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Piccole storie di soldati piccoli Ep.#2

A gentile richiesta di una mezza dozzina di blogger (a me ne bastavano pure un paio), gentile risposta: ritornano le Piccole Storie di Soldati Piccoli.  Per chi si fosse perso il primo episodio, punti pure il moschetto QUI. 

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il fante Rafe’ (Raphaël, per francofoni), a destra il fante Bastien (Bastiano, per i francofobi). 

Su una collina, al riparo temporaneo dal fuoco nemico, davanti ai loro occhi un panorama da incubo punteggiato di sbuffi di fumo, lampi, percorso da rombi e spari, urla, urla e…urla.

Bastien: “Nè Rafe’, brutta bestia la guerre…”

Rafe’: “C’est la guerre…”

Bastien:“Quelli lì al comando ci hanno detto: ‘Le jour de gloire est arrivé! Abbiamo verificato le forze del nemico in campo, diviso i compiti per ogni battaglione, stabilito la strategia infallibile che ci porterà alla vittoria sicura!’…Risultato?”

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Piccole storie di soldati piccoli

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il tamburino Fransuà (François, per francofoni), a destra il trombettiere Pascal (Pasquale, per i francofobi).

Fransuà: “Nè Pascà ma la vuoi smettere con questo strazio?!?”

Pascal:”Jamais! Faccio il mio dovere di vero soldato patriota! Le jour de gloire est arrivé !…Pensa a rullare tu!”

Fransuà continua a rullare e risponde:

“Rullare, sì rullare…mon frère (trad. dal francese al napoletano: “bello d’o’frà”) ‘na canna ti dovresti rollare così ti rilassi. Écoute-moi! (trad. dal francese al napoletano: “Sient’a mme!”) 

Pascal non lo degna di uno sguardo e continua a soffiare nella tromba.

Fransuà continua a rullare e pensa:

“Ho deciso: stasera faccio rapporto al Comandante e chiedo di essere sbattuto in prima linea! Meglio il rischio di una pallottola che la sicurezza di morire sordo!”


L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

I sopravvissuti del mio Esercito di Soldati(ni( di Plastica


Lassù, in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose, che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù
(cit. Vecchio Scarpone di di Calibi-Pinchi-Carlo Donida)

Il nostalgico torna sempre sul luogo delitto. E c’è da sgomitare: c’è la folla! L’assassino, i poliziotti, i fotografi, i giornalisti d’assalto (che non hanno mai visto un teatro di guerra), il medico legale, il postino che ha bussato due volte e non gli ha risposto ancora nessuno, l’idraulico (dedicato a Fabio e Giancarlo) che scappando da una casa vicina, si mischia alla folla di curiosi per sfuggire al marito tornato troppo presto, l’immancabile folla fancazzista, un cane che piscia sul lampione e un buon numero di Umarells che hanno visto le transenne e pensavano fosse un cantiere da controllare.

Come minacciavo nel post del tag dei giochi d’infanzia, il solo riportare alla superficie alcuni ricordi ha attivato una trasformazione degna dei robot dei cartoni animati della mia infanzia: le mie dita trasformate in una gloriosa Olivetti Lettera 22.
Avete presente questa vecchia macchina da scrivere, prodotta dall’ingegno italiano, e oggi anche esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York? Le mie dita scattano sulla tastiera come quei martelletti dei caratteri, il tasto meccanico si spiattella sul nastro e il foglio bianco s’imbratta di lettere. Per fortuna in questa Macchina da Scrivere 2.0 c’è il tasto “backspace” e non devo impiastricciare tutto di bianchetto. E’ mai esistito un bianchetto che, usato due volte, non fosse secco? Misteri degni di Kazzenger.

Come la canzone Vecchio scarpone al Festival di Sanremo 1953 rappresenta per la generazione del cantante Gino Latilla un ricordo della giovinezza trascorsa come militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così i soldatini in scala “HO” rappresentano – con infinita minore drammaticità – il mio “vecchio scarpone”:

Vecchio scarpone,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!

Ho sempre amato raccontarmi storie e queste pagine sono la prova che non ho ancora smesso. Non mi è bastato questo mondo, ne ho sempre voluti visitare tanti altri. Poco importa che non fossero reali.

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto. La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita”. (cit. H.P. Lovercraft)
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L’infanzia in un tag

Sono stato tirato in ballo da Zeus nella catena di tag per cui al nominato spetta citare cinque giochi/oggetti della sua infanzia e allungare le maglie della catena ad altri blogger inconsapevoli di cotanta benedizione.
Data la veneranda, non ancora venerabile, età di quest’Oste, indefesso servitore in questa webbettola, per vostro dileggio e compiacimento (no pietre, grazie) mi armo di badile e vado a scavare in quella scatola umidiccia del mio cranio tra ragnatele di rimembranze e bauli polverosi di ricordi.
Sia fatta la volontà di Zeus e che Sant’Antonio mi metta una mano sulla tastiera.

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