Archivi tag: Yucatan

Viva il Messico! Ep.#25 – L’Hacienda Yaxcopoil

L'Hacienda Yaxcopoil nel 1900 [foto tratta da yaxcopoil.com]

L’Hacienda Yaxcopoil nel 1900 [foto tratta da yaxcopoil.com]

Segue da Ep.#24 – Topeees?

9° dia: dall’Hacienda Yaxcopoil a Merida

Arriviamo finalmente all’Hacienda Yaxcopoil, ancora scossi dall’ultimo incontro con la “topa”. Se siete nuovi di questo viaggio, non fatevi strani pensieri: non siete su un sito di racconti dalle ennemila sfumature di grigio e quel cavolo di colore che volete. Siamo, infatti, animati dalle più nobili delle intenzioni e cioè IL Sapere! La Conoscenza…Azz! Non solo non siete atterrati su un sito “hot”, ma siete incappati in un emulo sgarrupato della famiglia Angela! Ma che è ‘sta roBBa? SQuarK?!?

Ora farò una cosa che ho sempre sognato ovvero [voce impostata da grande divulgatore televisivo] “Nella puntata precedente…”

Nella puntata precedente si è raccontato della storia dell’Hacienda Yaxcopoil, e, nonostante i potenti mezzi dell’ipertesto, so che se inserissi il link, non vi cliccherebbe consapevolmente nessuno perché potrebbe risultare letale al dito indice, che va assolutamente preservato per le essenziali e benché più gratificanti esplorazioni nelle cavità nasali. Pertanto, di buon grado, ritorno en passant sull’argomento. Repetita iuvant.

Yaxcopoil è un esempio di hacienda henequenera, un latifondo latino-americano con annessi residenza padronale e opificio, dedicate alla coltivazione dell’henequén, una varietà di agave autoctona, da cui si ricava la fibra per il cordame.

La vera protagonista di Yaxcopoil: l'henequen

L’hacienda dal punto di vista della vera protagonista di Yaxcopoil: l’henequén [foto tratta da yaxcopoil.com]

In ogni angolo dello Yucatán c’è una hacienda henequenera: queste splendide residenze, immerse tra natura e storia, che vissero i loro fasti all’inizio del XX secolo, sono disperse tra le basse foreste di questa regione. Di molte non restano che delle rovine lungo le varie carreteras, mentre alcune sono state trasformate in centri turistici che offrono oltre che visite al loro interno, anche escursioni presso i cenotes o i siti archeologici nei pressi. Yaxcopoil è una di queste rarità: sita a circa un’ora dal sito archeologico di Uxmal, fino ai primi anni Trenta del Novecento, l’hacienda ha operato impiegando circa cinquecento campesinos su una superficie di undicimila ettari. Oggi è tutto finito e per non dimenticare questo passato è stata convertita in museo.

Continua a leggere

Annunci

Viva il Messico! Ep.#24 – Topeeees!

L'Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]

L’Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]

Segue da Ep.#23 – Para Ticul?

9° dia: da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Da Ticul, alla guida c’è sempre Francesco.

Sebbene abbia provato a sabotare il viaggio a causa di un banale errore di vocale e portarci così a Tikal con una leggerissima deviazione di circa un migliaio di chilometri, decidiamo di rinnovargli la fiducia come pilota del nostro bolide rosso, una fiammante Chevy Monza. Fiammante in senso letterale poiché ogni volta che rientriamo dalle nostre escursioni a piedi, nell’abitacolo potresti infilarci una bella torta. Praticamente un forno portato a temperatura e nemmeno ventilato.

Decidiamo la nuova tappa al volo, incrociando i suggerimenti della bibbia Rough Guide e una sommaria consultazione della mappa-lenzuolo: l’Hacienda Yaxcopoil.

L’Hacienda Yaxcopoil risale al XVII secolo. Il suo nome in lingua maya significa “il luogo degli alberi verdi”. Considerata una delle più importanti haciendas in Yucatán, nel suo massimo periodo di splendore, Yaxcopoil si estendeva su una superficie di 12.000 ettari.  Da ranch di allevamento di bestiame venne convertito molto più tardi in piantagione di henequén, l’“oro verde”. In Yucatán, si iniziò a chiamare “oro verde” la pianta che era già conosciuta dai Maya con il termine “ki”, ovvero la varietà di agave fourcroydes, nativa della zona più calcarea (e quindi meno fertile) della penisola, la cui coltivazione estensiva rappresentò il fulcro dell’economia locale durante oltre un secolo, a partire dalla seconda metà del XIX secolo a quasi la fine del XX secolo.

Con il passare degli anni l’estensione dell’Hacienda Yaxcopoil si è ridotta a meno del 3% della sua antica superficie a causa di: continui cambiamenti politici, sociali ed economici nella regione; la scoperta di nuovi materiali sintetici che hanno soppiantato questa coltivazione, che riforniva di semi-lavorato l’80% della produzione mondiale di cordame.

Oggi l’Hacienda è un importante testimonianza storica e, nella sua proprietà, è stato costruito un museo. Andiamo a visitare perciò l’hacienda!

Da Ticul all'Hacienda Yaxcopoil

Da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Yaxcopoil dista da Ticul una cinquantina di chilometri, un’ora di viaggio prendendosela con calma; inoltre è verso Nord, quindi in direzione per il ritorno verso Merida. Perciò il viaggio verso questa tappa appare muy tranquilo…Non proprio.

Continua a leggere


Capodanno a El BaVón Rojo: brindisi con Grog!

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Tutto nasce dagli auguri di Buon Anno di Tati all’Oste nel post di riapertura dell’anno nuovo di El BaVón Rojo:”mannaggialochetta! ma dov’ero caduta per perdermi una riapertura della bettola con questo grande stile!!??
Buon anno già iniziato Oste”

L’Oste accoglie con letizia l’augurio e ricambia con affetto, ma non finisce lì…

Oste: “Buon anno FaTati! Perché “iniziato”? Come sarebbe “già”?…Narcì! Narciiiiiii! Narcisooooo!

Da qualche parte dietro (e sotto) il bancone con una refola di voce dal tono rassegnato e sbuffante, giunge la risposta di Narciso: “Checc’èeeeh?…”

Oste: “Narcì, ma che è già passato Capodanno? A me non mi pare…Poi qua fa sempre caldo, l’unica neve che si vede da queste parti è quella che portano i motoscafi dei Narcos…E non ci voglio avere niente a che fare eh. Poi per me la neve, lo sai Narcì…”
Narciso: “…È ambiente ostile, lo so. Lo so.”
Oste: “Narcì, allora è passato Capodanno? Tati mi ha fatto gli auguri di buon anno “già iniziato”…”

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#23 – Para Ticul?

messico_ticul_02

Uno scorcio del mercato a Ticul [foto di RedBavon]

Segue da Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

9° dia: da Uxmal a Ticul 

Lasciamo le ruinas di Uxmal alle spalle e decidiamo di dirigerci verso Ticul, dove sembra vi sia un rinomato mercato dei sandali e, sopratutto, dove potere mettere sotto i denti qualcosa in un comedor visto che si è fatta l’ora del pranzo. A mia memoria e conoscenza, nessuno di noi quattro – né prima, né durante, né dopo tale viaggio – ha mai avuto un minimo, pure anche infinitesimale interesse per le calzature, figuriamoci i sandali. Tant’è, si va a Ticul!

Non abbiamo cellulari e il GPS è una roba avveniristica da film di spionaggio militare o alla Tom Ponzi, perciò dipendiamo da una mappa che, da aperta, ingombra come un lenzuolo del corredo matrimoniale e, per ripiegarla, bisogna fare come la massaia quando c’è da tirare via il bucato dal terrazzo, cioè occorre olio di gomito e un’aiutante: suddividere i lembi in egual misura, piegare la mappa a metà nel verso delle piegature verticali e ripetere l’operazione. Unire, poi, la propria porzione di mappa a quella dell’aiutante per tante volte consecutive quante sono le piegature orizzontali. Così facendo si otterrà un rettangolo delle dimensioni originarie nel suo formato tascabile….Manco per idea, le mappe hanno una vita propria e uno spirito ribelle, ne sono certo.

La “Rough Guide” del Messico, da noi venerata come un testo sacro al quale ci affidiamo ciecamente nei momenti più bui, non compie questa volta  “il miracolo della fede” facendoci riacquistare la vista sulla corretta via da percorrere poiché ci supporta solo con mini-mappe locali in formato numismatico.

Con la precisione del cartografo dei tempi antichi, fatta la dovuta proporzione tra la scala in chilometri indicata sulla mappa e il mignolo di uno di noi estratto a sorte, calcoliamo che ci vorrà circa una mezz’oretta.

