Sogno di liquirizia Ep. #2 – Intermezzo

golia_sogno

Una di queste sere, a giornata finita, terminata la routine della cena, mentre riponi piatti e bicchieri nella lavastoviglie (santasubbbito!), il suono della ceramica o del vetro è l’unica eco che riempie la tua scatola cranica. A giornata finita, se provi a fare i conti per darle un senso, sempre che un senso ce l’abbia avuto,  la stanchezza sale prepotente e riduce le tue opzioni a tre: cicchetto di liquido ambrato o scuro dal 40% di alcol in su; preghiera; prendi tempo.

Mi accendo una sigaretta, fuori, in giardino. Mi seggo sul gradino dell’ampia porta-finestra e guardo in su le altre finestre chiuse, luci spente, luci accese, penombre, voci lontane, tintinnio di bicchieri, posate contro piatti. Questi momenti sembrano girati in “slow motion”…Scorro con lo sguardo la carrellata di finestre, case e vite, così vicine, così lontane. So close, so far away, bella quella canzone degli U2!

Il tempo di premere il tasto “play” nella memoria stonata di quella bella canzone, pure tuttavia apparentemente perfetta come se nella mia scatola cranica cantasse Bono Vox in persona….Fine della sigaretta, fine “slow motion”. Alzo lo sguardo al banano con le cui foglie spesso ho trovato una chiacchiera in nottate come queste. Stasera, non tenevano genio neanche loro. Un cenno silenzioso di saluto, alla prossima e felice notte!

In serate come queste, quando ti senti corroso dalla routine, senza più fiato, senza un resto di speranze, senza una preghiera a portata di rosario, resti sospeso, in attesa di un bacio, del tuo bacio dalla Vita. Waiting for your kiss of life.

E se non arriva, non resta che andare a letto, meglio chiudere baracca e burattini e tutto il baraccone di quella giornata, sperando di addormentarsi subito.

Ma io sogno. E spesso al risveglio, ricordo.

Mi sono spogliato dei vestiti di questa giornata. Sono lì, ammonticchiati alla rinfusa sulla sedia a dondolo in veranda. Un ultimo sguardo su quella massa informe di tessuti e mi accorgo che hanno l’aspetto stanco, come me.

Guardo fuori della grande vetrata della porta-finestra della veranda. È buio pesto. Mentre guardavo le luci alle finestre, tra il fumo dei pensieri e della sigaretta, non mi sono accorto che stanotte non c’è Luna. Premo il viso attraverso la sottile rete della zanzariera fino a stamparlo sul ferro della possente grata. Unica parte fresca di questa torrida e buia notte. È davvero buio pesto. Nero pece. Nero…come liquirizia.

Liquirizia! Ho un debole per la liquirizia.

Non è che abbia sonno, ma voglio chiudere i conti con questa giornata.

Non scosto nemmeno le lenzuola profumate di bucato: mi ci butto su, come una scimmia su un letto di foglie.

Prima di chiudere gli occhi, mi sembra di percepire un odore, un odore preciso, labile ma inconfondibile. È liquirizia.

Chiudo gli occhi e una luce emerge!  Mi viene su una preghiera: vorrei tanto rifare quel sogno di qualche tempo fa, quel Sogno di Liquirizia…

If there is a light
You can always see
And there is a world
We can always be
If there is a dark
That we shouldn’t doubt
And there is a light
Don’t let it go out

To be continued…

Onda sonora consigliata Juke-box:

(in ordine di apparizione)

U2 – Stay (Faraway, So Close!)

Patrick Wolf – Slow Motion

Akron Family – Light emerges

U2 – Song For Someone

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35 pensieri su “Sogno di liquirizia Ep. #2 – Intermezzo

    1. Ma non eri in bloggheferie al mare a mostra’ le chiappe chiare (cit. mitica Gabriella Ferri) o là su per le montagne, fra boschi e valli d’or, tra l’aspre rupi echeggia un cantico d’amor…Mi sa l’ultima che ho detto! Cia ccciofaneee!

