Viva il Messico! Ep.#36 – I love shopping a San Cristobal

Segue da Ep.#35 – Il canyon del Sumidero

14° día

Ultimo giorno a San Cristobal, giorno di partenza sulla via del ritorno in Yucatan. Siamo agli sgoccioli di questo viaggio, che – senza tema di smentita – per ognuno dei quattro compadres ha assunto un’aura epica.
Frank, auto-proclamatosi Grande Uxmal e nella sua veste divina di scriba azteco, descrive nei dettagli questi eventi con la sua grafia, che mi ha causato una riduzione sensibile della vista e procurato l’accesso VIP a Xibalba in virtù del turpiloquio irripetibile rivolto a tutto il pantheon maya lungo tutto il Sacro Albero della Vita. In corsivo le mie umili note.

È la giornata del “tappone”!
Non mi riferisco al grande tappo che occupa la parte bassa dei nostri intestini a causa delle ingenti dosi dell’ottimo “Diarstop” (farmaco anti-diarroico), procurato dal previdente Lucio, ma alla tappa più lunga della nostra “vuelta de Mexico”: da San Cristobal a Isla Mujeres.

Ci aspettano diciassette ore di pullman fino a Cancun, più un’altra ora e mezza di viaggio per sbarcare a Isla Mujeres.

Interrompo il racconto del Grande Uxmal perché mi urge evidenziare un’anomalia tra la parola scritta e quella parlata. Mi sorprende come nel diario Francesco scriva correttamente “Isla Mujeres” visto che la sua pronuncia è stata puntualmente “Isla MuGlieres“.
Come più volte descritto, Francesco è un madre-lingua dell’italiano-spagnolato ovvero una lingua ibrida che non è uno storpiamento delle due lingue utilizzando banalmente la “s” alla fine di ogni parola italiana per ottenere fonemi vagamente ispanici, ma inventa neologismi con il genio creativo e la raffinata maestria di Willy Wonka nel produrre straordinario cioccolato nella sua famosa fabbrica. La “Classifica della Vongola” ne è la testimonianza inoppugnabile: i contributi di Frank ne fanno l’azionista di maggioranza.
Dopo la mia recente incursione alla quattordicesima voce di tale elenco di immani cazzate, Frank si riappropria saldamente dello scettro aggiudicandosi la quindicesima voce con:
“Isla MuGlieres”.

Storpiatura del nome dell’isola a circa venti minuti di navigazione da Cancun, il cui nome corretto è Isla Mujeres.
La spiegazione è evidente a chi mastica la lingua napoletana: in napoletano, infatti, “mugliera” significa “moglie” e Frank, con un’associazione che ricorda i passaggi di un’espressione algebrica, ha interpretato nel modo seguente: mugliera -> moglie -> donna.
Pertanto Isla Mujeres traducibile in “Isola (delle) Donne” diventa Isla Muglieres.
Mi inchino al genio di Francesco e lo ringrazio di averci regalato perle più preziose e durevoli dei diamanti: rimarranno in eterno nel nostro ricordo. Grazie infinite e di cuore, France’!

Il programma della giornata prevede nell’ordine:

  • sveglia non troppo tardi (che vuole dire “decisamente tardi”)
  • visita al mercato di San Cristobal (non quello turistico, ma frequentato dai locali)
  • ultime compere – diciamo sempre così – al mercato dell’artigianato (quello turistico presso la chiesa di Santo Domingo)
  • pranzo leggero in albergo
  • partenza con il pullman “Maya de Oro” per Cancun alle ore 16:35.

Ci svegliamo alle dieci, ancora più tardi rispetto alle ormai consolidate abitudini di ritardo. Con una telefonata Lucio comunica il cedimento di Diego (Francesco dorme in stanza con me, Lucio e Diego in una seconda): fuori uso con febbre a trentotto!
Ciò ci preoccupa alquanto, non solo perché dobbiamo affrontare il “tappone”, ma sopratutto perché Diego, quando è in perfetta forma è solito lamentarsi di numerosi e anomali malanni (spalle, orecchie, ginocchia e altre parti che evito di citare per senso del pudore). Figuriamoci quando ha la febbre!
E invece no!
Con sorprendente saggezza Diego trascorre una tranquilla mattinata sotto le coperte nella camera della Posada Santo Domingo, dimostrando la grinta dei leggendari ciclisti di un tempo, che affrontavano le tappe più dure in qualunque condizione e a qualunque costo. Non so come mi escono queste cazzate!!!.

