Télépopmusik: Genetic World

Come sono arrivato ad ascoltare Genetic World è tortuoso, certamente frutto di un percorso, non deciso ma capitato (serendipity?). Dall’anno scorso, con la complicità di mia sorell(in)a frequentatrice delle moderne balere più alla moda di Milano, città notoriamente da bere, ma pure da ballare, ho colto i suoi suggerimenti e seguito un pò di correnti musicali che deviano dal mio naturale alveo, spesso portandomi in territori sconosciuti. E come il Nilo ritirandosi, lascia il limo che rende fertile la terra (oddio la crisi mistica!…), così ritornando da questi “straripamenti”, scopro di essermi arricchito di una disposizione ad ascoltare la musica più diversa, contaminata, fusa, e – perchè no – commerciale, cercando di trovare semplicemente della “buona musica”. Complice anche Shazam, una piccola applicazione disponibile per ogni dispositivo portatile di questo pianeta, che permette di riconoscere un brano musicale  ascoltandolo, anche parzialmente, mentre passeggi per un centro commerciale, ascolti la radio o vedi la tivvì. Così, per caso, guardando distrattamente uno spettacolo in tivvì, martello, incudine e staffa (non ho messo su una bottega di fabbro…) iniziano a sfruculiare in un modo seducentemente anomalo la membrana timpanica. Il “miracolo” che segue, oltre ad avere scientifiche spiegazioni grazie all’otolaringoiatria, ha a che fare con quella che in tedesco si chiama “gemüt”, che potrebbe rendersi frettolosamente con “indole, natura, animo”, bensì corrisponde a quello “spazio” sorgivo di ogni uomo, che la scienza guarda con diffidenza o quasi disprezzo perchè non riesce a inserirla all’interno delle categorie scientifiche. Ascoltando questa che posso definire poco più di un'”impressione” musicale, avverto un movimento impastato tra cervello-cuore-viscere in cui ognuno fa ressa per dire la sua e vuole a tutti i costi lasciare il proprio contributo. La musica è: Breathe nell’album Genetic World di Télépopmusik.

Dopo ripetuti ascolti a mo’ di bombardamento a tappeto di Eustachio, Cerebro e Miocardio, Genetic World è un album dal pop elettronico gentile, dolce, ma non per questo ruffiano e superficiale, piuttosto ricco e mai eccessivamente complicato. Si lascia ascoltare, ma contiene sufficienti strati per sedurre. E’ un riuscito melange di generi diversi, dal jazz all’hip-pop, dalla dance al pop, che tuttavia non cade nell’errore di volere fare tutto e non riesce a fare bene niente. Punta in differenti direzioni, accompagnadoci in “luoghi” musicali diversi, può spaesare all’inizio, ma alla fine sorprende, ci meraviglia. Cosa che è buona e giusta.

Se non vi fa specie lo stile gagliardamente caotico di questo blogger, vi reggono le diottrie e avete lo stomaco di andare avanti nella lettura del resto di questa senti-recensione, scoprirete una piccola gemma pop: tecnicamente ben supportato da un’eclettica strumentazone, ispirate e imprevedibili tastiere e chitarre, contrabbasso e tromba jazz di rara efficacia ed evocative atmosfere, vocalist di varia estrazione musicale e di alto livello lirico. Una piccola gemma che ricompensa la ripetizione dell’ascolto, rivelandosi meno immediato di quanto non appaia al primo ascolto.

Breathe è la prima traccia. Ammaliante. La voce della vocalist, Angela McClusky, si fonde perfettamente con la melodia e il ritmo, Breathe significa “respira” e questa voce femminile infatti lascia con il respiro…sospeso. Senza conoscere la lingua inglese, senza conoscere il testo della canzone, l’effetto è immediato, Breathe è un invito a respirare…la respirazione è ritmo in sè, è un ritmo naturale: aria e sangue, polmoni e midollo spinale, inspirazione ed espirazione, un salire e scendere di respiro e sangue insieme, che si modificano secondo le oscillazioni e vibrazioni della melodia e del ritmo, finanche le più intime, non percepibili dall’orecchio più acuto e dalla ragione vigile. Il cervello decodifica e ci fornisce la rappresentazione – seppure sintetica – di ciò che l’anima avverte. E’ una riflessione. In quanto riflessione, l'”immagine” non è subito stabile, non perfettamente chiara, è parzialmente distorta dal movimento imposto dalla musica. Tuttavia quell’immagine imperfetta attira e ammalia – forse proprio perchè è “imperfetta” – stimola i sentimenti e mette letteralmete le ali ai pensieri. Se ben combinate  (la matematica c’entra!), melodia e ritmo collegate dall’armonia fanno di una bella musica un perfetto utensile per la ricerca dell’armonia dell’anima, del “gemüt”.

