Alien Covenant (Blu-ray)

Dopo la visione del film in Blu-ray di Alien Covenant, per me una prima visione poiché non ero riuscito ad andare al cinema, mi ha colto un prurito alle dita che ormai riconosco da lontano. Le parole sono venute giù come una slavina al primo sole di primavera e perciò ho suddiviso il risultato di tanto sbattimento alla tastiera, che chiamarlo “recensione” mi pare presuntuoso, in due parti:

  • questa prima parte è un’analisi del prodotto “home-video” dal punto di vista tecnico, della qualità video e audio, con a margine le prime impressioni. Spoiler e olio di palma free.
  • la seconda parte ha già un titolo ed è Alien Covenant, Ridley Scott nello Spazio ti vorrei lanciare, che è indicativo di quanto abbia amato quest’ultima opera del regista. Non sarà una passeggiata di salute. La lettura non è consigliata ai minori, ai signorini e alle signorinelle attenti al bon ton e contiene anticipazioni della trama a catinelle.

Come un venerdì nero può tirarsi dietro anche un martedì notte altrettanto nero. E non perché era buio.

Lo confesso. Sono una vittima delle promozioni del “Black Friday” e così, preda delle lusinghe dell’Amazzone e complice la mia passione per l’universo di Alien, martedì sera rientro a casa dopo una giornata lavorativa intensa (leggi: rogne a pioggia più delle rane che Mosè mandò agli Egizi) e trovo un pacchetto contenente il Blu-Ray di Alien Covenant.
Evitate come la peste tutte le anteprime e recensioni, minacciando di una morte dolorosa e lenta gli amici che erano andati a vederlo, avevo solo sbirciato l’andamento dell’accoglienza del pubblico e della critica sul famoso sito Rotten Tomatoes all’epoca dell’uscita nei cinema. Alla fine ho mancato l’appuntamento al cinema.

Come metadone per la mancata assunzione della dose cinematografica di xenomorfi, mi ero lanciato in una recensione di un videogioco ispirato a tale saga, Alien Isolation. Fino dagli Anni Ottanta i videogiochi ispirati ai film sono colpiti da una maledizione: la maggiore parte del budget viene speso per la licenza, il videogioco deve essere pubblicato in una finestra temporale ristretta e finisce per essere una roba dall’inguardabile all’ingiocabile. Alien Isolation, invece, riesce a ricreare lo spirito del film, a rendere l’esperienza del fruitore da spettatore (passivo) a protagonista (attivo), arricchendola dell’interazione nel rispetto della coerenza con il film e del suo universo. Alien Isolation è quanto più vicino al primo monumentale film della saga, Alien.

Al prezzo di sette euro e spicci di centesimi mi preparo alla proiezione come se fossi andato al cinema con il vantaggio di potermi spaparanzare sul divano e – con il permesso della coniuge (andata a dormire) mettere alla corda l’impianto “home teatre”. Ho spento tutte le luci, chiuso la porta che separa la sala da pranzo dalla zona-notte, alzato il volume a “decibel smodati” e dato il comando “play” alla proiezione.

Nello Spazio nessuno può sentirti urlare.

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare” si leggeva sulla locandina di Alien nel 1979, ma tra le mura domestiche, tutti possono sentirti urlare. Sopratutto in un condominio. E dopo i titoli di coda il sottoscritto avrebbe voluto davvero farlo a squarciagola lanciando coloriti epiteti al signor Ridley Scott, ottenendo nell’ordine:

  • un Daspo (Divieto di Accesso alla Sala da PranzO) fino all’anno venturo per la visione di “film in cui si fa rumore (cioè film di guerra), ci sono le astronavi (cioè fantascienza) e c’è gente con le orecchie a punta (genere fantasy)” (cit. mia moglie);
  • una mortificante ammonizione per rumori molesti da parte dell’amministratore del condominio su mozione dei vicini con tanto di affissione pubblica nell’androne del palazzo;
  • lo sfogo non avrebbe mai raggiunto il diretto interessato: il signor Ridley Scott.

Lasciamo lo sfogo a una seconda e corposa parte, vediamo cosa offre il prodotto “home-video”.

Il Blu-Ray restituisce come di consueto una risoluzione e pulizia d’immagine che non mi fa rimpiangere il grande schermo. Dal “master” per la proiezione cinematografica Digital Intermediate (2K) alla conversione per il “Full HD” televisivo, la scena si presenta ricca di dettagli, sia su grandi oggetti come la nave-madre USCSS Covenant sia su oggetti più piccoli come i particolari delle divise del suo equipagio. Nei primi piani l’alta definizione esalta i volti degli attori così come anche i suggestivi panorami del pianeta degli Ingegneri.

