Cartelli paradossi #1

Un cartello particolare, Edelweiss, montagne e Val Pusteria, cosa c’entrano con un napoletano che sta alla montagna come una renna sugli scogli abbasc’a Marechiaro?

Affisso a una parete enorme di una probabile rimessa di macchine agricole o, altrimenti, stalla del Minotauro, il cartello in foto ammonisce i cani (e i suoi padroni) a non segnare il territorio come nelle loro abitudini.

Il cartello potrebbe passare inosservato se posto in un prato o aiuola, anche se un senso non dovrebbe averlo in quanto tutti i padroni di un cane dovrebbero arrivare da soli al fatto che, se in un prato c’è gente che fa pic-nic o bimbi che si rotolano gioiosi nell’erba, non è  piacevole ritrovarsi a mangiare un succulento panino o lasagna multistrato (dipende come s’intende la parola “pic-nic”), scoprendo di essersi seduti sopra la popò del migliore amico dell’uomo de li mejo mortacci sua o, tra un morso e una forchettata, sniffare – a ogni alzata di brezza – un pungente odore di pipì.

Se si considera dove è ubicata la costruzione sulla cui parete è affisso, il cartello è in contraddizione con i principi elementari della logica, ma all’esame critico si dimostra valido: è un cartello paradosso.

San-Candido-luglio-2016

La costruzione è situata lungo la riva di questo ameno ruscello di montagna, che scorre con una certa velocità a valle e i cui limpidi flutti producono un rumore sì riconciliante con la Natura, ma anche dal potente effetto diuretico.

Il tratturo bianco, che costeggia la riva, è evidentemente frequentato da accoppiate cane-uomo, tanto che all’inizio vi è un cartello che indica ai padroni di tenere al guinzaglio i cani. Da queste parti, c’è una tendenza marcata a mettere cartelli un pò dappertutto e, mia impressione, sembrano per lo più destinati all’educazione delle torme di turisti, stranieri e italiani (quasi più stranieri dei vicini austriaci), che percorrono questa bellissima terra a piedi o in bicicletta.

Il luogo ameno ti rimette in armonia con la Natura: l’odore di abete persistente nell’aria dà la sensazione gioiosa che qui è sempre Natale (a un meridionale come me, la sensazione ha un retrogusto di leggera ansia e sospetto: c’è qualcosa di sbagliato…); l’ossigeno arriva in parti del polmone sconosciute; l’occhio fa il pieno di verde delle foreste fitte di altissime conifere, di giallo dei fiori che punteggiano i prati in montagna come in un quadro del migliore Puntinismo; le montagne, con i loro profili antichi e frastagliati, sono la scenografie perfetta di questo meraviglioso palcoscenico: la dura e grigia roccia comunica protezione e severità insieme, quasi a monito che il benessere delle valli sottostanti è una gentile concessione della montagna.

Croda-Rossa-luglio-2016

A un certo punto, mentre passeggi in questo gorgoglìo di sensazioni dimenticate, avverti una sensazione d’improvvisa impellenza, un altro incessante gorgoglìo ha lavorato senza che te ne accorgessi. L’impellenza si fa ormai necessità non più procrastinabile, ne individui l’origine: all’altezza della vescica.

Con tutta quest’acqua che scorre, immersi nella Natura e, magari, dopo avere bevuto un paio di boccali di birra, questa passeggiata ha l’effetto di una giornata alle terme per terapia idropinica, trascorsa a bere acqua come un dromedario in partenza per la traversata del Sahara.

Ora mi spiego il cartello. Tutto torna e ha un senso.

Sarebbe stato indecoroso e mortificante un cartello che indicasse il divieto di fare pipì con la slhouette di un uomo, così hanno trovato un modo educato di comunicarlo grazie al migliore amico dell’uomo. Se questo non è genio paradosso!

Onda sonora consigliata: The Sound of Music OST – The Hills are alive, cantata da Julie Andrews

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17 responses to “Cartelli paradossi #1

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