Assault Suit Leynos, 26 anni dopo su PlayStation 4

Assault Suit Leynos (PlayStation 4, 2016)

E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è Assault Suits Leynos!
Riprendo dall’ultima frase a effetto mistico-citazionale della recensione di Assault Suit Leynos per Sega Mega Drive, sulle note delle goticheggianti chitarre elettriche di Detonation Boulevard dei The Sisters of Mercy, per rientrare nel vivo della rubrichetta ‘Deja Vu, videogiochi che a volte ritornano non ci eravamo già visti, tu e io, a quel bar o era la sala-giochi del Mario’ (e con questa faccio concorrenza ai titoli dei film di Lina Wertmüller).

Rientriamo nuovamente nella nostra “tut(in)a” da assalto, cioè quel mech antropomorfo formato palazzo-di-cinque-piani che ingombra un pochino, ma quando spara è un autentico castigo di Dio e, bazooka in resta, catapultiamoci nel bailamme degli scontri a fuoco tra giganti corazzati e velivoli da combattimento in questa edizione rimasterizzata, graziata da un comparto audio-video tirato a lucido e alcune meccaniche migliorate. Non sarà comunque una passeggiata di salute, almeno per gli alieni.

Nel 2016, ad appena ventisei anni di distanza dal titolo originale sviluppato Nippon Computer Systems (NCS) per Sega Mega Drive, l’editore giapponese Rising Star pubblica Assault Suit Leynos per Playstation 4 e PC Windows, sviluppato da Dracue Software: a luglio l’edizione digitale, ad agosto l’edizione su disco per PlayStation 4 americana e a settembre quella per l’Europa.

L’occasione è ghiotta per rimettere le mani sul joypad e cimentarsi con un autentico classico degli spara-tutto di scuola giapponese (la più dura e pura), in particolare per il pubblico europeo, che negli Anni ’90 non aveva potuto usufruire nemmeno della distribuzione fuori dal suolo nipponico poiché esclusiva americana dal titolo storpiato, Target Earth.

Lo sviluppatore già fa sperare bene per una “remastered” fatta come il Dio dei Bit comanda: Dracue Software è giapponese fino a dentro le mutande! Provate a dare un’occhiata al sito dell’azienda: nell’era della globalizzazione sospinta a botte di clic di mouse e dai marosi di Internet, non c’è una concessione a chi non mastichi la lingua del Sole Levante! Inoltre, Dracue Software ha sviluppato di recente uno sparatutto a scorrimento orizzontale a base di mech e altra ferraglia armata, ispirato chiaramente ad Assault Suit Leynos: Kisou Ryouhei Gunhound EX (Sony PSP, 2013/ PC Windows, 2014).

Kisou Ryouhei Gunhound EX Limited Edition (Sony PSP, 2013)

Avvicinato alla “bocca” della PlayStation 4, il disco viene risucchiato al suo interno, segue un lieve frullo, una brevissima installazione e un paio di minuti dopo – assoluto miracolo nell’attuale generazione – siamo pronti a scatenare l’Inferno senza bisogno di un qualsiasi segnale. Anzi no,  aspetta che c’è l’Intro! E dopo, però…”Alieno tu m’a provocato e io mo’me te magno”.

Ai tempi dei 16 bit l’introduzione di un gioco era il “biglietto da visita”. Le introduzioni di Psygnosis dei suoi videogiochi per Amiga sono note per avere fatto, nell’ordine, sgranare occhi, spalancare mascelle e fare piombare mandibole inferiori a terra a un numero spropositato di videogiocatori.
L’introduzione di Assault Suit Leynos per Mega Drive era notevole, non spettacolare, ma lasciava il segno per l’evidente citazione e influenza di anime e manga di serie famose come Gundam e Starblazers: orde di invasori alieni a bordo di una flotta di astronavi e mech entrano nel Sistema Solare, non già per insegnarci qualche nota in più rispetto a quel “Sol-La-Fa-Fa-Do” di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, ma per suonarci una sinfonia di missili nucleari e raggi laser. Un Requiem con tutti i crismi.

