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The Ultimate History of Videogames

La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare

Autore: Steven L. Kent
Editore: Three Rivers Press
Anno: 2001
Lingua: inglese

Ho letto diversi libri sui videogiochi, ma se devo consigliarne uno, la scelta ricade senza nessun indugio sul libro di Steven L. KentThe Ultimate History of Videogames”, from Pong to Pokémon and beyond – The story behind the craze that touched our lives and changed the world: “La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare”, da Pong a Pokémon e oltre – La storia dietro la mania che ha sconvolto le nostre vite e ha cambiato il mondo.

Il libro è in lingua inglese…feeeermi con quel dito sul mouse, già vi vedo che state cliccando da qualche altra parte, vedo anche quel punto interrogativo che vi è spuntato a mò di fumetto sulla testa, quell’espressione dipinta sul viso tra il sorpreso, l’interdetto e un risoluto mavaaquelpaese….un libro in inglese può sembrare fuori posto (o forse sono io a non avere tutte le rotelle a posto…), ma se è scritto con passione e competenza non è possibile ignorarlo solo perché non esiste la sua traduzione. E’ sufficiente una conoscenza dell’inglese di base, non tecnica, un dizionario alla bisogna e un po’ di pazienza per scorrere, e – vi assicuro – scorreranno, le 591 pagine di questo tomo.

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Giovedì gnocchi

Da “Priscilla, la regina del deserto”

Questo post non si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire il mistero del più classico dei menu del giovedì. Da un’insulsa usanza, un titolo insulso per un post insulso. Navigante avvisato.

Giovedì, oggi è giovedì…un’afosa, soffocante sera di un giovedì di agosto. Porca miseria è già giovedì! E’ già quasi trascorsa una settimana delle tre di ferie, dopodiché ritorno al lavoro, al delirio metropolitano, alle polveri sottili, al parcheggio all’O.K. Corral, all’emergenza idrica, alle “bombe d’acqua”, ai tombini tappati e le vie allagate. Sempre che decida a buttare un po’ di pioggia su questa riarsa terra. Angeli stitici? Giove Pluvio con problemi di prostata?

Il riscaldamento del pianeta, di cui già si parlava quando ero ancora dietro un banco di scuola, abbiamo scoperto essere una “bufala”, un “fake” per dirla come quel faccia di cool del Presidente degli Stati Uniti d’America con i capelli più “fake” che un parrucchiere abbia mai creato e con un programma di politica interna ed estera che speriamo si riveli davvero un “fake”. Previsioni del tempo in Corea del Nord: perturbazioni in arrivo, previste abbondanti precipitazioni di tritolo e altri metalli pesanti. Speriamo che le previsioni del tempo non ci azzecchino.

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Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

 

Si Alza il Vento (2013, Hayao Miyazaki) – The Eternal Zero (2013, Takashi Yamazaki)

Nata come recensione di The Eternal Zero, inevitabilmente sono stato “costretto” a scrivere anche dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Si Alza il Vento, che avevo da tempo in programma di recensire. I due film hanno in comune il famoso aereo da caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero. E qui si fermano i punti in comune. Hayao Miyazaki è entrato in forte contrasto con Naoki Hyakuta, l’autore del romanzo best-seller in Giappone, di cui The Eternal Zero ne è l’omonimo adattamento cinematografico del regista Takashi Yamazaki: le loro posizioni sono inconciliabili. Dopo la visione di entrambi i film, provo a metterli d’accordo. Missione “suicida”?

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Sant’Antonio 2.0, una storia di catene e protettori

Sant’Antonio 2.0

Incuriosito dal fatto che in Italia, paese di santi, poeti e navigatori, vi siano 11.811 santi protettori mi sono chiesto se ve ne fosse uno per i blogger. Sono magnanimo e non pretendo che vi leggiate il post precedente Un Santo patrono dei blogger, perciò faccio uno sforzo di sintesi. Parlare di santi, evidentemente già mi rende più buono e comprensivo.

“Ho visto la luce! Ho visto la luce! “[cit. The Blues Brothers]

Da fonti cattoliche esiste il santo patrono dei blogger ed è Francesco di Sales, il santo protettore dei giornalisti. In realtà, il beatificato Francesco francese viene indicato come il santo protettore dei blogger cattolici. 

L’esclusione dei blogger non cattolici ha risvegliato in me quel rapporto particolare e personale che noi napoletani abbiamo con i santi, meravigliosamente descritto in De Pretore Vincenzo di Eduardo de Filippo e in alcuni sketch comici de La Smorfia di Troisi-Arena-De Caro.

La mia proposta, più inclusiva, è ricaduta quindi su: Sant’Antonio di Padova. D’ora in poi lo chiamerò “solo” Sant’Antonio. Continua a leggere


Un Santo patrono dei blogger?

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana (foto da web)

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”, le virgole le ho aggiunte io. Questa la famosa frase scritta sul frontespizio del Palazzo della Civiltà Italiana, situato nel quartiere EUR di Roma, noto anche come “Colosseo Quadrato”.  In realtà, a essere famosa non è tanto la frase originaria ma la sua esemplificazione: “Italia, patria di santi, poeti e navigatori”, più sbrigativa e decisamente più “2.0”.

Senza chiamare in causa tutti gli Stati Generali e perfino i “trasmigratori”, mi limito ai santi, tralasciando poeti e navigatori poiché, nel caso dei poeti, ci è sempre stato detto che “con la cultura, l’arte e la bellezza non si mangia”; nel caso dei navigatori il disastro della nave Concordia suggerisce un rispettoso silenzio per le vittime e la damnatio memoriae dello scellerato comandante. Rimangono i santi.

Non è la prima volta che in questa webbettola si scrive di Paradiso e si tirano in ballo i santi (e non solo per evocarne a sproposito i nomi dal calendario). In La Fine del Mondo e De Pretore Vincenzo e la festa del papà  mi sono avvicinato alle più alte sfere celesti con garbo e rispetto, un pizzico di ironia e ciò che mi è rimasto della Fede. Riconosco che il mio approccio sia poco ortodosso, tuttavia di estremo rispetto. Chi dovesse sentirsi offeso, mi cancelli dalla cronologia così da non incappare più in questo lido sperduto tra i marosi di Internet, ma – abbiate pietà voi che dite di esercitarla –  non infognatemi lo spazio dei commenti con invettive, caccia-alle-streghe, sante-inquisizioni(che di “santo” non avevano nulla) perché altrimenti mi costringete a citare Ezechiele 25.17:

“E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te”.

