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Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

Chichen Itza – Dettaglio dell’Altare dei Teschi (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18. Sangue e arena

Siamo tutti raggruppati intorno al corpo dell’Oste.

Le Anime Mannare sciamano intorno e sopra le nostre teste. Ancora una volta, per tenere a distanza i nemici risulta efficace il vortice di lame rotanti di Ade, Narciso e Liza: una barriera formidabile in combinazione con Pungilo, la lancia di tiZ e le scariche elettriche di Zeus, capace di respingere un nemico che provi comunque ad aprirsi un varco. Al centro Diaz, Cesar e Honda stretti intorno al corpo esanime dell’Oste.

Batmancito sta avendo la peggio: il capo dei licantropi sembra essersi rinvigorito e avere recuperato completamente le energie. Tutto il lavoro di sfiancamento è andato in malora, perciò Batmancito ha deciso per l’attacco diretto. Ma non è stata un’idea felice.

Assistiamo sgomenti al pestaggio che l’uomo-pipistrello sta subendo. Sembra che l’enorme licantropo ci stia giocando come il gatto con il topolino. Prima che si stanchi e decida a ucciderlo, dobbiamo escogitare qualcosa. Qualcosa di disperato, sicuramente.

Così si decide che i più agili, Liza, tIZ e Narciso, faranno una sortita: distrarranno il capo dei licantropi per dare il tempo a Batmancito di raggiungere il nostro perimetro difensivo e poi sarà il loro turno di ritirarsi, ma ci vorranno gambe veloci, molto veloci.

Poi, penseremo a come uscire da questa situazione. Dopotutto, domani non sono sicuro ci sarà un altro giorno.

Cerco di convincere Narciso che andrò io al posto suo:
“Narciso, rimani qui, vado io. Il tuo posto è vicino all’Oste.”.

“Signor Nessuno, apprezzo il tuo tentativo, ma non mentire con me. Tu sei preoccupato che con le mie gambe corte non riesca a correre così velocemente…tranquilo, yo soy como Speedy Gonzales.”.

Speedy Gonzales? Mai sentito, mi auguro per Narciso che sia un centometrista con uno scatto da record olimpico.

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Batmancito [Ep.#18] – Sangue e arena

Salto del Toro, Taurocapsia, affresco Palazzo di Cnosso (Foto da web)

Segue da Ep.#17. I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

A un improvvido cliente che fosse entrato nella taverna in questo momento, l’aspetto delle forze schierate una contro l’altra sarebbe apparso davvero strano e insolito.
I Quattro dell’Avemmaria schierati in una linea orizzontale compatta, gli estremi occupati da due umani e il centro da una specie di gnomo e un cane enorme: convergono a grande velocità contro i licantropi. I licantropi non hanno alcuna possibilità di ritirata o qualsiasi altra prospettiva di fuga in caso di sconfitta, a causa dei quattro armati in arrivo e di altrettanti, tre umani e un vampiro, che li tengono impegnati in uno strenuo scontro, senza considerare la presenza di altri due a difesa di un cadavere.

All’arrivo degli alleati Zeus, tiZ, Luna e Ade sono da un lato incoraggiati poiché il nemico è ormai stretto tra due fronti, ma dall’altra sono fiaccati nelle forze e, per la perdita dell’Oste, anche nel morale.

C’è un tale frastuono di urla e suoni orribili che sembra si siano spalancate le porte dell’Inferno con tutti dannati e i demoni intorno che alzano le proprie grida.
Molto terrificanti anche d”aspetto, il vigore fisico dei licantropi è evidente: i compadres sono consapevoli della brutalità degli avversari e un solo errore sarebbe sufficiente a richiudere quelle stesse porte dell’Inferno, ma alle loro spalle.

La vista dei Quattro dell’Avemmaria lascia davvero sgomenti i licantropi, ma – terminato l’effetto “sorpresa” – la prospettiva di aumentare il bottino di carne e sangue, li carica e li rende due volte più risoluti a dare battaglia. Così quattro licantropi si staccano dal branco e gli corrono incontro.

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Batmancito [Ep.#17] – I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

Sono quattro, sono fantastici, ma non sono super-eroi: sono I Fantastici 4 dell’Avemmaria (mixed by RedBavon)

Segue da Ep.#16. FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

I due nuovi arrivati stanno per uscire dalla penombra. Ho notato il loro ingresso soltanto io.

Questi hijos de puta lupa sono troppi, Batmancito sta trattenendo il loro capo, altrimenti qui saremmo tutti già a Xibalba a fare fiesta con l’Oste.

Devo avvisare i compadres!

Faccio per rivolgermi verso i miei compagni quando una gelida paura spinge tutto il mio sangue al cuore, sono assalito dall’angoscia e il terrore, provo una raggelante oppressione in petto da levarmi il fiato e quando torno a respirare, caccio un urlo:

“Narciiisoooooo, nooooo!”

Narciso è stato scaraventato a terra da uno dei licantropi, un altro gli è saltato addosso e il piccoletto è scomparso dietro una pelliccia scura scarmigliata di sangue e bava.

Il cuore mi batte a mille, le mani fredde e umide, serro il pugno intorno a Pungolo, la gola come stretta in un nodo scorsoio, mi manca il respiro, ignoro i due nuovi arrivati e corro urlando: “Narciiiisooooo!”.

I miei pensieri scorrono a velocità rapidissima. Prima l’Oste, ora Narciso, no! Non può essere! Non può essere vero, è solo un incubo. Mi risveglierò domani mattina tutto sudato e poi andrò a dirgliene quattro all’Oste. Basta con quel fiele che chiama “grog, il nettare dei pirati”.

Ho quasi raggiunto il licantropo, intravedo Narciso: con l’arco di traverso blocca all’altezza del collo la creatura mostruosa che cerca di staccargli la testa con un morso. Bava, urla, sangue. Pungilo emette di nuovo quel suo bagliore, carico il fendente dall’alto, porto il braccio armato al di sopra e oltre la mia spalla, ma prima che possa calarlo, vengo sorpassato da un enorme macchia scura, il cui passaggio provoca uno spostamento d’aria che mi fa vacillare e perdere il momentum.

Subito dopo sento un ululato, un lacerarsi di carni, un altro ululato, zanne che affondano, cartilagini che collassano, un latrato orrendo, ossa che si frantumano, un guaito straziato e poi il nulla.

Narciso è disteso a terra in una pozza di sangue e altri umori. L’arco appoggiato di traverso sul suo petto. È…immobile –  Dio ti prego – gli occhi sono chiusi… è…

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Batmancito [Ep.#16] – FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

Segue da Ep.#15. Batmancito La Revancha

“Ade, le armi! Le armi!” Narciso continua a urlare.

Ade sparisce dietro il bancone e ne riaffiora stringendo tra le mani un panno di pelle consunta legato agli estremi da due lacci. Lo lancia e atterra nella salda presa di Narciso.
Tanto consumato l’involucro che non l’avrei usato nemmeno per pulire il bancone, quanto meraviglioso e scintillante ciò che protegge: un arco corto finemente intagliato, le cocche all’estremità di ogni flettente terminano in un’acuminata punta d’argento e d’argento luccicano anche le punte dei dardi in una piccola faretra, su cui è applicato l’adesivo di un ragazzo con i capelli lunghi ripreso di spalle, con la chitarra, un sacco a pelo a tracolla e un paio di sandali ai piedi.