Altro che rane! Piovono mecha e missili! Uno dei primi frame dell’intro di Assault Suit Leynos (PS4)

L’introduzione del nuovo Assault Suit Leynos è prevedibilmente migliorata nella presentazione grafica e ricalca fedelmente l’originale, non soltanto perché utilizza la stessa sequenza di immagini e testo, ma anche perché replica esattamente anche transizioni e i tempi. Ci si sarebbe potuto aspettare un’intro in spettacolare computer grafica e roboante accompagnamento audio in Dolby Surround, ma si è preferita la fedeltà all’originale. Dai giapponesi c’è da aspettarselo, fosse stato uno sviluppatore americano mi sarei meravigliato di una scelta così sobria.

Da qui le cose iniziano a complicarsi…

Prima di fiondarsi nella bolgia spaziale selezionando la voce “Game Start”, esploriamo quali “Option” abbiamo per tirare le cuoia.

Come ci facciamo uccidere oggi?

Si notano alcuni cambiamenti e sono decisamente benvenuti:

Continue. Permette di iniziare dall’ultimo livello in cui siamo stati ridotti a un ammasso di ferraglia buona per lo sfasciacarrozze. Nell’originale, finiti i crediti disponibili – e finiscono presto –  si è costretti a iniziare da capo dal primo livello.

Stage Select. Permette di giocare un qualsiasi livello già completato. Cosa buona e giusta sia per migliorare le nostre abilità in vista del prossimo e – sicuro come la morte (la nostra) – più duro livello nonché per aumentare i punti esperienza e sbloccare nuovi ammennicoli guerrafondai.

Pratice. Per i videogiocatori che non hanno mai giocato all’originale o a uno dei tanti emuli di sparatutto a base di mech, sono disponibili tre livelli “Practice”, grazie ai quali è possibile prendere confidenza con i movimenti , le abilità e l’armamentario di base.

Già dalla sezione “Practice” si nota una novità importante: viene introdotto un sistema di “punti esperienza”. I punti esperienza si accumulano giocando uno qualsiasi dei livelli (inclusi quelli “Practice”) e sbloccano non solo armi aggiuntive e altra ferramenta potenziata, ma anche “chicche” come gli effetti sonori originali delle armi, la colonna sonora originale, gli schizzi dei disegni a mano e varia concept art. Una volta sbloccati, questi contenuti sono accessibili nel menu “Option” alla voce Data Room, in cui è possibile consultare anche il manuale di istruzioni di Assault Suit Leynos per Sega Megadrive (in giapponese, what else?).

Questi sono “I Buoni” e…

Altra novità importante è la presenza di due modalità di gioco: Arcade e Classic.
La modalità Arcade è la versione appositamente rimasterizzata per PlayStation 4. La modalità Classic replica l’originale 16 bit ed è in tutto e per tutto – bastardaggine inclusa – identica alla versione per Sega Mega Drive, a eccezione della nuova veste grafica in alta risoluzione ed effetti speciali agli estrogeni pompati.

La modalità Arcade è un’esperienza che miscela passato e presente, apporta alcuni cambiamenti senza tradire lo spirito dell’originale.
La struttura delle missioni è identica: otto livelli, dal primo con l’attacco degli alieni alla colonia di Ganimede all’ultimo dell’infiltrazione nella nave ammiraglia dei Chron (questo il nome degli invasori). Ogni livello si differenzia dall’originale principalmente per la veste grafica che, oltre all’alta risoluzione, beneficia di sfondi, effetti e pregevoli dettagli aggiuntivi, come i bossoli che rimbalzano a terra mentre la mitragliatrice d’ordinanza traccia una scia di distruzione. Le ondate nemiche presentano un maggiore numero di avversari, ma appaiono esattamente nella stessa sequenza durante il livello.

