Viva il Messico! La Classifica della Vongola

SambaDeAmigo

Questo non è proprio un post, ma è una pagina di “servizio” per il diario-uno-strappo-e-via! del viaggio in Messico. Qui verranno riepilogate tutte le “vongole”, ovvero “perle” che devono mai mancare in un viaggio affinché assurga a “leggenda” e che in questo viaggio non sono di certo mancate. Anzi, direi proprio l’opposto. The Legend will never die! (e chi becca questa citazione vince una maracas originale di Samba De Amigo!)

“La Classifica della Vongola”, cioè la classifica delle “Frasi celebri”, ovvero frasi, parole o semplici fonemi che renderanno indelebile il ricordo di questo viaggio. Per “vongola” in napoletano si intende una “baggianata”, uno “strafalcione”, sì insomma “’na cazzata”.

Formazione di viaggio:

  • Francesco (detto Frank, detto Palmera, detto…dagli innumerevoli nomi), carissimo amico di mio fratello e me.
  • Diego, compagno di banco di mio fratello per tutto il liceo, genio e tantissima sregolatezza, diventato perciò carissimo amico pure mio.
  • Lucio, mio fratello minore.
  • Claudio (come sarebbe chi è?!?)

Di seguito l’elenco, che verrà aggiornato fino al’ultima tappa, quindi le “vongole” sono in ordine cronologico e non d’importanza. Alla fine, come in tutti i contest seri, verrà eletta la “Reginetta delle Vongole”

#1. “L’Aurea Regola dell’Appariglio e dello Spariglio”

In Ep. #4 – United States of Scopone

Autore: Diego. Luogo: ogni luogo dove è stato perpetrato il rituale dello scopone scientifico.

Il mantra ripetuto in tutte le partite di scopone, dalla prima a una delle ultime e decisiva tenzone in una cornice di paradiso naturale, al tramonto sotto le palme su una bianchissima spiaggia di Isla Mujeres.

Definizione: “Si appariglia quando si è di mano e si spariglia quando non si è di mano”. Diego docet.

Questa tecnica sopraffina porta notevoli benefici ovvero: la presa di tutti i “7” (la famosa presa dei 7!), la facilità nel ricordarsi le carte già uscite, la matematica certezza di scope finali. Lucio, negazionista di detta aurea teoria, dissente con sommo disappunto del compare Diego e ottimi risultati per gli avversari. Urge lezione di ripetizione.

#2. “Some solid”

In Ep. #5 – “C” is for “cookie”!

Autore: Diego. Luogo: in volo da Newark a Houston.

Richiesta di Diego alla hostess di avere necessità di ingurgitare “some solid” intendendo letteralmente “qualcosa di solido”. Il volto dell’assistente di volo assume l’espressione tra il trasfigurato e il tumefatto. L’insistenza di Diego, che ostenta una granitica sicurezza sulla propria conoscenza della lingua inglese, fa venire dubbi alla donna americana sulla prorpria madre, il luogo dei suoi natali e la lingua che le ha insegnato. Dopo qualche minuto, l’hostess torna da Diego con una generosa porzione di “cookie”, ammontante a ben 2 confezioni di biscotti al cioccolato finissimo, non si sa bene in base a quale traduzione.

#3. “Muy religiosa?”

In Ep. #6 – Como México no hay dos!

Autore: Diego. Luogo: in volo da Houston a Cancun.

“Muy religiosa?”, così secca senza verbo e a bruciapelo è la domanda di Diego a una bella ragazza (che si scoprirà essere portoricana) seduta per disgrazia accanto. La domanda, servita per rompere il ghiaccio, viene dalla (mal)sana curiosità di Diego alla vista della copertina del libro, che la ragazza si appresta a leggere: un donna nuda con un grappolo d’uva a coprire la sola zona “strategica”. Che c’entra la religione?!? Chiedetelo a Diego.

