Archivi tag: The .XXX files

poltrone&stocà hai rotto erca’!

Immagine da web

Tra una tequila limon y sal, un’enchilada e storie al sabor de habanero y guacamole, prendo una pausa prima di fare scatenare l’inferno nella taverna. Ho avvertito forte l’esigenza di battere le dita su questa sadomasochista della tastiera a causa di due pensieri apparentemente senza alcun collegamento, nemmeno per la mia versione più pirla di Icaro e Pindaro messi insieme.

Eppure il collegamento alla fine c’è. Pindaro e Icaro si sono appena congratulati con me: “Sei un vero pirla!”.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai i miei cari Pindaro e Icaro mi insultino in lingua lumbard, preferirei che m‘insultassero  – se proprio devono – nella mia lingua:“sicchie ‘e nafta” o “samenta” renderebbero meno penoso il crollo della mia auto-stima, che già di suo è un assente ingiustificabile.

La miccia è stata innescata da una pubblicità televisiva di una nota azienda produttrice di “sedili per più persone, imbottiti e con cuscini usati in sale, salotti e altri ambienti di soggiorno”. Avete già capito di chi parlo, anche perché martella da molto tempo in TV lodando la sapiente capacità degli artigiani italiani per poi svenderla con sconti del 70%. Come per dire:  noi italiani siamo dei ladri e ci vogliamo fare riconoscere.

Avete capito che la pubblicità di poltrone&stocà (leggere in romanesco) nella mia personale classifica degli orrori ha raggiunto sul podio le altre due pubblicità più terrificanti mai trasmesse da un apparecchio televisivo, dal tubo catodico ai cristalli liquidi.

Continua a leggere

Annunci

Cojones Falls

Cojones-falls-by-RedBavon

La “Y” l’ho lasciata in onore di Wlle E. Coyote, che è l’ispiratore di questo cartello

Sul blog di Giancarlo Buonofiglio mi sto appassionando alla sua analisi, puntuale e magnificamente descritta, sulla livorosa popolazione del social network per antonomasia, FaceBook o, come lo chiamo io, FuckBurp. Vi gira infatti un sacco di gente fottuta nel cervello, che si esprime su qualunque-cosa, a maggiore ragione se non ne sa un’emerita ceppa, alimentado – come piromani in Aspromonte il 15 di agosto – delle flame-war  che potrebbero tranquillamente essere spente con un rutto. Burp! [mano a coprire la bocca] Pardon.

Se pensate che è una cosa che non vi riguarda perché i social network sono il Diavolo, allora raccomandatevi al Signore nell’Alto dei Cieli o a un qualsiasi altro Dio in cui crediate e, se non credete, trovatevene uno in fretta, perché ne avrete bisogno. I dati dei social network nel Digital in 2017 (Fonte: We Are Social e Hootsuite) sono impressionanti:

  • l’utente medio usa piattaforme social – mediamente – 2 ore e 19 minuti ogni giorno
  • 2.5 miliardi di persone accedono ai social da mobile
  • un nuovo utente ogni 18 secondi inizia a usare le piattaforme social

Questa l’estrema sintesi dei dati mondiali. L’Italia segue il trend, ma con tre peculiarità (Fonte: Digital in 2017: Southern Europe):

  • elevatissima diffusione di smartphone: l’85% della popolazione ne usa uno. L’Italia è al terzo posto nel mondo, preceduta solo da Spagna e Singapore;
  • il 52% della popolazione italiana accede mensilmente a piattaforme social (contro il 37%  della media globale)
  • Facebook è utilizzato da 31 milioni gli italiani al mese; il 74% di questi lo usa ogni giorno (contro una media globale del 55%)

Pensate ancora di potere sfuggire alle attenzioni di questi…”Amici”?

Continua a leggere


Lettera natalizia a Donald Trump da Cuba

francobollo-cubano-1995

Nutrendo una smodata passione per il volo e, non avendo ottenuto alcun brevetto, nemmeno per lanciare un aereo che fosse di carta, ho dirottato il mio istinto di Icaro in versione pirla, verso il volo simulato, sopratutto quello “incivile”, cioè messo su un aereo, io devo sparare.

Quando sei su un velivolo che vola con l’auto-pilota, armato di missili “intelligenti” e “smart-bomb”, il rischio è che, in mezzo a cotanta intelligenza tecnologica, l’unica deficienza sia quella dell’umano a bordo. “La guerre c’est la guerre” e se da terra cercano di buttarti giù con i SAM – non è un lontano zio americano né il vezzeggiativo della prosperosa cantante degli Anni Ottanta –  non fai granché distinzione tra buoni e cattivi, soldati e civili, e a volte vi sono spiacevoli conseguenze. Ne è la prova la lettera, di cui sono venuto in possesso per vie segretissime, scritta da un inviperito cittadino cubano niente di meno che al Presidente degli Stati Uniti d’America, cioè – ancora stento a crederlo – Donald Trump. Come direbbe lui…Check this out!

A:

  • Presidente degli Stati Uniti d’America
  • Stato Maggiore della República de Cuba

PC: Compañía Cuba Libre de Asistencia

San Cristóbal de La Habana,  25 diciembre 2016

Esimio Presidente degli Sati Uniti d’America,

Egregio Dottor Trump,

le scrivo questa mia per comunicarLe un avvenimento che è, a modesto parere di chi scrive, di gravissima importanza, tale che potrebbe incrinare gli appena ricuciti rapporti diplomatici tra i nostri grandi Paesi e, sopratutto, riavvicinare il popolo americano e cubano.

I motivi di queste mie tutt’altro che piacevoli affermazioni, preferisco, per trasparenza e onestà intellettuale, affidarli alla viva testimonianza e ai documenti probanti l’evidente gravità e improprogabile urgenza di un Suo cortese riscontro.

Per farla breve, di seguito sottopongo alla Sua pregiata attenzione la cronaca di quanto accaduto.

Continua a leggere


7:30 A.M.

When I see you sky as a kite as high as I might I can’t get that high (cit. The Cure). Foto: RedBavon@New York © 2009 RedBavon

A volte certe giornate ritornano…

È tutto partito da stamattina.

Addosso una strana frenesia.

Quando ti senti agitato, scosso da uno sciame sismico di emozioni, pensieri e sensazioni o semplici impressioni di fugace passaggio evvia!

