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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9 [by Siviatico feat. RedBavon]

A El BaVón Rojo ho il piacere di riaccogliere Silviatico, compadre de viaje in Mexico, anche se fatto in momenti diversi della nostra vita, ci siamo ritrovati a percorrere le stesse strade grazie a InFernet. Il racconto di Silviatico si inserisce in questo noir in salsa guacamole y habanero presentando un personaggio che ho trovato fantastico. Anche qui all’opera quattro mani: Silviatico ha scritto tutta la storia e creato il personaggio, RedBavon ha solo raccordato il tutto al più ampio e contorto quadro generale. Con questo “cameo” ci siamo divertiti molto e spero altrettanto voi. A El BaVón Rojo nulla è come appare. La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida” ¡ay, Dios!”

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8

El Cocalero

Al Districto Federal di Mexico gli avevano appioppato il nomignolo di “Cocalero”.

Nulla a che vedere con le piante incriminate e, nemmeno, con la polverina “magica” che ne deriva. Lo chiamavano così perché era sempre con una bottiglia o una lattina di quella bibita americana in mano. Certo, lui in gran segreto provvedeva a correggerla alla grande, aggiungendo dosi generose di rum. Cosa che faceva di lui un messicano alquanto originale, poiché si distaccava dal tradizionale duopolio di tequila e mezcal.

E fu proprio questa sua passione a fare sì che, a un certo punto, deviasse dalla carretera principale per immettersi su una stradina secondaria, diretto a “El BaVon Rojo”, di cui in precedenza aveva visto l’insegna di “comedor, cantina y restaurante”. Certo, lo stavano aspettando a Chetumal, vicino al confine con il Belize. Ma che lo aspettassero: lui aveva finito il ghiaccio. E non aveva alcuna voglia di bersi la brodaglia calda.

Insegna curiosa gli venne da dirsi, però se aveva il ghiaccio, avrebbe potuto chiamarsi anche “El Diable” o “El Infierno” o perfino “Titty Twister”.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8 [by Tati, Zeus e RedBavon]

‘Al perro que duerme ¡no lo despiertes!’ così iniziava l’episodio precedente. Ciò che il vecchio adagio raccomanda quando il cane dorme, vale anche per il nostro Oste, che  finora se n’è stato buono buono, dalle sue parti si direbbe ‘sott’a botta impressiuonato’. L’atmosfera si è riscaldata ben oltre le già insopportabilmente alte temperature medie del Tropico del Cancro. I due federales tireranno fuori il ‘ferro’? Hands up don’t shoot. Noi tre, Tati, Zeus e RedBavon, non abbiamo alzato le mani, anzi…Auspichiamo che il magnanimo lettore non ci spari. Almeno questa volta.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Oste la victoria siempre!

Cesar, capelli spettinati e camicia sporca, si sente, per la prima volta, in posizione d’inferiorità.

Ego e Narciso sembrano due molle, il sergente ha commesso il grave errore di minacciare Tati, ormai sono saldamente ancorati alle sue gambe. Essere di bassa statura ha dei vantaggi: Cesar ha tre piccole furie intorno e due di queste gli impediscono di muoversi, certamente una cosa così non se l’aspettava questa mattina quando la sveglia l’ha rimesso in piedi a terra.

I tre si guardano fieri, in un lampo si sorridono e si danno coraggio ma questo i due federales nemmeno lo notano… Oste invece sì, accenna a un sorriso (anche in una situazione così, ‘sti tre nani riescono a farlo ridere) che si spegne immediatamente.

Mentre il sergente è a terra dolorante, Ego e Narciso si rivolgono in direzione dell’ispettore e anche Tati si sposta verso Marcelo Diaz, non prima però di avere calpestato, in maniera “sbadata”, il piede di Cesar che emette un ringhio.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7 [by Tati, Zeus e RedBavon]

La situazione per l’Oste diventa sempre più rognosa. L’ispettore e il sergente sono due iene che girano in circolo intorno ai compadres de El BaVón Rojo. E il cerchio si stringe sempre di più. L’ennesimo sacrificio della madrelingua da parte di Tati, Zeus e RedBavon questa volta per una giusta causa: giustizia per un omicidio?