Disclaimer: per girare queste scene non è stato tagliato mignolo né altro dito a nessuno dei compagni di viaggio o altro essere vivente.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

messico_uxmal_00

I biglietti del sito archeologico di Uxmal [Foto di RedBavon]

 Segue da Ep.#21 – A zonzo per Mérida

9° dia: Uxmal (città nativa di Francesco, poi saprete perché…)

A bordo del nostro bolide rosso Chevy Monza, Lucio è ormai “Il Prescelto” alla guida: è il nostro “pilota ufficiale” dopo avere salvato pianale, ammortizzatori, sospensioni nonché la nostra pellaccia nel percorso rallistico a Tulum e da quelle micidiali trappole dette “topas”, ovvero dei dossi artificiali, decisamente più alti di quelli nostrani, distribuiti sulla rete stradale apparentemente ad minchiam, ma, in realtà, atti a costringere l’automobilista a rallentare nelle vicinanze anche di una sola casupola, che sbuca dal folto della foresta tropicale al lato della striscia asfaltata. Parental Advisory: in un prossimo post vi racconterò delle topas.

Ci dirigiamo verso Uxmal, altra città-stato di notevole importanza storica in quanto parte della Lega di Mayapán (“bandiera dei Maya”) insieme a Chichén Itzá e Mayapán, appunto.

Secondo alcuni studiosi, tale Lega non è mai esistita, poiché Uxmal e Chichén Itzá erano già state abbandonate e la Lega è frutto di una storia inventata dai Signori di Mayapán per dare prestigio al proprio lignaggio. Secondo altri storici, tale alleanza, iniziata tra il 987 –1007 d. C., conquistò l’egemonia del Nord della penisola. La Lega si dissolse a causa di conflitti interni: prima una guerra tra Uxmal e Chichén Itzá (1175-1185 d.C.), poi tra Uxmal e Mayapán (1441-1461 d.C.). Il caos che seguì dopo tale ultima guerra divise la penisola in 17 kuchkabales o, come le chiamarono gli spagnoli, cacicazgos, equivalenti a uno Stato minore indipendente come poteva essere l’Irlanda o la Scozia nel vecchio Continente. Per cacicazgo si intende “terre governate da un cacique“, ovvero il capo di una gerarchia determinata da alleanze guerriere, consolidatesi mediante complessi sistemi di parentela e appartenenza etnica. Da qui il fenomeno del cacicchismo, che influenzò negativamente la storia dell’America Latina e viene anche utilizzato per indicare l’esercizio personalistico del potere in ambito locale. Maya, spagnoli e italiani, una faza, una raza.

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata [Foto da mayaruins.com]

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata! [Foto da mayaruins.com]

Uxmal è uno dei più importanti siti archeologici della cultura Maya, insieme a Chichén Itzá e Tikal (in Guatemala): come Palenque, è un magnifico esempio dell’arte Maya nell’elegante stile Puuc. Alla linearità di grandi edifici quadrangolari si contrappongono estesi fregi nel caldo calcare yucateco, decorati da ricchi mosaici di pietra.

In Uxmal, il cui nome significa “ricostruita tre volte”, vi è la famosa Piramide del Adivino, alta la solita trentina di metri, ma con una pendenza tale che l’infarto è certo anche solo a guardarla dal basso!

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#21 – A zonzo per Mérida

Mérida (Foto da web)

Mérida (Foto da web)

 Segue da Ep.#20 –Mérida, llegamos en La Ciudad Blanca

Oggi Mérida è il centro più importante dello Yucatan, ma in passato lo era a un livello molto più ampio grazie al fiorente commercio di derivati dall’agave.

La prima specie di agave fu scoperta da Cristoforo Colombo a Bahama e il viaggiatore inglese John Gilton (1568-72) definì questa pianta come el árbol de las meravillas per i molteplici derivati da essa ottenuti: vino, aceto, miele, zucchero, la bevanda nazionale del pulque e il tlachique, distillati famosi come mescal o tequila e, ancora, canapa, funi, calzature, tegole per i tetti e punteruoli.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, l’80% della corde del Mondo era prodotto con il semilavorato che proveniva da Mérida.

La città ha un’identità caratteristica grazie anche al semi-isolamento dello Yucatan dal resto del Messico fino agli anni Sessanta. La forte influenza coloniale ispanica è chiara in un mix di esotica novità di atmosfere mesoamericane e la familiarità di architetture care ai nostri vicini iberici.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#20 – Mérida, llegamos en La Ciudad Blanca

Un tucano a Merida [Foto di RedBavon]

Un tucano a Merida [Foto di RedBavon]

 Segue da Ep.#19 – Mexico souvenì(r)

8° dia: Mérida, La Ciudad Blanca

Mérida è la città più grande dello Yucatán, moderna, ricca di musei e arte, ristoranti e negozi, tuttavia fiera testimone dell’eredità dell’antica città di T’Hó, anch’essa centro delle attività maya della regione. I conquistadores di Francisco de Montejo, “el Mozo”, vi giunsero quando ormai la città era abbandonata e abitata da un migliaio di indigeni. Nel 1542 Montejo fondò la città di Mérida sulle rovine di T’Hó: le pietre delle sue cinque piramidi furono utilizzate per la costruzione di vari edifici e della cattedrale, La Catedral de San Ildefonso, che è perciò la più antica dell’intero continente.

Mérida è nota anche come “La Ciudad Blanca”. Tale soprannome deriva, secondo la ricerca dello storico Michel Antochiw Kolpa, non per la calce bianca, derivata dalla pietra calcarea abbondante nella regione e utilizzata per dipingere le pareti e le facciate degli edifici, dal periodo coloniale fino a buona parte del XX secolo, né per quanto sostengono con fierezza gli abitanti sulla proverbiale pulizia della città, ma per un fatto risalente alla sua fondazione: il fondatore Francisco de Montejo, così come i suoi successori, erano consapevoli che non sarebbero riusciti a piegare la forte resistenza indigena e per motivi di sicurezza vollero fare di Mérida una città fortificata e “bianca” cioè solo “per i bianchi”, etnicamente pura, isolata e protetta entro lo spazio urbano creato sulle rovine dell’antica città maya.

L’arrivo a Mérida nel tardo pomeriggio dopo la visita a Chichén Itzà è caratterizzato dalla tipica accoglienza di una città metropolitana…

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#19 – Mexico souvenì(r)

Il perfetto

Il perfetto “ricordino” da Chichén Itzá. Questo è mio! Bagaglio a mano… (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18 – Chichén Itzá, la seconda piramide

È ormai rito, quasi sacrificale quanto quelli toltechi, che in ogni viaggio si debba riportare un ricordo, un souvenir…A Chichén Itzá non potete sfuggire.

Dopo esserci rifocillati ed esserci abbondantemente reidratati con un certo numero di “cerveza”, ci aspetta lo shopping!
Barbara abitudine inculcata nelle nostre plasmabili menti dal marketing, dall’inspiegabile esigenza di portarsi via qualche ricordo (come se quanto visto, ascoltato, toccato, sentito fosse roba da poco) e, per colpa di chi, rimasto a casa, (ri)chiede cartoline, regalini, poncho, pupazzielli, magliettielle, sigari, non si sa per quale istinto a metà tra lo scrocco e il saccheggio.
Se c’è una cosa che veramente odio nei viaggi è proprio lo shopping: mi sta davvero sulle palle il turista che acquista i classici souvenir e cerca di “fare l’affare” con chi – parecchio più sgamato di lui – è lì per “farlo fesso” o, come accade in diverse parti del mondo, esercita quel commercio come l’unico mezzo di sussistenza.

Sta di fatto che quanto il viaggio è più esotico e lontano dai patri lidi, tanto è socialmente esecrabile tornare a mani vuote. Fosse per me, sarebbe sufficiente portare questo diario pieno di sensazioni ed emozioni, che in qualche modo possano fare sentire cosa sia quella parte di Messico e faccia venire la curiosità di visitarlo. Ma le cose spesso prendono una piega diversa…

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#18 – Chichén Itzá, la seconda piramide

mexico-chichen-itza-ascesa-kukulkan_1280

Ascesa al Tempio di Kukulkan (Foto by RedBavon)

Segue da Ep.#17 – Chichén Itzá

Il Tempio di Kukulkan, cioè la piramide di Chichén Itzá con i suoi 30 metri e 91 scalini è un guanto di sfida per noi quattro, che da caballeros, entriamo nei panni, parecchio improvvisati, di alpini. Dopo la prima scalata alla piramide di Cobà, il nostro palmarès sta per arricchirsi di un’altra epica scalata.

