Street Fighter Family Club

Fra il tempo in cui l’oceano inghiottì l’Amiga e il sorgere della PlayStation, vi fu un’era aldilà di ogni immaginazione. L’era in cui venne alla luce la Super Nintendo, destinata a portare la corona del Videogioco. Sono io, suo cronista, il solo che può raccontarvi anche della sua rivale Sega e della Mega Drive. Lasciate che vi dica di quei giorni di gloriose avventure a 16 bit

La frase alla Conan il Cimmerio dovrebbe avere convinto quasi tutti a passare ad altro, ma se state ancora leggendo, vuole dire che sapete per certo quale è il meglio della vita ovvero:

Schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono e ascoltare i lamenti delle femmine. (cit. Conan in Conan il Barbaro)

Mentre la conversione di Street Fighter II per Amiga e gli altri home computer fu un disastro, quella per Sega Mega Drive e Super Nintendo fu un autentico fenomeno tanto che diede luogo a uno dei più infuocati scontri tra le due rispettive partigianerie di videogiocatori. A tutti gli effetti una flame war ante-litteram poiché era combattuta a colpi di lettere alle redazioni delle riviste e nelle chiacchiere tra amici, malati della stessa passione del videogioco. 

In realtà, vi era una terza conversione, quella per la console NEC PC Engine, che nonostante fosse basata su un hardware inferiore alle altre due, riusciva a restituire l’esperienza del gioco “arcade” fedelmente. La diffusione di questa console in Occidente fu molto limitata poiché fu distribuita ufficialmente per un breve periodo e molto in ritardo in Francia e Regno Unito. Perciò i “fan” della PC Engine erano assai meno di quelli delle altre due partigianerie e, in Italia, erano rari come i pidocchi sulla testa di un calvo. Se avessero partecipato alla “console-war” sarebbero stati asfaltati per una mera questione di manifesta inferiorità numerica.

La “console-war” tra Nintendo e Sega era una costante tra le due opposte “tifoserie”. Sega sorprese tutti con la sua console a 16 bit Mega Drive, ribattezzata “Genesis” in USA. Riuscì così a sottrarre importanti quote di mercato all’onnipotente Nintendo, all’epoca sinonimo di “videogioco” come la Coca-Cola lo è del rutto. Questa rivalità era palese anche nelle pubblicità americane con il geniale e giustamente famoso slogan: “Genesis does what Nintendon’t“.

Il geniale manifesto dell’esclusività dei giochi di Sega per la console Genesis, in Europa e Giappone distribuita con il nome di Mega Drive.Il lancio sul mercato delle conversioni casalinghe di quel fenomeno dell’arcade di Super Street Fighter II fu l’ennesima occasione per dare fuoco alle ceneri mai spente. Al “segnale” di Street Fighter II si scatenò l’inferno. La motivazione è quasi ovvia: la migliore conversione avrebbe fatto vendere più console e sottratto quote di mercato alla rivale.

Pubblicità della conversione di SSFII per Super Nintendo

I sostenitori di Nintendo affermavano la supremazia della propria console nella gestione di una conversione allo stato dell’arte; i sostenitori del Mega Drive non ci stavano e ribattevano la supremazia della loro conversione grazie anche a una cartuccia da ben 24 Megabit (ovvero 3 Megabyte, che per l’epoca erano un record).  La verità è che sono entrambe ottime conversioni: la versione per Mega Drive era un vero e proprio miracolo di programmazione poiché la macchina era più vecchia rispetto alla concorrente e, in teoria, meno performante. Mazzate sullo schermo, mazzate al di là dello schermo. Allora è vero che i videogiochi istigano alla violenza? (leggi: Videogiochi, nemico pubblico?)

Nella versione di Mega Drive mancano molte animazioni di sfondo e dove vengono conservate le animazioni dell’originale arcade, mancano spesso alcuni fotogrammi, effetto particolarmente evidente nell’animazione della folla di spettatori sullo sfondo degli scenari. Nella versione Super Nintendo manca il filmato introduttivo che invece è presente nella conversione Mega Drive. La risposta agli input e le meccaniche di gioco sono in entrambi i casi eccellenti, a patto che si utilizzi il nuovo joypad a sei tasti per Mega Drive (quello standard è a tre tasti); il joypad della Super Nintendo è più ergonomico rispetto alla “banana” della Mega Drive e dispone sei tasti. La versione Mega Drive ha una modalità inedita (“Battle Mode”), ma entrambe sono conversioni che mescolano i contenuti delle versioni arcade di Street Fighter II – Champion Edition e della successiva Street Fighter II – Hyper Fighting.