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Al perro que duerme ¡no lo despiertes!

Mentre le ultime sillabe dell’Oste rimbalzano fra le due “O” dell’ossigeno, l’ispettore Diaz soppesa il cuore dell’uomo che ha di fronte. Ci sono punti oscuri, dubbi e incongruenze. Ma la vita è un’incongruenza che funziona finché non si muore.

L’ispettore si alza dal posto irrequieto, passeggia intorno alla figura curva dell’Oste mormorando qualcosa di indistinguibile. Potrebbe essere “cabrón” ma le parole filtrano confuse fra le labbra serrate del poliziotto.

Marcelo si tasta il petto sperando di trovare i sigari, ma si è tirato via la giacca prima dell’interrogatorio perciò è senza niente addosso. “Polla” mormora a denti stretti mentre ritorna davanti all’Oste e, chinandosi a prendere il sigaro, lo guarda di sottecchi.

“Potrebbe essere innocente?” pensa l’ispettore. Conosce l’Oste da molti anni, ma non avrebbe mai etichettato quell’uomo come “omicida”.

La ex moglie gli avrebbe detto che non bisogna farsi fregare dai sentimenti.

Beata ignoranza, mormora l’ispettore, sentendo ancora il bruciore della fregatura che gli aveva rifilato l’ex moglie mentre si portava via soldi, casa, macchina e la collezione di dischi di Santana.

La fiamma dell’accendino scalda il volto dell’ispettore facendolo sudare più del consentito e l’irritazione sul corpo è a livelli di guardia. Avrebbe voluto essere onesto e anche obiettivo, ma tutto quel disagio lo attribuiva al gringo seduto di fronte a lui.

“Cabrón” pensò sbuffando dalla bocca un vulcano di fumo.

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Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi

Avviso ai Naviganti: lavori in corso.

Nella barra del menu principale di questo costruendo blog Pictures of You sono in corso lavori di posizionamento di una voce apposita a segnalazione di una novella rubrichetta. I naviganti in transito prestino la massima attenzione e si mantengano a una distanza non inferiore ai 50 centimetri dallo schermo onde evitare affaticamento della vista, nausea e ricorso al freddo abbraccio della tazza di ceramica sanitaria. Si allontanino di gran carriera gli avidi lettori di bigliettini nei famosi Baci di cioccolato poiché il contenuto rientra nell’infame categoria del “TLDL” (TroppoLungoDaLeggere).

La nuova rubrica concorre per il titolo più lungo in questa webbettola: Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi e, quando aggiungerò il prossimo racconto, ogni record di lunghezza di tutti i titoli di questo blog logorroico verrà sbriciolato. L’ho fatto solo per questo.

Ritorniamo seri (?!?) in questa rubrichetta è destinata ad accogliere racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Nel menu appare solo la voce abbreviata “Storie sgangherate”, anche se ho la certezza che lo useranno in tre (incluso me) e chi usa il dumb-phonino non se ne accorgerà nemmeno. Quando la vita reale viene sostituita dalla vita (mono)cellulare.

Nella mia vita reale, sei anni fa, è avvenuto un fatto che ne ha cambiato il corso, dall’oggi al domani. Il tempo di rigirare la carta e accorgerti che non ti è entrata nemmeno la coppia.

