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L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

I sopravvissuti del mio Esercito di Soldati(ni( di Plastica


Lassù, in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose, che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù
(cit. Vecchio Scarpone di di Calibi-Pinchi-Carlo Donida)

Il nostalgico torna sempre sul luogo delitto. E c’è da sgomitare: c’è la folla! L’assassino, i poliziotti, i fotografi, i giornalisti d’assalto (che non hanno mai visto un teatro di guerra), il medico legale, il postino che ha bussato due volte e non gli ha risposto ancora nessuno, l’idraulico (dedicato a Fabio e Giancarlo) che scappando da una casa vicina, si mischia alla folla di curiosi per sfuggire al marito tornato troppo presto, l’immancabile folla fancazzista, un cane che piscia sul lampione e un buon numero di Umarells che hanno visto le transenne e pensavano fosse un cantiere da controllare.

Come minacciavo nel post del tag dei giochi d’infanzia, il solo riportare alla superficie alcuni ricordi ha attivato una trasformazione degna dei robot dei cartoni animati della mia infanzia: le mie dita trasformate in una gloriosa Olivetti Lettera 22.
Avete presente questa vecchia macchina da scrivere, prodotta dall’ingegno italiano, e oggi anche esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York? Le mie dita scattano sulla tastiera come quei martelletti dei caratteri, il tasto meccanico si spiattella sul nastro e il foglio bianco s’imbratta di lettere. Per fortuna in questa Macchina da Scrivere 2.0 c’è il tasto “backspace” e non devo impiastricciare tutto di bianchetto. E’ mai esistito un bianchetto che, usato due volte, non fosse secco? Misteri degni di Kazzenger.

Come la canzone Vecchio scarpone al Festival di Sanremo 1953 rappresenta per la generazione del cantante Gino Latilla un ricordo della giovinezza trascorsa come militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così i soldatini in scala “HO” rappresentano – con infinita minore drammaticità – il mio “vecchio scarpone”:

Vecchio scarpone,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!

Ho sempre amato raccontarmi storie e queste pagine sono la prova che non ho ancora smesso. Non mi è bastato questo mondo, ne ho sempre voluti visitare tanti altri. Poco importa che non fossero reali.

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto. La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita”. (cit. H.P. Lovercraft)
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CrOMiche di Narciso #1 – Stargheit! [by Lamelasbacata]


Ho il piacere di inaugurare uno spin-off – fa figo chiamarlo così – delle storie di El BaVon Rojo con protagonista quell’autentica calamita di paccheri e personificazione della peggior molestia che è Narciso. Vecchia conoscenza dell’Oste, i due vivono in simbiosi. Ma queste sono le Cronache comiche di Narciso: “The ChroMicles of Narciso”, se fossi uno di quegli autori di successo con almeno tre nomi da puntare prima del cognome. Perciò, meglio un titolo più autoctono quale: CrOMiche di Narciso.

Il primo episodio, I'”episodio-pilota” (sono in versione MegaloMan, non ci fate caso…) è nato per caso per stessa ammissione dell’autrice. “Autrice” avete letto bene: lamelasbacata, una fine tastiera alla quale non sono degno di tenere il tasto “Maiusc” abbassato.
Mela ha cavalcato l’onda anomala di una delle nostre jamme-session, ovvero uno scambio di commenti a un post tra due o più blogger che vanno a intessere una storia spontanea totalmente a braccio; se avete presente la baraonda creativa musicale di una jam-session, avete una buona idea del divertissement delirante di parole di una jamme-session (si legge: iamme-sescion). La prima e indimenticabile jamme-session tra Mela, Paolo, tiZ e io è nei commenti di Album di Figurine: Narciso e io.

Se vi piace l’idea, non restate muti, ma facitencelle sape’. Chi si sente menestrello delle gesta di Narciso, sappia che siamo a El Bavon Rojo, quindi vale tutto: fatevi sotto con le vostre tastiere.
Ringrazio Mela di cuore e ora godetevi l’eccezionale primo episodio:

Stargheit!

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Non tutti gli Alien vengono per nuocere

Avviso ai naviganti: questo cocktail contiene una parte di sbrodolamento autocelebrativo e due parti di suggerimenti di alcune eccellenti webbettole.

La Rete può essere un luogo brutto, al di là dei cancelli di FB si ammassano orde di troll e orchetti haters, la  Contea della blogosfera è ancora piuttosto tranqulla, perché un po’ ai margini, “obsoleta” come dicono certi blogger-che-ce-l’hanno-fatta, i quali si fanno chiamare “influencer” rinnegando la propria origine web-rurale. Nei miei viaggi seguendo il filo della Ragnatela mi sono imbattuto nella webbettola di un altro del mio nobile lignaggio, il Conte Gracula (lui conte, io barone), in Lucius Etruscus. Su un articolo del Conte Gracula che consiglio per il tema assai spinosoUnofficial Kavvingrinus: i libri più noiosi che ho dovuto leggere a scuola, è nato un fitto scambio. Da cosa nasce cosa (certo mica cipolle!) e in men che non si clicchi, ci siamo ritrovati invischati nei fili della ragnatela delle rispettive webbettole. A dire il vero, Lucius Etruscus ne ha più di una: è un ragno operoso, non c’è che dire.

Io ormai sono seguace di due di queste sue webbettole:

Così Lucius Etruscus, girovagando per la mia webbettola, si è ritrovato sullo schermo la mia recensione di Alien Isolation e mi ha chiesto di poterla pubblicare sul blog dedicato ad Alien e ai suoi fan. Secondo voi che cosa ho risposto?

La trovate qui: [2014-10] Alien: Isolation – Recensione di redbavon

E’ un grande onore che una mia recensione, tributo a quella forza della Natura di un altro Universo, che ha segnato la cinematografia di fantascienza e horror insieme, possa essere sottoposto all’attenzione di un lettore esigente come quello dei fan.

Ringrazio Lucius Etruscus, il Conte Gracula e tutti coloro che hanno letto la recensione a suo tempo.

EOT


L’infanzia in un tag

Sono stato tirato in ballo da Zeus nella catena di tag per cui al nominato spetta citare cinque giochi/oggetti della sua infanzia e allungare le maglie della catena ad altri blogger inconsapevoli di cotanta benedizione.
Data la veneranda, non ancora venerabile, età di quest’Oste, indefesso servitore in questa webbettola, per vostro dileggio e compiacimento (no pietre, grazie) mi armo di badile e vado a scavare in quella scatola umidiccia del mio cranio tra ragnatele di rimembranze e bauli polverosi di ricordi.
Sia fatta la volontà di Zeus e che Sant’Antonio mi metta una mano sulla tastiera.