Nel consueto sacrale silenzio, iniziamo la nostra ascesa. La foto a corredo mostra con paurosa evidenza il pericolo. Appaiati in una posa plastica e quasi in sincrono, mio fratello Lucio (a destra) ed io (al centro) procediamo concentrati. I miei genitori sono andati vicini all’estinzione della “razza” in un colpo solo: come buttare i propri geni alle ortiche a causa di due degeneri.

Attraverso questa immagine quasi riesco ancora a percepire la tensione dei muscoli delle braccia e la tremarella nelle gambe. Il nostro sprezzo per il pericolo e la nostra autostima subisce un drastico ridimensionamento quando incrociamo quella donna, sulla sinistra, che scende eretta e, per giunta, mostrando non chalanche con tanto di borsa a tracolla.

E anche la cima del Tempio di Kukulkan è stato conquistato! In foto, Lucio non è in posa, ma è rimasto bloccato nella posizione genuflessa...

E anche la cima del Tempio di Kukulkan è stato conquistata! In foto, Lucio non è in posa, ma è rimasto bloccato nella posizione genuflessa… (Foto by RedBavon)

La scalata è ripagata dalla vista spettacolare: il colpo d’occhio sulla giungla circostante, come a Cobà, mozza il fiato, ma qui, con tutto il sito archeologico ai propri piedi, è possibile meglio comprendere che, da questa posizione, il senso di onnipotenza e di vicinanza a Dio per il Gran Sacerdote non era un delirio sotto l’effetto di sostanze allucinogene, ma una “solida realtà”. Parola di Roberto Carlitos.

La tecnica di discesa è ormai consolidata e avviene con una postura più adatta a un ragno, piuttosto che all’Homo Erectus: sedere rasoterra, mani saldamente piantate a terra, un piede in avanti e giù a cercare la superficie del gradino più in basso, piano, segue l’altro piede; consolidata la posizione dei piedi, segue il resto del corpo in un moto continuo di trascinamento, fino al gradino più basso. Se cliccate sulla foto della scalata, potete notare oltre la donna che scende, un tipo in t-shirt blu che adotta questa tecnica del “ragno cagasotto”.

Ogni passo è pesato, pensato, a ognuno degli scalini hai recitato una muta preghiera e alla fine dei 91 scalini sei a metà della recitazione del Santo Rosario, ma lasci perdere l’altra metà perché tanto la possibilità di ottenere un’indulgenza è sfumata dato il numero cospicuo di maleparole e bestemmie che hai proferito tra un gradino e l’altro.

Continua a leggere


Batmancito – La Compagnia di El BaVón Rojo

When the Going Gets Tough, RedBavon Goes Drinking

When the Going Gets Tough, RedBavon Goes Drinking

Segue da Batmancito – Incontri [Parte V]

It was 7:45 we were all in line
To greet the teacher Miss Cathleen
First was Kevin, then came Lucy, third in line was me
All of us where ordinary compared to Cynthia Rose

Il Principe e il gruppo di musicisti ci stanno dando dentro. Suonano dannatamente bene. Si muove intorno a quella chitarra in un modo seducente e disturbante insieme. Per il tempo di un paio di strofe, perdo la nozione del…Tempo. Non so dove sono.

She always stood at the back of the line
A smile beneath her nose
Her favorite number was 20 and every single day

Siamo seduti a un tavolo insieme ad altre persone, El Rojo è alla mia destra, Sergio alla mia sinistra e le bottiglie di “Grog Reserva Especial” vanno e vengono come dei treni su una banchina di una stazione merci.
Allungo la mano e afferro una bottiglia, la giro sul lato dell’etichetta, fisso l’etichetta, “Grog?” domando tra me, ancora sobrio, e me, scettico. Ne verso il liquido dalla bottiglia a un bicchiere fino all’orlo e oltre, spargendone un bel po’ sul tavolo senza darvi peso. “Grog!” mi rispondo deciso a mandare a quel paese il sobrio e lo scettico, tutti e due in una sorsata sola.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep.#17 – Chichén Itzá

Chichen Itza

Chichén Itzá – El Castillo, il Tempio di Kukulkan. Foto by RedBavon

8° dia: Chichén Itzá-> Mérida

Lasciamo Valladolid non senza qualche ritrosia poiché El Mesón del Marqués – come la definirebbe Frank – si è rivelato essere  un‘ottima sistemazione. Sarà che la scalata della piramide di Cobà ci ha stremato, sarà stata l’abbondanza di cipolla ingurgitata insieme al poc-chuc, ma i dannati mosquitos non hanno molestato il nostro sonno come le altre notti.

Colazione al volo, ci trasciniamo via Diego che sotto gli occhiali da sole inforcati – potrei giocarmi una somma considerevole – sta ancora dormendo: è uno “sleeping-man walking”. Quel genio del mio amico ha scoperto anche come camminare mentre dorme!

Saliamo sul nostro bolide rosso Chevy Monza, Lucio alla guida, la consueta incitazione di Frank “Grrrrintosi!” e via incontro al nostro destino: Chichén Itzá e la nostra seconda piramide da scalare!

Chichén Itzá è uno dei siti archeologici più famosi e meglio restaurati, per quanto personalmente preferisco quelli più “selvaggi” ed immersi nella Natura come Cobà e, più in là nel viaggio, Palenque: il sito è di grande impatto. Nella Ruta Maya, che attraversa Messico, Belize, Guatemala e Honduras, Chichén Itzá  è una tappa obbligata.

La Ruta Maya: un viaggio "on the road" sulle orme dei Maya, un tour archeologico e non solo

La Ruta Maya: un viaggio “on the road” sulle orme dei Maya, un tour archeologico e non solo

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #16 – Valladolid

Valladolid - L'entrata dello zocalo

Valladolid – L’entrata dello zocalo

7° dia: Cobà -> Valladolid

Dopo essere sopravvissuti alla discesa dalla piramide di Cobà, un’altra cinquantina di chilometri percorsi in direzione nord-est, verso l’interno, Valladolid è la nostra ultima tappa della giornata. Vi giungiamo nel tardo pomeriggio.

Sempre grazie ai preziosi consigli del fratello di Francesco, prima di partire dalle ruinas di Tulum abbiamo telefonato da una cabina e, nel nostro italianospagnolato con inserti di inglese, riusciamo a prenotare un paio di camere a El Mesón del Marqués nel centro di Valladolid.
La fortuna è stata dalla nostra poiché ci aggiudichiamo un alloggio in una stupenda casa nobiliare in stile coloniale ispanico: le camere sono accoglienti, letto con materasso alto, con addirittura  – Frank, senza offesa per la tua “boccia” – l’asciugacapelli e la Tivù, di cui non sentiamo minimamente la mancanza.

Valladolid - Il porticato di El Mesón del Marqués

Valladolid – Il porticato di El Mesón del Marqués. In fondo al corridoio, io gioco a fare la modella.

Le camere si affacciano su un porticato e su un giardino molto curato. C’è una piscina. Piscina?!? Tuff!  Un bel bagno rigeneratore è quel che ci vuole, dopo una giornata in cui abbiamo seriamente rischiato di andare a trovare Kukulkàn nell’Alto dei Cieli. Ammèn.

Continua a leggere


Batmancito – Incontri

monkey-island-concept-art

Segue da Batmancito – El BaVón Rojo [Parte IV]

Varchiamo la soglia di El BaVón Rojo.

Dall’esterno, si sente della musica di queste parti, un ritmo latino; appena messo piede all’interno, la musica cessa in un istante, come se fossimo entrati nell’esatto momento in cui il direttore impartisce all’orchestra l’ultimo gesto, ordinando a tutti gli strumentisti di cessare all’unisono.
Il mio grido “Hola! Oste…” risuona come l’ultimo accordo fortissimo nell’ultimo movimento della sinfonia: la bacchetta del direttore disegna nell’aria la traiettoria di un sasso in caduta libera, un movimento secco e deciso, dall’alto verso il basso, un brusco spostamento laterale del braccio, diretto verso l’orchestra, che si traduce in una reazione compatta degli strumentisti e in un accordo netto e preciso.

Il nostro campo visuale si sposta, al ralenti, ai lati, mettendo così a fuoco ciò che è presente a una certa distanza dal centro e succede che  iniziamo a renderci conto di che “musica” tira in questo locale.
Una folla variopinta, seduta ai tavoli o sugli alti sgabelli al bancone, si è girata nella nostra direzione, con un unico punto focale concentrato sull’entrata: Sergio e io sembriamo esserci finiti per caso nel mezzo.
Il nostro occhio passa in rivista quella massa silenziosa di macchie di colore con un schizofrenico ritmo “avanti-veloce-stop-avanti-veloce-stop”, alla ricerca spasmodica del suo centro di gravità permanente: l’oste o uno dei suoi garzoni.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #15 – Cobà, sul tetto dello Yucatàn

messico-coba-06

It’s A Long Way To Tipperary, It’s A Long Way To Go!