Quando nella tua vita piombano due adorabili nani, per giunta insieme, non sei mai pronto.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia di bianco, ampi baffi fanno da cornice superiore a una carnosa bocca, una marcata fossetta al centro del mento dà l’illusione che porti un pizzetto a punta. Sulla sessantina passata, non è nativo di qui, ma si dice in giro che fosse un luminare della medicina e stimatissimo professore all’Universidad Autonoma de Yucatán a Mérida. Capitato da queste parti per trascorrere una vacanza in riva al mare dei Caraibi, lontano dalla frenesia della città, si era ritrovato nel mezzo di una strana influenza che colpiva i niños con febbre altissima e se li portava al Creatore. Fedele al giuramento di Ippocrate, aveva mandato a ramengo i suoi progetti di vacanza sorseggiando piña colada all’ombra di palme e si era gettato, anima e cuore, nell’assistenza e la cura dei bimbi. Ne aveva salvati parecchi, ma altrettanti erano finiti sotto una piccola croce immacolata nel cimitero del paese. Da allora, non aveva più lasciato questo paradiso per i mosquitos più molesti di tutto il fottuto pianeta.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva troppo oltre nella palude e non faceva ritorno alle cabañas entro qualche giorno, El Rojo era il primo a dare l’allarme e a organizzare la spedizione di ricerca e, grazie alla sua conoscenza del luogo e del modo di pensare di un gringo, riusciva sempre a trovare ciò che ne rimaneva, se qualcosa ne rimaneva. Ma questo era un caso particolare. Ci mise un po’ a riprendersi dall’orrore.

Nella sua testa El Rojo inizia a richiamare le memorie del giorno prima e le percorre alternando la velocità tra “indietro veloce”, “stop” e “avanti veloce” alla febbrile quanto disperata ricerca di un ricordo-chiave. Ma più cerca di ricordare, più le immagini della memoria si rimestano in una nebbia bianca e densa come il fumo generato dal ghiaccio secco gettato in un recipiente colmo d’acqua. Di tanto in tanto, la nebbia sembra diradarsi e vi intravede più chiaramente un viso, delle persone, un luogo, un gesto, un particolare. Sorprendentemente i ricordi che riesce a ordinare si contano sulle dita di una mano mozza.

L’Oste inizia a capire che la situazione si sta facendo grave, gravissima. Il suo viso è un sudario bianco. Rivolge lo sguardo a Narciso e con un filo di voce chiede di portargli una birra. Fresca. Anzi due.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

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Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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A El BaVón Rojo Zeus racconta la sua storia

La bettola ha riaperto e inizia a tornare la gentile clientela, nonostante “c’èCCrisiC’èCCrisi”…tanto da queste parti non ce ne siamo mai accorti perché le vacche qui sono sempre state così magre da potere sfilare sulle passerelle milanesi dell’Alta Moda. Ritorna Zeus e ci racconta la sua storia. 

Autore: Zeus

La storia di Zeus

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El Bavón Rojo – Panico da preparativi

Seduto sul dondolo sotto il portico di El Bavón Rojo, l’Oste contempla la strada brulicante di esseri umani impegnati nelle loro frenetiche attività per arrivare alla fine della giornata con qualcosa di “compiuto” e lo stomaco pieno. “Seduto” non è l’espressione corretta per un essere umano che, senza pudore, dichiara “di non discendere dalla scimmia, ma da un sofà”. L’Oste è talmente sprofondato e immobile nei cuscini di quel vecchio e arrugginito dondolo da potere essere scambiato come parte della sua colorata tappezzeria huipil.

È mezzogiorno e l’afa mista all’umidità è, come al solito a queste latitudini, un cocktail letale per ogni slancio e attività. L’Oste è in uno stato che egli stesso definisce: me facesse mangià ‘o culo d’ ‘e mosche pe’ nun dicere: “Sciò!”. Nella lingua di origine dell’Oste lo si dice di coloro che non riescono a vincere la pigrizia, una pigrizia talmente inguaribile da riuscire a sopportare disturbi, fastidi e assilli senza provare a reagire.

Dalla strada, la longilinea figura dell’Oste può essere distinta a stento dai cuscini del dondolo. A un occhio attento due indizi denunciano la sua presenza sotto quel portico: un esile filo di fumo sale voluttuoso in alto dalla sigaretta che l’Oste tira con la stessa flemma del compianto Barone svedese del calcio italiano, Nils Liedholm: “Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti”.  Il secondo indizio è il movimento del braccio destro quando solleva una bottiglia di cerveza e la porta alle labbra con la rassegnazione che la birra è ormai calda. Sparse a terra intorno al dondolo, il numero di bottiglie vuote è l’evidenza che l’Oste è all’ultimo grado della ‘Scala della Sbronzaì:

  • 1°: “Inteligente” (improvvisamente ti senti l’esperto di qualunque materia)
  • 2° “Atractivo” (improvvisamente ti senti il più figo del bigonzo e desiderato abbestia da tutti, di qualsiasi sesso e orientamento sessuale, non importa);
  • 3° “Rico” (improvvisamente ti senti il più ricco del mondo e sei prodigo dell’ennesimo “giro” al bar con tutti quelli che ti capitano a tiro di fiatella alcolica)
  • 4° “A prueba de balas” (“a prova di proiettile”, nessuno può farti arrabbiare, nessuno può farti male. Credici, seh, credici)
  • 5° “Invisible” (puoi fare qualsiasi cosa tanto nessuno può vederti, tanto…sei invisibile)

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El BaVón Rojo – Season 2

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La classica bettola malfamata, il migliore grog di tutti i Caraibi. Così dice l’Oste.

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio, anzi un avvertimento:
El BaVón Rojo sta per tornare sui vostri schermi.

Dall’inizio dell’anno, c’è stata già qualche avvisaglia, del movimento con andamento lento, giusto per togliersi un po’ di polvere di dosso, qualche scatto isolato, un singulto di vita in questo comedor che – come lo ha generosamente definito Silviatico – è “un luogo in cui ci si arriva per caso e non lo si lascia più” o, almeno – io auspico – ci si ritorna con piacere.

Nato come spin-off del racconto Batmancito, a sua volta nato come spin-off di un episodio accaduto per davvero nel mio viaggio in Messico, El BaVón Rojo interpreta l’anima primigenia di questa webbettola: la condivisione di esperienze, racconti ed emozioni, seduti intorno a un tavolo, gozzovigliando e bevendo.

“Mi casa es tu casa” recita il cartello all’entrata della locanda che, in un lontano passato, non avrebbe sfigurato al confronto di una stamberga piratesca sull’isola della vicina Tortuga. Oggi ambisce a fare sembrare “il peggiore bar di Caracas”  un convento di suore Carmelitane scalze. Obiettivo sfidante per i due scalcagnati soci, l’Oste e Narciso, ma raggiungibile solo con l’aiuto della pregiata clientela, cioè voi.

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Tati a El Bavón Rojo: E la Luna bussò

Torna El Bavón Rojo grazie a Tati che ci regala una fatata pennellata di parole e una meravigliosa sorpresa finale delle sue. Oste e Narciso ringraziano e restano in silenzio sott’a botta ‘mpressiunati. Ridurre al silenzio lo spilungone logorroico e il nanetto molesto è un evento epocale.

Autrice: Tati

E la Luna bussò

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas. Epilogo

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Segue da Ep.#2 In tequila veritas. Parte Segunda

Epilogo

Il gringo e Luna, mentre si baciavano, non erano soli.

Sotto il portico di El Bavón Rojo, quattro occhi li osservavano, nascosti nel buio: l’Oste e Narciso, in silenzio, erano seduti sul dondolo.

Quando il gringo e Luna furono inghiottiti dal buio in fondo alla strada. Narciso parlò:

“Bel bacio eh?”

L’Oste tirò un lungo sospiro: “Eh sì, Narciso mio, proprio un bel bacio! Uno di quei baci degno di finire nella classifica dei migliori baci nella storia del Cinema…Non c’è male, non c’è male per davvero, certo che io so fare di meglio…”

“Sì, va be’….” sbuffò Narciso. L’Oste incalzò: “Ti devo fare i nomi? Non è proprio elegante…”

“Ma dai, le tue donne si contano sulle dita di una mano mozza!”

L’Oste cambiò discorso: “Narcì, passami l’accendino va’ che una sigaretta ora ci sta tutta”

Narciso già aveva pronto l’accendino in mano e nel passarlo al compadre aggiunse: “Ti fa male, Oste. Smettila con questo veleno!”

L’Oste tirò una prima boccata e buttò fuori dalle narici più fumo di quanto ne avesse aspirato con la bocca.

“Hai ragione, ma non oggi. Oggi abbiamo salvato un altro di questi gringos”.

