Specchietto catafratto

‘Sto specchietto po esse piuma..o po esse fero

La Mala Educación…de carretera. Parte segunda.

In fatto di maleducazione stradale, il popolo metropol-italiano ambisce sicuramente alla prima posizione, semmai ci fosse questo campionato di infami pronti a bassezze di meschina fattura che farebbero inorridire persino quegli stessi primati da cui certa teoria evolutiva ci fa discendere. La materia grigia dell’automobilista medio (bass0, m0lt0 bass0) non ha beneficiato evidentemente di nessuna “evoluzione”, bensì è rimasto allo stadio primigenio della vita sul pianeta: l’aminoacido.

Dopo lo “sciacallo”, l’automobilista del parcheggio in doppia fila è l’altra genie bersaglio delle mie più potenti maledizioni nonché sboccacciate esclamazioni che non oserebbe ripetere nemmeno un tifoso della Curva Nord dopo un autogol subito all’ultimo minuto del tempo di recupero. Il tipico-automobilista del parcheggio in doppia fila è quello del “tanto non dò fastidio”, “tanto ci passano, quello dei “5 minuti e ritorno (dopo un’ora)”, quello “onesto e scrupoloso” perché “avevo lasciato anche le chiavi attaccate”.

Costui è quel tipo che nel mezzo del bailamme del traffico, che procede più o meno incolonnato a un livello di normale caoticità e velocità cittadina, all’improvviso mette la freccia a destra! Non addivenite già a più miti giudizi perché è categoricamente da escludere che a cotanto soggetto sia balenata – seppure per una frazione di millisecondo – una cellula – seppure pazza – di quella sana educazione che (forse) hanno tentato di insegnarli i genitori. In verità, il gesto di indicare con la freccia l’intenzione di cambiare direzione è stata generata per il timore di essere colpito nel proprio di-dietro parafangato dall’auto che segue dapresso. Il cambio di direzione, infatti, non accade: il soggettazzo rallenta, ferma l’auto davanti a una fila di cassonetti dell’immondizia e, se gli va, accende le “quattro frecce”. Ma ormai è statisticamente una cosa rara, caduta in disuso. In effetti, a cosa serve segnalare con le “quattro frecce” che vi è un’auto parcheggiata che ingombra tutta la larghezza della carreggiata di destra, se esiste la corsia di sinistra?

Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma sulla Tiburtina ho visto cose che voi umani…

Su una strada consolare della nostra capitale, tipo quel budello a due corsie sempre intasato della Tiburtina nel tratto dopo il ponte sulla tangenziale, non ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, non ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma ho visto un mastodondico Porsche Cayenne fermarsi davanti a un cassonetto dell’immondizia, il conducente scendere con non-chalanche e andarsene a fare shopping, costringendo tutto il resto del traffico tiburtinus popolusque romanus alle forche caudine di sannita memoria.

Ho maledetto quel giorno che ho deciso di non frequentare il corso di arti marziali. A quest’ora sarei maestro della divina Scuola Hokuto Shin ken 北斗神拳, e – Uaaatttttààà – con il solo tocco della mano gli avrei mandato in poltiglia la scatola cranica. Mai, mai scorderai l’attimo, lui che in doppia fila parcheggiò, l’aria s’incendiò e poi silenzio. E gli avvoltoi sulla Tiburtina, sulla città, senza pietà. Chi mai fermerà la follia che nelle strade va?

Mai, mai scorderai l’attimo, lui che in doppia fila parcheggiò

Come pure ho desiderato essere un robot Transformer, quando in Viale Libia, strada a due corsie particolarmente frequentata da questi esseri abietti anche alla madre (se li cogliesse sul fatto): mio fratello era alla guida e, chiacchierando, non fa caso che si è azzeccato a un autobus fermo al semaforo come una zecca a un cane, gli faccio notare che dobbiamo svoltare a sinistra…mette la freccia, passa sulla corsia di sinistra e si accoda a una fascinosissima Mercedes SLK-300. Nel mentre fantastico di riuscire a mantenere una promessa che ho fatto a me stesso e cioè che prima di morire (vecchio) mi comprerò un auto cabriolet proprio come questa, d’un tratto la Mercedes diventa un alberello di Natale illuminato a intermittenza dai 18 metri di minilucciole a LED di fabbricazione cinese. Si accendono le “quattro frecce”…lo sguardo tra me e mio fratello è un misto di: confusioneche è successo?! dubbiogli si è rotta l’auto?…pure se è tedesca? incredulitàmaccchesfiga!becero egoismomacchesfiga ma doveva succedere proprio davanti a noi!