La scalata della piramide. La Missione.

La prima piramide! Centoventi gradoni, stretti e sconnessi, che salgono a quota 42 metri con un’inclinazione adatta a una capra di montagna.
Che la salita sia impegnativa lo conferma la presenza di una fune di generosa sezione, tipo gomena che si trova sulle navi, fissata alla pietra ogni due-tre gradoni grazie a un anello di metallo.

Un rapido sguardo tra tutti e quattro. Finalmente la nostra missione sta per iniziare: la scalata delle piramidi dello Yucatan. In un sacrale silenzio, iniziamo la nostra ascesa. [Attacco del Coro nel tema musicale di The Mission]

La salita ci lascia senza fiato, noi animali da ufficio o studio, non abbiamo la stessa attitudine della capra di montagna: un po’ è la paura di cadere giù con rovinosi effetti, un po’ è l’emozione, un po’ la fatica.

Raggiunta la vetta, lo spettacolo che ci si para davanti, di lato, dietro, tutto intorno, ci lascia con la mascella a terra. Ci ho messo parecchio tempo prima di raccoglierla.

messico-coba-04

Piramide di Cobà – In cima allo Yucatan! A sinistra, Claudio; al centro seduto, Lucio, al centro in piedi, Diego; a destra, Francesco. In fondo, sulla linea dell’orizzonte si intravede il Mare dei Caraibi.

La foresta è ai nostri piedi a perdita d’occhio, per chilometri e chilometri. Pensate al Gran Sacerdote sulla sommità, la folla del popolo ai piedi della piramide e, nella foresta in distanza i templi, le altre piramidi sparsi, i fuochi, ancora la foresta. Ci credo che si sentiva mandato da Dio!

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #14 – Da Tulum a Cobà

Tulum - Ruinas. Sullo sfondo, "El Castillo" domina la scogliera

Tulum – Ruinas. Sullo sfondo, “El Castillo” domina la scogliera

7° dia: Tulum -> Cobà -> Valladolid

Inizia il tour archeologico!

A Tulum visitiamo le prime ruinas. Piccola città Maya con una popolazione stimata di settemila abitanti , situata sulla splendida scogliera a picco sul mare di colore turchese.
Onde evitare che i cenni storici producano l’effetto “sonnifero” non entro eccessivamente nei dettagli storici di qualsiasi sito archeologico, sebbene l’amore per la Storia mi suggerirebbe di lanciarmi in uno dei miei “spiegoni”, ma mi ci vorrebbe anche l’iradiDDIo di tempo. Pertanto, procuratevi una buona guida sullo Yucatan, un buon libro sui Maya o ricorrete alle visite guidate sul luogo. Comunque, ne vale la pena.

Messico-Tulum-Ruinas-04

Foto dal lato opposto della precedente. In fondo tre soliti loschi figuri.

Tulum è un piccolo sito archeologico, rispetto a quelli che poi visiteremo, e non presenta la tipica piramide da scalare e, sopratutto, discendere…Capirete più avanti il motivo.
Tuttavia, si trova in un luogo incantevole, con una piccola costruzione “El Castillo” a picco sulla scogliera e una spiaggia: l’esperienza di potere fare un bagno nel Mare dei Caraibi in un sito archeologico è particolare.

La visita è piuttosto rapida perché è rimasto intatto molto poco e non di eccezionale importanza artistica. La città di Tulum infatti era uno scalo commerciale, rinomata per l’ossidiana e le piume di quetzal.

Tulum, data tale posizione, fu anche la prima città Maya a essere “scoperta” dagli Spagnoli. Ai Maya male incorse. In realtà, i Maya a quell’epoca avevano già subito l’invasione dai Toltechi, popolazione bellicosa e parecchio più feroce. Dalle mie parti si dice: “ o’ cane mozzeca o’stracciato”. In Maya non lo sapremo mai, visto che gli Spagnoli stanno ai Maya come l’Ottava Piaga sta all’Egitto di biblico racconto: le cavallette.

Continua a leggere


Batmancito – El BaVón Rojo

La classica bettola malfamata, il migliore ron di tutti i Caraibi. Così dice l'Oste.

La classica bettola malfamata, il migliore ron di tutti i Caraibi. Così dice l’Oste.

Segue da Batmancito Anabasis [Parte III]

Punta Allen, noi gringos la chiamiamo così, ma il suo nome è Javier Rojo Gómez.

Punta Allen è a due chilometri a sud dal villaggio: è il nome dell’ultima propaggine di Sian Ka’an dove finisce la terra, inizia il mare e, un po’ più in fondo, sulla linea dell’orizzonte, inizia il cielo. Sian Ka’an, in lingua Maya questo significa:”dove inizia il cielo”.

Poche centinaia di anime, per lo più pescatori, i telefoni non funzionano, qualche locale si è attrezzato con Internet, l’energia elettrica c’è: tra le 10 del mattino e le 2 del pomeriggio; dalle 7 di sera fino a mezzanotte.

Qualche tempo fa, Gilbert e Dean hanno provato a cancellare Punta Allen dalla faccia del pianeta: qui gli uragani sono di casa. Hanno provocato parecchi danni al villaggio e reso la costa un cimitero di palme, ma Punta Allen è ancora qui, alla fine della strada, di quest’unica strada che divide la laguna dal Mare dei Caraibi.

Ogni tanto si vede anche qualche turista che vuole fare pesca sportiva: si pesca molto bene il Permit, il Tarpon, lo Snook, il Bonefish, ma ci sono anche Barracuda, Jack, Snapper, LadyFish. La barriera è a soli quattrocento metri dalla costa ed è il paradiso per chi vuole fare immersioni o, semplicemente, snorkeling. Qualche turista più “avventuroso” vuole provare il brivido di una gita emozionante all’interno della giungla e ciò mi dà da mangiare in questi giorni di apatia e nulla.

Continua a leggere


Batmancito – Anabasis

Architrave 8 di Yaxchilán (Guatemala) - (c) Dipartimento di Storia Culture Civiltà Università di Bologna

Architrave 8 di Yaxchilán (Guatemala) – (c) Dipartimento di Storia Culture Civiltà
Università di Bologna

Segue da Batmancito Inicia [Parte II]

Sistemo la falda del cappello, mi passo la mano sulla fronte in un gesto inutile di asciugare la fronte, ottenendo invece l’effetto di spalmarmi un impasto di polvere, terra e sudore. C’è troppo silenzio.

Avanzo oltre la cortina di liane e vegetazione, che seppure diradata dal mio machete, impedisce buona parte della vista oltre. In piedi, disposti a semi-cerchio, vi sono una trentina di indigeni dai corpi colorati di nero e di rosso, alcuni recano macabri ornamenti di teschi e ossa. Sono guerrieri e sono armati. E sono convinti che abbiamo profanato il Tempio Sacro.

Alla mia vista, li sento sobbalzare all’unisono in preda alla sadica gratifica di ciò che mi faranno, devono solo decidere il numero di pezzi in cui ridurmi per poi disperderli nella giungla. Oggi il giaguaro cena gratis. Maledico il giorno in cui ho sottoscritto una petizione contro l’inquinamento e la salvaguardia delle flora e fauna delle foreste tropicali.

Continua a leggere


Batmancito inicia

Camazotz

Segue da Batmancito [Parte I]

Sergio fa un cenno di avvicinami al centro della parete con la grande scena in rilievo. Indica un foro rettangolare esattamente all’altezza del ventre del grande pipistrello. Non può essere un cedimento del muro perché i bordi sono levigati perfettamente.

Mi avvicino e lo ammonisco di prestare attenzione a dove mette i piedi perché, se si tratta di una trappola, mentre è concentrato a guardare il contenuto del “buco”, potrebbe fare scattare una piastra a terra e il “buco” se lo ritroverebbe nel cranio, attraversato da parte a parte da un dardo. Sergio annuisce e, con molta attenzione, si muove a ridosso della parete. Sto per incalzarlo con un’ulteriore raccomandazione di non puntare il fascio luminoso della torcia diretto nella fessura poiché alcune trappole scattano con la luce, quando vedo un’ombra volarne fuori e, l’attimo seguente, l’urlo di Sergio, un tonfo e poi il buio.

Continua a leggere


Batmancito

Questo racconto nasce come “spin-off” dell’episodio di “Batmancito!” accadutomi in Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno.

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico) per Mumedi “BATMAN A través de la Creatividad Mexicana de WARNER” (2015)

Yucatàn, Sian Ka’an, in lingua Maya significa “Dove nasce il Cielo” e a buon motivo: il Mondo come siamo abituati a conoscerlo qui finisce.