“Il gringo era già morto e nessuno se ne era accorto…”

L’Oste girò la testa in direzione del piccoletto e lo guardò negli occhi con un sorriso sornione: “Tranne Luna e…noi due”.

“Eh già, Luna non aveva fatto i conti con l’Oste”.

Scoppiarono in una risata liberatoria. Ancora in preda alle convulsioni, Narciso aggiunse: “E poi il colpo da maestro…quella frase prima che si baciassero…Oddio, com’era? Una roba poetica tipo ‘verrei all’Inferno a salvarti, morirei per te’...Un colpo di genio!”

“Certo che Luna l’avrebbe accontentato. All’Inferno se lo sarebbe portato…ma per restarci” El Rojo prese fiato e continuò ansimando per le convulsioni “E..e…pensa Narcì che ci stavo rimanendo secco pure io…dopo quella frase, il mio tasso glicemico è schizzato alle stelle!”.

Quando ebbero ripreso fiato, Narciso domandò con tono grave e preoccupato: “Tu sei sicuro che Luna manterrà il patto?”

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas. Parte segunda

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Segue da Ep.#1 In tequila veritas

Vittime ed eroi. Just for one day

Al bancone di El Bavón Rojo.

Cinque tequila dopo…

Sei lì che balli ancora, in mezzo a tutta quella gente. Con il bicchiere vuoto della quinta tequila in mano, rimango incantato a guardare i tuoi fianchi come ondeggiano. Voglio parlare con te, ma la mia bocca è secca. Ho perso la cognizione del Tempo: non so da quanto sono in questa stamberga, com’è che si chiama? El Rojo-qualcosa…L’Oste qui –  entrambe le pupille automaticamente si muovono verso la periferia sinistra dell’occhio verso l’uomo dietro al bancone –  continua a versarmi tequila. “Es hora de llenar el tanque!” mi fa il buon diavolo e giù che versa. Ha capito che non riesco a trovare il modo per sgusciare via dalla mia timidezza e mi sta aiutando. Davvero un buon diavolo! Chissà come è finito in questo buco di posto…Devo trovare una scusa per rivolgerti la parola e passare anche un solo momento vicino a te. Voglio ballare con te, stringerti forte tra le braccia. Muoio sicuramente pazzo se mi lascio scappare questo momento, anche se è destinato a durare solo per questo giorno ormai alla fine.

Io, io sarò re. E tu, tu sarai la regina.

Potremmo rubare il tempo solo per un giorno. Possiamo essere eroi, per sempre. Che ne dici?

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A El BaVón Rojo tenemos que bailar la cucaracha [by Silviatico]

Segno

Segno “due” per Silviatico. Oh non è il numero di birre e di grog che si è scolato…Non mi basta tutta l’insegna per segnarle.

L’anno nuovo è arrivato a El Bavon Rojo e ha colto con una certa sorpresa l’Oste. “Allora, è già passato ‘sto fottuto Capodanno o no?” la domanda dell’Oste rimane sospesa in un limbo tra lo stato confusionale al naturale dell’Oste e gli effluvi di grog. Quel pinche gringo del mi hermano Silviatico ci dà qualche gustosissimo ragguaglio e continua la storia…che sarà lunga almeno un anno. Intanto, tenemos que bailar la cucarracha.

Autore: Silviatico

Tenemos que bailar la cucarracha

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Batmancito – Un amaro ritorno

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte per gli Aztechi

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte nella mitologia azteca.

Da quando siamo tornati dalla giungla, dopo l’incontro con il “batmancito”, quel dannato pipistrello nel Tempio Perduto, Sergio non è stato più lo stesso. Inizio a pensare che non fosse un pipistrello…

Anche quando abbiamo rimesso piede a El BaVón Rojo, neanche l’accogliente atmosfera di varia umanità, alcol, fumo e legno di questo sgangherato comedor non ha sortito effetti su Sergio.

Avrei scommesso una discreta somma di denaro che  la strana coppia dei due soggettazzi titolari di cotanta dispensa di alcolicità, con i loro lazzi e frizzi, sarebbe riuscita a riportare alla “normalità” il mio compagno messicano di tante avventure e altrettante disavventure, ma l’avrei persa.

