Tipi da Web, ovvero come aumentare la tua auto-stima

Succede di avere delle giornate in cui la propria auto-stima è crollata a picco come un sasso lanciato giù in un pozzo apparentemente senza fondo.

A chiunque è capitato di incontrare una vecchia conoscenza dopo un numero di anni tale da averne perso il conto, solo per essere informati che è diventata un luminare a dispetto della capa-di-merda che aveva in gioventù, che oggi vive a Manhattan, gira il mondo, vede gente, si muove, conosce, fa delle cose, la moglie è oggettivamente gnocca, i figli foto-modelli e, al confronto, la famiglia del Mulino Bianco so’de’ poracci e, dopo che si sono conosciuti, tutta la perfetta famiglia di successo pubblicitario è in cura presso uno psichiatra, uno bravo.

Ci sono quei momenti in cui ti senti, non alla base, ma al di sotto della piramide di questa zozza società di magnaccioni, che, per quanto sia zozza, è sempre quella in cui sei dentro, mani e piedi. Maschera e boccaglio te le devi portare da casa.

In questi e altri momenti in cui ho bisogno di una spatola per raschiare residui di auto-stima dal pavimento, ho trovato una soluzione per uscirne più forte che mai:  leggere cosa scrivono certi tipi da web.

I tipi da web che agiscono da agenti dopanti per l’auto-stima sono tre:

Tutto quello che non avete mai osato chiedere e non avreste nemmeno immaginato di ricevere quelle risposte

È un silos di stupefacenti e un’arena di stupefatti di sostanze legali e non, ma ha qualche controindicazione: l’auto-stima rischia di impennarsi fino alla megalomania. Leggere le domande e le risposte di Yahoo Answers ti porta ad aspirare con un elevato grado di certezza a: il Premio Nobel, il Premio Pulitzer, un paio di Oscar, un cavalierato di gran croce decorato di gran cordone con stretta di mano e bacio alla francese dal Presidente della Repubblica, “ospitate” a pioggia nei programmi di tutto il palinsesto televisivo nazionale nonché “special guest” in The Oprah Winfrey Show.

Ammazza che domande?!?

Sono una vittima del commercio elettronico, “affezionato” utente del tanto famoso e altrettanto vituperato Amazon, ma di molti altri sparsi per il mondo. Acquisto dall’Europa, dalla Cina fino al Giappone. Da quando sono nati i miei due nanerottoli, vagabondare per negozi e centri commerciali non é compatibile con i miei tempi, ci aggiungi la comodità di ricevere a casa il prodotto in un lasso di tempo congruo, un’assistenza – nei rari casi occorsomi – di rara eccellenza e gentilezza e una libertà di scegliere prodotti nemmeno importati in Italia.

Amazon Italia è uno dei mercati(ni) che frequento spesso, è un piccolo osservatorio dei prezzi, chiaramente è una trappola perfetta. Ai vantaggi citati, si aggiunge che i tempi di consegna sono rapidissimi, puoi informarti e rivolgere domande nella lingua italiana. E qui casca l’asino! A parte le “recensioni”, che meritano uno sfogo a parte, le autentiche “perle” sono nascoste tra le domande degli utenti. Ne ho conservata una recapitatami di recente e sarà oggetto di un prossimo episodio di Tipi da web (leggi: Tipi da web #2).

Tutte le parole che portano al tuo blog. E non sempre sono quelle che ti aspetteresti
  • il retrobottega della webbettola alla voce “Termini di ricerca” nel menu “Statistiche Sito”.

Il retrobottega delle nostre webbettole sono un filone di materiale prezioso per la nostra auto-stima, pongono dei quesiti esistenziali e, a volte, pure non riuscendo a darvi una risposta, riescono ad aumentare la propria auto-stima.

Rendo grazie a  Zeus che mi ha illuminato la via dopo la lettura dei suoi gustosissimi “svuota-tutto” del suo retrobottega in cui evidenzia le parole e le frasi inserite nel motore di ricerca e che hanno condotto fino alla sua olimpica webbettola.

Tipi da web inizia proprio dal mio retrobottega: le parole e le frasi che hanno portato il navigante fino a qui sono delle “perle”.

Qualche esempio degli ultimi giorni:

cosa ports il contenersi

Un incontinente dislessico alla tastiera alla ricerca di pannoloni? Io non riesco a contenere nemmeno le parole di un post. Mi spiace, ritorna da Google.

film porno mai dire basta

Il giorno in cui ho deciso di battezzare la rubrichetta degli sfoghi dal pH più alto dell’acido biliare con il titolo The .XXX Files sapevo che avrei attirato dei cul-tori del genere più ricercato su Internet.

