El Bavón Rojo – Panico da preparativi

Seduto sul dondolo sotto il portico di El Bavón Rojo, l’Oste contempla la strada brulicante di esseri umani impegnati nelle loro frenetiche attività per arrivare alla fine della giornata con qualcosa di “compiuto” e lo stomaco pieno. “Seduto” non è l’espressione corretta per un essere umano che, senza pudore, dichiara “di non discendere dalla scimmia, ma da un sofà”. L’Oste è talmente sprofondato e immobile nei cuscini di quel vecchio e arrugginito dondolo da potere essere scambiato come parte della sua colorata tappezzeria huipil.

È mezzogiorno e l’afa mista all’umidità è, come al solito a queste latitudini, un cocktail letale per ogni slancio e attività. L’Oste è in uno stato che egli stesso definisce: me facesse mangià ‘o culo d’ ‘e mosche pe’ nun dicere: “Sciò!”. Nella lingua di origine dell’Oste lo si dice di coloro che non riescono a vincere la pigrizia, una pigrizia talmente inguaribile da riuscire a sopportare disturbi, fastidi e assilli senza provare a reagire.

Dalla strada, la longilinea figura dell’Oste può essere distinta a stento dai cuscini del dondolo. A un occhio attento due indizi denunciano la sua presenza sotto quel portico: un esile filo di fumo sale voluttuoso in alto dalla sigaretta che l’Oste tira con la stessa flemma del compianto Barone svedese del calcio italiano, Nils Liedholm: “Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti”.  Il secondo indizio è il movimento del braccio destro quando solleva una bottiglia di cerveza e la porta alle labbra con la rassegnazione che la birra è ormai calda. Il numero di bottiglie vuote sparse a terra intorno al dondolo è l’evidenza che l’Oste è all’ultimo grado della ‘Scala della Sbronza’:

  • 1°: Inteligente (improvvisamente ti senti l’esperto di qualunque materia)
  • 2°: Atractivo (improvvisamente ti senti il più figo del bigonzo e desiderato abbestia da tutti, di qualsiasi sesso e orientamento sessuale, non importa);
  • 3°: Rico (improvvisamente ti senti il più ricco del mondo e sei prodigo dell’ennesimo “giro” al bar con tutti quelli che ti capitano a tiro di fiatella alcolica)
  • 4°: A prueba de balas (“a prova di proiettile”, nessuno può farti arrabbiare, nessuno può farti male. Credici, seh, credici)
  • 5°: Invisible (puoi fare qualsiasi cosa tanto nessuno può vederti, tanto…sei invisibile)

La birra non è infinita: l’ultima bottiglia, come un un soldatino di piombo nel suo reggimento, va ad allinearsi alle altre vuote, disposte in file ordinate sul pavimento. L’Oste mugugna tra sé e sé, a mezza bocca pronuncia una frase udibile solo da lui: “E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”.

Picchia forte le mani all’unisono su entrambe le cosce e, facendo forza su di esse, fa leva per separare il resto del corpo dal dondolo. Si alza in piedi con la stessa leggerezza di un container issato da una gru portuale, fissa ancora per qualche istante quel brulichio per la strada come per trovare un indizio, anche piccolissimo, per capire il motivo di tanto quotidiano sbattimento. Sospira, infine, buttando fuori insieme al fiato di birra e fumo, anche la rassegnazione e l’accettazione della condizione umana. Si guarda intorno, a destra, a sinistra, come per cercare qualcosa o qualcuno; in realtà sta cercando la sua convinzione, la sua determinazione che è scarsa quanto il sale nel pane sciapo.

Pianta le mani sui fianchi, le braccia incurvate come manici di anfora, inarca la schiena all’indietro, distende le punte dei piedi molleggiando un paio di volte e infine muove la testa in una lenta rotazione a 360 gradi, prima in senso orario, poi in senso opposto.

Mette una mano nella tasca destra del pantalone, vi fruga dentro per lungo tempo, congruo se fosse la borsa di una donna in cui – si sa  – ci entra il mondo, ma quando cerchi qualcosa si nasconde benissimo. La tasca sembra un “buco nero”, la mano è stata risucchiata. Finalmente, nella mano compare un pacchetto sgualcito di sigarette, fa per dare la solita botta sul fondo per tirarne fuori il filtro di una sigaretta, quel tanto che basta per catturarla con le carnose labbra, ma si blocca a metà: il colpo risulta perciò fievole, dal pacchetto non sporge nessuna sigaretta.Rimette in tasca il pacchetto e con un filo di voce dice:

“Trattieni il respiro
Esprimi un desiderio
Conta fino a tre”

L’Oste gira su se stesso e si dirige a grandi passi verso l’entrata della locanda, scandendo ad alta voce tre numeri:

“Uno…”

“…due…”

“..tre!”