Ti muovi, ma non ne hai voglia. La nuova sensazione lascia uno strano senso di precarietà, un retrogusto d’insicurezza, “antenne” alzate, uno stato di allerta istintivo, primitivo, quasi animale. Ti muovi, per inerzia, perché “ore-setteetrenta-ore-setteetrenta” comunica la voce che canta dalla sveglia.

Ti muovi, piuttosto è il tuo corpo che si muove, tu assisti da dentro lo svolgersi della procedura automatica di decollo, come Actarus dentro Goldrake. Ti alzi dal letto, fai la doccia, colazione, tiri dietro di te la porta di casa, check delle chiavi auto-casa-auto-casa (doppio perché sono paranoico), ritrovi – non sempre alla prima botta – l’auto dove l’avevi parcheggiata la sera prima, entri in auto, giri la chiave, metti la freccia e il resto è traffico.

Arrivo a destinazione. Periferia metropolitana.

In alcuni giorni, il cemento, l’asfalto e il vetro sono così incombenti che farebbero apparire grigio il cielo, anche se fosse terso e di quel celeste che sembra colorato dalla mano di un bambino di 4 anni.

Stamattina, c’è un bel sole, scalda la pelle, in un abbraccio quasi…affettuoso.

Continua a leggere


Lo slalomista idiota colpisce ancora!

pioggia-sul-parabrezza

Oggi, mentre mi recavo in ufficio, come ogni sacrosanta mattina che il Signore ancora mi manda, c’è stata una prova generale di Giudizio Universale nella sua versione, vintage ma già dall’efficacia comprovata, “Diluvio”. Per circa quaranta minuti, si è riversata sul percorso casa-ufficio una quantità di acqua impressionante con puntuale allagamento delle strade a causa di tombini otturati dal fogliame autunnale o – a dirla tutta – incuria nella manutenzione ordinaria.

Guido un’auto odiata dai più, un “Suv”, Toyota Rav4, rinominata affettuosamente “BaV-Four”, visto l’ultra-decennale legame tra la sua carrozzeria e la mia pellaccia. A tale ammasso di ferraglia e ingranaggi sono, infatti, grato poiché  il fatto di essere “ingombrante e pesante”, ha salvato la mia carcassa, in un caso, da un folle che non ha rispettato uno stop e mi è entrato nella fiancata tipo siluro sparato a distanza ravvicinata; una seconda volta, da un TIR che, di notte, si è ribaltato formando una sorta di Grande Muraglia lungo tutta la carreggiata. Se non fosse stato per il posto-guida più alto non avrei visto quelle scintille più avanti, nel buio, sul lato sinistro del guard-rail, generate dall’impatto dell’autoarticolato, e non avrei accostato sulla destra prudentemente: l’auto che mi superò nel momento in cui deceleravo e accostavo, si è sbriciolata contro quell’improvviso muro di lamiere e gomma. Massimo rispetto quindi per la BaV-Four!

Durante queste prove di Diluvio Universale, la BAV4 mi permette di guadare senza problemi laghi e ruscelli, che fino al giorno prima, avrei giurato fossero tratti di strada di asfalto, per quanto sconnesso e bucato peggio di una groviera assalita da tutta la famiglia di Topo Gigio. Quando piove così, puntuali come lumache dopo l’acquazzone, spuntano i soliti indisciplinati del traffico metropolitano.

Roba da non credere – motivo per cui finisce di buon diritto sul b(av)log – succede un fatto di quelli che inizi a credere alle storie dei déjàvu, delle reincarnazioni, delle vite parallele e che, in fondo, una visita dallo psichiatra non ti farebbe poi male: nello stesso punto del  mio tragittonelle stesse condizioni climatiche, con le stesse modalità di un paio di anni fa, mi imbatto di nuovo in quel “genio isterico del traffico maleducato”, che io chiamo “lo slalomista“.

In ossequio a un sano ed eco-compatibile principio di riciclo, ho il piacere di riproporre una lettura del 2104, che non vuole essere una deriva vintage, ma un’educata protesta che suona “Ma ‘sti tombini li vogliamo pulire?!?”:

Lo slalomista. Gigante? Sì, la sua idiozia

 


People jailbreak #2: i.Got The Power!

People Jailbreak © 2016 ReBavon

People Jailbreak © 2016 ReBavon

Dopo l’esordio nella rubrichetta The .XXX files, dedicata a sfoghi poco ripetibili e assortimento di facezie a grandinata, non pensavo di dare un fratellastro al primo “People Jailbreak”. Scusate, ma m’aggia sfucà n’goppa a stu fatto. In questo secondo episodio: dal “touch screen” al “mortacc’ screen”.

Vi sarà sicuramente capitato di scrivere un commento o un post dalla micragnosa tastiera dell’appendice tecnologica, “always on”, che ci portiamo sempre appresso e che, nell’evoluzione dell’Homo Insipiens, renderà il collo naturalmente inclinato di oltre 10° gradi, postura che – al nostro attuale infimo stadio evolutivo – genera la cosiddetta “Sindrome Text Neck” (o del torcicollo), a 14 kg di peso in più nel tratto cervicale superiore, a sovraccaricare le fibre superiori dei muscoli del trapezio, e – mai ‘na gggioia! – può portare la colonna vertebrale fuori allineamento.

Ho installato da molto tempo l’applicazione WordPress sul mio i.DumbPhone: dovunque sono, posso scrivere sul b(av)log. Il sogno bagnato di un qualsiasi grafomane è diventato realtà e, non so se “La vita è un sogno“, ma ora so  la risposta giusta da dare a Marzullo: i sogni aiutano a vivere meglio!…Oltre a dirgli un altro paio di cosette sul suo fondamentale contributo alla recrudescenza della mia uallera abboffata e, finanche, a tracolla.

Continua a leggere


A matter of time

Donnie Darko…Alice e…Bianconiglio. Forse sono confuso ma in ogni caso It’s a matter of time

Cambiamo argomento, vi va? Io parlo a nessuno o a te, stasera vado a ruota libera, il criceto nella mia testa giragiragira. La capa gira. Le dita battono al ritmo di una musica che va a ruota libera, scelta da un algoritmo casuale inventato da qualcuno che forse non aveva i miei stessi gusti musicali. Questa mi piace, dai. Tiptpritititap tip tap…suono onomatopeico delle dita che battono sulla tastiera a ritmo di musica e di criceto-nella-testa.