Narciso lascia cadere il panno, infila a tracolla la faretra, nella sinistra stringe l’arco con una freccia già incoccata e con la mano destra mi sbatte sul petto un fodero:

“Questa è dell’Oste. Si chiama ‘Pungilo’. Per l’Oste!”.

Dal fodero logoro emerge una spada corta dalla lama larga a doppio taglio, che termina con una punta molto aguzza. Sia la punta sia entrambi i fili sono d’argento. Il resto della lama e l’elsa arrotondata sono ricavati da un unico blocco di metallo estremamente leggero. Sulla lama vi è un’incisione:

FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

È latino, questa spada è un gladio in uso alle legioni romane. Come lo avrà avuto l’Oste?
Non c’è tempo per elucubrazioni storiche, tutti gli yankee si stanno trasformando in licantropi!

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Batmancito La Revancha [Ep.#15]

Batmancito [remixed by RedBaVon]

Segue da Ep.#14. Un errore fatale

“Noooooooooooooooooooo!!!! Oste, osteOsteeeee!” l’urlo di Narciso è lacerante. Trapassa i timpani e scuote fino a dentro pieghe nascoste dell’anima. Un brivido mi sale lungo la schiena. Poi ribolle la rabbia. Narciso è riverso sul corpo di El Rojo, cerca in tutti i modi per risvegliarlo: lo percuote, lo insulta, lo scuote, lo accarezza, lo bacia mentre lacrime incontrollabili sgorgano dai suoi occhi. È tutto è inutile: El Rojo non dà segni di vita.

Narciso urla contro tutti noi: “Fate qualcosa! FATE QUALCOSA CAZZO!” poi recupera un tono più pacato, di preghiera. Fissa negli occhi Luna prendendole la mano:

“Luna, tu…fai qualcosa, qualsiasi cosa! Fallo, non mi interessa cosa succederà. Basta che me lo riporti qui. Luna, ti supplico.”.

Narciso crolla a terra, rannicchiandosi sul corpo esanime dell’Oste, si porta entrambe le mani lorde del sangue dell’amico fraterno prima sulla faccia, poi in testa. L’Inferno non è qui: è tutto dentro di lui.

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Batmancito [Ep.#14] – Un errore fatale

Segue da Ep.#13. Renacimiento

No, non è Batman! L’Oste ha ragione. A dare ascolto a Narciso l’Oste non ha mia ragione. Ma in questo caso l’Oste ha ragione da vendere.
Il misterioso figuro apparso nella taverna non può essere Batman. L’uomo, vestito come un Batman azteco, è infatti della statura tipica del popolo dello Yucatan, supera di poco il metro e sessanta, tracagnotto, ben piazzato, una peluria di baffi appena accennati. Somiglia più a uno scaricatore di porto che a un super-eroe.

Carnevale è passato da un pezzo. La faccenda è dannatamente seria.

È un Batman in scala ridotta, è Batmancito!

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Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

Segue da Ep.#12. Mai fidarsi degli occhi

Alla prima strofa di Hasta siempre la mandria di yankee insorge. Appena tiZ inizia a cantare la seconda strofa, il vociare tra gozzoviglia e bevute monta in un coro sgraziato di oscenità: al ‘de tu querida presencia Comandante Che Guevara’ vola di tutto. Un cliente che fosse entrato in quel momento, per la quantità di oggetti sospesi in aria avrebbe pensato che la taverna fosse a ”gravità zero”.

Sul palco improvvisato inizia a piombare una pioggia di avanzi di cibo, bicchieri, bottiglie, atterra una sedia e monete a manciate neanche fosse la Fontana di Trevi.

Zeus e tiZ si proteggono come possono: il chitarrista usa la custodia della chitarra come scudo; tiZ afferra una sedia e la brandisce come una mazza da baseball pronta a ribattere in home run qualsiasi cosa si avvicini.

L’Oste si para davanti a Luna, che però non sembra affatto sorpresa né minimamente intimorita.

Accorre Ade dalla cucina, ma è costretto a tuffarsi dietro il bancone per evitare un lancio di bottiglie male indirizzato verso i musicisti. Gli yankee sono tutti ubriachi e la loro mira è decisamente approssimativa.

Dal gruppo di yankee si stacca un massiccio esemplare, avanza isolato e tutto tronfio, più che della “supremazia bianca” è il rappresentante della “supremazia bovina”. Con tutta probabilità è il “leader”, di sicuro è il più truce e sgrammaticato di tutti. Ci viene incontro puntando il dito minacciosamente e urlando nel tipico drawl , l’accento strascicato del Texas:

“If I want to say y’all ‘r fucking communist motherfuckers, I’ll darn well say ’fucking communist motherfucker’, by heck!”.

A questa frase la mandria alle sue spalle va in visibilio.

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poltrone&stocà hai rotto erca’!

Immagine da web

Tra una tequila limon y sal, un’enchilada e storie al sabor de habanero y guacamole, prendo una pausa prima di fare scatenare l’inferno nella taverna. Ho avvertito forte l’esigenza di battere le dita su questa sadomasochista della tastiera a causa di due pensieri apparentemente senza alcun collegamento, nemmeno per la mia versione più pirla di Icaro e Pindaro messi insieme.

Eppure il collegamento alla fine c’è. Pindaro e Icaro si sono appena congratulati con me: “Sei un vero pirla!”.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai i miei cari Pindaro e Icaro mi insultino in lingua lumbard, preferirei che m‘insultassero  – se proprio devono – nella mia lingua:“sicchie ‘e nafta” o “samenta” renderebbero meno penoso il crollo della mia auto-stima, che già di suo è un assente ingiustificabile.

La miccia è stata innescata da una pubblicità televisiva di una nota azienda produttrice di “sedili per più persone, imbottiti e con cuscini usati in sale, salotti e altri ambienti di soggiorno”. Avete già capito di chi parlo, anche perché martella da molto tempo in TV lodando la sapiente capacità degli artigiani italiani per poi svenderla con sconti del 70%. Come per dire:  noi italiani siamo dei ladri e ci vogliamo fare riconoscere.

Avete capito che la pubblicità di poltrone&stocà (leggere in romanesco) nella mia personale classifica degli orrori ha raggiunto sul podio le altre due pubblicità più terrificanti mai trasmesse da un apparecchio televisivo, dal tubo catodico ai cristalli liquidi.

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Batmancito [Ep.#12] – Mai fidarsi degli occhi

Segue da Ep.#11. Heavy rain

La donna è apparsa all’improvviso appena al di là dell’entrata della taverna: è immobile, a malapena distinguo la sua silhouette anche se questa notte è illuminata da una luna piena particolarmente grande. Stanotte è la notte della SuperLuna: quando è piena e contemporaneamente si trova alla distanza minima dalla Terra, appare più grande e luminosa. La mia mente corre ai sacerdoti Maya sulla sommità delle piramidi: il popolo dabbasso in attesa, la foresta ai loro piedi a perdita d’occhio; per chilometri e chilometri altre piramidi distanti, fuochi sparsi, ancora la foresta.

Ritorno con un “avanti-veloce” di un paio di migliaia di anni abbondanti quando vedo l’Oste raggiungere quella figura di donna che sembra assorbire la luce lunare e restituire oscurità alla notte. El Rojo le si pone esattamente di fronte, al di qua dell’uscio quasi a volere sbarrare con il suo corpo l’entrata. Non un gesto di accoglienza, non un saluto. Resta in silenzio. La donna che hanno chiamato “Luna” domanda:

“Posso entrare?”.

