Rogue One: A Star Wars Story. Fuck Yeah!

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La Morte Nera non è mai stata così spaventosamente bella e terribile

Sono appena ritornato dal cinema: ho visto Rogue One: A Star Wars Story e sono felice come quel bambino di 9 anni che vide nel 1977 Guerre Stellari per la prima volta. Con la differenza che oggi ne ho 48 suonati e, dopo il primo film di George Lucas, di fantascienza ne è passata sotto le stelle! Con la differenza che oggi non si chiama più “Guerre Stellari”, ma “Star Wars”. Con la differenza che George Lucas non è più la mente e il cuore dietro i film di Star Wars.

Le differenze contano e se siete ancora fermi al 1977 e state cercando oggi il film di quando eravate bambini, ciò che seguirà potrà farvi venire un attacco di bile. I consigli che posso darvi sono due: quel film del 1977 si trova in vendita in tutte le grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata; il secondo consiglio è …un dottore e non solo per la bile.

Rogue One è senza mezzi termini il più bel film di fantascienza che abbia visto da parecchi anni a questa parte! Sebbene sia considerato uno spin-off, una specie di figlio adottivo neanche troppo voluto dalla “famiglia”, entra nella mia classifica dei film di Guerre Stellari al quarto posto, subito dopo il Ritorno dello Jedi. Per quanto abbia accolto Il Risveglio della Forza come un onesto ritorno della sAga con meno sEghe e ne sia rimasto soddisfatto, resta dietro a Rogue One.

E’ già di per sé un risultato sorprendente poiché Rogue One, al confronto con il precedente film, ha avuto infinitamente meno ribalta mediatica e hype. La mia “ansia” per l’attesa de Il Risveglio della Forza era di gran lunga maggiore (vedi Star Wars VII: meno 2 all’alba. L’ansia da prestazione).

Sembra quasi che Disney con questo spin-off temesse di rovinare il rapporto con i fan della serie. Non posso dare torto alla multinazionale americana perché oggi i soldi si fanno vendendo il franchise e il merchandising, non con i biglietti del cinema. Detto ciò per fugare ogni dubbio sul fatto che siamo “grandi e vaccinati” e perciò consapevoli di certi meccanismi della macchina mangia-soldi chiamata “consumismo”, oliata a “marketing” e alimentata con i nostri soldi. Menate varie sulla Disney lasciamole fuori, anche perché questo film non sembra affatto marchiato “Disney”. I film dei super-eroi Marvel, altra relativamente recente acquisizione del marchio di Topolino. sono molto più “disneyianizzati” di Rogue One.

Rogue One è ciò che speravo, ciò che mi aspettavo da un film di Guerre Stellari nel 2016, non già perché siamo negli anni Duemila e, secondo la fantascienza, la Base Luna dovrebbe essere alla deriva da almeno 17 anni nello Spazio (1999), così come New York da almeno 19 anni dovrebbe essere un luogo frequentato da soli criminali e da cui è impossibile fuggire (a parte Jena Plissken). Ho 48 anni compiuti da un pezzo e, sebbene ami Guerre Stellari (lo chiamo così apposta), la mia esperienza di cinematografia si è arricchita, è cresciuta – nel bene e nel male – insieme alla mia età anagrafica, le aspettative sono mutate, la mia percezione affinata, di contro la mia vista è calata. Ma resisto agli occhiali da presbite.

RedBavon 5 standing by

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Rogue One è uno spettacolo per gli occhi, non solo per la meraviglia degli effetti speciali, ormai scontati nei film di questo genere (mentre non lo erano nel 1977), non solo per la pulizia dell’immagine, tanto che sono rimasto ipnotizzato davanti agli Star Destroyer, come la gente rimane a bocca aperta quando passa una Ferrari o una Lamborghini nel traffico. La fotografia di Rogue One è un capolavoro! Il lavoro fatto sul colore è una delle citazioni meglio riuscite, considerando che il film ne è prevedibilmente infarcito. Le strade della prima città in cui veniamo catapultati, la folla, i vestiti che indossano, rimandano continuamente a eventi, incontri e luoghi della prima trilogia. Quel deserto della Tunisia è come se ci fossi nato e la sua polvere ormai penetrata sotto pelle.

La sensazione è di ritrovarsi di nuovo a casa, ma – come accade nei sogni –  non è mai identica alla tua vera casa, ci va molto vicino, ma piccoli particolari, insignificanti, comunicano esattamente che, nonostante la percezione di “familiarità” e “sicurezza”, quella non è casa tua. Rogue One lascia questa sensazione. Ed è assai positiva perché anche io sono quel bambino di 9 anni, ma non esattamente quel bambino.

