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Master o’Scieme: la ricetta del giorno

Oggi (ma dubito fortemente che ci sia un domani) il vostro Master o’Scieme, lo chef che ‘cchiù scieme non ce n’è, consiglia la ricetta del giorno:

OstiE (non benedette) farcite di nocciole caramellate

Ingredienti:

  • Ostie (quanto basta)
  • Zucchero (quanto basta)
  • Nocciole sgusciate (a ufo)
(d)Istruzioni per l’(ab)uso

1. Procuratevi delle ostie

Non andare dal parroco dicendogli a cosa ti serve perché – secondo precisi calcoli scientifici di probabilità – è certo che ti prenda a calci nel sedere, dall’altare alla porta della chiesa, bestemmiando come un turco ateo.

Dunque, approccia il parroco e chiedigli come si procura le ostie, senza dire a cosa ti servono. Se risponde “È il Corpo di Cristo”, desisti. Continua ad andare a messa, ma cambia parrocchia. Non perdere la Fede: un qualsiasi supermercato sotto casa, anche il  più sfigato dei “discount”, dovrebbe avere le ostie al reparto “ingredienti per dolci”.

Nel caso i malvagi centri commerciali abbiano fatto chiudere tutti i negozi di alimentari e supermercati del tuo quartiere, non andare al centro commerciale (a meno che sia estate: c’è l’aria condizionata e trovi pure parcheggio), ma rivolgiti a un farmacista. Utile anche nel caso in cui il parroco ti abbia preso a calci.

Non è che il farmacista si sia messo a vendere dolci: le ostie vengono usate da chi ha difficoltà a ingerire le pillole. Se il tuo farmacista vende anche dolci, congratulati con lui perché è un fottuto genio commerciale: fino alla “mezza età” ti vende i dolci e il collutorio, poi ti vende l’insulina per il diabete e il collante per la dentiera.

Se nemmeno il farmacista è fornito di ostie, non recarti presso il malvagio centro commerciale, ecco una ricetta facile facile per farle in casa: 1 litro d’acqua, 500 grammi di farina e olio extra-vergine di oliva quanto basta

Con acqua e farina prepara una pastella liscia e omogenea. Metti a scaldare sul fornello a fiamma media uno stampo per fare le ostie, versaci al centro un cucchiaio di pastella e lascia cuocere per alcuni secondi. Stacca de-li-ca-ta-men-te l’ostia e ritaglia con le forbici la parte eventualmente fuoriuscita dallo stampo. Ogni tanto spalma sullo stampo un po’ di olio extra-vergine di oliva. Metti l’ostia calda sotto un peso per evitare che si deformi raffreddandosi.

Dove posso comprare lo stampo per fare le ostie? Al centro commerciale.

2. Preparazione delle nocciole sgusciate

Comprale.

Trovi le nocciole sgusciate in pratici pacchetti di plastica semi-trasparente. Non guardare quanto costano al chilogrammo perché avrai la sensazione che stai acquistando cocaina pura oppure Uranio-235 o Plutonio-239 o altro materiale fissile.

Se ti ingolosisce il prezzo conveniente delle confezioni “extra-large” di nocciole non sgusciate, l’ideale per famiglie numerose di scoiattoli, passa anche al reparto di para-farmacia e acquista una confezione di garze e unguenti per lesioni traumatiche alle dita. Gli schiaccianoci non perdonano.

3. Preparazione delle nocciole caramellate

Sciogli lo zucchero in un pentolino,  consiglio una fiamma bassa. Mescola bene fino a ottenere un liquido viscoso di colore dorato. Fai attenzione a non farlo bruciare sul fondo, non tanto perché mandi a ramengo la ricetta, ma perché pulire lo zucchero caramellato azzeccato sul fondo è un castigo di Dio dopo che ha scoperto il furto della mela proibita. No, quella dell’Eden non era caramellata.

Una volta ottenuto questo liquido viscoso,  aggiungi le nocciole, che hai avuto cura di tostare leggermente su una padella. Non lo hai fatto? Inizia da capo al punto 3) perché mentre tosti le nocciole ti si è bruciato il liquido caramellato.

Una volta tostate e aggiunte le nocciole, continua a mescolare per farle amalgamare e penetrare nel liquido caramellato.