La sua voce, sebbene giunta al mio orecchio come un lieve sussurro, trova un’eco al mio interno in profondità dimenticate e, forse, dimenticate per un buon motivo. Riconosco questa sensazione, i miei sensi sono automaticamente in allerta.

L’Oste seraficamente e senza cedere di un millimetro dalla sua posizione innaturalmente ferma:

“Perché sei qui stasera?”

Luna risponde secca e con un tono che somiglia vagamente a una preghiera:

“Lasciami entrare.”.

L’Oste resta in silenzio, mi mangio il cappello se la fa entrare. Non l’ho mai visto così!

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Batmancito [Ep.#11] – Heavy rain

Segue da Ep.#10. Il mio nome è nessuno

Attirato dal trambusto di quella mandria di yankee appena entrati nella taverna, Ade viene fuori dalla cucina e per poco non gli prende un colpo. Si avvicina al nostro tavolo e, strofinando le mani sul grembiule, fa all’Oste: “Ma da dove sono sbucati fuori ‘sti beceri? Mi prudono le mani…Li buttiamo fuori eh Oste!? Li buttiamo fuori come a que’ du’ grulli dell’altra sera!”

L’Oste gli fa cenno di avvicinarsi e chinarsi per parlargli sottovoce.
“Ade, t’ha dato di barta i’ cervello?! Li vedi quanti sono e come sono grossi?! Non mi fanno paura, però noi siamo – fa la conta silenziosamente guardandosi in giro – una donna, quattro uomini – fissa Narciso – e mezzo. Cosa dice il Grande Maestro Sun Tzu? ‘Se il nemico prevale numericamente, devo evitare di impegnarlo’. Stiamocene quieti e, ti assicuro, se qualcuno de’ beceri la fa fuori dal vaso, gli diamo una ripassata di storia: Gettysburg sembrerà una lite di bambini in cortile.”.

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Batmancito [Ep.#10] – Il mio nome è nessuno

Ulisse contro Poliphemaya (by RedBavon)

Segue da Ep.#9. Come together

Ade entra con incedere quasi marziale e un grande sorriso sornione stampato in viso.
Indossa una maglietta rossa su cui campeggiano quattro grandi lettere di colore giallo “C.C.C.P.” e una piccola falce incrociata a un martello appena sopra la scritta all’altezza del suo centro. Si blocca a metà strada tra l’entrata e il nostro tavolo, si guarda intorno, solleva con una mano il berretto verde militare alla Castro, con l’altra si gratta la testa rasata, poi si gratta la barba di tre centimetri abbondanti che sporge dal mento ed esclama:

“Oh bischeri! Che si mangia?”

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Batmancito [Ep.#9] – Come together

Il Dio Pipistrello tra gli Zapotechi (foto by Mary Harrsch )

Segue da Ep.#8. Un amaro ritorno

In una taverna stranamente deserta per quell’ora della sera, mi trovo seduto al tavolo insieme all’Oste e Narciso, una dozzina di bottiglie di birra già schierate, due fiasche di Grog Gran Reserva Especial, una di tequila, fette di limone disposte su un piatto al cui centro è adagiata una piccola ciotola piena di sale, tre bicchieri e un piatto di tacos y tamales con enchiladas. L’Oste già aveva capito tutto e mi stava aspettando…
Così all’invito dell’’Oste “Así que te toca. Escúpelo! Mi hermano, racconta…” rompo ogni indugio, The House Of The Rising Sun cantata dagli Animals risuona in questa taverna in cui la musica non manca mai, e inizio a sputare il rospo.

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War, war is stupid…

…and people are stupid.

Il sommergibilista era uscito fuori a fumare una sigaretta.

Il fumo nuoce gravemente alla salute.

Come cantavano in The War Song nel 1984 i Culture Club: “War, war is stupid and people are stupid”.

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Batmancito continua

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio.

Durante il mio viaggio in Yucatàn, all’interno di una piccola rovina maya nella riserva della biosfera di Sian Ka’an accadde un fatto per molti insignificante, ma destinato a rimanere nella mia memoria e ogni volta che ci ripenso mi scappa un sorriso e un pensiero al suo protagonista: un piccolo pipistrello, subito ribattezzato “batmancito” (se sei curioso leggi Viva il Messico! Ep. #13). Da questo episodio realmente accaduto mi è letteralmente partita una scheggia per la storia di Batmancito, appunto.

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“Sei cose impossibili” Tag

Eccoci qui con un’altra catena di tag! Dopo avere nominato Sant’Antonio come santo protettore dei blogger, pare che mi sia attirato le catene come un africano ai tempi dello schiavismo. Come anche cianciavo in quel post mistico-farneticante, non tutte le catene sono da evitare. E non perché sia dedito a giochi sado-masochisti e di notte mi abbigli in completini latex irti di borchie (umaronna che raccapriccio!).

La catena dei giochi d’infanzia, infatti, mi ha st(r)appato un intero filone di deliri linguistici in tastiera, questa catena inaugurata da cuorerotante è davvero singolare e potenzialmente foriera di un rigenerante non-sense a manetta, per alcuni semplice “cazzeggio”. Sembra poi facile “cazzeggiare” e prendersi sul serio tanto da volerlo rendere pubblico! Ci vuole coraggio. O tanta irresponsabilità.

Veniamo quindi al tag di cuorerotante : “[…] ho pensato di creare un Tag con l’augurio che, come diceva la Regina ad Alice, allenandoci giornalmente a pensare a sei cose impossibili, possiamo avere quello stimolo in più che ci aiuti a credere che le giornate, a volte, possano anche stupirci ed essere migliori delle nostre aspettative, andando al di là di ogni nostro scetticismo.[…]”.

Ogni catena ha le sue regole.

Per graziediCuorerotante le regole sono poche e semplici. Nelle catene di tag normalmemte si rispettano le regole a parte una certa libertà interpretativa sull’ultima che è immancabilmente “nominare un tot di follower”. Rules are rules e sono:

  1. inserire il logo di Alice’s in Wonderland
  2. descrivere sei cose impossibili
  3. nominare tutti i follower che volete

Cuorerotante mi ha nominato insieme a Fabio nella sezione “umoristi” (and the nominees are…) e Fabio ha già dato grande prova con la pubblicazione delle sue “6 cose impossibili” pertanto, costretto a raschiare il mio fondo e continuare a scavare, l’elenco che segue potrebbe non essere adatto ai deboli di stomaco e agli affetti da TLDL)

E veniamo alle mie 6 cose impossibili:

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Master o’Scieme: la ricetta del giorno

Oggi (ma dubito fortemente che ci sia un domani) il vostro Master o’Scieme, lo chef che ‘cchiù scieme non ce n’è, consiglia la ricetta del giorno:

OstiE (non benedette) farcite di nocciole caramellate

Ingredienti:

  • Ostie (quanto basta)
  • Zucchero (quanto basta)
  • Nocciole sgusciate (a ufo)

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Piccole storie di soldati piccoli Ep.#2

A gentile richiesta di una mezza dozzina di blogger (a me ne bastavano pure un paio), gentile risposta: ritornano le Piccole Storie di Soldati Piccoli.  Per chi si fosse perso il primo episodio, punti pure il moschetto QUI. 