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Super Santos VS Super Tele

Queste sono vere flame-war da combattere!

Non so quanto vi possa importare di una diatriba che risale alla notte dei tempi del calcio, non quello “giocato” a suon di eurodollari, ma il calcio giocato nei cortili, in un parcheggio, in un campo adatto all’ortocoltura o altro spiazzo sufficiente a contenere due individui e un pallone.
Se vi aggiungo memorie barbose miscelate con uno spruzzo di amarcord e nostalgia-nostalgia-canaglia a granella, so che trovereste più interessante leggere gli ingredienti sull’incarto dell’ovetto Kinder (munitevi di occhiali e di una tavola degli elementi chimici).
Sprezzante delle regole d’ingaggio dell’internauta e della scrittura “web-friendly”, tuttavia quando un blogger chiama è creanza rispondere all’invito. Così, all’invito di Zeus a partecipare a una tag-catena sui giochi dell’infanzia, ho iniziato a buttare giù il post iniziando con il Super Santos, che è rovinato giù sulla tastiera come al primo sole primaverile una slavina a valle.
Il Super Santos è un oggetto sacro dell’infanzia e ringrazio Zeus, che mi nominato nel tag, e Romolo che gli ha lanciato la catena, per avermi dato lo spunto per ricordarlo degnamente.

Super Santos VS Super Tele

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Il “ghiaccio” può essere molto pericoloso, specie in Nord Corea

Walter White in Breaking Bad (foto da wired.com)

In un’estate così torrida, secca, piagata dal 70% in più di incendi rispetto all’anno scorso, l’affermazione nel titolo potrebbe farvi pensare che l’alta temperatura ha fuso i piedini del chip nella mia testa e sto infilando in esadecimale una serie di “0” e “1” a casaccio, che il linguaggio umano vengono tradotti in un’evidenza di stato confusionale terminale.
Come nella tradizione di El BaVon Rojo, nulla è come appare. E ciò che segue si collega all’ultima puntata della Stagione 1 e con la la prossima rutilante “Stagione 2” della bettola preferita da blogger che vi raccomanderei, se non fosse che non mi ritengo “fonte affidabile”.

“Ice”, “ghiaccio” in gergo indica la metanfetamina in cristalli. Questa droga è anche la protagonista della famosa serie televisiva “Breaking Bad”.

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The Ultimate History of Videogames

La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare

Autore: Steven L. Kent
Editore: Three Rivers Press
Anno: 2001
Lingua: inglese

Ho letto diversi libri sui videogiochi, ma se devo consigliarne uno, la scelta ricade senza nessun indugio sul libro di Steven L. KentThe Ultimate History of Videogames”, from Pong to Pokémon and beyond – The story behind the craze that touched our lives and changed the world: “La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare”, da Pong a Pokémon e oltre – La storia dietro la mania che ha sconvolto le nostre vite e ha cambiato il mondo.

Il libro è in lingua inglese…feeeermi con quel dito sul mouse, già vi vedo che state cliccando da qualche altra parte, vedo anche quel punto interrogativo che vi è spuntato a mò di fumetto sulla testa, quell’espressione dipinta sul viso tra il sorpreso, l’interdetto e un risoluto mavaaquelpaese….un libro in inglese può sembrare fuori posto (o forse sono io a non avere tutte le rotelle a posto…), ma se è scritto con passione e competenza non è possibile ignorarlo solo perché non esiste la sua traduzione. E’ sufficiente una conoscenza dell’inglese di base, non tecnica, un dizionario alla bisogna e un po’ di pazienza per scorrere, e – vi assicuro – scorreranno, le 591 pagine di questo tomo.

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Giovedì gnocchi

Da “Priscilla, la regina del deserto”

Questo post non si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire il mistero del più classico dei menu del giovedì. Da un’insulsa usanza, un titolo insulso per un post insulso. Navigante avvisato.

Giovedì, oggi è giovedì…un’afosa, soffocante sera di un giovedì di agosto. Porca miseria è già giovedì! E’ già quasi trascorsa una settimana delle tre di ferie, dopodiché ritorno al lavoro, al delirio metropolitano, alle polveri sottili, al parcheggio all’O.K. Corral, all’emergenza idrica, alle “bombe d’acqua”, ai tombini tappati e le vie allagate. Sempre che decida a buttare un po’ di pioggia su questa riarsa terra. Angeli stitici? Giove Pluvio con problemi di prostata?

Il riscaldamento del pianeta, di cui già si parlava quando ero ancora dietro un banco di scuola, abbiamo scoperto essere una “bufala”, un “fake” per dirla come quel faccia di cool del Presidente degli Stati Uniti d’America con i capelli più “fake” che un parrucchiere abbia mai creato e con un programma di politica interna ed estera che speriamo si riveli davvero un “fake”. Previsioni del tempo in Corea del Nord: perturbazioni in arrivo, previste abbondanti precipitazioni di tritolo e altri metalli pesanti. Speriamo che le previsioni del tempo non ci azzecchino.

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Si Alza il vento VS The Eternal Zero. Due film apparentemente diversi

 

Si Alza il Vento (2013, Hayao Miyazaki) – The Eternal Zero (2013, Takashi Yamazaki)

Nata come recensione di The Eternal Zero, inevitabilmente sono stato “costretto” a scrivere anche dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Si Alza il Vento, che avevo da tempo in programma di recensire. I due film hanno in comune il famoso aereo da caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero. E qui si fermano i punti in comune. Hayao Miyazaki è entrato in forte contrasto con Naoki Hyakuta, l’autore del romanzo best-seller in Giappone, di cui The Eternal Zero ne è l’omonimo adattamento cinematografico del regista Takashi Yamazaki: le loro posizioni sono inconciliabili. Dopo la visione di entrambi i film, provo a metterli d’accordo. Missione “suicida”?

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Batmancito inicia [Ep.#2]

Camazotz

Segue da Batmancito [Parte I]

Sergio fa un cenno di avvicinami al centro della parete con la grande scena in rilievo. Indica un foro rettangolare esattamente all’altezza del ventre del grande pipistrello. Non può essere un cedimento del muro perché i bordi sono levigati perfettamente.

Mi avvicino e lo ammonisco di prestare attenzione a dove mette i piedi perché, se si tratta di una trappola, mentre è concentrato a guardare il contenuto del “buco”, potrebbe fare scattare una piastra a terra e il “buco” se lo ritroverebbe nel cranio, attraversato da parte a parte da un dardo. Sergio annuisce e, con molta attenzione, si muove a ridosso della parete. Sto per incalzarlo con un’ulteriore raccomandazione di non puntare il fascio luminoso della torcia diretto nella fessura poiché alcune trappole scattano con la luce, quando vedo un’ombra volarne fuori e, l’attimo seguente, l’urlo di Sergio, un tonfo e poi il buio.