Spalma un velo leggero d’olio extra-vergine d’oliva su un tagliere di legno, versaci il contenuto del pentolino, attendi che il composto si raffreddi (se hai a disposizione dell’azoto liquido è vivamente consigliato per ridurre drasticamente i tempi di attesa).

Quando ormai il profumo zuccheroso si è diffuso in tutti gli ambienti della casa, le papille olfattive stanno mandando ai matti quelle gustative, è il momento di munirsi di coltellaccio o altro oggetto contundente (no mazze ferrate, le cucine costano) e spezzare in più parti il composto ormai solidificato con la stessa sacralità con cui il prete sull’altare fa con l’ostia. Abbi cura di fare dei pezzi di dimensioni più o meno simili a quelle delle ostie. No, non c’è bisogno del compasso, fai a occhio, va bene anche un po’ irregolare.

Prendi due pezzi d’ostia e poni nel mezzo un pezzo di nocciole caramellate.

Finalmente metti in bocca, lascia sciogliere ostia e caramello, infine mastica. Mastica con attenzione e, mentre mastichi, recita in silenzio una preghiera a Santa Apollonia affinché ti prenda in simpatia e ti protegga dalle tariffe salate dei suoi protetti, i dentisti. Da statistiche delle cause più frequenti di denti spezzati: al primo posto un classico, il pugno in faccia; al secondo posto, gomitata in bocca; al terzo, nocciola caramellata.

Le ostie così diventano pure “benedette”: compensano i sensi di colpa per i valori di glicemia sparati su Marte grazie a quella bontà criminale delle nocciole caramellate. Ti senti più buono, mondato dai peccati della gola. Amen.

Ringrazio Tati che al solo nominare “ostie ripiene di nocciole caramellate”mi ha fatto scattare questo delirio gastro-linguistico

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Cartelli paradossi #7 – A zonzo per Napoli, il fumo fa male

Terza foto a zonzo per Napoli: scuusate, tenite ‘na sigaretta?

Sigarette e ‘na tazzulella ‘e cafè [Foto by Giorgia]

Altra foto di Napoli, colta da mia sorella a zonzo per la città. Dopo lo street-food, un esemio dell’ingegno o dell’arte di arrangiarsi napoletano: lo street-smoke.

Su questo bancariello, bene attrezzato e tutto sistimate, la gentile clientela fumatrice può trovare “tutto quello che serve” per il suo vizio: dal pacchetto di marca, sotto-marca e marca sconosciuta all’accendino alla tazzulella ‘e cccafè. Perché il caffè deve essere con tre “C”: Cumme Cazze Coce, ovvero caffè bollente in tazzina bollente. Da sorseggiare rigorosamente con lentezza onde evitare di lasciarci attaccate le labbra al bordo della tazzina. Il caffè è un rito, non è un consumo di bevanda in velocità, va sorseggiato. Chiano chiano. E poi, ‘na sigaretta ci sta proprio bene. In mezzo, tra l’aroma del caffè persistente in bocca e le acri volute di fumo, una chiacchiera con il barista, con il vicino di bancone o l’amico. Ricordatevi di lasciare un caffè pagato.

Questa foto è una poesia. Recita tutto il rito del caffè e della sigaretta. Quella tazzulella appoggiata, sporca di un caffè consumato, è un invito di convivialità e, insieme, una genialata di marketing spontaneo.

Dedico a questo genio dei tabacchi caserecci, in barba agli odiati monopoli (qualunque essi siano), un mio post del 2010, sette anni fa, avevo iniziato a fumare da poco:

Bacco, tabacco e una piccola Venere

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Cartelli paradossi #6 – A zonzo per Napoli, United Lasagne of Naples

Seconda foto a zonzo per Napoli: è ora di pranzo…o cena, vale lo stesso.

napoli_graffiti_lasagne_1

United Lasagne of Naples

Cartello che alla sola vista porta trigliceridi e colesterolo a livelli di guardia (medica). Una vasta scelta di cibi provenienti da varie parti del globo, all’insegna di una contaminazione che caratterizza tutta la storia e cultura napoletana: il “cuoppo” ovvero carta oleata arrotolata in forma di cono riempito con ogni ben-di-Dio-Fritto (e ogni mal-di-fegato); il panino con la porchetta di Ariccia, una vera squisitezza tipica della zona de’li Castelli de Roma (il calice di vino è fortemente consigliato); l’americano “hot-dog”. Ma la vera chicca è la lasagna.