Giungla, navighiamo da giorni nei canali di questa laguna tra coccodrilli, indigeni ostili e insetti meno letali dei dardi degli indigeni, ma molto più precsi. Ogni loro colpo va a segno. È più probabile che io muoia dissanguato per questi dannati mosquitos prima che gli indigeni riescano a centrarmi con una freccia.

D’improvviso sulla riva, un masso diverso dal solito, vi sono delle iscrizioni, sicuramente opera umana, non si distingue granché anche da vicino, ma è sicuramente Maya. Ci siamo! Ci siamo! Il Tempio Perduto deve essere qui.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno

Messico-Sian-Ka-an-05

6° dia – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an – II parte.

Da Pez Maya proseguiamo la nostra “scampagnata” yucateca nella Riserva della Biosfera di Sian Ka’an a bordo di una lancia a motore, diretti all’interno, nella laguna per vedere il nostro primo cenote, che non è uguale agli altri che si trovano per tutto lo Yucatan.

Questo cenote, infatti, è sommerso, nel bel mezzo della laguna, e lo si riconosce per una specie di “ribollire” in superficie, come se stessero soffiando dell’acqua dal fondo; infatti, si tratta di un vero e proprio getto d’acqua…dolce!

Nella lingua Maya “dzonot”, significa “acqua sacra” e  proprio da tale termine viene l’attuale “cenote”. I Maya utilizzavano i cenote sia per l’approvvigionamento idrico sia per rituali sacri. Si tratta di doline carsiche, originate dal crollo del tetto calcareo di grotte risalenti al Pleistocene a causa delle infiltrazioni di acqua piovana.

Questo è un tipico cenote, quello di Dos Ojos (in foto), tra Playa del Carmen e Tulum, è tra i più famosi

Questo è un tipico cenote, quello di Dos Ojos (in foto), tra Playa del Carmen e Tulum, è tra i più famosi

Lo Yucatan non ha praticamente risorse idriche e, quindi, le fonti d’acqua dolce sono rappresentate da questi cenote ovvero dei “buchi” di varia grandezza sulla superficie calcarea della penisola, che si riempiono di acqua piovana, filtrata dal terreno. In parole semplici, non esistono fiumi in superficie, ma sotto terra ce ne sono parecchi. Alcuni cenote sono collegati tra loro, come Dos Ojos, uno dei più famosi e spettacolari tra Playa e Tulum, ma è pericoloso addentrarvisi tanto che si contano diverse centinaia di morti di sommozzatori  in queste immersioni, l’ultima a marzo scorso.

La scheggia di “Oggi, Lezione di Scienze” è quanto apprendiamo dalla guida che parla in un inglese comprensibilissimo ed è un vero e proprio “cenote” di scienza! Ha la capacità divulgativa di trasmettere informazioni a persone non predisposte e in un momento di relax.
Sergio ci spiega che questa zona è battuta ogni settembre e ottobre da forti uragani: ci racconta che ha dovuto postecipare il suo matrimonio di un anno perché a settembre dell’anno passato la chiesa è stata rasa al suolo dall’uragano e occorre aspettarne la ricostruzione. Io, questi messicani e il loro rapporto con il Tempo, inizio ad amarli alla follia!

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #12 – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an (fino a Pez Maya)

Messico-Sian-Ka-an-03

Pez Maya…e sto.

6° dia – Riserva della Biosfera di Sian Ka’an – I parte.

Sveglia molto presto, colazione e corsa – puoi svegliarti presto quanto vuoi, ma con Diego il ritardo è una certezza – verso Ana y Jose, poco distante dalla nostra spelonca in riva la mare e luogo di partenza della gita alle ore 9:00, che poi – abbiamo imparato – qui, in Messico, è un’indicazione di massima, ma non si sa mai. Come nelle migliori tradizioni turistiche fantozziane, barba, bidè e gita alla Riserva della Biosfera di Sian Ka’an, mai sentita nominare in precedenza, ma molto consigliata dal nostro Cicerone, Jimmy, il fratello maggiore di Frank che già c’era stato in precedenza.
A Sian Ka’an vengo anch’io! Si va tutti a vedere gli animali che ci hanno tenuto svegli la notte per vedere l’effetto che fa! Vengo anch’io!

“C.D.D.” Come dovevasi dimostrare, Diego è in ritardo, quindi i più anziani e responsabili…Stamme checazz’! (trad. “Stiamo a posto!”), cioè Frank ed io ci avviamo per primi, rimediando un passaggio in auto da una coppia di italiani, lui di Roma, lei di Milano, entrambi sulla cinquantina scarsa.
Dopo una veloce presentazione da parte di Sergio, laureato in Scienze Naturali nonché la nostra guida, che si occuperà di evitare di farci infilare piedi e mani in affratti bui con serpenti velenosi che vi dormono dentro oppure appoggiarci ad alberi dalle resine tossiche, insomma avrà il suo bel da fare affinché noi, poveri idioti turisti, possiamo riportare alla cabaña la nostra pellaccia.

Lucio e Diego ci raggiungono. Se la sono fatta a piedi.

Siankan-Anayjose-PezMaya

Riserva della Biosfera di Sian Ka’an: percorso da Ana y Jose a Pez Maya…Poi si andrà all’interno.

Sian Ka’an in lingua Maya significa “Dove nasce il cielo” per cui altri riportano il significato “Orizzonte”. È t-u-t-t-o vero.

Montiamo sui furgoncini con cui la muta di turisti verrà portata fino ai margini della laguna, a Pez Maya e, da lì, verrà imbarcata su una lancia a motore per addentrarsi nel folto delle mangrovie fino a raggiungere una serie di cenote, situati nel bel mezzo della laguna.

Continua a leggere


Viva il Messico! La Classifica della Vongola

SambaDeAmigo

Questo non è proprio un post, ma è una pagina di “servizio” per il diario-uno-strappo-e-via! del viaggio in Messico. Qui verranno riepilogate tutte le “vongole”, ovvero “perle” che devono mai mancare in un viaggio affinché assurga a “leggenda” e che in questo viaggio non sono di certo mancate. Anzi, direi proprio l’opposto. The Legend will never die! (e chi becca questa citazione vince una maracas originale di Samba De Amigo!)

“La Classifica della Vongola”, cioè la classifica delle “Frasi celebri”, ovvero frasi, parole o semplici fonemi che renderanno indelebile il ricordo di questo viaggio. Per “vongola” in napoletano si intende una “baggianata”, uno “strafalcione”, sì insomma “’na cazzata”.

Formazione di viaggio:

  • Francesco (detto Frank, detto Palmera, detto…dagli innumerevoli nomi), carissimo amico di mio fratello e me.
  • Diego, compagno di banco di mio fratello per tutto il liceo, genio e tantissima sregolatezza, diventato perciò carissimo amico pure mio.
  • Lucio, mio fratello minore.
  • Claudio (come sarebbe chi è?!?)

Di seguito l’elenco, che verrà aggiornato fino al’ultima tappa, quindi le “vongole” sono in ordine cronologico e non d’importanza. Alla fine, come in tutti i contest seri, verrà eletta la “Reginetta delle Vongole”

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #11 – Tulum

Messico-Tulum-Ruinas-04

Tulum – uno scorcio del Mare dei Caraibi che bagna le ruinas (il sito archeologico)

5° día: Tulum

Noleggiamo un’auto, una Chevy Monza rossa, una specie di Opel Corsa tre volumi. Il tempo non è clemente: pioggia a scrosci, secchiate d’acqua e schiarite improvvise si alternano per tutta la strada tra Playa e Tulum, una cinquantina di chilometri. Ad agosto, in Messico il clima è molto variabile. Nella stessa giornata può succedere che piova violentemente per poi smettere con le nuvole che scompaiono d’improvviso e lasciano spazio al cielo compatto di azzurro e al sole che incoccia.
Alla guida il gruppo sceglie Lucio.

Itinerario da Playa a Tulum (zona hotelera). Clicca sull'immagine per andare su Google Maps

Itinerario da Playa a Tulum (zona hotelera). Clicca sull’immagine per andare su Google Maps

Arriviamo a Tulum senza problemi e lasciamo la strada principale dirigendoci verso la zona hotelera, che è distante qualche chilometro dal centro della cittadina. Imbocchiamo una strada da fare schifo ai muli! E pure alle capre di alta montagna.

Messico-Sian-Ka-an-01

Fosse stata tutta così…E già si ballava.