Il caso citato è pe-cul-iare: chi ha cercato questo film è un amante del “vintage”.

“Mai dire basta”, infatti, è il vero titolo di un film porno di almeno venti anni fa. Ho visto con i miei occhi il cartellone pubblicitario (dicono tutti così), che ne annunciava il titolo a Piazza Carlo III a Napoli. Per saperne di più, senza arrossire o nascondere il telefono da sguardi distratti del vicino di posto in metropolitana, potete leggere il (sup)post Mai dire basta.

Il navigante sarà rimasto molto deluso di ciò che ha trovato.

remembet the name traduzione

Lo so, è un evidente errore di battitura, cercavi la traduzione di Remember the Name dei Fort Minor e l’hai trovata, ma hai fatto schizzare in alto la mia auto-stima visto che  la ricerca, anche così storpiata, riporta la mia traduzione al quarto posto dopo Wikipedia e Genius Lyrics su “circa 1.390.000.000 risultati (0,50 secondi)”.

Quarto su un miliardo trecentonovanta milioni?!?

Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene!

 

altezza oiramide chiceniza

Voglio passare sopra su oiramide, l’errore di battitura è facile vista la vicinanza tra la “P” e la “O” sulla tastiera, ma sono inflessibile su chiceniza. Mi sono sbattuto scrivendo con i dovuti accenti “Chichén Itzá in ben due cartoline del mio viaggio in Messico.

Per i ricercatori di fonti, la mia stima e i link:

Per i pigri di indice, sintetizzo la quaestio:

Chichén Itzá, gli accenti sono lì apposta: viene puntualmente storpiato in un suono che è “cicenizza” o “ciceniza”.

Chi Ch’én Itz’há”, in Maya significa “Bocca del Pozzo dello Stregone dell’Acqua” e la pronuncia è: ci cén iz há.

Questione di lana caprina? Potrei darvi ragione, ma quando lo storpiamento diventa la “verità” inizio a scalpitare.

Nella ricerca su Google del  termine “Cicenizza”misteriosa colonia francese in Messico (se le piramidi sono manufatti alieni, allora i Francesi possono essere arrivati in Messico prima degli Spagnoli, questa ne è la prova!) ho trovato qualcuno che ha pubblicato tanto di foto del sito archeologico durante un suo viaggio intitolando proprio così:

“Cicenizza -Città Maya. Immagine dalla Piramide”

La prova che i francesi sono stati prima degli spagnoli in Messico? Questa è roba per Kazzenger!

La foto ritrae il Tempio dei Guerrieri scattata dal Tempio di Kukulkan, comunemente detta la Piramide poiché è la costruzione simbolo di Chichén Itzá.

Questione di lana caprina? Chichén Itzá  è, insieme al nostro Colosseo, tra le nuove sette meraviglie del mondo. Sono solo sette. Cosa direste se il Colosseo, iniziassero a chiamarlo Coloseò?

cerco le bottiglie piccoli di vari band wisch o limoncello

Molto probabilmente questo navigante aveva già fatto il pieno di wisch (whisky o whiskey?) e limoncello.

Si è sentito in dovere specificare al motore di ricerca che il suo scopo era “cercare”, immaginando probabilmente che il nome Google fosse adatto a un sito per gli jodel o i gargarismi.

L’utilizzo del plurale “piccoli” denota una costruzione della frase in un mix più ardito dell’esperanto: declinazione del plurale probabilmente irregolare, come in latino; posizione dell’aggettivo prima (ben prima) del sostantivo, come in inglese. L’inglese è ancora presente nella ricercatezza del termine “band” (brand?) invece dell’italiano “marchio” o “marca”. Il termine “wisch” è evidenza di un fortissimo desiderio alcolico: ricorda vagamente il termine “whisky”, ma suona inconfondibilmente come “wish”, desiderio. Dopo “petaloso”, perché no questo “wisch” come neologismo per “desiderio di whisky”?

Il “limoncello” gli fa onore: nonostante la brama di liquore tipicamente estero, non rinuncia all’italianità. Non sono un esperto di alcolici, ma ritengo che whiskey e limoncello appartengano a due “parrocchie” totalmente diverse.

