DLC cui prodest?

Push to Download Digital Content

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In materia di videogiochi sul web e sulle riviste, il DLC, ovvero “Downloadable Content” (contenuto scaricabile) è un argomento che riscalda gli animi, divide in fazioni e riporta a becere quanto endemiche diatribe quanto le “console war”: Atari Vs Intellivision, Super Nintendo Vs Mega Drive, PS4 Vs Xbox One. Il DLC è Il Prescelto per portare il gygabyte-verbo ed evangelizzare il volgo alla Digital Delivery, con i suoi pro e i suoi contro. E questi so’ probbbblemi.

Lascio dissotterrare le asce di guerra agli apocalittici per cui il DLC è il Male, agli entusiasti per cui il DLC è il Bene, all’immancabile stuolo di ignavi per cui “la Tecnologia va avanti” e a quelli che si adeguano per darsi un tono “smart” e sentirsi “à la page”, encefalogramma ed elettrocardiogramma piatto come una Barbie. Chiaramente non intendo al prosperoso seno, primo responsabile di turbe fanciullesche. Da bimbo, volevo giocare con le bambole, che c’era di strano?

M’interessa più provare a capire cosa c’è dietro questa politica distributiva: a chi giova il DLC?

Si tratta di contenuti aggiuntivi rispetto alla prima release di un videogioco, in rari casi disponibili gratuitamente (vedi il recente The Witcher 3: Wild Hunt), nella pratica ormai consolidata sono venduti singolarmente o in un’unica soluzione con il cosiddetto “Season pass”. I DLC vengono pubblicati secondo un piano editoriale, non sempre noto all’inizio, anzi a volte ex abrupto per sfruttare un successo dalle dimensioni non previste (vedi il primo Castlevania: Lords of Shadow).

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Transazione media-per piattaforma digitale nei mercati chiave 2014. Da gamesindustry.biz “EA must lead on digital games transparency”

I DLC ormai fanno parte integrante del business dei videogiochi: i “multiplayer” non ne possono proprio fare a meno (Destiny, Call of Duty, Battlefield e il recentissimo Star Wars Battlefront); i “giochi di ruolo” espandono le avventure del party di eroi come si faceva una volta acquistando le “espansioni” per il master di Dungeons & Dragons; gli “open world” diventano sempre più “aperti”, aggiungendo missioni e obiettivi sulla mappa, con un sistema che ricorda la semina a spaglio; gli “action adventure” non se ne fanno mancare almeno un paio; il riscoperto genere “adventure” (roba diversa dalle avventure punta&clicca di Lucas e Sierra) ha trovato slancio nello sviluppo e successo di vendite (Telltale Games docet) grazie a una distribuzione a episodi, cioè a DLC; persino uno degli archetipi del videogioco, il “platform” non ha resistito alla malìa del DLC: New Super Luigi U può considerarsi un DLC del titolo di lancio della Nintendo Wii U con l’inossidabile Mario per la prima volta in alta risoluzione.

Il DLC incarna la Digital Delivery con i suoi pro e i suoi contro,  Per sintetizzare in modo pacato e oggettivo la “questione”, si può affermare che esistono DLC dalla qualità variabile, come per ogni famiglia di prodotto esistente sullo scaffale sia fisico sia digitale; a un estremo vi sono i DLC che rappresentano un arricchimento dell’offerta e del prodotto originale; all’altro estremo i DLC autentici spreco di byte, banda e soldi; nel mezzo, molto più di 50 miserelle sfumature di un qualche colore, basta che non sia il grigio che è già una via-di-mezzo di per sé.

Potrei chiuderla qua e invece scalpitano falangi, falangine e falangette sulla tastiera perché non m’interessa l'”Effetto”, ma risalire alla “Causa”; una volta trovata la causa, sarà più facile trovare l’antidoto, per una reazione efficace o un modo per cambiare le cose…o arrendersi: “This is 4Players” oggi, ma ieri era – per chi se lo ricorda – “Non sottovalutate la potenza di PlayStation”. Il videogioco per noi è una passione come altre o più arricchente di altre; per le aziende è bu$in€$$. Non sottovalutate mai la loro potenza.

