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Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

Chichen Itza – Dettaglio dell’Altare dei Teschi (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18. Sangue e arena

Siamo tutti raggruppati intorno al corpo dell’Oste.

Le Anime Mannare sciamano intorno e sopra le nostre teste. Ancora una volta, per tenere a distanza i nemici risulta efficace il vortice di lame rotanti di Ade, Narciso e Liza: una barriera formidabile in combinazione con Pungilo, la lancia di tiZ e le scariche elettriche di Zeus, capace di respingere un nemico che provi comunque ad aprirsi un varco. Al centro Diaz, Cesar e Honda stretti intorno al corpo esanime dell’Oste.

Batmancito sta avendo la peggio: il capo dei licantropi sembra essersi rinvigorito e avere recuperato completamente le energie. Tutto il lavoro di sfiancamento è andato in malora, perciò Batmancito ha deciso per l’attacco diretto. Ma non è stata un’idea felice.

Assistiamo sgomenti al pestaggio che l’uomo-pipistrello sta subendo. Sembra che l’enorme licantropo ci stia giocando come il gatto con il topolino. Prima che si stanchi e decida a ucciderlo, dobbiamo escogitare qualcosa. Qualcosa di disperato, sicuramente.

Così si decide che i più agili, Liza, tIZ e Narciso, faranno una sortita: distrarranno il capo dei licantropi per dare il tempo a Batmancito di raggiungere il nostro perimetro difensivo e poi sarà il loro turno di ritirarsi, ma ci vorranno gambe veloci, molto veloci.

Poi, penseremo a come uscire da questa situazione. Dopotutto, domani non sono sicuro ci sarà un altro giorno.

Cerco di convincere Narciso che andrò io al posto suo:
“Narciso, rimani qui, vado io. Il tuo posto è vicino all’Oste.”.

“Signor Nessuno, apprezzo il tuo tentativo, ma non mentire con me. Tu sei preoccupato che con le mie gambe corte non riesca a correre così velocemente…tranquilo, yo soy como Speedy Gonzales.”.

Speedy Gonzales? Mai sentito, mi auguro per Narciso che sia un centometrista con uno scatto da record olimpico.

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Batmancito [Ep.#18] – Sangue e arena

Salto del Toro, Taurocapsia, affresco Palazzo di Cnosso (Foto da web)

Segue da Ep.#17. I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

A un improvvido cliente che fosse entrato nella taverna in questo momento, l’aspetto delle forze schierate una contro l’altra sarebbe apparso davvero strano e insolito.
I Quattro dell’Avemmaria schierati in una linea orizzontale compatta, gli estremi occupati da due umani e il centro da una specie di gnomo e un cane enorme: convergono a grande velocità contro i licantropi. I licantropi non hanno alcuna possibilità di ritirata o qualsiasi altra prospettiva di fuga in caso di sconfitta, a causa dei quattro armati in arrivo e di altrettanti, tre umani e un vampiro, che li tengono impegnati in uno strenuo scontro, senza considerare la presenza di altri due a difesa di un cadavere.

All’arrivo degli alleati Zeus, tiZ, Luna e Ade sono da un lato incoraggiati poiché il nemico è ormai stretto tra due fronti, ma dall’altra sono fiaccati nelle forze e, per la perdita dell’Oste, anche nel morale.

C’è un tale frastuono di urla e suoni orribili che sembra si siano spalancate le porte dell’Inferno con tutti dannati e i demoni intorno che alzano le proprie grida.
Molto terrificanti anche d”aspetto, il vigore fisico dei licantropi è evidente: i compadres sono consapevoli della brutalità degli avversari e un solo errore sarebbe sufficiente a richiudere quelle stesse porte dell’Inferno, ma alle loro spalle.

La vista dei Quattro dell’Avemmaria lascia davvero sgomenti i licantropi, ma – terminato l’effetto “sorpresa” – la prospettiva di aumentare il bottino di carne e sangue, li carica e li rende due volte più risoluti a dare battaglia. Così quattro licantropi si staccano dal branco e gli corrono incontro.

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Batmancito [Ep.#17] – I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

Sono quattro, sono fantastici, ma non sono super-eroi: sono I Fantastici 4 dell’Avemmaria (mixed by RedBavon)

Segue da Ep.#16. FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

I due nuovi arrivati stanno per uscire dalla penombra. Ho notato il loro ingresso soltanto io.

