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Lettera a Luke Skywalker

“E’…è…per me?! (Immagine http://www.flickr.com | Credits: link)

Quest’anno  il rituale (sbav)augurio lo dedico a un Babbo Natale un pò particolare. Con grande affetto.

Caro Luke

avevo promesso di farmi risentire e, chi meglio di te sa, la tecnologia permette di colpire a distanze siderali; così, eccomi puntuale all’appuntamento epistolare. Più pistola che Re. Ammappa che rutilare di facezie ‘sta letterina. Potrei buttarla tutta in “ammuina”. Hai presente una manifestazione di disoccupati organizzati, centri sociali di ambo gli estremi, anti-TAV, universitari e alunni delle superiori, black-bloc a sparpagliata farcitura tipo canditi nel panettone e Boba Fett in testa al corteo con il megafono? Potrei, ma non oso.

Sei stato molto gentile a proporre di farmi sentire dopo la visione del film, ma gentilezza per gentilezza ti dico che la settimana scorsa non era proprio cosa.

La fonte principale dell’Ispirazione dei miei rituali (sbav)auguri natalizi era la cartellonistica pubblicitaria di una marca di intimo superlativo, con delle “testimonial” da fare girare la testa: ebbene l’azienda evidentemente è in “spending review” pubblicitaria e non tappezza più né le strade della città né i palinsesti televisivi, con conseguente stato di agitazione mio e della categoria dei carrozzieri, che grazie al reggiseno senza ferretto facevano grandi affari in questo periodo.

Il resto dell’Ispirazione va e viene insieme alle targhe alterne, lo smog rimane, sia nell’aria sia nella mia testa. Aggiungi lo stato di ansia per la classica delle classiche…la Stramilano?!? Ma che hai capito? No, il Natale e l’immancabile ricerca dei regali con rush finale che ti manderebbe al Creatore in molto meno di 12 parsec, ma moooolto meno di 12 parsec.

Ma hai visto il prezzo del tuo pupazziello e dei Lego Star Wars?

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by Kotobukiya

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by
Kotobukiya

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Star Wars, non puoi entrare.

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Dedicato a tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana

“***No spoiler***” Da quando è in proiezione nei cinema il film di Star Wars questa dicitura è balzata prepotentemente in cima alla SERP di Google! Ogni benedetta volta che stai per scrivere qualcosa su Star Wars, sei costretto a scrivere questa dicitura per avvisare che non citerai particolari rivelatori della trama a quei disgraziati che non hanno ancora trovato i bigietti o il tempo di recarsi al cinema. Se oggi qualcuno si alzasse e decidesse di svelare il Quarto Segreto di Fatima o svuotasse il sacco sui Segreti di Stato o avese trovato l’inconfutabile prova che c’è vita su Giove, si piazzerebbe alla decima pagina del ranking di Google.

Pertanto, Avviso ai naviganti: in questo post si scrive di Star Wars , ma non si fa menzione alcuna del film. State tranquilli, ma prestate attenzione al canale di Sicilia, mare mosso, moto ondoso in aumento, vento da NW 12 nodi.

Star Wars è dovunque,”la resistenza è inutile” direbbe un’altra fazione della galassia. La macchina da guerra del marketing Disney ha sparso il Verbo di “Star Wars” su qualsiasi prodotto e, da qualsiasi scaffale o espositore, fa capolino un prodotto con su scritto il marchio delle Guerre Stellari, anche se il Natale è periodo da consacrare alla Pace e tutti devono essere più buoni di default.

Ciò non mi crea particolari problemi, anzi mi fa sentire meno “alieno” e finalmente mi dà più possibilità di condividere uno stato d’animo ed emozione che, come descritto in un post fa,  vale la pena di vivere. Altro discorso per i miscredenti ai quali le parole “Star Wars” rimbalzano come proiettili su un giubbotto in kevlar. Ciò è vero fino a un certo punto, perché se spari a distanza ravvicinata e con un calibro grosso, anche il kevlar cede (è duro cinque volte l’acciaio, mica fa i miracoli…); così la sovraesposizione commerciale e mediatica del marchio Star Wars ha iniziato a creare qualche fastidio ai non “addicted”, tanto che sono atterrate sul web – come piccioni a Piazza San Marco – post contro questa “mania” o recensioni che stroncano il film per “partito preso”, adducendo motivazioni così prive di oggettività che l’unica giustificazione è la scelta di arruffianarsi il target dei non “adddicted” o autorefenziarsi come “anticonformista”.

Il rispetto dell’opinione altrui – su questo blog – è sacrosanto. Fino a che esiste una mutualità di rispetto e intenzione di condivisione, troverete la porta di questa web-bettola spalancata 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, fino a che operatore telefonico non ci separi; in caso contrario, non avrò pietà nell’utilizzo del potere di “moderazione” e, in quanto dominus supremo e maximus di questo web-staterello, calerò la “damnatio memoriae” su troll o altra genie di senza-creanza. La democrazia è un valore che va conquistato e confermato nella pratica delle nostre azioni. Non è scontato.

Terminato il momento “Programmi per l’Accesso”, alle parole seguono i fatti…Ehm altre parole.

Per tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana, ho trovato un posto dove Star Wars non c’è.

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Star Wars VII: meno 2 all’alba. L’ansia da prestazione

Tranquillo, Luke...Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio...

Tranquillo, Luke…Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio…

Che la Forza sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti ai Signori Jedi. Rendiamo grazie agli Jedi. E’ cosa buona e giusta.

Il momento tanto atteso sta giungendo. Ciò potrebbe rimbalzarvi peggio che sul Muro di Gomma dell'”incidente” di Ustica se non siete uno Star Wars “addicted” (“fan” sa troppo di adolescente urlante a un concerto di pop-star e io ho una certa età).

Non me ne cale tu chi sia, o naufrago su questi lidi, sappi però che Star Wars è un argomento che ha già generato parecchia letteratura, invero di opinabile levatura, in questo arcipelago semi-disabitato e fuori dalle rotte conosciute nell’oceano di Internet.

Sappi pure che se “Star Wars” è qualcosa che ti suona nuovo e del tutto sconosciuto all’udito, le cose sono due (e non una alternativa all’altra): 1. hai vissuto fino a oggi su un pianeta del sistema stellare di Betelgeuse, seconda stella a destra dopo Rigel, costellazione di Orione questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino poi la strada la trovi da te; 2. giunto su questo piccolo sasso planetario, dopo un viaggetto di 600-640 anni luce, fai un ultimo sforzo: occorre urgentemente che ti vada a fare vedere da un bravo specialista in otorinolaringoiatria.

Star Wars: il Risveglio della Forza, d’ora in poi “Star Wars” e basta, sta arrivando, generando dentro di me un’attesa, un’ansia neanche fosse l’eclissi di Sole profeticamente annunciata da quei furbacchioni di sacerdoti Toltechi al volgo Maya raccolto in trepidante attesa sotto la piramide di Chichén Itzá (accento sulle ultime sillabe, tanto lo so che pronuciate “CícenÍzza”)

L’ansia da prestazione.

