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#4. Bit+Beat = Do The Whirlwind [by Architecture In Helsinki]

Gli Architecture in Helsinki è una band indie-pop dalla lontana Australia. Originariamente composta da otto musicisti, circa un anno dopo la pubblicazione del loro secondo album In Case We Die (2015), tre membri decidono di abbandonare il progetto musicale per divergenze artistiche.

In Case We Die è l’album migliore della band, una sorta di manifesto: un sound pop contaminato in cui la contaminazione non è frutto di casuali schegge istintive, ma di un calibrato lavoro di ricerca unito a una genuina urgenza espressiva. Il risultato è un disco bilanciato tra sperimentazione e accessibilità.

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#3. Bit+Beat = Space Invaders 2003 [by Ken Ishii vs FLR]

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Ettre! Siamo al terzo appuntamento di Bit+Beat=Make Some Nooooise!, giuro che dopo questo non tengo più il conto, ma ho un certo entusiasmo da trasmettervi perché più vado a cercare tra le ragnatele digitali, più m’imbatto in cose nuove o che avevo bellamente ignorato, anche per via di qualche stupido pregiudizio. Così ho ascoltato il Rap, poi ritornato a un mio più vicino Altenative Rock e oggi mi ritrovo irretito dalla Techno! Roba da non credere: io sto alla Techno come il sale nel caffè. La videoclip che ho scelto è Space Invaders 2003 di Ken Ishii vs FLR.

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#2. Bit+Beat = E-Pro

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Per questo secondo appuntamento di Bit+Beat=Make Some Nooooise!, la neonata rubrichetta di musica contaminata dai videogiochi, ho scelto la videoclip di una canzone di Beck: E-Pro.

E-Pro è la traccia di apertura dell’album Guero, che Beck (al secolo Beck Hansen) ha pubblicato nel 2005. Dopo Loser (1993) che ha consacrato il cantantante a superstar, E-Pro è uno dei maggiori successi di Beck: pubblicata come “lead single” dell’album nel marzo 2005, all’inizio di aprile è al primo posto nella classifica Alternative Rock del Billboard.

L’album Guero schizza in breve al secondo posto del Billboard, la migliore posizione in tutta la carriera di Beck fino a quel momento.

Non è facile definire la musica di Beck. Da Wikipedia viene descritto “[…] tra i principali esponenti dell’indie rock e in particolare del lo-fi”. Onda Rock, cui rimando per un dettagliato e coinvolgente excursus sull’artista, lo definisce:

“[…] La X-Generation a cavallo tra 80 e 90 trova in Beck anche un simbolo: praticamente è un nerd (o qualcosa che gli somiglia molto) con il suo aspetto dimesso e la sua (falsa) timidezza, confonde generi e stili senza riguardi per creare qualcosa di non-mainstream che allo stesso tempo è mainstream ma riesce a nasconderlo benissimo, nei testi è ermetico (per qualcuno semplicemente furbo) e ironico quanto basta per cantare l’orgoglio dei perdenti proprio per una generazione che è confusa e si sente perdente. […]” (cit. OndaRock.it :“Beck L’idolo della generazione X” di Marco Simonetti )

Onda Rock individua però proprio nell’album Guero il primo passo falso di Beck.

Non è facile definire la musica di Beck. Lo stesso artista ha qualche difficoltà in merito. Per esempio, descrive la sua musica in collaborazione con i Dust Brothers (periodo esaltato da Onda Rock) come un “sound” che ha una “jankity”. Per “jankity” si intende qualcosa di incasinato , scadente, che ha qualcosa di rotto, urge di una qualche riparazione, ma funziona ancora. Il termine “janky” si riferisce a qualcosa di costruito in economia o messo malamente insieme tanto da non sembrare adatto ad assolvere alla propria funzione, tuttavia funziona al di là di ogni aspettativa.

Le videoclip di Beck sono caratterizzate dall’essere strampalate, contengono quella dose di imprevedibilità, che le fa assurgere in breve a una presenza fissa su MTV, quasi un manifesto di una televisione che vuole rivolgersi a un pubblico giovane e – per cliché – ribelle e anti-conformista. Sappiamo, invece, quanto queste televisioni abbiano contribuito a un nuovo conformismo (e relativo mercato) dell’ “alternativo” a tutti i costi.

La videoclip di E-Pro non delude queste aspettative. Ha un’atmosfera surreale, dall’inizio alla fine.

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#1. Bit+Beat = Who’s That? Brooown!

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Per chi si fosse perso il pistolotto di inaugurazione di questa nuova rubrichetta partorita al freddo e al gelo esattamente il giorno di Natale, benvenuti al numero  #1 con la consapevolezza che “di doman non v’è certezza”, figuriamoci se posso assicurare che ne segua un secondo come il fulmine tenea dietro al baleno. Qui c’è lo stesso cartello che trovate sull’autostrada #statesereniSalerno-Reggio Calabria: “Lavori in corso. Ci scusiamo per il disagio. Stiamo lavorando per voi”.