Questi hijos de puta lupa sono troppi, Batmancito sta trattenendo il loro capo, altrimenti qui saremmo tutti già a Xibalba a fare fiesta con l’Oste.

Devo avvisare i compadres!

Faccio per rivolgermi verso i miei compagni quando una gelida paura spinge tutto il mio sangue al cuore, sono assalito dall’angoscia e il terrore, provo una raggelante oppressione in petto da levarmi il fiato e quando torno a respirare, caccio un urlo:

“Narciiisoooooo, nooooo!”

Narciso è stato scaraventato a terra da uno dei licantropi, un altro gli è saltato addosso e il piccoletto è scomparso dietro una pelliccia scura scarmigliata di sangue e bava.

Il cuore mi batte a mille, le mani fredde e umide, serro il pugno intorno a Pungolo, la gola come stretta in un nodo scorsoio, mi manca il respiro, ignoro i due nuovi arrivati e corro urlando: “Narciiiisooooo!”.

I miei pensieri scorrono a velocità rapidissima. Prima l’Oste, ora Narciso, no! Non può essere! Non può essere vero, è solo un incubo. Mi risveglierò domani mattina tutto sudato e poi andrò a dirgliene quattro all’Oste. Basta con quel fiele che chiama “grog, il nettare dei pirati”.

Ho quasi raggiunto il licantropo, intravedo Narciso: con l’arco di traverso blocca all’altezza del collo la creatura mostruosa che cerca di staccargli la testa con un morso. Bava, urla, sangue. Pungilo emette di nuovo quel suo bagliore, carico il fendente dall’alto, porto il braccio armato al di sopra e oltre la mia spalla, ma prima che possa calarlo, vengo sorpassato da un enorme macchia scura, il cui passaggio provoca uno spostamento d’aria che mi fa vacillare e perdere il momentum.

Subito dopo sento un ululato, un lacerarsi di carni, un altro ululato, zanne che affondano, cartilagini che collassano, un latrato orrendo, ossa che si frantumano, un guaito straziato e poi il nulla.

Narciso è disteso a terra in una pozza di sangue e altri umori. L’arco appoggiato di traverso sul suo petto. È…immobile –  Dio ti prego – gli occhi sono chiusi… è…

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Batmancito [Ep.#16] – FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

Segue da Ep.#15. Batmancito La Revancha

“Ade, le armi! Le armi!” Narciso continua a urlare.

Ade sparisce dietro il bancone e ne riaffiora stringendo tra le mani un panno di pelle consunta legato agli estremi da due lacci. Lo lancia e atterra nella salda presa di Narciso.
Tanto consumato l’involucro che non l’avrei usato nemmeno per pulire il bancone, quanto meraviglioso e scintillante ciò che protegge: un arco corto finemente intagliato, le cocche all’estremità di ogni flettente terminano in un’acuminata punta d’argento e d’argento luccicano anche le punte dei dardi in una piccola faretra, su cui è applicato l’adesivo di un ragazzo con i capelli lunghi ripreso di spalle, con la chitarra, un sacco a pelo a tracolla e un paio di sandali ai piedi.

Narciso lascia cadere il panno, infila a tracolla la faretra, nella sinistra stringe l’arco con una freccia già incoccata e con la mano destra mi sbatte sul petto un fodero:

“Questa è dell’Oste. Si chiama ‘Pungilo’. Per l’Oste!”.

Dal fodero logoro emerge una spada corta dalla lama larga a doppio taglio, che termina con una punta molto aguzza. Sia la punta sia entrambi i fili sono d’argento. Il resto della lama e l’elsa arrotondata sono ricavati da un unico blocco di metallo estremamente leggero. Sulla lama vi è un’incisione:

FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

È latino, questa spada è un gladio in uso alle legioni romane. Come lo avrà avuto l’Oste?
Non c’è tempo per elucubrazioni storiche, tutti gli yankee si stanno trasformando in licantropi!

