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New York, ti guidO io!

Onda sonora consigliata: Celebration (Kool and Gang)

Se riuscite subito a capire il nesso (il)logico tra la magnifica canzone dei Kool and Gang, la guida Lonely Planet di New York e il presente scribacchino di questo disertato blog,  allora avete altissime probabilità di scoprire l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo (con grande soddisfazione di Darwin, buon’anima)…oppure avete visto tutte le serie di C.S.I., N.C.I.S, Criminal Minds e Il Commissario Rex. Se invece evitavate puntualmente la bocciatura a Scienze con recuperi in volata di fine anno scolastico degni di Coppi e Bartali…oppure avete visto solo il mitico Ispettore Derrick e dopo il suo verde impermeabilino tristo non c’è n’è stato più per nessun commissario o squadra investigativa, allora dovete per forza sorbirvi il resto dello sproloquio per scoprire l’ar-cano, cioè  “il mistero, scritto da cani”. <occhi fissi nel vuoto, ondulando piano il capo a tempo> tadà-tadaa-tadaa-tatatadaaa-dadaaada…ricordate l’irresistibbbbile sigla dell’Ispettore Derrick? Tristaaaaaaaah.


New York City 7 Lonely Planet

New York City 7

Se siete a New York (invidia mi divora) o ci siete stati (aah! Sospiro all’unisono) oppure siete di quelli che studiano il viaggio prima di andarci (io no), secondo le stime e ricerche di mercato, con molta probabilità, avrete tra le mani una guida Lonely Planet di New York. Nella settima edizione italiana, pubblicata a novembre dell’anno appena passato (per i cinesi ancora deve passare), troverete svelato l’ar-cano di cui si cianciava in quel popò di (s)prologo qualche riga fu. Amménn.

Andate alle ultime pagine, sì quelle che non legge mai nessuno, la pagina prima dell’Indice, ci sarete passati davanti non si sa quante volte per trovare quel posto irrinunciabile dal nome impronunciabile, a pagina 474 nella colonna “Ringraziamenti”, all’inizio della terza riga trovate scritto: il mio nome e cognome.

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New York, gente strana, posti strani…

NewYork, gente strana.“People are strange”, “la gente è strana” è il titolo di una canzone di The Doors, forse scelta non a caso per fare parte dello splendido accompagnamento musicale di quel film che a molti è apparso molto più che “strano”, ma che per me è un capolavoro visionario: Donnie Darko. Anche io l’ho scelta perché sono stato un po’ di tempo fa in un posto strano e visto gente strana. Oggi ve lo racconto. Anzi…ve lo faccio vedere.

C’era una volta…

non tanto tempo fa, sarà stato due o tre anni fa, in un luogo lontanolooooontano, più lontano di quante “O” possa frapporre tra la prima e l’ultima lettera della parola “lontano” in questo piccolo spazio, talmente lontano che non tantissimo tempo fa, però più di duetre anni fa, diciamo un po’ più di cinque secoli fa, si pensava che non esistesse. Quando vi sbarcarono per la prima volta, pensavano di essere in un altro posto. Le cose-strane sono successe proprio dall’inizio della storia di questo luogo. Vuoi che non sia abitato da gente strana?

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…/Ritorno da New York

Onda Sonora Consigliata: Leaving New YorkR.E.M.

Scritto e dedicato a Titti.

Piccola cronoca di quanto succede su un volo, spunti per ingannare il tempo e la mente: se volare vi mette agitazione, mettetevi comodi, guardatevi intorno e…godetevi lo spettacolo. Per chi ha paura di volare, perché possiate spiccare il volo. Per ora, almeno con l’immaginazione.

Immagine da www.thesartorialist.com

E ora: i saluti!

Eccoci di ritorno. Decollati. Si balla un po’ per le bizzose condizioni metereologiche. Pioggia, vento, banchi di nuvole turbolente e chissà cos’altro lì fuori, il tutto producente effetto sussultorio-ondulatorio per niente fastidioso (se non alla buona grafia), ma ci ricorda che siamo in aria solo grazie a quel miracolo chiamato “portanza”.