Siamo su una strada “bianca”, che non ha mai visto l’asfalto nemmeno in fotografia, ma nemmeno una manutenzione dai tempi dei Maya. La percorriamo a passo d’uomo, timorosi di sfasciare assi, pianale e avantreno a causa d’improvvise voragini nascoste sotto placide pozze d’acqua torbida. Anche le gomme sono messe a dura prova perché se pure eviti la pozza nel dubbio che sia profonda come la Fossa delle Marianne, la parte di strada utile è un lastrico di pietre disconnesse, alcune delle quali di dimensioni di un masso dai bordi taglienti.

Lucio guida con la perizia di uno slalomista di sci e il resto dei caballeros lo supporta come l’equipaggio di una nave in mezzo a un banco di iceberg: tutti con il collo stirato in avanti, gli occhi puntati sulla strada per tutta la sua ampiezza, alla ricerca di uno spazio percorribile o guadabile da un’auto utilitaria con le sospensioni di una macchinina Lego, con il timore che un solo graffio alla carrozzeria ci avrebbe portato a una fine prematura del viaggio a causa dei danni da pagare alla consegna del veicolo a Mérida.

La nostra destinazione è esattamente alla fine di questa strada: Ana y Jose, non un albergo, ma un insieme di bungalow sulla spiaggia, alle propaggini della riserva naturale di Sian Ka’an. Jimmy, il fratellone di Francesco, che già vi era stato, ce lo ha stra-consigliato: rinunciate a qualcosa, ma non rinunciate a un paio di notti da Ana y Jose. Giunti a destinazione, la sfiga del viaggiatore fai-da-te colpisce durissimo. Ci chiedono se avessimo prenotato, naturalmente “no” e, altrettanto naturalmente, la risposta è stata un altro “no”: tutto pieno.

Qualche anno dopo, mia sorella decide di calcare le orme di noi fratelli maggiori in quel dello Yucatan, non perché ammaliata dai nostri racconti, ma solo per sputtanarci per quel mucchio di balle che – ci avrebbe scommesso una discreta cifra – le avevamo raccontato a rullo. Le ho consigliato Ana y Jose e,  nonostante la sua cricca di amici non avesse prenotato, sarà perché parla spagnolo, sarà perché è una bella ragazza, li hanno accolti: ha confermato che è un posto meraviglioso.

Dopo tutta quella strada sconnessa, oltre alla schiena a pezzi, siamo fiaccati anche nel morale. Non c’è tempo da perdere, occorre trovare un’alternativa. Alla cieca.

Ripercorriamo a ritroso un tratto piuttosto breve di strada, ma durato un’eternità, fermiamo l’auto e scendiamo traballanti a causa dei continui sobbalzi, come se avessimo percorso a dorso di dromedario il Deserto del Sahara, dal Marocco all’Egitto. Decidiamo di stabilirci alle cabañas di Osho Maya Tulum.
Signori, l’effetto “milk-shake” o “frappè” svanisce all’istante: è uno spettacolo eccezionale!

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #10 – Intervallo e addii

chichen-itza-intervallo-BN

4° día: Playa del Carmen

Gli occhi e il cuore ancora pieni delle meraviglie di Cozumel, decidiamo di rimanere a Playa un altro giorno perché ci si sta veramente bene. Rivediamo le tre amiche emiliane e Laura, la milanese. Gli italiani sono aumentati in modo esponenziale.
Ha luogo il secondo sfidone a scopone e, al termine di una partita serratissima, Francesco ed io siamo vincitori, protagonisti di una rimonta al limite dell’impossibile: per due mani consecutive Lucio e Diego erano a 20, gli sarebbe bastato un solo punticino.

Passata la mattinata tra spiaggia e mare, dopo il solito spuntino a base di sandwich de pojo e cerveza, il pomeriggio è di alacre lavoro organizzativo. L’indomani si lascia definitivamente Playa: il viaggio inizia per davvero.

In una botta di lucida responsabilità e senso della realtà, ci dividiamo i compiti: Diego e Lucio restano in hotel a organizzare i bagagli , Francesco ed io andiamo a procurarci un auto a noleggio.

In questa occasione, il mitico Frank decide di lasciare il segno nella Classifica della Vongola, assestando una doppietta da campione.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #9 – Cozumel. Don’t worry, be happy

Arrivo a Cozumel

Arrivo a Cozumel

3° día: Cozumel

Distrutti dalla nottata al Capitan Tuttix decidiamo di posticipare di due ore la partenza per l’escursione alla vicina isola di Cozumel. Partiamo alle 10, anziché alle 8. La nostra strada di viaggiatori è lastricata di buone intenzioni. Più che una scelta, un obbligo fisiologico, date le poche ore di sonno. Giunti sul pontile, ancora sul rintronato andante e senza avere fatto colazione, ci rendiamo subito conto del motivo per cui l’originaria scelta della partenza alle 8 fosse la più saggia: sotto un sole martellante, siamo in coda a una lunga fila di turisti e famiglie con codazzo di creaturi.

Francesco descrive l’arrivo a Cozumel:
[NdClaudio: Francesco ha una grafia a metà tra quella di un dottore che si sfotte di scrivere la ricetta e i geroglifici del’Antico Egitto, per cui l’interpretazione a volte è più ardua della decifrazione dei messaggi della Wehrmacht crittografati con Enigma]

L’arrivo a Cozumel non è uno dei più felici: caldo afoso, fame (sopratutto Diego), sete (tutti) e discussione sul da farsi.
Una mezz’oretta di traccheggiamento e decidiamo di noleggiare due motorini da un certo Arturo: aspetto da tipico messicano (NdC: A’Francè, avrei giurato fosse un tipico lappone…), dai modi spicci, rozzo e, per questo, irritantemente “muy tranquilo”.
Finalmente si parte per il giro dell’isola, non prima di avere indossato dei caschi da baseball (?!?) in dotazione al motorino: praticamente inutilizzabili.

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi...

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi…

Prima tappa: colazione. (NdC: ‘Azz Francè, chiamiamola “partenza”…)
Veramente facciamo colazione solo Diego ed io.
Seconda tappa: (NdC: pranzo?) da definire. (NdC: ah ecco…)

Percorriamo con gli scooter una strada lungo la quale si notano lussuosissimi alberghi per americani arricchiti. Subito notiamo la differenza di tenore di vita tra la semplice Playa e la ricca Cozumel: la cura dei prati all’inglese, il livello dei negozi, gli alberghi lussuosi, la nave da crociera al largo della splendida baia.
La passeggiata è fantastica: scorci di mare dai colori variopinti si intravedono tra il fitto verde dell’isola.
Decidiamo di fare la prima tappa (NdC:<rullo di tamburi>…Assafà ’AMaronna!) in una località chiamata San Francisco (in mio onore, penso!), ma a causa della solita sbadataggine , la superiamo.
La località successiva si chiama Palarcal (o qualcosa del genere, correggimi Claudio se sbaglio) (NdC: Palancar). Ci fermeremo lì
…Se la troviamo.
In effetti, non è tanto semplice individuare le località a Cozumel, vuoi per la scarsità di indicazioni stradali, vuoi per le dimensioni delle località stesse, individuabili dalla presenza di costruzioni non più grandi di un beach bar.

A ogni modo arriviamo a un incrocio con una strada sterrata e una freccia su un cartello indica che siamo in prossimità di Palacal (NdC: sarà un refuso, sarà che Frank è sullo sbadato sbandante in fatto di nomi, ma questa non è una seconda località: è sempre l’originaria “Palarcal”, anzi Playa Palancar)

Il Diavolo e l'Acqua-Santa, sempre insieme. Diego e mio fratello fanno coppia-fissa in motorino dai tempi del liceo. Un miracolo che siano ancora vivi.

Il Diavolo e l’Acqua-Santa, sempre insieme. Diego e mio fratello fanno coppia-fissa in motorino dai tempi del liceo. Un miracolo che siano ancora vivi.

Lascio a te Claudio la descrizione del luogo: Pala<geroglifici>l merita una penna migliore della mia (NdC: una “penna” no, ma una grafia sicuramente sì!)

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #8 – Playa, un ordinario giorno di “ricotta”

Breakfast in (Centro)America. In missione per conto dello stomaco : Claudio, Lucio, Diego.

Breakfast in (Centro)America. in missione per conto dello stomaco : da sinistra, Claudio, Lucio, Diego.

2° día: Playa

Mattina

Ore 11.00 colazione, stesso posto perché Diego si è innamorato di qualunque frequentatrice di tale locale, inclusa la titolare che è canadese. Il “come ci sia finita qui?” attira la nostra curiosità, mista a un apprezzamento per chi ha abbandonato tutto e si è (tra)piantato dall’altro capo del mondo. Ma sarà stato vero coraggio? Oppure è disperazione? Mai capito, tuttavia, scambiamo quattro chiacchiere con la canadese, che è una giovane e di bell’aspetto, spicca tra la folla dei locali sia per una statura fuori parametro sia per carnagione e lineamenti. Ancora rintronati dal sonno, dal fuso orario e cibo cui la nostra flora intestinale deve prendere ancora le misure, per quella maledizione che condanna il viaggiatore a provare cose sempre diverse a causa di tempi ristretti e minime probabilità di ritornare negli stessi luoghi, scegliamo dal menu la colazione “mexicana”: una bomba!