Pianeta 4, il pianeta degli Ingegneri, noto anche come “Paradise”. Praticamente la Nuova Zelanda.

Una nota sulle ambientazioni: il film è girato in Nuova Zelanda e Australia. Mi sono stancato di vedere scorci della bellissima Nuova Zelanda che spuntano in ogni film a partire da Il Signore degli Anelli. Capisco che quella terra sia uno degli ultimi baluardi di una natura incontaminata e di montagne antichissime, ma a un certo punto della proiezione di Alien Covenant non mi sarei stupito di vedere un paio di hobbit trotterellare fuori dalla foresta.

L’immagine conserva per tutta la durata del film un equilibrio di colori, mai eccessivi o “sparati”a causa del onnipresente ritocco in post-produzione; le sfumature emergono anche nelle scene dove esiste il rischio che il nero inghiotta tutti i dettagli.
L’immagine trasmette naturalezza anche se il contesto è fantascientifico, ma non senza qualche incoerenza per chi cerca di raccordare questo nuovo capitolo al primo Alien. Nella cronologia dell’universo alieno, sia Prometheus sia Alien Covenant narrano di accadimenti anteriori alla “serie di sfortunati eventi” in cui incorse l’equipaggio della Nostromo in Alien. Nel 1979 la fotografia di Derek Vanlint getta le fondamenta di una nuova estetica nella fantascienza cinematografica: ambienti industriali, sporchi, usurati, malandati, trasudanti olio e gocciolanti di condensa, avvolti in fumi densi; interni minimali, nessuna concessione a fronzoli o orpelli, ogni macchinario assolve a una funzione basica.

Dariusz Wolski, già direttore della fotografia in Prometheus, noto per la serie Pirati dei Caraibi, ha scelto un’immagine delle astronavi, sia all’interno sia all’esterno, che comunicano un più elevato avanzamento tecnologico rispetto all’indimenticabile Nostromo. Si potrebbe ipotizzare che la Nostromo, essendo un’astronave commerciale da trasporto presenta un equipaggiamento funzionale e minimalista quanto un furgone “Ducato” di seconda mano, mentre la Covenant, in quanto nave-colonia, è dotata di tutti i “comfort” come un autobus Super De Luxe con aria condizionata, schermi sui poggiatesta, poltrone reclinabili e riscaldate, servizi igienici.

Anno 2122. Plancia di comando del ponte della Nostromo. Ripley pensa:”Che catoricio m’hanno mollato!” (Alien, 1979)
Anno 2104. Plancia di comando del ponte della Covenant. “Caffettino?… MOTHER un macchiato con due zollette, due lunghi senza zucchero. Grazie.”. (Alien Covenant, 2017)

Dopo l’atterraggio sul pianeta, i toni diventano più cupi e “sporchi”, ma è una scelta al servizio di una virata goticheggiante degli eventi che verranno narrati. La fotografia in Alien ha una parte da protagonista; in Covenant ha una parte da comprimario.

Veniamo all’audio che in un film di Alien è uno delle cause dei principi d’infarto, che pure metti in conto.

La parte audio mi ha soddisfatto parzialmente. È ormai prassi consolidata che l’audio in lingua italiana non possa andare oltre il DTS 5.1, che è un formato “lossy”, cioè con perdita di informazioni. L’audio in lingua inglese è graziato da una codifica “lossless” del DTS HD 7.1 che fa la differenza come tra il giorno e la notte.
La nuvola di suoni avvolge lo spettatore in un mix equilibrato, con bassi del subwoofer non invadenti e picchi coerenti. È un flusso continuo di suoni che impegna le due casse frontali e i satelliti posteriori, il centrale restituisce dei dialoghi sempre nitidi, che non si impastano mai neanche nelle scene più concitate e dall’elevata dinamica. Nella scena del combattimento tra Daniels e lo xenomorfo, il subwoofer domina la scena sonora con una serie di bassi di forte impatto, che fanno tremare il divano, dando l’illusione allo spettatore di essere a bordo della navicella con i motori a pieno regime.
Il tema musicale composto da Jed Kurzel utilizza elementi dell’originale di Jerry Goldsmith ed è l’unico autentico omaggio alla base dei fan. Quel sussurro sibilante, il basso che rimbomba con cadenza a sottolineare che non c’è alcuna speranza, una colonna sonora evocativa di un forte senso di straniamento, disagio, irrequietezza e pericolo incombente. Ascoltate la traccia “Spores”: sono due minuti di ansia d’intensità esponenziale.