Pubblicità della conversione di SSFII per Sega Mega Drive

Nintendo lanciò una confezione della sua console contenente Street Fighter II Turbo, che  – come ho già raccontato – acquistai. Fu grazie anche a questa conversione che Nintendo riuscì a colmare il divario iniziale con l’agguerrita concorrente Sega e a scavalcarla, vincendo la “console-war” a suon di pezzi venduti e yen incassati.

La tranquillità (relativa) della mia famiglia entro le mura domestiche venne turbata quando apparve sullo schermo Street Fighter II Turbo: si inaugurò una stagione di ridanciane risse con mio fratello a suon di pestate di tasti sui joypad e sberleffi.

Su due sedie poste una accanto all’altra, schierate a un paio di metri davanti a un televisore dallo schermo di – oggi lillipuziani –  sedici pollici, mio fratello e io ci stringevamo l’uno accanto all’altro, gomito a gomito. Con i joypad stretti tra le mani, ancora prima di dare inizio alle “danze”, ci promettevamo di fare l’uno all’(avatar dell’)altro cose che se avesse ascoltato mia madre, le sarebbe presa una sincope, non prima di averci riempito di mazzate, in questo caso, al fini educativo di insegnarci il valore della convivenza tra fratelli.

Sono un violento, lo confesso.

Le risse virtuali a Street Fighter II spesso diventavano risse reali.

Dopo esserci scambiati bordate di sfottò come i provocatori sconfinamenti di due eserciti ai ferri corti, volavano le accuse di “avere letto il libretto delle istruzioni” e quindi di essere venuto a conoscenza delle “mosse” a scapito dell’altro (mio fratello faceva l’ignorante per scelta). Il rumore di fondo di un vocio sovraccarico di adrenalina veniva interrotto da improvvisi suoni acuti di trionfo o di delusione, improperi rivolti allo schermo, ai joypad e alla Sorte avversa (leggasi: botte di culo dell’avversario). Seguivano schermaglie fisiche a botte di spallate per distrarre il vicino l’attimo necessario per rifilargli un hadoken con la guardia abbassata, di rimando l’avversario aggiungeva alla rituale raffica di maleparole un leggero pugno o buffetto assestati sul braccio o la coscia dell’altro. Di tanto in tanto un joypad volava per terra, non si arrivava mai a un vero e proprio lancio olimpionico poiché, a causa del filo dei joypad collegato alla console, avrebbe avuto l’effetto di scaraventare la console sul pavimento e – con quello che costava – conseguente fine di qualsiasi (video)gioco a tempo indeterminato. Le nostra urla di strepito ed esultanza ogni tanto attiravano la mamma in stanza, preoccupata che la violenza virtuale sfociasse in quella fisica e reale.

Street Fighter II Turbo e l’immenso, inarrivabile, meglio dell'”arcade”, Soul Calibur per Sega Dreamcast sono legati a ricordi che rimangono indelebilmente scolpiti nella memoria di pomeriggi passati fianco a fianco con mio fratello, a darcele di santa ragione e a dirci le cose più infamanti (fatto salvo l’onore della mamma, comune genitrice e comunque sacra in tutte le comunità anche quelle più feroci e primitive).

Quando guardo la Super Nintendo mi si dipinge in volto un sorriso (che posso vedere solo io): provo un senso di riconoscenza verso una macchina – sì, proprio una macchina – che mi ha regalato pomeriggi di chiassose riunioni con mio fratello, i miei amici e anche notti di solitarie avventure in mondi che aspettavano solo me per diventare importanti e reali nella mia camera da letto, illuminata da una luce sfarfallante, prodotta dal continuo ridisegno dell’immagine cinquanta volte al secondo sul tubo catodico.

Il “picchiaduro” può sembrare agli occhi dei profani uno dei generi più stupidi che esistano: pigiare i tasti a casaccio o limitarsi all’utilizzo di tecniche di base permette di “vincere” il gioco nella modalità “Aiuto Apprendista della Giovane Marmotta” o, nelle sfide a due giocatori, si traduce in un “fare ammuina”.