Il 16 pomeriggio l’ho preso di ferie: mi porto al cinema a vedere Star Wars i due nani di 4 anni e la compagna allergica a qualsiasi cosa inizi con “fanta”, a parte l’aranciata. Siamo insieme ad altri genitori, Star Wars “addicted” come me, e relativo pargolame.

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Gollum, disprezzo o compassione?

Riddles in the Dark - Bilbo © 2003 John Howe. Website: www.john-howe.com

Riddles in the Dark – Bilbo © 2003 John Howe. Website: http://www.john-howe.com

Da una chiacchierata su Il Signore degli Anelli e il personaggio di Gollum nello spazio dei commenti al post Il falso dilemma: digitale o non digitale. mi lancio in una cavalcata a tastiera sciolta, tale che lo spazio del “commento” inizia a starmi stretto e l’argomento merita un post(o) in prima fila. Qualunque piega prenda, ringrazio per il prezioso spunto, occasione di scambio di opinioni diverse. Il commento a un post è linfa per tutto il blog. Ahimè l’apposito spazio è spesso più deserto del deserto senza i tartari. L’occasione è ghiotta per stimolare i più stitici di tastiera poiché la questione, sebbene inizi da un mondo di gente dalle orecchie a punta o dai piedi particolarmente pelosi, è di attualità e riguarda il nostro modo di vivere e di rapportarci con gli altri:

Gollum merita disprezzo o compassione?

Di seguito, a uso e consumo dei pigri del clic, riporto una sintesi dell’ultimo scambio di opinioni. Se avete cliccato sui link precedenti, avete sbloccato l’Achievement Ultra Rare:

lh1U1DGcOra potete saltare direttamente al resto dello sproloquio.

Ritengo che sotto l’estetica degli hobbit, degli elfi, nani, orchi, troll e altra gente che sembra partorita da un trip a base di acidi andati a male, ci sia la rappresentazione del modo di vivere del singolo essere umano, nei suoi aspetti nobili, meschini e vie di mezzo sfumate. Gollum ne è il fulcro. L’ultimo degli ultimi, l’invisibile anche quando non mette l’Anello al dito (proprio come i tanti “invisibili” nella nostra “civile” società): insegna un valore dimenticato, la compassione. La nostra società avrebbe bisogno di Gollum perché non  prova più compassione e si scaglia contro il diverso. C’è chi la vede diversamente: Gollum per Tolkien incarna l’uomo assolutamente corrotto dal male, ma corrotto fino in fondo, non ha nulla di positivo e non sacrifica la sua vita, Tolkien lo dice piuttosto chiaramente quando parla di “eucatastrofe”.

La chiacchierata si fa parecchio interessante.

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Gonna color-fango

gonna street style

Tulle e asfalto.

Secondo una recente ricerca inglese, la notte tra la domenica e il lunedì un numero sempre più alto di persone soffre di un crescendo di ansia per la settimana a venire: ne consegue insonnia e un risveglio assai duro. La cosiddetta “Sunday Night Insomnia” io devo averla in qualche forma congenita: il mio risveglio è duro tutta la settimana.

Cubi di ferro, cemento e vetro sono le nostre destinazioni, attraverso un traffico maleducato e menefreghista o mezzi pubblici gremiti. Pestate un formicaio, ne usciranno formiche impazzite in tutte le direzioni. La mattina, le nostre città viste dall’alto sono proprio così.

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Come il labirinto di Pac-man completo di puntini da ingurgitare

Così a contatto con tanto asfalto, cemento e grigiore umano, l’animo ne viene contagiato.

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Il falso dilemma: digitale o non digitale

Digital Memory Delivery?

Sicuri che sia così dolce naufragar in questo mare digitale?

Si è appena concluso il primo Italian Digital Day e Netflix è giunto anche nei nostri salotti. Netflix è il più diffuso servizio di “Internet TV” al mondo: con oltre 65 milioni di abbonati in 50 Paesi è il più famoso tra i recenti rappresentanti della nutrita schiera di fornitori di servizi “Digital Delivery” giunti nel nostro Paese. Tanti anni fa, il fenomeno della “Digital Delivery” ha mosso i primi passi cambiando la distribuzione della musica e, oggi, investe praticamente tutte le attività, pubbliche (si pensi alla fatturazione verso la P.A.) e a breve private, ed è ormai un primario mezzo di diffusione di contenuti multimediali. “Semplice, intuitiva, flessibile”(*)
(*) Connessione a banda larga necessaria.

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The Cure, influenze musicali e ritorno in Italia

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★ The Cure tornano in Italia con quattro date! ★

Quattro occasioni per assistere al concerto della band inglese e un breve excursus di artisti per cui vi sfido a immaginare la loro musica senza che siano mai esistiti i The Cure.

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iCamera 2.0. Vita da fotocamera

Serie Selfportrait (2009) © Luisa Carcavale

Serie Selfportrait (2009) © Luisa Carcavale

Mi presento: sono Fotocamera.

Una di quelle macchine che può ritrarre la realtà: luoghi, persone, cose. Sì, cose così. Sono orgogliosa di ciò che sono perché – senza falsa modestia o retorica – io creo storie: le immagini passano attraverso l’ottica e io vi restituisco le storie di luoghi, persone e cose lontane, che altrimenti non potreste mai vedere e sperimentarne le emozioni; restituisco storie di immagini di luoghi, persone, cose vicine, che avete lì, proprio davanti agli occhi, ma che non riuscite a vedere o che non volete vedere.

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Bella esperienza vivere nel terrore, vero?

In questo consiste essere uno schiavo.

Queste le parole iniziali del famoso monologo di Roy Batty nel finale di Blade Runner.

Parole che vengono da una fonte così inaspettata e così fortemente calzanti alla situazione di questi giorni e di un prossimo futuro, in cui  i missili “intelligenti” non potranno sanare terrore e schiavitù.

Politici e governanti nei loro proclami roboanti e inneggianti alla Guerra, per vendetta? Per giustizia? Per riportare la pace? Per esportare la democrazia?

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Allez, enfants de France!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 4]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2] , [Parte 3]

[cliccate sulle immagini per ingrandirle]

Noio volevàn savoir

Fotogramma n.18 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Robot-olo bianco a Robot-tone rosso: “01001110 01101111 01101001 01101111 00100000 01110110 01101111 01101100 01100101 01110110 11100000 01101110 00100000 01110011 01100001 01110110 01101111 01101001 01110010 00100000 01101100 00100111 01101001 01101110 01100100 01101001 01110010 01101001 01110011 01110011” Trad: “Noio volevàn savoir l’indiriss…”

Han Solo è alla testa del gruppo di sfollati…Ehm degli eroici ribelli, sicuramente inseguiti da stuoli di imperiali, ma Han in quanto a fughe sa il fatto suo. Giungono alle porte di questa costruzione dall’architettura che dà un senso di antico e autorevole. Sarà la residenza di qualche importante personaggio o un tempio? Conoscendo Han e i suoi trascorsi di ricerca di reliquie in templi, tombe o luoghi più o meno pericolosi e il vizietto “fetish” di godere nel prendere a frustate i nazisti, punterei tutto sull’ipotesi “tempio”. Le strisce colorate pendenti dall’alto potrebbero avvalorare l’ipotesi “tempio” poiché ricordano l’usanza tibetana delle bandiere di preghiera. Se non fosse che sono napoletano e riconosco che quelle non sono bandiere di preghiera, bensì filari di panni spasi (trad: stesi), come nel dedalo di vicoli del centro storico di Napoli, tra vasci, chiese dimenticate e piccole cappelle che custodiscono grandi tesori come il Cristo Velato.

