Iwata-sama, dōmo arigatō

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Immagine tratta da: “8 memorable quotes from Nintendo president Satoru Iwata” (c) 2015 Elaine Yu and Wilfred Chan, CNN

Agli inizi di dicembre dell’anno scorso ci ha lasciato Ralph Baer, il papà dei videogiochi. Qualche giorno fa, l’11 luglio, anche Satoru Iwata. Alla giovane età di soli 55 anni, ci lascia non soltanto il presidente di Nintendo, ma nel profondo del suo cuore – come si era autodefinito – un videogiocatore.

Un presidente, molto controverso e discusso, con al suo attivo il coraggio di adottare la strategia Oceano Blu” (cfr. “Blue Ocean strategy” di W. Chan Kim e Renée Mauborgne, 2005) e conseguire – a dispetto di tutti gli analisti ed esperti – il successo schiacciante della Wii su Sony e Microsoft, concorrenti più forti sia in termini di “tecnologia di prodotto” sia di comunicazione e marketing. Un capolavoro di coraggio imprenditoriale e determinazione, che mi ha fidelizzato a Nintendo per i valori che esprime e l’impegno che profonde, non già solo come “cliente/consumatore”, ma anche come (piccolissimo) azionista.

Note le difficoltà, invece, incontrate con la successiva Wii U, fino al recente E3, che ha mostrato come la base di sostenitori Nintendo non sia  costituita da bimbi obnubilati da Super Mario & Co. o da presunti adulti “fanaticamente” ciechi, ma sappia cosa desidera da Nintendo e, all’occorrenza, non gliele mandi a dire.

Satoru Iwata non era un presidente che ci si aspetta da una multinazionale al 1394° posto del Forbes Global 2000 Top Companies 2015 e ottavo “brand” più importante del Giappone.

Pages from Interbrand Japans Best Global-Domestic Brands 2015

Immagine tratta da: Japan’s Best Global Brands (c) 2015, Interbrand – rankingthebrands.com

Satoru Iwata partecipava. Non lo si percepiva distante, ma vicino al videogiocatore. Partecipe nei fatti: a fine gennaio 2014, in seguito ai risultati di vendita della Wii U molto al di sotto delle aspettative, Iwata e il gruppo dirigente decisero di ridursi sensibilmente lo stipendio per almeno 6 mesi: un taglio del 50% per Iwata-san e, in misura proporzionale alle responsabilità, per gli altri dirigenti.

Vedere la più alta carica della società nei “Nintendo Direct” è un’ulteriore prova di questa sua dichiarazione di essere in fondo, nel profondo del cuore, un videogiocatore e volere continuare a partecipare ai nostri “giochi”, pure non dimenticando la sua responsabilità e ruolo.

Il “Nintendo Direct”, cioè il canale diretto di comunicazione attraverso video diffusi su web, voluto da Iwata per rivolgersi direttamente al pubblico, ha avuto risultati altalenanti. Vi assicuro che fa un certo effetto assistere alla presentazione della nuova console da parte della più alta carica della società. Vedere il CEO indossare dei guanti bianchi e fare l’ “unboxing” della nuova console, con la stessa sacralità dei miei gesti al momento della prima installazione, mi fa dimenticare le volte che il buon Iwata si è reso involontariamente goffo o risultasse inadeguato nei “Nintendo Direct”, alcuni dei quali davvero deludenti. “Please understand”.

Anche nell’ultimo Digital Event dell’E3, criticato anche su queste pagine con la passione e spirito costruttivo di chi lotta per ciò che considera importante, le più alte cariche aziendali di Nintendo rappresentate come dei pupazzi in stile Muppet confermano l’autoironia di Nintendo, in controtendenza alla “coolness” e alla “grandeur” dei due concorrenti. La geniale autoironia è passata inosservata a causa degli scialbi contenuti della presentazione.

Autoironia e leggerezza che vengono interpretate dai più come messaggio infantile per dei contenuti adatti a “bambini” e “bambinoni”, come vengono spesso – anche dagli stessi videogiocatori – apostrofati i videogiochi dell’azienda di Kyoto e le icone patrimonio, non solo Nintendo, ma della collettività mondiale.