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il fante Rafe’ (Raphaël, per francofoni), a destra il fante Bastien (Bastiano, per i francofobi). 

Su una collina, al riparo temporaneo dal fuoco nemico, davanti ai loro occhi un panorama da incubo punteggiato di sbuffi di fumo, lampi, percorso da rombi e spari, urla, urla e…urla.

Bastien: “Nè Rafe’, brutta bestia la guerre…”

Rafe’: “C’est la guerre…”

Bastien:“Quelli lì al comando ci hanno detto: ‘Le jour de gloire est arrivé! Abbiamo verificato le forze del nemico in campo, diviso i compiti per ogni battaglione, stabilito la strategia infallibile che ci porterà alla vittoria sicura!’…Risultato?”

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200.000! Uanema d’o’ priatorio!

Uanema d’o Priatorio! (Aldo Tarantino in Così parlò Bellavista)

DUECENTOMILA! Festeggiamo le 200.000 visite ab Urbe condĭta di questo scivolosissimo b(av)log!

Uanema d’o Priatorio! Letteralmente “Anima del Purgatorio!”, nel dialetto napoletano è un’espressione di grande meraviglia.

Lo esclamo come Aldo Tarantino, che interpreta o’ viecchiariello sempre assopito – un personaggio cult nel bellissimo film Così parlò Bellavista – che spalanca gli occhi soltanto quando sente pronunciare la parola “milione”, si ridesta, ripete “nu milione!”, subito esclama “Uanema do’ Priatorio!” e ritorna nel suo sonno catatonico. Duecentomila per me ha lo stesso effetto di “nu milione” per il vecchiarello.

Perché festeggiare a duecentomila?

E quante senò? Tutto il cucuzzaro!

Non che avessi in mente un obiettivo da traguardare e, diciamolo sinceramente, duecentomila(uanema d’o Priatorio!) è un numero ridicolo sul web e lo è ancora di più se consideriamo che la mia occupazione abusiva della Rete risale al luglio 2008. Quando si tratta di miei festeggiamenti nella vita reale, io divento schivo, provo a defilarmi, non sopporto di essere al centro dell’attenzione. Non mi comporto in modo diverso nella realtà virtuale della blogosfera. Una cosa posso garantirvela: io sono WYSIWYG. Un acronimo molto in voga ai tempi dei primi programmi di word processor che promettevano all’utente un risultato stampato identico a quello che appariva su schermo: What You See Is What You Get. La maggior parte di voi lo dà per scontato, ma i più vecchierelli sanno che fu una specie di rivoluzione copernicana.

E allora perché ce la stai menando con queste duecentomila(uanema d’o Priatorio!) visite che poi a noi…che ce ne cale ?

Perché…perché…perché…non so perché…perché…non so perché…perché…

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Perché la definizione “fantasy” sta stretta a Il Signore degli Anelli come una t-shirt taglia “S” a una supermaggiorata

Gollum O_O: “Supermaggiorata?!? Dov’è, dov’è !?! …Doveeeeee?!?”

Il titolo sembra partorito dal grafomane titolare di questa webbettola, posseduto dallo spirito di Lina Wertmüller (riposi in pace). Se chi inizia bene è a metà dell’opera, mettetevi l’anima in pace: qui c’è ancora parecchio da faticare.

Il post precedente ha zig-zagato tra vari temi:  il piacere della lettura, cosa rappresenta un libro per il lettore, se la “vecchia” carta sia importante o meno affinché il libro continui ad avere diritto di cittadinanza sulle nostre librerie, nei nostri cuori e memorie. Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (chi altri sennò) nella mia esperienza rappresenta il crocevia di questi temi.

Come sostengo sempre, i commenti sono la linfa vitale di un blog. In giardino pianti un bell’albero, ma se non lo innaffi seccherà. Nello spazio dei commenti alcuni visitatori generosi hanno lasciato traccia del loro passaggio condividendo la loro esperienza e opinioni. Sedici naviganti spiaggiati su questo lido hanno prodotto, anche con la mia complicità, oltre 100 commenti che, a parte il mio usuale rutilare di facezie, si sono distribuiti sui vari temi citati e, in particolare, sul fatto che Il Signore degli Anelli non è la pietra angolare come lo è stata per me: c’è chi lo ha letto e non si è innamorato, c’è chi non lo ha letto.

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Un libro per domarli, un libro per ghermirli e nel buio incatenarli…

Rilassante panorama di rilassante estate? Già l’ho visto…da qualche parte

Chi è quel pirla che ha spento la luce?!? Non lo vedi che sto leggendo!?!

Deve essere passato Attila, sì deve essere passato di qui. Se i miei pensieri fossero i primi timidi germogli di margheritine nel prato, allora ho la certezza che Attila è passato dalle parti del mio cervello. Pensieri rasi al suolo, deserto. Dove passa Attila non cresce più l’erba. Ma ‘sto Attila era dell’Anti-droga?

L’andazzo è a zig-zag tra tasti, abbozzi d’idee, trascrizione, tasto “cancella”, ritorna all’abbozzo e così in loop infinito da istruzione “10 PRINT “…”20 GOTO 10”. A proposito di grandi guerrieri è obbligatoria una citazione a effetto: “Per un grande guerriero, ci vuole una grande spada!”

Un segno di “visto” appare accanto a una celletta del mio cervello.xls e contemporaneamente una vocina.mp3 annuncia “CELL’HO’“: per qualche strana coincidenza le ultime gesta del mio avatar videoludico hanno avuto come protagonista tamarri che ostentavano spade e spiedi di misure e potenza crescenti in un tripudio di testosterone e tipica (vana)gloria maschilista delle più basse origini (basse, anche in senso anatomico). Da re-cessi di memoria grezza, con lo stesso imbarazzo (…e sfiga) di ricevere dal banco del “Sette e mezzo” come prima carta, quella del 4, spuntano derive leghiste sulla durezza dell’“arnese”: totalmente speciose e ininfluenti, visto che gli avi in cui costoro si riconoscono, cioè quel miscuglio multietnico di popoli barbari – extracomunitari, in termini moderni – genericamente noti come “Galli” sperimentarono sulla propria pelle che è importante la punta e il taglio: il gladius del legionario, più corto della spada gallica, aveva la lama a doppio taglio che permetteva maggiore mobilità in formazione serrata ed era usata spesso di punta perché “seppur due dita si ficca, è mortale”. (cit. L’arte della guerra (Epitoma rei militaris) di Publio Flavio Vegezio Renato)

Dove questo discorso voglia andare a parare non è dato saperlo neanche a chi scrive, ma l’oscuro figuro al di là dello schermo si è appena riagganciato a una connessione a banda larga dopo un’astinenza di quasi un mese e quindi batte e ri-ba-ba-tte-tte sui ta-tasti i pe-pensieri come vengono con il viscerale entusiasmo e la dolce follia di uno sciame di bambini sotto il metro di statura, che si rincorrono in un giardino, disegnando traiettorie per niente geometriche che – per esigenze del “pensiero ordinato” di noi adulti – possono assimilarsi a un cerchio dalla circonferenza molto vaga e accennata, con protuberanze tipiche dell’incertezza del cerchio disegnato a mano-libera. A onore del vero, io avevo difficoltà a disegnare un dignitoso cerchio anche con il compasso.

