Stan Trek

un libro scritto da Ted Rall

Editore: Becco Giallo

Ted Rall è un GRANDE! Ted Rall è semplicemente un grande scrittore, fosse pure che s’ignori essere stato finalista al Premio Pulitzer e abbia vinto per due volte il premio per il giornalismo Robert.F.Kennedy. Avvicinatomi per la curiosa assonanza con StaR Trek, irresistibile quanto vedere il comandante Kirk che impartisce ordini dalla plancia del maestoso vascello spaziale Enterprise in calzamaglina attillata tipo ballerino di danza del Bolshoi! Stan Trek è un viaggio nell’Asia centrale post-sovietica e il Medio Oriente: lungo la Via della Seta, attraverso luoghi difficili anche da pronunciare di fila. Provateci voi, senza fermarvi: Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan. Ma non solo: la provincia del Sinkiang (Cina), Afghanistan, il conteso Kashmir con la Strada del Karakorum, tra le più pericolose al mondo, fino al Pakistan.

Un viaggio esotico semplicemente perché si tratta di luoghi davvero remoti, difficili da raggiungere anche in aereo, difficili da girare, interessanti per un passato importante essendo stati la culla di antiche civiltà, per un presente di corruzione dilagante e crudeli regimi di dittatori che fanno sembrare Saddam Hussein un dilettante in “materia” di repressione e tortura. Se poi consideriamo gli enormi giacimenti di gas naturale e petrolio ancora non sfruttati, forse le ultime importanti risorse energetiche del pianeta, in un futuro non molto lontano questa remota zona della terra diventerà oggetto della prossima partita a Risiko delle grandi potenze mondiali. In questa edizione del Risiko i “carri armatini” però sono veri e c’è da avere paura che qualcuno si giochi la carta jolly “nucleare”.

Il racconto di Ted Rall è coinvolgente, intenso, vibrante, un racconto denso di informazioni che vanno da cenni storici alla descrizione delle varie etnie delle popolazioni, dall’analisi socio-politica al vissuto delle esperienze di un viaggio che ha un adrenalico carico di avventura misto al pericolo pari a quelli dei grandi esploratori inglesi di metà secolo XIX nel cuore dell’Africa nera. Se vi sentite veri “viaggiatori”, rifuggite resort e viaggi cosiddetti “organizzati”, rifiutate con sdegno “Club Med” e formule “all inclusive” assimilabili, ammettete come unica guida la Lonely Planet, sotto braccio e via all’ ”avventura”…allora preparatevi ad avere un crollo totale della vostra autostima di “vero viaggiatore”: al confronto, il più avventuroso dei vostri viaggi sembrerà un “Club Med” cinque stelle in esclusiva suite.

La lettura è scorrevole e procede a un ritmo vario: alterna momenti di lucida analisi politica come la “Rivoluzione dei Tulipani” in Kirghizistan a momenti esilaranti come il capitolo ”Manicaretti” sul cibo centro-asiatico; dalla satira attraverso strisce di vignette, una vera vera e propria graphic novel all’interno del libro, ai consigli pratici di viaggio, tra cui il più importante è come affrontare la temutissima e corrotta militsia, cioè la polizia: in Asia centrale “i poliziotti sono sempre i peggiori delinquenti”. Dalla cronaca delle atrocità commesse dalla militsia come la strage di pacifici manifestanti ad Andizan in Uzbekistan, alla denuncia della politica estera americana che di fatto sostiene i regimi di questi despoti per assicurarsi basi militari e l’influenza politica su vaste risorse energetiche, alimentando così un radicato anti-americanismo nelle popolazioni vittime delle repressioni. Popolazioni di religione islamica, il cui risentimento alimenta il fondamentalismo e jihadisti antioccidentali.

Insegna che il tempo è una risorsa soggettiva e che in Asia Centrale il (tuo) tempo non ha importanza: gli autobus di linea partono quando sono strapieni, arrivano a destinazione secondo le necessità (di contrabbando) dell’autista e i tempi stimati di arrivo vanno sempre considerati in eccesso poiché i posti di blocco sono tanti e la militsia è sempre pronta a trattenervi fino a che non porgete la bustarella di rito. Nonostante tematiche ed episodi che scatenano ansia profonda, non si avverte mai un senso di distacco da parte dell’autore, anzi è chiara una partecipazione intensa e personale, una com-mozione autentica. Un viaggio è veramente tale se “rimane dentro” il viaggiatore, se lascia qualcosa, se arricchisce. A Ted Rall possiamo appuntare questa coccarda di “vero viaggiatore” perché alla fine è chiaro che l’Asia Centrale, con le sue montagne, le sue vallate, le sue strade ha lasciato il segno, è chiaro che ama questa gente e ha cuore i loro destini. Dobbiamo dargli il merito, inoltre, di essere riuscito a trasmettere queste positive emozioni, sebbene in un contesto tutt’altro che rassicurante e lontanissimo dai nostri standard di vita. Così lontano, così vicino.

Alla fine, nonostante tutte le peripezie e pericoli, sognando le montagne del Karakorum e assistendo al gioco del buzkashi, l’ultima riga dell’ultima pagina è stata letta, segue un silenzio di attimi in cui assapori la fine di un libro, la fine del “viaggio”, ma mentre riponi il libro sullo scaffale con il gesto sacrale del cacciatore che attacca il proprio trofeo alla parete, ti assale incontenibile la voglia di partire per l’Asia centrale. Devo ringraziare Ted Rall per avermi fatto viaggiare per queste terre remote e persone, in tutta sicurezza seduto sulla poltrona di casa.

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