Bit che incontrano il Beat, artisti che utilizzano i videogiochi nelle loro videoclip, se proprio volete sapere come gli Space Invaders hanno invaso la Musica ritornate al “Via” senza prendere le ventimilalire, dubito che ci sarà qualche temerario, peccato per la ricca selezione musicale, non già per le mie chiacchiere battute genuinamente a mano (con tutte e due le mani) e senza aggiunta di olio di palma.

Per questa Bit+Beat=Make Some Nooooise!, tutta musica, videoclip e a bassissimo contenuto di parole, già mi sono allungato troppo sulla tastiera ma ye’know…

Siamo ai primi del 2017, anno nuovo, convenzione nuova, stesse cose con un numero progressivo che ineluttabilmente scivola avanti e noi a seguire la slavina, cercando di non restarci sotto. A tutti noi amanti di questo sport estremo, il più estremo tra tutti gli sport estremi, dedico una canzone che non è nelle mie usuali corde, sebbene ad ascoltare questi Das Racist ho iniziato a muovere busto, collo, braccia, mani e dita come i rapper ci hanno da sempre insegnato Yo! Bro’! Ok patetico, ma tanto voi non mi vedete.

Who’s That? Brooown! – Das Racist 

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Gli Space Invaders invadono la Musica

Space Invaders non vennero in pace e noi gliele...suonammo!

Space Invaders non vennero in pace e noi gliele…suonammo! (by RedBavon)

Nuove rubrichette escono dalle fottute paginette di questo blog al ritmo di bit e beat. Make some noooise!

Pong, Space Invaders. Donkey Kong e Mario sono le icone del Videogioco, che in momenti diversi sono stati sdoganati dai media tradizionali presso la cultura di massa. Google ha spesso utilizzato queste icone per rinfrescare il proprio logo sulla pagina di ricerca, di recente i 40 milioni di Super Mario Run scaricati in 4 giorni su Apple Store hanno sbriciolato ogni altro record di download.

A un’osservazione anche superficiale della cultura del gaming, inevitabilmente ci si ritrova invischiati in una ragnatela di archetipi del passato e forme di nostalgia.

Il fenomeno “retro” associato alla nostalgia può essere inteso come una sorta di ripetizione estetica della cultura mediatica, che mira a una dimensione conciliata dell’esperienza, avendo come riferimenti centrali gli stili audio-visivi a partire dagli Anni Ottanta, come Pong, Space Invaders. Donkey Kong, Mario, fino ai più recenti come Lara Croft (Tomb Raider, 1996) e Grand Theft Auto (GTA III, 2001)

Il fatto che il Videogioco sia considerato dai più una sotto-cultura è tema a me caro e spesso, anche come provocazione, tiro in ballo il Videogioco anche in contesti apparentemente estranei, come mi appresto a fare nelle righe che seguono: l’influenza dei videogiochi nei clip di musica pop.

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When worlds collide: Florence canta per Final Fantasy XV

Florence and The Machine interpreta magnificamente la cover del classico senza tempo di Ben E. King, “Stand by Me”, eseguita da un’orchestra sinfonica, per la colonna sonora del trailer del nuovo attesissimo capitolo di una delle serie più iconiche dei videogiochi: Final Fantasy XV.

Sono soddisfazioni!

Florence Welch è una delle voci più originali degli ultimi anni. Dopo avere ascoltato il suo primo album, Lungs, l’ho attesa per una definitiva consacrazione nella mia Hit-list che è arrivata con il suo secondo, Cerimonials, di cui potete leggere il mio innamoramento musicale tra queste pagine. Il suo recente e terzo album How Big, How Blue, How Beautiful è un’ulteriore conferma di una voce, che è uno strumento in sé, coinvolge e avvolge con musica e testi che sorprendono e lasciano l’ascoltatore ebbro di vibrazioni che riempiono degli spazi pensati vuoti e ridonano tensione a corde da tempo lasche.

Il fatto che un’artista di questo calibro collabori con la produzione di un videogioco e, in particolare Final Fantasy, che è una serie cui sono fortemente legato, mi fa gongolare per la soddisfazione e urlare “Yeeeeeesssss!”.

E’ una conferma di quanto vado sbattendomi in diversi post della rubrichetta Il Pixel Quotidiano, cronache di ordinaria vita digitale e – in sintesi – esposto al pubblico ludibrio nel “manifesto” Video’gioco (quant’è bello, spira tanto sentimento): è segno dell’evoluzione e maturità del medium, è un altro tassello che legittimamente rivendica la dignità del Videogioco al pari del Cinema, della Letteratura, della Musica, del Teatro e di tutte quelle forme espressive che arricchiscono l’esperienza umana.

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