In Street Fighter II non funziona così. Street Fighter II presuppone un allenamento  e una pratica delle mosse disponibili per ogni combattente, un preciso tempismo nella scelta della mossa o nella concatenazione combinata dei colpi (detta “combo”), una padronanza dei controlli e rapidità di reazione fuori dal comune.

L’approccio “casinista” può risultare divertente nelle partite gomito a gomito con vostro fratello o amico, ma non azzardate a farlo nei tornei online. Il “picchiaduro” è uno dei generi più tecnici tra i videogiochi e richiede una precisione quasi maniacale perciò nelle sfide on-line troverete dei “picchiatori professionisti” che vi massacreranno senza alcuna pietà, proprio come è capitato a me.

Crom! Non ti ho mai pregato prima d’ora, non saprei come farlo. Nessuno, nemmeno tu ricorderai se eravamo uomini buoni o cattivi, perché abbiamo combattuto, o perché siamo morti. No, ciò che conta è solo che due si son battuti contro molti, ecco cos’è importante! Tu ammiri il coraggio Crom, quindi accogli la mia unica richiesta: fa’ sì che mi vendichi. E se tu non m’ascolti, allora va’ alla malora.

Anno 2008 o giù di lì, Street Fighter IV è il ritorno del “picchiaduro” per antonomasia sulle console “next gen” dei primi anni Duemila, ovvero XBox 360 e PlayStation 3.

Dopo avere ripreso la mano terminando un paio di tornei in solitaria contro l’Intelligenza Artificiale, non convivendo più con mio fratello da parecchie decine di anni, mi coglie la presunzione di ingaggiare la tenzone con qualcuno online. Al tradizionale “Fight” che apre le ostilità, l’avversario piomba sul mio Ryu e lo colpisce ripetutamente. Io non ho ancora toccato un tasto. Il mio povero Ryu rimane sospeso tra i pixel, colpito da una gragnola di colpi con rapidità impressionante, rimane in aria, senza mai toccare terra: praticamente l’avversario si sta allenando al “palleggio”.

Dopo la classica decina di secondi che sembrano un’eternità al ralenti, appare la scritta “Perfect”: Ryu finalmente è a terra, sdraiato; io fisso lo schermo con le dita ancora sospese sul joypad.

Considerazioni finali:

  1. ho fatto una grande figura dimmerda…
  2. …ma almeno nelle sfide online combatti contro uno sconosciuto e, sopratutto, non è tuo fratello (con conseguente sputtanamento a vita);
  3. sfide di “picchiaduro” online bandite per il resto della mia vita video-ludica.

Lo confesso, io sono un violento e sono pure un “puzzone” che odia perdere.

Avevo già promesso nel post precedente che questa sarebbe stata l’ultima puntata di questa confessione pubblica non richiesta, ma da tipi come me, abituati alla violenza da tanti videogiochi, non potete aspettarvi nulla di buono perciò, nella prossima puntata vi racconterò perché sono un violento e ci godo pure.

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37 pensieri su “Street Fighter Family Club

    1. Una piccola dose di nostalgia canaglia in effetti c’è: i bei tempi spensierati in cui l’unica “preoccupazione” era lo studio. Ma in realtà questo è un racconto di “formazione”. Se sono oggi così c’è anche lo zampino dei pomeriggi trascorsi insieme a mio fratello a SFII quanto ad altri giochi assai più forieri di “violenza” come il Subbuteo.
      Le lodi a Crom sono dovute, ma Crom sicuramente se ne fotte. Giusto così.