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Cartelli paradossi #5 – A zonzo per Napoli, San Valentino, ma con calma

Da una passeggiata a zonzo per Napoli, una foto-reporter d’eccezione, mia sorell(in)a, mi invia una serie di foto come “graffiti” della città, che tra le mie dita prendono la forma di un ennesimo appuntamento con una delle infami rubrichette che popolano questa webbettola: Cartelli paradossi.

A zonzo per Napoli vi propone una vista sulla mia città di origine grazie a cartelli, scritte, immagini che creano un mosaico in cui parecchie tessere mancano, tuttavia un napoletano conosce esattamente il loro posto. Una faccenda complicata per chi non conosce Napoli e, sopratutto, per chi non ama la mia città (e ce ne sono). “Graffiti” anche se non lo sono in senso stretto, ma li considero tali perché rappresentativi di un certo tessuto sociale e culturale, basato sull’espressione della propria creatività grazie a scritte, immagini e simboli nel contesto urbano. Graffiti, appunto.

La prima foto è dedicata alla “ricorrenza” di questo giorno.

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Capodanno a El BaVón Rojo: brindisi con Grog!

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Tutto nasce dagli auguri di Buon Anno di Tati all’Oste nel post di riapertura dell’anno nuovo di El BaVón Rojo:”mannaggialochetta! ma dov’ero caduta per perdermi una riapertura della bettola con questo grande stile!!??
Buon anno già iniziato Oste”

L’Oste accoglie con letizia l’augurio e ricambia con affetto, ma non finisce lì…

Oste: “Buon anno FaTati! Perché “iniziato”? Come sarebbe “già”?…Narcì! Narciiiiiii! Narcisooooo!

Da qualche parte dietro (e sotto) il bancone con una refola di voce dal tono rassegnato e sbuffante, giunge la risposta di Narciso: “Checc’èeeeh?…”

Oste: “Narcì, ma che è già passato Capodanno? A me non mi pare…Poi qua fa sempre caldo, l’unica neve che si vede da queste parti è quella che portano i motoscafi dei Narcos…E non ci voglio avere niente a che fare eh. Poi per me la neve, lo sai Narcì…”
Narciso: “…È ambiente ostile, lo so. Lo so.”
Oste: “Narcì, allora è passato Capodanno? Tati mi ha fatto gli auguri di buon anno “già iniziato”…”

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Lettera natalizia a Donald Trump da Cuba

francobollo-cubano-1995

Nutrendo una smodata passione per il volo e, non avendo ottenuto alcun brevetto, nemmeno per lanciare un aereo che fosse di carta, ho dirottato il mio istinto di Icaro in versione pirla, verso il volo simulato, sopratutto quello “incivile”, cioè messo su un aereo, io devo sparare.

Quando sei su un velivolo che vola con l’auto-pilota, armato di missili “intelligenti” e “smart-bomb”, il rischio è che, in mezzo a cotanta intelligenza tecnologica, l’unica deficienza sia quella dell’umano a bordo. “La guerre c’est la guerre” e se da terra cercano di buttarti giù con i SAM – non è un lontano zio americano né il vezzeggiativo della prosperosa cantante degli Anni Ottanta –  non fai granché distinzione tra buoni e cattivi, soldati e civili, e a volte vi sono spiacevoli conseguenze. Ne è la prova la lettera, di cui sono venuto in possesso per vie segretissime, scritta da un inviperito cittadino cubano niente di meno che al Presidente degli Stati Uniti d’America, cioè – ancora stento a crederlo – Donald Trump. Come direbbe lui…Check this out!

A:

  • Presidente degli Stati Uniti d’America
  • Stato Maggiore della República de Cuba

PC: Compañía Cuba Libre de Asistencia

San Cristóbal de La Habana,  25 diciembre 2016

Esimio Presidente degli Sati Uniti d’America,

Egregio Dottor Trump,

le scrivo questa mia per comunicarLe un avvenimento che è, a modesto parere di chi scrive, di gravissima importanza, tale che potrebbe incrinare gli appena ricuciti rapporti diplomatici tra i nostri grandi Paesi e, sopratutto, riavvicinare il popolo americano e cubano.