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Batmancito La Revancha [Ep.#15]

Batmancito [remixed by RedBaVon]

Segue da Ep.#14. Un errore fatale

“Noooooooooooooooooooo!!!! Oste, osteOsteeeee!” l’urlo di Narciso è lacerante. Trapassa i timpani e scuote fino a dentro pieghe nascoste dell’anima. Un brivido mi sale lungo la schiena. Poi ribolle la rabbia. Narciso è riverso sul corpo di El Rojo, cerca in tutti i modi per risvegliarlo: lo percuote, lo insulta, lo scuote, lo accarezza, lo bacia mentre lacrime incontrollabili sgorgano dai suoi occhi. È tutto è inutile: El Rojo non dà segni di vita.

Narciso urla contro tutti noi: “Fate qualcosa! FATE QUALCOSA CAZZO!” poi recupera un tono più pacato, di preghiera. Fissa negli occhi Luna prendendole la mano:

“Luna, tu…fai qualcosa, qualsiasi cosa! Fallo, non mi interessa cosa succederà. Basta che me lo riporti qui. Luna, ti supplico.”.

Narciso crolla a terra, rannicchiandosi sul corpo esanime dell’Oste, si porta entrambe le mani lorde del sangue dell’amico fraterno prima sulla faccia, poi in testa. L’Inferno non è qui: è tutto dentro di lui.

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Batmancito [Ep.#14] – Un errore fatale

Segue da Ep.#13. Renacimiento

No, non è Batman! L’Oste ha ragione. A dare ascolto a Narciso l’Oste non ha mia ragione. Ma in questo caso l’Oste ha ragione da vendere.
Il misterioso figuro apparso nella taverna non può essere Batman. L’uomo, vestito come un Batman azteco, è infatti della statura tipica del popolo dello Yucatan, supera di poco il metro e sessanta, tracagnotto, ben piazzato, una peluria di baffi appena accennati. Somiglia più a uno scaricatore di porto che a un super-eroe.

Carnevale è passato da un pezzo. La faccenda è dannatamente seria.

È un Batman in scala ridotta, è Batmancito!

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Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

Segue da Ep.#12. Mai fidarsi degli occhi

Alla prima strofa di Hasta siempre la mandria di yankee insorge. Appena tiZ inizia a cantare la seconda strofa, il vociare tra gozzoviglia e bevute monta in un coro sgraziato di oscenità: al ‘de tu querida presencia Comandante Che Guevara’ vola di tutto. Un cliente che fosse entrato in quel momento, per la quantità di oggetti sospesi in aria avrebbe pensato che la taverna fosse a ”gravità zero”.

Sul palco improvvisato inizia a piombare una pioggia di avanzi di cibo, bicchieri, bottiglie, atterra una sedia e monete a manciate neanche fosse la Fontana di Trevi.

Zeus e tiZ si proteggono come possono: il chitarrista usa la custodia della chitarra come scudo; tiZ afferra una sedia e la brandisce come una mazza da baseball pronta a ribattere in home run qualsiasi cosa si avvicini.

L’Oste si para davanti a Luna, che però non sembra affatto sorpresa né minimamente intimorita.

Accorre Ade dalla cucina, ma è costretto a tuffarsi dietro il bancone per evitare un lancio di bottiglie male indirizzato verso i musicisti. Gli yankee sono tutti ubriachi e la loro mira è decisamente approssimativa.

Dal gruppo di yankee si stacca un massiccio esemplare, avanza isolato e tutto tronfio, più che della “supremazia bianca” è il rappresentante della “supremazia bovina”. Con tutta probabilità è il “leader”, di sicuro è il più truce e sgrammaticato di tutti. Ci viene incontro puntando il dito minacciosamente e urlando nel tipico drawl , l’accento strascicato del Texas:

“If I want to say y’all ‘r fucking communist motherfuckers, I’ll darn well say ’fucking communist motherfucker’, by heck!”.

A questa frase la mandria alle sue spalle va in visibilio.

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Batmancito [Ep.#12] – Mai fidarsi degli occhi

Segue da Ep.#11. Heavy rain

La donna è apparsa all’improvviso appena al di là dell’entrata della taverna: è immobile, a malapena distinguo la sua silhouette anche se questa notte è illuminata da una luna piena particolarmente grande. Stanotte è la notte della SuperLuna: quando è piena e contemporaneamente si trova alla distanza minima dalla Terra, appare più grande e luminosa. La mia mente corre ai sacerdoti Maya sulla sommità delle piramidi: il popolo dabbasso in attesa, la foresta ai loro piedi a perdita d’occhio; per chilometri e chilometri altre piramidi distanti, fuochi sparsi, ancora la foresta.