Ci viene servito un piatto di carne di manzo con una frittata adagiata sopra, il tutto annegato in salsa e cipolle, accompagnata da tortillas e caffè americano. Dubito che i messicani facciano colazione così, piuttosto ritengo sia un’interpretazione canadese di un piatto messicano. Lucio e Diego sperimentano l’ “espresso”, nella cui trappola chiunque è caduto almeno una volta, fosse solo per potere ordinare in italiano ed essere capito al volo. Sono soddisfazioni. Scarsa soddisfazione, invece, viene dall’ “espresso”: sciacquatura ristretta con retrogusto di fumo greve. Abituarsi al caffè lungo all’americana è più saggio.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #7 – A Playa, grintosi!

Grintosi!

Grintosi!

Al risveglio a Playa, la “Classifica della Vongola” si arricchisce di altre due perle che ci seguiranno per tutto il viaggio poiché si tratta di due saluti al mattino, perpetrati con maniacalità svizzera, ogni santo risveglio: l’uno di Francesco, l’altro del genio politicamente scorretto di Diego.

“Grintosi”

Autore: Francesco. Luogo: ogni sacrosantissimo luogo e, preferibilmente, ogni benedettissima mattina.

“Grintosi”, parola preferita dal Palmera per dare il buongiorno o spronare il gruppo degli altri mentecatti a superare le difficoltà o, più sinceramente, i momenti di lassismo senza ritorno. La perseveranza di Frank sfiora la maniacalità e ricorda la goduria dell’aguzzino a torturare i condannati. Diabolico.

“Vafanculo” (con una “f”)

Autore: Diego. Luogo: ogni sacrosantissimo luogo e ogni benedettissima mattina.

Saluto immancabile e puntuale di Diego per dare il buongiorno al paziente Lucio. Anche in questo caso, si rileva una certa ossessione patologica nel soggetto (psichiatrico).

Dopo una rapida doccia rinfrescante, indossiamo i tipici succinti indumenti da turista: bermuda, t-shirt e sandalo aperto. Un “dress code” da raccapriccio, tuttavia pratica consolidata tra i turisti, sopportata dagli abitanti del luogo e infine adottata da tutti, la storia di un grande successo contro ogni canone di gusto e bellezza estetica. Ci fiondiamo sulla Quinta Avenida, la strada  principale di Playa, e un guazzabuglio di colori, odori, suoni ci assale i sensi, tutto molto turistico, ma niente malacccio: è pur sempre il Messico.

Quinta Avenida: scovate l'intruso

Quinta Avenida: scovate l’intruso

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #6 – Como México no hay dos!

Vide 'o mare quant'è bello, spira tanto sentimento...Ma chest' nun è Surriento!

Vide ‘o mare quant’è bello, spira tanto sentimento…Ma chest’ nun è Surriento!

Ci siamo! Ultima trasvolata. Mi sento un uccello migratore per quante sono le ore che abbiamo trascorso in volo. Il volo da Houston a Cancun va ricordato per l’ennesima perla regalataci da Diego, 50% genio e 50% sregolatezza, che inanella una tripletta nella “Classifica della Vongola”.
Dopo “L’Aura Regola dell’Appariglio e dello Spariglio” e “Some solid”, Diego crea un capolavoro assoluto con

“Muy religiosa?”

Autore: Diego. Luogo: in volo da Houston a Cancun.

“Muy religiosa?”, così secca senza verbo e a bruciapelo è la domanda di Diego a una bella ragazza (che si scoprirà essere portoricana) seduta per disgrazia accanto. La domanda, servita per rompere il ghiaccio, viene dalla (mal)sana curiosità di Diego alla vista della copertina del libro, che la ragazza si appresta a leggere: un donna nuda con un grappolo d’uva a coprire la sola zona “strategica”. Che c’entra la religione?!? Chiedetelo a Diego.

Il bello è che la conversazione si protrae per tutte le due ore del volo con addirittura una rocambolesca spiegazione dello “sciopero” a scuola, cioè quando si faceva “sega” (a Napoli, detto “filone”). Spiegazione in pieno stile “Noio volevàn savuàr” nella celebre e indimenticabile scena sulla piazza del Duomo a Milano nel film “Totò, Peppino e la malafemmina”: un inglese sfoggiato senza imbarazzo, ma oltremodo imbarazzante, tracce di una lingua imparata superficialmente a scuola, resa irriconoscibile anche ai madre-lingua a causa dell’interpretazione, a dire poco, personale di Diego.

La ragazza ha riso per tutto il viaggio, non è riuscita a leggere una sola pagina del libro e – con somma delusione di Diego, animo sensibile – non ha degnato di un saluto al momento del commiato. Forse era più interessata al libro che alla conversazione? Napoletano forse invadente, portoricana maleducata. Un sorriso, cosa costa?

Tre giorni dopo…O qualcosa del genere perché ho perso la cognizione del tempo, già labile in tempi normali.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #5 – “C” is for “cookie”!

Cookie così deliziosi da conservare l'incarto. Mai più ritrovati.

Cookie così deliziosi da conservare l’incarto. Mai più ritrovati.

Gate 98. Gate 98. Last call! Gate 98! Curre curre guagliò…Palmiero guida il gruppo, nonostante un ginocchio “ricostruito” a causa di un grintoso passato sportivo, seguono gli altri tre caballeros senza cavallo e pure senza fiato. Dopo una corsa e relativo slalom tra carrelli, borse, borsoni e un numero spropositato di persone, giungiamo al Gate 98, dove un ormone baffuto decisamente sovrappeso a gran voce annuncia che siamo arrivati alla meta: “Last call!”. Piuttosto scazzato, ci butta uno sguardo di rimprovero misto a compatimento, facendoci avvertire la colpa del ritardo, sebbene incolpevoli a causa delle lungaggini al nastro bagagli. Straccia un pezzo della carta d’imbarco e ci fa segno di affrettarci lungo il “finger”. Ancora con il ritmo della corsa procedo spedito nel corridoio di imbarco e devo frenare bruscamente per evitare di finire direttamente in cabina di pilotaggio, rovinando su una biondissima hostess, che con il naso fa fusoliera.

Non appena preso posto a sedere, come in una sequenza girata in stop-motion, mi accorgo che sono proprio in America! L’accento strascicato e un po’ nasale delle due hostess biondone, le voci all’interfono, i visi dei passeggeri e, sopratutto, il sapore dei buonissimi cookie al cioccolato, forniti dalla compagnia aerea, mi fanno realizzare che l’Italia è lontanissima e sono in un luogo molto differente. E dopo due voli e oltre dieci ore chiuso in una fusoliera, il fatto che me ne stia accorgendo solo ora, mi fa preoccupare.

L’aereo decolla: il tipico “punch” allo stomaco di quando il pilota ha fretta di arrivare in quota di crociera, cabra quindi con un angolo di attacco meno dolce di quanto avrebbe dovuto, la sensazione dà fastidio ai più, ma a me dà il brivido del vero volo e non di essere su un autobus di linea.
Siamo in viaggio per Houston!

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #4 – United States of Scopone

In una foto d'archivio la storica partita a carte sull'aereo di ritorno da Madrid dopo la vittoria dell'Italia ai Mondiali del 1982, da sinistra Dino Zoff, Franco Causio, Sandro Pertini ed Enzo Bearzot. ANSA

In una foto d’archivio la storica partita a carte sull’aereo di ritorno da Madrid dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982, da sinistra Dino Zoff, Franco Causio, Sandro Pertini ed Enzo Bearzot. ANSA

Evvai! 1° Torneo di scopone! Si fanno le squadre:

Palmiero (e il conto dei soprannomi sale a 5) e Claudio

VS

Diego e Lucio

In questa occasione, viene fuori “L’Aurea Regola dell’Appariglio e dello Spariglio”, una delle gemme, delle perle senza tempo e dall’inestimabile valore che finisce drittodritto e di diritto nella “Classifica della Vongola”, cioè nella classifica delle “Frasi celebri”, ovvero frasi, parole o semplici fonemi che renderanno indelebile il ricordo di questo viaggio. Per “vongola” in napoletano si intende una “baggianata”, uno “strafalcione”, sì insomma “’na cazzata”.

“L’Aurea Regola dell’Appariglio e dello Spariglio”.