Dopo avermi salvato la vita da quei quattro figli di scimmia urlatrice schierati, armi in pugno, ad accogliermi fuori dal Tempio Perduto per fare della mia testa un’amena decorazione di uno tzompantli, Sergio non è stato più lo stesso.

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Tati a El BaVón Rojo: bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

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Foto by Tati

Sembrava una tranquilla serata a El BaVón Rojo, ma a El BaVón Rojo nulla è come sembra. Quante volte la mamma ci ha recitato il mantra del “Non accettare caramelle dagli sconosciuti!” e non certo per preservarci della carie dentaria! Nulla però vieta di offrire noi le caramelle agli sconosciuti.
Tati si inserisce nel non-racconto di Zeus e lo continua nel suo buOnissimo modo.

Autrice: Tati

Bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

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Una tranquilla serata a El BaVón Rojo [by Zeus]

Gozzovigliare con la birra e seminare panico nelle tranquille cittadine di provincia sembrano le uniche attività in cui i bikers siano riusciti a distinguersi. I bikers hanno accumulato una poco edificante reputazione nel corso degli anni. La verità è che Hollywood ci ha propinato questo cliché talmente a ripetizione che si è ormai incastrato nell’immaginario collettivo. Lasciate perdere Hollywood, non è vero che i bikers sanno solo sbronzarsi di birra e terrorizzare il vicinato…Sanno giocare anche a poker.
Zeus ci racconta la sua tranquilla serata a El BaVón Rojo.

Autore: Zeus

Una tranquilla serata a El BaVón Rojo

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Silviatico a El BaVón Rojo: grosso guaio a El BaVón Rojo

Silviatico è stato qui

Silviatico è stato qui

Avete presente il fattaccio capitato in questa cantina, che ho raccontato qualche tempo fa?
No? No hay problema. Silviatico ci tiene a riportare una versione dei fatti leggermente diversa da quanto vi ho descritto in ‘Batmancito – Più si è, meglio è‘. Silviatico afferma, infatti, che la sua sia la vera storia di come sono andate le cose. che io – diciamo –  ho un po’ romanzato ed edulcorata. Decidete voi quella que ve gusta mucho. Mettetevi comodi e godetevi il racconto di “Grosso guaio a El BaVón Rojo”.

Autore: Silviatico

Grosso guaio a El BaVón Rojo

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas

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Non so come sia capitato in questo posto dimenticato da Dio e anche da molta parte di umanità. Sta di fatto che sono qui. Me ne sarei restato nella cabaña in cui ho mi sono sistemato, se non fosse che il caldo e i mosquitos rendono impossibile restare sdraiato sul letto per più di dieci minuti, senza bestemmiare tutti i santi in ordine alfabetico. Non credo al Paradiso e tutte quelle storie su giudizi universali alla Fine del Mondo.

Mi sono spinto fuori alla ricerca almeno di un po’ di gente. Non che abbia voglia di parlare o avere un qualsiasi rapporto umano, non mi interessa. Voglio solo mischiarmi alla folla e perdermici. Essere invisibile e guardarla dall’esterno: come se fossi sbracato in poltrona davanti a una televisione. Spettatore che vede, ma non visto.

Chiedo in giro e tutti mi indicano questa cantina, com’è che si chiama? Ha un nome che suona familiare, già sentito, ma ha un che di stonato, quasi irridente.

“El Ba-Vón Ro-jo” leggo l’insegna. Sono arrivato.

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Tati a El BaVón Rojo: persa per strade polverose

Tari era aquì (c)2016 disegno di Tati

Tati era aquì (c)2016 disegno di  Tati

I due, uno alto allampanato, l’altro basso dai boccoli biondi, discesero i gradini del portico e rimasero lì a guardare la strada polverosa e riarsa dal sole messicano a mezzogiorno. I loro sguardi percorsero, insieme in parallelo, la strada per tutta la sua lunghezza. “Non è ancora arrivata” disse quello più alto. “Arriverà” ribatté quello più basso, asciugandosi con la mano il sudore dalla fronte. “Non sa quello che l’aspetta…” aggiunse l’altro. E si cacciò in bocca una cosa rotonda e rossa. “Che cos’è?” chiese il biondino corto. Masticando e succhiando, l’altro rispose “Una mela candita”. Il biondino “Ma quella roba non ti fa bene ai trigliceridi…”. L’altro alzò le spalle. Un’improvvisa folata di vento alzò un polverone proprio davanti ai due. Quando la nebbia polverosa e sabbiosa iniziò a diradarsi, un’esile silhouette di donna apparve. Tati era arrivata a El BaVón Rojo.