Leggo un libro, che dato l’argomento trattato, vale la pena citare “Blog-grafie”. Immerso nella lettura non faccio molto caso al tipico microcosmo che è l’interno di un aereo da trasporto passeggeri, a parte un coppia di signori dietro di me che sembrano usciti dal serial “The Sopranos”. Massimo rispetto.

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Guardare, sperimentare, sentire…New York

Rumore di fondo: Empire State of Mind – Jay-Z & Alice Keys.

GUARDARE…

…A Colombus Circle. Una piazza dedicata a Colombo (il Cristoforo, non il volatile), su un lato l’accesso a Central Park, un centro commerciale con due statue di Botero, al piano superiore la Samsung Experience (non un semplice “shop”…EXPERIENCE), ma sopratutto al piano di sotto, i banconi e le scaffalature di Whole Foods Market, colorate di ogni ben di Dio, ordinato per categoria. Scegliere una scatola di cornflake non è stato mai così imbarazzante: volendo scorrere tutto, tra il primo e l’ultimo, avevi dimenticato il motivo per cui eri al supermercato. A parte la puntata esplorativa intorno all’albergo sulla 47th Street e Times Square si inizia come…tutto ebbe inizio, almeno per la storia come ce la raccontano nel Vecchio Continente. Tutto ebbe inizio da Colombo, la mia visita inzia da Columbus Circle.

Columbus Circle

Columbus Circle

elcriC submuloC

elcriC submuloC

Gira il mondo Giiiiraaaa

Gira il mondo Giiiiraaaa

Il Mercato di Tutti i Cibi

Il Mercato di Tutti i Cibi

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Claxi driver.

Onda Sonora consigliata: STAY (Faraway, so close)U2

Vengono fuori gli animali piu' strani, la notte...

Vengono fuori gli animali piu' strani, la notte...

New York da raccontare è davvero una “brutta bestia”. Tanto e ancora più “brutta” considerate le mie capacità di manipolazione della lingua italiana del tutto inadeguate a rendere la sensazione di essere-lì. Ogni volta che tornavo sull’idea di (de)scrivere il soggiorno a New York, ogni volta scartavo e deviavo come un cavallo selvaggio che vogliono domare. Ma non avevo scampo. Questo cavallo, ancora selvaggio per poco, girava in tondo costretto dentro una recinzione di legno mentre il cow-boy lo tiene al lazo, aspettando il momento giusto. E così è avvenuto per i pensieri e sensazioni che giravano in tondo nel recinto di New York.

Sono ritornato a scrivere con penna-su-carta (anche se il risultato si legge su schermo) perché provo la sensazione di potere dare il giusto tempo di fluire ai pensieri, di buttarli tutti giù, guardarli bene fissi nelle lettere che li formano, selezionarli con cura come un frutto di prima scelta, soppe(n)sarli, aggiustarli come fa un bravo sarto con un vestito su misura. Persino la cancellazione ha un altro peso: con la penna tiri su una riga, ma il pensiero rimane lì sul foglio; con la tastiera del PC, tasto “Cancella” o “Backspace” e  sparisce.

Insomma, come il cow-boy, attendo il momento giusto per addomesticare questi pensieri…e con loro addomesticare quella “brutta bestia” di New York.

Raccontare New York in modo da interessare è compito improbo. Fosse questo il mio compito…”Bava, interrogato” ”Professoressa, sono impreparato, ieri il mio cane è stato investito da un automobile e sono stato tutto il pomeriggio fino a notte fonda dal veterinario…” ”Claudio, tu non hai mai avuto un cane…DUE e fa media. A posto”. Scusa da cani, me lo sono meritato.

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NYCe…mail

Ossessionato dal pensiero di quanto possa essere noioso un racconto dei luoghi vis(ita)ti  e, dopo l’abbuffata dell’antipasto, lo chef ha realizzato per voi una “portata” che soddisfi la vostra “fame” di conoscere e sentire, ma non vi gonfi da non poterne più.