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      1. CriticaComunista

        Sisi…relax allo stato puro (ed altro che non poss rivelare ma lo sai già ahahah).
        Quando ho tempo scrivo qualcosina…nulla di serio però. 😀

        Ciao amicoooooooo! Quando ti posso chiamare per una chiacchierata saggia?

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    1. Allora ti avviso: io e i quiz, gli enigmi, le parole crociate, i puzzle, i rebus e le sciarade non andiamo d’accordo. Hai presente il diabbbolico – solo un malvagio avrebbe potuto inventarlo – Cubo di Rubik? Ecco! Messo davanti al Cubo di Rubik, io lo mangiai.
      Ciò premesso – Narcì ‘o saccio ca’ certe vvote so’na palla…Come sarebbe “fossamaronna certe vvote?!?!”… – Dicevo, prima che il nanetto che conosci m’ interrompesse il flow – sì mmò pure rapper! – spara la canzone che ci potrebbe stare. E io – giuringiuretto possa morì mommò Narciso – te lo dico se ci sta.

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      1. Non toccare Narciso sai! Non si giura sui suoi boccoletti biondi.
        Si, non piangere, si è malamente lo sappiamo.
        Tieni l’ovetto, su.
        Io posto un pezzo del testo e giudichi tu

        Io la sera mi addormento
        E qualche volta sogno
        Perche’ so sognare
        E mi sogno i tamburi
        Della banda che passa
        O che dovra’ passare
        Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
        I ragazzi della scuola che partono gia’ domani
        E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
        O qualche altra primavera da aspettare ancora

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        1. Non sono malamente, è un nostro “codice”, ci diciamo le infamità più becere, ma sono proporzionali al bene che ci vogliamo. Zia Mela, allora ti regalo questa versione perché l’interprete è qualcosa di sublime…Per te. Da parte mia e Narciso. …Narcì, restituisci l’ovetto…Narcì, tu lo sapevi che non dicevo sul serio…Narcì, statt’accuorte…

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    1. Ah mia cara tiZ sai toccare certe mie corde natali! E che canzone!
      Confesso che il juke-box alla fine l’ho messo per vedere l’effetto che ti faceva, sapendo quanto tu sia una cecchina della musica. Che ne pen…Senti?
      Qualcuna ti piace?

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  1. La terza non la conoscevo

    La seconda è una canzone malinconica di quelle che aprono le cassette dei ricordi chiuse nella soffitta di mamma e papà, dove c’è la vecchia chitarra, i vecchi diari e quell’odore di cose passate.
    Gli U2 hanno segnato più volte momenti di profondo cambiamento nella mia vita, di porte nuove da aprire. ..

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    1. Come al solito, il tuo commento mi lascia gratificato e satollo. Anche per gli U2 sono un pezzo importante, la mia adolescenza, poi da Joshua Tree hanno preso strade where The streets have no name.
      La terza è il mio ninnolo d’oro nascosta nella torta per te.
      Gli Akron Family hanno un sound cui ho dovuto abituarmici, un po’ per volta. MA è una ventata nuova per me!
      Se vedi bene, c’è anche un link sul loro nome, gli altri non lo hanno. Ho giocato un po’ a nascondino. Mo’ basta juoca’…se vuoi scoprirli vai qui:
      https://redbavon.wordpress.com/2012/07/28/akronfamily-st-ii-the-cosmic-birth-and-journey-of-shinju-tnt/

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  2. Che bello questo slow motion!! Mi piace molto l’immagine di te seduto sul gradino della porta-finestra. Lo sguardo che risale le facciate dei palazzi al buio, il tintinnare di piatti e bicchieri nella lavastoviglie… Il dialogo con il banano nel recinto del giardino… Un po’ di solitudine (preziosa compagna) e di silenzio. E adoro quella canzone, “So far, so close”, quello che mi ha sempre evocato… Così come mi gusto, sempre, le playlist e i rimandi musicali che vi scambiate, tu e tiZ. Intimità e suggestioni condivise.

