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USB 2.0: Un Sogno davvero Bastardo

The Milliner (c) 1900 – Henri De Toulouse-Lautrec

In questa webbettola sta prendendo vita spontaneamente una serie di storie che potrebbe essere intitolata “Lost” se non fosse che qualcuno ha già provveduto con tanto di copyright mondiale e potrebbe citarmi per tanti di quei danni che i nipoti dei miei nipoti bestemmierebbero il mio nome in tutti gli idiomi conosciuti sul pianeta a causa del debito ancora da saldare a una multinazionale americana.  Di “persone smarrite” si tratta, di persone di cui si sono perse le tracce sia nella realtà sia nella virtualità che supplisce come ultima ratio o, meglio, illusio: prima M.I.@. [Missing In e-mail], poi Vergognose prestazioni, e poi ancora USB, ora questo (sup)post che vado a propinare a chi, durante la navigazione, è stato sbattuto su questi lidi da tumultuosi flutti a causa di un click su “mi sento fortunato” (megalomani o inguaribili ottimisti) o di una fortunata botta di c**o del titolare di questa bottega nello scegliere i tag, i link e altri diavolo di “ranking factor” assortiti, tali da fare rincoglionire gli altrimenti sofisticatissimi algoritmi dei motori di ricerca e convincere Google di trovarsi, tra i byte e le ragnatele, il “sito più figo del bigonzo”.

Chiarito l’andazzo, pure tuttavia ancora qui davanti allo schermo colpiti dalla sindrome “ancora una cialtronata e poi smetto”, mettevi comodi sulla sedia, divano o vaso di ceramica sanitaria, accendetevi una sigaretta (se non fumate, datemi retta, è un buon momento per iniziare), bicchierino e boccia di super alcolico di sottomarca, tanto è roba che fa comunque male, vi fotte il fegato, ma almeno il portafoglio è salvo. ***Attenzione! In questa trasmissione NON sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali (foss’aMaronna! Pagato per scrivere queste facezie!) ***

A fianco alla tastiera ho una bottiglia piena di rubina e densa ratafià

Si va a iniziare.

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USB: Un Sogno Bastardo

http://www.ugallery.com/acrylic-painting-nothing-is-forgotten-under-the-red-maple

Nothing Is Forgotten Under the Red Maple by Seth Couture

S’intrufola nel magma di queste pagine un sogno dell’altra notte, soltanto un sogno? Forse.

Forse, perché la ragazza che ho trovato come inaspettata protagonista nel sogno, ha lasciato un’impronta vivida. Un’impronta fisica al risveglio. Tanto che la ricordo a distanza di qualche giorno.

Trent’anni o giù di lì, più “giù” che “su”, mora con i capelli lunghi lisci, occhi di cerbiatto, grandi, scuri, profondi. Taglio degli occhi tendente al mediorientale. Vagavo in una casa nel solito vedo-non vedo dei sogni…Una festa, una serata tra amici, ma io non conoscevo nessuno né mi era familiare la casa. Una situazione che ho sempre odiato da adolescente, quando – sarà capitato anche a voi – di trovarti “imbucato” a casa di “amici” di amici. La ragazza è sola, seduta su un davanzale di una grande finestra chiusa. Fuori è buio pesto. Non una luce, una notte di luna nuova. La finestra è molto alta e, grazie alle sue dimensioni, mi accorgo che è alta anche la ragazza: le gambe, penzoloni, toccano quasi terra. Un’immagine di dolce felicità bambinesca, se non fosse per quella profondità e avidità dello sguardo.

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Sogno di liquirizia Ep. #2 – Intermezzo

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Una di queste sere, a giornata finita, terminata la routine della cena, mentre riponi piatti e bicchieri nella lavastoviglie (santasubbbito!), il suono della ceramica o del vetro è l’unica eco che riempie la tua scatola cranica. A giornata finita, se provi a fare i conti per darle un senso, sempre che un senso ce l’abbia avuto,  la stanchezza sale prepotente e riduce le tue opzioni a tre: cicchetto di liquido ambrato o scuro dal 40% di alcol in su; preghiera; prendi tempo.

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So(g)no felice

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Sono a casa. Sono finalmente a casa!

Devo avere fatto un lungo, lunghissimo viaggio o manco da così tanto tempo che il solo rivedere casa di mamma e papà mi gonfia di emozione. Sto quasi sul punto di piangere. Che bello essere ritornato a casa!

Vivo ormai lontano da tanti anni, ho un’altra casa in un’altra città da quasi due decenni, ho una famiglia, ho vissuto più in quest’ultima città che nella mia di origine, ma questa è la mia città, questo è dove mi sento veramente “a casa”. Quando vado a trovare i miei cari genitori, mi sento proprio così.

Sono a casa. Ma stamattina mi sono alzato con un magone: devo andare via.

Appena arrivato, devo subito andare via. Posso restare poco. Così poco tempo che ci sto male. Una sensazione, che chiunque sia emigrato in un’altra città per lavoro, conosce bene. Una sensazione che ritorna con enorme forza centripeta nel momento in cui devi andare via, una sensazione che non ti molla neanche quando il treno sferraglia lasciandosi alle spalle la stazione. Un filo invisibile che ti tira indietro.

Sulla mia pelle, ho un grande rispetto per i migranti che scappano da guerre e altre situazioni senza speranze: quando partono, sono consapevoli che il ritorno a casa sarà difficile, se non impossibile. Io posso tornare. Un filo invisibile che ti tira indietro, sempre.

Stranamente, mia mamma non mi ha subissato a ripetizione di “resta e rimani”, ha capito la mia sofferenza nel doverli abbandonare presto e la sua insistenza avrebbe reso ancora più difficile la partenza. Mamma mi ha solo guardato, le basta uno sguardo per capire al volo tutta la situazione. Mi ha rivolto solo uno sguardo con un’espressione dispiaciuta e immensamente comprensiva, come solo una madre è capace di essere:”ma devi già andare via?”.

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Sogno di liquirizia

Agosto, tempo di afa e bagni al mare. Se preferite la montagna, forse siete nel post(o) sbagliato. Racconto di un sogno che mi ha intrattenuto nel sonno tra la notte del 10 e 11 agosto e, visto il suo persistere prepotente al risveglio del suo odore e sapore addosso mi ha spinto a metterlo per iscritto a mia futura memoria. E’ così raro riuscire a ricordarsi perfettamente i sogni una volta svegli. Occasione unica per una nuova storyetta, che sembra “cucita addosso” al tabagista dell’Amore per cui la dedico a lui e alla sua Piccola Venere. Nelle profondità del mare, risiede ormai da un po’ di tempo questa mia vecchia conoscenza, il tabagista dell’Amore, suo malgrado, protagonista di Storyette, che ormai, visto il tempo che è sott’acqua, è in una crisi nera d’astinenza da fumo e – si sa – parecchi fumatori ricorrono alle caramelle quando cercano di smettere…

Nota: a parte il prologo “sottomarino”, il resto è tutto vero…o meglio, sognato veramente.

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