Quanto si trova di seguito è un grazioso (“nice” in inglese) scambio di e-mail da New York City verso la madrepatria. Non c’è trucco non c’è inganno sono esattamente le e-mail inviate e ricevute grazie a una connessione Wi-Fi a sbafo. La tecnonologia a volte è davvero bastarda…pensavate di esservi liberati del Redbavon per una settimana e tiè ti risbuca – letteralmente – dalla posta elettronica.Un diario in formato take-away, giorno per giorno, con scaglie di sensazioni e una decorazione  i-photografica. Nice e-mail! Anzi: NYCe e-mail.

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New YorK. Questa terra vide per primo un marinaio che si chiamava Rodrigo da Triana

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Onda sonora consigliata: Once in a Lifetime (Talking Heads)

And you may find yourself in another part of the world

New York? Ogni promessa è debito…ma poi perché? Ogni promessa è…promessa. Punto.

E a capo.

New York è una brutta bestia da raccontare per un molestatore di tastiere come me. E’ stato scritto di tutto, abbiamo visto tanto per tivvì e al cinema, il nostro immaginario è saturo di immagini, suoni, rumori di una città che è il sex-symbol della nostra cultura occidentale. Non per nulla, è nota come “Big Apple” e la mela è il frutto tentatore.

La prima immagine che la nostra mente proietta sulle retine in formato Cinemascope, in sala 1, fila centrale, posto centrale, mega-cestino di mefitici pop-corn appoggiati sulle gambe è la foresta di acciaio e vetro dei grattacieli di Manhattan, celebrazione di una deferenza atavica per il grandioso, l’ossessione per l’immenso, con una tensione a proiettarsi verso l’alto, verso il divino, lontano dalla sporca terra e dai limiti umani. Eppure la Torre di Babele dovrebbe ricordarci che a volte si finisce per fare “casino” e basta. Senza andare nel lontano Oriente, anche da noi abbiamo il Colosseo a ricordarci che quei grattacieli non sono altro che l’opera di un popolo molto più giovane, che se si mettessero intorno al caminetto ad ascoltare i racconti degli anziani, praticamente parlerebbero di quello che hanno fatto ieri.

Un popolo senza radici geografiche specifiche, che forse ricerca la propria identità in quelle linee vertiginose (dal basso), in quelle architetture audaci come Icaro che si lanciano in alto fino a grattare la pancia al Cielo (li chiamano “skyscraper”), in quelle dimensioni da dovere raccogliere la mascella da terra. “Avevo una casetta piccolina in Canadà…”  questo motivetto s’infila tra i ricordi dei grattacieli che ripercorro mentre scrivo, che ci volete fare? Mi piace fare un po’ di ironia e il mio cervello riesce a prendere per i fondelli anche se stesso. E comunque la casetta era in Canada, New York non è in Canada. Ma i Territori del Nord-Ovest, sì!

Va bene, pareggio, palla al centro e ripartiamo senza digressioni.

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Come Colombo (nè il tenente nè l’uovo)

NYCTimesquare

Life in Technicolor

ANDATA/…

Onda sonora consigliata: Life in Technicolor (Viva la Vida…, Coldplay)

Territori del Nord-Ovest. Sorvoliamo i Territori del Nord-Ovest. Anche se da circa 40.000 piedi d’altezza (dividete per 3 se vi trovate meglio con i metri), la costa frastagliata e spruzzata di neve è familiare. No, non faccio il saputello in geografia, ma avrete giocato a Risiko anche voi almeno una volta?!? Poi dicono che giocare non è educativo.

A 1700 km da New York, a poco più di un paio d’ore dalla meta, poco meno dell’ultima volta che sono rimasto bloccato nel traffico di Roma, non sembra nemmeno che sia così lontano. Sarà che mi piace volare (non mi è nuova questa…), sarà che – a parte il decollo e l’atterraggio – il viaggio su questo AirBUS è più tranquillo di quello su un AutoBUS: meno calca, meno buche, meno frenate brusche, meno ansia da “permesso-permesso-devo-scendere-permess…” SLAM! Portata in faccia!Si scende alla prossima…

Centonovantuno pagine lette di un soffio, un libro sul volo AZ-610 Roma-New York, prestato da un caro amico con medesima aeronautica passione.

Una lettura conservata apposta per quest’occasione, un’esperimento di lettura emotiva: mentre stai leggendo, lo stai vivendo.
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