Varca la soglia e, continuando a camminare deciso all’interno, urla:

“Narcììììììì! Narciiisoooooo!…”

“Narcì, jamme belle jà! – batte due volte le mani nell’aria davanti a sé  – Narcì, dai che dobbiamo iniziare a mettere a posto la bettola. Inizia a’ staggione, jà…Narcì, ma addò staje…”

“Narciso, dai su, non fare come al solito. Inutile che ti nascondi quando c’è da faticare, ormai li conosco tutti i tuoi nascondigli. Dai, su, esci fuori Naaaarcì…Nar..

..cì.”

L’Oste di ferma di colpo, ma oltre ai suoi piedi, anche il suo cuore accusa un’esitazione, brevissima, ma percettibile.

Lo sguardo dell’Oste è inchiodato a una piccola figura, rannicchiata sotto a un tavolo, il tavolo preferito da Tati per disegnare, da Mela per scrivere, dagli altri della Compagnia per fare cagnara a ogni occasione. La testa è nascosta tra le corte gambe e protetta dalle braccia: una posizione fetale che trasmette una necessità estrema di protezione, ma anche di fuga da tutto ciò che lo circonda.

È Narciso, il socio pestifero dell’Oste, molesto come una nuvola di moscerini, di bassa statura o – meglio – “diversamente alto” perché l’ultimo che lo ha insultato per via dei suoi presunti centimetri mancanti è scomparso nel buio della notte, inghiottito dalla finestra come da un buco nero nello Spazio. Ad altri è andata anche peggio. El Rojo non ha mai visto il suo socio in quello stato e per alcuni momenti resta a fissarlo, cercando di capire se si tratta davvero di Narciso o è la birra che gli sta giocando i soliti scherzi delle ombre cinesi.

“Na..r..cì?”

Con un filo di voce che riesce con difficoltà a modulare attraverso un groppo alla gola, grosso come un fico d’India e fastidioso come i suoi semi tra i denti: “Narciso…”

Si avvicina al tavolo e si inginocchia, allunga la testa in direzione del bozzolo umano al centro delle quattro gambe di legno, si infila sotto e sussurra: “Narcì, che è stato? Che hai passato? Nennello, che è successo?”

Narciso non accenna a sollevare la testa, anzi sembra avere serrato ancora di più la morsa protettiva di braccia e gambe.

L’Oste si avvicina ancora un po’, contorcendo la sua mole di un metroeottantatré entro lo spazio ristretto al di sotto del tavolo.

“Narcì..Uhè Narcisoooo – pone la mano destra sul groviglio di braccia e gambe dove dovrebbe essere uno degli avambracci del piccoletto e inizia a scuoterlo, con dolcezza, senza strattoni – Narcì, jà guardami, dimmi qualcosa…giuro che qualsiasi cosa tu abbia combinato, giuro – e lo sai che non giuro mai – giuro che non ti faccio nient…”

Cercando una posizione più comoda e naturale, l’Oste non fa a tempo a finire la frase che dà una sonora craniata alla superficie del tavolo soprastante. La botta suona tremendamente sorda, sproporzionata rispetto alla distanza percorsa dal cranio per impattare la superficie. L’Oste sobbalza, trattiene una bestemmia tale da provocare l’immediata scomunica a tutta la Chiesa latino-americana, recupera con inusuale velocità e continua:”…non ti faccio niente…giuro. Neanche per questa botta qua”

Narciso si muove, alza la testa dalla sua improvvisata tana quel tanto che si vede chiaramente un occhio e parte del naso, l’Oste sorride: “Ehi! Ma stai ridendo! Allora sei vivo, ancora…Narcì, ascimme da ‘cca sotto che mi sta venendo la gobba come a Quasimodo…Esmeralda…Esmera….”

Quel bozzolo di gambe, braccia e un vello indisciplinato di riccioli biondi increspati dalla salsedine inizia violentemente a sobbalzare. Narciso alza la testa e ride. Ride di gusto.

L’Oste, suo malgrado, è riuscito in una cosa difficilissima: lo zero comico.