Versetti che voi uomini timorati e pronti a imbracciare la spada al grido “Dio lo vuole!” (‘sta frase non mi è nuova…) sapete benissimo essere di pura invenzione nel film Pulp Fiction e che Ezechiele – se potesse – non esiterebbe a definire “fake” o “bufala” sulla propria pagina dei social network più diffusi. Tuttavia, come Oste e “admin” di questa webbettola quoto Ezechiele e ne applico gli insegnamenti.

Spero perciò di avere sgombrato il campo da fraintendimenti, anche in ossequio a ciò che la nonna paterna mi ha sempre consigliato:“Non è buona educazione iniziare a parlare con una persona appena conosciuta di religione, sesso e politica”. Sarà pure buona educazione, ma se escludo questi tre argomenti, ho una fortissima limitazione al solo iniziare un colloquio con chicchessia, visto che capisco poco o nulla di calcio e non guardo mai le previsioni del tempo.

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L’origine della vita (discorso tra due gemelli di sei anni)

Jacopo e Diego cinque anni fa…Già confabulavano. Per fortuna non li capivo e non dovevo delle risposte…

Da dove veniamo? Come siamo nati? Chi sono questi due che chiamiamo “mamma”(semper certa est) e “papà”(numquam)?

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della nostra vita in cui ci siamo posti questi quesiti con pesanti ricadute escatologiche. Il “chi siamo” e il “perché proprio noi qui e in questo momento”, indipendentemente dalle risposte, sono connesse alle aspettative ultime e più intime dell’Uomo, alla Vita e alla Morte come momento di passaggio (o di fine), e tende a influenzare la nostra visione del mondo e, di conseguenza, il nostro comportamento nel quotidiano.

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della vita di tutti gli uomini in cui si sono posti questi quesiti, con la consapevolezza che trovare una risposta, certa e univoca, non appartiene invero al ciclo di vita di un singolo essere umano, ma a più generazioni.

Fin dai tempi antichi l’esistenza della vita (e a ciò che esiste o non esiste dopo la morte) ha ricevuto le risposte più disparate, originando miti, leggende, riti, culti e trovando l’humus perfetto nelle religioni.

Quando ho ascoltato – senza essere visto  – il discorso dei miei due nanerottoli di sei anni sull’origine della (loro) vita, ho compreso che il “mestiere” del genitore non è un “mestiere”, ma una missione; ho compreso che l’escatologia non è alla mia portata, tuttavia devo darmi da fare per prepararmi seriamente a dare delle risposte comprensibili.

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Viva il Messico! Ep.#27 BIS – Intervista a Francesco sul mistero del munaciello messicano

Spiaggia di Tulum – Il mitico Frank si staglia come bronzeo concorrente maya a quelli nostrani di Riace

Segue da Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Dopo avere raccontato del suo incontro con il munaciello messicano, ho avvisato il mio amico e compagno di questo viaggio Francesco, che segue queste mirabolanti avventure grazie ai link che gli invio via messaggistica istantanea. Uomo paziente e buono, che sopporta questa mia invadenza logorroica e, sopratutto, essendo il mio socio nel torneo messicano di scopone (poco)scientifico, ha sopportato giocate totalmente a membro di cane da parte di questo mentecatto che scrive. Ne è venuto fuori un gagliardamente caotico scambio che – da consumato blogger (nel senso che ho consumato tutti i neuroni sani) – mi è apparso proprio come un’intervista (a sua insaputa) al protagonista di questo strano caso, denso di mistero e qualche brivido lungo la schiena.

Di seguito l’intervista a Francesco sul mistero del munaciello maya!

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Viva il Messico! Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Piscina di Chan-Kah Resort Village, Palenque. Da destra: Francesco, Lucio, Diego. Io dietro la macchina fotografica. Ma…Ma chi è quel bamboccio lì alla loro sinistra?!?

Segue da Ep.#26 – Palenque, l’arrivo

11° dia: Palenque

L’arrivo a Palenque corrisponde esattamente a quanto anticipato dal fratello di Frank, Jimmy: buco fetente e infuocato. La nostra sistemazione al Chan-Kah Resort Village, ci ha riservato un paio di sorprese: la prima potenzialmente disastrosa, cioè la nostra prenotazione volatilizzata nel nulla (ne abbiamo fatte solo due, una per l’arrivo in terra messicana e questa a metà viaggio); la seconda, invece, meravigliosa, cioè piscina e cabañas immerse nella foresta tropicale con tanto di cocktail a bagnomaria, portico personale con sedia a dondolo y lucciole come in un film dello Studio Ghibli. Mancava che spuntasse Totoro ed eravamo al completo.

Ci siamo lasciati alle spalle lo splendido Yucatan, ora siamo in Chiapas. Alla fine della giornata, il sonno, non tanto dei Giusti, ma degli Stanchi Morti, ci ghermisce nonostante il consueto tasso di umidità che “Caronte” al confronto è una brezza marina di prima mattina.

La notte passa indenne…o quasi.

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Un po’ di pioggia?

“Antonio, fa caldo” questo il tormentone di una campagna pubblicitaria televisiva di cui non ricordo però il prodotto. Quindi è stata un fallimento, almeno nel mio caso (poco male).
Fa davvero caldo. Questo luglio mi è sembrato non volere dare tregua, ci si sono messi pure i meteorologi e i giornalisti enfatizzando la nostra percezione di arsura tirando in ballo “Caronte”: così hanno chiamato l’anticiclone ormai protagonista di questo giro di boa dell’anno. Io lo so, ci godono a seminare il panico, se non danno una brutta notizia gli piglia a male. Secondo me è un GomBlotto contro gli anziani: più fa caldo, meno possono uscire all’aperto come da accorato appello su tutti i mass media ognibenedetta estate. L’obiettivo è di concentrare grandi masse di anziani nei centri commerciali (notoriamente luoghi con aria condizionata anche nei cessi) di modo che spendano qui tutta la loro pensione. Ma non pensate che siano dei reietti capitalisti o semplicemente dei malvagi, nonsignore!  Lo fanno per la nostra economia asfittica. Lo fanno perché così la sudata pensione delle persone anziane non finisce nelle mani di quei bamboccioni, nulla-facenti di figli che a trent’anni, laureati mica solo per essere lodati, magari fuggono all’estero con il “tesoretto” e con i loro cervelli (ai miei tempi con una bella gnocca, ma io so’vecchio). Fa davvero caldo, a giudicare da quello che scrivo. 