Ferie agli sgoccioli e un’estate passata per lo più sul dondolo di Sabaudia in compagnia di diversi libri acquistati per impulso compulsivo e letti soltanto molto tempo dopo (il consumismo, e chest’è!). Finalmente questi libri riprenderanno a impolverarsi sullo scaffale e a ospitare acari che ivi dimorano, ma le pieghe della copertine e le orecchie delle pagine daranno loro l’ambito status di “letto”, saranno lì ritti tra gli altri e potranno guardarli con un’ espressione spocchiosa come per dire “io sono stato letto, tu no”.

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Pane, uova e tanta fantasia

Mi perdonerà Luigi Comencini se mi permetto di modificare il titolo del suo bellissimo film con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida incluso tra i 100 film italiani da salvare e Orso d’argento nel 1954. L’amico Pupazzovi ha una webbettola frequentata da personaggi assai singolari e tremendamente simpatici: le sue abili mani riescono a dare vita ai personaggi più disparati a partire da un semplice uovo, i Pupazzovi appunto.

Pup, come lo chiamo io, è capace di donare un sorriso con la sola immagine delle sue creazioni, che trasmettono tanta passione, fantasia e un’inquietante fissazione con le uova. Con il permesso dell’autore, un mix tra un Michelangelo e un Pinturicchio delle uova, pubblico le sue ultime creazioni, due panettieri, che mi hanno ispirato l’ennesima Storyetta, breve storia per il tempo di fumare una sigaretta.

Il fumo fa male, non fatelo a casa e nemmeno fuori e sopratutto andate a visitare la webbettola di Pupazzovi.

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Piccole storie di soldati piccoli

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il tamburino Fransuà (François, per francofoni), a destra il trombettiere Pascal (Pasquale, per i francofobi).

Fransuà: “Nè Pascà ma la vuoi smettere con questo strazio?!?”

Pascal:”Jamais! Faccio il mio dovere di vero soldato patriota! Le jour de gloire est arrivé !…Pensa a rullare tu!”

Fransuà continua a rullare e risponde:

“Rullare, sì rullare…mon frère (trad. dal francese al napoletano: “bello d’o’frà”) ‘na canna ti dovresti rollare così ti rilassi. Écoute-moi! (trad. dal francese al napoletano: “Sient’a mme!”) 

Pascal non lo degna di uno sguardo e continua a soffiare nella tromba.

Fransuà continua a rullare e pensa:

“Ho deciso: stasera faccio rapporto al Comandante e chiedo di essere sbattuto in prima linea! Meglio il rischio di una pallottola che la sicurezza di morire sordo!”


L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

I sopravvissuti del mio Esercito di Soldati(ni( di Plastica


Lassù, in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose, che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù
(cit. Vecchio Scarpone di di Calibi-Pinchi-Carlo Donida)

Il nostalgico torna sempre sul luogo delitto. E c’è da sgomitare: c’è la folla! L’assassino, i poliziotti, i fotografi, i giornalisti d’assalto (che non hanno mai visto un teatro di guerra), il medico legale, il postino che ha bussato due volte e non gli ha risposto ancora nessuno, l’idraulico (dedicato a Fabio e Giancarlo) che scappando da una casa vicina, si mischia alla folla di curiosi per sfuggire al marito tornato troppo presto, l’immancabile folla fancazzista, un cane che piscia sul lampione e un buon numero di Umarells che hanno visto le transenne e pensavano fosse un cantiere da controllare.

Come minacciavo nel post del tag dei giochi d’infanzia, il solo riportare alla superficie alcuni ricordi ha attivato una trasformazione degna dei robot dei cartoni animati della mia infanzia: le mie dita trasformate in una gloriosa Olivetti Lettera 22.
Avete presente questa vecchia macchina da scrivere, prodotta dall’ingegno italiano, e oggi anche esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York? Le mie dita scattano sulla tastiera come quei martelletti dei caratteri, il tasto meccanico si spiattella sul nastro e il foglio bianco s’imbratta di lettere. Per fortuna in questa Macchina da Scrivere 2.0 c’è il tasto “backspace” e non devo impiastricciare tutto di bianchetto. E’ mai esistito un bianchetto che, usato due volte, non fosse secco? Misteri degni di Kazzenger.

Come la canzone Vecchio scarpone al Festival di Sanremo 1953 rappresenta per la generazione del cantante Gino Latilla un ricordo della giovinezza trascorsa come militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così i soldatini in scala “HO” rappresentano – con infinita minore drammaticità – il mio “vecchio scarpone”:

Vecchio scarpone,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!

Ho sempre amato raccontarmi storie e queste pagine sono la prova che non ho ancora smesso. Non mi è bastato questo mondo, ne ho sempre voluti visitare tanti altri. Poco importa che non fossero reali.

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto. La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita”. (cit. H.P. Lovercraft)
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CrOMiche di Narciso #1 – Stargheit! [by Lamelasbacata]


Ho il piacere di inaugurare uno spin-off – fa figo chiamarlo così – delle storie di El BaVon Rojo con protagonista quell’autentica calamita di paccheri e personificazione della peggior molestia che è Narciso. Vecchia conoscenza dell’Oste, i due vivono in simbiosi. Ma queste sono le Cronache comiche di Narciso: “The ChroMicles of Narciso”, se fossi uno di quegli autori di successo con almeno tre nomi da puntare prima del cognome. Perciò, meglio un titolo più autoctono quale: CrOMiche di Narciso.

Il primo episodio, I'”episodio-pilota” (sono in versione MegaloMan, non ci fate caso…) è nato per caso per stessa ammissione dell’autrice. “Autrice” avete letto bene: lamelasbacata, una fine tastiera alla quale non sono degno di tenere il tasto “Maiusc” abbassato.
Mela ha cavalcato l’onda anomala di una delle nostre jamme-session, ovvero uno scambio di commenti a un post tra due o più blogger che vanno a intessere una storia spontanea totalmente a braccio; se avete presente la baraonda creativa musicale di una jam-session, avete una buona idea del divertissement delirante di parole di una jamme-session (si legge: iamme-sescion). La prima e indimenticabile jamme-session tra Mela, Paolo, tiZ e io è nei commenti di Album di Figurine: Narciso e io.

Se vi piace l’idea, non restate muti, ma facitencelle sape’. Chi si sente menestrello delle gesta di Narciso, sappia che siamo a El Bavon Rojo, quindi vale tutto: fatevi sotto con le vostre tastiere.
Ringrazio Mela di cuore e ora godetevi l’eccezionale primo episodio:

Stargheit!

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Non tutti gli Alien vengono per nuocere

Avviso ai naviganti: questo cocktail contiene una parte di sbrodolamento autocelebrativo e due parti di suggerimenti di alcune eccellenti webbettole.

La Rete può essere un luogo brutto, al di là dei cancelli di FB si ammassano orde di troll e orchetti haters, la  Contea della blogosfera è ancora piuttosto tranqulla, perché un po’ ai margini, “obsoleta” come dicono certi blogger-che-ce-l’hanno-fatta, i quali si fanno chiamare “influencer” rinnegando la propria origine web-rurale. Nei miei viaggi seguendo il filo della Ragnatela mi sono imbattuto nella webbettola di un altro del mio nobile lignaggio, il Conte Gracula (lui conte, io barone), in Lucius Etruscus. Su un articolo del Conte Gracula che consiglio per il tema assai spinosoUnofficial Kavvingrinus: i libri più noiosi che ho dovuto leggere a scuola, è nato un fitto scambio. Da cosa nasce cosa (certo mica cipolle!) e in men che non si clicchi, ci siamo ritrovati invischati nei fili della ragnatela delle rispettive webbettole. A dire il vero, Lucius Etruscus ne ha più di una: è un ragno operoso, non c’è che dire.