Le armi sono fedeli all’originale: identici i nomi, stesse caratteristiche, sempre sei slot liberi di equipaggiamento a inizio missione e resta invariato il sistema di sblocco di armi e altri “optionals” bellici alla conclusione del livello  e in base alla “performance”.

Tutine Verdi = Cattivi

…e questi sono “I Cattivi”. [Libretto di istruzioni del gioco per Mega Drive]

Un altro elemento caratterizzante di Assault Suit Leynos è la fitta sequenza di dialoghi tra i personaggi su entrambi i fronti di questo conflitto. Viene così ricreata l’atmosfera di una guerra su larga scala e non la solita storia dell’eroe solitario che, nei videogiochi, si riassume nei seguenti tre punti:

  1. una flotta di alieni è in arrivo e di “identificato” ha solo l’intento ostile (NdA: a casa loro! Rimandiamo gli extra-galattici senza permesso di soggiorno a casa loro!)
  2. su tutto il pianeta esiste un unico pilota con la patente per pilotare l’unica astronave decente che l’Umanità sia riuscita a costruire a sua difesa. Questo pilota sei tu.
  3. Metti in moto la carretta spaziale e sei “Là dove nessun uomo è mai giunto prima” – e ci sarà pure un buon motivo – ma a teTe c’hanno mannato.

I dialoghi sono presenti nella stessa sequenza con un miglioramento: nell’originale, stringhe di testo in giapponese appaiono nella parte bassa dello schermo; in questa nuova edizione sono presenti anche le voci digitalizzate, sebbene in lingua giapponese, e il testo è finalmente tradotto in inglese. Si tratta di un’importante modifica poiché questo tipo di comunicazioni sono piuttosto frequenti, forniscono indicazioni sugli obiettivi, contribuiscono alla creazione dell’atmosfera. Tuttavia, sarebbe stato meglio avere la possibilità di ascoltare le comunicazioni in inglese poiché è difficile distogliere l’attenzione dalla concitata azione per andare a leggere il testo in basso allo schermo. Per chi non mastica la lingua del Sole Levante, mentre si combatte alla disperata, l’alleato giapponese che ti riempie di chiacchiere ha lo stesso effetto di una contromisura elettronica del nemico. Il disturbo delle comunicazioni del nemico è un principio base della guerra. Diciamo che aggiunge realismo, anche se a nostro danno.

Altre modifiche sparse sono alcuni nuovi tipi di avversari, un paio di boss aggiuntivi, un utilizzo dinamico della telecamera virtuale che si muove e zooma all’apparire di un nuovo personaggio-chiave o boss.

Il Boss del Livello 1 già mette in chiaro che gli alieni sono seriamente intenzionati a traslocare

Nel complesso, la modalità Arcade sembra essere più facile dell’originale.
Cosa buona e giusta visto che, sia nell’originale sia nella modalità Classic, è possibile selezionare tre livelli di difficoltà tra “Facile”, “Normale” e “Eroe”, ma se già a “Normale” si sudano le proverbiali sette armature, a livello “Eroe” indossate pure la mise in latex e borchie sado-maso style e iniziate ad auto-flagellarvi con il cavo USB del joypad.
In realtà, nella modalità Arcade la curva di apprendimento risulta ben calibrata nei primi livelli, per poi innalzarsi significativamente negli ultimi due. Nella mia run l’ultimo livello è stato un incubo: sembrava che gli sviluppatori si fossero divertiti a farmi arrivare all’ultimo livello, ma avessero deciso di non farmi giungere all’agognata fine, nemmeno dopo 26 anni. Nonostante fin dal primo livello avessi attivato l’auto-fire della bestemmia come efficace valvola di sfogo, sono stato a un soffio dall’aggiudicarmi il record olimpionico di lancio del joypad.

Il segreto è nella sottile tattica ereditata dall’originale. Assault Suit Leynos non appartiene al genere “bullet hell” ovvero uno sparatutto in cui si è circondati da fittissime salve di proiettili per cui è obbligatorio imparare a memoria i pattern di movimento e il sistema di colori come in Ikaruga.