Pertanto, escludendo che si tratti di un tempio, i nostri tre eroi si stanno dirigendo verso la residenza dell’immancabile capèra ‘nciucessa (trad: pettegola) o ras del quartiere, che possa loro fornire: A) una scodella di zuppa calda; B) un paio di litri dell’ ojo bbbono, quello de mamma, per i circuiti del robot-olo; C) un bagno pulito; D) un giaciglio di paglia; E) informazioni per andare dove devono andare.

Mmmh…Forse era meglio la prima ipotesi: un tempio per raccomandarsi all’Altissimo, la situazione sembra consigliarlo. Obi Wan, don’t say a prayer for me now. Save it till the morning after.

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 3]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2]

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Fotogramma n.11 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Il Millennium Falcon! Due TIE Fignter a ore sei! Beh, non dureranno abbastanza da potere raccontare d’averlo visto.

Il Millennium Falcon è tornato! Il mucchio di ferraglia a forma di padella ha ancora l’attitudine ad attirare sciami di TIE Fighter quanto un parafulmine attira i fulmini. La vecchia “ferraglia” come la conoscevamo, a eccezione della parabola del sistema sensori che manca ancora. Pare che l’assicurazione non abbia ancora pagato i danni causati da Lando Calrissian nell’attacco alla seconda Morte Nera, sollevando l’eccezione ex. art. 1912 c.c.: nella polizza erano esclusi gli eventi terremoto, guerra, insurrezione, tumulti popolari. E’ sempre la solita storia con le assicurazioni: se non leggi le postille scritte in piccolopiccolo e non fai il CID, sono dolori. E’ comunque un bel vedere: la nostra vecchia fregata leggera YT-1300 che “ha fatto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec”, leggendaria quanto il suo equipaggio, Han Solo e il suo degno compare, quel “tappeto ambulante” di Chewbacca. L’unico dubbio è chi è che lo sta pilotando: ha cambiato talmente tanti piloti che non mi stupirei di vederci alla cloche Valentino Rossi. L’Alleanza Ribelle c’è!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 2]

Segue da [Parte 1]

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Fotogramma n. 5 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Se producessero un automobile con un motore che ha il suono del TIE Fighter, mi metterei all’uscita della catena di montaggio per comprarla. Quel paio di cannoni laser sono una manna nel traffico congestionato sul G.R.A. e per le auto parcheggiate in doppia fila fissa. <Psciùùùùùù!> un bagliore verde e <BUUUuuuM!>. Ora sei polvere sottile.

Yeaaaaah! TIE Fighter! La cavalleria dell’aria dell’Impero! Con quel suono unico che mi fa venire i brrrividi! Nuovo modello di pacca, vernice metallizzata inclusa, turbolaser munito, agile nel combattimento ravvicintato come una “Vespa 50” nel traffico di punta. Non è un modello “full optionals”: l’Impero è andato al risparmio su scudi deflettori, motore iperguida e sistemi di sostentamento per il pilota. Fabbricazione genovese? La nuova colorazione, nera e rossa, fa venire in mente un’associazione di nazista memoria. Darth Vader potrebbe sembrare un comandante bionico della Gestapo nell’anno 3000 e il Gran Moff Tarkin è spietato quanto il Reichsführer delle SS. Tali indizi danno concretezza a una mia ipotesi: il TIE Fighter potrebbe essere di fabbricazione tedesca…

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 1]

Le 43 milioni e passa visualizzazioni dell’ultimo trailer di “Star Wars VII – Il risveglio della Forza” provano che – come cantavano The Doors – people are strange ma..You’re NOT alone. Un’isteria collettiva, esaltante per i fan della saga, totalmente incomprensibile per il resto della specie umana più saldamente ancorata alla crosta terrestre. Per alcuni Star Wars è una religione, è una fede. Io ne sono follemente innamorato (vedi i diversi post sul tema). Dopo avere convertito alla Forza i miei due nani di 4 anni, provo a mettermi nei panni degli “infedeli” con un approccio al trailer che i fan definiranno tra l'”irriverente” e il “blasfemo”, ma è l’ atteggiamento “politically correct” che ci si attenderebbe da un uomo maturo (?) alla suonata età di 47 anni, padre di famiglia, alle prese con la quotidianità, teso a procurare un dignitoso futuro ai due pargoli.  A uso e – spero – abuso di questa matura platea e non avvezza alle Guerre Stellari, divido in più parti lo “spiegone” del trailer.

Che la Forza sia con me. Redbavon 5 standing by.

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Fotogramma n.1 Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Tranquilli! NON è un terrorista! Anche se lo fosse, è sufficientemente lontano da casa nostra. Per la precisione è in una galassia lontana lontana…

“C’è Crisi”. Star Wars si adegua alla situazione dell’economia reale ed è vicina alle famiglie. Outfit modello “siamo con le pezze al cu*o” senza rinunciare però ad accessorio di classe: occhiali fascianti, lenti polarizzate, Unità Acquisizione Bersagli con telescopio a 20 ingrandimenti per la visione diurna (consigliato dall’Associazione Ottici Galattici); telecamera termica per la visione notturna, funzione “raggi-X” per visione di completi intimi uomo/donna (era da quando leggevo il Monello e l’Intrepido che ne desideravo uno!); una bussola digitale e un record data system con funzione “Smemoranda”. Nelle aste è montato chip Wi-Fi e lettore mp3 con scheda prepagata, 20 crediti omaggio per lo store i-Galaxy-4-Tunes. Quando i dettagli contano.

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Remastered: uno strano senso di déjà vu

Déjà Vu schermata (Amiga - 1987)

Ho come un senso di…Déjà Vu (Amiga – 1987)

Il 30 settembre è apparso l’articolo ““Is Uncharted 4: A Thief’s End too formulaic?” su una nota testata specializzata in videogiochi, Videogaming247: vi si descrivevano le prime impressioni sull’annunciato “blockbuster” esclusiva di PlayStation 4, il quarto capitolo della fortunata serie Uncharted, basato su una sessione di prova al Tokyo Game Show. Peccato che il gioco provato dal giornalista di VG247 fosse la versione “remastered” di Uncharted 2, pubblicata insieme agli altri due episodi nella raccolta “Uncharted: the Nathan Drake collection“. Risultato: una cantonata epocale, almeno quanto gli Ebrei scegliendo Barabba invece che il Figlio di Dio. Se fossimo stati noi italiani a essere il “popolo prescelto”, la storia avrebbe preso una piega diversa: siamo troppo sensibili alle “raccomandazioni” e Gesù ce l’aveva di livello massimo.

Presa consapevolezza del marchiano errore, l’editore si è scusato pubblicamente con i lettori e con Naughty Dog, la talentuosa software house autrice di autentici best-seller quali le serie di Crash Bandicoot (PS1), Jak and Daxter (PS2), Uncharted e il capolavoro The Last of Us (PS3).