E allora alla ricerca di un po’ di sollievo da questa cappa senza spada, ma da spiedino, scartando l’idea di iniziare la Danza della Pioggia (perché come ballo io, vengono giù la grandine e le rane, come giusta punizione), mi è venuto in mente un “posto” dove trovare un po’ di pioggia:

Rain su PlayStation 3

Rain non è una produzione milionaria, un videogioco che ha venduto a catafascio e ne sono seguiti n-mila capitoli dopo. Rain è un piccolo gioco indipendente, sviluppato e pubblicato da Sony Japan nel 2013, inzuppato di Proust e Debussy.

Rain è la prova che si può scrivere di videogiochi con la stessa dignità di altre forme d’espressione e farle intersecare, nell’insondato e vasto ipertesto della nostra mente per trovare una preziosa pepita, ma anche una pagliuzza d’oro, in quello stesso luogo che abbiamo setacciato già tante e tante volte.

Nessuna pretesa di averlo fatto per bene, ma almeno di averci provato.

Spero possa rinfrancarvi almeno nell’animo la senti(mental)-recensione che ho scritto un po’ di tempo fa, rivista e ritoccata qui e là per questa occasione.

Continua a leggere: Rain, rêverie digitale.

Rain, (c) 2013 SCE Japan Studio per PlayStation 3

 


Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

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Destinazione PlayStation Città

Non sottovalutate la potenza di PlayStation! Questo il claim della campagna pubblicitaria della prima PlayStation. Strano è che uno slogan pubblicitario si sia poi rivelato vero!

Se volete seguirmi in questo viaggio, siiore e siiori, salite su questo treno diretto, uno di quei vecchi treni che di “diretto” ha solo il nome, perché tra la stazione di partenza e quella di destinazione si ferma a tutte le stazioni intermedie, facendoti scoprire dei posti sperduti, procede lento al ritmo di ferro e traversine e ti culla al suono  del dum-du-dum. Il biglietto costa solo un po’ della vostra attenzione e pazienza.

Benvenuti sul treno, destinazione PlayStation Città.

Destinazione PlayStation Città [foto by RedBavon]

I giochi della PlayStation, come di qualsiasi console, sono la linfa vitale, il motivo di acquisto da parte di un consumatore. E la prima console Sony aveva tanti buoni motivi per restare stabilmente infissa sul mobile sotto la TV del salotto buono.

Nel giugno del 1996, nove mesi dopo il lancio europeo, misi insieme la vile pecunia per acquistare il nuovo accrocco colore grigio-topo e un paio di giochi, visto che la PlayStation inaugurò la vendita dell’hardware senza giochi in bundle, cioè inclusi nella confezione e nel prezzo della console. L’essere riusicto a trovare un primo lavoro in cui venivo anche pagato, il colpo di grazia a ogni mia eventuale resistenza a non cedere alla potenza di PlayStation fu una sostanziosa riduzione di prezzo della console. In Italia, il prezzo di lancio della console di 700.000 lire (=€.361,52) era ampiamente fuori della portata del mio portafogli, sia per a causa dell’esoso numero di fogli di carte da mille lire, sia per motivi “morali”: quasi il doppio di qualsiasi console di videogiochi che abbia mai acquistato, il prezzo quasi di un computer. Nel giugno del 1996 la riduzione di prezzo a 400.000 lire (=€.256,58), i risparmi accumulati e, sopratutto, una prospettiva di recupero di quanto speso nei mesi a venire, rese realistico il miraggio videoludico di cui leggevo da mesi sulle pagine delle riviste specializzate. Mi recai così in un negozio di giocattoli nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, quartiere che all’epoca bazzicavo spesso sia per lavoro sia per le mie trasferte di cuore tra la mia città e Roma. Uscii dal quel negozio in una tarda mattina assolata , calda e metropolitanamente afosa di giugno, trionfante e trepidante come ognissantavolta che ho acquistato una console, sotto braccio una grossa scatola e due giochi, Ridge Racer Revolution e Alien Trilogy.

Nella confezione un misero disco demo, che ancora conservo. Tocca rimediare…

Avevo appena messo piede sul treno destinazione PlayStation Città. Siioore e Siioori, in carrozza! Si parte.

 

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H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Antivirus fallito

RedBavon Born to Shoot Down Bacilo

H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Anche il più disperato dei giocatori capisce che non sono giocabili al Lotto, i più incalliti potrebbero sostenere che B-Brisbane è un purosangue australiano erede dei campioni Phar LapTulloch e se lo giocherebbe senza esitazione al GranPremio di Agnano e a Capannelle. Allora potrebbe essere la combinazione segreta (ormai non più…ehm) del mio PC d’ufficio e custode di tutti i segreti aziendali tra cui la ricetta della bomba alla crema…

H1N1 è una vecchia conoscenza, affonda la mia bagnarola uno o due volte l’anno, gli fanno (in)degna compagnia H3N2 e B-Brisbane per un trittico che vi verrà servito come Specialità stagionale: influenza.

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Good Old Games Ads #3: The Millennium Bug

Sony PlayStation

1994-2006, Sony
Introducing The Millennium Bug
da Il Sole24Ore, dicembre 1999

Vi ricordate all’alba dell’anno 2000 o, se preferite, al tramonto dell’anno 1999 le profezie apocalittiche a causa del Millennium Bug a opera, non di un sacerdote Maya qualunque di 2000 anni fa, ma di esimi luminari dell’informatica e di un codazzo di opinionisti e giornalisti?

Giornali autorevoli e trasmissioni televisive, con uno spiccato gusto del catastroficodipingevano a tinte fosche il destino dell’umanità all’alba del nuovo millennio puntando il dito contro l’invasività della tecnologia in ogni attività umana…e Internet era ancora agli albori (ci si collegava con un modem a 56K o in azienda una ISDN) e non si era ancora abbattuto nelle nostre vite il fenomeno “social network”. Vai a pensare che oggi si parla di Internet of Things!

La Santa Inquisizione sarebbe stata orgogliosa di costoro.

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Racconti poco intelligenti

“Ascolto storie d’amore. Gratis.”. Foto scattata da mia sorella Giorgia alla Stazione Centrale di Napoli.

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me (esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, un altro post per I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta e a questa mia indomabile pulsione al ‘tip-ritap-tiri-tap-ta-tap’ su una tastiera, che definirla ‘scrivere’ mi pare troppo.