I due abbandonano l’angusto spazio sotto al tavolo. El Rojo, con una mano si massaggia la testa nel punto in cui ha battuto, con l’altra tiene la piccola mano dello stropicciato puttino biondo, e insieme si avvicinano al bancone. L’Oste solleva Narciso, pulisce con la mano la seduta di uno di quegli alti sgabelli a ridosso del bancone e lo appoggia con la delicatezza che si usa nel maneggiare un vaso di porcellana della dinastia Ming.

“Allora, sono tutto orecchie.”.

Narciso, con la voce rotta dall’emozione, trattenendo un pianto violento come un uragano a settembre, pronuncia le prime parole:

“Sono un grande falso mentre fingo l’allegria,
sono un gran diffidente mentre fingo simpatia,
come un terremoto in un deserto che…
che crolla tutto ed io sono morto e nessuno se n’è accorto…”

L’Oste lo interrompe:

“Uhè Narcì, ma che ti metti a parlare come quel cantante-là…Coso…Come si chiama?…Guarda che prendo tutte le cassette e i ciddì di…ah ecco, sì!..di Aurelio Fierro e butto tutto nella palude eh?…”

Narciso ribatte serafico e con uno sguardo quasi di rimprovero:”…Tiziano Ferro…Non Aurelio Fierro, il cantante è Tiziano Ferro””

L’Oste non dà peso alla precisazione e prosegue: “Vabbuò, Tiziano Ferro,..Narciso, non divagare..”

Narciso inarca vistosamente le sopracciglia e il viso diventa una maschera parlante “Il bue dice ‘cornuto’ all’asino, mo’ sono io quello-che-divaga…”

L’Oste continua e sale di tono per attirare l’attenzione dell’interlocutore:

Ma è successo qualcosa? Qualcuno ti ha fatto del male?”

Narciso guarda El Rojo negli occhi con estrema riconoscenza, nel guizzo tra gli sguardi capisce tutto:  ironia, sarcasmo, stupidità, provocazione, tutte le risate, tutti i sorrisi che esplodono con fragore, quelli non esplosi e quelli che hanno bisogno di micce più lunghe, la capacità di entrambi di trovare il bene nel male, il bene nella cattiva sorte, la forza che ognuno trae dall’accettazione delle debolezze dell’altro. “Mi casa es tu casa”, certo. Vale anche per le anime.

“No, no, nessuno mi ha fatto del male. È…è… – El Rojo si avvicina la sua faccia per essere sicuro di non perdersi nemmeno un fiato di quanto sta per dire – è…che sono triste. Ho paura. All’improvviso ho avvertito come se tutto finisse in questo esatto secondo. All’improvviso ho avvertito che stavo vivendo solo un’illusione. Tutto finito in un attimo. Niente di vero. Tu, io, quelli là fuori per strada, i frequentatori di questa bettola, questo posto, tutto questo è solo…pura immaginazione.”.

L’Oste resta in silenzio per un attimo, al massimo un attimo e mezzo. Fa segno a Narciso di restare fermo lì seduto, va dietro il bancone e sparisce alla vista del nanerottolo.

Da dietro il bancone sopraggiunge un gran trambusto di plastica sbattuta, caduta, rovesciata, fruscii di carta e bottiglie che rotolano. Si aggiungono bofonchi a ritmo sincopato di “Dove l’ho messo?”, “Quando cerchi una cosa, non la trovi mai”, “la casa non ruba, ma nasconde benissimo”, qualche epiteto colorito, una mezza dozzina di invocazioni della Madonna Nera di Guadalupe e della protettrice dei ciechi, Santa Lucia.

“Narcì, qua ci sta un bordello, dobbiamo mettere a posto…Meno male che Tati ed Ego vengono a darci una mano…Santa donna!”

Il rovistio misto al ciarlare sembra non avere fine, quando d’un tratto, l’Oste risorge trionfante al di là del bancone, stringendo con ambedue le mani la confezione, vecchia e scolorita, di un vecchio vinile a 33 giri: “Eccolo! Lo sapevo che era qui…La casa…” Narciso conclude la frase: “…non ruba, ma nasconde benissimo.”.