Tutto quello che volevate sapere si Videogiochi e non avete mai osato chiedere

Tutto quello che volevate sapere si Videogiochi e non avete mai osato chiedere

Metto giù un’idea, chiaramente filtrata dalla mia esperienza e pertanto opinabile, anzi la condivisione e l’esposizione al pubblico web-ludibrio è proprio per l’accozzaglia – sempre sia  benedetta – di lagne, magagne e rogne pronte a essere accettate(*) nell’apposito spazio dei commenti. (*)“Accettate” = essere accolte con l’accetta, se sei un troll o hai dimenticato la creanza che ti hanno insegnato mamma e papà.  

Ho acquistato alcuni DLC, non ne sono un particolare sostenitore poiché, piuttosto che spendere della vile quanto sudata pecunia in un “more of the same”, qualche mappa o livello in più, preferisco:

  • puntare sugli “indie game” a prezzi onesti o in offerta stracciata nei vari Humble Bundle o in promozione sui network delle console  (di recente, Never Alone per PS4) oppure
  • qualche titolo vecchiotto, che non rientra nell’hype o nella tripla “A” o che ha raccolto pareri discordanti.

Il sommelier assaggia tanti vini per affinare il palato.

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Indovinate chi sono le mucche?

Ciò che non garba è che il DLC è utilizzato dalle software house per “mungere la vacca”. Il DLC in quanto “digitally delivered” non è di tua proprietà: chiude il server, sparito. La cartuccia la puoi inserire fino a che morte di console incorra (e con un ammenicolo tipo Retron 5, puoi farne resuscitare 5 in una volta), ma non è un discorso “si stava meglio, quando si stava peggio” o “nostalgia-nostalgia-canaglia”: è oggettivo, legato al medium.

Il medium evolve, sarebbe meglio che noi potessimo scegliere, in realtà viene imposto da regole di riduzione dei costi e massimizzazione di profitto e non da un’esigenza del consumatore, come già successo con i libri e gli e-book.

Il mercato degli e-book in Italia registra un aumento della “produzione” a incrementi percentuali a due cifre (bella forza, il libro stampato nasce “digitale” nel suo pdf ad alta definizione), i volumi di vendita sono risibili e la quota di mercato è una percentuale che puoi indicare con una mano con due dita mozze.

Diverso il mercato dei Videogiochi:  oggi l’industria dei videogiochi fattura immensamente di più rispetto ai tempi delle cartucce; il fatturato ha superato da diversi anni quello di cinema, musica e home video messi insieme. E’ sufficiente leggere le statistiche di copie vendute dal franchise “Call of Duty”, uno degli spara-tutto in prima persona di più grande successo: nel 2011 il record di vendite con oltre 26 milioni di copie per Modern Warfare 3 e oltre 24 milioni per Black Ops 2 (cit. Statistic Brain Research Institute); nel 2015 Black Ops 3, l’ultima iterazione del franchise, ha fatturato in 72 ore la cifra di 550 milioni di dollari!

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Digitale Contro Fisico. Percentuali delle vendite digitali sul totale 2013-2014 Da gamesindustry.biz “EA must lead on digital games transparency”

I tempi sono cambiati, ma il lupo non ha perso il vizio, anzi ne ha fatto virtù.

The Last of Us (Naughty Dog, Sony, giugno 2013), che ho amato e finito d’un fiato, ha fatto incetta di premi nel 2013 ed è un esempio di come si muova l’industria: il finale di The Last of Us è stilisticamente perfetto, coerente, ma “aperto” e ruffiano, come in uso in molti film per potere dare un seguito se il primo ha successo al “box office”. Ai titoli di coda, sono rimasto con quell’atavica sindrome del videogiocatore di arcade (quale ero io): “un’ altra partita e poi smetto” (e via di gettoni).

Subito accontentato nel febbraio del 2014, quando viene pubblicato il DLC Left behind: poco più di due ore di campagna in singolo al prezzo di €.14,90, davvero costoso in relazione al tempo necessario per portarlo a termine e considerando che l’avventura principale (12-15 ore) si trovava in vendita ormai tra i 25 e 30 euro. Pubblicato, in seguito, come contenuto “stand alone” per PS4 a €.9,99, l’ho acquistato in promozione a 5 euro; dopo avere terminato questo scampolo di avventura confermo che 5 euro sia un prezzo onesto e coerente rispetto ai contenuti e, pertanto, mi sarei aspettato dal momento della prima pubblicazione.

Non bastava il pistolotto sui “Remastered“, ora anche i DLC?