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Batmancito [Ep.#1]

Questo racconto nasce come “spin-off” dell’episodio di “Batmancito!” accadutomi in Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno.

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico) per Mumedi “BATMAN A través de la Creatividad Mexicana de WARNER” (2015)

Yucatàn, Sian Ka’an, in lingua Maya significa “Dove nasce il Cielo” e a buon motivo: il Mondo come siamo abituati a conoscerlo qui finisce.

Giungla, navighiamo da giorni nei canali di questa laguna tra coccodrilli, indigeni ostili e insetti meno letali dei dardi degli indigeni, ma molto più precsi. Ogni loro colpo va a segno. È più probabile che io muoia dissanguato per questi dannati mosquitos prima che gli indigeni riescano a centrarmi con una freccia.

D’improvviso sulla riva, un masso diverso dal solito, vi sono delle iscrizioni, sicuramente opera umana, non si distingue granché anche da vicino, ma è sicuramente Maya. Ci siamo! Ci siamo! Il Tempio Perduto deve essere qui.

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Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno

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6° dia – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an – II parte.

Da Pez Maya proseguiamo la nostra “scampagnata” yucateca nella Riserva della Biosfera di Sian Ka’an a bordo di una lancia a motore, diretti all’interno, nella laguna per vedere il nostro primo cenote, che non è uguale agli altri che si trovano per tutto lo Yucatan.

Questo cenote, infatti, è sommerso, nel bel mezzo della laguna, e lo si riconosce per una specie di “ribollire” in superficie, come se stessero soffiando dell’acqua dal fondo; infatti, si tratta di un vero e proprio getto d’acqua…dolce!

Nella lingua Maya “dzonot”, significa “acqua sacra” e  proprio da tale termine viene l’attuale “cenote”. I Maya utilizzavano i cenote sia per l’approvvigionamento idrico sia per rituali sacri. Si tratta di doline carsiche, originate dal crollo del tetto calcareo di grotte risalenti al Pleistocene a causa delle infiltrazioni di acqua piovana.

Questo è un tipico cenote, quello di Dos Ojos (in foto), tra Playa del Carmen e Tulum, è tra i più famosi

Questo è un tipico cenote, quello di Dos Ojos (in foto), tra Playa del Carmen e Tulum, è tra i più famosi

Lo Yucatan non ha praticamente risorse idriche e, quindi, le fonti d’acqua dolce sono rappresentate da questi cenote ovvero dei “buchi” di varia grandezza sulla superficie calcarea della penisola, che si riempiono di acqua piovana, filtrata dal terreno. In parole semplici, non esistono fiumi in superficie, ma sotto terra ce ne sono parecchi. Alcuni cenote sono collegati tra loro, come Dos Ojos, uno dei più famosi e spettacolari tra Playa e Tulum, ma è pericoloso addentrarvisi tanto che si contano diverse centinaia di morti di sommozzatori  in queste immersioni, l’ultima a marzo scorso.

La scheggia di “Oggi, Lezione di Scienze” è quanto apprendiamo dalla guida che parla in un inglese comprensibilissimo ed è un vero e proprio “cenote” di scienza! Ha la capacità divulgativa di trasmettere informazioni a persone non predisposte e in un momento di relax.
Sergio ci spiega che questa zona è battuta ogni settembre e ottobre da forti uragani: ci racconta che ha dovuto postecipare il suo matrimonio di un anno perché a settembre dell’anno passato la chiesa è stata rasa al suolo dall’uragano e occorre aspettarne la ricostruzione. Io, questi messicani e il loro rapporto con il Tempo, inizio ad amarli alla follia!

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Viva il Messico! Ep. #12 – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an (fino a Pez Maya)

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Pez Maya…e sto.

6° dia – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an – I parte.

Sveglia molto presto, colazione e corsa – puoi svegliarti presto quanto vuoi, ma con Diego il ritardo è una certezza – verso Ana y Jose, poco distante dalla nostra spelonca in riva la mare e luogo di partenza della gita alle ore 9:00, che poi – abbiamo imparato – qui, in Messico, è un’indicazione di massima, ma non si sa mai. Come nelle migliori tradizioni turistiche fantozziane, barba, bidè e gita alla Riserva della Biosfera di Sian Ka’an, mai sentita nominare in precedenza, ma molto consigliata dal nostro Cicerone, Jimmy, il fratello maggiore di Frank che già c’era stato in precedenza.
A Sian Ka’an vengo anch’io! Si va tutti a vedere gli animali che ci hanno tenuto svegli la notte per vedere l’effetto che fa! Vengo anch’io!

“C.D.D.” Come dovevasi dimostrare, Diego è in ritardo, quindi i più anziani e responsabili…Stamme checazz’! (trad. “Stiamo a posto!”), cioè Frank ed io ci avviamo per primi, rimediando un passaggio in auto da una coppia di italiani, lui di Roma, lei di Milano, entrambi sulla cinquantina scarsa.
Dopo una veloce presentazione da parte di Sergio, laureato in Scienze Naturali nonché la nostra guida, che si occuperà di evitare di farci infilare piedi e mani in affratti bui con serpenti velenosi che vi dormono dentro oppure appoggiarci ad alberi dalle resine tossiche, insomma avrà il suo bel da fare affinché noi, poveri idioti turisti, possiamo riportare alla cabaña la nostra pellaccia.

Lucio e Diego ci raggiungono. Se la sono fatta a piedi.

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Riserva della Biosfera di Sian Ka’an: percorso da Ana y Jose a Pez Maya…Poi si andrà all’interno.

Sian Ka’an in lingua Maya significa “Dove nasce il cielo” per cui altri riportano il significato “Orizzonte”. È t-u-t-t-o vero.

Montiamo sui furgoncini con cui la muta di turisti verrà portata fino ai margini della laguna, a Pez Maya e, da lì, verrà imbarcata su una lancia a motore per addentrarsi nel folto delle mangrovie fino a raggiungere una serie di cenote, situati nel bel mezzo della laguna.

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Cartelli paradossi #4

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Era questione di tempo, ma piccoli blogger crescono (ogni allusione alla statura è veramente casuale): G.R.A. è già stata tra queste pagine, ispiratrice di The Walking Dead in The Office ed autrice della fotografia scatenante Cartelli Paradossi #3. Diamo a G.R.A. il caldo benvenuto, tanto non vi costa nulla vista l’afa agostana, e la mia consueta benedizione di “buona lettura”.