L’andazzo di questo post somiglia al diario di un adolescente? Sorridi pure di me, penso sia bellissimo. Sorridi, sorridi pure, dico davvero. Ci sono sorrisi che io non dimenticherò mai, carezzano l’anima come il primo raggio di sole del mattino che penetra tra le lenzuola e carezza il tuo corpo. Vale la pena provocare un miliardo di sorrisi, pure di trovarne uno così bello.

Tu come stai? Io sto…così…boh…sai cos’è? Ultimamente, sono soggetto a cambiamenti. Già normalmente sembro veramente strano, mi trovo coin(av)volto in strane cose, come questo post, finendo inevitabilmente per barcollare, annaspare, a torturarmi a chiedermi “perchè?”.

La lancetta segna il Tempo: divento più vecchio. Persone care ti lasciano e ti lasciano un vuoto che rimarrà lì, niente lo potrà colmare se non il tuo pensiero-per-loro. Ma fa male quando ci si avvicina troppo. Ti fa capire che è evidente la differenza tra esserci e non-esserci-più. Anche le più piccole cose che sembrano normali nella spigolatura della vita quotidiana, diventano qualcosa d’ingombrante che rimane fuori posto. E va bene così: le persone care vengono, si allontanano, vanno via, cerchi di trattenerle, a volte devi lasciarle libere di andare, altre volte fai un errore che le fa scappare, altre ancora non puoi farci proprio nulla…Ma sopravvivono nei nostri cuori se il nostro amore, affetto, stima, considerazione sopravvivono nei nostri cuori, menti e viscere. E continuano a vivere con noi, accanto, insieme. E ci siamo! Il criceto nella testa s’è stancato, sbuffa , ansima lo sento, ma è soddisfatto perché ha girato la ruota fino a fare scattare chiaro il motivo per cui sto perdendo il sonno: il Tempo.

Continua a leggere


Glia famo

those-who-follow-the-crowd-usually-get-lost-in-it-i-dont-know-all-the-keys-to-success-but-one-key-to-failure-is1

Si sente nell’aria e si vede nei commenti del piccolo post precedente, che ho scritto senza alcuna velleità, se non per dire che io…Non ci sto a tutta questa retorica della guerra, di gente che accetta lo status quo o, magari, esulta per i bombardamenti a Raqqa e, peggio, si auto-assolve perché i missili “intelligenti” colpiscono solo i soldati “cattivi”. Mi addoloro per i morti francesi quando ho issato la bandiera francese su questo blog, scrivendo solo il titolo “Allez, enfants de France!”.

Non ci sto all’ipocrisia dei governi e dei politici che sono lì, in quella posizione di “eletti” nel senso di “i migliori di noi”, e che – in teoria – dovrebbero rappresentare le nostre esigenze e, in primis, quella della pace, mentre invece provocano la “pancia” degli elettori, perché non li considerano “cittadini” né hanno la concezione di “popolo”, ma “voti su due gambe e senza testa”. Mi indigna che tirino fuori l’”orgoglio nazionale” solo in occasione delle manifestazioni internazionali sportive, alla Festa della Liberazione (e, vergognosamente, neanche tutti), a Capodanno e nei fatti tragici di una strage.

La ricerca di alternative, da fare prima che deflagri tutto, è un diritto di tutti gli uomini che vogliono vivere in pace. Non è “buonismo”. Ora sono diventati tutti Charles Bronson, ma ce ne fosse uno che partirebbe per la Siria a combattere per i decantati “valori occidentali”. Cosa che è riuscita a fare – ahimè – lo scellerato Stato Islamico, che in questa sua auto-proclamazione già presenta una contraddizione: rappresenta, infatti, solo di una piccola parte dell’Islam, quella jihadista salafita. La “novità” devastante, che ha colto di sorpresa anche autorevoli analisti, è che riuscita a fare proselitismo con successo sia tra le masse non colte sia tra gente con legittime aspirazioni e un futuro davanti.

Normale è restare interdetti, attoniti, pietrificati. Ciò vale per il singolo individuo, assurdo che chi è preposto a evitare un'”escalation” – magari prevedere – sappia solo minacciare guerra, mandarvi a morire un popolo dimenticato e fiero come i curdi, lanciare una confettata di missili per qualche centinaio di milioni di dollari di costo, alzare muri. Siamo arrivati al rischio di un governo di destra ultra-nazionale in Francia (bestemmia per la terra di “Liberté, Égalité, Fraternité), in Ungheria già ci siamo, aggiungiamo pure la “Brexit” (bella prova di alleati, nel momento in cui occorre stare uniti, dagli al fuggi-fuggi).

La Siria è scomparsa dai media, non se ne parla più…c’è un dittatore feroce, vabè…In Turchia il golpe fallito, ma che sospiro di sollievo eh? Ora possiamo gioire che il popolo turco ha scelto il dittatore che erano quasi riusciti a mettere in minoranza, ma ora si è ringalluzzito ed è partito a razzo con epurazioni di massa e ripristino della pena di morte: “se il Parlamento la richiede” ha detto…E ci mancherebbe, mio caro Pinocchio! Vabbè, ma è “amico” nostro…Ah! I sani valori occidentali di una volta!

Da più parti si chiede “azione” 

Continua a leggere


Io sono terrone. Oui je suis emigrante

L'emigrante (Charlie Chaplin, 1917)

L’emigrante (Charlie Chaplin, 1917)

Mentre scrivevo un commento sul bel post di clipax Siamo tutti terroni, sono andato lungo e onde evitare di essere il solito napoletano invadente, straripo qui a casa mia. Narcisiè, puort’e sigarette e ‘na birra che la vedo lunga…

Io sono terrone. io sono emigrante.

La memoria degli uomini è corta, lo è sempre stata, visto che i cicli storici sono noti e oggetto di studio.

Historia magistra vitae, quanto è vero. Nei periodi di crisi, si ricerca sempre la ragione del perduto benessere e sopravvenuto disagio all’esterno del proprio “sistema” o si trova un capro espiatorio. La storia recente del Terzo Reich la dovrebbero conoscere anche i muri. Abito in una strada dove, di tanto in tanto camminando sul marciapiede, davanti alcuni palazzi, ci s’imbatte in alcune piccole piastre di metallo dorato in cui sono scritti i nomi di persone, intere famiglie che vi abitavano e che non sono più tornate dai campi di sterminio. Vittime sacrificali di questa ignoranza e necessità di trovare nell’altro diverso la “soluzione” ai propri errori.