Questo è il mio fucile, Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio fucile! (cit. Full Metal Jacket)

Prima di ogni missione, infatti, è possibile scegliere sei armi o equipaggimenti dall’inventario, che si arricchisce di nuovi dispositivi di distruzione e apparati di difesa ogni volta che si completa un livello. I nuovi equipaggiamenti così sbloccati offrono una varietà di armi con munizionamento limitato, potenziamenti del jet-pack, armatura e uno scudo, particolarmente importante per proteggersi almeno da una parte della gragnuola di confetti esplosivi al nostro indirizzo. In genere, l’arma d’ordinanza, ovvero una mitragliatrice (con colpi infiniti, ma dal danno limitato) è sufficiente a disporre in polvere di pixel i nemici di piccole e medie dimensioni. Per i boss e le astronavi più grandi ritornano utili armi con un munizionamento esplosivo a più ampio raggio e danno, come il lancia-granate, il lancia-razzi, i missili a ricerca di calore, le armi a raggi laser. Selezionando lo scudo o l’armatura, è possibile subire un maggiore numero di danni, a scapito però della capacità offensiva. La scelta tattica operata a inizio missione, pure nella sua semplicità, assicura profondità a tutto il sistema gioco. Insomma, ai novelli Jeeg Robot è sconsigliato il “corri-e-va”, meglio riflettere prima di buttarsi nella mischia.

Più grossi sono, più grosso è il rumore che fanno quando cadono

Un certo acume tattico è necessario nell’utilizzo delle armi durante i combattimenti: scaricare il lancia-granate addosso alle ondate di mech-carne-da-cannone dà certamente le sue soddisfazioni, ma significa anche dovere affrontare con un volume di fuoco poco più alto di una pistola spara-piselli il Boss di fine livello, ovvero una mostruosità meccanica che occupa almeno metà schermata e rigurgita proiettili come i fiotti di vomito la bimba indemoniata nel film L’Esorcista.

Il sistema di controllo è versatile e, dopo un po’ di pratica, permette di mirare e sparare in una direzione e muoversi contemporaneamente nella direzione opposta. Ci muoveremo leggiadri come un Nureyev in tuta spaziale nel mezzo del balletto la Morte del Cigno Alieno. Questa nuova edizione si arricchisce della possibilità di bloccare il braccio meccanico del mech in una posizione e così avere una linea di tiro fissa e stabile: è sufficiente muoversi per allinearsi al bersaglio. Questa tecnica risulta particolarmente utile per i nemici al di sotto e al di sopra del nostro mech e, in queste occasioni, riduce la difficoltà del sistema di controllo originario che costringeva a muoversi e aggiustare di conseguenza la mira.

La varietà degli scenari dei livelli compensa il numero non proprio elevato: sono otto e sono piuttosto limitati come estensione. Sebbene sia una tecnica possibile, il rush verso il Boss di fine livello non è consigliato. Il punteggio alla fine del livello è influenzato anche dal numero di nemici distrutti e un basso punteggio preclude lo sblocco di equipaggiamenti importanti, quindi avanzare lentamente permette di avere il supporto del fuoco degli alleati e puntare al “Top Score”. Inoltre nei livelli in cui l’obiettivo è la difesa della base o dei più lenti convogli di trasporto alleati, la tattica da seguire è quella di quel genio militare incompreso di Fabio Massimo, passato alla Storia come “Il Temporeggiatore”, mentre aveva capito prima di Scipione come affrontare uno dei più grandi geni militar di tutti i tempi, Annibale. Infine, nel Livello 3, dopo uno spettacolare e furioso combattimento a gravità zero, una ritirata meno frettolosa verso l’astronave-madre consente il salvataggio di un certo alleato e quindi di accedere a un bivio della storia.

Boss di fine livello 3. In battaglia si comporta bene, ma per trovare parcheggio è un autentico castigo di Dio!