Autrice: G.R.A.

Accomunata all’amico RedBavon dalla medesima meta estiva, mi ero ripromessa, una volta rientrata, di scrivere lo “spin off” del suo post sulla vacanza tra i monti.

La mia passione per cartelli, scritte e insegne, unita alla personale lotta contro le deiezioni canine (sia bene inteso: non auspico un mondo di cani stitici, ma di padroni educati!), ha diretto però la mia attenzione altrove.

Ed ecco palesarsi ai miei occhi un cartello degno di analisi, che mi ricollega alle riflessioni sviluppate in merito dal Chiarissimo RedBavon (NdClaudio: tale rettorifico titolo è il giusto prezzo per tale prezioso spazio)

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Album di figurine: The Professionals

The_professionals

Come è vero che “il buongiorno si vede dal mattino!”
Oggi, stimati professionisti, funzionari di prestigiosi Enti Internazionali e terrore di grandi multinazionali in attesa del responso sui loro bilanci; ieri, grandi giocatori e fini scarpini.

Massimo, Riccardo, Luca e Dario sono il migliore calcio espresso nelle nostre partite su campi di calcetto improvvisati o campi di barbabietola convertiti a professionali manti di erba per partite di calcio a otto e perfino a undici.

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Viva il Messico! La Classifica della Vongola

SambaDeAmigo

Questo non è proprio un post, ma è una pagina di “servizio” per il diario-uno-strappo-e-via! del viaggio in Messico. Qui verranno riepilogate tutte le “vongole”, ovvero “perle” che devono mai mancare in un viaggio affinché assurga a “leggenda” e che in questo viaggio non sono di certo mancate. Anzi, direi proprio l’opposto. The Legend will never die! (e chi becca questa citazione vince una maracas originale di Samba De Amigo!)

“La Classifica della Vongola”, cioè la classifica delle “Frasi celebri”, ovvero frasi, parole o semplici fonemi che renderanno indelebile il ricordo di questo viaggio. Per “vongola” in napoletano si intende una “baggianata”, uno “strafalcione”, sì insomma “’na cazzata”.

Formazione di viaggio:

  • Francesco (detto Frank, detto Palmera, detto…dagli innumerevoli nomi), carissimo amico di mio fratello e me.
  • Diego, compagno di banco di mio fratello per tutto il liceo, genio e tantissima sregolatezza, diventato perciò carissimo amico pure mio.
  • Lucio, mio fratello minore.
  • Claudio (come sarebbe chi è?!?)

Di seguito l’elenco, che verrà aggiornato fino al’ultima tappa, quindi le “vongole” sono in ordine cronologico e non d’importanza. Alla fine, come in tutti i contest seri, verrà eletta la “Reginetta delle Vongole”

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Anche un blogger ha un cuore

Viaggio-allucinante
Continua il Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, iniziato con “Ogni blogger è un killer“, una delirante introspezione del rapporto tra l’Idea e il Blogger, così si piace definire il mentecatto che scrive in evidente delirio di megalomania e di auto-proclamata rappresentanza di una categoria che, a stento, viene riconosciuta. Con una certa pudicizia e malcelato orgoglio quella rara volta che ti azzardi a dire “Sai, ho un blog…”; se ti dice male:”Ah anche io! Mi dai l’amicizia?“; se ti dice bene:”Ah, scrivi sull’Internet(te) una specie di diario…”.

Partorito come un bimbo “settimino” questo post avrebbe dovuto avere una gestazione meno frettolosa, ma visto che ogni anno 40.000 neonati, il 7% circa delle nascite, vengono alla luce pretermine, occorre farsene una ragione e dedicargli tutte le attenzioni per accompagnarlo gradualmente nel suo cammino verso l’autonomia e la maturazione, fino ad arrivare “al passo” con gli altri piccoli post già pubblicati. Perciò siate pure spietati con quell’ansioso del “padre”, ma abbiate amorevoli commenti per questo post(icino). Nel vostro cuore. Perché anche un Blogger ha un cuore.

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Il citrullo

Onda sonora consigliata: Zum Zum Zum (Mina)

Agosto è nel pieno e così – per molti – anche le sospirate vacanze estive. In quel girone d’Inferno che è agosto, vuoi per cause interamente naturali (vedi la media delle temperature), vuoi per cause antropiche, cioè l’abitudine tutta itali(di)ota di partire tuttinsieme. Talmente insieme e di botto che l’unica opzione per una “partenza intelligente” è quella di NON partire. Se il traffico s’ingorga anche in quel “Rio delle Amazzoni” di asfalto che è l’Autostrada del Sole nei tratti a 8 corsie, è evidente che l’Esigenza impellente degli italiani è di ottimizzare il proprio periodo di ferie. Chi è disposto in cuor suo a perdersi pure un solo giorno di ferie? Piuttosto rischio, mica ogni anno può essere sempre la stessa storia…Ditelo a quelli che, tutti gli anni, da 20 anni, si incolonnano sulla Salerno-Reggio Calabria.

Gli effetti devastanti di questo girone infernale che neanche il nostro caro Dante Alighieri avrebbe mai potuto immaginare (e di fantasia non era certo a corto), iniziano però già da molto prima: nella fase preparatoria.

La fase preparatoria è irta di pericoli, trabocchetti e abissi insondabili della ragione. Visto che Il Signore, che abita un paio di piani sopra al nostro girone, non ha demandato nulla al Caso, ma c’è sempre una ragione, magari ci sfugge, magari non siamo ancora pronti a comprenderla. Sicuramente non siamo pronti a comprenerla visto che le nostre povere menti non superano quel crash-test delle ore 14:00 in spiaggia, sole a picco, raggi UV-A e UV-B che ci fanno la radiografia, eppure tutti distesi  come profane sindoni sul lettino, un gelat(in)o o una frutta a pranzo. Ora posso capire come si può sentire un pollo in un forno a micro-onde. Il pollo però  è sicuramente  già morto.

Da queste contorte consideraZzzioni e da uno scambio e(da)pistola-re con mia sorella, zum zum zum ho inziato ad avere una storia strana in testa, a sentire una specie di botta-e-risposta, zum zumzu zum zum, questa storia che mi passa per la testa, non so bene cosa sia, l’ho sentita da mia sorella o mia zia,  di sicuro so soltanto che è una conversazione familiare, un po’ frutto della mia deviata fantasia e un po’ – recitava una canzone – sarà capitato anche a voi. Una conversazione che fa capire quanto – nonostante l’ineluttabile  partenza deficiente – abbiamo tanto bisogno di queste vacanze.