A diradare ogni dubbio ed eventuale senso di colpa, sono i due esseri bipedi che escono subito dopo. Con l’auto al centro della carreggiata di sinistra, noi bloccati dietro e a destra dall’autobus, una ragazza esce dalla parte del passeggero con non-chalance, non un solo sguardo verso di noi, attraversa risolutamente la strada per guadagnare il marciapiede in direzione del famoso Bar Romoli o le vetrine dei negozi di fronte. Non la seguo con lo sguardo mentre attraversa perchè un attimo dopo, esce il conducente dell’auto: un uomo (?!?) sui 35 andati, andati come i suoi capelli. L’uomo, uscendo, aziona la chiusura delle porte a distanza tramite la chiave e fa per raggiungere la ragazza dall’altra parte della strada…quando incrocia i nostri sguardi e gli giunge la mia voce con un tono che avrebbe voluto crocifiggerlo sul semaforo: “ma che ha parcheggiato?!?! Noi dovremmo svoltare a sinistra, occupa tutta la corsia….”. Questo genio, quest’artista di un cotanto creativo parcheggio ci guarda con aria di sufficienza, ci fa cenno che c’è la corsia di destra e se ne va. Raggiunge la ragazza di fronte, le cinge la vita con un braccio e li seguiamo sbigottiti andarsene per vetrine a fare shopping serenamente e con opportuna calma.

Sì, in quel momento ho desiderato essere un robot Transformer! Sì, una di quelle automobiline che quando s’inca**ano si trasformano in un abominio meccanico antropomorfo di freddo metallo, alto come un palazzo di dieci piani e armato con un cannone a fusione nucleare di potenza esagerata. KA-Booom!

Scartata l’ipotesi di scatenare un’apocalisse nucleare a causa di un gruppo – seppure numeroso – di fessi, soprattutto a causa del costo del singolo proiettile nucleare da 20 megatoni, ho trovato una soluzione pratica e dal costo contenuto, una soluzione della massaia di Voghera, un rimedio della nonna che renderebbe fiero di me il mio caro papà che in fatto di rattoppi e rabberci funzionali (e, a volte, di rara bruttezza) era un autentico magister elegantiarum. Chi ha vissuto durante la guerra, aveva un sano e sacro concetto del riciclaggio, sconosciuto anche presso gli attuali “esperti” della raccolta differenziata. Tale soluzione è alla portata di tutti, anche di uno come me, che suda freddo davanti a un foglio di istruzioni di Ikea (che tu sia maledetta!): lo specchietto catafratto.

Non lasciatevi ingannare dalla parola “catafratto”. Lo specchietto catafratto è una banale modifica degli specchietti laterali in dotazione standard dell’automobile. Il “catafratto” era un cavaliere protetto completamente da una pesante armatura e, altrettanto protetta, era la cavalcatura. La cavalleria catafratta, di origine persiana sassanide, fu in uso presso vari eserciti nella Tarda Antichità e in età medievale. L’effetto della carica dei catafratti sulle fanterie dell’epoca è comparabile all’effetto di una palla di bowling che impatta i birilli e fa “Strike!”.

Er cavaliere bianco e er cavaliere nerro fanno a duello er cavaliere nero t’ammazza er cavaliere bianco, mo’ er cavaliere bianco c’aveva tre figli sti’ tre figli sfidano er cavaliere nero ma er cavaliere nero te l’amazza tutti e tre, mo’ sti tre figli c’avevano tre figli per uno tutti e nove te sfidano er cavaliere nero ma er cavaliere nero te l’amazza tutti e nove, mo’ sti’ nove figli c’avevano tre figli per uno tutti e ventisette te sfidano er cavaliere nero ma er cavaliere nero te l’amazza tutti e ventisette, mo’ sti ventisette figli c’avevano tre figli… …basta dimmi la morale… Ar Cavaliere Nero non gliedevi caca’ er cazzo !!!

Er cavaliere catafratto è come ‘er cavaliere nero di Gigi Proietti: “Ar Cavaliere Nero non gliedevi caca’ er cazzo !!!”

Historia magister vitae, Cicerone aveva ragione: la Storia insegna e dà indicazioni su come affrontare il futuro. Ebbene ecco l’idea che, se non fosse partorita da un mentecatto livoroso in un contesto di premeditata vendetta, potrebbe ambire a una pagina nell’Enciclopedia dei Quindici (esiste ancora?) oppure – più modernamente – essere oggetto di una puntata di ArtAttack! FATTO!!!