La seconda traccia dà il nome all’album, Genetic World, anzi Génétique World. E’ proprio nella pronuncia di “genetic” con accento francese che ho avuto la certezza che questa musica venisse d’oltralpe: viene “tradita” da una reminescenza musicale tipicamente francofona dei parigini Daft Punk e dei vicini belgi Vive la Fête. E’ così il cervello, con un certo moto di soddisfazione, riesce a inserire questa nuova musica nella sua bella casellina, ad attaccare la sua bella etichetta a questa band. Ma l’effetto “rassicurante” dura poco.

Love Can Damage Your Health (“L’amore può fare male alla tua salute”), solo con il titolo colpisce, diretto alla verità, senza retoriche della sofferenza per amore…Fa male. Punto. Il cuore conosce questa verità e il cervello può illuderci che sia “solo” sofferenza necessaria, ma comunque passeggera. L’Amore può fare male alla salute: ci segna dentro per sempre. Questa terza canzone, insieme a Yesterday was a lie e Smile, è capace di generare un’onda di sensazioni che può produrre quel meraviglioso jazz di Billie Holliday…con un innesto di musica elettronica dei tempi odierni, proprio come l’innesto viene praticato tra piante diverse per migliorarne la qualità. Spicca la meravigliosa Smile, che – grazie anche alla stupenda voce di Angela McClusky –  riesce a farci sentire più vicini al “gemüt”, riesce rappresentare dentro di noi quel magico momento di sospensione che la musica è capace di generare senza che la ragione vigile possa prendere consapevolezza, se non a posteriori. Smile ha una potenza evocatrice rara, molto rara: è passato, è presente, percezione di più tempi che convivono dentro di te, ciò-che-è-stato, ciò-sarebbe-potuto-essere, ciò-che-ora-non-è. Possiede e trasmette quella dose di amaro e di dolcezza che esiste così ben calibrata solo nella Nostalgia (presa a piccole dosi). Quando la ascolto, m’immagino Billie Holliday che canta Smile in quel bar di “Nighthawks” di Edward Hopper...Eccomi io sono quello lì di spalle, da solo…Dov’è questo bar? E’ alla fine del mondo.

“Nighthawks” di Edward Hopper (1942)

L’hip-hop e, in genere, un sound che affonda in radici decisamente “metropolitane”  investe il resto del disco: il rapper inglese Juice Aleem interpreta un perfetto esempio di elettro-dub quale è Free nonché Animal Man, che è un piccolo capolavoro di ironia e denuncia rap  – I’m…I’m just normal, I, I’m just an animal – che provoca naturalmente certi movimenti ondulatori del corpo e degli arti e, a volte, un pò cliché, della gente hip-hop; Dance Me è una traccia decisamente disco con una ripetizione del refrain “Dance…Dance Me” che può risultare al limite dell’ossessivo, ma di fatto è un riuscito espediente per costruire il ritmo.  Da Hoopla è hip-hop interpretato da un altro rapper, Mau (qui con lo pseudonimo Soda Pop) che sorprende anche grazie a una tromba jazz sussurrata in punta di labbra;  Let’s Go Again è (acid) rock che incontra (acid) jazz, in un mix acido di chitarre distorte, bassi recursivi e svarati effetti elettronici: il risultato è una sensazione di rimbalzo elastico. Lancio e ritorno indietro, proiezione in una direzione  e ritorno alla posizione di partenza… It’s a throw away slogan, So let’s go again, Let’s go again …

In ultimo, L’Incertitude D’Heisenberg è un onirico brano strumentale, che si presta bene a chiudere il disco, mentre Trishika, un trip-pop, più graffiante e ruvido rispetto al resto, interpretato dal rapper Mau, recupera le origini ispiratrici del suono della band, rendendo omaggio a Massive Attack e Portishead.

Testo e traduzione di Smile di Télépopmusik
Smile (video non ufficiale)

Breathe (video ufficiale)

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14 responses to “Télépopmusik: Genetic World

  • tiZ

    curiosa lo ascolterò🙂

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    • redbavon

      Sono contento di averti incuriosito, ma poi vieni qui a farmi sapere cosa ne senti. Promesso?