La storia è piena di esempi di questa barbarie. In un mondo occidentale, perennemente connesso a una rete di informazioni a portata di un dito indice, sembra invece che certi fatti storici siano stati dimenticati, più o meno consapevolmente, più o meno in modo indotto. A volte, subdolamente sottile.

Continua a leggere


Lasciatemi scrivere. Sono un italiano vero e…precario

precario

Carattere Times New Roman 10. Titolo: non ce n’è. Non mi sovviene al momento, ma tant’è che ce ne voglia uno. Mi verrà scrivendo…chissammaichilosà. E’ la solita storia dell’uovo e della gallina, viene prima il contenuto o il titolo? E il sottotitolo di chi è figlio?

Poco importa visto che si tratta di un’unione in cui ogni parte contribuisce al bene della “famiglia” di lettere, spazi e punteggiatura seminata a spaglio.

Primo pomeriggio – sonnacchioso – di sabato antivigilia di OgniSsanti o anche vigilia di Halloween, l’ennesima rapina di festa europea a opera degli yankees, che adesso ci propinano come moda commerciale. Tempo di streghe, fantasmi e spiritelli, noi a Napoli abbiamo i monacielli. Alla faccia della globbbalizzzazione. Cambio carattere che me sto a cecà. Dodici e pure Arial.

Caffettino e sigaretta. Una tiratina. Goffa. Ho praticamente aspirato tutto il fumo con l’occhio sinistro! I polmoni  ringraziano. Non sono un fumatore o meglio, lo sono occasionalmente. E questa è una di quelle “occasioni”. Ultima sigaretta del pacchettino da 10 acquistato appositamente per gestire lo stress da bilancio di previsione, il “budget” secondo la moderna moda di spalmare l’inglese per dare un tono a ciò che si dice. In realtà, “budget” è la parola che preferisco. Per vigliaccheria. Bilancio di “previsione” per l’anno che verrà, ma che con molta probabilità io non vedrò in questa azienda perchè io sono un lavoratore figlio di questo tempo: un precario.

Continua a leggere


Bella esperienza vivere nel terrore, vero?

In questo consiste essere uno schiavo.

Queste le parole iniziali del famoso monologo di Roy Batty nel finale di Blade Runner.

Parole che vengono da una fonte così inaspettata e così fortemente calzanti alla situazione di questi giorni e di un prossimo futuro, in cui  i missili “intelligenti” non potranno sanare terrore e schiavitù.

Politici e governanti nei loro proclami roboanti e inneggianti alla Guerra, per vendetta? Per giustizia? Per riportare la pace? Per esportare la democrazia?

Continua a leggere


Che mangino brioche!

“Non sono una senza tetto, ma i miei figli lo saranno”. Occupy Wall Street, Zuccotti Park, New York (c) Steven Greenstreet

La sprezzante espressione “Che mangino brioche!” attribuita a quella sicuramente non santa, ma certamente decollata Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, suona di attualità a distanza di oltre 250 anni all’ascolto di una notizia a Radio24: un titolare di un lussuoso bar al centro di Napoli ha richiamato l’attenzione dei media poiché nessuno dei quaranta selezionati al primo colloquio ha accettato la sua proposta per uno dei dieci posti di lavoro, eppure dal 2000 il Mezzogiorno d’Italia è cresciuto la metà della Grecia.

Le condizioni sono: minimo contrattuale, intorno agli 800 euro. Turni che non superano le nove ore. Due mesi di prova , poi si passa a tempo indeterminato.

Se non vi scatta subito “la bestia” dentro, allora continuate a leggere perchè non contenti di avere preparato alle giovani generazioni un non-futuro di precarietà, il passaggio successivo è quello di essere anche felici e riconoscenti. Il terzo di stare in silenzio. Il quarto: ius primae noctis? No, non ci si arriverà: oggi è difficile e lo si fa almeno dieci anni più tardi dei nostri genitori, in futuro non sarà possibile farsi una famiglia.

Messa così in rapida nonché asciutta successione, la società immaginata da Orwell in “1984” non sarebbe poi così male.

Continua a leggere


Il gladiatore

W. Eugene Smith  Alert Soldier, Saipan  1944

Alert Soldier, Saipan (c) W. Eugene Smith,1944.

Sigarettina…

Eh sì sigarettina che iNspira il fumo, ispira la prosa…e anche qualcosaltro più intimo e personale. Del tipo irripetibile onde evitare scurrilità. Almeno, non subito, a inizio del post.

Una Chesterfield? Una Lucky Strike? No. Pall Mall? Nemmeno. Le ho fumate tutte e tre in passato. Sono un fumatore infedele per principio, tanto poi le sigarette le fa sempre la Filippo Morri o qualche suo conoscente di lobby. Ho scelto di fumare proprio quelle sigarette citate, non perché “nel programma sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali“, ma per un preciso omaggio alla Storia: le prime sono le preferite di Humphrey Bogart, le altre le fumavano e regalavano i soldati dell’esercito americano quando sfilava per le strade delle città liberate dal fascismo e dal nazismo. Una volta, nei momenti in cui avevo bisogno di fumare “forte”, avrei scelto una Camel o una Gauloise o se, nel volermi fare proprio del “male”, desideravo anche godere, una Marlboro Rossa. Questo è il vero sadomasochismo del fumo.

Fatto sta che ho acceso una Winston. Una Winston Blu.

E perchè? …La storia è che ho un caro amico che vive in Grecia in quel di Thessaloniki (splendida gente e città per un napoletano come me!) e fuma Winston Blu. Sono andato a trovarlo di recente e mi sono convertito tra una chiacchiera, un Nescafe’ frappe’, l’ottimo gelato che produce artigianalmente e una sigaretta. Ritornando a casa, nel ricomprare le sigarette, m’è venuto spontaneo Winston Blu. E’ un modo per fumare in sua compagnia.