Io ormai sono seguace di due di queste sue webbettole:

Così Lucius Etruscus, girovagando per la mia webbettola, si è ritrovato sullo schermo la mia recensione di Alien Isolation e mi ha chiesto di poterla pubblicare sul blog dedicato ad Alien e ai suoi fan. Secondo voi che cosa ho risposto?

La trovate qui: [2014-10] Alien: Isolation – Recensione di redbavon

E’ un grande onore che una mia recensione, tributo a quella forza della Natura di un altro Universo, che ha segnato la cinematografia di fantascienza e horror insieme, possa essere sottoposto all’attenzione di un lettore esigente come quello dei fan.

Ringrazio Lucius Etruscus, il Conte Gracula e tutti coloro che hanno letto la recensione a suo tempo.

EOT


L’infanzia in un tag

Sono stato tirato in ballo da Zeus nella catena di tag per cui al nominato spetta citare cinque giochi/oggetti della sua infanzia e allungare le maglie della catena ad altri blogger inconsapevoli di cotanta benedizione.
Data la veneranda, non ancora venerabile, età di quest’Oste, indefesso servitore in questa webbettola, per vostro dileggio e compiacimento (no pietre, grazie) mi armo di badile e vado a scavare in quella scatola umidiccia del mio cranio tra ragnatele di rimembranze e bauli polverosi di ricordi.
Sia fatta la volontà di Zeus e che Sant’Antonio mi metta una mano sulla tastiera.

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Super Santos VS Super Tele

Queste sono vere flame-war da combattere!

Non so quanto vi possa importare di una diatriba che risale alla notte dei tempi del calcio, non quello “giocato” a suon di eurodollari, ma il calcio giocato nei cortili, in un parcheggio, in un campo adatto all’ortocoltura o altro spiazzo sufficiente a contenere due individui e un pallone.
Se vi aggiungo memorie barbose miscelate con uno spruzzo di amarcord e nostalgia-nostalgia-canaglia a granella, so che trovereste più interessante leggere gli ingredienti sull’incarto dell’ovetto Kinder (munitevi di occhiali e di una tavola degli elementi chimici).
Sprezzante delle regole d’ingaggio dell’internauta e della scrittura “web-friendly”, tuttavia quando un blogger chiama è creanza rispondere all’invito. Così, all’invito di Zeus a partecipare a una tag-catena sui giochi dell’infanzia, ho iniziato a buttare giù il post iniziando con il Super Santos, che è rovinato giù sulla tastiera come al primo sole primaverile una slavina a valle.
Il Super Santos è un oggetto sacro dell’infanzia e ringrazio Zeus, che mi nominato nel tag, e Romolo che gli ha lanciato la catena, per avermi dato lo spunto per ricordarlo degnamente.

Super Santos VS Super Tele

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Il “ghiaccio” può essere molto pericoloso, specie in Nord Corea

Walter White in Breaking Bad (foto da wired.com)

In un’estate così torrida, secca, piagata dal 70% in più di incendi rispetto all’anno scorso, l’affermazione nel titolo potrebbe farvi pensare che l’alta temperatura ha fuso i piedini del chip nella mia testa e sto infilando in esadecimale una serie di “0” e “1” a casaccio, che il linguaggio umano vengono tradotti in un’evidenza di stato confusionale terminale.
Come nella tradizione di El BaVon Rojo, nulla è come appare. E ciò che segue si collega all’ultima puntata della Stagione 1 e con la la prossima rutilante “Stagione 2” della bettola preferita da blogger che vi raccomanderei, se non fosse che non mi ritengo “fonte affidabile”.

“Ice”, “ghiaccio” in gergo indica la metanfetamina in cristalli. Questa droga è anche la protagonista della famosa serie televisiva “Breaking Bad”.

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The Ultimate History of Videogames

La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare

Autore: Steven L. Kent
Editore: Three Rivers Press
Anno: 2001
Lingua: inglese

Ho letto diversi libri sui videogiochi, ma se devo consigliarne uno, la scelta ricade senza nessun indugio sul libro di Steven L. KentThe Ultimate History of Videogames”, from Pong to Pokémon and beyond – The story behind the craze that touched our lives and changed the world: “La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare”, da Pong a Pokémon e oltre – La storia dietro la mania che ha sconvolto le nostre vite e ha cambiato il mondo.

Il libro è in lingua inglese…feeeermi con quel dito sul mouse, già vi vedo che state cliccando da qualche altra parte, vedo anche quel punto interrogativo che vi è spuntato a mò di fumetto sulla testa, quell’espressione dipinta sul viso tra il sorpreso, l’interdetto e un risoluto mavaaquelpaese….un libro in inglese può sembrare fuori posto (o forse sono io a non avere tutte le rotelle a posto…), ma se è scritto con passione e competenza non è possibile ignorarlo solo perché non esiste la sua traduzione. E’ sufficiente una conoscenza dell’inglese di base, non tecnica, un dizionario alla bisogna e un po’ di pazienza per scorrere, e – vi assicuro – scorreranno, le 591 pagine di questo tomo.

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Giovedì gnocchi

Da “Priscilla, la regina del deserto”

Questo post non si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire il mistero del più classico dei menu del giovedì. Da un’insulsa usanza, un titolo insulso per un post insulso. Navigante avvisato.

Giovedì, oggi è giovedì…un’afosa, soffocante sera di un giovedì di agosto. Porca miseria è già giovedì! E’ già quasi trascorsa una settimana delle tre di ferie, dopodiché ritorno al lavoro, al delirio metropolitano, alle polveri sottili, al parcheggio all’O.K. Corral, all’emergenza idrica, alle “bombe d’acqua”, ai tombini tappati e le vie allagate. Sempre che decida a buttare un po’ di pioggia su questa riarsa terra. Angeli stitici? Giove Pluvio con problemi di prostata?

Il riscaldamento del pianeta, di cui già si parlava quando ero ancora dietro un banco di scuola, abbiamo scoperto essere una “bufala”, un “fake” per dirla come quel faccia di cool del Presidente degli Stati Uniti d’America con i capelli più “fake” che un parrucchiere abbia mai creato e con un programma di politica interna ed estera che speriamo si riveli davvero un “fake”. Previsioni del tempo in Corea del Nord: perturbazioni in arrivo, previste abbondanti precipitazioni di tritolo e altri metalli pesanti. Speriamo che le previsioni del tempo non ci azzecchino.

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Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

 

Si Alza il Vento (2013, Hayao Miyazaki) – The Eternal Zero (2013, Takashi Yamazaki)

Nata come recensione di The Eternal Zero, inevitabilmente sono stato “costretto” a scrivere anche dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Si Alza il Vento, che avevo da tempo in programma di recensire. I due film hanno in comune il famoso aereo da caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero. E qui si fermano i punti in comune. Hayao Miyazaki è entrato in forte contrasto con Naoki Hyakuta, l’autore del romanzo best-seller in Giappone, di cui The Eternal Zero ne è l’omonimo adattamento cinematografico del regista Takashi Yamazaki: le loro posizioni sono inconciliabili. Dopo la visione di entrambi i film, provo a metterli d’accordo. Missione “suicida”?