Non si vuole demonizzare il contenuto distribuito digitalmente di per sè, ma considerata la crescente importanza per il mercato in termini di fatturato e ricavi, si chiede agli operatori di settore semplicemente maggiore trasparenza sia nel piano editoriale sia nella politica di prezzi. Maggiore trasparenza nel piano editoriale che preveda DLC a pagamento solo per vere e proprie aggiunte o espansioni, come accadeva nel 1989 con Baldur’s Gate:Tales of the Sword Coast o ancora i due Falcon Mission Data Disk.

Nella politica di prezzi la trasparenza è essenziale : l’edizione digitale presenta prezzi identici a quelli della copia fisica, sopratutto al lancio del prodotto. Certo la distribuzione fisica è concentrata in pochi grandi rivenditori con negozi proprietari o in franchising e quindi il loro potere negoziale è elevato: si scoraggia così l’acquisto digitale a favore di quello fisico. Che qualcuno di buona volontà mi spieghi perché dovrei pagare lo stesso prezzo se devo rinunciare al disco, alla scatola, avere una connessione a banda larga, una carta di credito nonchè pregare che tutto fili liscio nel trasferimento di una decina di gigabyte o giù di lì. Infine, sempre sui prezzi, c’è una vecchia e malsana abitudine: la sostituzione del simbolo “$” con “€”. Pertanto, 20 dollari diventano 20 euro, ma non è raro assistere a qualche ritocco verso l’alto. In passato, ciò era comprensibile per tasse doganali o costi d’importazione con le copie fisiche provenienti dal Giappone o dagli USA, ma l’edizione digitale – a giudicare dai vari tentativi di “Google Tax” e simili – riesce a eludere totalmente o parzialmente anche il sistema fiscale.

Ma se vi sentiste turlupinati, presi in giro, in alcuni casi al limite della legalità, non fosse per certe clausole che devi accettare per forza, non vi ribolle il sangue nelle vene? Non tentereste una reazione? Quantomeno un’educata quanto circostanziata lamentela.

Ciò che accade ai danni del consumatore per i “giochini”, accade in altri mercati per altri prodotti: libri, film e musica sono sulla stessa banda…di trasmissione. Tanto la si chiama “larga” e ci entrano tutti. La distribuzione è sempre più digitale e ho la sensazione che ci stia sfuggendo tra…le dita.

Il mercato dei videogiochi, per quanto relativamente recente, grazie alla Digital Delivery, presenta un numero di abusi ai danni del consumatore con la tendenza a un preoccupante aumento: prodotti pieni di bug, peraltro noti allo sviluppatore ed editore; conseguenti release al “Day One” con contestuale patch, anche di svariati gigabyte (e chi non ha una connessione veloce si tiene il prodotto difettoso); prodotti “early access” mai terminati: un sistema diabolicamente geniale per cui paghi per essere nell’élite dei primi utilizzatori, entri in “god-mode” e ti senti importante perché il tuo contributo è essenziale (sindrome da Populous), in pratica sei un beta-tester a costo zero per la software house, che per giunta si finanzia e non è detto che rilascerà mai il prodotto terminato; la piaga del “free to play”, espressione che avrebbe necessità di virgolettare il virgolettato, tante e tali sono le modalità per spillare soldi con le micro-transazioni.

Come consumatori siamo trattati come “bestiame”, magari fossimo solo “mucche da mungere”, qui siamo proprio al macello. Come “consumatore” di un qualsiasi prodotto o “utente” di qualsiasi servizio mi attendo di essere trattato con serietà.

Infine, i videogiochi che vengono pubblicati con un “Season Pass” inclusivo di una valanga di DLC, tra livelli aggiuntivi (o eliminati apposta dal prodotto originario?) e pacchetti “premium” di armi, equipaggiamenti e altre scorciatoie per rendere più facile la vita sia in “single player” e, sopratutto, in “multiplayer”.

Poi ti domandi come mai, trotterellando per una mappa multiplayer di Call of Duty, alla ricerca del Sacro Graal che milioni di giocatori sembra avessero trovato in tale gioco, ti sentivi Terminator sceso per la sesta volta in terra, armato – per par flagellum – di un Uzi nella destra e un Uzi nella sinistra,  ti imbatti in un malcapitato sulla tua linea di tiro e gli scarichi entrambi i caricatori in un orgasmo (molto veloce eh) di pallottole e fuoco purificatore; tuttavia l’effetto è stato come sparare palline di carta con la cerbottana a un tank T-90 di tosta fabbricazione russa. Così il tipo – legittimamente alterato da cotanto schiamazzo per nulla – con tre rapidi passi mi ha raggiunto e ha infilato un rudimentale coltello tra spalla e collo, producendomi, oltre che un istantaneo quanto mortificante “game over”, anche una “combo” di maledizioni e bestemmie contro “questa generazione di ccciofani” e il conseguente “down” di rassegnata consapevolezza di “essere ormai vecchio per queste cose”. Cercando di capire cosa avessi sbagliato, dando le colpe al router (o “routter” per il lag accusato), ho cincischiato per i menu e così scopro il ben-di-Dio che puoi comprare con la vile pecunia: basta pagare e diventi un T-90. Vengo allora preso da un istinto brutale e compulsivo: compro tutto, ritorno lì e gli faccio un cuBBo così!