Le citazioni spuntano qui e là, mai tali da lasciare il newbie della saga con un grosso punto interrogativo sulla testa, ma sono piccole briciole per le vecchie cariatidi come me, salvifiche briciole di pane che segnano la strada verso casa per Hansel e Gretel…e la prima trilogia per i fan.

Ponendosi l’obiettivo di raccontare come l’Alleanza si sia procurata i piani della Morte Nera, Rogue One segue un solco già segnato, ma lo fa inserendo riusciti, per quanto accennati, elementi di spy story e stealth game in un plot prevedibilmente incentrato sul tema della “ricerca”, che termina in un finale shakespeariano, preceduto da una lunga, esaltante e roboante sequenza da war movie.

Non ho ancora letto le recensioni del film, ma sono certo che qualcuno avrà criticato la parte finale perché ha aspetti comuni allo sbarco in Normandia di “Salvate il Soldato Ryan” o “Il Giorno più lungo”. Non assistevo da tempo immemore a una battaglia, per giunta per cielo, per terra e in orbita, così ben girata ed emozionante! Solo la Battaglia di Yavin la supera in pathos e adrenalina. Troppo lunga? Lo è sicuramente rispetto ai canoni della prima trilogia, dove i momenti di guerra combattuta sono relativamente rari e sono concentrati in un’unica ambientazione: la Battaglia di Yavin avviene nello spazio, quella di Hoth a terra, la Battaglia di Endor a terra e poi in orbita; in Rogue One si combatte a terra, in cielo e in orbita, contemporaneamente. Ti viene da imbracciare un fucile o entrare nell’abitacolo di un X-Wing e prendere a calci nel sedere quei maledetti Imperiali.

Star Armata Brancaleone

Quella Sporca Mezza Dozzina Stellare

Rogue One è distante dal mito di Star Wars e dai suoi elementi di fiaba: un gruppo di canaglie si ritrova unito per un’importante ma anche molto rischiosa missione segreta in un contesto di guerra. La guerra non ha nulla del mito, non ha nulla della fiaba, ma è una guerra reale in cui la differenza tra “buoni” e “cattivi” è fatta di sfumature. Entrambe le parti uccidono affinché la propria causa prevalga. “Quella Sporca Dozzina” mi sembra la fonte d’ispirazione più vicina ed è un gran bel complimento.

La mancanza di Jedi, gli accenni alla Forza, i personaggi dai tratti psicologici semplicistici e background poco o per niente sviluppato non sono dei difetti madornali, ma sono coerenti con quanto dichiarato dal regista: “it’s up to a group of new heroes who don’t have magical powers to save the galaxy”. Sono eroi che non hanno poteri magici. Sono eroi ai quali, se siete dei fan della saga, sapete di non potervi affezionare.

Il vero protagonista non è da ricercare tra tali eroi, ma è…La Morte Nera. Dall’inizio alla fine, è sullo sfondo di ogni azione compiuta dai “buoni” e dai “cattivi”: è una presenza che incombe minacciosamente. La Morte Nera non è mai stata così spaventosamente bella e terribile.

Se proprio avete necessità di sapere tutto del background di un personaggio, acquistate “The Complete Star Wars Encyclopedia”, che in tre volumi, riuniti in un elegante cofanetto, contiene tutto quello che volete sapere sull’Universo di Star Wars e non avete mai osato chiedere. Un’opera che consiglio vivamente, che fa anche la sua bella figura sulla libreria.

Se proprio devo muovere un appunto è sull’utilizzo dei bellissimi temi di John Williams nella colonna sonora, che fa tuttavia il suo dovere: sono usati con troppa parsimonia.

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Termino questa “galoppata” sulla tastiera a caldo dopo la visione del film a un’ora tarda della notte, senza nessuna velleità di recensione; tuttavia spero di essere riuscito a fare emergere un punto essenziale: Rogue One va approcciato senza pregiudizi verso il “nuovo”, sebbene siamo tutti affezionati ai “vecchi sapori di una volta”. Non si tratta di rinunciare a quei ricordi, a quelle emozioni, a quei momenti di sana sospensione dalla realtà, ma di continuare a portarli con noi il più a lungo possibile e trasmetterli ai più piccoli secondo i modi e i canoni di fruizione cui saranno abituati (necessariamente diversi da quelli del 1977).

E chi parla male di Rogue One, possa finire nelle fauci del Sarlacc nel Grande Pozzo di Carkoon, divorato e digerito per secoli.

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27 responses to “Rogue One: A Star Wars Story. Fuck Yeah!

  • Johnny Cornerhouse

    Tu sei tutt’uno con la forza, la forza è con te!