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Sant’Antonio 2.0, una storia di catene e protettori

Sant’Antonio 2.0

Incuriosito dal fatto che in Italia, paese di santi, poeti e navigatori, vi siano 11.811 santi protettori mi sono chiesto se ve ne fosse uno per i blogger. Sono magnanimo e non pretendo che vi leggiate il post precedente Un Santo patrono dei blogger, perciò faccio uno sforzo di sintesi. Parlare di santi, evidentemente già mi rende più buono e comprensivo.

“Ho visto la luce! Ho visto la luce! “[cit. The Blues Brothers]

Da fonti cattoliche esiste il santo patrono dei blogger ed è Francesco di Sales, il santo protettore dei giornalisti. In realtà, il beatificato Francesco francese viene indicato come il santo protettore dei blogger cattolici. 

L’esclusione dei blogger non cattolici ha risvegliato in me quel rapporto particolare e personale che noi napoletani abbiamo con i santi, meravigliosamente descritto in De Pretore Vincenzo di Eduardo de Filippo e in alcuni sketch comici de La Smorfia di Troisi-Arena-De Caro.

La mia proposta, più inclusiva, è ricaduta quindi su: Sant’Antonio di Padova. D’ora in poi lo chiamerò “solo” Sant’Antonio. Continua a leggere


Un Santo patrono dei blogger?

Roma – Palazzo della Civiltà Italiana (foto da web)

“Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”, le virgole le ho aggiunte io. Questa la famosa frase scritta sul frontespizio del Palazzo della Civiltà Italiana, situato nel quartiere EUR di Roma, noto anche come “Colosseo Quadrato”.  In realtà, a essere famosa non è tanto la frase originaria ma la sua esemplificazione: “Italia, patria di santi, poeti e navigatori”, più sbrigativa e decisamente più “2.0”.

Senza chiamare in causa tutti gli Stati Generali e perfino i “trasmigratori”, mi limito ai santi, tralasciando poeti e navigatori poiché, nel caso dei poeti, ci è sempre stato detto che “con la cultura, l’arte e la bellezza non si mangia”; nel caso dei navigatori il disastro della nave Concordia suggerisce un rispettoso silenzio per le vittime e la damnatio memoriae dello scellerato comandante. Rimangono i santi.

Non è la prima volta che in questa webbettola si scrive di Paradiso e si tirano in ballo i santi (e non solo per evocarne a sproposito i nomi dal calendario). In La Fine del Mondo e De Pretore Vincenzo e la festa del papà  mi sono avvicinato alle più alte sfere celesti con garbo e rispetto, un pizzico di ironia e ciò che mi è rimasto della Fede. Riconosco che il mio approccio sia poco ortodosso, tuttavia di estremo rispetto. Chi dovesse sentirsi offeso, mi cancelli dalla cronologia così da non incappare più in questo lido sperduto tra i marosi di Internet, ma – abbiate pietà voi che dite di esercitarla –  non infognatemi lo spazio dei commenti con invettive, caccia-alle-streghe, sante-inquisizioni(che di “santo” non avevano nulla) perché altrimenti mi costringete a citare Ezechiele 25.17:

“E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te”.

Versetti che voi uomini timorati e pronti a imbracciare la spada al grido “Dio lo vuole!” (‘sta frase non mi è nuova…) sapete benissimo essere di pura invenzione nel film Pulp Fiction e che Ezechiele – se potesse – non esiterebbe a definire “fake” o “bufala” sulla propria pagina dei social network più diffusi. Tuttavia, come Oste e “admin” di questa webbettola quoto Ezechiele e ne applico gli insegnamenti.

Spero perciò di avere sgombrato il campo da fraintendimenti, anche in ossequio a ciò che la nonna paterna mi ha sempre consigliato:“Non è buona educazione iniziare a parlare con una persona appena conosciuta di religione, sesso e politica”. Sarà pure buona educazione, ma se escludo questi tre argomenti, ho una fortissima limitazione al solo iniziare un colloquio con chicchessia, visto che capisco poco o nulla di calcio e non guardo mai le previsioni del tempo.

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L’origine della vita (discorso tra due gemelli di sei anni)

Jacopo e Diego cinque anni fa…Già confabulavano. Per fortuna non li capivo e non dovevo delle risposte…

Da dove veniamo? Come siamo nati? Chi sono questi due che chiamiamo “mamma”(semper certa est) e “papà”(numquam)?

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della nostra vita in cui ci siamo posti questi quesiti con pesanti ricadute escatologiche. Il “chi siamo” e il “perché proprio noi qui e in questo momento”, indipendentemente dalle risposte, sono connesse alle aspettative ultime e più intime dell’Uomo, alla Vita e alla Morte come momento di passaggio (o di fine), e tende a influenzare la nostra visione del mondo e, di conseguenza, il nostro comportamento nel quotidiano.

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della vita di tutti gli uomini in cui si sono posti questi quesiti, con la consapevolezza che trovare una risposta, certa e univoca, non appartiene invero al ciclo di vita di un singolo essere umano, ma a più generazioni.

Fin dai tempi antichi l’esistenza della vita (e a ciò che esiste o non esiste dopo la morte) ha ricevuto le risposte più disparate, originando miti, leggende, riti, culti e trovando l’humus perfetto nelle religioni.

Quando ho ascoltato – senza essere visto  – il discorso dei miei due nanerottoli di sei anni sull’origine della (loro) vita, ho compreso che il “mestiere” del genitore non è un “mestiere”, ma una missione; ho compreso che l’escatologia non è alla mia portata, tuttavia devo darmi da fare per prepararmi seriamente a dare delle risposte comprensibili.

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Viva il Messico! Ep.#27 BIS – Intervista a Francesco sul mistero del munaciello messicano

Spiaggia di Tulum – Il mitico Frank si staglia come bronzeo concorrente maya a quelli nostrani di Riace

Segue da Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Dopo avere raccontato del suo incontro con il munaciello messicano, ho avvisato il mio amico e compagno di questo viaggio Francesco, che segue queste mirabolanti avventure grazie ai link che gli invio via messaggistica istantanea. Uomo paziente e buono, che sopporta questa mia invadenza logorroica e, sopratutto, essendo il mio socio nel torneo messicano di scopone (poco)scientifico, ha sopportato giocate totalmente a membro di cane da parte di questo mentecatto che scrive. Ne è venuto fuori un gagliardamente caotico scambio che – da consumato blogger (nel senso che ho consumato tutti i neuroni sani) – mi è apparso proprio come un’intervista (a sua insaputa) al protagonista di questo strano caso, denso di mistero e qualche brivido lungo la schiena.

Di seguito l’intervista a Francesco sul mistero del munaciello maya!

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Viva il Messico! Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Piscina di Chan-Kah Resort Village, Palenque. Da destra: Francesco, Lucio, Diego. Io dietro la macchina fotografica. Ma…Ma chi è quel bamboccio lì alla loro sinistra?!?