Ispirato e liberamente tratto da ‘Canzone contro la paura’ di Brunori Sas

Scrivo racconti poco intelligenti, che non li capisci subito e forse nemmeno se li rileggi. Racconti buoni per andarci al bagno, racconti che – se vuoi – li puoi stampare e sono buoni da accartocciare, sono racconti un poco irriverenti. Insomma racconti come me, che ho perso parecchi capelli e la barba che ho fatto crescere per compensarli, ormai è a pois grigia e bianca,
Racconti per chi non ha voglia d’abbaiare o di ringhiare, racconti tanto per scrivere, racconti che parlano a chi vuole condividere e chi non vuole essere cinico e smettere di credere che il mondo possa essere migliore.

Perché alla fine, dai, di che altro vuoi scrivere?
Che se ti guardi intorno non c’è niente da raccontare. Solamente un grande vuoto che a descriverlo ti fa male. Perciò sarò superficiale, ma in mezzo a questo dolore, a tutto questo rancore, a tutto questo rumore, io scrivo anche solo per me.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Per alcuni speranze che svaniscono come ricordi sfuggenti, per altri solo una battuta d’arresto e ora dritti per la loro via. Strade che si separano…No, che avete capito? Tati, Zeus e RedBavon restano uniti e continuano imperterriti nella loro missione messicana, che con il caldo di questi giorni rende anche l’atmosfera infuocata per davvero.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9

Moderato ma non troppo

Preso a scappellotti dall’Oste e dal Cocalero, Marcelo Diaz rimane titubante sul da farsi. Le mani pendono al lato del corpo prima di prendere vita e portare un sigaro, intonso, alle labbra.El Cocalero aveva le sue buone ragioni, c’era da ammetterlo, e l’Oste non gli era mai sembrato colpevole in toto, ma… C’è quel dannato “ma”.
Chi non ha timore, non si scatena così.
Chi è innocente, non diventa una furia.
Chi è spaventato, però, lo diventa.

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Nintendo Classic Mini Super Nintendo. Maledetta Nintendo ci hai fregato anche questa volta!

L’account Twitter di Nintedo America, Europa e Italia – ho controllato tutti e tre…co’ste bufale vaganti tocca diventare Buffalo Net-Bill – oggi ha cinguettato la notizia che, dopo l’enorme successo del Mini NES, molti si attendevano e auspicavano:

il Super Nintendo in versione Mini Classic!

Il 29 settembre nei migliori salotti e camerette.

Cosa ci portiamo a casa? E quanto costa? Ma la fai finita con ste robbbe di nostalgia-nostalgia-canaglia?

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Guida la(i)conica di Napoli – Cap.2: O’ Munaciello

Zona Pendino foto da “La Napoli di Bellavista” di Luciano De Crescemzo, 1979 Arnoldo Mondadori Editore

Una parola, una frase in napoletano, un motivo per visitare Napoli

La Guida la(i)conica di Napoli vuole invitare a visitare Napoli, prendendo spunto da una sola parola o una singola frase del dialetto partenopeo. La parola di questo secondo appuntamento è:
o’ Munaciello.

Il Munaciello (piccolo monaco) è una delle figure più rappresentative di quel ricchissimo sistema di folclore, credenze, tradizione napoletani. E’ uno spiritello del focolare domestico, benigno ma anche dispettoso, molto amato dal popolo partenopeo, cui si ascrivono diverse manifestazioni. Tra le più comuni vi sono la sparizione di oggetti e certi eventi inattesi come una gravidanza non prevista o l’arricchimento improvviso di qualcuno: “Ma chi è stato? O’ Munaciello!”.

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Storie sgangherate #4 – Parte II: Raganàbasi

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

Segue da Storie sgangherate #4

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno.

Parte II – Raganàbasi

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9 [by Siviatico feat. RedBavon]

A El BaVón Rojo ho il piacere di riaccogliere Silviatico, compadre de viaje in Mexico, anche se fatto in momenti diversi della nostra vita, ci siamo ritrovati a percorrere le stesse strade grazie a InFernet. Il racconto di Silviatico si inserisce in questo noir in salsa guacamole y habanero presentando un personaggio che ho trovato fantastico. Anche qui all’opera quattro mani: Silviatico ha scritto tutta la storia e creato il personaggio, RedBavon ha solo raccordato il tutto al più ampio e contorto quadro generale. Con questo “cameo” ci siamo divertiti molto e spero altrettanto voi. A El BaVón Rojo nulla è come appare. La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida” ¡ay, Dios!”

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8

El Cocalero

Al Districto Federal di Mexico gli avevano appioppato il nomignolo di “Cocalero”.

Nulla a che vedere con le piante incriminate e, nemmeno, con la polverina “magica” che ne deriva. Lo chiamavano così perché era sempre con una bottiglia o una lattina di quella bibita americana in mano. Certo, lui in gran segreto provvedeva a correggerla alla grande, aggiungendo dosi generose di rum. Cosa che faceva di lui un messicano alquanto originale, poiché si distaccava dal tradizionale duopolio di tequila e mezcal.

E fu proprio questa sua passione a fare sì che, a un certo punto, deviasse dalla carretera principale per immettersi su una stradina secondaria, diretto a “El BaVon Rojo”, di cui in precedenza aveva visto l’insegna di “comedor, cantina y restaurante”. Certo, lo stavano aspettando a Chetumal, vicino al confine con il Belize. Ma che lo aspettassero: lui aveva finito il ghiaccio. E non aveva alcuna voglia di bersi la brodaglia calda.

Insegna curiosa gli venne da dirsi, però se aveva il ghiaccio, avrebbe potuto chiamarsi anche “El Diable” o “El Infierno” o perfino “Titty Twister”.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8 [by Tati, Zeus e RedBavon]

‘Al perro que duerme ¡no lo despiertes!’ così iniziava l’episodio precedente. Ciò che il vecchio adagio raccomanda quando il cane dorme, vale anche per il nostro Oste, che  finora se n’è stato buono buono, dalle sue parti si direbbe ‘sott’a botta impressiuonato’. L’atmosfera si è riscaldata ben oltre le già insopportabilmente alte temperature medie del Tropico del Cancro. I due federales tireranno fuori il ‘ferro’? Hands up don’t shoot. Noi tre, Tati, Zeus e RedBavon, non abbiamo alzato le mani, anzi…Auspichiamo che il magnanimo lettore non ci spari. Almeno questa volta.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Oste la victoria siempre!

Cesar, capelli spettinati e camicia sporca, si sente, per la prima volta, in posizione d’inferiorità.

Ego e Narciso sembrano due molle, il sergente ha commesso il grave errore di minacciare Tati, ormai sono saldamente ancorati alle sue gambe. Essere di bassa statura ha dei vantaggi: Cesar ha tre piccole furie intorno e due di queste gli impediscono di muoversi, certamente una cosa così non se l’aspettava questa mattina quando la sveglia l’ha rimesso in piedi a terra.