Autrice: Tati

Persa per strade polverose

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Johnny a El BaVón Rojo: 9 novembre

Johnny è stato qui

Johnny è stato qui

Le maledizioni non esistono, ne siete sicuri? Proprio dal Messico, la Maledizione di Montezuma ha confermato i suoi nefasti effetti attraverso le epoche temporali e oltre i confini territoriali: dal 1519, quando venne lanciata contro i conquistadores spagnoli al seguito di quel duo criminale di Hernán Cortés e Pedro de Alvarado a oggi, si è estesa a tutti i viaggiatori in qualsiasi parte del mondo, tanto che oggi è nota anche come “malattia del viaggiatore”. Continuate a non credere alle maledizioni?  Mentre su El Bavon Rojo erano calate già da un pezzo le prime ombre della sera, Johnny inizia un racconto di musica e mistero. Oste! Qui ci vuole altro grog!

Autore:

9 novembre

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tiZ a El BaVón Rojo: la cantante

tiZ è stata qui

tiZ è stata qui

E anche tiZ, la mia pendolare preferita del web, sale su quel treno che porta a El BaVón Rojo. E mentre la guardiamo come pendola, noi balliamo il twist!

Autrice: tiZ

La cantante

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Batmancito – Più si è, meglio è

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Altrimenti ci arrabbiamo

Segue da Batmancito – La Compagnia di El BaVón Rojo [Parte VI]

Ade si para tra il nanerottolo e i due “yankee”. A guardare Narciso, sembra quasi volere difendere i due “yankee” dal nanerottolo e non il contrario. Da qui non riusciamo a capire cosa si stiano urlando, ma la gestualità fa intendere che tra qualche minuto ci sarà la classica rissa del peggiore bar di Caracas (ma a Caracas ci sarà un bar dove prendere un caffè in santa pace?!?). El Rojo è sbiancato in volto, piomba sul gruppetto in animosa discussione, con un’agilità e rapidità insospettabile, data la sua abituale dinoccolata e strascicata andatura.

Gli “yankee” sembrano appena usciti da un film del Far West di John Wayne: sempliciotti, rozzi e pieni di boria, oltre che di alcol. Una pantomima moderna di “Buffalo Bill” e “Billy The Kid” senza l’aura del “mito” della frontiera dell’Ovest. Del “pioniere” non hanno nulla, piuttosto che “coloni” di un mondo inesplorato, hanno l’atteggiamento dei “colonizzatori”, come se da queste parti quelli spagnoli non avessero già combinato abbastanza disastri. Mancavano solo gli americani.

Ade li incalza con tono pacato e fermo: “Chiedete scusa a Narciso. Chiedete scusa a Narciso e poi muovete le vostre flosce chiappe fuori di qui.”

Nel portare l’ennesima cerveza al tavolo, i due “yankee” hanno iniziato a dileggiare Narciso sulla sua statura diversamente alta: non si capacitano di come un bianco possa essere “tracagnotto e rachitico” come questi “greasers” del luogo. “Greasers” è un termine spregiativo degli americani per i messicani. Letteralmente “unti”.

Narciso non fa caso alle battute sulla sua statura, tanto è abituato al continuo scambio di sfottò  con El Rojo, ma non sopporta che abbiano insultato il popolo messicano e gli sale il sangue agli occhi quando sente puzza di razzista.

D’altronde, qui siamo ospitati dai messicani, El Rojo e Narciso hanno sicuramente un debito di riconoscenza con la gente del posto e, da quel poco che ho potuto notare, amano questo luogo sebbene sia evidente che sia dimenticato da Dio. Anzi, forse è proprio per quello: El Rojo e Narciso sono qui per gli uomini che ci vivono, per condividere con loro quello che sono e quel poco che hanno.