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Africa Folk Music Atlas

Non avete mai provato il “mal d’Africa”?
Africa Folk Music Atlas potrebbe farvelo venire!

Contenuto di Africa Folk Music Atlas: libro, Cd-Rom e 3 Cd-Audio

Africa Folk Music Atlas: libro con copertina cartonata rigida, un Cd-Rom e 3 Cd-Audio

“Africa” oggi si associa solo a un concetto: “migranti”. Eppure l’Africa è un continente vastissimo e ricco di diversità tale da suggerire un’abbondanza di argomenti. L’accezione di “migrante” viene poi utilizzato in modo subdolamente spregiativo, eppure la logica dei grandi numeri suggerirebbe che nell’intero continente africano qualche aspetto positivo debba pure esserci.

Io sono napoletano. Oui, je suis migrante

Ho avuto la fortuna di viaggiare fino in Botswana e Zimbabwe e di bellezza ne ho vista tanta da riempire un blog. Ho potuto vedere con i miei occhi duri contrasti, ma la nostra “evoluta” società occidentale è teatro di contrasti altrettanto duri e macroscopici: una minoranza che consuma la maggioranza di beni materiali e si assegna privilegi a scapito di una maggioranza distratta ad arte e divisa per individualismi e pecoreccia accondiscenza al più “potente”  Uno spettacolo di una compagnia di mediocri attori in un grande teatro all’aperto gremito di un pubblico “medio-cre”. Al di fuori di questo teatro, si pretende che gli esclusi, i “migranti”, stiano a guardare da lontano, “a casa loro”, possibilmente senza distubare perché ho pagato il biglietto e “the show must go on”.

La società occidentale è uno specchio che riflette inganni, equivoci, imbrogli di una storia tra questi due mondi caratterizzata da legami, piuttosto che differenze. Il primo uomo della Storia non è greco come Pelasgo, non è iracheno come Kushim (è il primo uomo di cui si conosce il nome), ma è africano. Una delle prime civiltà che ci insegnano a scuola è quella egizia. L’Africa è stata la culla della civiltà, ma un modello paleoantropologico o la storia antica sono argomenti che rischiano di ispirare più sbadigli che interesse, figuriamoci un “pensare positivo”. Quando si parla d’Africa, un legame immediato e accessibile a tutti esiste ed è quello che Beethoven amava definire “il terreno nel quale lo spirito, vive, pensa e fiorisce”: la musica.

Laddove la razionalità e la logica possono essere manipolate e creare divisioni, la spiritualità e le emozioni, che la musica è capace di generare negli uomini dalla notte dei tempi, rimangono un mistero: la musica cura i dolori dell’anima, avvicina agli spiriti e agli dei, unisce gli uomini elevandoli dalla loro condizione terrena e terrestre a una mistica e universale.

Africa Folk Music Atlas è un’ opera multimediale, che prende spunto dalla musica etnica per raccontare e fare conoscere il continente africano: immagini, video, suoni e testi ordinati in un percorso interattivo e fruibili grazie a un libro, un Cd-Rom e tre Cd-Audio. Grazie a questi differenti supporti, gli autori riescono a fornire un differente modo di leggere, che fornisce informazioni, le arricchisce di sensazioni, ne stimola la ricerca di altre e traccia un percorso di spontaneo approfondimento.

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The Admiral. L’ammiraglio che voleva la pace.

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A destra Kôji Yakusho, che interpreta l’ammiraglio Isoroku Yamamoto nel film The Admiral.

The Admiral (noto anche con il titolo Admiral Yamamoto)

Titolo originale: Rengô kantai shirei chôkan: Yamamoto IsorokuGiappone 23 dicembre 2011 – Blu-ray: 24 settembre 2012 – Regia: Izuru Narushima – Cast: Kôji Yakusho, Hiroshi Abe, Shûichi Azumaya – Durata: 141 minuti – Età consigliata: 15.

La guerra è raccontata e scritta dai vincitori. Rare volte ai vinti è data la possibilità di raccontare il proprio punto di vista. La guerra nasce proprio dall’incapacità o rifiuto di dialogo tra modelli socio-economici e culturali. Tale corto-circuito di comprensione dà inizio a una complessa serie di eventi che alterano nella collettività la rappresentazione di sé, fino al punto di definire una vera e propria  “strategia” di affermazione ai danni dell’altro. Allo scoppio di un conflitto, esistono perciò tante guerre diverse quante sono le auto rappresentazioni che ogni parte belligerante si crea. Historia magistra vitae, la Storia dovrebbe essere di insegnamento affinché le nuove generazioni non commettano gli stessi errori. Sarebbe quindi importante conoscere il “punto di vista” anche dei vinti e gli effetti della sconfitta.

The Admiral, film di produzione giapponese, racconta la Guerra nel Pacifico dal punto di vista nipponico e, in particolare, di uno dei protagonisti del secondo conflitto mondiale: l’ammiraglio Isoroku Yamamoto.

Un uomo che sapeva quanto sia preziosa la pace, che avvertì il disastro imminente e morì con la consapevolezza di non essere riuscito a evitarlo. La sua morte, avvenuta il 18 aprile del 1943 nei cieli delle Isole Salomone, almeno gli risparmiò la tragedia di Hiroshima e Nagasaki.

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Cheap ‘n fun, grandi libri a prezzi piccoli: Stan Trek

Stan Trek

Stan Trek

Utilizzo la morigerata rubrichetta Cheap’n fun per sottoporre alla vostra altrimenti distratta attenzione un bellissimo libro di Tedd Rall, finalista al Premio Pulitzer e vincitore di due premi per il giornalismo “Robert. F. Kennedy”. Un viaggo e un’inchiesta giornalistica, non “allineata”, durata dieci anni e condotta sul campo.

Se avete un interesse per i giochi di potere e gli interessi geopolitici degli USA e dell’Occidente e amate i viaggi, quelli difficili, quelli scomodi, in luoghi lontani, non già per la durata del volo, bensì per i visi della gente, cultura e abitudini di vita, fino al 4 ottobre su ibs.it nella promozione Settimana del Fumetto, potete acquistare a poco più del prezzo di un pacchetto di sigarette, Ted Rall vi porterà nell’Asia centrale post-sovietica e il Medio Oriente: lungo la Via della Seta, attraverso luoghi pericolosi come la Strada del Karakorum e difficili anche da pronunciare di fila: Stan Trek a €. 5,95 (anziché €. 17,00).

Di seguito, potete leggere qualche dettaglio in più e farvi un’idea  dell’effetto-che-fa.

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Star Wars a 4 anni. Grazie Lucas.

Non tanto tempo fa a casa mia...

Non tanto tempo fa a casa mia…

Avete presente quelle giornate in cui al lavoro s’è scatenato l’inferno senza che abbiate dato il segnale, parcheggi finalmente l’auto e incammindandoti verso casa, ti si rivela una verità inconfutabile

“Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono…” Matteo 27:51

Non esiteresti un secondo a rinunciare a microonde, lavastoviglie e tutte le moderne comodità a patto di essere teletrasportato, munito solo di pietra focaia e rete da pesca, in un luogo in riva al mare con palme, clima caldo tutto l’anno, dress code mutanda fiorata e canotta.