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  1. Una volta ho giocato online a SF IV. Legnate su di me, la persona incrociata era capace (non incredibile, ma magari si conteneva perché ero scarso forte 😛 ) comunque è stata una mezz’ora divertente. 🙂

    Io Street Fighters l’ho giocato soprattutto in sala, così sul pad non mi sono mai trovato tantissimo e le mie super da doppi mezzi giri erano telefonatissime, dato che il mio personaggio si muoveva come un tarantolato per alcuni istanti, mentre tentavo la combinazione XD

    Comunque, pur restando scarso, sono sempre stato più per The King of Fighters, fino al ’97 aveva una storia carina ^^

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    1. Mi pare che già parlammo di King of Fighters in qualche altro commento, in particolare ti raccontai della mia buona impressione sulla nuova versione “non-ricordo-il-numero” per PS4? Eri a te, Conte che lo raccontavo o no?…Sono un po’ stordito perché sai – no, no! Non è il roncoglionimento senile – è per via delle mazzate che ho preso da piccolo a Street Fighter e il resto assortito di rullacartoni. Certe mazzate…^_^
      A parte il periodo dei primi anni di liceo, in cui la sala-giochi era il “ritrovo” di noi compagni di scuola, non sono mai stato un grande frequentatore, però per un buon bel pezzo dell’era della prima PlayStation era ancora evidente la superiorità degli arcade, non tanto a livello grafico, che si andava assottigliando, ma a livello di controlli e risposta agli input.
      La prima PlayStation – non dimentichiamolo – aveva la croce direzionale sul joypad fino al tutto il 1994. Non contenta di essersi già “ispirata” al joypad SNES, solo nel 1995 introduce le leve analogiche scopiazzando il joypad del Nintendo 64 (quando uno dice la coerenza di Sony).
      La croce direzionale del joypad è da considerare nel senso letterale: un’autentica croce per certi tipi di combinazioni; in alcuni casi, provoca le stimmate ai polpastrelli;) Ho provato a rigiocarci con la Mini PSX, ommmadonna!

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      1. Forse si, ne abbiamo parlato, ma non ricordo in quale articolo 😛 oltre ad aver preso troppi hadoken sulla testa, ho l’aggravante di una settimana faticosa 😦

        Le mosse da fare con la croce sono un po’ un trauma, ma con la leva analogica va pure peggio, non si sentono gli scatti che ti fanno capire la posizione della leva…

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  2. Essendo figlio unico non posso capire le botte tra fratelli, ma posso immaginare che siano parte integrante del “tepore” familiare 😀
    L’unica mia sfida on line l’ho provata con Quake, in cui sono durato forse 10 secondi. E anche questo aspetto dei videogiochi non fa per me…

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      1. Ecco hai citato un genere da cui mi sono tenuto lontano per lungo tempo, sopratutto perché all’inizio i migliori erano quasi tutti MMRPG. Non mi ha mai attirato pure essendo una vittima designata in quanto videogiocatore+giocatore RPG+master RPG.
        Poi ci sono cascato per via del mio approccio al “nuovo” (provare prima di farsi un’opinione): è iniziato con qualche puntata online a Gears of War, Battlefield e CoD. Infine mi sono fatto convincere dai Bungie e ho acquistato Destiny. Mi si è aperto un mondo…e subito l’ho richiuso fuori dalla porta. Ho finalmente capito cosa attira così tanti al MMO, tuttavia non mi interessa e non mi piace su come può trasformare l’esperienza videoludica e tutte le menate che scrivo anche qui sull’arricchimento personale al quale contribuisce questo medium. L’esperienza MMO è fine a se stessa, è la negazione di un’evoluzione narrativa tanto difficoltosa, proprio ora che si riesce vedere qualcosa di più complesso all’orizzonte: vedi le serie Red Dead e The Last of Us o, perfino,il recente God of War. Grinding, looting, crafting, farming e aggiungi un f%&$king da parte mia quando infarciscono il tutto di microtransazioni. Fortnite è la più grande e subdola fregatura che esista a oggi: non paghi nulla, ha un aspetto da cartoon (quindi è ok per i genitori anche se vai in giro ad ammazzare come in CoD, non vi sono microtransazioni (ma puoi spendere soldi in “skin”, cioè “buttare letteralmente dei soldi”), assorbe completamente ed è ad alto potere di assuefazione, che non è un “potere diabolico” del videogioco, ma un “hack” noto e stranoto del nostro cervello sopratutto all’età del target elettivo di Fortnite ovvero: sentirti parte di un gruppo, se non ci giochi rimani indietro e rischi di non fare più parte del “gruppo”. MMO? No, grazie. Preferisco in single player…Ah come dice? “Divento cieco” lei dice, davvero? Mettiamola così: a questi giochi di gruppo, preferisco il tradizionale a due oppure posso tranquillamente starmene da solo e farmi un solitario…A carte! Il gioco di carte! Che cosa ha capito?!? 😉