Cosa faremo

Sostituiamo la protezione del supporto in plastica intorno allo specchietto laterale con una protezione in acciaio inox 18/10, quello strombazzato nelle vecchie televendite di pentolame. FATTO!

Se non fosse per la difficile reperibilità presso le catene specializzate del bricolage fai-da-te(e non diventi cieco) nonché le ferramenta locali, non esiterei a investire in un guscio di corazza Chobham, cioè strati di acciaio, ceramica, polimeri plastici e kevlar, adottata dagli americani sui loro tank M1 Abrams. Suggerisce Voltaire: “Il meglio è nemico del bene”, quindi optiamo per l’acciaio inox 18/10 e passiamo subito all’impiego tattico sul campo.

(d)Istruzioni per l’(ab)Uso

C’è un’enoteca lungo la strada di ritorno dall’ufficio, c’è una dannata enoteca, presso cui la sceltissima clientela ha l’abitudine di parcheggiare l’automobile in seconda fila, occupando con strafottenza tutta la larghezza della carreggiata di destra, immancabilmente ogni sera feriale per l’irrinunciabile (?) happy hour. Si crea così un “budello” infernale in cui le automobili rischiano di tamponarsi in un gioco perverso: le auto che marciano sulla corsia di destra non ci stanno a fermarsi a causa di quei fessi parcheggiati in seconda fila (legittimo) e – letteralmente – si “buttano” senza indugi a sinistra; quelli che marciano sulla sinistra sono divorati dal demonio del Lebensraum (teoria dello spazio vitale tanto cara ai nazisti) e, per diritto naturale, non vogliono cedere lo spazio sull’unica carreggiata percorribile. Il traffico rallenta drammaticamente.

E’ ora proviamo a immaginare l’utilizzo dello specchietto catafratto nella situazione appena descritta. Lo scenario di questa enoteca è solo per fini didattici. Lo specchietto catafratto può essere utilizzato in qualsiasi luogo in cui sia presente la “doppia fila”.

Giunti nei pressi dell’enoteca, avvicinatevi all’odioso corteo di automobili in seconda fila che occupano tutta la larghezza della carreggiata di destra, parcheggiate per l’irrinunciabile happy hour e date il via al vostro “happy thirty seconds”.

Invece di fare l’equilibrista tra gli specchietti, accostate risolutamente la destra. Le prime volte vi verrà istintivo cercare di tenervi larghi per evitare il contatto: per aiutarvi allora dissimulate non-curanza e distrazione, cambiate stazione alla radio, accendetevi una sigaretta, datevi una controllatina al trucco e ai capelli. Vinte le prime naturali esitazioni, diventa altrettanto naturale – come infilare le chiavi di casa nella toppa – manovrare per tenere la destra più stretta possibile e percorrere il tratto di strada abusivamente occupato con il clacson spiegato a mo’ di “tromba di Gerico”, utile per coprire il rumore dello “strike” che abbatterà gli specchietti altrui.

Il clacson potrà innervosirli, ma costoro vi ritengono esseri “inferiori” e, pertanto, non daranno importanza alla vostra rumorosa protesta. E poi non vorrete rovinargli la sorpresa di ritorno dalla loro happy hour oppure dai due minuti che scarico il bambino a scuola e venti minuti che scambio “solo” due chiacchiere con le altre mamme o, ancora, dai cinque minuti che…c’ho da fare io e mica posso perdere tempo a cercare parcheggio!

Come diceva il padre di Conan a suo figlio che divenne Il Barbaro e portò la corona ingioiellata di Aquilonia sulla sua fronte inquieta: “E il segreto dell’acciaio ha sempre portato con sé un mistero; devi impararne il valore Conan, devi impararne la disciplina. Perché di nessuno, di nessuno al mondo ti puoi fidare, né uomini, né donne, né bestie. Di questo solo ti puoi fidare.

A questi barbari del traffico, a questa genie di professionisti della maleducazione, di stupratori del rispetto altrui, occorre insegnare la disciplina dell’acciaio. L’acciao inox è il migliore. Lo dicono anche quegli imbonitori delle televendite di pentole. In cucina è indispensabile, ma come spacca gli specchietti laterali è una goduria. Non s’attacca la vernice altrui…e nemmeno un graffio sul proprio specchietto.

BAV4DEATH2ALL

Onda sonora consigliata: Ken Il Guerriero (sigla italiana)

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