Legio XIII

Legio XIII è una “manna” per chi ama i film di ambientazione storica e, in particolare, la storia dell’Antica Roma. Si tratta di un cortometraggio che prende spunto dalla gloriosa Legio XIII, che, dopo avere combattuto al comando di Giulio Cesare durante la vittoriosa campagna gallica, ebbe l’onore di essere la prima legione ad attraversare il Rubicone e, con questo atto, dichiarare guerra a Pompeo. E’ ambientato in Pannonia nel I secolo d.C. , dove al comando del futuro imperatore Tiberio, la Legio XIII insieme alla IX , XIV , XV  e XX e quelle comandate da Aulo Cecina Severo (VII, VIII e XI), furono inviate a domare la rivolta dalmato-pannonica, terminata con la vittoria romana sotto le mura di Andretium il 3 agosto del 9 d.C. La trama vede una rivolta in seno alla legione, in cui i traditori attaccano il proprio Aquilifero per sottrargli le sacre insegne con l’intento di riportarle ai castra, fingendosi i salvatori della stessa e quindi guadagnandosi un ritorno a casa con grandi onori. Scopriranno che chi non è degno di tali sacre insegne, sarà dannato per sempre. Qui indignus damnabitur.

Nei 15 minuti di questo cortometraggio si respira aria di grande kolossal in pectore! Dalle prime immagini accompagnate dalla voce narrante è chiaro che si sta cercando di creare un’atmosfera di solenne epicità, introducendo qualche elemento romanzato, com’è ormai consuetudine in certa letteratura di successo come i romanzi di Valerio Massimo Manfredi. Vista la sciatta trasposizione del romanzo “L’Ultima Legione” nell’omonimo film del 2007, per fortuna l’ispirazione si ferma al concept. Una voce narrante introduce brevemente e subito si viene catapultati in una cruenta battaglia tra soldati Romani, c’è grande confusione…Perché i Romani combattono fra loro?

L’Aquilifero © XIII Legio

Il montaggio è serrato, concorre a dare il ritmo furioso dei colpi, i gladi penetrano le loriche, il sangue è uno dei protagonisti della scena: vi entra un cavaliere, falcia in corsa un miles a piedi, ma poi viene afferrato, scaraventato a terra e trafitto da uno dei suoi ex commilito. La lotta si fa sempre più furiosa intorno all’ Aquilifero (il vessillifero che reca L’Aquila, le insegne sacre della legione), la ripresa segue da molto vicino gli scontri, prende parte al combattimento, costringe lo spettatore a cambiare continuamente il fuoco della sua attenzione con il risultato di infondere allo scontro una furia che doveva essere non dissimile dagli scontri dell’Antichità, corpo a corpo, all’arma bianca, di breve durata ma intensissima. La musica incalza, batte il ritmo dello scontro, contribuisce ad aumentare il livello di tensione e adrenalina, vibra un tutt’uno con il clangore delle armi: la colonna sonora è fantastica, bassi e percussioni, legni e ottoni vengono miscelati con efficacia a sottolineare il tono epico, cupo e di mistero del racconto.

Il racconto ha qualche “buco”, non possiamo parlare di veri e propri “buchi” di sceneggiatura, vista la breve durata, ma è difficile capire dall’inizio i ruoli dei protagonisti. Non è chiaro, per esempio, alla fine dello scontro quale fazione abbia prevalso e, anche, l’espediente narrativo di fare urlare “traditore!” da un soldato al centurione sopravvissuto, uno dei tre protagonisti,  in un ultimo scontro appena dopo la fine della battaglia, non fa chiarezza sulla reale situazione: chi ha vinto? Allora i tre protagonisti che si allontano dal luogo della battaglia sono dei traditori o hanno salvato effettivamente l’Aquila?

Forse, in questi quindici minuti, non c’è stato il tempo materiale di dedicare qualche inquadratura in più per fare capire i ruoli e, per giunta, i costumi – essendo tutti soldati Romani – non aiutano lo spettatore a distinguere i “buoni” dai “cattivi”. Beninteso si sta cercando il cosiddetto “pelo nell’uovo” di una produzione che vi lascerà l’amaro in bocca soltanto perché si conclude troppo presto.

Dopo la battaglia: ritorno alla Legione © Legio XIII

Dopo la colonna sonora, l’aspetto più riuscito, che fa distinguere questo “corto” da altri film del genere è la fotografia.
La fotografia, curata dal mio caro amico Eric Biglietto, è qualcosa da non credere, fa capire che si può ottenere un risultato di elevatissimo livello, seppure disponendo di limitate risorse economiche, con tanta passione, dedizione e professionalità. Non è – per dirla alla latina – una captatio benevolentiae, ma potete rendervi conto, guardando il cortometraggio alla fine di questo articolo, che la fotografia dona a Legio XIII una personalità, un tratto distintivo, infonde movimento, ritmo e interpreta a perfezione l’aura di mistero intorno all’Aquila (ricordate il sottotitolo: Qui indignus damnabitur). Le inquadrature definiscono i limiti spaziali di ciò che viene raccontato (e ripreso). Ogni inquadratura, soggettiva e oggettiva, i piani e i campi scandiscono, insieme al montaggio, determinano il ritmo della storia. E’ una fotografia che coinvolge visivamente: da un lato, comunica sporco e vissuto, con un effetto simile alle prime scene delle truppe schierate prima della battaglia de “Il Gladiatore“; dall’altro applica una sorta di draganizzazione dell’immagine, cioè un generale sbiancamento dell’immagine con un elevatissimo contrasto, generando toni cupi che ricordano molto la fotografia del film “300”.

Qui indignus damnabitur © Legio XIII

Per un appassionato di storia e film di ambietazione storica,  Legio XIII è forse meglio di un lungometraggio perché dà spazio alla fantasia di immaginare il “prima” e il “dopo”, insomma di costruirselo da sè il resto di un film che, se avesse alle spalle le risorse economiche della produzione di qualche major cinematografica, potrebbe rivaleggiare con Il Gladiatore e 300. Anzi, dalle premesse, ci si potrebbe attendere qualcosa di più di un polpettone peplum modernizzato (il primo) e una riuscita trasposizione cinematografica di una graphic novel di Frank Miller (il secondo). Non ci resta che sperare che questo “corto” possa dare il via a una grande produzione cinematografica, magari italiana…A Cinecittà per l’Antica Roma dovrebbero essere forniti di tutto il necessario. Nel frattempo, visto che il film, a parte la voce narrante, è recitato tutto in latino (sottotitolato, però), lo consigliamo vivamente agli insegnanti al liceo e i loro alunni: il latino non è mai stato così appassionante!

Di seguito potete godervi tutto il cortometraggio. Signa inferre! 

Legio XIII. Qui indignus damnabitur.

2012 – Italia – PAL 16:9 HD – 15 minuti – Lingue: Latino, inglese – Sottotitoli: italiano, inglese.

Produzione: Dreamaker, Carpazo, Teatimefilm e Redigital

Regia: Davide Sacchetti – Co-regia: Tiziano Martella

Cast: Giorgio Bellina, Fabio Gerbasi, Andrea Getulio, Tito Tomassini

Soggetto: Tiziano Martella – Sceneggiatura: Davide Sacchetti e Tiziano Martella

Fotografia: Eric Biglietto – Montaggio: Sergio Lolini

Musiche: Riccardo Amorese e Sergio Lolini

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