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(l)Ode all’amaca

No, non è morto...Ma, quando dovesse accadere, beh non sarebbe un brutto modo di andarsene

No, non è morto…Ma, quando dovesse accadere, beh non sarebbe un brutto modo di andarsene

“Permettete un pensiero poetico?” (cit. Così Parlò Bellavista)

In questo pomeriggio di afa estiva, con le capacità di movimento al di sotto di quelle di un esemplare pigro di bradipo, nel riorganizzare il materiale per il diario di viaggio del Messico, lasciato in sospeso in quel di Tulum, viene giù dalle dita questa ode all’amaca, anzi lode all’amaca.

L’amaca è…L’amaca.
Il suo posto naturale è all’ombra tra due alberi, ma un patio va bene lo stesso.
Sprofondati con il proprio peso quasi a toccare il suolo, l’amaca si richiude sul tuo corpo come a proteggerti, un’amorevole protezione, come in un bozzolo.
Ti sembra di galleggiare e le chiome sussurrano parole antiche, dimenticate, ma a un tratto comprensibili: una ninna nanna. Galleggi nell’aria.

L’amaca accoglie in un abbraccio il tuo corpo, dolcemente cullato dal vento e tenuto sospeso per due fili…Nel nulla.

Percepire il nostro “nulla” nell’Universo, non è mai stato così di sollievo e rasserenante.

L’amaca è…L’amaca.

“E chest’è!”

In loving memory of: l’amaca acquistata a Merida e la “prima volta” a Cozumel


Harry ti presento Claudio

Pitfall

Al mio amico Luca e a tutti quelli che quando sentono il nome “Harry”, rispondono “Pitfall” e mandano a ramengo Sally.

Era un’estate come questa. Stessa spiaggia, stesso mare, a mostrare le chiappe chiare.
La mattina ritrovarci in spiaggia, a fare il bagno, sbattersi appresso a un pallone, che era attirato dalla signora scorbutica distesa a prendere il sole come un missile a guida a infrarossi dal calore del post-bruciatore di un jet.

Fortunati ad abitare a seicento metri dal mare, una passeggiata terrificante sotto il sole alle due di pomeriggio o una salutare discesa libera in bicicletta (all’andata però c’era da affrontare la Salita del Diavolo) ed eravamo a casa a consumare il rito del pranzo, che d’estate è per forza frugale.

Le mamme hanno sicuramente i super-poteri: prevedono pioggia a catinelle quando in cielo non c’è una nuvola e tu esci in motorino senza curartene (“Hai preso l’ombrello?” non è una domanda, è un avvertimento); sgamano qualche marachella o segreto inconfessabile (a parte all’amico del cuore…Che poi l’ha detto al suo amico del cuore…E così via a tutto il cucuzzaro); predicono il tuo futuro lontano e, quando avrai la loro stessa età in cui avevano fatto tale predizione, non puoi che ammettere e stupirti di quanto ci avessero preso pieno, come il missile a guida a infrarossi che ha seguito il calore fin dentro il post-bruciatore di un jet. Bandit down! Bandit down!

Le mamme, però, non hanno il super-potere dell’ubiquità: quindi, se sono al mare a cercare un po’ di meritato relax, ma sempre con il terzo occhio all’erta, non possono essere in cucina a preparare pranzi secondo lo standard invernale.

In realtà, la mia mamma credo che abbia un super-potere non ancora omologato e – si sa – quando non è riconosciuto dalla comunità scientifica (Galileo docet…) si tratta di pericolosa stregoneria o miracolo buono solo per i fessi creduloni. Fatto sta che i pranzi estivi erano tutto fuorché “frugali”.

Fine ultimo della mamma era di fiaccare la nostra vivacità e, grazie a tale peso sullo stomaco, infondere in noi pargoli un lento venire meno delle forze fino a sprofondare nel sonno pomeridiano, come prescritto da qualche “Bon-Ton Quattro Stagioni del Bravo-Bambino”.

Era il 1984.

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Sì viaggiare, ad agosto

Da “Priscilla, la regina del deserto”

[Update 2016] Agosto, mese infame per viaggiare: in questo nostro emisfero boreale, caldo “assassino” (vedi tutti i telegiornali tutti i giorni in questo periodo), nell’altro è inverno e, anche se le locali temperature non lo fanno sembrare, i nostri “paradisi” preferiti sono investiti da monsoni e tifoni (male)assortiti. E in Italia si decide di chiudere tutto e si va in vacanza!  Cos’è? Spirito di contraddizione, sfida alla sfiga, più probabilmente un (campari)mix di idiozia e sfiga congenita del popolo itali(di)ota. Agosto, anche se tu fossi un alieno venuto dal sistema Alpha Centauri, lo riconosceresti senza guardare il calendario terrestre (lì da loro, la stella è doppia e non ci sono più le mezze stagioni – come da noi in ascensore – nè quelle intere…). Agosto viene annunciato dai servizi foto-copia a media unificati sull’afa “assassina”, sulle spiagge gremite come Piazza San Giovanni al Concerto del 1° maggio, i consigli per l’abbronzatura, sugli unguenti all’odore di cocco che al sole creano l’effetto “patatina fritta”,  sui costumi minimi degli uomini dai fisici palestrati e depilati, i bikini mozzafiato di Venere che cammina sulla terra e, infine, certi come la morte e come la sorpresa negli ovetti “Kinder”, i molossi “assassini” (da leggere, come quello speaker del telegiornale, con la “S” blesa, nota come “zeppola” dalle mie parti o “lisca” a Firenze).

Agosto e questo gran ciarlare di afa mi fa venire in mente distese desertiche, rimbalza nella testa la canzone cantata dagli America “A horse with no name”, con quei due unici accordi suonati ad libitum e il ritornello che fa laalaalalalaaa lalalà la laaa… ok mi avete capito, altrimenti iutubizzatevi a questo indirizzo. A chi la vacanza nel più mite e meno affollato settembre (andiamo. E’ tempo di migrare) non è praticabile e agosto è IL momento di partire pe’ terre assaje luntane, si suggerisce qualche meta non esotica nè tropicale, raggiungibile sia in termini geografici sia di vil pecunia. Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Scozia, Inghilterra, Spagna, Irlanda, Germania, Austria e Stati Uniti d’America.
BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi.

BavITALIA, Fly Me to the Moon.

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Cartelli paradossi #3 – Non disturbar alano che…


Rubata dalla bacheca FB di Grazia, cui vanno i “credits” per tale foto e i miei ringraziamenti per non cedere di schianto all’agonia della calura pomeridiana  e post pranzo a base di timballo di maccheroni al sugo con carne trita e provola (tipico spuntino da giornata di mare, almeno a casa di mamma’).