Autore: Diego. Luogo: ogni luogo dove è stato perpetrato il rituale dello scopone scientifico.

Il mantra ripetuto in tutte le partite di scopone, dalla prima a una delle ultime e decisiva tenzone in una cornice di paradiso naturale, al tramonto sotto le palme su una bianchissima spiaggia di Isla Mujeres. Definizione: “Si appariglia quando si è di mano e si spariglia quando non si è di mano” Diego docet.

Questa tecnica sopraffina porta notevoli benefici ovvero: la presa di tutti i “7” (la famosa presa dei 7!), la facilità nel ricordarsi le carte già uscite, la matematica certezza di scope finali. Lucio, negazionista di detta aurea teoria, dissente con sommo disappunto del compare Diego e ottimi risultati per gli avversari. Urge lezione di ripetizione.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #3 – Pollo e Zorro

maschera-aereo

Grazie alla “pietà” dei componenti del mio gruppo-vacanze, sono riuscito a sciropparmi ben due film: “EDTv”, che scimmiotta “The Truman Show”, ma nella sua mediocrità al massimo può aspirare a variante sul tema “Real TV” su MTV; il secondo film è “The Out-of-Towners”, commediola americana in anteprima assoluta per il pubblico italiano  che sarebbe potuta tranquillamente rimanere nelle sale americane, dato mi ha fatto sì sganasciare la mascella, ma per gli sbadigli.

Sono le 16:30 e siamo oltre metà del tragitto per Newark (è così che si scrive, Frank?!?…Pignolo) (Pignolo…E bastardo).
Ho Diego nelle orecchie che nel momento medesimo in cui scrivo mi fa: “che stai a scrive?” e io checacchioneso visto che vado a (ri)getto!? Qui, gli assistenti di volo si fanno un mazzo tanto e ci rimpinzano di schifezze plasticose, neanche fossimo dei maiali all’ingrasso.
Qualche esempio di ciò che le compagnie aeree spacciano per cibo e bevande:

  • caffè

E che è caffè?!? Versato in un bicchiere fino a metà, ha la consistenza di un tè particolarmente “carico”, l’odore è molto blando e ricorda l’aroma dell’originaria bevanda. Dopo avere “mangiato” avevo bisogno di un bel caffettino, ma non ne ho avuto il coraggio. Il ricordo del succo di pomodoro forte e la faccia di Francesco è ancora troppo vivido e raccapricciante.

  • “bistecca o pollo?”

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #2 – Succo di pummarola, forte

Biglietti-Messico

Seppure postuma, ovvero con il senno del poi, vado a enumerare quanto già accaduto fino a ora e cioè le 11:30 circa:

  • cedimento di una bretella del mio zaino, preso a prestito dal Palmera, che è uno dei soprannomi dei tanti che appioppiamo a Francesco. E’ un buon inizio, non c’è che dire.
  • “Check-in”…indolore. Vedremo poi se i nostri grossi zaini arriveranno a destinazione.
  • sistemazione in Airbus in rullaggio sulla pista, prima destinazione di questo lungo viaggio: Milano.

Eh sì, perché avendo, come al solito, deciso all’ultimo minuto di partire per il Messico, gli unici biglietti disponibili erano cari arrabbiati e non erano per unica tratta diretta a Cancun. Nonsignore. Prima di mettere piede su suolo messicano, si decolla dalla madre-terra partenopea per Milano. Emigrante? Ma pecchè te ne vuoi andà accussì?…Pecchè vuoi emigrà? No, voglio viaggià, voglio conoscere, nun ‘e che nun so’ cuntent ‘e sta ‘cca. Pare ca ‘o napulitano nun po’ viaggià, po’ sulamente emigrà! (cit. MassImo Troisi in “Ricominio da tre”)

Da Milano il grande salto transoceanico per New York, di cui intravedremo il celeberrimo “skyline” dall’aeroporto di Newark. Da qui, Cancun?…Nonsignore. Una visita a Houston non volete farla? Non so cosa ci sia da vedere a Houston e un giro turistico non lo nego a nessun luogo sconosciuto, se non fosse, che si arriva all’aeroporto ed è uno di quei classici “stopover” sfigati: una lunga sosta tale da prenderti a pizzichi, ma non abbastanza per farsi un giro nella città vicina e respirare un pò di aria che non sia quella condizionata dello scalo aeroportuale.

Da Houston finalmente si arriva a Cancun, ma giusto una toccata e via perché l’albergo prenotato per l’arrivo si trova a Playa del Carmen o più semplicemente Playa, come viene chiamata dai messicani. Qui si spera di potere riposare dopo quasi un giorno passato più in aria che a terra.

Ora siamo a terra. L’Airbus è ben piantato sulla pista. La lunga fusoliera sembra una chioccia che, controllando la situazione dall’alto, accoglie i suoi piccoli pulcini, aspettando con pazienza che prendano posto. Con tanta pazienza.

Continua a leggere


Viva il Messico! Ep. #1

Realizzato con https://tagul.com "Messico in una nuvola"

Messico in una nuvola

“México lindo y querido”, Messico bello e amato recita una famosa canzone tradizionale, del genere ranchero e mariachi, scritta da Chucho Monge nel 1921 e resa famosa da Jorge Negrete. E’ considerata in tutto il mondo ispanico come una canzone rappresentativa del Messico e nel Paese come canzone di orgoglio patriota e di nostalgia per la terra natale.

Sicuro non è inizio pop e scoppiettante, è però l’immagine più lontana dai cliché e più vicina al ricordo di un viaggio così arricchente, che ancora oggi sento l’esigenza di ripercorrerlo sulla tastiera e lasciarlo a sì deperibile memoria di server, ma sempre più affidabile del soggettazzo al di qua dello schermo.

Un lungo viaggio da Napoli, toccando New York, anzi Newark, poi Houston (We-have-no-problem) fino al Chiapas, attraverso lo Yucatán e ritorno. Un vecchio diario scritto a mano, come i buoni sapori di una volta e ripassato nella padella come il fritto con l’ojo bbbono de mamma. Non è leggero, non fa male al fegato (anzi, lo tiene in allenamento) e, sopratutto, è fatto con il cuore e la cura di chi vi vuole bene.

Yucatan_e_Chiapas_viaggio_Redbavon

Clicca sulla mappa per vederla ingradita e tutte le tappe dell’itinerario

Questo diario di viaggio sposa la “serendipity”, non per snobberia o conformismo anti-conformista, non vuole sorprendere a tutti i costi, ma è per chi vuole lasciarsi sorprendere; non è stato un viaggio pianificato a tavolino, ma fissate tre date e luoghi (arrivo, a metà strada e ritorno) , il resto è stato deciso giorno per giorno: figlio di un’esigenza di uscire da una vita, che ci appare nella sua routine fin troppo pianificata e decisa da una società sempre più macchina virtuale, in cui il software disassembla, in alcuni casi, aggiunge delle patch al codice, ma è una versione che ormai non supporta più il formato .essereumano. Il codice andrebbe riscritto da capo.

Siete fuori strada, se cercate utili consigli, i prezzi migliori, imbeccate di esperti viaggiatori: esistono in Rete operatori professionali, enti istituzionali, motori di ricerca e aggregatori di contenuti specializzati e, nel prossimo futuro, applicazioni “shopping immersive” per la Realtà Virtuale che permetteranno, sul divano di casa, indossando l’Oculus Rift, di essere “immersi” nella camera dell’hotel che si sta prenotando, osservando la struttura virtuale della camera che si sta scegliendo. Se cercate tutto ciò, qui siete fuori strada o – come mi piace pensare – questa è un’“altra” strada.

Questo diario è a episodi, che non è una concessione alla struttura seriale TV che sembra avere risucchiato l’attenzione del grande pubblico (il Cinema è diverso! Il linguaggio filmico è diverso!), ma è un’esigenza, oltre che di tempo disponibile sia vostro sia mio, di andamento-lento, che è un leit-motiv della gente incontrata:¡Tranquilo!…” riccorreva spesso e non c’è bisogno di traduzione. Un andamento-lento che permette di percepirne i dettagli, soffermarsi su una foto, lasciare un commento, ascoltare una musica, farsi rapire da una sensazione.

Questo diario, come già fatto in passato, non è un esercizio per la memoria o un’area giochi per il mio piccolo caro Narciso, è un serbatoio di emozioni da non lasciare mai andare.

Se, quindi, spiluccando da un post a un altro, vi smarrirete in una foto, lascerete che un po’ di sensazioni vi sorprendano, vorrete lasciare due righe di commento o una “stelletta” di gradimento, renderete un po’ più felice il vostro umile “benzinaio”. Me.

E ora – sulle note di Paolo Conte – via via, vieni via con me.

Continua a leggere