I tre si guardano fieri, in un lampo si sorridono e si danno coraggio ma questo i due federales nemmeno lo notano… Oste invece sì, accenna a un sorriso (anche in una situazione così, ‘sti tre nani riescono a farlo ridere) che si spegne immediatamente.

Mentre il sergente è a terra dolorante, Ego e Narciso si rivolgono in direzione dell’ispettore e anche Tati si sposta verso Marcelo Diaz, non prima però di avere calpestato, in maniera “sbadata”, il piede di Cesar che emette un ringhio.

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Good Old Games Ads #2: Ghouls ‘n Ghosts

Ghouls ‘n Ghosts

Platform, 1989, Capcom / US Gold / Software Creations
If Ghost ‘n’ Goblins scared you out of your mind…This’ll scare you out your skin!
da Computer + Video Games (UK), ottobre 1989

 

Questa la pagina pubblicitaria che annunciava la pubblicazione di Ghouls ‘n Ghosts da parte di U.S. Gold, editore britannico tra gli anni 1984 e 1997, anno di acquisizione da parte di Eidos Interactive (oggi parte della giapponese Square Enix). Due parole sulla U.S. Gold vanno dette per capire come mai ‘ogni volta che nomino “U.S. Gold” bestemmio e ringrazio l’Alto dei Cieli insieme’.

La missione originaria di U.S. Gold era quella di portare i videogiochi Atari in Europa, con il passare degli anni si è specializzata nelle licenze di videogiochi arcade per gli home computer, dagli 8-bit fino ai 16-bit. U.S. Gold  era croce e delizia (più “croce”) dei videogiocatori in quanto i risultati ottenuti dai vari sviluppatori sotto etichetta U.S. Gold erano molto altalenanti, dall’ottimo Forgotten Worlds all’inguardabile Out Run (versioni Amiga). Insomma, sopratutto nel periodo dei 16-bit, quando U.S. Gold annunciava di avere acquistato la licenza di un famoso videogioco arcade e che la versione casalinga era in lavorazione, dovevi incrociare l’incrociabile e rassegnarti il più delle volte a roderti il fegato guardando cosa gli sviluppatori giapponesi erano riusciti a fare sulle console con la conversione dello stesso videogioco. Un esempio su tutti: Strider.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7 [by Tati, Zeus e RedBavon]

La situazione per l’Oste diventa sempre più rognosa. L’ispettore e il sergente sono due iene che girano in circolo intorno ai compadres de El BaVón Rojo. E il cerchio si stringe sempre di più. L’ennesimo sacrificio della madrelingua da parte di Tati, Zeus e RedBavon questa volta per una giusta causa: giustizia per un omicidio?

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Al perro que duerme ¡no lo despiertes!

Mentre le ultime sillabe dell’Oste rimbalzano fra le due “O” dell’ossigeno, l’ispettore Diaz soppesa il cuore dell’uomo che ha di fronte. Ci sono punti oscuri, dubbi e incongruenze. Ma la vita è un’incongruenza che funziona finché non si muore.

L’ispettore si alza dal posto irrequieto, passeggia intorno alla figura curva dell’Oste mormorando qualcosa di indistinguibile. Potrebbe essere “cabrón” ma le parole filtrano confuse fra le labbra serrate del poliziotto.

Marcelo si tasta il petto sperando di trovare i sigari, ma si è tirato via la giacca prima dell’interrogatorio perciò è senza niente addosso. “Polla” mormora a denti stretti mentre ritorna davanti all’Oste e, chinandosi a prendere il sigaro, lo guarda di sottecchi.

“Potrebbe essere innocente?” pensa l’ispettore. Conosce l’Oste da molti anni, ma non avrebbe mai etichettato quell’uomo come “omicida”.

La ex moglie gli avrebbe detto che non bisogna farsi fregare dai sentimenti.

Beata ignoranza, mormora l’ispettore, sentendo ancora il bruciore della fregatura che gli aveva rifilato l’ex moglie mentre si portava via soldi, casa, macchina e la collezione di dischi di Santana.

La fiamma dell’accendino scalda il volto dell’ispettore facendolo sudare più del consentito e l’irritazione sul corpo è a livelli di guardia. Avrebbe voluto essere onesto e anche obiettivo, ma tutto quel disagio lo attribuiva al gringo seduto di fronte a lui.

“Cabrón” pensò sbuffando dalla bocca un vulcano di fumo.

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Storie sgangherate #4: I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

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Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi

Avviso ai Naviganti: lavori in corso.

Nella barra del menu principale di questo costruendo blog Pictures of You sono in corso lavori di posizionamento di una voce apposita a segnalazione di una novella rubrichetta. I naviganti in transito prestino la massima attenzione e si mantengano a una distanza non inferiore ai 50 centimetri dallo schermo onde evitare affaticamento della vista, nausea e ricorso al freddo abbraccio della tazza di ceramica sanitaria. Si allontanino di gran carriera gli avidi lettori di bigliettini nei famosi Baci di cioccolato poiché il contenuto rientra nell’infame categoria del “TLDL” (TroppoLungoDaLeggere).

La nuova rubrica concorre per il titolo più lungo in questa webbettola: Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi e, quando aggiungerò il prossimo racconto, ogni record di lunghezza di tutti i titoli di questo blog logorroico verrà sbriciolato. L’ho fatto solo per questo.

Ritorniamo seri (?!?) in questa rubrichetta è destinata ad accogliere racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Nel menu appare solo la voce abbreviata “Storie sgangherate”, anche se ho la certezza che lo useranno in tre (incluso me) e chi usa il dumb-phonino non se ne accorgerà nemmeno. Quando la vita reale viene sostituita dalla vita (mono)cellulare.

Nella mia vita reale, sei anni fa, è avvenuto un fatto che ne ha cambiato il corso, dall’oggi al domani. Il tempo di rigirare la carta e accorgerti che non ti è entrata nemmeno la coppia.

Quando nella tua vita piombano due adorabili nani, per giunta insieme, non sei mai pronto.

