Remastered: uno strano senso di déjà vu

Déjà Vu schermata (Amiga - 1987)

Ho come un senso di…Déjà Vu (Amiga – 1987)

Il 30 settembre è apparso l’articolo ““Is Uncharted 4: A Thief’s End too formulaic?” su una nota testata specializzata in videogiochi, Videogaming247: vi si descrivevano le prime impressioni sull’annunciato “blockbuster” esclusiva di PlayStation 4, il quarto capitolo della fortunata serie Uncharted, basato su una sessione di prova al Tokyo Game Show. Peccato che il gioco provato dal giornalista di VG247 fosse la versione “remastered” di Uncharted 2, pubblicata insieme agli altri due episodi nella raccolta “Uncharted: the Nathan Drake collection“. Risultato: una cantonata epocale, almeno quanto gli Ebrei scegliendo Barabba invece che il Figlio di Dio. Se fossimo stati noi italiani a essere il “popolo prescelto”, la storia avrebbe preso una piega diversa: siamo troppo sensibili alle “raccomandazioni” e Gesù ce l’aveva di livello massimo.

Presa consapevolezza del marchiano errore, l’editore si è scusato pubblicamente con i lettori e con Naughty Dog, la talentuosa software house autrice di autentici best-seller quali le serie di Crash Bandicoot (PS1), Jak and Daxter (PS2), Uncharted e il capolavoro The Last of Us (PS3).

Nel suo editoriale del 14 ottobre, Matt Martin si cosparge il capo e la testata (giornalistica) di cenere “[…] we seriously fucked up.”, con tanta onestà e trasparenza da portarci a conoscenza dei dettagli, degni di uno “scoop” di rotocalco di gossip: la cantonata è stata scoperta grazie a una segnalazione di Sony; uno dei motivi di tale epocale abbaglio è dovuto al fatto che le indicazioni al Tokyo Game Show non sono tutte in inglese. Tra le righe di una lettera di scuse senza attenuanti l’editore, con una certa abilità, accenna una spiegazione: il TGS, evento importante del settore, è uno stress test per i professionisti dell’informazione e  VG247 in questa edizione non lo ha passato. “Epic fail”.

Gli 871 commenti a tale editoriale sono imbarazzanti quasi più di questa cantonata epocale. Buona parte della reazione si può tradurre in un jihad anglofono, che si scaglia contro l’autore della cantonata, chiedendone letteralmente la testa. Invece di farsi quattro risate e, da parte dei lettori, dimenticare l’episodio come un incidente di percorso e, da parte della testata, prendere spunto per una revisione organizzativa del flusso di informazioni, si è arrivati a chiedere la decapitazione di un giornalista.

Un giornalista che, probabilmente, ancora rintronato dalla bisboccia del party della sera precedente, magari proprio quello di Sony, in mezzo al bailamme di cartelli, annunci, voci per lo più in giapponese, pensava che allo stand di Naughty Dog facessero provare la tanto attesa  novità, annunciata da Sony come la prossima “killer application” di PlayStation 4. Poteva immaginare invece che, a una mostra importante come il TGS, facesse bella mostra un episodio vecchio del 2009 e talmente bene riciclato da sembrare una versione pre-alfa di quello nuovo, in uscita il 18 marzo 2016 ?!? Evidentemente no.

Ora, immaginate quel povero cristo in mezzo al vociare giappo-inglese della folla di PR e giornalisti nello stand di Naughty Dog: sparsa dappertutto c’è la faccia del protagonista, Nathan Drake, che per il nuovo episodio ha subito un restyling più maturo e “dark”, meno caricaturale e più realistico.

Uncharted_4_Reveal_WallpaperLARGE

Dopo un pò di chiacchiere e proclami tipo “Sony invaderà il mondo” – di tanto in tanto, lo stile Sony è sì giapponese, ma di imperiale retaggio – finalmente al giornalista gli viene prospettata la possibilità di una prova delle ultime novità. Se un giornalista, che è arrivato fino a Tokyo, non prova le ultime mirabolanti novità, come fa a instillare la maledetta “hype” nel resto del volgo videogiocante? E’ come se, per la finale di Coppa Campioni, mettessero lo speaker incaricato del commento davanti a una televisione, invece di inviarlo sul posto e di fargli provare cosa significa “essere lì” così da trasmetterlo a chi è dall’altra parte dello schermo.