I motivi di queste mie tutt’altro che piacevoli affermazioni, preferisco, per trasparenza e onestà intellettuale, affidarli alla viva testimonianza e ai documenti probanti l’evidente gravità e improprogabile urgenza di un Suo cortese riscontro.

Per farla breve, di seguito sottopongo alla Sua pregiata attenzione la cronaca di quanto accaduto.

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Cartelli paradossi #4

cartello-paradosso-04

Era questione di tempo, ma piccoli blogger crescono (ogni allusione alla statura è veramente casuale): G.R.A. è già stata tra queste pagine, ispiratrice di The Walking Dead in The Office ed autrice della fotografia scatenante Cartelli Paradossi #3. Diamo a G.R.A. il caldo benvenuto, tanto non vi costa nulla vista l’afa agostana, e la mia consueta benedizione di “buona lettura”.

Autrice: G.R.A.

Accomunata all’amico RedBavon dalla medesima meta estiva, mi ero ripromessa, una volta rientrata, di scrivere lo “spin off” del suo post sulla vacanza tra i monti.

La mia passione per cartelli, scritte e insegne, unita alla personale lotta contro le deiezioni canine (sia bene inteso: non auspico un mondo di cani stitici, ma di padroni educati!), ha diretto però la mia attenzione altrove.

Ed ecco palesarsi ai miei occhi un cartello degno di analisi, che mi ricollega alle riflessioni sviluppate in merito dal Chiarissimo RedBavon (NdClaudio: tale rettorifico titolo è il giusto prezzo per tale prezioso spazio)

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Viva il Messico! La Classifica della Vongola

SambaDeAmigo

Questo non è proprio un post, ma è una pagina di “servizio” per il diario-uno-strappo-e-via! del viaggio in Messico. Qui verranno riepilogate tutte le “vongole”, ovvero “perle” che devono mai mancare in un viaggio affinché assurga a “leggenda” e che in questo viaggio non sono di certo mancate. Anzi, direi proprio l’opposto. The Legend will never die! (e chi becca questa citazione vince una maracas originale di Samba De Amigo!)

“La Classifica della Vongola”, cioè la classifica delle “Frasi celebri”, ovvero frasi, parole o semplici fonemi che renderanno indelebile il ricordo di questo viaggio. Per “vongola” in napoletano si intende una “baggianata”, uno “strafalcione”, sì insomma “’na cazzata”.

Formazione di viaggio:

  • Francesco (detto Frank, detto Palmera, detto…dagli innumerevoli nomi), carissimo amico di mio fratello e me.
  • Diego, compagno di banco di mio fratello per tutto il liceo, genio e tantissima sregolatezza, diventato perciò carissimo amico pure mio.
  • Lucio, mio fratello minore.
  • Claudio (come sarebbe chi è?!?)

Di seguito l’elenco, che verrà aggiornato fino al’ultima tappa, quindi le “vongole” sono in ordine cronologico e non d’importanza. Alla fine, come in tutti i contest seri, verrà eletta la “Reginetta delle Vongole”

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Cartelli paradossi #3 – Non disturbar alano che…


Rubata dalla bacheca FB di Grazia, cui vanno i “credits” per tale foto e i miei ringraziamenti per non cedere di schianto all’agonia della calura pomeridiana  e post pranzo a base di timballo di maccheroni al sugo con carne trita e provola (tipico spuntino da giornata di mare, almeno a casa di mamma’).

Con Grazia condividiamo un viaggio in quel dell’Alto Adige, nella bella Val Pusteria, che – da terroni quali siamo – ci ha messo addosso la stessa tensione di non essere accetti e di essere guardati come chi entra a casa di gente sconosciuta, invitato perché amico dell’amico, e si accorge di avere pestato una deiezione canina solo quando calca i primi passi sull’antico tappeto persiano, fatto a mano, filo per filo, trama per trama, tramandato da generazioni in quella famiglia. 

Il Cartello paradosso #1 è una foto da me scattata proprio in tale valle. C’è una sorta di fissazione per vietare o indicare un corretto comportamento.