Il bello è che la conversazione si protrae per tutte le due ore del volo con addirittura una rocambolesca spiegazione dello “sciopero” a scuola, cioè quando si faceva “sega” (a Napoli, detto “filone”). Spiegazione in pieno stile “Noio volevàn savuàr” nella celebre e indimenticabile scena sulla piazza del Duomo a Milano nel film “Totò, Peppino e la malafemmina”: un inglese sfoggiato senza imbarazzo, ma oltremodo imbarazzante, tracce di una lingua imparata superficialmente a scuola, resa irriconoscibile anche ai madre-lingua a causa dell’interpretazione, a dire poco, personale di Diego.

La ragazza ha riso per tutto il viaggio, non è riuscita a leggere una sola pagina del libro e – con somma delusione di Diego, animo sensibile – non ha degnato di un saluto al momento del commiato. Forse era più interessata al libro che alla conversazione? Napoletano forse invadente, portoricana maleducata. Un sorriso, cosa costa?

#4. “Grintosi”

In Ep. #7 – A Playa, grintosi!

Autore: Francesco. Luogo: ogni sacrosantissimo luogo e, preferibilmente, ogni benedettissima mattina.

“Grintosi”, parola preferita dal Palmera per dare il buongiorno o spronare il gruppo degli altri mentecatti a superare le difficoltà o, più sinceramente, i momenti di lassismo senza ritorno. La perseveranza di Frank sfiora la maniacalità e ricorda la goduria dell’aguzzino a torturare i condannati. Diabolico.

#5. “Vafanculo” (con una “f”)

In Ep. #7 – A Playa, grintosi!

Autore: Diego. Luogo: ogni sacrosantissimo luogo e ogni benedettissima mattina.

Saluto immancabile e puntuale di Diego per dare il buongiorno al paziente Lucio. Anche in questo caso, si rileva una certa ossessione patologica nel soggetto (psichiatrico).

#6. “PalaRcal…PalAcal…Pa-laN-car!” ovvero dell’ossessivo storpiamento dei nomi da parte di Francesco

In Ep. #9 – Cozumel. Don’t worry, be happy!

Autore: Francesco. Luogo: Cozumel

Scrive Francesco:

[…] Decidiamo di fare la prima tappa (NdClaudio:<rullo di tamburi>…Assafà ’AMaronna!) in una località chiamata San Francisco (in mio onore, penso!), ma a causa della solita sbadataggine , la superiamo.
La località successiva si chiama Palarcal (o qualcosa del genere, correggimi Claudio se sbaglio) (NdClaudio: Palancar). Ci fermeremo lì
…Se la troviamo.
In effetti, non è tanto semplice individuare le località a Cozumel, vuoi per la scarsità di indicazioni stradali, vuoi per le dimensioni delle località stesse, individuabili dalla presenza di costruzioni non più grandi di un beach bar.

A ogni modo arriviamo a un incrocio con una strada sterrata e una freccia su un cartello indica che siamo in prossimità di Palacal (NdClaudio: sarà un refuso, sarà che Frank è sullo sbadato sbandante in fatto di nomi, ma questa non è una seconda località: è sempre l’originaria “Palarcal”, anzi Playa Palancar)

#7. “Damage against terz” (pron.: damag aghenst terz)

In Ep. #10 – Intervallo e addii

Autore: Francesco. Luogo: Playa del Carmen

La frase pronunciata da Frank con una sicumera sconcertante a uno sbigottito operatore dell’agenzia di noleggio auto “Nacional” è la traduzione, azzardata alquanto, di: “danno contro terzi”. Il preciso Francesco vuole tutelarsi da eventuali danni causati da terzi all’auto che ci apprestiamo a noleggiare per fare il giro della penisola yucateca. Alla faccia esterrefatta dell’interlocutore, il grande Palmera (ho perso il conto dei soprannomi di Francesco…) viene colto da scrupolo, magari il messicano non parla inglese (NdC: invece noi, Francè?!?)…Cerca allora di farsi capire con un buon uso di gestualità e scandendo più lentamente la frase, che segue tra-gi-ca-men-te: “damage against third parties”. Non abbiamo mai capito come funzionasse esattamente la copertura dell’assicurazione auto.

[…] Avevamo un’unica paura, la paura fottuta che qualcuno – anche solo per sfregio – ci grafiasse la carrozzeria…Non eravamo sicuri quali danni fossero coperti, ma una certezza l’avevamo tutti: alla consegna dell’auto, ci avrebbero “spennati” e adiós viaggio.