Continua a leggere


Aloha

AlohaAloha…aloha sì aloha…l’unico fetentissimo modo per sentirmi al mare dei tropici sotto l’ombra di una palma sorseggiando con una cannuccia – con tanto di fottutissimo ombrellino “made in China” – un liquido alcolico a caso contenuto nella metà di un cocco appena colto dalla palma di cui sopraAAAAAAAAHHHhhhh, goduria.

Vabè ritorniamo a bomba alla realtà e l’unica goduria che è a portata di mano sono queste Tenerezze all’albicocca confezione da 250 gr che, se non sto attento, me la finisco prima del termine di questa n-sima mia. La marca dei nefandissimi biscottinini mi rifiuto di dirvela…Tanto già avete indovinato.

Benvenuti, dunque, a un altro appuntamento alla rubrica The .XXX Files, la cui cadenza non è settimanale nè mensile, ma la sua periodicità si ottiene lanciando un dado da 20 e applicando dei bonus o penalità secondo di come è andata la giornata. Quindi, se siete atterrati su questa pagina, aspettandovi grandi rivelazioni o ricette di prelibatezze o, ancora, consigli indispensabili per l’outfit ideale per l’apericena, cambiate direzione al browser perchè qui – in rigoroso ordine – non vi svelerò gratis il Quarto Segreto di Fatima, al massimo potrete trovarvi la ricetta della bomba alla crema e, se insistete con l’accoppiata outfit-apericena, il “vaffa” è assicurato…Un libbbberatorio, taaaanto libbbberatorio “vaffa”.

Continua a leggere


Lettera al figlio: lagne, magagne e rogne di un papà ministro.

Lupin

Ca(i)ro…

Sì, date le attuali circostanze, a Il Cairo me ne fuggirei e, a giudicare dall’ andazzo, l’unica cosa che potrei fare è occuparmi come mummia a ore (con sovrapprezzo in quelle notturne), ma bando alle ciance…

Caro figliolo, avevo promesso di farmi risentire e come tutte le disgrazie (la tecnologia permette ormai di colpire a distanza) eccomi (poco)puntuale all’ appuntamento, funesto che sia..Ammappa che allegria ‘sta letterina…Piena di devozione, oserei. Ma non oso. Sei stato molto gentile a proporti come supporto morale in queste ore in cui s’invocano da più parti le mie “dimissioni”, ma gentilezza per gentilezza ti dico che ‘sta settimana non ero d’ umore e l’ ispirazione di scrivere mi fugge appena tira vento o butta nuvolo. E qui si prepara un lungo periodo di acqua(zzoni) ovvero quello che potrò permettermi di offrirti al bar…vabbè una gazzosa e non crepi la generosità.

Se i miei pidocchi non hanno ancora la pressione bassa come quelli del ministro dell’Istruzione – espressione che indica quanto il soggettazzo sia tirchio tanto da non elargire neanche il sangue a quelle povere bestie, figuriamoci alla scuola! – ça va sans dire che è d’obbligo una bevutina alla mia salutazza a mie spese e, viste le cose come stanno, una bella bevutina augurale e dimentica-guaí. Anneghiamo nell’ alcol i dispiaceri, lagne, magagne e eeetc..ciù (solo il raffreddore mi mancava), che tutta questa incresciosa situazione genera: dimissioni sì? Dimissioni no?

Continua a leggere


Vergognose prestazioni

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Vergognose prestazioni. Continua, anche se non “a grande richiesta”, la serie di The .XXX files : mai  titolo fu più appropriato per dare in un diversamente alto-secondo la forma alle idee che in questo momento occupano la mia cabeza e che altrimenti richiederebbero l’edizione tascabile (ma comunque sempre poco comoda) di Guerra e Pace. Impresa bignamesca.

Ore 23punto22, sfiga di un minuto e avrei potuto esibire la prova cabalistica di essere “(bis)unto dal Signore”; infatti, il “23” nella smorfia napoletana è “o’ scemo”. Tutto torna.

Tale e’ l’orario che indica, anzi indicava l’orologio che mammaMicrosoft ha elargito aggratis dentro WinPus <inserire un qualsiasi numero che va da 95 a 8> e dire che ci poteva spillare degli altri soldi con la scusa dell’ennesimo aggiornamento all’upgrade della beta release 2.1/c del suo sistema (in)operativo. Ora strana per iniziare a scrivere una lettera in formato “digitale”; infatti, la inizio soltanto perchè non so nemmeno dove voglia andare a parare, figuratevi immaginarmi un finale. Questa volta la beta release ve la propino io…alla facciaccia di Billo Gatto. Purtroppo aggratis. Perciò rimango povero.

Continua a leggere


Bounty Hunter [Hands up, don’t shoot Remix]

immaginazione-reale

Bianco e Nero. Il Bounty compie il miracolo: un morso e in bocca si realizza il sogno di un’integrazione che decenni di lotte dei neri d’America non sono ancora riusciti a ottenere completamente. Bianco e Nero, insieme, seppure distinguibili, l’amaro del nero fondente, il dolce del bianco cocco, inseparabili nell’unicità della gustosa mescola.

Ma non tutto è buono come sembra.

Il Bounty, sebbene di origine “yankee”, si inserisce nell’alveo della migliore tradizione democristiana, poi perpetrata dal consociativismo delle più geniale balla politica post-guerra fredda, la Destra e la Sinistra. Non capirai mai chi ti sta fottendo…i valori normali di glicemia nel sangue, se il cioccolato o il cocco. Questa o quella per me pari sono, a quant’altre d’intorno mi vedo; del mio core l’impero non cedo meglio ad una che ad altra beltà.

Se è vero il vecchio adagio che “siamo quello che mangiamo”…beh inizio ad avere seri dubbi sulla storia che mi raccontavano all’ora di Scienze che siamo fatti al 60% di acqua e il resto proteine, grassi e sali minerali…non vorrei diventare blasfemo ma anche quell’altra storia che “polvere siamo e polvere torneremo” inizia a traballare.
Continua a leggere


Ammutinati con il Bounty

Gli ammutinati del Bounty

Onda sonora consigliata: I Like You (Morrissey)

Inutile opporsi anche se non vi piace o siete a dieta: il Bounty ve lo ritrovate nella calza che la Befana vi ha lasciato stanotte da qualche parte per casa. Tra monete di carta stagnola e poco cioccolato, sigarette (ma le fanno ancora?) di cioccolato così politicamente scorrette, girandole di liquirizia dalla plasticante consistenza, caramelle, gomme da masticare, gelatine, cioccolatini, gianduiotti, tobleroni di dimensioni spropositate, torroni, torroncini e – sopratutto al Sud – tantissimi terroncelli, capita, è capitato e capiterà di trovarvi IL Bounty.