Quando Grazia mi ha detto che sarebbe partita per la mia stessa nordica meta, l’ho avvisata di stare in campana. A parte il dispiacere della sconfitta dell’Italia per pallone germanico, è stato un bellissimo viaggio con un’ottima accoglienza. 
Un lecito dubbio pero’ sovviene…
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Cartelli paradossi #2: Braccio di Ferro fa il metronotte ed è innamorato

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. Popeye

Amo la “Street Art” e i graffitari incarnano nella vita reale lo spirito primigenio della Rete, all’insegna della libertà di espressione e condivisione,  una condivisione reale e non cliccando un tasto “share” e poi liberare frustrazione e ira, senza uno straccio di ricerca delle fonti.

Perciò un cartello o una scritta su un muro attira la mia (dis)attenzione ab blog condito: è successo proprio nel post d’inaugurazione di questa raccolta di mie frattaglie assortite comunemente nota come bl(eah)og, “Il mutuo dell’amore”, e di recente con Cartelli paradossi #1

Quando ci si autocita, non si è “alla frutta”, ma “all’amaro”…ma non il Lucano, quello del Capo, lo Jegermaister o come diavolo si scrive, quello del veterinario fico e bravo (questi non mi hanno pagato la “mazzetta” per la pubblicità …), bensì la scolatura di un amaro di quart’ordine.

Non è elegante, d’accordo, m’è sfuggito un po’ di autocompiacimento tra il solito zig-zag di pensieri.

Ritorna una scritta su un muro. Ritorna un genio del paradosso. Ritorna un innamorato.

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. <firmato>Popeye

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La Fine del Mondo

the-end-thats-all-folks

Di mistiche farneticazioni e “La Fine del Mondo” secondo lamelasbacata e RedBavon. E con questo mi sa che ci siamo giocati il Paradiso.

Sostengo sempre che i commenti sono la linfa vitale di un blog. Da uno scambio con Mela è partita una scheggia mistica, complice anche la mia terza birra e in queste sigarette “che diamnine di tabacco ci hanno messo?”

La Fine del Mondo secondo lamelasbacata, che cita un passo di “Io Speravo che me la cavo” di Marcello D’Orta

“Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l’inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Uè, addò vai!”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo. “

 

La Fine del Mondo secondo RedBavon

(questa è un pò più lunghetta, scritto all’impronta…avvisati eh)

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The Walking Dead in The Office

By Marc Bilgrey - www.marcbilgrey.com

By Marc Bilgrey – http://www.marcbilgrey.com

La realtà supera l’immaginazione. Al di là della…Rianimazione. 

Telefoni che trillano, campanelli del recapito della posta elettronica, dita che sbattono sulla tastiera, tre colleghi discutono di una procedura, qualche click troppo pestato sul mouse, sgranocchio di cracker e biscotti, ogni tanto una lite con i programmi che vanno in blocco per nessun-buon-motivo. Otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana, circa quaranta settimane l’anno in “open space”: un sovrapporsi di voci e suoni a rischio continuo di errore “stack overflow”.

“Open-space”, scrivanie a isola.Conversazione telefonica in ufficio.

Gus riceve una telefonata e risponde a gentile richiesta:

“Il Registro inumazioni e tumulazioni?No…No…Il Registro inumazioni e tumulazioni non e’ piu’ in gamma”

Mariagrazia, collega di scrivania di fronte a Gus, commenta:

“A’ Gus…E che ce voi fa’…È un mercato morto”

 

The Walking Dead are among us.

The Walking Dead are in The Office.

 


Cartelli paradossi #1

Un cartello particolare, Edelweiss, montagne e Val Pusteria, cosa c’entrano con un napoletano che sta alla montagna come una renna sugli scogli abbasc’a Marechiaro?

Affisso a una parete enorme di una probabile rimessa di macchine agricole o, altrimenti, stalla del Minotauro, il cartello in foto ammonisce i cani (e i suoi padroni) a non segnare il territorio come nelle loro abitudini.

Il cartello potrebbe passare inosservato se posto in un prato o aiuola, anche se un senso non dovrebbe averlo in quanto tutti i padroni di un cane dovrebbero arrivare da soli al fatto che, se in un prato c’è gente che fa pic-nic o bimbi che si rotolano gioiosi nell’erba, non è  piacevole ritrovarsi a mangiare un succulento panino o lasagna multistrato (dipende come s’intende la parola “pic-nic”), scoprendo di essersi seduti sopra la popò del migliore amico dell’uomo de li mejo mortacci sua o, tra un morso e una forchettata, sniffare – a ogni alzata di brezza – un pungente odore di pipì.

