#2. Bit+Beat = E-Pro

beck_e-pro

Per questo secondo appuntamento di Bit+Beat=Make Some Nooooise!, la neonata rubrichetta di musica contaminata dai videogiochi, ho scelto la videoclip di una canzone di Beck: E-Pro.

E-Pro è la traccia di apertura dell’album Guero, che Beck (al secolo Beck Hansen) ha pubblicato nel 2005. Dopo Loser (1993) che ha consacrato il cantantante a superstar, E-Pro è uno dei maggiori successi di Beck: pubblicata come “lead single” dell’album nel marzo 2005, all’inizio di aprile è al primo posto nella classifica Alternative Rock del Billboard.

L’album Guero schizza in breve al secondo posto del Billboard, la migliore posizione in tutta la carriera di Beck fino a quel momento.

Non è facile definire la musica di Beck. Da Wikipedia viene descritto “[…] tra i principali esponenti dell’indie rock e in particolare del lo-fi”. Onda Rock, cui rimando per un dettagliato e coinvolgente excursus sull’artista, lo definisce:

“[…] La X-Generation a cavallo tra 80 e 90 trova in Beck anche un simbolo: praticamente è un nerd (o qualcosa che gli somiglia molto) con il suo aspetto dimesso e la sua (falsa) timidezza, confonde generi e stili senza riguardi per creare qualcosa di non-mainstream che allo stesso tempo è mainstream ma riesce a nasconderlo benissimo, nei testi è ermetico (per qualcuno semplicemente furbo) e ironico quanto basta per cantare l’orgoglio dei perdenti proprio per una generazione che è confusa e si sente perdente. […]” (cit. OndaRock.it :“Beck L’idolo della generazione X” di Marco Simonetti )

Onda Rock individua però proprio nell’album Guero il primo passo falso di Beck.

Non è facile definire la musica di Beck. Lo stesso artista ha qualche difficoltà in merito. Per esempio, descrive la sua musica in collaborazione con i Dust Brothers (periodo esaltato da Onda Rock) come un “sound” che ha una “jankity”. Per “jankity” si intende qualcosa di incasinato , scadente, che ha qualcosa di rotto, urge di una qualche riparazione, ma funziona ancora. Il termine “janky” si riferisce a qualcosa di costruito in economia o messo malamente insieme tanto da non sembrare adatto ad assolvere alla propria funzione, tuttavia funziona al di là di ogni aspettativa.

Le videoclip di Beck sono caratterizzate dall’essere strampalate, contengono quella dose di imprevedibilità, che le fa assurgere in breve a una presenza fissa su MTV, quasi un manifesto di una televisione che vuole rivolgersi a un pubblico giovane e – per cliché – ribelle e anti-conformista. Sappiamo, invece, quanto queste televisioni abbiano contribuito a un nuovo conformismo (e relativo mercato) dell’ “alternativo” a tutti i costi.

La videoclip di E-Pro non delude queste aspettative. Ha un’atmosfera surreale, dall’inizio alla fine.

Beck risorge da una tomba in un cimitero e con un badile inizia a scavare, riportando in vita anche il suo cane. A questo punto, una schiera di scheletri inizia a circondarlo, a colpi di badile si fa largo attraverso i non-morti e fugge dal cimitero in sella a una bicicletta. A parte la rappresentazione del cantante e del cane, tutta l’ambientazione e gli altri personaggi sono realizzati con una grafica in wireframe, cioè una modellazione in computer grafica degli oggetti tridimensionali, che disegna solo i contorni dell’oggetto; il nome “wireframe” (filo di ferro) è dovuta al fatto che l’interno dell’oggetto non viene riempito dal colore, ma rimane trasparente, dando appunto l’impressione che sia costruito con il “filo di ferro”.

Per tale motivo, il calcolo per rappresentare dei modelli in 3D è alla portata dei computer degli Anni Ottanta e pertanto viene largamente utilizzata nei videogiochi, prima nelle sale-giochi, poi nelle conversioni di tali arcade sulle console casalinghe e infine diventa lo standard per i videogiochi in 3D per i primi home computer 8 bit.

Star Wars (1983, Atari)
Star Wars (1983, Atari)

Esempi di classici del Videogioco in grafica wireframe sono: gli arcade Battlezone  e Star Wars di Atari, che vennero convertiti su un numero impressionante di console e home computer. Il wireframe diede il meglio sugli home computer 8 bit: il primo simulatore di volo, il famoso Flight Simulator; i primi giochi di ruolo con visuale in prima persona, Akalabeth: World of Doom e Dungeons of Daggorath; il primo simulatore di universo spaziale, Elite, che vendette 100.000 copie nel Regno Unito e perciò fu il primo videogioco per home computer a finire in TV nel notiziario serale della BBC.

Verso la fine degli Anni Ottanta, grazie alla maggiore potenza dei chip degli home computer 16 bit, come Amiga e Atari ST, la grafica in 3D “solido”  sostituisce quella “wireframe”.  L’ultimo videogioco di successo in grafica wireframe fu Starglider per Amiga e Atari ST.

Starglider (1987, Argonaut Software)
Starglider (1986, Argonaut Software)

L’influenza dei videogiochi in questa videoclip non si limita esclusivamente alla modellazione in wireframe, ma sono individuabili diverse citazioni.

Ghosts 'n Goblins - (1985, Capcom)
Ghosts ‘n Goblins – (1985, Capcom)

L’incipit ambientato in un cimitero ricorda l’inizio dell’avventura del cavaliere che finiva in mutande, il primo livello di Ghosts’ n Goblins. Gli scheletri del cimitero iniziale e un enorme teschio che insegue il cantante verso la fine della videoclip sono un “marchio di fabbrica” di tutta la serie Castlevania. Altri passaggi sono tipiche fasi di giochi platform.