Temo che la domanda abbia mandato in bambola anche gli algoritmi più sofisticati di Google. Le funzioni booleane sono state buttate al cesso.

è meglio essere un fiore o uno stelo d’erba

Ecco, a questa domanda esistenziale di tale profondità sono stato sul punto di chiudere baracca e burattini, perché consapevole, non solo di non potere essere di aiuto, ma di non essermi mai posto questo legittimo dilemma. Come posso essere stato così una brutta-ma-brutta-persona?!

Così superficiale (mai espressione fu così pertinente), così abbarbicato alle cose terrene (aridaje), praticamente non uomo degno di calcare questa terra (ettre…), ma solo di esserne concime (et le voilà! Tutto il cucuzzaro!).

Temo che sia stata attirata da un mio racconto Vita, morte e miracolo di un fiore, in cui scrivo di un fiore con un forte deisderio di “viaggiare”, ma con tale disturbo di “personalità”. Mi sento quasi responsabile che possa avere commesso qualche atto inconsulto ed estremo contro i fiorai e i vivaisti.

 erotismo nello yucatan

Dulcis in fundo. La perla delle perle.

La ricerca che mi ha reso orgoglioso, soddisfatto e completamente appagato di tutto l’impegno profuso nell’arricchire di facezie questa webbettola.

Questa ricerca mi fa capire che scegliere accuratamente i “tag”, le categorie, fare attenzione nelle prime cento parole a essere coerenti con il titolo e i “tag” nonché ad avere tutta una serie di accortezze per rendere il testo più edibile ai parametri di indicizzazione, arbitrariamente scelti e misteriosamente occulti, di Sua Tana-libera-tutti-dall’ignoranza-Google, è tempo perso.

The .XXX Files è la rubrichetta responsabile di avere preso per i fondelli il motore di ricerca più figo che c’è e avergli fatto credere che questo sia un sito di erotismo.

Le cartoline del viaggio in Messico e i racconti di Batmancito hanno decisamente spinto verso queste pagine: se ricevessi dall’Ente del Turismo messicano dieci centesimi per ogni volta che ricorre la parola Yucatan, potrei pagarmi la promozione al dominio di primo livello e fregiare la webbettola di un altisonante www.redbavon.com (inutile cliccarci, non esiste alcun pazzo da affossarsi nel web con un nome così).

Frutto di un’ardita mescolanza semantica, erotismo nello yucatan mostra l’autentica anima di questa webbettola e il senso ultimo del mio sbattermi sulla tastiera.

Navigante alla ricerca di erotismo in Yucatan, anche se mi avrai tirato delle maledizioni in antico Nauhatl e avrai cliccato sul pulsante “indietro” in una frazione di millisecondo, io sono colmo di riconoscenza, ti ringrazio e celebro il tuo nome, qualunque esso sia, come il messia di questo blog. Non sono degno di essere tuo seguace.

E nel vostro retrobottega, quali perle nascondete?

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30 pensieri su “Tipi da Web, ovvero come aumentare la tua auto-stima

  1. Io presento le chiavi(che) di ricerca che portano da me nei post di compleanno del blog, alla vigilia di Ognissanti: abbastanza sobrie, non ai livelli del blog Tioly Shore – nessuno arriva a un blog con ricerche tanto assurde come quelle presentate lì! – ma ogni anno, una o due notevoli mi sono capitate 😛

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    1. Non conosco Tioly Shore (andrò a curiosare), su Yahoo! Answers sul web c’è una ricchissima letteratura da sbellicarsi e evidenza di tanto disagio 😉
      Chiaramente non mancherò alla pubblicazione delle tue chiavi(che) di ricerca (stupendo titolo!)

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  2. Riccardo Giannini

    Io invece sono uno dei pochi privilegiati ad avere utenti che arrivano sul mio blog senza fare strane ricerche :D. Venendo alla tua lista di “orrori”, che mi hanno regalato grosse risate, devo ammettere che la chiave di ricerca “erotismo nello yucatan” è un titolo degno di quei documentari che trasmettono in seconda o terza serata su Cielo!

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    1. Io devo ancora capire come sia possibile! La parola “erotismo” può essere contenuta in un post sulla commedia sexy all’italiana, ma sono sicuro al 100% mai in un post in cui scrivo di Messico o Yucatam. Non c’è un accenno erotico nemmeno nei racconti di Batmancito, ambientati in Yucatan, a parte la descrizione di un bacio.
      Questo è un tipico caso quando alla deficienza umana sia aggiunge quella artificiale.