#8. “Drof opp”

In Ep. #10 – Intervallo e addii

Autore: Francesco. Luogo: Playa del Carmen

Intrappolato in un turbinio di lingue più vicine al Maya antico che a qualsiasi altro idioma parlato sul globo terrestre, a partire dal “damage against terz” Frank s’infila in un tunnel senza ritorno che lo porta a proferire le seguenti due parole: “Drof opp” ovvero la consegna dell’automobile in un luogo diverso da quello del ritiro (cioè “drop off).

L’effetto sul già provato operatore del noleggio auto “Nacional” è quello di una bacchetta magica scaricatagli addosso con l’incantesimo “paralisi”, imbambolato in un loop di “error 404 page not found” e “¿qué coño dicas?”
“Drof opp” è in realtà il risultato di una situazione neurologica simile alla situazione intestinale di ognuno di noi, dopo i primi esperimenti gastronomici messicani, che perdurerà per tutto il viaggio all’insegna di un’alquanto opinabile coerenza linguistica.

#9. “El Tortiglion”

In Ep. #14 – Da Tulum a Cobà

Autore: Francesco. Luogo: sito archeologico di Tulum

“El Tortiglion” è la definizione personale di Francesco di “El Castillo”, la costruzione del tempio Maya principale delle ruinas di Tulum. Il primo di una lunga serie di nomi storpiati e assoggettati alla contorta, distratta e  con-fusa mente del mitico Frank. Adorabile uomo, anche per questo suo caratteristico aspetto.

To be continued

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40 responses to “Viva il Messico! La Classifica della Vongola

    • redbavon

      Beh ci hai preso! Come Joe che andava a Sud a cercare la libertà, questo racconto di viaggio è, tra il mio consueto minestrone, anche un viaggio che mi ricorda, durante la routine, che ho avuto la fortuna di avere visto e vissuto cose di un Altro Mondo, e che la routine non riuscirà mai ad appiattirmi e accontentarmi.
      In quel viaggio eravamo davvero liberi nelle nostre scelte, giorno per giorno. E permette un pensiero poetico:” ‘A libertà, ‘a libertà pur’o’ pappavallo l’adda pruva’!” E che st’e’!

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      • lamelasbacata

        Ma quando arrivano le vongole di Claudio?? Vuoi dirmi che se ne sta intonso e impaludato di alloro a fare il giudice di Master Mex?

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      • redbavon

        Ne parlavo proprio un paio di giorni fa con Francesco…Non trovandone traccia nel diario amanuense ho pensato a una forma di autocensura, che però escluderei perché è evidente da svariate parti in questo bl(eah)og di avere capacità di auto-ironia, tendenti anche al mio massacro.
        Strano che neanche Frank mi abbia risposto. Ho fatto uno sforzo di memoria, ma nulla.
        Che uomo triste che ero! Meno male che sono migliorato con l’età😉

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      • lamelasbacata

        Bleah! Che tristezza dico io!

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      • redbavon

        Mo’ Bleah, non hai letto gli episodi precedenti? Perché di episodi ce ne sono stati più di uno, ma mai così eclatanti e da raccontare in breve.
        Peccato che non apprezzi perché nei prossimi ci sono delle piccole chicche, ma va be’, anzi va bleah

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      • lamelasbacata

        La tristezza è relativa al fatto che non vincerai l’Olimpiade della vongola.
        Qualcosa ho letto e non è vero che non apprezzo! Sei tu che sei permaloso… Ecco sì, questa è una categoria in cui puoi vincere 😛

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      • redbavon

        L’Olimpiade della Vongola è stata già vinta taaaanti anni fa, ma tanti! La Vongola vincitrice fu eletta a insindacabile giudizio proprio di Francesco. E una storia già scritta. Sarò permaloso, ma non mistificatore. Comunque più avanti ci sarà da ridere.

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  • CriticaComunista

    Vieni a leggerti l’ultimo mio post😀
    Fresco fresco…come il cocco!

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  • The Butcher

    Che viaggio! Dev’essere stato veramente bello.