La stessa canzone è contenuta nel videogioco Rock Band 2.

castlevania_sotn
Castlevania: Symphony of the Night (1997, Konami)
super-castlevania-iv_snes
Super Castlevania IV (1991, Konami)

La videoclip è stata realizzata da Shynola, un gruppo di talentuosi e visionari artisti che hanno curato le videoclip di canzoni di Radiohead, Morcheeba, Blur, Emiliana Torrini, Hot Chip.

Durante le riprese della videoclip, Beck si infortunò gravemente. Durante tutto il video, Beck fluttua come una marionetta in una serie di scenari generati in computer grafica e, per realizzare quest’effetto nella surreale coreografia, ha dovuto indossare un’imbracatura all’interno di una ruota girevole. Beck non ha mai specificato i dettagli, ma Joey Waronker, il batterista che collabora con il cantante da lungo  tempo, individua in questo marchingegno la causa dei seri problemi alla spina dorsale del cantante. La gravità fu tale da costringere Beck a sospendere i “tour” per due anni. Nel suo ritorno al palco, nel tour Modern Guilt nel 2008, era tuttavia evidente una certa difficoltà nei movimenti del cantante.

Buon ascolto e make some nooooise!

E-Pro – Beck 

 

Annunci

18 pensieri su “#2. Bit+Beat = E-Pro

        1. Leggere, conoscere, imparare, scoprire di non sapere nulla e che c’è tanto da scoprire che non ti bastano due vite di Matusalemme, scriverne e avere la fortuna che qualcuno ti legge e scambia un’opinione, non è meraviglioso?

          Mi piace

                1. Quoto e straquoto! Troppa fatica per mantenere in vita l’artificio, meglio la sincerità. Più facile da gestire con te stesso, riconoscibile da chi è sincero come te, l’errore addirittura può diventare fertile e contribuire a superare i propri limiti.Poi qualche vaccata ci sta anche per farsi una risata e non prendersi troppo sul serio

                  Mi piace

                    1. Ahahahah vero! Dai, che prima o poi la so rifà. El Bavon Rojo è ispirato proprio a quella Jamme session. Ed era pure senza aggiunta di alcol! Al naturale come Natura Crea (oltre ai piselli in scatola di Cirio)

                      Mi piace

        1. Non ho mai letto Ratman (mea culpa, mea grandissima culpa), ma “Metallloooooo” risale a un periodo in cui frequentavo due miei amici “metallari”. E’ con affetto e stima che lancio quest’urlo, pure non essendo riuscito a stabilire un contatto con la musica metal (e me ne dispiace perché sto sicuramente perdendomi qualcosa).
          “Metallloooooo” è legato a un piccolo aneddoto: era estate e giravamo in auto senza meta perché freschi patentati ed era una goduria goderci questa libertà, primi scampoli d’indipendenza. Prendere l’auto e andare dove volevamo. I nostri genitori erano pure contenti così facevamo pratica senza fare danni perché nel luogo di villeggiatura dove eravamo c’erano poche anime e poche automobili. In questi nostri giri, con lo stereo che mandava sempre una selezione di musica metal su cassette fatte dai miei due amici, un giorno ci attraversò la strada una vecchietta che pensava di avere i poteri di Darth Vader: quasi si buttò sotto l’automobile pensando che stendere il braccio davanti e mostrare il palmo della mano in segno di “alt” bastasse a frenare la corsa dell’automobile. Procedevamo ad andatura moderata per cui evitammo di stendere la vecchietta sull’asfalto a mo’ di pasta sfoglia.
          Poiché eravamo tre ragazzi ben educati (che se ne dica dei metallari…so’brava gggente), non tirammo giù tutti morti della razza della vecchina né intonammo un salmo blasfemo in parolacce e bestemmie in rima.
          Ci voltammo verso la vecchina, ormai salva sul lato destro della strada, e – all’unisono – senza che ci fossimo messi d’accordo, le urlammo “”Metallloooooo” sporgendo dal finestrino il braccio stesso e la mano con il gesto delle “corna” con il pollice alzato. L’auto si allontanò con un stridire di gomme e un giro di chitarre distorte (dei Whitesnake, se la memoria non mi inganna). Io ero seduto sul sedile posteriore, mi girai e vidi la vecchina che – non ci crederai – non ci mandò un invito “a lavorare in miniera” , ma stava sorridendo.
          Perciò il mio urlo “Metallloooooo” è un bellissimo urlo.

          Mi piace

          1. Male per RatMan. Devi metterti a pari caro redbavon. Devi metterti a pari.
            Mi piace questo racconto, mi piace proprio. Sono memorie che fanno acquisire significato a certi ascolti.
            I vecchi che pensano di avere poteri paranormali mentre si gettano sulla strada mi fanno paura. Quasi quanto quelli con il cappello.

            Mi piace

            1. Su RatMan so di avere una lacuna grande come una laguna, ma provvederò a bonificare al più presto. Conto di educare i miei due nanerottoli alla sana lettura dei fumetti (di cui ho un’ampia collezione) e quindi insieme a loro allargare gli orizzonti.
              Io quelli che temo di più sono gli Umarells. Hai presente quelli che si mettono, braccia incrociate sulla schiena, schiena leggermente china in avanti, a guardare come procede qualsiasi “lavoro in corso”, fosse pure la bitumazione del manto stradale o uno scavo fognario. Beh, ho il terrore di diventare così 😉

              Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.