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Ghouls ‘n Ghosts. Storie di fantasmi e cavalieri in mutande

Collezione RedBavon Annata 1989 e giù di lì: Ghouls ‘n Ghosts: Mega Drive (sx), Super Nintendo (centro), Amiga (dx). Dietro, sua maestà Ghosts ‘n Goblins (per Amiga)

Annata 1989 e giù di lì, cantine Capcom

Ghouls ‘n Ghosts e il suo illustre predecessore Ghosts ‘n Goblins rappresentano la quintessenza della Parabola del Videogiocatore Bestemmiatore: sono noti per essere giochi di una difficoltà tale da fare enumerare tutti i Santi in colonna dal Calendario di Suor Germana, al ritmo di un rap bestemmiante da parte del videogiocatore. Riuscire a terminare almeno uno dei due giochi permette di guardare i videogiocatori di oggi, tronfi di una run a un Dark Souls qualunque, e dirgli “Torna a scuola, moccioso!”. [Momento sborone] Che ve lo dico a fare, li ho portati a termine entrambi e in diverse versioni, so’soddisfazzzioni. (ma hai cinquant’anni quasi…)(…sì, ma videogiocati bene!).

Graziati da una Capcom che in quegli anni (e fino al 1995) riusciva a fare miracoli con pani di bit e pesci di pixel, Ghouls ‘n Ghosts e Ghosts ‘n Goblins rappresentano un riuscito mix tra il serioso e la parodia, immersi in un’ambientazione medievale in versione “super-deformed” alla giapponese.

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Cojones Falls

Cojones-falls-by-RedBavon

La “Y” l’ho lasciata in onore di Wlle E. Coyote, che è l’ispiratore di questo cartello

Sul blog di Giancarlo Buonofiglio mi sto appassionando alla sua analisi, puntuale e magnificamente descritta, sulla livorosa popolazione del social network per antonomasia, FaceBook o, come lo chiamo io, FuckBurp. Vi gira infatti un sacco di gente fottuta nel cervello, che si esprime su qualunque-cosa, a maggiore ragione se non ne sa un’emerita ceppa, alimentado – come piromani in Aspromonte il 15 di agosto – delle flame-war  che potrebbero tranquillamente essere spente con un rutto. Burp! [mano a coprire la bocca] Pardon.

Se pensate che è una cosa che non vi riguarda perché i social network sono il Diavolo, allora raccomandatevi al Signore nell’Alto dei Cieli o a un qualsiasi altro Dio in cui crediate e, se non credete, trovatevene uno in fretta, perché ne avrete bisogno. I dati dei social network nel Digital in 2017 (Fonte: We Are Social e Hootsuite) sono impressionanti:

  • l’utente medio usa piattaforme social – mediamente – 2 ore e 19 minuti ogni giorno
  • 2.5 miliardi di persone accedono ai social da mobile
  • un nuovo utente ogni 18 secondi inizia a usare le piattaforme social

Questa l’estrema sintesi dei dati mondiali. L’Italia segue il trend, ma con tre peculiarità (Fonte: Digital in 2017: Southern Europe):

  • elevatissima diffusione di smartphone: l’85% della popolazione ne usa uno. L’Italia è al terzo posto nel mondo, preceduta solo da Spagna e Singapore;
  • il 52% della popolazione italiana accede mensilmente a piattaforme social (contro il 37%  della media globale)
  • Facebook è utilizzato da 31 milioni gli italiani al mese; il 74% di questi lo usa ogni giorno (contro una media globale del 55%)

Pensate ancora di potere sfuggire alle attenzioni di questi…”Amici”?

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia di bianco, ampi baffi fanno da cornice superiore a una carnosa bocca, una marcata fossetta al centro del mento dà l’illusione che porti un pizzetto a punta. Sulla sessantina passata, non è nativo di qui, ma si dice in giro che fosse un luminare della medicina e stimatissimo professore all’Universidad Autonoma de Yucatán a Mérida. Capitato da queste parti per trascorrere una vacanza in riva al mare dei Caraibi, lontano dalla frenesia della città, si era ritrovato nel mezzo di una strana influenza che colpiva i niños con febbre altissima e se li portava al Creatore. Fedele al giuramento di Ippocrate, aveva mandato a ramengo i suoi progetti di vacanza sorseggiando piña colada all’ombra di palme e si era gettato, anima e cuore, nell’assistenza e la cura dei bimbi. Ne aveva salvati parecchi, ma altrettanti erano finiti sotto una piccola croce immacolata nel cimitero del paese. Da allora, non aveva più lasciato questo paradiso per i mosquitos più molesti di tutto il fottuto pianeta.

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Good Old Games Ads #1: Ultima V

Ultima V – Warriors of Destiny

RPG, 1988, Origin Systems
The wait is over…but the excitement has just begun
da Commodore Magazine (USA), gennaio 1988

La prima immagine di Good Old Games Ads è dedicata alla serie di videgiochi di ruolo, la più longeva di tutto il mercato dei videogiochi, che ha segnato generazioni di videogamer e aperto loro infinite porte per altrettanti universi: Ultima.

Senza considerare i più recenti capitoli multiplayer online, dal precursore della saga, Akalabeth: World of Doom (1979), a Ultima IX – Ascension (1999), passando per le due serie spin-off, Worlds of Ultima e Underworld, la saga manteneva per davvero la promessa della software house di Austin (Texas), fondata dall’autore, Richard Garriott, insieme al fratello, al padre e a Chuck Bueche: Origin Systems “We create worlds”.

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Introducing: Good Old Games Ads

[Immagine da Personal Computer Museum – http://www.pcmuseum.ca/%5D

In the attic lights
Voices scream
Nothin’ seen
Real’s the dream 

Cosa succede quando vieni colto dalla furia berserk di fare pulizia in un ripostiglio della casa dei tuoi genitori e una forza oscura ti trasforma in un folletto, non la creatura fatata nelle favole, ma quello Vorwerk con un unico grande potere magico: aspiratutto.

Piegato in configurazioni di gambe e braccia alla Big Jim, Barbie o veterano del Cirque du Soleil, la schiena duole, hai già rimediato tre-quattro bernoccoli per le testate al basso soffitto…la furia berserk è montata almeno quanto le bestemmie all’indirizzo delle generazioni passate che hanno lasciato tracce in quel ripostiglio tali da potere risalire al Pleistocene senza bisogno dei test al Carbonio-14.

In un angolo, capita di imbatterti in una scatola di cartone, malandata come tutte le altre, anonima se non vi fosse appiccicata un’etichetta scritta a mano. Riconosci la grafia di quella scritta ormai sbiadita: ti fa sobbalzare il cuore in gola, salire su una lacrima e ributtarla giù in gola. La scritta recita: “Riviste Claudio”. Scritta da papà che non c’è più.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva troppo oltre nella palude e non faceva ritorno alle cabañas entro qualche giorno, El Rojo era il primo a dare l’allarme e a organizzare la spedizione di ricerca e, grazie alla sua conoscenza del luogo e del modo di pensare di un gringo, riusciva sempre a trovare ciò che ne rimaneva, se qualcosa ne rimaneva. Ma questo era un caso particolare. Ci mise un po’ a riprendersi dall’orrore.