Uncharted 2 (PS3) copertina giapponese

Uncharted 2 (PS3): nella scritta è così chiaro pure il numero!😉 MA come si fa a sbagliare?!?

Nella frenesia dei tempi scanditi dagli appuntamenti di stand in stand, nell’esaltazione della “hype”, cui nemmeno i giornalisti sono immuni (anzi, sono le prime vittime), nel bailamme di ideogrammi misti a scritte in inglese, l’inviato di VG247, non certo di madrelingua giapponese, finisce per associare il mascellone del protagonista con una “chiarissima” scritta che appare, con tutta probabilità, nei pressi della postazione di prova, nonché futuro patibolo.

Nell’immagine a lato, lanci il primo joystick chi – a eccezione di giapponesi e studenti del nipponico idioma – riconosce il numero “2” o il sottotitolo “Among Thieves”: è, infatti, la copertina giapponese di Uncharted 2.

Insomma, non volendo giustificare il marchiano errore, ma usando della normale empatia per chi può essere incappato in un “Grosso guaio al Tokyo Game Show”, ritengo che vada ridimensionato il clamore suscitato e, sopratutto, cambiato il destinatario di una protesta, che invece vale la pena di sostenere per il bene della nostra comune passione e contro gli interesse economici di un’industria che dovrebbe fare dell’innovazione una “missione aziendale” e, spesso, si ritira in ben consolidati prodotti “mainstream”, senza rinunciare a “mungere” l’affezionata clientela.

Dovrebbe scusarsi Naughty Dog per questa operazione di “Uncharted remastered” e Sony che fa pagare la “raccolta” a prezzo pieno. In passato, solo U.S. Gold e Domark erano riuscite in operazioni così predatorie del portafoglio dei clienti. Senza contare il ladrocinio del “remastered” di Last of Us, anch’esso venduto a prezzo pieno e, per di più, rilasciato per coprire un’evidente carenza di uscite per PlayStation 4. Lo scrive uno che ha giocato tutti i giochi citati, dall’inizio alla fine su PS3, e si è anche divertito.

Giunto alla fine del primo Uncharted, la sensazione fu di un forte “déjà-vu” di Lara e i suoi Tomb Raider. Un’opera confezionata bene e mirata a un pubblico specifico. Un’opera ingegneristica e di precisione, piuttosto che una botta di follia e fantasia di Toby Gard, l’ingegno e passione di Core Design quale è il primo Tomb Raider. Il primo Uncharted non era questo capolavoro assoluto, ma gli orfani di Lara sbavavano per un episodio di frusta, foresta e improbabili reliquie antiche. Come si siano fatti convincere a passare dal fondoschiena più famoso dei videogiochi (e non solo) al mascellone julioiglesizzato di Nathan, mah! Questo è un mistero vero. Potere del marketing.

Fatto è che la serie Uncharted è andata migliorando a ogni reiterazione, con un terzo episodio davvero spettacolare nel senso hollywoodiano del termine. Proprio come le grandi produzioni del cinema americano, ricche spesso di effetti speciali, azione incessante e ritmo incalzante, ma con una trama che entra in un mezza colonna di un foglio protocollo e una psicologia dei personaggio spessa quanto un foglio di carta velina. Non è una critica al prodotto in sé, ma alla tendenza dell’industria videoludica (e non solo) ad appiattirsi a un “more of the same” ma fatto meglio della volta prima. Nessun rischio, nessuna innovazione.