Il prevedibile miglioramento sul fronte grafico e audio c’è e si vede. L’aspettativa non viene delusa: Assault Suit Leynos è – per noi vecchie cariatidi del videogioco – il sogno bagnato di chi giocava su console casalinga, che si sintetizza nella frase “è uguale al bar”. Una versione cabinata di Leynos non è esistita nemmeno in Giappone, tuttavia, se fosse esistita all’epoca, sarebbe stata esattamente così come si presenta su PlayStation 4. La grafica evoca la classica estetica degli sparatutto 16 bit, elevandola a potenza come se fosse generata da un cabinato dei primi anni ’90.
Ogni mech, astronave o altro mezzo coinvolto nello scontro è curato nei dettagli, le animazioni non lasciano a desiderare nemmeno su particolari secondari, come i proiettili che saltano dalla mitragliatrice e rimbalzano a terra oppure le scie dei missili e razzi, ogni arma ha un suo effetto visivo distinto, le esplosioni sono ricche e hanno volume. Questi effetti, uniti alla quantità di nemici e proiettili su schermo, riescono a comunicare al videogiocatore il senso di urgenza e di “ultima spiaggia” per l’Umanità.
Ogni scenario ha una convincente profondità di campo (ottenuta con più livelli di parallasse, tutti molto dettagliati) e contribuisce significativamente alla creazione dell’atmosfera di “guerra galattica” grazie a un buon numero di attività e mezzi, oltre che in primo piano, anche sullo sfondo.

La colonna sonora remixata per l’occasione non fa rimpiangere lo Yamaha YM2612, il chip sonoro del Mega Drive: evoca il mood delle musiche di una paio di decadi fa e, grazie a un campionamento nettamente più pulito e dinamico, aggiorna un’orchestrazione tra jazz e chitarre elettriche, che sottolinea in modo efficace i vari momenti della battaglia, la violenza degli scontri e la determinazione a prevalere dell’una fazione sull’altra.

In conclusione, Assault Suit Leynos per PlayStation 4 centra l’obiettivo: nonostante i cattivi pensieri che vi farà fare e le maleparole che vi farà pronunciare, è una “remastered” sacrosanta e pure benedetta.

Dracue Software è da apprezzare per avere restituito un’esperienza fedele alle scelte del design originale, tuttavia ventisei anni sono trascorsi e la “filosofia” di questo vecchio gioco potrebbe risultare indigesta ai videogiocatori degli Anni Duemila. Questa edizione è sicuramente rivolta – senza remore – a chi ha giocato Assault Suit Leynos per Mega Drive e, poi, Assault Suit Valken (Cybernator) e Metal Marines per Super Nintendo o, mai parchi di gioie sado-maso videoludiche, Assault Suit Leynos 2 su Saturn.

Assault Suit Leynos 2 per Sega Saturn

Chi ha giocato uno dei titoli della serie ‘Assault Suit’ o qualsiasi altro videogioco degli Anni ’90 ispirato ai robottoni di Gundam rimarrà piacevolmene stupito da questa moderna interpretazione di un classico tra gli sparatutto 2D, poco noto in Europa sia  a causa dell’assenza di una distribuzione ufficiale sia perché il 1990 per l’Amiga fu un’annata da ricordare: Turrican, Wings, DragonStrike, Speedball 2 e tantissimi altri. Tutto è stato ridisegnato con cura e il gioco non è mai apparso in una forma migliore. Potrebbe però non essere suffiiciente per chi è abituato ad Uncharted, Horizon Zero Dawn o l’ennesimo capitolo di Call of Duty. Gli esperti di Dark Souls e soulslike potrebbero trovare un’alternativa più sparacchina per continuare la loro Crociata contro i giochi troppo facili.

Nel bene e nel male,  per circa venti euro, Assault Suit Leynos è la testimonianza di una differente filosofia di design e di divertimento videoludico: ci ricorda quanto questo medium sia cambiato e cresciuto insieme alla nostra passione. Anche per quegli schifidi alieni.

Onda sonora consigliata: Loving The Alien di David Bowie

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