Se si considera dove è ubicata la costruzione sulla cui parete è affisso, il cartello è in contraddizione con i principi elementari della logica, ma all’esame critico si dimostra valido: è un cartello paradosso.

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Qualcuno andò sotto il nido del cuculo e sparò Ep.#2 – Ecco i Killer!

Cuculo

Il cuculo…Che vi ha fatto di male? Vi sembra teso? Ha tutte le ragioni per esserlo.

Ornitofobia? Paura dei volatili?  Quando vedete il film “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock non ci dormite la notte? Dei misteriosi “giustizieri” vi stanno rendendo la vita meno difficile: una strana moria di uccelli si sta verificando in città. Tutto è iniziato con i cuculi, ormai non se ne trova più uno, si è estesa poi a tutti i volatili. Così si pensava fino a poco fa, ma la dichiarazione del Questore al telegiornale nazionale ha svelato che gli inquirenti avevano il sospetto che non fosse una moria naturale, anzi avevano elementi che fosse, in qualche modo, indotta da uno o più individui. Quel “qualcuno che andò sotto il nido del cuculo e sparò” è stato finalmente individuato. Svelati i volti dei killer!

La città blindata dalle forze dell’ordine alla ricerca dei due superlatitanti, ai quali viene ascritto anche l’ultimo degli efferati crimini seriali, ormai noti alla cronaca come “Le stragi d’Er Cucularo”. Cento posti di controllo mobili sono disposti fra il centro e le periferie, cambiano ogni mezz’ora, segnalazione dopo segnalazione. Gli investigatori hanno messo a punto un piano di intelligence per accelerare i tempi della cattura e hanno mobilitato tutte le forze a disposizione: volanti dei commissariati e della squadra mobile, personale di stazioni e caserme dei carabinieri, gazzelle del nucleo radiomobile, elicotteri in volo continuo sui cieli della città e polizia a cavallo a pattugliare i giardini e i parchi, unità cinofile agli aeroporti, stazioni ferroviarie e delle corriere, persino la polizia postale a scandagliare Internet alla ricerca di una qualsiasi traccia, anche solo elettronica, dei due criminali a piede libero. Tutte le forze coinvolte hanno l’identikit dei killer, assassini silenziosi e spietati, abituati a portare a termine il proprio compito di sterminio del cuculo e di tutta la genie affine, comunque munita di piume e di becco.  Vi mostriamo  la foto in anteprima:
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Guerra agli spammer! Sterminiamoli

Blanca Suarez per Intimissimi 2013

Se una crestura simile a questa dovesse spuntare nella vostra posta elettronica e invitarvi a cliccare su un link per entrare a fare parte dei tuoi contatti, state attenti. Diffidate.

Ma si può?!?! Ma si può?!…

C’è un nuovo virus. E fino qui nulla di nuovo sul fronte occidentale. Il bastardo invia messaggi imbarazzanti ai vostri contatti. Un paio di anni fa, aveva fatto strage un “virus” su Android che inviava immagini di tuoi amici e contatti, invitando a cliccare per vedere la foto. Ma per quale motivo dovresti cliccare?

Condivido la sintesi di Mauro:

virus-facebook

Sante parole, ma anche tanto buon senso comune. Internet non è il Paradiso e, nella vita quotidiana, se di notte, in un vicolo buio e deserto (poi mi spieghi come ci sei finito) ti si fa incontro un losco figuro incappucciato, di cui non riconosci nemmeno il viso, non è che gli vai incontro e lo abbracci. Al massimo, se accenna a rivolgersi verso di te, alzi le mani, gli dai il portafoglio, lo smartphone, le scarpe, le chiavi dell’auto, le chiavi di casa, quelle mie, di mamma e di mio fratello…Io almeno farei così. Nel mio caso tentare la fuga è inutile, sarebbe più facile resistere ai Borg.

Un punto del corretto decalogo di Mauro per difendersi dagli spammer, però, mi ha fatto scattare la scimmia antenata dell’Angelo Sterminatore: “non accetto amicizia da tettone che non conosco”.