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  3. Grande post, mi hai fatto sbellicare…
    Su Yahoo answer concordo assolutamente
    Per quaNto riguarda invece le domande di Amazon volevo portare l’attenzione su tutte le risposte (e ce ne sono davvero tantissime) in cui l’acquirente di turno dice: “non lo so, l’ho comprato per regalarlo”… della serie: tu sì che sei utile!
    Infine per quanto riguarda le ricerche che portano al sito, anche lì ci sono delle perle, sebbene il 90% dei termini di ricerca siano oscurati per ragioni di privacy e chissà che cosa si nasconde tra quelli (p.s.: peraltro mi viene da chiedere, sono solo io che ho il 90% dei termini di ricerca oscurati? Boh!)

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    1. Certo! Anche le risposte a volte ti lasciano pensare che l’utente si senta obbligato a rispondere perché dalla sua risposta dipende la sorte dell’Universo. Ma fino a qui possiamo considerarlo eccesso di gentilezza: quando però fanno una “recensione” sparando cinque stelle perché: “arrivato nei tempi promessi, confezione perfetta, non posso dare un giudizio perché è un regalo”. Due sono le cose: non sono utenti reali ma è un algoritmo amazzone di Demenza Artificiale oppure si sentono obbligati a dire la propria anche se non hanno nulla da dire (il morbo è contagiosissimo e ha attecchito sui social talmente bene che ormai è patrimonio genetico). La possibilità di esprimere anche un “non mi è stata utile” la recensione è poi ambitissima da consueti nichilisti. Io ho iniziato a inserirne un po’ (sintesi a volte delle mie recensioni), ma poi visto l’andazzo non ho più perso più tempo.
      Io non ho Termini oscurati, ma moltissimi Termini Sconosciuti, sono la grandissima parte rispetto a quelli in chiaro. Pure in questo caso, vai a capire perché “erotismo in yucatan” è in chiaro e altre cose no. Dopotutto, ho paura di saperlo 😉

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  4. Per me leggere i tuoi post non aumenta certo l’autostima, anzi, mi riconosco ogni volta qualche grado in più di ignoranza, ma mi fa un sacco di bene perchè mi faccio tante sanissime risate, e come sai, ridere è altamente terapeutico. Non avendo un blog, non posso collezionare queste perle, ma mi basta quel che trovo a volte nella posta…. Ciao!

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    1. Non è che questo post aggiunga granché al bagaglio di informazioni da conoscere, anzi…meglio che non ci fosse l’occasione. Anche la posta, sopratutto in ufficio, riesce a strapparmi una risata. A volte penso che si dovrebbe interdire l’utilizzo di certi strumenti a meno di avere sostenuto un’esame, anche di buona educazione.

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  5. Ahaha quando si vuole risollevare un sabato pomeriggio, un post del Bavone Rosso è la soluzione migliore ^_^
    M’hai fatto morire e in effetti io mi scordo sempre di andare a controllare quelle follie che portano visitatori ignari nei miei blog. Controllando su NonQuelMarlowe scopro una delizia che voglio condividere con te: “albicocco al curaro”… ma che è??? 😀
    Un ambizioso avvelenatore si è venuto ad informare sul mio blog: temo di essergli stato di nessun aiuto 😛 peccato non mi faccia vedere quelli “sconosciuti”…

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    1. Albicocca al curaro?!? Gesummaria pure un serial killer vegano!
      Certo che dietro a questi schermi c’è materiale per scrivere senza posa.
      Tipi da web merita di diventare una rubrichetta in pianta stabile. Il prossimo su Amazon, ho già del materiale 😂😂😂

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  6. Post spassosissimo. Le chiavi di ricerca che portano al mio web? L’ultima volta che ho controllato è stato anni fa e a colpirmi di più fu ” f**a pelosa ” (immagino si capisca anche così), che va detto che è una specie che circola nel mio blog, sebbene in pochi esemplari.
    In effetti dovrei decidermi a fare un nuovo giro tra le chiavi…

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    1. Il dilemma botanico meriterebbe un qualche tentativo di soluzione, ma il fatto che mi suoni come una domanda tipicamente marzulliana, rende vano ogni contorcimento in guisa d’edera rampicante e infestante dei pensieri.
      La tua conclusione è un capolavoro di sintesi. Così si fa!
      PS: al ritorno pretendo un post sull’argomento 😂

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