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      • tiZ

        ho preferito la prima parte dell’album e ho già scaricato qualcosa nel mio mp3🙂

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      • redbavon

        Dopo che hai ascoltato la prima parte dell’album, sarebbe un peccato farti sfuggire tutto il resto, che per quanto differente dà un senso di compiutezza all’intera opera. E’ vero vi sono album per cui puoi tranquillamente vivisezionarne parti a piacimento senza perdere significato. Questo Genetic World può presentare tracce aliene dal tuo mood e genere, ma se lo ascolti bene, ne riesci a trovare la – i francesi chiamerebbero – “liason”. Tuttavia, se proprio la dinamicità hip e trip-hop non ti interessano, non perderti Smile. Ho aggiornato il post con il video non ufficiale, che a me piace molto, e il testo con la mia traduzione. La penultima traccia fa piangere per l’emozione e ultima traccia ti lascia con una grazia e discrezione coerenti. Fammi sapere quando hai “digerito” il tutto.

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  • Paolo

    Era un po’ che volevo mettere in “laik” qui e leggere un tuo articolo ispirato alla musica. Ora riascolto Telepopmusik, una bella scoperta, grazie a te.

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    • redbavon

      Felice scoperta anche per me all’epoca, poiché con i francesi, musica e cinema, non ho affinità. Grazie a mia sorella più ccciofane di 14 anni ho dato a Eustachio qualcosa di nuovo con cui sollazzarsi. Anche se rimango più dalle parti degli Akron Family, che – se non hai letto – consiglio tra queste pagine e le atmosfere nordiche e per me aliene di Mum e Sigur Ros. Sia benedetto i’ailaik quando ti fa scoprire una musica nuova.

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      • Paolo

        Lessi degli Akron Family, sì. Molto interessante… Sigur Ros… Interessanti anche loro!… Le tue pagine di scoperta e divulgazione musicale sono sempre piacevolissime.

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      • redbavon

        Perdona la mia smemoratezza visto che poi solo tu e tiZ siete gli eroici naviganti arrivati a quella pagina, lasciando un obolo di apprezzamento per questo Oste.
        Sono stato più volte tentato di scrivere della musica che ascolto, ma è particolarmente complicato: trovare l’equilibrio tra le personali emozioni e quelle dei musicisti. Utilizzare un linguaggio che sia adatto, ma non per “eletti”, tuttavia che faccia “parlare” gli strumenti e non la tua voce (o dita). È un bell’esercizio per certi versi, ma parecchio faticoso e di continua limatura. Poi c’è gente molto capace che fa questo sia di mestiere sia di passione, quindi la sensazione di essere inadeguato spesso mi ha fatto desistere dal “raccontare” la musica.
        Il fatto che tu e quel pozzo di musica che è tiZ abbiate apprezzato è grande ricompensa per l’impegno profuso. Mancherebbe solo “distinti saluti” per come sto chiudendo, ma è affetto sincero. I miei più sinceri e cordiali saluti😉

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      • Paolo

        Capisco bene quello che dici. Provo qualcosa di simile e quel senso di inadeguatezza (o limitatezza culturale ed espressiva) nel parlare o scrivere di musica. Le mani restano sospese nel vuoto, una parola a mezz’aria sulle labbra. “Insomma, ci siamo capiti…”. Ascoltarla, direttamente, la musica, forse è meglio. Ma è inutile: ti vien comunque voglia di dirne, di comunicare… Per tiZ è spesso modalità espressiva, citazione, riferimento. Lei – ma anche tu lo fai – la sostituisce alle parole. E allora sono “bombe emotive”. Se poi sono indirizzate dritte dritte sull’obiettivo…

        Cambiando discorso. O “tornando a bomba” (appunto), come si dice: stavo riascoltando le aurore boreali in onda sonora dei Sigur Ros e mi è venuto in mente questo italianissimo esponente di una corrente/onda/flusso per me similare o in qualche modo assonante: “I Giardini di Mirò”, li conosci?

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      • Paolo

        Scusa: un errore di copia-incolla.
        In realtà volevo farti entrare da qui:

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      • redbavon

        Non li conosco e sono sempre felice di potere confessare la mia ignoranza perché mi apre sempre porte su nuovi mondi. D’altronde m’e’ dolce naufragar in questa ragnatela.

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      • Paolo

        Vabbè, niente da fare: volevo farti ascoltare “Punk not Diet”, il primo brano (e via il seguito): “The swimming season”. Mi piace molto questo album…

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      • redbavon

        Trovata e ascoltata la prima traccia. Beh portentoso come sound, onirico, “riflettente”, che pensavo potesse essere naturale per gente che vede le aurore boreali ballare e la luce di notte (sensazione straniante quando in Norvegia mi son ritrovato in una foresta alla 11 di notte e ci vedevo una meraviglia…). Approfondirò sicuramente e chissà – in tuo onore – se la mia (Corna)Musa mi sbatterà le dita sulla tastiera…;)

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