Con Grazia condividiamo un viaggio in quel dell’Alto Adige, nella bella Val Pusteria, che – da terroni quali siamo – ci ha messo addosso la stessa tensione di non essere accetti e di essere guardati come chi entra a casa di gente sconosciuta, invitato perché amico dell’amico, e si accorge di avere pestato una deiezione canina solo quando calca i primi passi sull’antico tappeto persiano, fatto a mano, filo per filo, trama per trama, tramandato da generazioni in quella famiglia. 

Il Cartello paradosso #1 è una foto da me scattata proprio in tale valle. C’è una sorta di fissazione per vietare o indicare un corretto comportamento.

Quando Grazia mi ha detto che sarebbe partita per la mia stessa nordica meta, l’ho avvisata di stare in campana. A parte il dispiacere della sconfitta dell’Italia per pallone germanico, è stato un bellissimo viaggio con un’ottima accoglienza. 
Un lecito dubbio pero’ sovviene…
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Cartelli paradossi #2: Braccio di Ferro fa il metronotte ed è innamorato

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. Popeye

Amo la “Street Art” e i graffitari incarnano nella vita reale lo spirito primigenio della Rete, all’insegna della libertà di espressione e condivisione,  una condivisione reale e non cliccando un tasto “share” e poi liberare frustrazione e ira, senza uno straccio di ricerca delle fonti.

Perciò un cartello o una scritta su un muro attira la mia (dis)attenzione ab blog condito: è successo proprio nel post d’inaugurazione di questa raccolta di mie frattaglie assortite comunemente nota come bl(eah)og, “Il mutuo dell’amore”, e di recente con Cartelli paradossi #1

Quando ci si autocita, non si è “alla frutta”, ma “all’amaro”…ma non il Lucano, quello del Capo, lo Jegermaister o come diavolo si scrive, quello del veterinario fico e bravo (questi non mi hanno pagato la “mazzetta” per la pubblicità …), bensì la scolatura di un amaro di quart’ordine.

Non è elegante, d’accordo, m’è sfuggito un po’ di autocompiacimento tra il solito zig-zag di pensieri.

Ritorna una scritta su un muro. Ritorna un genio del paradosso. Ritorna un innamorato.

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. <firmato>Popeye

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La Fine del Mondo

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Di mistiche farneticazioni e “La Fine del Mondo” secondo lamelasbacata e RedBavon. E con questo mi sa che ci siamo giocati il Paradiso.

Sostengo sempre che i commenti sono la linfa vitale di un blog. Da uno scambio con Mela è partita una scheggia mistica, complice anche la mia terza birra e in queste sigarette “che diamnine di tabacco ci hanno messo?”

La Fine del Mondo secondo lamelasbacata, che cita un passo di “Io Speravo che me la cavo” di Marcello D’Orta

“Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l’inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Uè, addò vai!”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo. “

 

La Fine del Mondo secondo RedBavon

(questa è un pò più lunghetta, scritto all’impronta…avvisati eh)

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Cuore di leone o di coniglio?

“Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io son già in mezzo ai guai! Neppur posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?” (Bianconiglio in Alice nel Paese delle Meraviglie)

(c) 2016 by RedBavon

Sembra di essere finito in un sogno, sprofondato in uno stato quiescente, intrappolato nella ragnatela tra sonno e dormiveglia. Una trappola che fa apparire il sogno reale e la realtà un prolungamento del sogno così che al risveglio il primo pensiero che affiora è una domanda “sono sveglio?”.

E se il sogno fu particolarmente bello o dolce, mi sovviene subito l’amarezza di averlo dovuto abbandonare. E se qualche volta non mi sono arreso e ho provato a riaddormentarmi per continuare il sogno, non sono un fesso, solo…un inguaribile sognatore.

Quante volte, mi sono sentito un turista nel mondo reale, mai abbastanza “sveglio”; con tutte le forze cerco di trattenermi il “sogno”, ma il tempo e le persone inesorabilmente (s)corrono, e il risveglio spazza via sogno e realtà. E non puoi accucciarti di nuovo sotto le lenzuola e provare a continuare il sogno. Un altro inguaribile sognatore? No, solo un fesso.

Cuore di leone o cuore di coniglio?

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A matter of time

Donnie Darko…Alice e…Bianconiglio. Forse sono confuso ma in ogni caso It’s a matter of time

Cambiamo argomento, vi va? Io parlo a nessuno o a te, stasera vado a ruota libera, il criceto nella mia testa giragiragira. La capa gira. Le dita battono al ritmo di una musica che va a ruota libera, scelta da un algoritmo casuale inventato da qualcuno che forse non aveva i miei stessi gusti musicali. Questa mi piace, dai. Tiptpritititap tip tap…suono onomatopeico delle dita che battono sulla tastiera a ritmo di musica e di criceto-nella-testa.

L’andazzo di questo post somiglia al diario di un adolescente? Sorridi pure di me, penso sia bellissimo. Sorridi, sorridi pure, dico davvero. Ci sono sorrisi che io non dimenticherò mai, carezzano l’anima come il primo raggio di sole del mattino che penetra tra le lenzuola e carezza il tuo corpo. Vale la pena provocare un miliardo di sorrisi, pure di trovarne uno così bello.

Tu come stai? Io sto…così…boh…sai cos’è? Ultimamente, sono soggetto a cambiamenti. Già normalmente sembro veramente strano, mi trovo coin(av)volto in strane cose, come questo post, finendo inevitabilmente per barcollare, annaspare, a torturarmi a chiedermi “perchè?”.

La lancetta segna il Tempo: divento più vecchio. Persone care ti lasciano e ti lasciano un vuoto che rimarrà lì, niente lo potrà colmare se non il tuo pensiero-per-loro. Ma fa male quando ci si avvicina troppo. Ti fa capire che è evidente la differenza tra esserci e non-esserci-più. Anche le più piccole cose che sembrano normali nella spigolatura della vita quotidiana, diventano qualcosa d’ingombrante che rimane fuori posto. E va bene così: le persone care vengono, si allontanano, vanno via, cerchi di trattenerle, a volte devi lasciarle libere di andare, altre volte fai un errore che le fa scappare, altre ancora non puoi farci proprio nulla…Ma sopravvivono nei nostri cuori se il nostro amore, affetto, stima, considerazione sopravvivono nei nostri cuori, menti e viscere. E continuano a vivere con noi, accanto, insieme. E ci siamo! Il criceto nella testa s’è stancato, sbuffa , ansima lo sento, ma è soddisfatto perché ha girato la ruota fino a fare scattare chiaro il motivo per cui sto perdendo il sonno: il Tempo.