Inutile fare paragoni con altre, merende, merendine, cioccolati, snack e dolciumi. Il Bounty è IL BOUNTY. Unico e inimitabile. No, questo spazio non è sponsorizzato dalla Mars.

In natura lo si trova sullo scaffale del supermercato o davanti alla cassa del baretto o spacciatore di tabacchi di fiducia. Confezione ammiccante con mare, palme e spiaggia corallina, che strizza l’occhio ai cinefili di film di altra epoca e attori dal carisma e bellezza incomparabile anche se il moderno modello di confronto è un angelico Brad Pitt, un dannato Jude Law o l’irresistibile canaglia da filibusta di Johnny Depp. Sarà che ricorda un famoso ammutinamento e chi – in cuore suo – non vorrebbe ammutinarsi da un tran-tran quotidiano spesse volte al limite dell’umano?
Continua a leggere


Lo slalomista. Gigante? Sì, la sua idiozia.

rain_1244026704

Automobilisti maleducati e indisciplinati, davvero brutte bestie. E il mio anatema si è già abbattuto con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno sugli “sciacalli” in scia alle ambulanze e agli stabilmente parcheggiati in doppia fila, ora è il turno degli “slalomisti”. La Mala Educaciónde carretera. Parte tercera.

Roma, 6 novembre che il Signore manda duemilaequattordici anni dopo che suo Figlio è stato trucidato su una croce. Nonostante tutto, il Signore manda questo giorno. La furia degli elementi fuori dalla finestra è segno evidente che lo manda proprio perché si è ricordato di questo increscioso fatto.

Allarme meteo per “bomba d’acqua” (ci attaccano con i gavettoni?!?).

Chiuse le scuole, le autorità sconsigliano l’utilizzo dell’automobile se non strettamente necessario. Io ne ho strettissima necessità: non m’infilo sotto-terra nella metropolitana perché non sono pronto a fare la fine del topo annegato; aspettare l’autobus mentre si scatena il monsone non mi pare un’idea brillante. Infine, data la distanza da percorrere per giungere sul luogo di lavoro, non ho incertezza alcuna nel contravvenire i paternalistici avvertimenti della solerte amministrazione comunale, invero preoccupata di non bissare la figura di mmm…elma della precedente quando la neve mise in ginocchio la città.

M’imbacucco, dico addio alla mia compagna, bacio i bambini, prendo un ombrello con il manico a forma di muso d’anatra (?!) ma – Deo gratias – dai colori sobri. Faccio tanto (poco) per entrare nella parte socialmente accettata di dignitoso “colletto bianco” che si reca al lavoro e poi esco con un ombrello pescato normalmente a caso nel mucchio e che, all’apertura, rivela colori celestino-sbiadito e verde-malattia, ravvivati da una fantasia zig-zagante interrotta da una scritta cubitale “Cassa di Risparmio della Valle del Bisagno”. Non fa “pendant” con nessuna lecita associazione cromatica del vestiario. Johannes Itten si sta rivoltando nella tomba.

Resto sull’uscio del possente portone in legno massiccio. Manovro per aprire l’ombrello mentre con un piede trattengo la pesante anta dal richiudersi rovinosamente sul mio corpo, rendendolo adatto a una pubblicità di famosi prodotti del nonno nazionale Rana (pasta sfogliavelo) o dell’americana Kraft (sottilette). Nel mentre cerco di aprire l’arnese senza che il brutale scatto automatico faccia saltare qualche stecca, un’altra figura si staglia sull’uscio. Un altro inquilino…o Noè.

C’è un muro d’acqua oltre il portone, tutto è immerso in un’ oscurità ovattata e grigia, a terra c’è tanta di quell’acqua che ricorda l’allagamento del’Agro Pontino da parte dei tedeschi nel gennaio del ’44 per rallentare l’avanzata degli Alleati.

Agro-Pontino-allagato-dai-tedeschi-1944

Agro Pontino allagato dai tedeschi (1944)

Provo a condividere il momento con il sopraggiunto inquilino con cui affronterò il guado del giardino fino al cancello di uscita. Cameratismo piovasco.

Continua a leggere


Mai dire basta

Victoria_secret_collection

Mai dire basta. Il titolo è tutto un programma. Se state pensando che questo mentecatto che si crede un blogger-una-ne-(male)fa-cento-ne-pensa, si sia lasciato sedurre dalla banalità di uno dei film della serie dell’ agente-più-figo-che-c’è al secolo Bond, James Bond, non potete che sbagliare grossolanamente e di brutto. L’agente 007 (…secondo me si allude al Q.I.) mi sta sulle bbballe, anche se è innegabile che – tra gli attori che si sono alternati in tale ruolo – Sean Connery abbia fascino che mi rende verde d’invidia più della verde Irlanda.
L’ ispirazione per tale titillante inizio viene direttadiretta da uno di quei colorati cartelloni in cui non appare mai l’immagine degli attori, solo il titolo sparato a caratteri cubitali: i cartelloni pubblicitari dei film porno. Retaggio ormai antico di luoghi che hanno perso la selezionata clientela a causa del web, un concorrente spietato con un’offerta più comoda, per lo più gratuita e anonima. Diversi anni fa lessi un libro di Geert Lovink “Internet non è il paradiso”, molto più umilmente e prosaicamente mi viene da storpiare quel titolo in: “Internet è un grande bordello”. Digita http://www.google.it, inserisci nel campo della ricerca il testo “sex” : 790 milioni di pagine, trovate in 0,18 secondi.