Ebbene, mentre rimugini che il teletrasporto ancora non l’hanno inventato, sei davanti la porta di casa., giri la chiave nella toppa, fai un paio di passi oltre l’uscio e chiudi fuori anche i pensieri di amaca e piña colada.

Fai altri due passi e ti accorgi che sei trasparente. I due nani stanno finendo di mangiare, la loro attenzione assorbita per metà da un cartone animato in TV, per l’altra metà  dall’impegno di distribuire il cibo tra vestiti, tavolo, pavimento e, in minima parte, bocca. La tua compagna si sta facendo in quattro tra fornelli, nani, telefono, organizzazione della casa per l’indomani, ne incroci lo sguardo e capisci al volo che è troppo tardi anche per un “touch and go”.

Torre di controllo aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio.” Samuele Bersani, Giudizi universali

Atterri ed entri nell’hangar della routine.

Quando finalmente ti siedi a cena, il cibo potrebbe essere anche di quelli di plastica e polistirolo che i due nani ogni tanto ti propinano sghignazzando: lo mangeresti ugualmente. Ti interessa solo espletare le ultime formalità della giornata e chiudere i conti con le 24 ore, Quando accade qualcosa di miracoloso.

Una voce femminile alla mia sinistra pronuncia le seguenti parole che hanno l’effetto di un raggio paralizzatore sparato a breve distanza e a bruciapelo: “Diego vorrebbe vedere il film di Star Wars…Puoi metterglielo?”.

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Che mangino brioche!

“Non sono una senza tetto, ma i miei figli lo saranno”. Occupy Wall Street, Zuccotti Park, New York (c) Steven Greenstreet

La sprezzante espressione “Che mangino brioche!” attribuita a quella sicuramente non santa, ma certamente decollata Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, suona di attualità a distanza di oltre 250 anni all’ascolto di una notizia a Radio24: un titolare di un lussuoso bar al centro di Napoli ha richiamato l’attenzione dei media poiché nessuno dei quaranta selezionati al primo colloquio ha accettato la sua proposta per uno dei dieci posti di lavoro, eppure dal 2000 il Mezzogiorno d’Italia è cresciuto la metà della Grecia.

Le condizioni sono: minimo contrattuale, intorno agli 800 euro. Turni che non superano le nove ore. Due mesi di prova , poi si passa a tempo indeterminato.

Se non vi scatta subito “la bestia” dentro, allora continuate a leggere perchè non contenti di avere preparato alle giovani generazioni un non-futuro di precarietà, il passaggio successivo è quello di essere anche felici e riconoscenti. Il terzo di stare in silenzio. Il quarto: ius primae noctis? No, non ci si arriverà: oggi è difficile e lo si fa almeno dieci anni più tardi dei nostri genitori, in futuro non sarà possibile farsi una famiglia.

Messa così in rapida nonché asciutta successione, la società immaginata da Orwell in “1984” non sarebbe poi così male.

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Ricordi di salsedine al suono di Juke box.

relax-tropiciRicordi di salsedine, sabbia sotto i piedi, caldo, primo pomeriggio dopo l’ora del pranzo, capitava ogni tanto che i tuoi genitori – per potere fare un pò  di meritata siesta – ti dessero 500 lire e il permesso di allontanarti – “ma non troppo” – per andare al bar del vicino stabilimento balneare.

Se i tuoi piedi sopravvivevano alla sabbia a temperature vicine alla vetrificazione e, solo leggermente più basse, delle assi in legno della zona cabine, potevi accedere al bar, luogo finalmente riparato dal cocente sole, e dilapidare quel piccolo patrimonio nei seguenti effimeri modi:

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Iwata-sama, dōmo arigatō

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Immagine tratta da: “8 memorable quotes from Nintendo president Satoru Iwata” (c) 2015 Elaine Yu and Wilfred Chan, CNN

Agli inizi di dicembre dell’anno scorso ci ha lasciato Ralph Baer, il papà dei videogiochi. Qualche giorno fa, l’11 luglio, anche Satoru Iwata. Alla giovane età di soli 55 anni, ci lascia non soltanto il presidente di Nintendo, ma nel profondo del suo cuore – come si era autodefinito – un videogiocatore.

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Vita, morituri te salutant.

Vita da trincea. 22° Fanteria franco-canadese. Luglio 1916.

Vita da trincea. 22° Fanteria franco-canadese. Luglio 1916.

Dedicato a tutti i gladiatori nel vivere quotidiano.

Jack, Jim e Joe nella trincea sapevano che ora sarebbe toccato a loro saltare oltre quel mucchio di terra, che salvava la vita o finiva per ricoprire il tuo corpo morto, sempre ad avere un pò di fortuna che ne ritrovassero le spoglie. Era calato un pesante silenzio tra loro, interrotto apparentemente dai colpi di artiglieria che cadevano più o meno vicino. Se avessero chiuso gi occhi, non fosse stato per quel forte odore di metallo, polvere da sparo, fumo, urina e terra, si sarebbe potuto fantasticare di essere nel bel mezzo della più imponente festa di Capodanno.

Fuggivano gli sguardi. Sigarette in bocca, tiravano grandi boccate di fumo, ma non perchè fossero particolarmente nervosi. Il sistema nervoso aveva perso il suo equilibrio e funzione da un pezzo. Percepivano la fine vicina, all’unisono, come parti di un unico organismo; troppe erano le cose che avrebbero voluto dirsi. Troppo poco tempo a disposizione, non riuscivano a dare una priorità ai propri pensieri. Si accavalavano proprio come tutti quegli uomini ammucchiati a ridosso della spalla di terreno della trincea. Alcuni già morti. Vivi e morti, mischiati. Di lì a poco, al segnale convenuto, non si sarebbe notata la differenza. Tutta la vita per cercare di diminuire le differenze tra gli uomini, la morte appiattisce tutto; le basta un secondo e meno di un dollaro: una pallottola.

Joe ruppe il silenzio con un’espressione dell’antico dialetto della sua famiglia di migranti: ” ‘Nce vulesse ‘na bella tazzulella ‘e cafè…”.

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Il gladiatore

W. Eugene Smith  Alert Soldier, Saipan  1944

Alert Soldier, Saipan (c) W. Eugene Smith,1944.

Sigarettina…

Eh sì sigarettina che iNspira il fumo, ispira la prosa…e anche qualcosaltro più intimo e personale. Del tipo irripetibile onde evitare scurrilità. Almeno, non subito, a inizio del post.

Una Chesterfield? Una Lucky Strike? No. Pall Mall? Nemmeno. Le ho fumate tutte e tre in passato. Sono un fumatore infedele per principio, tanto poi le sigarette le fa sempre la Filippo Morri o qualche suo conoscente di lobby. Ho scelto di fumare proprio quelle sigarette citate, non perché “nel programma sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali“, ma per un preciso omaggio alla Storia: le prime sono le preferite di Humphrey Bogart, le altre le fumavano e regalavano i soldati dell’esercito americano quando sfilava per le strade delle città liberate dal fascismo e dal nazismo. Una volta, nei momenti in cui avevo bisogno di fumare “forte”, avrei scelto una Camel o una Gauloise o se, nel volermi fare proprio del “male”, desideravo anche godere, una Marlboro Rossa. Questo è il vero sadomasochismo del fumo.