No, mi riprendo dall’ira funesta e mi ricompongo. Non è la maturità dell’età a portare a più mite consiglio, ma un concetto assimilabile al “Fair play”. Risuonano le parole di mio fratello ai tempi delle sfide a Sensible Soccer (Amiga, 1992), Street Fighter II Turbo (SNES, 1993) o Soul Calibur (Dreamcast, 1999): “Tu sei un <epiteto colorito>! Ti sei letto le istruzioni! Dimmi quale è il comando! Non vale, ti sei letto il libretto!”. Non svelerò mai se avesse ragione mio fratello – dovesse imbattersi in queste righe – porterò il segreto nella tomba, però una cosa certamente l’ho imparata: nella sfida, per quanto possa essere spietata, non puoi rinunciare a essere leale.

Vincere con un sotterfugio non ti rende immortale come Ulisse, ma ti restituisce la misura di quanto tu possa essere vigliacco; volevi mostrare di essere il più forte, invece sei riuscito a mentire addirittura a te stesso e dimostrare quanto sei pusillanime, soprattutto a te stesso.

L’industria fa i suoi interessi, ma è realmente ciò che vogliamo per la nostra passione?

Cui prodest?

DLC o DLWC questo è il problema?

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4 responses to “DLC cui prodest?

  • Mastro Birraio

    Tu sai che io non so essere equilibrato su questo tema. è un po’ come chiedermi quali sono le tue canzoni preferite dei Beatles ovviamente tutte! Con lo stesso impeto mi disgustano i DLC come Avril Lavigne che suona i Metallica o come disgusto me stesso per aver dato via la ps2 a quei maledetti di gamestop. Prima dei DLC il problema sono i bug io non tollero di spendere 70 euro per poi essere costretto a intasare la mia adsl come il GRA anello interno direzione laurentina alle 8 di mattina perchè il gioco si deve aggiornare. Si fotta. Mi ricordo che quando usciì Jedi Knight uscii poco dopo anche l’espansione Misteri dei Sith su CIDDI non da scaricare su CIDDI spesi volentieri la mia paghetta per comprare quell’espansioni. e ci misi mesi per superare il primo livello perchè come un niubbo non trovavo l’uscita. Sono vecchio, o sto invecchiando male dimmi quel che vuoi, ma quel marchio che tutti denigrano perchè ha la grafica Old Gen è l’unica cosa che mi da ancora soddisfazione di un mercato che per me ha ben poco ormai da dire!

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    • redbavon

      Caro Mastro, ho provato a essere equilibrato per dare a chi legge la possibilità di farsi un’opinione o quantomeno di prendere spunto per andare ad approfondire e farsi un’idea propria…E magari venirla a spiattellarla qui nello spazio dei commenti.
      Tu, abituato ai fumi del grog, sai leggermi tra le righe e mi dai il “la” per liberare la furia berserk. Nello spazio dei commenti nessuno può sentirti urlare.
      Ho la certezza – quel prurito persistente sotto i polpastrelli non mente mai – che a breve verrà fuori un altro mio post da questo tuo intervento in tackle – d’istinto e cuore – senza badare se prendo palla o giocatore. Quando il gioco si fa duro, è meglio munirsi di parecchi gettoni. Condivido quasi tutto e sappi che sei andato a segno con la citazione dell’espansione di Jedi Knight. Ho anche io il Cd, ancora custodito nel suo jewel box ricevuto in “omaggio” con la Orchid Voodoo 3DFX. Era però solo una sorta di demo, un numero limitato di livelli. L’ho ripreso su Steam ed è invecchiato, forse come te e me, non proprio benissimo. Il “quasi” non è perchè tu sia diventato vecchio – se ancora ne parli così hai una passione ancora giovane dentro – ma perchè questo mercato (per me, passione non negoziabile e senza prezzo) ha, secondo me, ancora moltissimo da fare e da dire. Continuo a comprare su gog.com vecchi giochi per vecchi videogiocatori, cassette e repliche di console, aspetto l’edizione fisica di ciò che viene pubblicato a puntate in DLC, rinuncio ai DLC per un indie sconosciuto. L’importante è avere la possibilità di scegliere, non essere costretti da non precisate “scelte di mercato”, tema che è il filo conduttore sia di questo post sia di quello sul “falso dilemma digitale”.
      Quando non avrò più la libertà di scegliere, vorrà dire che sarò troppo vecchio per “queste cose”. Ma quando non c’è più libertà di scegliere, non è solo questione di essere vecchi – che tutto sommato hanno poco ancora da sopportare – ma vuole dire che “i giochi” sono finiti anche per i giovani.