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        1. La cosa che mi attirava degli mmo era l’idea di un mondo persistente in cui giocare come a un gdr da tavolo, ma con in più l’impatto visivo del personaggio che si anima su schermo.
          Ma ho giocato ben poco e l’elemento arricchente (le tasche di chi produce il gioco) comporta la presenza delle meccaniche gdr che non mi piacciono, come EUMATE (Entra Uccidi Mostro Arraffa Tesoro Esci) e i troppi nemici che impieghi una vita a tirar giù pure in quattro (accettabile se il nemico è l’arcidrago vattelapesca o Cthulhu, ma non se il boss di ogni istanza è così) e se combini entrambe le cose, ottieni che vai a ripulire le cantine dagli scarafaggi per ottenere oggetti con cui ripulire cantine più grandi da scarafaggi più pericolosi e basta.
          Forse, avessi potuto giocarci da giovane (più tempo, più pazienza, meno spirito critico) ma pure allora volevo storie belle anziché pretesti, prima o poi mi sarei stancato comunque 😛

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          1. Esattamente la stessa cosa per me. Il potenziale è teoricamente fantastico visto che interagisci con persone in carne e ossa. Peccato che sia i limiti del medium sia l’avidità degli editori sia l’umanità variamente avariate che ci bazzica rendano il potenziale totalmente teorico.

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    1. Noooo, Quake nooooo! Fu una balzana idea venuta al mio caro amico Luca, compagno video-ludico dai tempi di Harry Pitfall (se ti va, l’ho raccontato in Harry ti presento Claudio).Luca aveva a casa una connessione veloce per l’epoca e quindi un pomeriggio mi fa: “proviamo il gioco online?”. Con questo tipo di novità tecnologiche io vado a nozze e così ci mettiamo seduti vicini per darci il cambio al mouse e tastiera. Porcapupazza, anche lì una grandissima figura di meeeelma con l’attenuante che poteva condivideral in due da ottimi amici quale siamo ancora oggi. Gli avversari schizzavano letteralmente a una velocità – cit. Balle Spaziali – smodata!. Senza esagerare, ancora lo ricordo distintamente, la velocità con cui si muovevano era inconcepibile.
      Questo inizio disastroso è stato l’inizio per la mia antipatia e ritrosia per il gioco online (leggi pure: la riprova che sono pure un “puzzone”)
      Quake in Rete ci ha segnato entrambi, caro Lucius.

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    1. Allora la citazione di Conan la inserisco su tutti i miei futuri post ^_^
      Ho rivisto il primo film con Schwarzy e me lo sono goduto cogliendo dei dettagli in più. Incredibile come quel film sia riuscito a stupirmi dopo tanti anni e sopratutto dopo il numero di volte che l’ho visto. Sarà che sono duro come una pigna verde a furia delle mazzate prese nei videogiochi…si sa che i videogiochi fanno il lavaggio del cervello. Almeno so di avene avuto uno.
      I picchiaduro sono un genere molto più tecnico di altri, non basta pestare i tasti più o meno a caso (come faccio io): è di certo il genere per cui la dedizione e l’allenamento necessari per raggiungere l’eccellenza lo rendono più vicino a uno sport, perciò posso concepire il picchiaduro come eSport, per quanto io sia scettico nell’ammetterli alle Olimpiadi.

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    1. Due belle dichiarazioni da parte tua: la prima è il pensiero a tuo figlio. La seconda ti fa onore e in quanto “puzzone” io non ammetterei mai: perdere con tuo fratello? Negare, sempre negare. Mio fratello e io alle nostre venerande età (io tra poco a 51, mio fratello segue a tre lunghezze) ancora non abbiamo risolto vecchie ruggini in materia di Subbuteo, Sensible Soccer, SFII, Soul Calibur e altre quisquilie similari in cui l’uno ricorda di avere dato da mangiare la polvere all’altro. Chiaramente l’altro ricorda “benissimo” il contrario; il tutto con supporto di fatti specifici sciorinati anche con ostentata sicurezza (e dire che la memoria inizia a fare scherzi)

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    2. Mi hai fatto venire un’idea fantastica per una serie di post a tema. La serie “Mio fratello è un bullo perché…” in cui ognuno può raccontare la sua storia di turpi angherie fraterne nel tempo in cui si dice sia il più bello. Certe cose non si dimenticano mai 😂😂😂😂

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        1. E hai detto poco?!? E’ una gran bella soddisfazione per me. Gran bella soddisfazione. Di solito, i non-videogiocatori non leggono di videogiochi, scartano a priori appena vedono la parola. Tu leggi e scegli, ma almeno hai la cuirosità e generosità di conoscere di cosa sto scrivendo e differente opinione. I miei rispetti, OrsoBianco!