Niente di più sbagliato se facciamo tesoro delle dichiarazioni dello stesso Iwata.

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Immagine tratta da: “8 memorable quotes from Nintendo president Satoru Iwata” (c) 2015 Elaine Yu and Wilfred Chan, CNN

Il 19 maggio 2005 in un’intervista al Seattle Post-Intelligencer: “Non mi ha mai creato imbarazzo il fatto che i bambini abbiano da sempre supportato Nintendo. Sono fiero di ciò. Il motivo è che i bambini valutano i prodotti in base all’istinto”.

Quanta verità in queste parole, un messaggio che dovrebbe essere trasversale per il videogioco, inteso come medium, con pari dignità del Cinema, Musica, Teatro, Letteratura, che contibusce allo sviluppo e alla formazione dell’individuo e della collettività.

Game Developers Conference 2006: “Above all, videogames are meant to be just one thing: fun. Fun for everyone”. Il divertimento per tutti. Shigeru Miyamoto lo ripete spesso nelle sue interviste. E’ La Missione per Nintendo.

Infine, anche i concorrenti devono a Iwata gratitudine per tale ostinata dedizione alla Missione. “It’s 4 the Players”, il tormentone del marketing Sony, che  – pure non essendo innovativo come ai tempi della prima Playstation – si è riappriopriato in questa generazione della “leadership” di mercato e continua, come in passato, a essere “driver” dello sdoganamento del videogioco come prodotto di massa, dai contenuti anche maturi, capace di creare un’ “identità” del videogiocatore, che non sia quella dell’eterno Peter Pan o del “nerd”. I videogiocatori sono invecchiati con il susseguirsi delle nuove generazioni di console. Quelli che erano bambini ai tempi della prima console Nintendo, ora sono adulti e legittimamente desiderano anche contenuti maturi . Ma il Videogioco nella sua essenza non è cambiato: è divertimento, che significa anche un’esperienza carica di ansia e balzi sul divano per lo spavento, come in Alien Isolation.

Come non partecipare – grazie alla traduzione inglese del blog Yomuka! – al toccante saluto a Iwata da parte dell’amico Itoi Shigesato nel suo blog, Today’s Darling. “See you later”, ci rivederemo. Di seguito traduco dall’inglese per noi italiani perché vale davvero la pena coglierne la bellezza e la rara autenticità delle parole di un amico:

“Il migliore modo di separarmi da un amico, a prescindere dalle circostanze, è dirgli semplcemente: “Arrivederci”. Ci incontremo di nuovo. Dopo tutto, siamo amici.

Quindi, niente di strano in tutto ciò. Ci rivedremo.

Sei partito per un viaggio lontano, molto lontano, nonostante non fosse in programma ora, ma tra molti anni. Hai indossato il tuo migliore vestito e hai detto “Scusate per il breve preavviso”, sebbene tu l’abbia detto sottovoce, senza clamore.

Ti sei sempre messo dopo degli altri, in ultimo, dopo avere finito di aituare tutti gli altri. Sei sempre stato così generoso come amico che questo viaggio è il tuo primo e unico atto da egoista.

Non riesco ancora a realizzare cosa sia accaduto. Mi sembra che da un momento all’altro io possa ricevere una tua spensierata e-mail in cui mi chiedi di andare fuori a pranzo insieme, sempre dopo che tu ti sia sincerato che il tuo invito non mi crei problemi nell’agenda degli appuntamenti, naturalmente.

Puoi invitarmi quando vuoi. Io farò altrettanto.

Bene, per adesso programmiamo di incontrarci ancora. Chiamami quando vuoi e ti darò un colpo di telefono anche io. Ho ancora tantissime cose da dirti e, se mi venisse in mente un’idea particolarmente buona, te lo farò sapere.

Allora ci rivedremo di nuovo.
No, credo che già siamo insieme. Proprio qui, in questo esatto momento.”

Per tutto questo e per quello che sarà Nintendo, Iwata-sama, dōmo arigatō. Grazie, grazie davvero.

Credits: thanks to Yomuka! for english translation and to Shigesato Itoi for his touching farewell to Satoru Iwata; thanks to Satoru Iwata.

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