Ritorno con un “avanti-veloce” di un paio di migliaia di anni abbondanti quando vedo l’Oste raggiungere quella figura di donna che sembra assorbire la luce lunare e restituire oscurità alla notte. El Rojo le si pone esattamente di fronte, al di qua dell’uscio quasi a volere sbarrare con il suo corpo l’entrata. Non un gesto di accoglienza, non un saluto. Resta in silenzio. La donna che hanno chiamato “Luna” domanda:

“Posso entrare?”.

La sua voce, sebbene giunta al mio orecchio come un lieve sussurro, trova un’eco al mio interno in profondità dimenticate e, forse, dimenticate per un buon motivo. Riconosco questa sensazione, i miei sensi sono automaticamente in allerta.

L’Oste seraficamente e senza cedere di un millimetro dalla sua posizione innaturalmente ferma:

“Perché sei qui stasera?”

Luna risponde secca e con un tono che somiglia vagamente a una preghiera:

“Lasciami entrare.”.

L’Oste resta in silenzio, mi mangio il cappello se la fa entrare. Non l’ho mai visto così!

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Batmancito [Ep.#11] – Heavy rain

Segue da Ep.#10. Il mio nome è nessuno

Attirato dal trambusto di quella mandria di yankee appena entrati nella taverna, Ade viene fuori dalla cucina e per poco non gli prende un colpo. Si avvicina al nostro tavolo e, strofinando le mani sul grembiule, fa all’Oste: “Ma da dove sono sbucati fuori ‘sti beceri? Mi prudono le mani…Li buttiamo fuori eh Oste!? Li buttiamo fuori come a que’ du’ grulli dell’altra sera!”

L’Oste gli fa cenno di avvicinarsi e chinarsi per parlargli sottovoce.
“Ade, t’ha dato di barta i’ cervello?! Li vedi quanti sono e come sono grossi?! Non mi fanno paura, però noi siamo – fa la conta silenziosamente guardandosi in giro – una donna, quattro uomini – fissa Narciso – e mezzo. Cosa dice il Grande Maestro Sun Tzu? ‘Se il nemico prevale numericamente, devo evitare di impegnarlo’. Stiamocene quieti e, ti assicuro, se qualcuno de’ beceri la fa fuori dal vaso, gli diamo una ripassata di storia: Gettysburg sembrerà una lite di bambini in cortile.”.

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Batmancito [Ep.#10] – Il mio nome è nessuno

Ulisse contro Poliphemaya (by RedBavon)

Segue da Ep.#9. Come together

Ade entra con incedere quasi marziale e un grande sorriso sornione stampato in viso.
Indossa una maglietta rossa su cui campeggiano quattro grandi lettere di colore giallo “C.C.C.P.” e una piccola falce incrociata a un martello appena sopra la scritta all’altezza del suo centro. Si blocca a metà strada tra l’entrata e il nostro tavolo, si guarda intorno, solleva con una mano il berretto verde militare alla Castro, con l’altra si gratta la testa rasata, poi si gratta la barba di tre centimetri abbondanti che sporge dal mento ed esclama:

“Oh bischeri! Che si mangia?”

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Batmancito [Ep.#9] – Come together

Il Dio Pipistrello tra gli Zapotechi (foto by Mary Harrsch )

Segue da Ep.#8. Un amaro ritorno

In una taverna stranamente deserta per quell’ora della sera, mi trovo seduto al tavolo insieme all’Oste e Narciso, una dozzina di bottiglie di birra già schierate, due fiasche di Grog Gran Reserva Especial, una di tequila, fette di limone disposte su un piatto al cui centro è adagiata una piccola ciotola piena di sale, tre bicchieri e un piatto di tacos y tamales con enchiladas. L’Oste già aveva capito tutto e mi stava aspettando…
Così all’invito dell’’Oste “Así que te toca. Escúpelo! Mi hermano, racconta…” rompo ogni indugio, The House Of The Rising Sun cantata dagli Animals risuona in questa taverna in cui la musica non manca mai, e inizio a sputare il rospo.