Dal punto di vista tecnico, dunque, il Blu-ray di Alien Covenant è un’ottima riproduzione per il mercato “home-video” di un film di fantascienza, considerando anche una sezione degli “Extra” interessante, in particolare modo, la featurette “Settore 87 – Pianeta 4”, che mostra la storia dell’automa David dalla fine di Prometheus a Covenant, un vero e proprio prologo di Alien Covenant.

Assenti ingiustificati: i balzi dalla sedia o dal divano.

In questo ritorno alle origini del regista è assente un qualsiasi momento che ti costringa a una o tutte le seguenti classiche contromisure onde evitare di rimetterci le coronarie o ricorrere a un imprevisto “pit-stop” per un cambio delle mutande:

  • mettere le mani davanti al viso (e continuare a guardare attraverso le dita);
  • accendere tutte le luci della sala;
  • nascondersi dietro le spalle del compagno, chiedendo insistentemente se è passato il momento pauroso;
  • piantare saldamente le unghie nell’avambraccio del compagno, procurandogli un principio di sante stimmate.

Ridley Scott nel 1979 con Alien diede vita a un nuovo genere cinematografico: lo “sci-fi horror” (uso l’inglese perché “fanta-horror” sembra un’aranciata dal sapore tremendamente disgustoso). Lo stesso Ridley Scott nel 2017 ritorna alle origini con un film che ne porta il nome e ne raccoglie l’eredità, ma di “horror” si è persa traccia e di quell’universo “sci-fi” ha fatto come il bravo falegname con una grossolana asse di legno: ha piallato tutto.

Continua ad Alien Covenant, Ridley Scott nello Spazio ti vorrei lanciare.

Ora godetevi una delle cose meglio riuscite del film: il tema musicale di Jed Kurzel.

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37 pensieri su “Alien Covenant (Blu-ray)

  1. E mi lasci così in sospeso? Voglio gli insulti!!! 😀
    Scherzi a parte, gran bel pezzo e sono sicuro che tecnicamente il Blu-ray è eccellente – per ora ho solo il DVD – il problema è che quelle immagini perfette nascondono il nulla in cui nessuno può sentirti urlare…

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    1. Tranquillo, nel prossimo ti darò soddisfazione. Scrivendo mi sono accorto che c’è tantissimo da recriminare, tantissime occasioni perse, tanta roba buttata alle ortiche. Figurati ho dovuto tagliare alcuni “pezzi” un po’ troppo specifici (da fan pignolo, diciamo così). Non è detto che ci faccia uno speciale tipo “Analisi poco seria” come feci per il trailer dell’attesissimo (almeno per me) Star Wars VIl. Mi sono divertito un mondo a ironizzare sul film, fui citato anche in un tweet di Lega Nerd (so’soddisfazioni) prendendo alcuni fotogrammi e commentando. Potremmo farne una post a quattro mani, che dici?
      Se ti solleticano le dita, per darti un’idea parti dal primo dei quattro post rutilanti di facezie stellari:
      https://redbavon.wordpress.com/2015/10/22/star-wars-vii-analisi-poco-seria-del-trailer-parte-1/

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  2. Carissimo. Leggo la tua prima parte con molto piacere, ma attendo con più grande emozione la seconda…
    Io il film l’ho visto, ma non ricordo più dove (strano, sarà significativo?).
    Sono stato in Nuova Zelanda, ho partecipato al mistero… (no, no-spoiler, mi fermo qui).
    Che dire? Ricordo con grande piacere Micheal Fassbender alle prese con Peeter O’Tool e il Lawrence d’Arabia (temo l’idea più originale di tutto il film… NOOOO! Paolo, avevi detto no-spoiler!!!…).
    Niente, non dico altro, se non che fai bene a goderti l’impianto domestico con tutti i crismi di tanto in tanto… Bravo Red!!
    E che mi piacciono un sacco queste tue recensioni. Attendo la seconda parte.
    E, ovviamente, tutto ciò che pioverà sulla tua tastiera dopo il 13 dicembre… ;-))
    Un abbraccio,
    Paolo

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    1. Ho letto l’ultimo tuo commento. Il fatto che tu stessi parlando di Prometheus cambia poco, perché lo stato confusionle e mistico di Scott sono iniziati proprio dal quel capitolo, che almeno non porta il titolo di Alien. Covenant invece ce l’ha e allora non puoi sputtanarmi un universo in cui la mia fantasia è andata spazi-ando, non puoi sputtanarmi addirittura due serie (Alien e Alien VS Predator) perché tu – come George Lucas – avete le crisi mistiche e sentite le voci delle Madonne Galattiche o dei minchi-clorian, non mi puoi sputtanare la prima legge della Robotica e l’etica trekkiana di Gene Roddenberry?!?
      Fallo pure ma non usare il nome di Alien.
      PS: per il 13 ho già i biglietti per tutta la famiglia. Che la Forza sia con me e, sopratutto, con la Disney. Non mi aspetto un Rogue One (favoloso), ma spero meglio del VII (anche se dovrò sopportare la faccia di Kylo Ren, sono rassegnato)