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Che mangino brioche!

“Non sono una senza tetto, ma i miei figli lo saranno”. Occupy Wall Street, Zuccotti Park, New York (c) Steven Greenstreet

La sprezzante espressione “Che mangino brioche!” attribuita a quella sicuramente non santa, ma certamente decollata Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, suona di attualità a distanza di oltre 250 anni all’ascolto di una notizia a Radio24: un titolare di un lussuoso bar al centro di Napoli ha richiamato l’attenzione dei media poiché nessuno dei quaranta selezionati al primo colloquio ha accettato la sua proposta per uno dei dieci posti di lavoro, eppure dal 2000 il Mezzogiorno d’Italia è cresciuto la metà della Grecia.

Le condizioni sono: minimo contrattuale, intorno agli 800 euro. Turni che non superano le nove ore. Due mesi di prova , poi si passa a tempo indeterminato.

Se non vi scatta subito “la bestia” dentro, allora continuate a leggere perchè non contenti di avere preparato alle giovani generazioni un non-futuro di precarietà, il passaggio successivo è quello di essere anche felici e riconoscenti. Il terzo di stare in silenzio. Il quarto: ius primae noctis? No, non ci si arriverà: oggi è difficile e lo si fa almeno dieci anni più tardi dei nostri genitori, in futuro non sarà possibile farsi una famiglia.

Messa così in rapida nonché asciutta successione, la società immaginata da Orwell in “1984” non sarebbe poi così male.

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Libro, m’hai provocato e io me te leggo!

frittata_maccheroni

Quando il Signore creò le stagioni e i mesi dell’anno non immaginava minimamente il grande successo che avrebbe riscosso il mese di agosto presso gli sparuti abitanti di una lingua di terra distinguibile tra Africa ed Europa solo grazie al supporto di lenti da vista, graduate alla bisogna, e un assiduo allenamento ai miei giochi preferiti (nonché alla mia portata) su “La Settimana Enigmistica”: “Trova le differenze” e “Aguzzate la vista”. Mese infame per viaggiare, tuttavia atteso dal popolo italiano quanto la biblica manna dai figli d’Israele in fuga dall’Egitto. In quei tipici pomeriggi di agosto, dopo avere consumato un frugale pasto a base di frittata di maccheroni e puparuole  ‘mbuttunate, l’unico segno di vita possibile è il frinire delle cicale, la “siesta” o “riposino” pomeridiano è  un obbligo sia per tradizione sia per motivi strettamente collegati alla sopravvivenza della specie. In quei pomeriggi, ritrovo rinvigorito il piacere della lettura e, sopratutto, ho la concentrazione necessaria per affrontare qualsiasi “viaggio”, pure restando sprofondato tra i cuscini del dondolo.

In questo periodo, i rotocalchi che sfoglio dal barbiere, come pure blasonate testate giornalistiche hanno esaurito la creatività e, sia la politica sia il calcio, non forniscono notizie tali da (in)trattenere il gentile pubblico. Hanno dato fondo già alle riserve strategiche: notizie sul “caldo assassino”, i preziosi “consigli per gli anziani” di non uscire di casa nelle ore più calde, le partenze “intelligenti”. E’ così che spuntano, come lumache dopo un acquazzone estivo, le rubriche che suggeriscono “un libro sotto l’ombrellone”.

Per istinto competitivo (?) ed emulativo, ma anche per dare un fattivo contributo alla causa del riciclaggio ecocompatibile, ripropongo dei libri che ho letto e ne ho condiviso poi il “viaggio”.

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Legio XIII

Legio XIII è una “manna” per chi ama i film di ambientazione storica e, in particolare, la storia dell’Antica Roma. Si tratta di un cortometraggio che prende spunto dalla gloriosa Legio XIII, che, dopo avere combattuto al comando di Giulio Cesare durante la vittoriosa campagna gallica, ebbe l’onore di essere la prima legione ad attraversare il Rubicone e, con questo atto, dichiarare guerra a Pompeo. E’ ambientato in Pannonia nel I secolo d.C. , dove al comando del futuro imperatore Tiberio, la Legio XIII insieme alla IX , XIV , XV  e XX e quelle comandate da Aulo Cecina Severo (VII, VIII e XI), furono inviate a domare la rivolta dalmato-pannonica, terminata con la vittoria romana sotto le mura di Andretium il 3 agosto del 9 d.C. La trama vede una rivolta in seno alla legione, in cui i traditori attaccano il proprio Aquilifero per sottrargli le sacre insegne con l’intento di riportarle ai castra, fingendosi i salvatori della stessa e quindi guadagnandosi un ritorno a casa con grandi onori. Scopriranno che chi non è degno di tali sacre insegne, sarà dannato per sempre. Qui indignus damnabitur.

Nei 15 minuti di questo cortometraggio si respira aria di grande kolossal in pectore! Dalle prime immagini accompagnate dalla voce narrante è chiaro che si sta cercando di creare un’atmosfera di solenne epicità, introducendo qualche elemento romanzato, com’è ormai consuetudine in certa letteratura di successo come i romanzi di Valerio Massimo Manfredi. Vista la sciatta trasposizione del romanzo “L’Ultima Legione” nell’omonimo film del 2007, per fortuna l’ispirazione si ferma al concept. Una voce narrante introduce brevemente e subito si viene catapultati in una cruenta battaglia tra soldati Romani, c’è grande confusione…Perché i Romani combattono fra loro?

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Prologo: la partita del (trapianto di) cuore

Napoli e Dumbarton

Ma Quando LA Finiremo?!?

PROLOGO della replica della partitella amarcord al Bava Claudio Coliseum, che tanto successo ha riscosso nella sua prima edizione da sentirsi in dovere di organizzarne una seconda (e con tutta probabilità ultima).

Pomeriggio afoso quanto l’ascella di un muflone d’alta montagna in estate.

Sbragato sul dondolo vecchio quanto Sabaudia, intriso di sonni post pranzo con tanto di bolla al naso e fiumi di chiacchiere di altrettante serate spensierate. Computer sulle gambe,  Word nelle pupille, velate da una voluta di fumo della sigaretta post caffè, dovrebbe ispirare e fare molto “scrittore at work”. Colonna sonora: “Rainy Day” dei Coldplay. Sogno di pioggia ristoratrice. Tutto intorno afa di pomeriggio estivo di mezz’agosto.