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Batmancito continua

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio.

Durante il mio viaggio in Yucatàn, all’interno di una piccola rovina maya nella riserva della biosfera di Sian Ka’an accadde un fatto per molti insignificante, ma destinato a rimanere nella mia memoria e ogni volta che ci ripenso mi scappa un sorriso e un pensiero al suo protagonista: un piccolo pipistrello, subito ribattezzato “batmancito” (se sei curioso leggi Viva il Messico! Ep. #13). Da questo episodio realmente accaduto mi è letteralmente partita una scheggia per la storia di Batmancito, appunto.

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Batmancito [Ep.#8] – Un amaro ritorno

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte per gli Aztechi

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte nella mitologia azteca.

Da quando siamo tornati dalla giungla, dopo l’incontro con il “batmancito”, quel dannato pipistrello nel Tempio Perduto, Sergio non è stato più lo stesso. Inizio a pensare che non fosse un pipistrello…

Anche quando abbiamo rimesso piede a El BaVón Rojo, neanche l’accogliente atmosfera di varia umanità, alcol, fumo e legno di questo sgangherato comedor non ha sortito effetti su Sergio.

Avrei scommesso una discreta somma di denaro che  la strana coppia dei due soggettazzi titolari di cotanta dispensa di alcolicità, con i loro lazzi e frizzi, sarebbe riuscita a riportare alla “normalità” il mio compagno messicano di tante avventure e altrettante disavventure, ma l’avrei persa.

Dopo avermi salvato la vita da quei quattro figli di scimmia urlatrice schierati, armi in pugno, ad accogliermi fuori dal Tempio Perduto per fare della mia testa un’amena decorazione di uno tzompantli, Sergio non è stato più lo stesso.

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Batmancito [Ep.#7] – Più si è, meglio è

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Altrimenti ci arrabbiamo

Segue da Batmancito – La Compagnia di El BaVón Rojo [Parte VI]

Ade si para tra il nanerottolo e i due “yankee”. A guardare Narciso, sembra quasi volere difendere i due “yankee” dal nanerottolo e non il contrario. Da qui non riusciamo a capire cosa si stiano urlando, ma la gestualità fa intendere che tra qualche minuto ci sarà la classica rissa del peggiore bar di Caracas (ma a Caracas ci sarà un bar dove prendere un caffè in santa pace?!?). El Rojo è sbiancato in volto, piomba sul gruppetto in animosa discussione, con un’agilità e rapidità insospettabile, data la sua abituale dinoccolata e strascicata andatura.

Gli “yankee” sembrano appena usciti da un film del Far West di John Wayne: sempliciotti, rozzi e pieni di boria, oltre che di alcol. Una pantomima moderna di “Buffalo Bill” e “Billy The Kid” senza l’aura del “mito” della frontiera dell’Ovest. Del “pioniere” non hanno nulla, piuttosto che “coloni” di un mondo inesplorato, hanno l’atteggiamento dei “colonizzatori”, come se da queste parti quelli spagnoli non avessero già combinato abbastanza disastri. Mancavano solo gli americani.

Ade li incalza con tono pacato e fermo: “Chiedete scusa a Narciso. Chiedete scusa a Narciso e poi muovete le vostre flosce chiappe fuori di qui.”

Nel portare l’ennesima cerveza al tavolo, i due “yankee” hanno iniziato a dileggiare Narciso sulla sua statura diversamente alta: non si capacitano di come un bianco possa essere “tracagnotto e rachitico” come questi “greasers” del luogo. “Greasers” è un termine spregiativo degli americani per i messicani. Letteralmente “unti”.

Narciso non fa caso alle battute sulla sua statura, tanto è abituato al continuo scambio di sfottò  con El Rojo, ma non sopporta che abbiano insultato il popolo messicano e gli sale il sangue agli occhi quando sente puzza di razzista.

D’altronde, qui siamo ospitati dai messicani, El Rojo e Narciso hanno sicuramente un debito di riconoscenza con la gente del posto e, da quel poco che ho potuto notare, amano questo luogo sebbene sia evidente che sia dimenticato da Dio. Anzi, forse è proprio per quello: El Rojo e Narciso sono qui per gli uomini che ci vivono, per condividere con loro quello che sono e quel poco che hanno.