Il saggio Francesco anticipa il mio salace commento sulla sua ardita metafora ciclistica. Ho dovuto rileggere più volte la parola e chiedere consiglio a terzi sull’interpretazione del glifo: sei un fottuto genio. Sul rinsavimento di Diego, la lettura più realistica, secondo me, è che stava veramente male; solo dal delirio febbricitante si può spiegare una sua decisione responsabile e razionale.

A ogni modo, Claudio, Lucio e io (Francesco per chi non lo avesse già intuito dallo splendido esempio di scrittura maya) (“Chapeau! ” per l’ammissione, fratello maya), dopo lentissima e distensiva colazione alla Casa del Pan, ci avviamo verso il mercato di San Cristobal (quello vero, non quello per noi “turistos fai da te”) (ha scritto “turistOs”, non è un mio errore di trascrizione o interpretazione: è assolutamente coerente).

Prima però ripassiamo dall’albergo per sincerarci delle condizioni di Diego (come i Marines, i compadres non lasciano nessuno dei loro indietro) e ci viene consegnato dalla reception un fax di Jimmy, capace di rintracciarci anche in capo al mondo, che ci comunica la funesta notizia della sconfitta del Napoli nella partita di esordio di Coppa Italia: due pallette a zero in casa della Salernitana. Le sorti del Napoli, che avevamo già intuito dalla pessima cera di Ferlaino (presidente della squadra del Napoli di allora), incontrato sull’aereo da Napoli a Roma, sembrano già tristemente segnate.

San Cristobal, mercato locale: è una piacevole passeggiata, ma le persone alte devono fare attenzione…

Raggiungiamo il mercato locale e ne rimaniamo sorpresi alla vista: il brulichio di persone, l’intensità dei tanti colori e profumi, l’organizzazione in tanti piccoli banchi che espongono le mercanzie in modo perfettamente ordinato. I banchi sono coperti da teli colorati tirati da funi legate a piccole aste infisse al suolo a un’altezza maya, circa un metro e mezzo.

L’impatto visivo del mercato è davvero straordinario: un caleidoscopio di colori delle merci e delle tende di copertura dei banchi, che sorprendono per la precisione con cui sono disposti i prodotti; le funi, che tengono in tensione le coperture dei banchi, creano una ragnatela a un’altezza adatta ai locali, creando così qualche problema di movimento a chi è di statura superiore. Francesco continua.

Ssn Cristobal, mercato locale
Ssn Cristobal, il mercato locale è una festa di colori

Io, Uxmal, sono ovviamente a mio agio, Claudio decisamente meno e rischia più di una volta la decapitazione tra gli intricati fili del mercato.
Veniamo sorpresi dalla perfetta e colorata geometria dei banchi della frutta, dai prezzi bassissimi, dalla varietà della merce (c’è veramente di tutto!) e dall’operosità degli indios.
Riesco a dissuadere Lucio dalla solita tentazione di comprare fagioli, semi e altre derrate alimentari; l’unico significativo acquisto è il mio: due colorati sombreros per i miei due nipotini.
Ci lasciamo alle spalle questo mercato e ci dirigiamo al mercato dell’artigianato vicino all’albergo e alla chiesa di Santo Domingo.

San Cristobal, mercato dell’artigianato presso la Chiesa di Santo Domingo

Qui ci esibiamo nel solito balletto delle contrattazioni.
In particolare, i fratelli Bava rappresentano un’autentica attrazione per i passanti.
I loro “duetti” sono splendidi:
Lucio vuole comprare dei regali per le sue “ragazze”, Claudio qualcosa per la sua ex o futura ragazza.

In questo passaggio, Frank fa il tifo per un riavvicinamento alla mia ex-ragazza, visto che vive a Roma e io mi sono trasferito nella capitale per lavoro da poco più di un anno; Lucio e Frank mi spingono ad acquistare un regalo; io ondeggio paurosamente tra il risoluto a non acquistare nulla e il recalcitrante.