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    • redbavon

      Dannazione mi hai scoperto! Ora dovrò ucciderti…o portarti al Lato Oscuro!
      Se solo ricordassi dove mmminchiacllhorian ho messo la chiave della Morte Nera…
      Un grazie di cuore perché ho finito di scrivere alle 2.30 e non ho riletto. Avevo un gran brutto presentimento…;)

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  • Liza

    Ls Forzs scorre potente in te mio giovane Padawan!

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  • Zeus

    Mi hai fatto venir voglia di vedere questo film.
    Onore a te.
    E auguri Oste

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  • Affy

    Tu sei appena tornato dal cinema, io ancora devo andare … e non posso parlare di ciò che non ho visto!
    Però posso augurarti un sereno Natale a te e Famiglia, con infinita gioia 🙂
    Un abbraccio da Affy

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  • blurredlines2016

    Ti faccio gli auguri qui Claudio a te a chi ami …..un abbraccio

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  • silviatico

    Ho visto il primo e poi forse un altro… Che dirti? Il tuo entusiasmo è contagioso assai. Ma io credo di essere vaccinato. E quindi penso di riuscire a resistere. Ma, dovessi finire vittima del tuo virus, stai pur certo che verrò a trovarti in sogno. Se non dovesse soddisfarmi il film: ti avviso che sono un amante di sf assai sofisticato e non mi accontento degli effetti speciali. Voglio, esigo e pretendo una trama efficace e teorie verosimili…
    Un sorrisone ed un abbraccio con tantissimi auguri a fioccare…….

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    • redbavon

      Ho visto il primo è poi forse un altro?!?! Dagli all’eretico! Quasi quasi ti costringerei su una sedia alla Fantozzi a farti vedere tutta la prima trilogia e poi rifare la scena dell’attacco nel canalone della Morte Nera come a Fantozzi & co. rifecero fare la Corazzata Potemkin, la scalinata, la carrozzina, l’occhio della madreee!
      Ti sfido ad andarlo a vedere e poi sono qui a raccogliere le tue bestemmie in sanscrito e aramaico….
      ….

      Tanto l’admin sono io;)
      Feliz Navidad!

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      • silviatico

        Amico mio: mi reputo alquanto esigente in materia:sono cresciuto a pane e Urania. Anzi: mi hanno svezzato con Bradbury, Philip K. Dick, Stanislaw Lem, Asimov… Al cinema, un po’ più cresciutello, mi sono abbacinato con Kubrick di 2001 Odissea nello spazio, Solaris, Ultimatum alla terra, L’invasione degli ultracorpi, Blob, Alien, Blade Runner… Ultimo film apprezzabile di sf che ho avuto il piacere di vedere è stato Pandorium. Potrai anche comprendermi se ti dico che ho visto il primo della saga di Guerre stellari e un altro ancora: indiscutibile la spettacolarità, gli accenni che ne fanno una interpretazione buona della trilogia dedicata alla Fondazione di Asimov. Ma non vanno più in là di tanto. Non c’è la visionarietà sconvolgente ed inquietante di Solaris di Tarkowsky, ma nemmeno la capacità di leggere in chiave attualizzante di Abel Ferrara, nel suo rifacimento dell’Invasione degli ultracorpi… Insomma:dovesse capitarmi di andare a vederlo, certo che ci andrò. Più che altro perchè mi fido di te e della tua recensione. Ma, capisci ammè: non è che si presenti sotto degli auspici buoni…
        Un abbraccione e felici festività a te…..

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      • redbavon

        Dopo cotanto sbrodolamento di fini citazioni di cinematografia fantascientifica (pure Solaris, Gesummaria!), comprendo che Guerre Stellari si sia fermato dalle tue parti come divertissement di un pomeriggio. Si tratta di fantascienza diversa, concedimi. Poi sui gusti non ci si sputa su, lo dicono i latini: “De gustibus sputazzellam non est”.
        Guerre Stellari, segnatamente alla trilogia originaria, è visionaria a suo modo e, sopratutto, quando fu proiettata “in tutti i migliori cinema” alla fine degli anni Settanta. Aspetto che sottolineo nella recensione-non-recensione perché – a mio modo di vedere – è impossibile cercare la stessa ripetizione emotiva e anche estetica in una reiterazione di una qualsiasi opera che sia diventata “iconica”. Vale per la musica, vale per cinema, vale per i videogiochi (oooops questo mi è proprio scappato…)
        Guerre Stellari è una fiaba. Una fiaba che George Lucas è riuscito a raccontare non solo ai bambini, ma anche – sorprendentemente – agli adulti. Il miracolo è che i bambini di allora, sono diventati adulti e sono rimasti aggrappati a questa fiaba, a quei momenti, come non lo sono con tutta la letteratura fiabesca da Cenerentola ad Hansel e Gretel.
        Tanto affezionati che si rifiutano di vederla modificata anche dallo stesso suo creatore, che con la seconda trilogia si è attirato un fuoco serrato proprio da parte dei fan.
        L’anno scorso in occasione de Il Risveglio della Forza mi sono divertito nell’aspettarlo scrivendo una smodata quantità di post e (sup)post perché l’attesa era davvero spasmodica.
        Tutta questa solfa che sa di premessa (chiama pure la Neuro…) perché Alien, Blade Runner, L’invasione degli Ultracorpi sono lontani anni-luce da Guerre Stellari e nemmeno raggiungibili con la nave corelliana che ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici parsec. Per come mi hai descritto la tua “fantascienza” rischi di finire tra quelli che al massimo ci vedono un fanta-war-movie (e ora che ho letto diverse recensioni, posso confermarti che ce ne sono parecchi). E in questo caso, sai che fine fai: il sarlacc ha mangiato parecchio a Natale, ora digerisce ancora peggio….Un abbraccio anche a te, fratello dall’altra parte della fanta-barricata. Un affettuoso scambio di laserate e confetti protonici a te, Alan Ferrara e, sopratutto, a quel gran allegrone di Tarkowsky 😀