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    1. Quando finalmente verrai a Caput Mundi, vorrei farti conoscere il banano, che non sai quante dritte, nelle notti di plenilunio e non, mi ha dato sussurrandomele attraverso le sue grandi foglie. Ci sediamo sul gradino…io m’appiccio ‘na sigaretta, tu non fumi, ma puoi scegliere tra un certo numero di liquidi alcolici (ho un ron Havana Club, portato da mio fratello da Cuba). In merito alla solitudine, purtroppo, va da sè che devo negarti queste preziosa compagna, data la mia presenza sullo stesso gradino. E sul silenzio, non ci pensare nemmeno un attimo 😉
      “So far, so close”, testo, musica e momento in cui si incastrò tra le pieghe della mia anima è una delle mie preferite in assoluto e non vedevo l’ora di poterla “spendere” per un post.
      tiZ, lo sai, la chiamo “cecchina della musica” perché riesce a centrare sempre con una canzone il succo, l’essenza di tanto sbattimento di tasti e di testa sullo schermo. Gli ho nascosto un paio di cosette e gliel’ho nascoste bene. Ma me la sono cantata…Appunto.
      Grazie caro mio e ringrazio il vocabolario italiano per avere questa piccola parola per esprimere uno dei più grandi e incontenibili sentimenti.

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      1. Mi ci vedo. Ci vedo. Proprio. E magari va a finire che una pagliuzza o due me le accendo anch’io (fui fumatore pure io). Hai ragione, su tutto. E devo smettere di disertare Caput Mundi e prima ancora la mia voglia di muovermi e incontrare. Non faccio promesse (che poi mi merito le mazzate), ma sono certo che prima o poi quel gradino ci ospiterà.

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          1. Ooooooh…
            Ecco che tiZ centra ancora in pieno il clima emotivo!! Grande tiZ, che accompagna le nostre visioni, come se le avesse percorse prima lei per noi…
            (ricordo ancora il brano associato al primo capitolo dei Giganti dell’Albucci… favolosamente congeniale…)

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    1. LiquErizia, Riquorizia (trad. da romanesco), Riquirizia (altra trad. da romanesco), come lo dici o lo scrivi non ha importanza se comunque ci fai compagnia 😉 Ti inviterei in giardino e, anzi, visto che cerchi la solitudine ti darei le chiavi del giardino.
      Ti avviso, però: l’inquilina del piano di sopra non gradisce tanto la presenza umana in giardino (…e in generale): potresti sentire qualche finestra sbattere energicamente come se ci fosse la Bora, anche se il Ponentino non si sente manco più. Tranquilla, guarda in su e fatti un cicchetto di quello buono…Non sarai mica PURE astemia?

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  3. non sono andato a leggere i rimandi che presumibilmente incasellano il brano in un racconto più vasto. Preferisco prendermi questo frammento così com’è, come guardare una bella foglia che galleggia in una pozzanghera senza chiedersi da che pianta provenga.
    mi gusto le chicche sparse qua e là, i vestiti dall’aspetto stanco, la scimmia che si butta sul letto di foglie, e naturalmente assaporo l’aroma di liquirizia (sono stato tossico di golia e affini, piacevole dipendenza faticosa la disintossicazione)
    ml

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    1. Sì Massimo, massimo rispetto! Massimo rispetto per questa tua immagine, che trovo favolosa, nel senso più vicino a “faery”. La quotidianità che può nascondere un senso, anche se a volte un senso non ce l’ha (cit…vabbè l’avrai riconosciuta). Il titolo è “intermezzo”, non “intervallo”, proprio perché intendevo renderla autonoma, sebbene provenisse da altre influenze passate. Non un vuoto sospeso tra un prima-qualcosa e un qualcosa-dopo, ma…”una bella foglia che galleggia in una pozzanghera”.
      Come ex-tossici di Golia, sappiamo quanto una piccola cosa, può essere tanto gratificante.

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  4. luminariasprecata

    Mi hai piacevolmente “costretta” a farmi posto tra le tue suggestioni. Adoro il tuo silenzio e la tua intimità, questo raccogliersi per lasciarsi guidare da un suono, da un sapore, da un ricordo. So close, so far away. Viviamo di rimandi. Nel mezzo ci siamo noi, hic et nunc.

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