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      • Mastro Birraio

        Condivido ciò che dici però proprio per le azioni che compi (compri su Gog vecchi titoli, piuttosto che finanzi baldanzosi indies) che mi fai capire che il mercato mainstream, così come lo intendono EA, Ubi e le altre spennapolli ha esaurito il suo “secsapill” per noi. Ieri ho visto un video di Uncharted4 diobò che bello per gli occhi. Ma poi c’erano più sequenze precalcolate che momenti reali di gioco. Ho finito da poco Binary Domain mi è piaciuto ma anche li: Mi stavo guardando un film e ogni tanto mi capitava su premete assiduamente il pollice sul plasticoso pad. Ora ho iniziato Red Dead Redemptions sembra gagliardo anche più di GTA (di cui non sono mai stato un fan -mi perdo nei vari “openuorld”) ma tutto questo per dire però che si sono sfizi ma “casseruola” Yoshi Island per SNES è insuperabile dopo vent’anni. Bello ancora da vedere. Per quanto riguarda la scelta, beh ovvio che è indispensabile per poter vivere questa passione nel modo che più ci aggrada, che nel mio caso si traduce anche nel convincere il mio cognatino di quattordici anni il famoso pollofifo che comprarsi ogni anno i COD e gli AC non serve a nulla e che può provare titoli diversi. Missione fallimentare perchè i suoi eroi (gli iutuber, che sciocco che sono a credere ancora che batman sia un figo) giocano solo a quello.😀

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      • redbavon

        Raccolgo e provo il rilancio perchè la chiacchierata è di quelle sane in cui le voci e gli sguardi dei due interlucutori si inseguono, si accavallano, brindano, Osteee portace n’antra bira…s’infervorano, si accalorano e – perchè no – ci si mandano a vicenda, ci ridono su e…Osteeee!
        Su EA e Ubisoft, nonchè sui titoli che hai citato la pensiamo nel medesimo modo, a parte che per Binary Domain spenderei qualche parola di più: se l’avesse sviluppato Epic con la forza del marketing Microsoft, sarebbe stato acclamato quanto Gears of War. Da diversi anni, però, di marketing Sega non ci ha capito ‘na…Nomen omen.
        Il discorso dei giovani rampolli della famiglia videogiocante mi intriga parecchio. In sintesi: iniziare con Pong, Breakout, Space Invaders, farsela addosso per avere sentito una specie di “roar” (lletteralmente) in Advanced Dungeons & Dragons sull’Intellivision, perdere l’artcolazione della mascella davanti alla schermata del castello di Defender of the Crown per Amiga, vedere nascere Mario e Sonic, ti dà il tempo e gli strumenti per capire, gustare e selezionare. Chi è nato già con gli ultimi COD e gli AC non ha avuto modo di allenare la fantasia, di costruire il proprio mondo intorno ai blocchi di pixel e poi sui triangoli dei poligoni in wireframe e poi sulle texture spalmate come una qualsiasi crema di formaggio a tuo gusto su una fetta di pane.
        COD per me è il primo con l’epico attraversamento del Volga, sembrava che stare dentro al film “Il giorno più lungo” o lo sbarco di “Salvate il soldato Ryan”, solo che eri russo. COD 2 è stato il gioco che ho comprato con la Xbox360…insomma, sono ricordi, emozioni. Se passi il tuo tempo sulle mappe multiplayer, temo che la fantasia che puoi scatenare è nell’ordine di quella di quando giocavi a “nascondino” e “ruba bandiera”.Io comunque ci provo sempre:il primo gioco che faccio vedere ai figli dei miei amici o conoscenti (e ai loro genitori) è Flower.😉

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