Tutto vostro fino in fondo” è stato il primogeMito a essere tirato fuori dal torbidume umidiccio della mia scatola cranica; “Mai dire basta” è l’ (in)degno “fratellastro”, generato dal risalire in superficie del ricordo di tanti taaaanti anni fa , quando la mattina per recarmi in quel dell’ufficio a Napoli passavo davanti alla facoltà di Giurisprudenza, dove due cartelloni pubblicitari facevano bella mostra di ingegnosi titoli di film vietati al pubblico minorenne e – dulcis in (pro)fundo – il tragitto dell’autobus prevedeva due fermate proprio davanti a due di questi cinema con le lucine rosse (pure dopo Natale). La mia cultura in fatto di cotanta produzione cinematografica è pertanto aggiornata…al 1997. Anno inaugurato con solerzia esemplare dalla classe politica con la Legge 2 gennaio 1997, n. 2 “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici” Art.1 (Destinazione del quattro per mille dell’IRPEF al finanziamento della politica) […] Art. 4 (Disposizioni transitorie) “Per l’anno finanziario 1997, il Ministro del tesoro, con proprio decreto, da adottare entro il 28 febbraio, ripartisce a titolo di prima erogazione tra i movimenti e partiti politici una somma pari a 160 miliardi di lire. Un capolavoro di pornografia, parte di una trilogia che aspira a diventare un “cult”: “Tutto vostro, fino in fondo”, poi “Mai dire basta” e infine il terzo atto, ancora in lavorazione, molto controverso ma anche attesissimo dal pubblico, “Tutti dentro”. Alcune scene chiave, simboliche, che racchiudono il senso dell’intera opera, sono visionabili nel trailer, attualmente proiettato solo in un selezionato numero di sale…del Tribunale di di Napoli, Venezia e Milano. 

La verità è che cercavo solo un scusa. Era parecchio che mi fornicavano le ditine…(formicolavano?)…e bramavano di mettersi su questo popò di tastiera.

Continua a leggere


Tutto vostro, fino in fondo

Klevan (Ucraina)

Klevan (Ucraina)

Tutto vostro fino in fondo. Questo post prende il nome da un’ omonima “opera” cinematografica appartenente al genere pornografico, il cui manifesto in bella mostra in una piazza di Napoli attirò la mia attenzione tanti anni fa. Il manifesto, non potendo esporre esplicitamente la “mercanzia”, risultava addirittura sobrio: su sfondo di colore uniforme, un verde chiaro dalla sfumatura malata, il titolo campeggiava a caratteri cubitali dal font privo delle “grazie” (e privo di graziA). Tutto vostro fino in fondo. Manifesto all’apparenza anonimo, quasi discreto nella comunicazione, al limite della negazione della funzione propria del cartellone pubblicitario, se non fosse stato in un luogo che di fatto rendeva l’innocuo messaggio inevitabile quanto un TIR lanciato a velocità smodata che scavalca il “guard-rail” e si appresta a un filotto da manuale degli automobilisti che non pensavano di essere tutti contromano.

Come una bellissima donna, che consapevole di attirare gli sguardi (e la bava) degli esemplari maschi nel raggio di un centinaio di metri, cammina con un’ indifferenza che la rende altissima tra la folla e, di tanto in tanto, lancia uno sguardo in una direzione a caso, fulminando il malcapitato homo sapiens che, d’un botto, involve nella forma pubens. Il mentecatto si fa delle strane idee, completamente infondate ed errate, giacché non sono più le cellule nervose e gliali a comandare le sinapsi, ma le cellule di Leydig con conseguente smodata produzione di testosterone. La maliarda se ne accorge, sorride di cotanta miseria maschile, ha raggiunto il suo narcisista obiettivo e prosegue la sua falcata da passerella, testa alta, appoggia il tacco, lancia le punte in alto, appoggia il tacco, fa oscillare lievemente le braccia, le gambe dritte, ben chiuse, a piccoli passi, al suono cadenzato dei tacchi, si allontana. Così quel manifesto attirava l’attenzione del potenziale pub(bl)ico e ne stuzzicava una fantasia equivoca così sottilmente da risvegliare pruriti equivoci e morbosi anche se il titolo fosse stato “Biancaneve e i sette nani”. Un grande classico del genere. Sì…ma quale genere? Signore, illuminami. E fu la luce. E arrivò la bolletta dell’Enel.

Se non fosse stato per i nomi degli attori e attrici del tutto sconosciuti, avrei pensato a un manifesto di uno spettacolo teatrale. Ma quei nomi risuonavano nella testa come “attori di teatro” quanto all’improbabile risposta di “Pozzi Moana” o “Vacca Carlo” all’appello dell’esame di Ragioneria 1 nell’aula magna strapiena di matricole del corso di Economia e Commercio. Cosa che non avvenne, io ero presente.

Continua a leggere


I giorni che passano

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Ancora zuppo della pioggia e della malinconia di Rain, ultima rêverie digitale di Sony Japan Studio per PlayStation 3, in un programma televisivo intercetto un sottofondo musicale che mi colpisce subito. Sia sempre lode a Shazam e scopro che si tratta di un mia vecchia conoscenza musicale: Patrick Wolf. La canzone è The Days pubblicata nell’album Lupercalia. Questa canzone è una di quelle la cui combinazione armonica riesce a illuminare il buio in cui erano sprofondate certe tue emozioni per le quali non hai mai avuto le parole giuste per esprimerle o, per lo meno, raccontarle a te stesso. Imbraccio allora la mia fida tavola da surf e mi getto tra i versi, cavalco le onde della musica, cercando le parole giuste per descrivere lo spazio tra un verso e l’altro, come il surfista alla costante ricerca dell’onda perfetta. Uno spazio non vuoto, ma sorprendentemente denso di sensazioni, che ho provato a descrivere in questa storyetta. L’ambizioso intento era quello di accarezzare quelle onde di musica e versi come il vento accarezza le onde del mare. A chi legge la sentenza: brezza profumata di salsedine o folata di discarica abusiva?

Continua a leggere


M.I.@. [Missing In e-mail]

Schermata M.I.@

Oyo como va?

Anche se non entiendi l’espanol e t’atteggi a parlarlo maccheronicamente come questo mentecatto che ti scrive, sappi che lo faccio, non a causa di un sound-check del cerebro(leso) al sabor de Carlos Santana, ma perché si è stancato di assistere rassegnato allo scorrere inesorabile del tuo nome sull’ultimo messaggio che si avvicina inesorabilmente al fondo dello schermo, fino quasi a sparire sotto la barra degli strumenti di MarcOS-X.

Io ho lottato. Ho cancellato e-mail ed e-mail, ho creato cartelle ed etichette dove raggrupparle per argomenti. Ho messo ordine nel mio congenito caos unicamente per posare il mio sguardo su quel nome quando apro questo angolo di posta.

