagate. Sempre che decida a buttare un po’ di pioggia su questa riarsa terra. Angeli stitici? Giove Pluvio con problemi di prostata?

Il riscaldamento del pianeta, di cui già si parlava quando ero ancora dietro un banco di scuola, abbiamo scoperto essere una “bufala”, un “fake” per dirla come quel faccia di cool del Presidente degli Stati Uniti d’America con i capelli più “fake” che un parrucchiere abbia mai creato e con un programma di politica interna ed estera che speriamo si riveli davvero un “fake”. Previsioni del tempo in Corea del Nord: perturbazioni in arrivo, previste abbondanti precipitazioni di tritolo e altri metalli pesanti. Speriamo che le previsioni del tempo non ci azzecchino.

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Racconti poco intelligenti

“Ascolto storie d’amore. Gratis.”. Foto scattata da mia sorella Giorgia alla Stazione Centrale di Napoli.

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me (esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, un altro post per I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta e a questa mia indomabile pulsione al ‘tip-ritap-tiri-tap-ta-tap’ su una tastiera, che definirla ‘scrivere’ mi pare troppo.

Ispirato e liberamente tratto da ‘Canzone contro la paura’ di Brunori Sas

Scrivo racconti poco intelligenti, che non li capisci subito e forse nemmeno se li rileggi. Racconti buoni per andarci al bagno, racconti che – se vuoi – li puoi stampare e sono buoni da accartocciare, sono racconti un poco irriverenti. Insomma racconti come me, che ho perso parecchi capelli e la barba che ho fatto crescere per compensarli, ormai è a pois grigia e bianca,
Racconti per chi non ha voglia d’abbaiare o di ringhiare, racconti tanto per scrivere, racconti che parlano a chi vuole condividere e chi non vuole essere cinico e smettere di credere che il mondo possa essere migliore.

Perché alla fine, dai, di che altro vuoi scrivere?
Che se ti guardi intorno non c’è niente da raccontare. Solamente un grande vuoto che a descriverlo ti fa male. Perciò sarò superficiale, ma in mezzo a questo dolore, a tutto questo rancore, a tutto questo rumore, io scrivo anche solo per me.

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Ghost in the Fingers [4.0]

Ghost in the Fingers. “Fantasma nelle dita”, questo il titolo dell’appuntamento che questa volta passa l’Oste, perché il solito convento si è rifiutato per decenza e carità cristiana. Un appuntamento che mancava da oltre tre anni e nessuno ne sentiva la mancanza. Nessuno neanche se n’era accorto, visto che gli unici testimoni oculari, due generosi blogger che vi hanno appuntato la stelletta di apprezzamento, sono spariti dalla blogosfera: per loro, un appuntamento fatale. Meglio del film The Ring: leggi quel post e di te rimarrà solo cenere di bit.

Un divertissement, vizio privato di scrittura, in cui le dita si muovono libere, con l’unico limite di una traccia scritta tanti anni fa e che si rinnova solo in alcune parti, proprio come un update versione [numeroprogressivo.0]. Questa è l’update [4.0]. Ho un tarlo ormai assunto a tempo indeterminato: falangi, falangine e falangette hanno sviluppato una loro coscienza e la consapevolezza di Sè. Dita sospinte da un fantasma, un “ghost” simile a quello del bionico agente Motoko Kusanagi (una gran gnocca di fantasma!), protagonista di Ghost in The Shell.

Un appuntamento che, come i protagonisti attirati dal video proibito in The Ring, ha attirato inesorabilmente le mie dita verso la tastiera, visto che dal 30 marzo al cinema è in proiezione la versione “live action” di Ghost in The Shell, acclamato capolavoro dell’animazione di Mamorou Oshi, ispirato ai manga di Masamune Shirow.

Tip-ritap-tiri-tap-ta-tap. Le mie dita stanno andando. Chi ha stomaco e coraggio, mi segua…

Frame della scena mitica dell’inizio del film Ghost in The Shell (1995)

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Scrivere, un libro di Anne Lamott

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“Ma non si può insegnare a scrivere”, mi dicono. Io rispondo: “E tu chi cavolo sei, il Magnifico Rettore dell’Università di Dio?”. La scrittura ha moltissimo da offrire ed è piena di sorprese. La più bella e preziosa è che imparare a scrivere vuol dire anche, e prima di tutto, imparare a vivere” (cit. Anne Lamott).

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me(esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, mi capita tra le mani questo libro di Anne Lamott, scrittrice finita nella Hall of Fame dello stato della California (mica Sgurgola!). Finalmente in I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta, un post al suo postO: scrivere.

“Scrivere. Lezioni di scrittura creativa” di Anne Lamott, pubblicato da De Agostini nel 2011, può attirare il lettore per i motivi sbagliati. Chi si aspetta un manuale per migliorare il proprio stile di scrittura fa bene a girarne alla larga, onde evitare di rimanerne deluso. In Rete, diverse recensioni o commenti negativi dimostrano che chi ha letto il libro non ne ha colto il reale spirito ed è rimasto fermo al titolo e sottotitolo. Il sottotitolo “Lezioni di scrittura creativa” è frutto di una spinta marchettara e ruffiana. Il titolo originale del libro di Anne Lamott, pubblicato la prima volta nel settembre 1994 negli USA dall’editore Pantheon, è “Bird by Bird. Some Instructions on Writing and Life”.