Fatto sta che ho acceso una Winston. Una Winston Blu.

E perchè? …La storia è che ho un caro amico che vive in Grecia in quel di Thessaloniki (splendida gente e città per un napoletano come me!) e fuma Winston Blu. Sono andato a trovarlo di recente e mi sono convertito tra una chiacchiera, un Nescafe’ frappe’, l’ottimo gelato che produce artigianalmente e una sigaretta. Ritornando a casa, nel ricomprare le sigarette, m’è venuto spontaneo Winston Blu. E’ un modo per fumare in sua compagnia.

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Quel mago di mio fratello JacOz

oz“E ricordati, mio sentimentale amico, un cuore non si giudica solo da quanto tu ami, ma da quanto riesci a farti amare dagli altri.” – Il Mago di Oz.

SA-CRI-PAN-TE! Sacripante, tanta la meraviglia per lo tsunamico commento di Jaco al mio umile ma onesto post “Aloha”, che mi si è risvegliata una cellulla pazza di memoria tirandomi fuori un verso di un sommo poeta di quando l’Italia era famosa per essere terra di poeti, santi e navigatori. Quando ero giovane, eravamo già ridotti a una citazione su una maglietta “Italians do it better”, ora “Bunga bunga”. Le spoglie dell’Alessandro Manzoni perciò non resteranno attonite al nunzio del suo verso che sto per dedicare a Jaco: Jaco di mille voci al sònito, mista la sua non ha.

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E3 2015: lettera d’amore (e fiele) a Nintendo.

Autori: Jaco72 e RedBavon

Digital-DementE3 2015 – Digital Event Nintendo. Come Nintendo è riuscita a buttare alle ortiche un anno di lavoro con produzioni esclusive ed entusiasmanti (anche in termini di vendite): sembrava la rinasciata della “Nintendo Difference”, E invece…attacco di demenza? Demenza ovvero “grave processo di deterioramento delle facoltà intellettive”. L’altra alternativa è che il Digital Event sia stato “curato” da Don Mattrick…

Nel bene o nel male, per un videogiocatore di vecchia data come me, parlare di videogiochi significa anche parlare un poco della vita stessa: mi hanno accompagnato, infatti, in maniera comunque non univoca o ossessiva, fino dall’infanzia.
Spensierati compagni di diversione nei momenti felici, a volte rifugio nei momenti più bui.
Erano mondi magici quelli dei primi videogiochi, vissuti con l’innocenza del bambino che li guardava e si perdeva in essi; mondi magici scevri da orpelli di effetti speciali mirabolanti e scimmiottanti Hollywood sempre più invasivamente presenti nel medium videoludico, bene accetti se non sostitutivi dei contenuti o semplice scorciatoia di crisi creativa.

In principio era tutto “ordinato”, immediatamente riconoscibile. Chi era cattivo lo era veramente, senza maschere a celarne la vera essenza. Non c’erano trucchi e non c’erano inganni , ma solo un mondo bidimensionale e un’ unica via, verso destra o l’alto, a seconda della direzione dello “scrolling”, per giungere allo “scontro finale”.

Ghosts 'n Goblins Boss finale

Chi è il buono? Chi è il cattivo?…Se non indovinate, prenotate un lettino dallo psicologo.

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Fratelli di joypad

Autori: Jaco72 e RedBavon

Reazione a caldo in seguito alla presentazione Nintendo all'E3-2015

Reazione a caldo in seguito alla presentazione Nintendo all’E3-2015

Nel mezzo di cammin di nostro videogioco, mi ritrovai per un forum oscuro, che la diretta via era smarrita, quando vidi costui nel gran diserto e gridai a lui «qual che tu sii, od ombra od omo certo!». Rispuosemi: “Son omo certo e il mio nome è Jaco720colonel”. Deh! – pensai – un altro della fratellanza cui appartengo di quelli che han perduto il ben de l’intelletto. Allor si mosse, e io li tenni dietro.

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IL videogioco di Star Wars te lo dò io! Millennium Falcon.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...

Voi ve ne stavate buoni buoni per i fatti vostri, esercitando la tranquilla attività di trasporto merci da un sistema all’ altro, di pianeta in pianeta, un pò di contrabbando per arrivare a fine mese, quando un giorno incontrate due tipi qualunque, un certo Luke e l’ altro, Obi Uan… E da allora sono iniziati i guai.

Dall’esaltazione della notizia di un nuovo gioco di Star Wars in preparazione affidato da Electronics Arts a DICE, alla recente semi-delusione della “forma” che sta prendendo, con una dose massiccia di megalomania e presunzione, mi accingo a mantenere la promessa, potessi essere buttato nel Pozzo di Carkoon e digerito dal sarlacc in quel migliaio di anni che ci mette (fa paura a vedersi, ma poverino ha uno stomaco delicato e soffre di riflusso gastroesofageo):

IL videogioco di Star Wars ve lo dò io!

Tale sicumera, conoscendo la spietatezza della popolazione Internet, può significare solo due cose: chi la manifesta è dedito a pratiche – per quanto virtuali – sadomasochiste o è, semplicemente, pazzo. Assicuradovi che non mi piacciono nè completino in latex simil Catwoman-di-Voghera nè frustini, date allora fiducia a questo pazzo e continuate a leggere, almeno per farvi quattro risate o, piuttosto, sfogare il vostro turpiloquio e disprezzo nell’area apposita del commento.

Che la Forza sia con me, vi presento il videogioco di Star Wars che ho sempre voluto e che oggi oso pure chiedere: Star Wars Millennium Falcon.

Il Millenium Falcon nella Battaglia di Endor

La Battaglia di Endor

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Star Wars Battlefront: no storia? No battaglie nello spazio?…Ahi ahi ahiii!

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Dopo che LucasArts ti ha abbandonato, aspetti con santa pazienza e pia devozione il nuovo videogioco ispirato a Star Wars e scopri che non ha una campagna in single player con una storia come nostro Signore Jedi comanda e nemmeno duelli a botte di laser e siluri fotonici. Non pretendo tra flotte di Incrociatori Mon Calamari e Star Destroyer, ma uno scambio di convenevoli al laser almeno tra X-Wing e TIE Fighter ci sta! Electronic Arts come Cimabue: fa una cosa, ne sbaglia due. Poi si lamentano che uno passa al Lato Oscuro…

Ebbene sì, dalla notizia che Lucas aveva venduto i diritti di Star Wars a The Walt Disney Company, era ormai certo che almeno un’altra tripletta di film sarebbero stati prodotti. Disney è famosa per i suoi prodotti dedicati ai bambini, ma non è Save The Children! Il merchandising legato a un film a volte risulta ben più remunerativo del fatturato generato dal film stesso (i 10 miliardi di dollari di Cars ne sono un esempio) e, pure se i film risultassero una mezza delusione per la metà dei fan di Star Wars, il fatturato del relativo merchandising e licensing sarà sicuramente…stellare.