L’Oste estrae con cura il vinile dalla malandata protezione di carta, con un aggeggio ripulisce dalla polvere la superficie del disco con la delicatezza che si usa per pulire il sederino di un bebè e, infine, lo pone sul piatto di un vecchio stereo. Il rumore inconfondibile della puntina che si posa sul disco, una manciata di fruscianti secondi che annunciano l’inizio della musica, i “tac” nei primi solchi muti che scandiranno ogni giro dei long-playing ascoltati centinaia di volte…

Su quella grande e, una volta, vivacemente colorata copertina si legge a malapena “Fabr…Ciocc…Colon..a Sonora”.

La musica inizia è l’Oste inizia a cantare:

Vieni con me
e sarai
in un mondo di pura immaginazione
lancia un’occhiata
e vedrai
dentro la tua immaginazione

Inizieremo con un giro vorticoso
viaggiando per il mondo
della mia creazione
Ciò che vedremo
sfiderà ogni spiegazione

L’Oste è ormai al di qua del bancone e ha raggiunto Narciso. Continua a cantare con larghi gesti delle braccia, ondeggiando e zigzagando in una danza tra il valzer e l’andatura di un ubriaco: il valzer borracho.

Se vuoi vedere il paradiso
guardati semplicemente intorno e vedilo
Tutto quello che vuoi, fallo
Vuoi cambiare il mondo?
Non c’è nulla che te lo impedisca

Non c’è
vita che io conosca
paragonabile alla pura immaginazione
Vivendo qui, sarai libero
se desideri davvero esserlo

Ora la musica risuona in tutto il locale, sembra occupare ogni interstizio, ogni infinitesimale spazio in tutto il locale. Nessuna parola. Solo la musica. Come un lontano canto di sirene. Narciso si ritrova l’Oste a un centimetro, realizza quanto la distanza dei loro corpi sia estremamente ridotta, quando  ormai è stato prelevato dallo sgabello e volteggia insieme all’Oste. El Rojo lo ha preso in braccio e simula un ballo a due. L’Oste, danzando, riattacca con ancora maggiore enfasi e un’intonazione fuori dal comune:

Se vuoi vedere terre magiche
Chiudi gli occhi e ne vedrai una
Vuoi essere un sognatore,
Che tu lo sia
ogni volta che ti piace e per piacere conserva un sogno per me

Vieni con me
E sarai
In un mondo di pura immaginazione
lancia un’occhiata
E vedrai
dentro la tua immaginazione

Non c’è nessun posto
dove andare
paragonabile alla tua immaginazione
Perciò vai là
Per essere libero
Se veramente vuoi esserlo
Vivendo là
Sarai libero
Se veramente vuoi esserlo

Termina la musica e restano abbracciati, quando l’Oste nota che Narciso fissa insistentemente un punto al di là della sua spalla. Attira l’attenzione di Narciso con uno sguardo e modulando la sola postura dei sopraccigli gli pone un silenzioso quanto eloquente interrogativo su cosa stia succedendo. Il piccoletto gli risponde con un’altrettanto minimalista espressione dei soli occhi, che ora sono di nuovo colmi di sorriso. Vi aggiunge un cenno del capo per invitare il socio a girarsi e guardarsi indietro.

L’Oste mette a terra il piccoletto, si volta e vede:
una folla è assiepata appena fuori dell’entrata e alle finestre, ha assistito probabilmente a tutta la scena del balletto. In religioso silenzio.

Li riconosce a uno a uno:

tiZ, Paolo, Tati, il piccolo Ego, Mela, Zeus, Silviatico, Ade, Johnny, Blurredlines2016, Pupazzovi, Deserthouse, Liza, Vincenzomobys, Briciolanelatte, Pietro, Intempestivoviandante, Gemmapiccin, Bukurie, Chinà, Ciliegina, Giuliasolepizza, Gwenpoolanddeadpool, 65luna, Franz, Giuliana, Francesco, Anghessa, cineclan, Il Principe, David, Peter, Luna.

Tutti hanno un sorriso ebete stampigliato sul viso.

L’Oste copre la faccia con un mano. Gli si legge sulla fronte l’imbarazzo. Trovato il coraggio di scoprirsi il volto, guarda Narciso dabbasso e all’unisono, allargano entrambi le braccia verso la folla e dicono:
“Mi casa es tu casa”

Onda sonora consigliata: Pure Imagination interpretata da Josh Groban

Testo di Pure Imagination, scritta da Leslie Bricusse e Anthony Newley per il film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” e interpretata nel film da Gene Wilder.

La traduzione è – se non ve ne siete accorti 😉 – nel testo del racconto.