Il titolo italiano gioca al rialzo sulle reali intenzioni dell’autrice dichiarate nell’originale: “qualche suggerimento sulla scrittura e la vita”. Per capirne lo spirito correttamente, al potenziale lettore basta girare il libro e leggere la quarta di copertina, in cui l’autrice racconta la genesi di questo libro:

“Trent’anni fa il maggiore dei miei fratelli, che allora aveva dieci anni, si trovò alle prese con una ricerca scritta sugli uccelli, per la quale aveva avuto tre mesi di tempo e che doveva consegnare il giorno dopo. Eravamo a Bolinas, nella nostra casetta di villeggiatura, e lui era seduto al tavolo della cucina con le lacrime agli occhi, tra fogli di quaderno, matite e libri sugli uccelli ancora intonsi, sopraffatto dall’enormità del compito che lo attendeva. Mio padre allora gli si sedette accanto, gli mise un braccio sula spalla e disse: ‘Un passo alla volta, figliolo. Un passo alla volta’

“Bird by bird, buddy. Just take it bird by bird”

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Burnout Revenge: vendetta di uno stress mentale

Burnout Revenge (Xbox 360): manna per l’automobilista frustrato, catarsi dello stress mentale da traffico metropolitano. Se riuscite ad arrivare alla fine del post scoprirete cosa c’entra…o forse non c’entra per nulla.

Continua il Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me(esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo. E visto che questo è il terzo post con tale farneticante tema, si battezza la nuova rubrichetta votata all’ O.T. a manetta: I.Blogger. Se già ne avete avuto abbastanza, l’uscita è in alto a destra (we meant no harm to left-handed people).

Perché scrivo? Nell’ordine risponderei: 1) non lo so; 2) perché mi viene così; 3) beh…per momenti come questo. Quando “dentro” ti trovi immerso in una soluzione liquida, <BZzzsssT!> sinapsi cortocircuitate, <Flash!> sprazzi di idee, <BANG!> impressioni, <WHhooOSH!> spunti, pensieri accavallati uno sull’altro come quel gioco che da piccoli facevamo in cortile: la cavallina nella variante lunga, dai risultati prossimi all’ammucchiata selvaggia con effetti devastanti sulla spina dorsale di quelli che stavano sotto. Piegati e avvinghiati, uno alla schiena dell’altro, i componenti di una squadra si disponevano in una lunga catena; il primo dell’altra squadra prendeva la rincorsa e doveva saltare il più avanti possibile sulla schiena di quei poveretti in fila, i quali dovevano mantenere l’assetto senza cedere. Assestatosi “in groppa” il primo, il secondo seguiva e così via tutto il resto della squadra dei “saltatori”; qualcuno, però, si lanciava con troppa foga, atterrava scompostamente, andava vicino all’incrinamento di un paio di vertebre del malcapitato di sotto nella fila indiana e, rimbalzando malamente, ricadeva di cranio. Bene, i miei pensieri, sensazioni, idee e impressioni stanno giocando a questa variante di cavallina…

Scrivere mi permette di passare dalla parte della squadra dei “saltatori”…

…O forse no. Ma mi piace pensare che sia così.

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Anche un blogger ha un cuore

Viaggio-allucinante
Continua il Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, iniziato con “Ogni blogger è un killer“, una delirante introspezione del rapporto tra l’Idea e il Blogger, così si piace definire il mentecatto che scrive in evidente delirio di megalomania e di auto-proclamata rappresentanza di una categoria che, a stento, viene riconosciuta. Con una certa pudicizia e malcelato orgoglio quella rara volta che ti azzardi a dire “Sai, ho un blog…”; se ti dice male:”Ah anche io! Mi dai l’amicizia?“; se ti dice bene:”Ah, scrivi sull’Internet(te) una specie di diario…”.

Partorito come un bimbo “settimino” questo post avrebbe dovuto avere una gestazione meno frettolosa, ma visto che ogni anno 40.000 neonati, il 7% circa delle nascite, vengono alla luce pretermine, occorre farsene una ragione e dedicargli tutte le attenzioni per accompagnarlo gradualmente nel suo cammino verso l’autonomia e la maturazione, fino ad arrivare “al passo” con gli altri piccoli post già pubblicati. Perciò siate pure spietati con quell’ansioso del “padre”, ma abbiate amorevoli commenti per questo post(icino). Nel vostro cuore. Perché anche un Blogger ha un cuore.

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Ogni blogger è un killer

Idea Killer © Work Wankers – http://workwankers.com/

Idea Killer © Work Wankers – http://workwankers.com/

Io sono un killer. Quando una diafana sensazione, evocata da una miscela di memorie remote ed esperienze contingenti, si sporge oltre quel confine che la promuove a sensazione cosciente, non ha più scampo. Il suo destino è segnato.
Le si fanno intorno, come sirene agli scafi degli antichi navigatori, emozioni e sentimenti, che impartiscono una spinta decisiva a questo contenuto cosciente e ancora allo stadio puramente cognitivo: entra nella mia “memoria di lavoro”, che conserva traccia di una mole, non censita, tuttavia imponente di precedenti dati.

La sensazione cosciente entra in una stanza, ma si rende conto che non è sola. Ve ne sono altre, tutte in competizione. Prende posto al banchetto: davanti c’è la commissione, formata da un unico esaminatore, che farà poi una scelta, la selezione di un singolo vincitore. In questa competizione “chi vince, piglia tutto”.

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