Electronic Arts ha acquistato i diritti esclusivi per i videogiochi di Star Wars e, sebbene negli ultimi anni abbia preso un andazzo alla Cimabue “fa una cosa e ne sbaglia due”, la storia e le dimensioni di questo colosso dell’intrattenimento interattivo creano quell’atmosfera del tutto unica, definita da anglofoni e anglofili come “hype“, densa di attesa, aspettative, un misto di illusioni, desideri e fantasticherie, entusiasmo ed eccitazione di un bimbo appena svegliato la mattina del 25 dicembre, che freme per scartare i regali lasciati da Babbo Natale sotto l’albero.

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In the Shadow of the Sun

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Support Albino people in Africa: http://standingvoice.org/

versione in italiano

Thousands of africans suffer from albinism and, in the hot African sun, this lack of melanin can damage their skin and the risk of cancer is really high. In their communities, albino people suffer from prejudice, isolation and exclusion: they are called “White shadow” or “Devil”.

And as if this were not enough, they are in constant fear for their life because of the belief that the body parts of albino people will bring wealth and good fortune. In Tanzania, in the past five years, 72 albino people were murdered and many others were brutally mutilated; only five person have been convicted for these crimes.

Filmed over six years, In the Shadow of the Sun tell about albino men in Tanzania, through the lives of Josephat Torner and Vedastus Zanguleis, but it is not a “documentary” only. At first, you will be shocked and tempted to bury your head in the sand, then you will get emotionally attached with Josephat, Vedastus and every albino people.

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E’ sempe ‘e maggio.

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Era de maggio.

E’ sempe ‘e maggio.

Maggio è il mese delle rose.

In ogni giardino rigogliscono le rose. A cespugli, rampicanti, solitarie in cima al grande stelo.

Nel mio giardino, no.

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Flower. Its life, death and miracles.

A special thank goes to Laura Fraschetti who not only translated, but also interpreted this little story for you to enjoy.

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Flower © 2009 thatgamecompany

Story of a young and reckless flower, that one day decided to leave, deserting the meadow where it was born in and to see the rest of the world.

Once upon a time there was a flower whose name was… Forget the name, flowers have loads of names and this story can fit any flower. This flower’s job was…being a flower.

Everybody knows how to do it: you stick there, right in the middle of a clod – preferably soft, warm and moist – stand still all day looking around and, when the sun sets, go to sleep. Actually, this looks like the life, but like everything on earth, it has its pros and cons.

It is such a bliss basking all day in the sun, feeling its warmth on your petals, stretching your stem towards those beams, letting the gentle caress of the breeze softly touch your leaves, sinking your roots in the warm soil. There is nothing better than ‘folding’ your leaves and direct your corolla to the sun!

On the other hand, it is less relaxing being scrambled by the wind and slapped by the stormy rain – lightening, thunder, heavy rain falling down cats-and-dogs. You need to have strong roots and hold tight to the cold and muddy ground, if you don’t want to be swallowed up by the wind, which rattles you to and fro.

As a matter of fact, a flower’s life is like anybody else’s – it has its ups and downs. Everyone has its ‘job’ to do. The flower in this story carried out its own with some success and dignity, despite not being firmly convinced. If one wanted to make a comparison to a fellow man in its same condition, we would say that ‘he had strange ideas in his head’. But during the day in this flower’s head you can usually find bees, bumble-bees, lots of other insects and a hummingbird. So, if for a flower it may be ordinary to have strange things in its head, this flower of ours was no ordinary flower. It reckoned that being a flower was mainly an…..arid exercise. Yes, this was the exact expression he used – and for a flower ‘arid’ does not denote a temporary state of ‘boredom’, but something much more negative and final. No, it was no ordinary flower: it had an irrepressible desire to….leave! Let everything go and leave.

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Fumetti e videogiochi: il matrimonio s’ha da fare!

All United Comics of Videogames

Da “Sulle Fiabe” (J.R.R. Tolkien)“[…] La caratteristica peculiare della “gioia” in un riuscito lavoro di fantasia può essere designata quale un improvviso balenare della realtà o verità sottesa. Non si tratta soltanto di “consolazione” per i mali di questo mondo, bensì di soddisfazione, di una risposta alla famosa domanda: “è vero?” La risposta che ho dato ad essa poc’anzi è stata (e con piena legittimità): “Se avete costruito bene il vostro piccolo mondo, sì. E’ vero in quel mondo”. E questo è sufficiente per l’artista. […]”

Lucca  Comics, Romics e Comicon sono eventi il cui successo di pubblico prova che i fumetti sono parte integrante della letteratura e della cultura popolare. A volere trovare le radici dei fumetti, come medium, potremmo rimanere sorpresi: i geroglifici degli antichi Egizi. Attraverso i geroglifici si poteva infliggere al proprio nemico una delle peggiori condanne, la “damnatio memoriae”: cancellare il cartiglio e le immagini equivaleva a cancellarli dalla memoria e condannarli all’oblio, un destino peggiore della morte. Meraviglia allora ancora di più la metamorfosi subita da questo medium in migliaia di anni: da mezzo di comunicazione della storia ufficiale di grandi re e condottieri, a sotto-prodotto editoriale per bambini o adolescenti nerd. Ciò corrisponde a un comune percepito dalla generazione del dopo-guerra. Ma da circa un decennio il vento è cambiato, rivelando un rinnovato protagonismo dei fumetti nella cultura popolare sotto una denominazione più  intellettuale di “graphic novel” e, sopratutto, un ruolo dei fumetti di primaria importanza negli attuali trend di marketing e merchandising.

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Cosa ci fanno i nativi dell’Alaska, una volpe bianca, una bambina in un videogioco? Never Alone.

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Dedicato a chi non toccherebbe un videogioco da lontano, nemmeno con un bastone, e a tutti quelli che considerano i videogiochi diseducativi e uno spreco di tempo.

Never Alone, nome originale Kisima Inŋitchuŋa che in Iñupiat, la lingua dei nativi dell’Alaska, può essere tradotto in “io non sono solo”, pubblicato per XBox One, PlayStation 4, PC Windows e Linux, Mac e Nintendo Wii U, è un videogioco che, grazie alla collaborazione di oltre 40 tra anziani, cantastorie e membri della comunità indigena, racconta della ricerca delle origini delle bufere di una bambina e una volpe artica, trasmettendo i principali tratti della cultura di questa popolazione; attraverso i racconti di vita, abitudini e tradizioni tramandate di padre in figlio, si dimostra come l’uomo possa convivere in armonia con la natura e nel rispetto degli animali, nonostante le condizioni ambientali e meteorologiche tra le più ostili in assoluto.

Considerato che negli ultimi anni va consolidandosi in Italia una xenofoba tendenza a vedere come una “minaccia” chi viene da una sponda diversa del Mediterraneo, mi è difficile pensare che vi sia qualcuno con un’innata curiosità per i nativi dell’Alaska. Tuttavia, l’interattività e il potere di coinvolgimento del videogioco può dare un contributo o finanche raggiungere il non facile obiettivo di formazione e condivisione della cultura di un popolo abitante in una delle zone più remote del pianeta e perciò semi-sconosciuto ai più.