{Hold your breath
Make a wish
Count to three}

Come with me
And you’ll be
In a world of pure imagination
Take a look
And you’ll see
Into your imagination

We’ll begin
With a spin
Traveling in
The world of my creation
What we’ll see
Will defy explanation
If you want to view paradise
Simply look around and view it
Anything you want to, do it
Want to change the world?
There’s nothing to it
There is no
Life I know
To compare with pure imagination
Living there
You’ll be free
If you truly wish to be
If you want to see magic lands
Close your eyes and you will see one
Want to be a dreamer, be one
Anytime you please and please save me one

And you’ll be
In a world of pure imagination
Take a look
And you’ll see
Into your imagination

There is no
Place to go
To compare with your imagination
So go there
To be free
If you truly wish to be

Living there
You’ll be free
If you truly wish to be

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87 pensieri su “El Bavón Rojo – Panico da preparativi

                  1. Liza

                    Ok pero’ voglio il posto che do’ le spalle al muro cosìvedo tutti i vostri visi
                    Quello da cui vedo l’entrata nn troppo lontano dal bagno e dall’uscita sul retro e…il primo giro lo pago io! 😊😉

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                    1. Ecco qua il posto come lo vuoi tu…ehm però c’è un “però”…qui i “giri” non si pagano, il grog lo offre la Casa, l’unico modo per “ricompensare” l’Oste è regalargli un racconto. Un racconto qualsiasi, ma un tuo racconto. Se ti va, quando ti va, basta che batti le mani e dici: la sapete di quella volta che…Benvenuta!

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                    1. Si rifiuta di mettere la parannanza d’ordinanza. Dice che gli impedisce i movimenti, ma secondo me non la vuole mettere perché si spaccia per il titolare del locale (e io il suo sguattero)

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      1. Allora mio caro Oste, prima che ti piglia un sintomo, devi capire che noi parliamo a Narciso per far intendere a te. Tra diversamente alti ci si intende che è una meraviglia, baricentro basso, pressione sotto i tacchi e via dribblando gli ostacoli. Però se ti abbassi un pochino e mi porgi l’orecchio ti dico un segreto
        Ecco bravo
        Così
        Più vicino
        Smuaccckete a tradimento!
        Geloso!
        😂

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        1. Sono fatto così…Mi appiccio per le cose cui tengo. Non ce la faccio a fare finta di niente. La sincope è amica mia, ormai ci diamo del “tu”. Narciso – non so come sia venuto fuori e ancora di più non me lo spiego – è adorabile con molestia. E visto che mi hai provocato io canto di nuovo:
          Ge-lo-siaaah mi ammazza mi uccide, mi porta viaah…
          😀

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      2. Narcì fai sedere l’Oste al posto d’onore (togli le puntine, da bravo che oggi si fa sul serio) e non fargli fare nulla. Oggi lo serviamo noi come un principe, visto che è grazie a lui se questa è una casa accogliente per tutti. Dai che Tati, Ego, tu ed io siamo una bella squadra. Adesso abbiamo con noi anche Liza e se arriva tiZ con il timballo di maccheroni abbiamo fatto scopa e primiera! 😊

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        1. Narcì, se non togli le puntine da lì ti ci crocifiggo sotto al portico…Tranquille, mi muovo, devo fare ammuina, devo fare finta di fare qualcosa altrimenti rischio che qualcuno poi mi faccia fare veramente qualcosa…Voi accomodatevi, prendete posto, Tati butta la borsa, ma ogni tanto lanciagli un’occhiata…qua in giro ci stanno un sacco di… ahem….napoletani. Narci’ tuoglie ‘e mane arint’ a’ sacca ‘e Tati….I colori non li puoi prendere! L’ultima volta ho dovuto ripassare almeno 4 mani di bianco….eppoi dicono che non faccio una mazza qui….So’cos’e pazze…[L’Oste diede le spalle e si avviò nel retrobottega…]

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          1. Posso appendere i festoni di carta e le lucine colorate?
            Ho preparato anche una bella piñata grande grande piena di caramelle (e ovetti shhhh) da rompere a occhi bendati. Vediamo chi ce la fa per primo???
            Osteeeee, aiuto!!!
            Narciso ed Ego si stanno arrampicando sulla scala grande!
            Non vale!! 😂