Nella sua testa El Rojo inizia a richiamare le memorie del giorno prima e le percorre alternando la velocità tra “indietro veloce”, “stop” e “avanti veloce” alla febbrile quanto disperata ricerca di un ricordo-chiave. Ma più cerca di ricordare, più le immagini della memoria si rimestano in una nebbia bianca e densa come il fumo generato dal ghiaccio secco gettato in un recipiente colmo d’acqua. Di tanto in tanto, la nebbia sembra diradarsi e vi intravede più chiaramente un viso, delle persone, un luogo, un gesto, un particolare. Sorprendentemente i ricordi che riesce a ordinare si contano sulle dita di una mano mozza.

L’Oste inizia a capire che la situazione si sta facendo grave, gravissima. Il suo viso è un sudario bianco. Rivolge lo sguardo a Narciso e con un filo di voce chiede di portargli una birra. Fresca. Anzi due.

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Storie sgangherate #3: A.D. 2828. The Twins Society

Tutto è iniziato in sordina con Ulisse con il senno di poi. Non me ne sono accorto nemmeno io, ma è lì che ha avuto inizio questo esperimento di racconti sgangherati. Poi c’è stato Il Piccolo Cocomero. Scritto a due mani, tre teste e un solo cuore (senza sole&aMMore) in una notta buia e assolutamente non tempestosa, anzi immota e calda assassina come deve essere d’estate al mare, stile balneare, con il salvagente per paura di affogare.

Racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. I Racconti e le Favole scritte bene sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro, mescolati e remixati in uno storpiato linguaggio cciofane per venire incontro alle illimitate capacità di resistere al sonno di due nanerottoli gemelli di ormai quasi 6 anni e alle risorse ridotte al lumicino di un papà stremato già alle 7ettrenta del mattino.

Storie brutte (e pure raccontate male) ma non tiratemi le pietre perché sarò pure brutto (come ogni scarrafone) e non so scrivere (così dicono dove lavoro), ma pure permaloso (così dicono…)(…facciamoli contenti).

A.D. 2828 è nata al volo, ispirata alla numerosa genie di film post-apocalittici, distopici universi e peperonata a cena. Temo sarà più breve di questa intro, ma forse per questo motivo il lettore me ne sarà grato e lascerà traccia del suo apprezzamento con una scintillante stelletta (ma poi con le “stellette” ci posso prendere una pentola o un set di bicchieri a fine anno?)

Buon…anzi, brutta lettura!

A.D. 2828. The Twins Society

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Alien Isolation, fa più paura un film o un videogioco?


Tra le mura domestiche, tutti possono sentirti urlare. Sopratutto in un condominio.

Dall’11 maggio Alien Covenant è in proiezione nei cinema, la regia è ritornata nelle mani di Ridley Scott e il 75% delle recensioni di Rotten Tomatoes si esprime in modo positivo. Il punteggio di questi aggregatori di recensioni è sempre da prendere con le proverbiali molle e leggere qualche recensione è essenziale per farsi un’idea personale. L’idea dominante è che Ridley Scott sia riuscito a riportare la saga alle origini con un “more of the same” (e sollievo della fan-base), senza però riuscire a dare una nuova sferzata e impronta alla saga, come accadde per il secondo film, Aliens Scontro Finale, diretto da James Cameron. Su Alien Covenant sembra pesare la mitologia sulle origini dello xenomorfo che il regista ha introdotto nel contestato Prometheus, un po’ come è accaduto a George Lucas nella seconda trilogia di Star Wars con quella forzatura mistico-filosofica dei midi-chlorian. Escludendo Prometheus, dei tre film seguiti ad Alien, solo Aliens Scontro Finale è riuscito a replicare il terrore misto all’ammirazione per la creatura di H.R. Giger.

Testa di Ash: “Ancora non capisci con che cosa hai a che fare, vero? Un perfetto organismo. La sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità.”
Lambert: “Tu lo ammiri.”
Testa di Ash: “…Ammiro la sua purezza. Un superstite… Non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità.” (cit. Alien)

L’universo di Alien è perfetto per essere traslato in un videogioco: l’interattività di questo medium, infatti, può elevare a potenza l’orrore e l’angoscia che la pellicola riesce magistralmente a trasmettere, ponendo all’interno di questa esperienza lo spettatore che diventa attivo protagonista (vedi anche Videogiochi da paura! Dead Space)

In Alien Isolation avrete paura anche della vostra ombra…

Se non tutti i film hanno reso onore al risoluto e spietato killer alieno, a quel “perfetto organismo” – citando l’androide Ash nel primo Alien – la cui perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità, i videogiochi sono riusciti a fare anche di peggio. Lo xenomorfo è stato rappresentato come un animale senza alcun raziocinio, pronto a mettersi educatamente in fila per essere crivellato di colpi dal fucile a impulsi del videogiocatore. Grazie ai suoi combattimenti tra soldati e xenomorfi, la fonte d’ispirazione più frequente nei videogiochi è Aliens Scontro Finale, non Alien.
Non esiste, infatti, alcuna arma che gratifichi quanto imbracciare il fucile a impulsi, sparando disperatamente a uno xenomorfo che corre verso di te dibattendo arti e coda in spirali annuncianti la tua morte, corre sui muri, corre sui soffitti, il tuo dito saldato al grilletto, fuoco dalla bocca della canna, ne dipartono colpi urlanti e traccianti luminosi che squarciano il buio e finalmente vanno a segno, gli scarichi addosso tutto il caricatore e finalmente riesci a tagliare a metà il bastardo, che muore contorcendosi e spargendo acido intorno a sé. Semplicemente fantastico.

Alien Isolation non è così.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

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Lovin’ The Alien

Aliens Scontro finale – La Sulaco manovra sul pianeta per lo sbarco dei Marines

Se nel 1979 eravate ancora troppo piccoli per vedere Alien al cinema o non eravate nati, spero abbiate recuperato almeno i primi due film della saga dello xenomorfo creato da H.R.Giger e protagonista indiscusso della Fantascienza. In tutti cinema dall’11 maggio è in proiezione Alien Covenant, un ritorno alle origini secondo le dichiarazioni dello stesso regista del primo film, Ridley Scott.