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      • silviatico

        Eheheheheheheheh!!!! Sapevo che ti avrei ferito nel tuo sensibile amor proprio di forzatamente forzuto che agita la forza come scimitarra, facendo a pezzi puristi e nostalgici del mio calibro musoni! Masssì, volevo soltanto scherzare. E, in ogni caso segnalarti i motivi per cui non riesco ade appassionarmi alla saga. Certo, quando vidi il primo episodio, con tutte queste navicelle che mi svolazzavano sulla testa e raggi che mi ferivano da tutte le parti, fui anch’io travolto dall’entusiasmo. Ma, in seguito, probabilmente a causa dell’incapacità ad appassionarmi ai sequel, non ci tornai più a vederli. Tranne quella volta che accompagnai mio nipote ad assistere alla proiezione, forse più di dieci anni fa, di un episodio non poi così terribile. Ma sappi che mi sono tenuto alla larga di tutti i sequel e prequel di Alien. Spero che possa servire a consolare te, adepto del culto del ritorno di Kukulkan… e di Han Solo…
        Per finire: che la forza sia sempre con te e il mio abbraccio sempre…

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      • redbavon

        Per carità quali scimitarre, semmai spade laser 😉
        Caro mio, non ho nessuna velleità recensoria né censoria, solo fare pulizia di tante chiacchiere intrise di sindrome di Lester Bangs o comunque settarie. Ti dirò che anzi la tua posizione rispetto alla fantascienza mi appassiona perché in parte diversa (Alien e Blade Runner sono colonne portanti per me). È un piacere scambiarci opinioni. Divento Lord Vader quando devono smontarmi per partito preso Guerre Stellari solo perché è…una fiaba. Bellissima. La Forza forse non è con te, ma sicuramente qualcosa di meglio 😉
        Live long and Prosper (per per condicio con i trekker)

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      • silviatico

        Hai detto la cosa giusta, mio caro amico: fiabe, racconti leggendari come quelli di Star treck. Saghe che disegnano realtà altre per parlarci di noi. Un po’ come capita nella sf di J.G. Ballard: Condominium, Deserto d’acqua, Crash… Da quest’ultimo ha tratto un film Il regista canadese Cronemberg(La mosca, Exsistenz,La zona grigia…). Ma, tornando a bomba su Lukas e le sue Guerre stellari. Anch’io riconosco che ha saputo segnare un’ epoca con le sue pellicole così innovative e immaginifiche, al pari di star treck. Cosa che non è riuscita a molti altri registi ed autori nel campo. E credo che di questo nessuno possa negargli il merito:non è per nulla facile colonizzare l’immaginario,come non è facile viaggiare nello spazio…
        Anch’io amo le fiabe spaziali…

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  • Carlo Menzinger

    Non sei il solo a cui è piaciuto molto, ma altri ne sono usciti delusi.
    Tutto sommato, l’ho visto con piacere e ne ho apprezzato l’autonomia rispetto alle altre serie nonostante i richiami. Manca, però, qualche personaggio memorabile. Dici bene che sono personaggi cui non ci si deve affezionare (del resto vengono spazzati via), ma un protagonista, uno vero, da ricordare, non mi sarebbe dispiaciuto!

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    • redbavon

      Credo che proprio la mancanza di un personaggio memorabile (scelta imposta da Disney, a parere mio) abbia fatto ritenere ai più “duri e puri” questo episodio come “apocrifo”. Ma è proprio a causa dei “duri e puri” che Disney non ha spinto il piede sull’acceleratore (assenza quasi totale del tema di Williams, marketing e merchandising molto inferiore rispetto al precedente). Ma se lo consideriamo come spin-off (quale è) ha grande dignità e contiene meno “stonature” del VII.

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