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            1. Ueeeee’ Il piccolo grande Raspy! Pensa che avevo deciso di acquistarlo, ma poi ho lasciato perdere. L’hai assemblato tu?
              Ma hai buttato giù per iscritto due cose in croce? Dai racconta la molla che ti ha spinto a ritornare in sala-giochi. W Retropie! W OrsoBianco!

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                    1. esiste anche una versione senza joypad. Vantaggi? L’accesso alle periferiche ottimizzato, senza dover smontare nulla. La ventola di raffreddamento e i pulsanti on/off e di reset del sistema. Altroi case non hanno questo.

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  3. In merito alle battaglie fraterne: io non ho fratelli, ma ricordo i combattimenti dei miei due cuginetti, che usavano ME come ring, gong, arbitro ed eventualmente scudo… non ho più i lividi, ma forse qualche danno permanente al cervello c’è stato… mah!
    Sempre divertenti i tuoi post, anche se fatico un po’ a seguire la parte più tecnica…. Ciao!

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    1. È stato citato nel post precedente insieme a tutte le altre mezze-petecchie o petecchie intere delle conversioni per home computer. È il primo link all’inizio di questo post. A loro parziale discolpa bisogna dire che tastiera o joystick con un tasto erano un limite oggettivo.A meno di avere arti tentacolari, esercitarsi nel contorsionismo o volerr per forza farsi del male da solisono conversioni da evitare.

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  4. Ehm… Buonasera… ( mani dietro la schiena,piede che gironzola, testa bassa e occhi da sotto e cercare l’amico…)
    Quanto mi son divertita con questo tipo di videogiochi! e giocando con maschi mi era anche concesso alzare le mani dal vero! 😀
    Sempre bello leggere le tue recensioni…

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    1. Azz! Uaaaah che bello! Tati, ciao! – Narciso interruppe d’un tratto ciò che stava fingendo di fare, lancio’ un urlo sguaiato – Osteeeeeeeeh! Oste c’è Tatiiii! Scinn’abbasc’! – si sciolse la parannanza dalla vita, praticamente ancora nuova di pacca e con l’etichetta del prezzo ancora penzolante dal bordo sfrangiato. e la lancio’ alle sue spalle senza guardare. Un rumore di stoviglie andare in pezzi fece eco al suo urlo: “Tatu’ bentornataaaa!”. Le si lancio addosso, abbracciandola.

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      1. Butta la borsa a terra, STUMP!, allarga le braccia piegando leggermente le ginocchia in attesa dell’amico alto alla pari. Si abbracciano stretti facendo giravolte, non si capiscono le parole ma si sa che son di gioia. Si parlano sopra a vicenda dalle mille mila cose che hanno da raccontarsi. Ad un tratto lei si ferma di scatto, si sente osservata, guarda dalla porta del retro e…. OSTEEEEEEEEEEEE.. (parte alla rincorsa, non c’è tavolino, sgabello o bancone che tenga)…

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  5. Denis

    Un mio amico mi fece vendere la sua versione americana di Super Street Fighter 2 del Megadrive assieme all’adattatore, poi lo ritrovò in un negozio la versione pal ita a 4 euro.
    Ho provato la versione Super Nes e quella Dreamcast che assieme a quella del 3DO e un’arcade perfect, sul Megadrive avevo il primo Fatal Fury non male ma lontano anni luce da quello Neo Geo che pensa un ragazzino che conoscevo aveva, una cartuccia veniva tipo 400 mila lire o quasi.
    il Pc Engine mi sembra un 8 bit che aveva 512 colori mente il Super Nes 256 e il povero Megadrive 64 colori si vede anche nella pubblicità sopra la palette più scura.

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