Al “lavoro” anche io per contribuire con la mia moLestia di videogamer alla celebrazione di questo ritorno con un altro appuntamento di Videogiochi da Paura!, riciccia una storyetta che – a giudicare dalle fredde statistiche di WordCess – ha avuto poca fortuna. Sarà che è scritta con i piedi (leggitimo giudizio), sarà che l’ho scritta in un momento di particolare trasporto emotivo (ci sono affezionato), la ripropongo in omaggio a questo nuovo Alien.

Mixate in una mente mentecatta durante una notte buia e tempestosa (che fa sempre il suo effetto) questi ingredienti:
Aliens Scontro Finale (il secondo film, indimenticabile quanto il primo sebbene per ragioni diverse…e si sarebbero potuti fermare lì)

+

Alien Isolation (videogioco non recentissimo ma uno dei rari casi ad essere riuscito a catturare lo spirito del primo Alien)

+

la matta voglia di andare a vedere al cinema Alien Covenant e la consapevolezza di non riuscirci sicuramente

+

a granella, pensieri e sensazioni etichettabili “secondo Romanticismo” o qualcosa che vagamente lo ricordi.

=

storyetta senza nessuna velleità e unicamente a mio abuso e consumo, pubblicata in un afflato di “generosità” e “magnanimità” à la Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena in Luigi XVI di Borbone…e nessuna, ma proprio nessuna traccia di vergogna.

Lasciatevi trasportare…

…Fuori da questo mondo.


Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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Floating Cloud God Saves The Pilgrims

Dopo la doppia recensione di Assault Suit Leynos all’urlo “Non fate l’amore, fate la guerra”, sentivo il bisogno del contrario. All’urlo “Fate l’amore, non fate la guerra” (quando la coerenza è tutto) un post sintetizzabile in tre parole…Nonsignore, non sono “cuore-sole-amore”, ma a una almeno ci siete andati vicino: videogioco-cuore-fotografia. 

Floating Cloud God Saves The Pilgrims  ovvero “Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini” sembra un titolo adatto a un film di Lina Wertmüller in salsa orientale. E vi sbagliate.

Floating Cloud God Saves The Pilgrims è un giochillo del 2012 pubblicato per Sony PSP, PS Vita e PlayStation 3, disponibile solo su PlayStation Network ovvero via download della copia digitale. Sissignore, è un videogioco, il moderno medium traviatore delle giovani menti e passatempo socialmente esecrabile di adulti irresponsabili. Non è chiaramente una produzione “tripla A”, ma un gioco indie: dal punto di vista tecnico, nel 1988, l’appena nata console Sega Mega Drive avrebbe potuto farlo girare senza scomodare tutti e sedici i suoi bit. Allora perché la “scimmia” mi sta saltando sul groppone urlandomi in testa questo assurdo titolo?

Il Dio delle Nuvole

Floating Cloud God Saves The Pilgrims sprizza “stile” da tutti i pixel. Ispirandosi al folklore giapponese (da qui l’omaggio alla fotografa giapponese, Rinko Kawauchi), impersonerete il Dio delle Nuvole con il compito di proteggere i fedeli seguaci, inermi come bambini di un anno – anche se somigliano più a un nano da giardino – insidiati lungo il loro pellegrinaggio dalla prevedibile genie di mostruosità e malvagità che alberga nei videogiochi dall‘inizio dei tempi.

È un delizioso, eccentrico, scintoista sparatutto bidimensionale – ispirato a classici come Parodius e R-Type – in cui l’azione scorre orizzontalmente, interrompendosi solo in occasione dei “boss”, cioè cattivi più grandi, resistenti e con schemi d’attacco più raffinati e aggressivi del resto della “carne da cannone”. In qualità di Dio delle Nuvole, “a bordo” di una nuvola (ma va?!…pensavo una lambretta) dovete sparare e bombardare nemici e ostacoli per proteggere i vostri seguaci, che devono provenire dalla Boemia, vista la loro estrema fragilità che condividono con i famosi cristalli che vi si producono: un contatto, un solo contatto con un nemico o un ostacolo e il pellegrino è bello che è andato. Morti tutti i pellegrini, finito il gioco.

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Assault Suit Leynos, 26 anni dopo su PlayStation 4

Assault Suit Leynos (PlayStation 4, 2016)

E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è Assault Suits Leynos!
Riprendo dall’ultima frase a effetto mistico-citazionale della recensione di Assault Suit Leynos per Sega Mega Drive, sulle note delle goticheggianti chitarre elettriche di Detonation Boulevard dei The Sisters of Mercy, per rientrare nel vivo della rubrichetta ‘Deja Vu, videogiochi che a volte ritornano non ci eravamo già visti, tu e io, a quel bar o era la sala-giochi del Mario’ (e con questa faccio concorrenza ai titoli dei film di Lina Wertmüller).

Rientriamo nuovamente nella nostra “tut(in)a” da assalto, cioè quel mech antropomorfo formato palazzo-di-cinque-piani che ingombra un pochino, ma quando spara è un autentico castigo di Dio e, bazooka in resta, catapultiamoci nel bailamme degli scontri a fuoco tra giganti corazzati e velivoli da combattimento in questa edizione rimasterizzata, graziata da un comparto audio-video tirato a lucido e alcune meccaniche migliorate. Non sarà comunque una passeggiata di salute, almeno per gli alieni.

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Ricordati di mangiare le brioche

"Non sono una senza tetto, ma i miei figli lo saranno". Occupy Wall Street, Zuccotti Park, New York (c) Steven Greenstreet

“Non sono una senza tetto, ma i miei figli lo saranno”. Occupy Wall Street, Zuccotti Park, New York (c) Steven Greenstreet

Aspe Aspe’ mo’ me lo segno…

Così Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere” rispondeva al frate trappista che dabbasso gli ricordava l’ineluttabilità della morte e il Giudizio finale. In questa giornata del 1° maggio, mi è venuto da rileggere un mio vecchio post, che eruppe dalle dita come lapilli e fuoco dopo avere letto una notizia di cronaca napoletana assurta a “esempio” nazionale e rimbalzata da tutti i media senza alcun approfondimento, il solito stupro della parola “condividi” operato dal tasto “share” dei social network. Era l’agosto di due anni fa. Il tema era il lavoro, in particolare l’accesso al mondo del lavoro da parte dei giovani. Era l’agosto del 2015. A due anni di distanza, non è cambiato nulla. La disoccupazione giovanile è ancora a livelli elevatissimi.

Perciò, come nella scena tra frate e Massimo Troisi, su questa pagina in questo giorno io voglio ricordare e mo’ me lo segno.

Che mangino brioche!

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