Un libro permette al lettore di entrare nei più intimi pensieri e sentimenti dei personaggi, un film conduce lo spettatore in un viaggio attraverso l’immagine, un videogioco fa entrambe queste cose aggiungendovi qualcos’altro: fa sì che il giocatore sperimenti la storia su se stesso. Il videogiocatore non si limita a conoscere o guardare il personaggio; è il personaggio, lo interpreta, ne esplora il mondo in cui “vive” e s’immerge in esso. Ne fa una diretta esperienza.

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Lettera al figlio: lagne, magagne e rogne di un papà ministro.

Lupin

Ca(i)ro…

Sì, date le attuali circostanze, a Il Cairo me ne fuggirei e, a giudicare dall’ andazzo, l’unica cosa che potrei fare è occuparmi come mummia a ore (con sovrapprezzo in quelle notturne), ma bando alle ciance…

Caro figliolo, avevo promesso di farmi risentire e come tutte le disgrazie (la tecnologia permette ormai di colpire a distanza) eccomi (poco)puntuale all’ appuntamento, funesto che sia..Ammappa che allegria ‘sta letterina…Piena di devozione, oserei. Ma non oso. Sei stato molto gentile a proporti come supporto morale in queste ore in cui s’invocano da più parti le mie “dimissioni”, ma gentilezza per gentilezza ti dico che ‘sta settimana non ero d’ umore e l’ ispirazione di scrivere mi fugge appena tira vento o butta nuvolo. E qui si prepara un lungo periodo di acqua(zzoni) ovvero quello che potrò permettermi di offrirti al bar…vabbè una gazzosa e non crepi la generosità.

Se i miei pidocchi non hanno ancora la pressione bassa come quelli del ministro dell’Istruzione – espressione che indica quanto il soggettazzo sia tirchio tanto da non elargire neanche il sangue a quelle povere bestie, figuriamoci alla scuola! – ça va sans dire che è d’obbligo una bevutina alla mia salutazza a mie spese e, viste le cose come stanno, una bella bevutina augurale e dimentica-guaí. Anneghiamo nell’ alcol i dispiaceri, lagne, magagne e eeetc..ciù (solo il raffreddore mi mancava), che tutta questa incresciosa situazione genera: dimissioni sì? Dimissioni no?

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Vergognose prestazioni

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Vergognose prestazioni. Continua, anche se non “a grande richiesta”, la serie di The .XXX files : mai  titolo fu più appropriato per dare in un diversamente alto-secondo la forma alle idee che in questo momento occupano la mia cabeza e che altrimenti richiederebbero l’edizione tascabile (ma comunque sempre poco comoda) di Guerra e Pace. Impresa bignamesca.

Ore 23punto22, sfiga di un minuto e avrei potuto esibire la prova cabalistica di essere “(bis)unto dal Signore”; infatti, il “23” nella smorfia napoletana è “o’ scemo”. Tutto torna.

Tale e’ l’orario che indica, anzi indicava l’orologio che mammaMicrosoft ha elargito aggratis dentro WinPus <inserire un qualsiasi numero che va da 95 a 8> e dire che ci poteva spillare degli altri soldi con la scusa dell’ennesimo aggiornamento all’upgrade della beta release 2.1/c del suo sistema (in)operativo. Ora strana per iniziare a scrivere una lettera in formato “digitale”; infatti, la inizio soltanto perchè non so nemmeno dove voglia andare a parare, figuratevi immaginarmi un finale. Questa volta la beta release ve la propino io…alla facciaccia di Billo Gatto. Purtroppo aggratis. Perciò rimango povero.

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Bounty Hunter [Hands up, don’t shoot Remix]

immaginazione-reale

Bianco e Nero. Il Bounty compie il miracolo: un morso e in bocca si realizza il sogno di un’integrazione che decenni di lotte dei neri d’America non sono ancora riusciti a ottenere completamente. Bianco e Nero, insieme, seppure distinguibili, l’amaro del nero fondente, il dolce del bianco cocco, inseparabili nell’unicità della gustosa mescola.

Ma non tutto è buono come sembra.

Il Bounty, sebbene di origine “yankee”, si inserisce nell’alveo della migliore tradizione democristiana, poi perpetrata dal consociativismo delle più geniale balla politica post-guerra fredda, la Destra e la Sinistra. Non capirai mai chi ti sta fottendo…i valori normali di glicemia nel sangue, se il cioccolato o il cocco. Questa o quella per me pari sono, a quant’altre d’intorno mi vedo; del mio core l’impero non cedo meglio ad una che ad altra beltà.

Se è vero il vecchio adagio che “siamo quello che mangiamo”…beh inizio ad avere seri dubbi sulla storia che mi raccontavano all’ora di Scienze che siamo fatti al 60% di acqua e il resto proteine, grassi e sali minerali…non vorrei diventare blasfemo ma anche quell’altra storia che “polvere siamo e polvere torneremo” inizia a traballare.
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Ammutinati con il Bounty

Gli ammutinati del Bounty

Onda sonora consigliata: I Like You (Morrissey)

Inutile opporsi anche se non vi piace o siete a dieta: il Bounty ve lo ritrovate nella calza che la Befana vi ha lasciato stanotte da qualche parte per casa. Tra monete di carta stagnola e poco cioccolato, sigarette (ma le fanno ancora?) di cioccolato così politicamente scorrette, girandole di liquirizia dalla plasticante consistenza, caramelle, gomme da masticare, gelatine, cioccolatini, gianduiotti, tobleroni di dimensioni spropositate, torroni, torroncini e – sopratutto al Sud – tantissimi terroncelli, capita, è capitato e capiterà di trovarvi IL Bounty.

Inutile fare paragoni con altre, merende, merendine, cioccolati, snack e dolciumi. Il Bounty è IL BOUNTY. Unico e inimitabile. No, questo spazio non è sponsorizzato dalla Mars.

In natura lo si trova sullo scaffale del supermercato o davanti alla cassa del baretto o spacciatore di tabacchi di fiducia. Confezione ammiccante con mare, palme e spiaggia corallina, che strizza l’occhio ai cinefili di film di altra epoca e attori dal carisma e bellezza incomparabile anche se il moderno modello di confronto è un angelico Brad Pitt, un dannato Jude Law o l’irresistibile canaglia da filibusta di Johnny Depp. Sarà che ricorda un famoso ammutinamento e chi – in cuore suo – non vorrebbe ammutinarsi da un tran-tran quotidiano spesse volte al limite dell’umano?
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Storm Trooper Dance

Ottimo modo per un inizio WTF 2015!  Se anche non avete una scheggia nerd nel vostra pellaccia, se anche non vi è mai piaciuto Star Wars (nessuno dei film) e nemmeno l’hip-hop, vale la pena per vedere la fanteria imperiale muoversi da Dio, fottutamente ammiccanti come Beyoncé, Nicole Scherzinger e le altre sgallettate delle Destiny Child o Pussycat Dolls. L’effetto finale è più Party Rock Anthem degli LMFAO! And we gonna make you lose your mind (yeah)
We just wanna see you… shake that!