Il tutto è condito da molte idee-regalo per la loro sorella, Giorgia (la fantasia di Lucetto è smisuratamente fervida), da qualche tocco di “mammite” e dall’assoluta impossibilità di trovare un regalo adatto al padre. (Almeno su un punto eravamo d’accordo).
Il risultato è due ore da perfetti cazzoni italiani in Messico: reciprochi battibecchi che vanificano qualunque accenno di idea e terminano in nessun acquisto!
Il tempo stringe e la tensione sale: cosa comprare alle “ragazze”?

A proposito delle “ragazze” di Lucio mi sorgono spontanee alcune domande: chi sono? Chi sono le fidanzate sparse per il territorio nazionale? O sono le “ragazze” di altri? Ma soprattutto: quante ne sono?
A te Lucetto l’ardua risposta.
Quanto alla “ragazza” di Claudio devo in tutta onestà osservare che il soggetto, salvo sporadiche eccezioni, mostra classe e apparente distacco in merito all’argomento.

La crisi del Bavas’shopping si risolve quando i fratelli prendono strade diverse.

San Cristobal, mercato dell’artigianato (da sinistra a destra): venditore di pietre dure e monili, Lucio e la morbida Lupita

Lucio riesce così a concupire una sorridente e abbondante messicana, Lupita, che lo guida nei segreti della contrattazione delle pietre di ogni genere.
Il risultato è buono: una pietra d’ambra con bestia (l’ambra è una resina fossile per cui all’interno spesso vi si trovano degli insetti), due turchesi per Giorgia, turchesi a go go per le “ragazze” di Lucio e una collana di turchesi e ambra con bestie per la “ragazza” di Claudio, acquistata da quest’ultimo su pressione del fratello e una contrattazione serrata grazie anche ai consigli di Lupita.
Inoltre Lucio ottiene un indirizzo e-mail della morbida Lupita: chissà se un giorno ci saranno regali anche per lei?

Da parte mia per poco non riesco a scambiare un fratello Bava per un piccolo gadget di terracotta. Lo scambio però non è favorevole agli occhi degli astuti indigeni. Forse l’avrei spuntata offrendo entrambi i Bava.

Terminato il faticoso “shopping”, visitata la chiesa dello zocalo e quella di Santo Domingo, recuperiamo il quasi risorto Diego per il pranzo.

Da sinistra a destra: un giovane RedBavon, Lucio e Diego, che stringe tra le labbra un tovagliolo. No, non è il delirio da febbre, ma è perfettamente normale così! Bentornato tra noi, Diego!

Seguono nell’ordine: taxi, arrivo al terminal dei bus, conoscenza con due disperati (un toscano che si crede il Dio del Viaggio e un milanese che dice di essere in giro da solo già da due mesi) e infine partenza.

A proposito di viaggiatori incontrati, San Cristobal è pieno di ragazzi in viaggio: molti, infatti, provengono da Ciudad, dal Nord hanno percorso in automobile o autobus la costa occidentale (Puerto Escondido sulla costa del Pacifico andava parecchio di moda) oppure – più comodamente – sono atterrati a Tuxtla Gutierrez. Dopo avere visitato il Chiapas – più o meno le nostre stesse mete – puntano allo Yucatan. In particolare ricordo un trio di Velletri, un ragazzo e due belle ragazze, una mora e una bionda (con quest’ultima mi sarei fatto il giro del mondo) che volevano andare in Yucatan fino a Cancun, noleggiando un’auto e percorrendo quella strada poco frequentata e immersa nella foresta per Palenque. Provammo a dissuaderli dal noleggiare un’auto e preferire la corriera. Come leggerete a breve dal racconto di Frank, la strada non era all’epoca una passeggiata di salute e con due ragazze così qualche brutto ceffo avrebbe potuto fare qualche bruttissimo pensiero.
Capisco la libertà di viaggiare, ma un minimo di consapevolezza e previdenza non è per forza sinonimo di “viaggiatore imborghesito”: significa capire veramente dove ci si trova.

E chi non viene con noi nella passeggiata di salute delle diciannove ore di corriera fino a Isla Mujeres, possa essere colpito da una prostatite acuta e doversi fermare ogni due per tre a fare pipì sulla strada da San Cristobal a Palenque. Sempre che ci arrivi a Palenque.

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