Segue da Ep.#26 – Palenque, l’arrivo

11° dia: Palenque

L’arrivo a Palenque corrisponde esattamente a quanto anticipato dal fratello di Frank, Jimmy: buco fetente e infuocato. La nostra sistemazione al Chan-Kah Resort Village, ci ha riservato un paio di sorprese: la prima potenzialmente disastrosa, cioè la nostra prenotazione volatilizzata nel nulla (ne abbiamo fatte solo due, una per l’arrivo in terra messicana e questa a metà viaggio); la seconda, invece, meravigliosa, cioè piscina e cabañas immerse nella foresta tropicale con tanto di cocktail a bagnomaria, portico personale con sedia a dondolo y lucciole come in un film dello Studio Ghibli. Mancava che spuntasse Totoro ed eravamo al completo.

Ci siamo lasciati alle spalle lo splendido Yucatan, ora siamo in Chiapas. Alla fine della giornata, il sonno, non tanto dei Giusti, ma degli Stanchi Morti, ci ghermisce nonostante il consueto tasso di umidità che “Caronte” al confronto è una brezza marina di prima mattina.

La notte passa indenne…o quasi.

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Un po’ di pioggia?

“Antonio, fa caldo” questo il tormentone di una campagna pubblicitaria televisiva di cui non ricordo però il prodotto. Quindi è stata un fallimento, almeno nel mio caso (poco male).
Fa davvero caldo. Questo luglio mi è sembrato non volere dare tregua, ci si sono messi pure i meteorologi e i giornalisti enfatizzando la nostra percezione di arsura tirando in ballo “Caronte”: così hanno chiamato l’anticiclone ormai protagonista di questo giro di boa dell’anno. Io lo so, ci godono a seminare il panico, se non danno una brutta notizia gli piglia a male. Secondo me è un GomBlotto contro gli anziani: più fa caldo, meno possono uscire all’aperto come da accorato appello su tutti i mass media ognibenedetta estate. L’obiettivo è di concentrare grandi masse di anziani nei centri commerciali (notoriamente luoghi con aria condizionata anche nei cessi) di modo che spendano qui tutta la loro pensione. Ma non pensate che siano dei reietti capitalisti o semplicemente dei malvagi, nonsignore!  Lo fanno per la nostra economia asfittica. Lo fanno perché così la sudata pensione delle persone anziane non finisce nelle mani di quei bamboccioni, nulla-facenti di figli che a trent’anni, laureati mica solo per essere lodati, magari fuggono all’estero con il “tesoretto” e con i loro cervelli (ai miei tempi con una bella gnocca, ma io so’vecchio). Fa davvero caldo, a giudicare da quello che scrivo. 

E allora alla ricerca di un po’ di sollievo da questa cappa senza spada, ma da spiedino, scartando l’idea di iniziare la Danza della Pioggia (perché come ballo io, vengono giù la grandine e le rane, come giusta punizione), mi è venuto in mente un “posto” dove trovare un po’ di pioggia:

Rain su PlayStation 3

Rain non è una produzione milionaria, un videogioco che ha venduto a catafascio e ne sono seguiti n-mila capitoli dopo. Rain è un piccolo gioco indipendente, sviluppato e pubblicato da Sony Japan nel 2013, inzuppato di Proust e Debussy.

Rain è la prova che si può scrivere di videogiochi con la stessa dignità di altre forme d’espressione e farle intersecare, nell’insondato e vasto ipertesto della nostra mente per trovare una preziosa pepita, ma anche una pagliuzza d’oro, in quello stesso luogo che abbiamo setacciato già tante e tante volte.

Nessuna pretesa di averlo fatto per bene, ma almeno di averci provato.

Spero possa rinfrancarvi almeno nell’animo la senti(mental)-recensione che ho scritto un po’ di tempo fa, rivista e ritoccata qui e là per questa occasione.

Continua a leggere: Rain, rêverie digitale.

Rain, (c) 2013 SCE Japan Studio per PlayStation 3

 


Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

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Destinazione PlayStation Città

Non sottovalutate la potenza di PlayStation! Questo il claim della campagna pubblicitaria della prima PlayStation. Strano è che uno slogan pubblicitario si sia poi rivelato vero!

Se volete seguirmi in questo viaggio, siiore e siiori, salite su questo treno diretto, uno di quei vecchi treni che di “diretto” ha solo il nome, perché tra la stazione di partenza e quella di destinazione si ferma a tutte le stazioni intermedie, facendoti scoprire dei posti sperduti, procede lento al ritmo di ferro e traversine e ti culla al suono  del dum-du-dum. Il biglietto costa solo un po’ della vostra attenzione e pazienza.

Benvenuti sul treno, destinazione PlayStation Città.

Destinazione PlayStation Città [foto by RedBavon]

I giochi della PlayStation, come di qualsiasi console, sono la linfa vitale, il motivo di acquisto da parte di un consumatore. E la prima console Sony aveva tanti buoni motivi per restare stabilmente infissa sul mobile sotto la TV del salotto buono.

Nel giugno del 1996, nove mesi dopo il lancio europeo, misi insieme la vile pecunia per acquistare il nuovo accrocco colore grigio-topo e un paio di giochi, visto che la PlayStation inaugurò la vendita dell’hardware senza giochi in bundle, cioè inclusi nella confezione e nel prezzo della console. L’essere riusicto a trovare un primo lavoro in cui venivo anche pagato, il colpo di grazia a ogni mia eventuale resistenza a non cedere alla potenza di PlayStation fu una sostanziosa riduzione di prezzo della console. In Italia, il prezzo di lancio della console di 700.000 lire (=€.361,52) era ampiamente fuori della portata del mio portafogli, sia per a causa dell’esoso numero di fogli di carte da mille lire, sia per motivi “morali”: quasi il doppio di qualsiasi console di videogiochi che abbia mai acquistato, il prezzo quasi di un computer. Nel giugno del 1996 la riduzione di prezzo a 400.000 lire (=€.256,58), i risparmi accumulati e, sopratutto, una prospettiva di recupero di quanto speso nei mesi a venire, rese realistico il miraggio videoludico di cui leggevo da mesi sulle pagine delle riviste specializzate. Mi recai così in un negozio di giocattoli nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, quartiere che all’epoca bazzicavo spesso sia per lavoro sia per le mie trasferte di cuore tra la mia città e Roma. Uscii dal quel negozio in una tarda mattina assolata , calda e metropolitanamente afosa di giugno, trionfante e trepidante come ognissantavolta che ho acquistato una console, sotto braccio una grossa scatola e due giochi, Ridge Racer Revolution e Alien Trilogy.

Nella confezione un misero disco demo, che ancora conservo. Tocca rimediare…

Avevo appena messo piede sul treno destinazione PlayStation Città. Siioore e Siioori, in carrozza! Si parte.

 

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H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Antivirus fallito

RedBavon Born to Shoot Down Bacilo

H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Anche il più disperato dei giocatori capisce che non sono giocabili al Lotto, i più incalliti potrebbero sostenere che B-Brisbane è un purosangue australiano erede dei campioni Phar LapTulloch e se lo giocherebbe senza esitazione al GranPremio di Agnano e a Capannelle. Allora potrebbe essere la combinazione segreta (ormai non più…ehm) del mio PC d’ufficio e custode di tutti i segreti aziendali tra cui la ricetta della bomba alla crema…

H1N1 è una vecchia conoscenza, affonda la mia bagnarola uno o due volte l’anno, gli fanno (in)degna compagnia H3N2 e B-Brisbane per un trittico che vi verrà servito come Specialità stagionale: influenza.

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