Il “fenomeno” delle edizioni “remastered”, cioè di versioni auspicabilmente aggiornate a una più avanzata tecnologia, non è di per sé negativo: è sacrosanto dare la possibilità alle nuove generazioni o utenti “approdati” di recente al medium di vivere l’esperienza difficilmente replicabile a causa della irreperibilità della macchina su cui girava. A patto che vengano trattate con una dignità pari all’opera originale, le edizioni “remastered” sono benedette: Ico e Shadow of the Colossus, i primi due The Secret of Monkey Island, Homeworld, Another World, gli episodi di God of War su PSP, la serie Metal Gear Solid e, non vedo l’ora di mettere le mani, sulla recente Rare Replay.

Yorda e Ico, mano nella mano...il gioco è tutto lì.

Yorda e Ico, mano nella mano…il gioco è tutto lì.

Il rischio è che i risultati possano essere modesti o, addirittura, alcune scelte modifichino completamente l’esperienza, tradendo lo spirito originale, come è successo nella remastered di Silenti Hill 2 nella HD Collection, in cui l’elemento fortemente caratterizzante, la nebbia ha perso volume e rivela elementi prima nascosti.

Tuttavia, quanto descritto è il rischio insito in qualsiasi industria o attività umana, il problema è un altro.

Il problema è che, in questa ormai non più “next”-gen, il “fenomeno” delle “remastered” si è consolidato ed è in crescita, con una proliferazione di “Special Edition”, “Definitive Edition”, “HD”, “Reloaded”, “Collection”, “Final mix”, “Trilogy” di titoli nemmeno troppo “vecchi” e il placet della stampa specializzata, che si limita a notificare – come un notaio – se il “compitino” è tecnicamente adeguato o meno. “Uncharted: the Nathan Drake collection” è, infatti, tecnicamente un ottimo prodotto, adatto a chi non ha mai giocato le avventure di Nathan Drake e (stereotipati) compagni. Potremo finire qui la recensione e vi assicuro non ne verrebbe sminuito il valore del prodotto sia originale sia “remastered”. L’utente medio capirebbe da solo che 60 euro per questa “raccolta” è un tentativo di alcune aziende per procurare a sé e ad altri un ingiusto profitto.

Per preservare la memoria di alcuni capolavori, ma anche di altri titoli meritori di essere giocati, è sufficiente che la nuova generazione di console sia retro-compatibile con la precedente, come fatto da Nintendo sulla Wii prima e poi sulla Wii U. Il mercato dell’usato rende anche economico sperimentare – così come era – un “vecchio classico”. Perché volere cambiare ciò che è stato concepito con quei limiti tecnici e, ciononostante, la tensione a superarli?

Avete mai visto un film di Stanlio e Onlio dopo l’operazione di “ricolorazione”? Quelle pellicole ricolorate dovrebbero essere affidate al fuoco purificatore dell’eresia dell’arte cinematografica e della blasfemia dei nostri ricordi.

Onda sonora consigliata: Deja Vu (Crosby, Stills & Nash- 1991)

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9 responses to “Remastered: uno strano senso di déjà vu

  • Emma York

    Oh cavoli ho cancellato il tuo commento per errore!!!! Ti prego perdonami e riscrivilo.
    Ps: adoro la pastiera!!!!!
    Ps2: ma parli del verdino del mio blog?

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    • redbavon

      in tema di dèja vu ed errori “editoriali”…Oh! Io inizio a preoccuparmi: è capitato a me nella stesura del post ed è partita al mondo intero la prima bozza; ora è capitato a te, che cancelli un mio commento (aaaaahhATTentATO alla democrazia!) e ritorna il tema del déjà vu. Non è che su questa cantonata di Uncharted qualcuno ci ha fatto la macumba, ha maledetto tutti quelli che ne leggevano e ne scrivevano a fare le stesse cretinate?!? Fosse tipo la maledizione di The Ring?
      Da “dèja vu” a “dèja…BUH!”

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    • redbavon

      Temo che il commento sia andato perduto…non ne ho trovato traccia nel backlog nè sulla posta elettronica. Dovresti però averlo nella bacheca “old style”di Amministrazione WP. Alla voce “Commenti” vi sono anche i “cestinati”, forse lo ritrovi. Fammi sapere.

      Liked by 1 persona

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