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            1. Appendi quello che vuoi….Eh noNOnoNonoNO!…La scala grande Narcì che ti ho sempre detto?!? Ma perché devo sempre fare la parte dell’ incazzoso…NARCI’ non salire lissù…Seh vabbuò “me la tiene Ego”….NaRRRcì ma fa per chi tieni all’Inferno! Nun ‘o vire che è cchiù curte ‘e te!?!…NarciNArcìNARCI’ scinne ‘a coppe ‘a chella scala… ….Ego, per cortesia, po’bbbene r’ ‘a Maronnella d’o Carmine, dincille tu o’ cumpagno tuoje ‘e scennere ‘a copp’a scala…M’a faje ‘st’imbasciata, per cortesia….
              Ego:”no ghò capito ben, ma non me ciamo Carmine”

              L’Oste inizia a sbattere le mani sulla parannanza: “Oddio, ‘stu piccirille è ‘sciuto scemo appriess’a Narciso! Chille è piemontese e mi parla in veneto!”…
              … …

              Narcì, sai che c’è?

              ACCIRETE!

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  1. Ci sono! ci sonooooo!… Buongiorno OsteMeraviglia! UUUAAAHMMM! chessonno…
    Narcì… tesoro bello, le cose sono vere quando ci credi e io credo che questa bettola sia più vera del bar sotto casa e se hai dei dubbi vai dietro al bancone, dove c’è quella portina piccola, piccola che pare finta… vai, fidati… lo vedi il pallino azzurro? sembra una decorazione e nulla più ma se lo pigi… MERAVIGLIA! escono ovetti cioccolatosi!

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    1. Oh ma prima Mela, poi tu. EcceccistasoloNarciso!?! Io mi metto a ballare (Praticamente Ricky Martin dopo che lo hanno gambizzato), mi metto a cantare (anche se mi è stato vietato dalla Convenzione di Ginevra in quanto “crimine contro l’umanità”), prendo una botta in testa (e non è che mi fa rinsavire, fa male e basta), infine faccio una figuradimmelma mondiale e pure aggratis…’na parola per l’Oste la vogliamo dire o no? Ecchecazpito 😉

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      1. Gelosone!…però hai ragione, posso dire a mia discolpa che ho poche ore di sonno sul groppone e tre ore di salti, balli e cantate e come dice Mela, Narcì è alla mia altezza, lo vedo per primo… gli occhini poverini di oggi fino a quell’altezza fanno fatica 😉
        La canzone…. LA CANZONE!!!!!!!
        Fatti fare un abbraccio come si deve… ( ecco…, allarga le braccia, appoggia la testa…ZZZZZzzzzzzz….)
        🙂

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        1. Ce lo so! Ho la spalla soporifera. Cheneso, ispiro fiducia, protezione, serenità. Quando da giovine ero seduto sul sedile posteriore dell’auto e in mezzo a due donzelle, me le ritrovavo addormentate tutte e due, una su una spalla, una sull’altra.
          La mia ascella non suda, trasuda Tavor!

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          1. Mmmmm… eh! cOsa?… no è che… Zzzz… sò stanca… ma mi ripiglio, giuro!
            ( sgrana gli occhi, si stacca e pulisce la spalla dell’Oste 😉 ) mi attivo, un caffè e una birra… una sigaretta, anzi due, anzi tre… ooooolllà! ci sono, attiva come non mai…
            [ si muove per entrare in bettola… prende la porta a spallate, appoggia la testa allo stipite e…] ZZZZzzzzzz….

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            1. Oste va verso la pora, prende Tati, la appoggia sulla prima sedia che trova, ci butta su la parannanza per coprirla, trae dalla tasca un coltellino e traccia sullo stipite due piccole linee verticali, unite da una orizzontale: un’altra capata allo stipite, questa vale doppio perché è da sobria.

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                1. “Narcì, Ego…guai a voi…Guai a voi…vi strappo i vostri corti arti, li lego insieme a due a due per farne uno normale e poi vi ci picchio dal tramonto all’alba…”
                  I due piccoletti si danno un reciproco sguardo d’intesa e senza proferire parola, appoggiano a terra le due grosse bacinelle d’acqua ai piedi del dondolo. E quatti quatti com’erano arrivati per mettere in atto il loro perfido scherzo, quatti quatti battono in ritirata…Si allontanano a fare danni da qualche altra parte.
                  L’Oste fa un fischio a Mela, quando Mela arriva, ha già capito tutto. Un unico sorriso beffardo, che va dall’estremità sinistra del labbro dell’Oste e termina all’estremità destra del labbro di Mela.
                  Quatti quatti imbracciano ognuno una bacinella…si lanciano con un passo veloce e silenzioso come quello dei felini: sembrano due giaguari a caccia! Raggiungono i due nanerottoli. Senza una parola, li colgono alle spalle e li investono con una quantità d’acqua che Katrina era uno spruzzino per pulire i vetri.
                  E non chiamate il Telefono Azzurro: 1) tanto qui non c’è campo e la linea fissa va e viene come i temporali d’estate 2) i due piccoletti ne avevano bisogno. Questione d’igiene.