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    1. Confermo. Per me la saga di Alien si ferma al secondo film. Considero il resto come degli spin-off. Auto-difesa per tenere basse le aspettative. Altrettanto faccio per la seconda scellerata trilogia di Star Wars. Rogue One invece è favoloso anche se è l’unico dichiarato da Disney come “spin-off”.
      Quello con Bova fa parte di Alien Vs Predator e quindi in realtà dovrebbe esulare da questa trattazione e invece Scott è riuscito a sputtanare due serie con un film solo, anzi con un androide solo.
      Nel prossimo post mi troverai in versione Alien VS Ridley Scott. Io faccio la parte dello xenomorfo.

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  3. A livello tecnico nulla da dire…anche se meno spettacolare visivamente di Prometheus ne regge il confronto. Ti dirò per me la costruzione del climax dal incipit fino alla comparsa del primo neomorfo è intoccabile cone livello qualitativo…poi si perde, a parte Fassbender i personaggi di Logan noj hanno spessore nonostabre il buon cast. Gran citazione a Callie Hernandez, veramente un bel bocconcino!

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    1. Ho visto il film senza crearmi aspettative. La prima scena del flashback con Weyland e David mi ha già creato disagio…In una delle mie svariate chiacchiere postate da queste parti su Star Wars, critico George Lucas per la deriva mistico-senil-rincoglionita che ha per forza voluto introdurre nella seconda trilogia (che non brucerei sulla pira come eretica, ma neanche amo). Dopo questa avvisaglia, i miei sensi di Uono-(ta)ragno hanno iniziato a formicolare e quando ho iniziato a buttare giù sulla tastiera i miei pensieri ne è scaturito un polpettone avvelenato per il regista colto dalla stessa patologia di Lucas.
      Questo primo post è solo un assaggio, con tanta moderazione e cercando di trovare del “buono”. La seconda parte sarà un sup-post.
      PS: gli attori, a parte Fassbender, il resto buono per la carta da parati. Non ce n’è uno che ricordi il giorno dopo. Ma se avrai la pazienza e la voglia di leggere la seconda parte, argomento la mia drastica posizione.
      Benvenuto e grazie per il commento!

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  4. Aspetto la recensione vera e propria… qua ci sono troppi particolari “tecnici” e pochi “porchi, santi e madonne”. Voglio i secondi 😀
    La mia recensione non l’hai letta per evitare gli spoiler, prova a recuperarla in seguito ehehe

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  5. Aspetto la seconda parte…. e gli spoiler. Non ho molto da perdere, perchè non ho visto nulla della “serie” Alien (fatemi causa!), anche se ho letto molti commenti assortiti, ma mi diverto sempre a leggerti…Grazie.

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  6. me lo sono letto fino alla fine per il solo gusto di leggerti. Di Alien e del suo regista, scusami, non me ne importa nulla. Al cinema sono secoli che non ci vado, in tv non ci provo nemmeno.
    Divertito e divertente.
    Un unico dubbio hai una casa isonorizzata da sparare decibel alivello smodati – alzato il volume a “decibel smodati”- ?

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    1. Grazie per la fiducia 😉 sono in una casa con pareti molto larghe, infissi nuovi, ermeticamente sigillata, tende pesanti alle finestre. E i bassi non sono un problema perché sotto di me non c’è nessuno. Giardino intorno. Diciamo che posso permettermi un volume che in un condominio standard sarebbe davvero smodato 🙂

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        1. Esistono pannelli fonoassorbenti e con tendaggi e un buon impianto non è necessario mettere a volume “smodato” per essere coinvolto e avvolto anche a livello audio. Quando dico “smodato” è che se uno spara con un cannone, a me piace sentire la cannonata e il fischio del proiettile cne passa oltre. Lo sbarco dei Salvate il Soldato Ryan è fantastico come dinamica audio e sensazione di esserci….sicuramente meno per il vicinato.
          Per quanto i miei vicini, senza impianto audio, ma al naturale facciano ampie galoppate sul mio soffitto e partite della bocciofila o altro non riesco a capire;)

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  7. Pingback: Alien Covenant (Blu-ray) Recensione | 30 anni di ALIENS

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