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    • redbavon

      A parte l’italiano crocifisso con cui cerco di raccontare il viaggio, vi sono alcune foto che raccontano meglio la bellezza di quei luoghi e altre seguiranno!
      A breve pubblicherò il post sulla riserva della biosfera di Sian Ka’an, che è talmente bella che credo andrà su due post!
      Le foto sono tutte scansioni da stampe fotografiche (niente digitale), quindi non sono il massimo della definizione ma credo restituiscano in maniera più genuina e coerente le emozioni di noi quattro scalcagnati.
      Visto il tuo commento, credo di essere sulla strada giusta nel rendere quelle emozioni, perciò grazie infinite!

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  • silviatico

    Evidentemente, lo scopone scientifico deve essere d’obbligo, quando ci si avvicina al Messico. Visto che, anch’io, con gli amici con cui sono andato la prima volta, ho intrecciato un partitone che è durato diversi giorni, fino e oltre lo Yukatan… Memorabile, come memorabili sono i camarones in salsa di guacamole…

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    • redbavon

      Ma no! Maddai! Io pensavo che fossimo gli unici babbei che invece di andare a rimorchiare al beach bar al tramonto, partiva di scheggia per l’ultima partita di scopone! Il nostro scopone si è protratto fino all’aeroporto di Milano, ultima tappa prima di giungere a casa-base a Napoli.
      E pensa che a me non piacciono i giochi di carte!

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      • silviatico

        Il mio è durato solo fino nello Yukatan, a Merida, poichè lì ci siamo separati: io andavo a Palenque, gli altri a S.Cristobal Las Casas…

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      • redbavon

        Ma Palenque e sulla strada per San Cristobal! Si sono persi uno dei più bei siti e luoghi! Bagno sotto cascata e tuffo da liana come Tarzan! E poi il famoso sarcofago di Pakal!

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      • silviatico

        Cosi si potrebbe dire ai giorni
        nostri.Ma, allora, andare da Palenque a S. Cristobal era un’impresa disperata: c’era un solo bus scassato che partiva la sera e ci impiegava tutta la notte. Si viaggiava nella selva e non si sapeva cosa potesse capitare. In alternativa, si poteva passare per Ocosingo, allungando parecchio, però viaggiando di giorno e in modo più sicuro…. A Palenque ho dormito in una specie di campeggio che affittava palapas, quelle capanne senza pareti,con solo il tetto di paglia, accanto alle rovine. Di notte si faceva a machetate con i mosquitos, però al mattino era una cosa fantastica, sempre se sopraqvvivevi. Ricordo che, un italiano, che era appena arrivato. Stanchissimo, s’è addormentato sull’amaca a petto nudo, con solo i calzoncini. Al mattino, hanno dovuto portarlo all’ospedale d’urgenza…

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      • redbavon

        Ah certo! Hai ragione, io sono fermo al 1999 e le linee passavano per Campeche, Palenque era già parecchio all’interno e si notava dal panorama ai lati della strada e dagli indigeni a piedi, che se ti fosse capitato qualcosa, rispolverare il Rosario non sarebbe stata una cattiva idea. Tra Palenque e San Cristobal era anche peggio: ci arrivammo via Ocoaingo (gesummmariaaaaa che mi hai fatto ricordare, devo avere una foto di quella fermata nel “nulla”), e all’altezza di Aqua Azul un turista con zainone, chiese all’autista di lasciarlo al bivio per Aqua Azul. L’autista, scosse la testa, senza manco guardarlo, e disse qualcosa in cui distinsi la parola “assaltòs”.
        Eppure a San Cristobal incontrammo una trio di ventenni di Velletri, due bellissime ragazze e un ragazzo, che volevano arrivare a Palenque e poi fino in Yucatàn con l’auto noleggiata. Io sconsigliai vivamente, ma non mi sembrarono convinti.
        Mah! Se ti si ferma l’auto, neanche l’autostop puoi fare!