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Mela a El BaVón Rojo: la bruja

Mela è stata qui

Mela è stata qui

Ho lasciato Mela, silenziosa che scriveva sul suo quaderno, seduta al tavolo di El BaVón Rojo. Questo è il racconto di come ci è arrivata e il suo punto di vista su questa bettola, in cui – se non fosse per la sua adorabile marmaglia frequentatrice –  non ci metterebbe piede nessuno…Dal tramonto all’alba.

Autrice: lamelasbacata

La bruja

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Zeus a El BaVón Rojo: quattro pieni e una pinta di grog

Zeus è stato qui

Zeus è stato qui

Zeus coglie subito il mio invito, più o meno dichiarato, di scegliersi un posto al tavolo e raccontare una storia agli avventori di El BaVón Rojo. Perché una taverna senza racconti è come fare i conti senza l’Oste. Il locale è aperto a tutti: prendete posto, mettetevi a cavalcioni o salite in piedi su una sedia, raccontate la vostra storia che parli di Messico, Mare dei Caraibi, ve lo ricordi o vi ci porti. Il Grog è offerto dalla casa. Astenersi astemi, tanto vi astenete di vostro. Un po’ di silenzio, ora si va a iniziare.

Autore: Zeus

Quattro pieni e una pinta di grog

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Vita, morte e miracolo di un fiore

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Storia di un giovane fiore temerario, che un giorno decise di partire, abbandonando il prato in cui era nato per andare a vedere il resto del mondo.

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C’era una volta un fiore di nome…non importa il nome, i fiori hanno moltissimi nomi e questa storia può andare bene per uno qualunque tra i fiori. Nella sua vita questo fiore faceva…il fiore.

Lo sanno tutti come si fa questa cosa: uno si pianta lì, in mezzo a una zolla di terra (preferibilmente bella morbida, calda e umida quanto basta), sta fermo tutta la giornata guardandosi in giro e, quando il sole tramonta, va a dormire. Certo, questa vita sembra una pacchia, ma come tutte le cose su questa terra, ha anch’essa i suoi pro e contro.

E’ una vera goduria spaparanzarsi tutto il giorno al sole, sentire il suo calore sui petali, stiracchiare lo stelo verso quei raggi, lasciarsi sfiorare le foglie dalla carezza della brezza, sprofondare le radici nella terra calda. Non c’è nulla di meglio che “incrociare” le foglie e rivolgere la corolla al sole!
Meno rilassante, invece, è l’essere strapazzati dal vento e schiaffeggiati dalla pioggia in una tempesta, lampi, tuoni, scrosci d’acqua giù a catinelle. Se non si vuole essere risucchiati dal vento che ti sbatacchia violentemente in tutte le direzioni, bisogna avere una bella forza nelle radici e aggrapparsi tenacemente al terreno, sempre più freddo e fangoso.

La vita di un fiore, dunque, è una vita come tutte le altre: ha i suoi alti e bassi. Ognuno ha un suo “lavoro” da fare. E il fiore di questa storia faceva il suo con un discreto successo e una certa dignità, pure tuttavia senza esserne convinto fermamente. Riferendoci a un nostro simile che fosse nella stessa condizione di questo fiore, avremmo scritto che “aveva grilli per la testa”, ma nella corolla del fiore durante l’arco della giornata vi si trovano usualmente non solo grilli, ma api, calabroni, tantissimi altri insetti e pure un colibrì. Se quindi per un fiore avere dei grilli per la testa rientra nella normalità, il fiore di cui scrivo non era come tutti gli altri: riteneva, infatti, che “fare il fiore” fosse per lo più una …seccatura. Sì questo è il termine esatto che usava e per un fiore il significato di “seccatura” non corrisponde a un passeggero stato di “noia”, ma a un qualcosa di più profondamente negativo e definitivo. No, non era un fiore come tutti gli altri: aveva una voglia irrefrenabile di…partire!…Lasciare tutto e partire.

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