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Batmancito [Ep.#6] – La Compagnia di El BaVón Rojo

When the Going Gets Tough, RedBavon Goes Drinking

When the Going Gets Tough, RedBavon Goes Drinking

Segue da Batmancito – Incontri [Parte V]

It was 7:45 we were all in line
To greet the teacher Miss Cathleen
First was Kevin, then came Lucy, third in line was me
All of us where ordinary compared to Cynthia Rose

Il Principe e il gruppo di musicisti ci stanno dando dentro. Suonano dannatamente bene. Si muove intorno a quella chitarra in un modo seducente e disturbante insieme. Per il tempo di un paio di strofe, perdo la nozione del…Tempo. Non so dove sono.

She always stood at the back of the line
A smile beneath her nose
Her favorite number was 20 and every single day

Siamo seduti a un tavolo insieme ad altre persone, El Rojo è alla mia destra, Sergio alla mia sinistra e le bottiglie di “Grog Reserva Especial” vanno e vengono come dei treni su una banchina di una stazione merci.
Allungo la mano e afferro una bottiglia, la giro sul lato dell’etichetta, fisso l’etichetta, “Grog?” domando tra me, ancora sobrio, e me, scettico. Ne verso il liquido dalla bottiglia a un bicchiere fino all’orlo e oltre, spargendone un bel po’ sul tavolo senza darvi peso. “Grog!” mi rispondo deciso a mandare a quel paese il sobrio e lo scettico, tutti e due in una sorsata sola.

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Batmancito [Ep.#5] – Incontri

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Segue da Batmancito – El BaVón Rojo [Parte IV]

Varchiamo la soglia di El BaVón Rojo.

Dall’esterno, si sente della musica di queste parti, un ritmo latino; appena messo piede all’interno, la musica cessa in un istante, come se fossimo entrati nell’esatto momento in cui il direttore impartisce all’orchestra l’ultimo gesto, ordinando a tutti gli strumentisti di cessare all’unisono.
Il mio grido “Hola! Oste…” risuona come l’ultimo accordo fortissimo nell’ultimo movimento della sinfonia: la bacchetta del direttore disegna nell’aria la traiettoria di un sasso in caduta libera, un movimento secco e deciso, dall’alto verso il basso, un brusco spostamento laterale del braccio, diretto verso l’orchestra, che si traduce in una reazione compatta degli strumentisti e in un accordo netto e preciso.

Il nostro campo visuale si sposta, al ralenti, ai lati, mettendo così a fuoco ciò che è presente a una certa distanza dal centro e succede che  iniziamo a renderci conto di che “musica” tira in questo locale.
Una folla variopinta, seduta ai tavoli o sugli alti sgabelli al bancone, si è girata nella nostra direzione, con un unico punto focale concentrato sull’entrata: Sergio e io sembriamo esserci finiti per caso nel mezzo.
Il nostro occhio passa in rivista quella massa silenziosa di macchie di colore con un schizofrenico ritmo “avanti-veloce-stop-avanti-veloce-stop”, alla ricerca spasmodica del suo centro di gravità permanente: l’oste o uno dei suoi garzoni.

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Batmancito [Ep.#4] – El BaVón Rojo

La classica bettola malfamata, il migliore ron di tutti i Caraibi. Così dice l'Oste.

La classica bettola malfamata, il migliore ron di tutti i Caraibi. Così dice l’Oste.

Segue da Batmancito Anabasis [Parte III]

Punta Allen, noi gringos la chiamiamo così, ma il suo nome è Javier Rojo Gómez.

Punta Allen è a due chilometri a sud dal villaggio: è il nome dell’ultima propaggine di Sian Ka’an dove finisce la terra, inizia il mare e, un po’ più in fondo, sulla linea dell’orizzonte, inizia il cielo. Sian Ka’an, in lingua Maya questo significa:”dove inizia il cielo”.

Poche centinaia di anime, per lo più pescatori, i telefoni non funzionano, qualche locale si è attrezzato con Internet, l’energia elettrica c’è: tra le 10 del mattino e le 2 del pomeriggio; dalle 7 di sera fino a mezzanotte.