E basta, però! E’ il momento di dire basta agli spammer!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 4]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2] , [Parte 3]

[cliccate sulle immagini per ingrandirle]

Noio volevàn savoir

Fotogramma n.18 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Robot-olo bianco a Robot-tone rosso: “01001110 01101111 01101001 01101111 00100000 01110110 01101111 01101100 01100101 01110110 11100000 01101110 00100000 01110011 01100001 01110110 01101111 01101001 01110010 00100000 01101100 00100111 01101001 01101110 01100100 01101001 01110010 01101001 01110011 01110011” Trad: “Noio volevàn savoir l’indiriss…”

Han Solo è alla testa del gruppo di sfollati…Ehm degli eroici ribelli, sicuramente inseguiti da stuoli di imperiali, ma Han in quanto a fughe sa il fatto suo. Giungono alle porte di questa costruzione dall’architettura che dà un senso di antico e autorevole. Sarà la residenza di qualche importante personaggio o un tempio? Conoscendo Han e i suoi trascorsi di ricerca di reliquie in templi, tombe o luoghi più o meno pericolosi e il vizietto “fetish” di godere nel prendere a frustate i nazisti, punterei tutto sull’ipotesi “tempio”. Le strisce colorate pendenti dall’alto potrebbero avvalorare l’ipotesi “tempio” poiché ricordano l’usanza tibetana delle bandiere di preghiera. Se non fosse che sono napoletano e riconosco che quelle non sono bandiere di preghiera, bensì filari di panni spasi (trad: stesi), come nel dedalo di vicoli del centro storico di Napoli, tra vasci, chiese dimenticate e piccole cappelle che custodiscono grandi tesori come il Cristo Velato.

Pertanto, escludendo che si tratti di un tempio, i nostri tre eroi si stanno dirigendo verso la residenza dell’immancabile capèra ‘nciucessa (trad: pettegola) o ras del quartiere, che possa loro fornire: A) una scodella di zuppa calda; B) un paio di litri dell’ ojo bbbono, quello de mamma, per i circuiti del robot-olo; C) un bagno pulito; D) un giaciglio di paglia; E) informazioni per andare dove devono andare.

Mmmh…Forse era meglio la prima ipotesi: un tempio per raccomandarsi all’Altissimo, la situazione sembra consigliarlo. Obi Wan, don’t say a prayer for me now. Save it till the morning after.

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Star Wars VII: La rivincita del Nerd Logorroico

Redbavon-tweet-SW7trailer

Das Raumschiff. L’ Astronave. Nella pubblicità della nota Macchina del Popolo (tedesco), è stata eliminata la voce che pronuncia la scritta che appare sotto al logo: Das Auto. L’Euro dà, l’Euro toglie.

Convivo con due nani da 4 anni. Dichiarare di essere pronti a un simile evento nella tua vita è come aspettare sulla spiaggia uno tsunami, con la tavola da surf sotto il braccio e il panino con la cotoletta nella borsa termica sotto l’ombrellone. Nulla sarà come prima. E la vita che avevi sognato nei tuoi piani lastricati di buone intenzioni ed elevate aspettative non solo sarà obliterata, ma perderà di qualsiasi significato. Così, in uno schiocco di dita, verrà naturale.

Tutto ciò che ha fatto parte della tua vita, non avrà più senso, a eccezione di una: il sonno.

E anche questa cosa verrà irrimediabilmente obliterata.

Il “nano” non ti darà tregua, che sia notte fonda o mattino presto o un’ora tale da non distinguere se sia meglio chiamarla “notte mooolto fonda” o “mattina mooolto presto”. Il “nano” si ciba del tuo  sonno.

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 3]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2]

[cliccate sulle immagini per ingrandirle]

Fotogramma n.11 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Il Millennium Falcon! Due TIE Fignter a ore sei! Beh, non dureranno abbastanza da potere raccontare d’averlo visto.