Rumore di fondo: Rainy Day (Coldplay)

Oggi, giorno dell’evento sportivo più atteso dell’anno: la partita del (trapianto di) cuore al Bava Claudio Coliseum. Dai molti noto anche come “Bava Memorial”, allusione forse al fatto che se si è costretti a chiamare me a giocare a pallone, può essere successo solo una cosa: tutti i giocatori di calcio del mondo (mezze cartucce incluse) sono stati all’unisono azzoppati da un virus pandemico e il gioco del calcio di conseguenza è stato dichiarato ufficialmente “morto”.

La preparazione a un evento di cotanta portata ha ricevuto le attenzioni riservate alla coppa del nonn…Mondo. Comitato sportivo incluso.

Intensi e febbrili preparativi hanno caratterizzato il momento dopo la decisione di replicare l’appuntamento calcistico inaugurato l’anno scorso e seguito con vivo interesse da CTO, Pronto Soccorso, Unità Speciale Coronarica, Il Dipartimento Nazionale di Robotica e Protesi artificiali, l’Unità Cinofila e uno stuolo di fotografi di riviste di quart’ordine alla ricerca della foto del morto-sul-campo che li facesse andare su Real-TV o sui telegiornali in prime time.

Alcune conferme, numerose defezioni, rimaneggiamenti al volo della formula, tentativi di boicottaggio e un tira&molla di sì-ni-no alla richiesta di partecipazione. Particolare da segnalare è la pletora di scuse e gustificazioni al “no” che non si sentivano dai tempi della scuola media: temporanei malanni di lontani parenti&animali domestici neanche si fosse rifatto vivo in terra l’Angelo Vendicatore; un assortimento di strappi e dolori muscolari che non si sono mai visti nemmeno in tutte le  puntate di tutte le stagioni messe insieme di E.R. Medici in Prima Linea; alcuni hanno disdettato le ferie prenotate tre mesi fa (per ottenere lo sconto) e riprogrammato un last-minute esattamente a cavallo della data dell’Evento, tre giorni prima la partenza, tre giorni dopo il ritorno, così da scoraggiare anche eventuali spostamenti di data.

Il tutto, molto prevedibimente, condito da un ricco repertorio di maledizioni all’indirizzo dell’ispiratore del mini-torneo/mono-partita/solo andata. Maledizioni giunte puntuali all’indirizzo visto che nella settimana dell’Evento si sono abbattute nell’ordine:

  • lunedì (primo giorno di ferie, tra l’altro), luce di allarme sul pannello dell’auto avente forma di motore (poteva essere l’olio?NO) che al confronto con il libretto delle istruzioni recitava perentoriamente e senza alcuna altra spiegazione:”Rivolgersi al più presto a un’Officina Toyota Autorizzata”;
  • martedì (secondo giorno di ferie,è un buon inizio eh?), sveglia presto, mezz’ora d’auto, raggiunta l’Officina Toyota Autorizzata più vicina (a Latina), spiego l’antefatto al Capo-Officina, il quale apre la portiera (ma il motore non è sotto il cofano?!?), infila sotto il volante un cavo collegato a una “scatola nera” (odddio è proprio così grave?!) e dopo avere consultato l’”oracolo” al computer sentenzia un guasto piuttosto consistente anche per il portafoglio. Al danno la beffa: riparazione possibile solo dopo il 15 settembre. Non resta che affidarmi a Lourdes.
  • mercoledì riposo (meglio non uscire di casa visto l’andazzo)
  • giovedì fermato “solo” dai Carabinieri e blocco di tutti i finestrini dell’auto (problema già avvertito la domenica sera prima, ma apparentemente risoltosi nella serata stessa…oscuro presagio?)
  • venerdì finalmente IL giorno! Mi sveglio semi azzoppato da “occhio di pernice” sotto la pianta del piede destro (peraltro quello “buono” per i tiri), che fino a quel giorno sembrava addirittura in via di guarigione definitiva.

Sopra le note di una canzone che sembra prendersi gioco di quanto ho appena descritto il cui titolo è “Wonderful” (Gary Go), vado a chiudere questo ampio prologo dell’Evento che si terrà nella verde e paludosa cornice di Borgo Hermada, su campo di calcetto, un 6 contro 6, nella consolidata tradizione manichea e di chi non ha nessuna fantasia: Squadra Bianca contro Squadra Nera. Visto l’antefatto e in vista della deludente prestazione, io ho preparato la maglia rigorosamente nera.

Continua alla cronaca della partita:


Doctor Bava, I presume.

Onda sonora consigliata: Figli di Annibale (Almamegretta)

In partenza per uno di quei viaggi che mi ero promesso di fare prima che tirassi le cuioia (seguono i debiti scongiuri di rito): cascate Vittoria, delta dell’Okawango e safari nel Botswana. Dopo avere ripassato con la visione del film “La mia Africa”, non sto nella pelle di trasvolare come Robert Redford nel suo biplano. RedBavon all’ennesima potenza.

Campeggio selvaggio nella savana con il solo crepitare del fuoco, la volta celeste illuminata dalla Via Lattea e rumori degli animali che ti insegnano quando sei bambino. Questa volta per davvero.

Nessuna vaccinazione, non per sfidare la sorte ma perché è stagione secca (niente zanzare e malaria annessa). Malattia inevitabile, non c’è profilassi, non esiste vaccino, endemica: il Mal d’Africa.

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Fuga per la vittoria al Bava Claudio Coliseum

Claudio alla Scuola Calcio (Ripi - FR)

Accovacciato, in basso a sinistra: indosso la maglia di calcio della squadra del – pura coincidenza – Campania. Lo so, tempo buttato!

Rumore di fondo: Andiamo a Berlino, Sandro, andiamo a Berlino!

Ne e’ passato di tempo. Ne e’ davvero passato tanto. Quindici anni fa…o forse più. Tanti sono gli anni che non partecipavo a una partita di calcio. 90 minuti su un prato a rincorrere un pallone. Perche’ prenderlo a calci, non ne ho il cuore di usargli questa crudelta’…ne’ le abilita’ sportive. Still alive (and kicking – Simple Minds). La partita si e’ svolta in quel di Borgo Hermada e se il nome vi fa pensare a samba e mojito, devo riportarvi sul suolo della madrepatria: e’ tra Sabaudia e Terracina, Lazio, Italy.

Campi in erba di calcio, calciotto e calcetto. Noi 8 contro 8 al campo n. 17. Oscuro presagio. E a vedere la maggior parte di noi, neanche tanto oscuro: chiaro avvertimento. Come i teschi di bisonte al limitare del deserto (cfr. Tex Willer). Continua a leggere