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      • silviatico

        Sai che mi è molto dispiaciuto non potere andare alle cascate di Agua azul? Un giorno, da Palenque, ho pensato addirittura di mettermi in cammino per raggiungerle. Ma faceva troppo caldo ed ho dovuto rinunciare.
        Ogni giorno, quando andavo al terminal, per prenotare un biglietto, mi dicevano sempre che non c’era posto. Del resto c’era un solo bus. Ed un sacco di gente del posto e turisti che andavano a s.Cristobal.Lo so che era molto pericoloso, però se non ti arrischi, alle volte le cose ti sfuggono. Un po’ come quando sono entrato in Guatemala. Era l’83 e tutti me lo sconsigliavano perchè c’era appena stato un golpe militare.La guerriglia era piuttosto attiva.E gli attentati si susseguivano di passo con la repressione violenta. Però, a distanza di anni, posso dire che ne è valsa la pena………..

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      • redbavon

        Da quanto sto leggendo sul tuo blog e da quello che ci stiamo scambiando direi proprio que si!😉
        Anche anme Agua Azul m’e’ rimasta qui, ma prima o poi…

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      • silviatico

        Sì,te lo auguro di poterci tornare, ma ti raccomando di fare un saltino anche a Los lagos di Comitan, a circa un’ottantina di km da s.Cristobal, sulla carretera per La Mesilia, Guatemala………

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      • redbavon

        Mi hai beccato nel mentre sto ultimando la prima tappa a Sian Ka’an (fino a Pez Maya) e da lì fummo tentati di prendere un tour organizzato dall’albergo a Tical. Il Guatemala è una delle mete che farei domani, anche se non è un viaggio facile. Ho la sensazione che sia rimasto ancora lontano dalle rotte dei tour operator e quindi ancora intatto.

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      • silviatico

        Non direi proprio: il giro che va da Tikal, ad Antigua, lago Atitlan e Chichicastenango era già molto frequentato ai miei tempi. Il lago Atitlàn poi è una delle meraviglie del mondo: da vedere assolutamente…

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  • Tati

    a saperlo prima mi nascondevo in un bagaglio a mano, e zitta zitta mi facevo tutto il viaggio… solo da queste righe ci sarebbe da far scorta di bellezza e risate incantevoli per tutta la vita e qualcosina in più😀

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  • Paolo

    Queste chicche sono fantastiche nel contesto del “diario-racconto” e così, in versione top ten, er mejo. Red, la tua ironia e capacità di immortalare attimi da ricordare, di quelli che stappano il sorriso ad ogni rievocazione, è unica.

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    • redbavon

      Io lo so che mettendo la stelletta al tuo commento è come mettermi da solo in testa la corona di alloro. Tuttavia, l’alloro – e ml se passa di qui potrebbe confermare – è ottima pianta aromatica e umile condimento con altrettanto umile lesso di castagne (che a colazione mi fa impazzire..anche perché le pellecchie delle castagne sono a volte belle azzeccate).
      Pertanto mi fregio di questo tuo – sempre generoso – commento e tengo i piedi a terra, anche perché scrivere con i piedi sulla tastiera sarebbe cattiva educazione e causerebbe danni al portatile, se invece ci riuscissi con il dumbphonino, avrei svoltato la mia grama vita, come Il buon Troisi, diceva: “Vuoi vedere come scrivo con i piedi sulla tastiera del telefonino? Ok allora paga!”

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      • Paolo

        Diamo a Cesare ciò che è di Cesare… (in tema di alloro).🙂

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      • redbavon

        A parte che mi chiamo Claudio e il mio omonimo imperatore era davvero uno sui generis, la cellula pazza di saccenteria simil-storica mi urge di dovere segnalare (a volte sarebbe meglio che restasse muta) che in ogni trionfo di generale o imperatore lungo i Fori (quello sì che sarebbe uno spettacolo!), sullo stesso carro del trionfatore c’era un’auriga o altro sempliciotto che ricordava nell’orecchio dell’acclamato che la gloria è effimera e di restare con i piedi per terra.
        Non che funzionasse granché, tuttavia cosa saggia e onorevole.
        Perciò prenderò il tuo apprezzamento come Troisi rispose dal balcone al monaco che gli urlava “ricordati che devi morire!”: “Si’! Mo’ me lo segno…”
        Un abbraccio Paulus Moriturus te salutat

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