Il Millennium Falcon è tornato! Il mucchio di ferraglia a forma di padella ha ancora l’attitudine ad attirare sciami di TIE Fighter quanto un parafulmine attira i fulmini. La vecchia “ferraglia” come la conoscevamo, a eccezione della parabola del sistema sensori che manca ancora. Pare che l’assicurazione non abbia ancora pagato i danni causati da Lando Calrissian nell’attacco alla seconda Morte Nera, sollevando l’eccezione ex. art. 1912 c.c.: nella polizza erano esclusi gli eventi terremoto, guerra, insurrezione, tumulti popolari. E’ sempre la solita storia con le assicurazioni: se non leggi le postille scritte in piccolopiccolo e non fai il CID, sono dolori. E’ comunque un bel vedere: la nostra vecchia fregata leggera YT-1300 che “ha fatto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec”, leggendaria quanto il suo equipaggio, Han Solo e il suo degno compare, quel “tappeto ambulante” di Chewbacca. L’unico dubbio è chi è che lo sta pilotando: ha cambiato talmente tanti piloti che non mi stupirei di vederci alla cloche Valentino Rossi. L’Alleanza Ribelle c’è!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 2]

Segue da [Parte 1]

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Fotogramma n. 5 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Se producessero un automobile con un motore che ha il suono del TIE Fighter, mi metterei all’uscita della catena di montaggio per comprarla. Quel paio di cannoni laser sono una manna nel traffico congestionato sul G.R.A. e per le auto parcheggiate in doppia fila fissa. <Psciùùùùùù!> un bagliore verde e <BUUUuuuM!>. Ora sei polvere sottile.

Yeaaaaah! TIE Fighter! La cavalleria dell’aria dell’Impero! Con quel suono unico che mi fa venire i brrrividi! Nuovo modello di pacca, vernice metallizzata inclusa, turbolaser munito, agile nel combattimento ravvicintato come una “Vespa 50” nel traffico di punta. Non è un modello “full optionals”: l’Impero è andato al risparmio su scudi deflettori, motore iperguida e sistemi di sostentamento per il pilota. Fabbricazione genovese? La nuova colorazione, nera e rossa, fa venire in mente un’associazione di nazista memoria. Darth Vader potrebbe sembrare un comandante bionico della Gestapo nell’anno 3000 e il Gran Moff Tarkin è spietato quanto il Reichsführer delle SS. Tali indizi danno concretezza a una mia ipotesi: il TIE Fighter potrebbe essere di fabbricazione tedesca…

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 1]

Le 43 milioni e passa visualizzazioni dell’ultimo trailer di “Star Wars VII – Il risveglio della Forza” provano che – come cantavano The Doors – people are strange ma..You’re NOT alone. Un’isteria collettiva, esaltante per i fan della saga, totalmente incomprensibile per il resto della specie umana più saldamente ancorata alla crosta terrestre. Per alcuni Star Wars è una religione, è una fede. Io ne sono follemente innamorato (vedi i diversi post sul tema). Dopo avere convertito alla Forza i miei due nani di 4 anni, provo a mettermi nei panni degli “infedeli” con un approccio al trailer che i fan definiranno tra l'”irriverente” e il “blasfemo”, ma è l’ atteggiamento “politically correct” che ci si attenderebbe da un uomo maturo (?) alla suonata età di 47 anni, padre di famiglia, alle prese con la quotidianità, teso a procurare un dignitoso futuro ai due pargoli.  A uso e – spero – abuso di questa matura platea e non avvezza alle Guerre Stellari, divido in più parti lo “spiegone” del trailer.

Che la Forza sia con me. Redbavon 5 standing by.

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Fotogramma n.1 Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Tranquilli! NON è un terrorista! Anche se lo fosse, è sufficientemente lontano da casa nostra. Per la precisione è in una galassia lontana lontana…

“C’è Crisi”. Star Wars si adegua alla situazione dell’economia reale ed è vicina alle famiglie. Outfit modello “siamo con le pezze al cu*o” senza rinunciare però ad accessorio di classe: occhiali fascianti, lenti polarizzate, Unità Acquisizione Bersagli con telescopio a 20 ingrandimenti per la visione diurna (consigliato dall’Associazione Ottici Galattici); telecamera termica per la visione notturna, funzione “raggi-X” per visione di completi intimi uomo/donna (era da quando leggevo il Monello e l’Intrepido che ne desideravo uno!); una bussola digitale e un record data system con funzione “Smemoranda”. Nelle aste è montato chip Wi-Fi e lettore mp3 con scheda prepagata, 20 crediti omaggio per lo store i-Galaxy-4-Tunes. Quando i dettagli contano.

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