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                  1. Le pare di sentire movimento al di là della tenda del sogno… ma non riesce ad aprire gli occhi… improvvisamente tutto si calma, percepisce del divertimento e le scappa un sorriso… improvvisamente le appaiono due musi, in sogno, ma non capisce bene… sente solo una silenziosa e profonda voglia di ridere… e lo fa… ad occhi chiusi…

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                    1. Il commento era finito tra quelli da moderare. WordFess vuole mettere inimicizia tra te e me. Poi ho capito…perché.
                      Le foto di gatttiiiiiiii….le foto dei gattiiiiiii….noooooooooooooooooo!
                      Troppo tardi.
                      Vabeh posso fregiarmi anche io di avere dei gatti nel b(av)log. E i click si impennano.

                      A parte gli scherzi.Sei finita in moderazione. Ma mai come questa volta i gatti ci stavano tutti. Mi sono piaciuti moltissimo. Grazie Tatimiao!
                      … …

                      Accort’ ACc…AAAAAAAAAH!
                      [una quantità d’acqua dal nulla investe l’Oste]

                      Narcì, Ego, con me! Una fornitura di ovetti e caramelle per un anno a chi acchiappa Mela e le fa la doccia…
                      Al mio segnale, scateniamo l’Inferno…
                      Segnaaaaaaale!

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                    2. sempre nel sonno… le sopracciglia le si piegano verso il centro della fronte e una smorfia mista a odio e disgusto le si dipinge in volto, di scatto tira fuori la mano da sotto la coperta e sferra un pugno a casaccio colpendo l’aria… si rigira di scatto, come chi si arrabbia di brutto!
                      ( psss… Oste… lo vuoi sentire un segreto del mondo di qua?… io ho due gatti, uno di Mini e uno mio… ecco quest’ultimo si chiama Ego)

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  2. Ed eccomi qua.. sì, ero dietro, stavo facendo… vedendo… parlando al telefono. Ecco. Stavo parlando al telefono.
    Ma perché fa sempre così caldo qua?
    Perché non ho una birra davanti?
    Perché non c’è la band che suona?
    Mi chiedo queste cose.
    Io scrivo… e scrivo… ma la storia si attorciglia su sé stessa. Penso che faccio come il peggiore dei padri: la uccido per farla rinascere.

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    1. Telefono? Ti prende il telefono qui? O’miracolo! Ma O’Miracolo di quello con le mani alzate al cielo, quello da 500 punti! Prima che arrivi Narciso e ti fotta l’aggeggio per giocare ai giochini, levami una curiosità…Machemmminchia te lo sei portato a fare il telefono in questo posto dimenticato da Dio, ma anche dalle rotture di balle?

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      1. Non lo so.
        Ho usato la versione del XXI secolo delle scuse di Belushi nei Blues Brothers. Forse perché ero disattento e mi hai preso in castagna e, come tutti gli studenti presi alla sprovvista, ho detto quello che sembrava coerente 😀 eheheheh
        Comunque la mia tariffa prende da Dio, ricordatelo 😉

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        1. Per graziadinonna non hai usato la funeraria scusa che ne ha decimate a millemila di nonne. Sta attento tu, perché avrai pure la tariffa da Dio, ma Narciso, nei giochini, riesce a fare un numero di microtransazioni a 4 teraflops e riduce l’importo sul tuo conto a virgola mobile, dopo la virgola mobile…Accorto al nanerottolo, dopo gli ovetti, l’altra sua fissazione sono i giochini sul telefonino. Dio avvisato, Bestemmia evitata.

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            1. Guarda bene Narciso…guardalo bene…secondo me è imparentato con qualcuno della tua famiglia…ce l’avete un puttino con i riccioli biondi e pure parecchio molesto, no?…
              Ecco, statti accorto due volte perché è capace che si è messo d’accordo con Mercurio.

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