Qualche tempo fa, Gilbert e Dean hanno provato a cancellare Punta Allen dalla faccia del pianeta: qui gli uragani sono di casa. Hanno provocato parecchi danni al villaggio e reso la costa un cimitero di palme, ma Punta Allen è ancora qui, alla fine della strada, di quest’unica strada che divide la laguna dal Mare dei Caraibi.

Ogni tanto si vede anche qualche turista che vuole fare pesca sportiva: si pesca molto bene il Permit, il Tarpon, lo Snook, il Bonefish, ma ci sono anche Barracuda, Jack, Snapper, LadyFish. La barriera è a soli quattrocento metri dalla costa ed è il paradiso per chi vuole fare immersioni o, semplicemente, snorkeling. Qualche turista più “avventuroso” vuole provare il brivido di una gita emozionante all’interno della giungla e ciò mi dà da mangiare in questi giorni di apatia e nulla.

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Batmancito [Ep.#3] – Anabasis

Architrave 8 di Yaxchilán (Guatemala) - (c) Dipartimento di Storia Culture Civiltà Università di Bologna

Architrave 8 di Yaxchilán (Guatemala) – (c) Dipartimento di Storia Culture Civiltà
Università di Bologna

Segue da Batmancito Inicia [Parte II]

Sistemo la falda del cappello, mi passo la mano sulla fronte in un gesto inutile di asciugare la fronte, ottenendo invece l’effetto di spalmarmi un impasto di polvere, terra e sudore. C’è troppo silenzio.

Avanzo oltre la cortina di liane e vegetazione, che seppure diradata dal mio machete, impedisce buona parte della vista oltre. In piedi, disposti a semi-cerchio, vi sono una trentina di indigeni dai corpi colorati di nero e di rosso, alcuni recano macabri ornamenti di teschi e ossa. Sono guerrieri e sono armati. E sono convinti che abbiamo profanato il Tempio Sacro.

Alla mia vista, li sento sobbalzare all’unisono in preda alla sadica gratifica di ciò che mi faranno, devono solo decidere il numero di pezzi in cui ridurmi per poi disperderli nella giungla. Oggi il giaguaro cena gratis. Maledico il giorno in cui ho sottoscritto una petizione contro l’inquinamento e la salvaguardia delle flora e fauna delle foreste tropicali.

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Batmancito inicia [Ep.#2]

Camazotz

Segue da Batmancito [Parte I]

Sergio fa un cenno di avvicinami al centro della parete con la grande scena in rilievo. Indica un foro rettangolare esattamente all’altezza del ventre del grande pipistrello. Non può essere un cedimento del muro perché i bordi sono levigati perfettamente.

Mi avvicino e lo ammonisco di prestare attenzione a dove mette i piedi perché, se si tratta di una trappola, mentre è concentrato a guardare il contenuto del “buco”, potrebbe fare scattare una piastra a terra e il “buco” se lo ritroverebbe nel cranio, attraversato da parte a parte da un dardo. Sergio annuisce e, con molta attenzione, si muove a ridosso della parete. Sto per incalzarlo con un’ulteriore raccomandazione di non puntare il fascio luminoso della torcia diretto nella fessura poiché alcune trappole scattano con la luce, quando vedo un’ombra volarne fuori e, l’attimo seguente, l’urlo di Sergio, un tonfo e poi il buio.

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Batmancito [Ep.#1]

Questo racconto nasce come “spin-off” dell’episodio di “Batmancito!” accadutomi in Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno.

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico) per Mumedi “BATMAN A través de la Creatividad Mexicana de WARNER” (2015)

Yucatàn, Sian Ka’an, in lingua Maya significa “Dove nasce il Cielo” e a buon motivo: il Mondo come siamo abituati a conoscerlo qui finisce.

Giungla, navighiamo da giorni nei canali di questa laguna tra coccodrilli, indigeni ostili e insetti meno letali dei dardi degli indigeni, ma molto più precsi. Ogni loro colpo va a segno. È più probabile che io muoia dissanguato per questi dannati mosquitos prima che gli indigeni riescano a centrarmi con una freccia.

D’improvviso sulla riva, un masso diverso dal solito, vi sono delle iscrizioni, sicuramente opera umana, non si distingue granché anche da vicino, ma è sicuramente Maya. Ci siamo! Ci siamo! Il Tempio Perduto deve essere qui.

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