Ma non basta, eliminando l’eliminabile, pulendo e rassettando, il tuo amato “nick”, nella colonna dei mittenti, si appoggia ormai proprio sulla barra inferiore lambendo le icone di Safari, io-Canzoni, VolpediFuoco, UfficioAperto….un’altra e-mail, anche una che pubblicizzi saponi per l’igiene intima femminile potrebbe fare inabissare quel tuo bel nome…come al tramonto il sole nel mare.

Allora mi sono detto e mi sto scrivendo… …. facciamo qualcosa. Non restiamo lì a mugugnare, a sperare, a pensare perché-percome-percosa-maparolacciadatte ‘na mossa Clà!…

Recupero l’aplomb e il self control (Raf ©1984 – Giancarlo Bigazzi/Raf/Steve Piccolo – 3:54) che è forse l’unico motivo per cui tu mi potrai ricordare – oddio l’abbiamo perso, l’abbiamo perso, AMBULAAAAANZAAAAH! – e metto fine a tutta questa ammucchiata improvvisata di caratteri solo per dirti:

Ciao, se il mio nome ti dice ancora qualcosa, batti un colpo sul tasto “Scrivi” e dimmi solo come stai. Invia (*).

Saving-Private-Claudio.

Onda sonora consigliata: Save me (Muse – The 2nd Law).

Testo e traduzione di Save me (Muse – The 2nd Law).

(*) PSP (che non vuole dire “Portable Sony Playstation” ma “Post Scriptum al Post”):
se avete di queste persone missing in e-mail nei vostri anfratti elettronici di posta…
Se sentite qualcosa dentro al vedere quel nome o nick…
Se state aspettando che sia lui o lei a scrivervi solo perché l’ultima volta siete stati voi a scrivere…
Se “nun tenite genio ‘e fa’ niente” e vi è piaciuto questo post…
Copiate quelle due righe, incollate tagliate e cucite a vostro piacimento e, sopratutto, inviate.
Se riceverete uno straccio di risposta, mi farà piacere se vorrete mettere una “X” qui sotto.


Vox populi can-can

can can

L’assistere a ciò che sta accadendo in questo paese (“p” minuscola) genera nella mia mente mentecatta sbigottimento, imbarazzo, incredulità, sdegno, che si alternano e si sovrappongono in (dis)ordine sparso in una con-fusione che ridesta la memoria del vociare genuino, entusiasta e, spesso, inconcludente delle nostre assemblee studentesche ai tempi del liceo. Una dissonante mistura tra laboratorio dadaista e jam session jazz che t’impala sul posto, nel poco amletico ma molto tennistico dubbio che rimpalla tra l’ipnotica quanto sana curiosità per l’alieno e la bruciante scoperta dei propri limiti con conseguente rifiuto del tipo retorico interrogativo “ma-che-mmm***nchia è?!”
In una parola: il bordello. Il totale bordello.  Because we can, can, can! Yes, we can, can, can, can, can, can, can, can, can! Everybody Can-Can! Cuz we can, can, can!Yes, we can, can, can!Everybody can-can! Outside it may be rainy but in here it’s entertaining!Here we are now! Entertain us cuz we’re stupid and contagious! Can, can, can, can, can! Cuz it’s good for your mind! Everybody Can-Can! (da “Because We Can” di Fatboy Slim in Moulin Rouge OST)

Di questi tempi tira aria brutta per cui veniamo incontro a Sua Maestà il Navigante, scrivendo la presente, tanto per restare coerenti con l’attuale situazione nazionale ovvero: recessione! Una recessione che preoccupa non soltanto per il lato economico, ma sopratutto perché è una recessione sociale, di costume, nel bel mezzo di un dibattito politico che evita come la peste argomenti “divisivi”, espressione terrificante molto in voga che – come si è scritto sul Corriere della Sera – “passerà alla storia per definire le Presidenziali 2013”
Ma non siamo qui per affossare il tutto, bensì per tirare una boccata d’aria rigenerante (smog permettendo)….Qualcuno ha una sigaretta?
E così siamo all’ennesimo appuntamento su questo stropicciato di blog e (s)fortuna volle che il sottoscritto (o sottoscrivente, non saprei) si sia preso la briga di sbattersi alla tastiera per darvi soddisfazione. Una qualsiasi.

Continua a leggere


Bethléem Rouge

Dopo i (bav)auguri del 2008, gli (sbav)auguri del 2010, alla scadenza del biennio non poteva mancare il salutami a’soreta del 2012. Soprattutto, dopo avere visto TUA sorella… (Vedi foto sotto). 

Natale 2012 Intimissimi

Tanya Mityushina per Intimissimi 2012.

Ogni anno, a dicembre, per una nota marca di abbigliamento intimo c’è l’usanza di lanciare una campagna pubblicitaria con un’avvenente e svestita testimonial femminile che mi evoca un’ immagine della Sacra Famiglia, calata nella quotidianità odierna, al limite del blasfemo, pur tuttavia estremamente credibile e coerente: Gesù Bambino nella mangiatoia, Giuseppe e  Maria, il bue e l’asinello non dentro la solita spelonca di Betlemme, ma sistemati al Moulin Rouge. Hey sister, go sister, soul sister, go sister / Hey sister, go sister, soul sister, go sister / Gitchi gitchi yaya dada / Gitchi gitchi yaya here / Mocha chocolata, yaya

Moulin_Rouge_by_Malleni

Moulin rouge_lady_marmelade

Non proprio i Re Magi ma Christina Aguilera, Lil’Kim, Mýa e P!nk per la cover di Lady Marmelade nel film Moulin Rouge.

Sostituire “Tu scendi dalle stelle” con “Lady Marmelade” et voilà lo Spirito del Natale è bello che servito in salsa moderna, consumista  e rassicurante per l’Economia e la Salute del Paese.

Now he’s at home doing 9 to 5
Living his brave life of lies
But when he turns off to sleep
All memories keep more, more, more
 Gitchi gitchi ya ya da da da
Gitchi gitchi ya ya here
Mocca chocolata ya ya
Creole Lady Marmalade
Voulez-vous coucher avec moi, ce soir?
Voulez-vous coucher avec moi?

Ogn’anno, in questi giorni di dicembre, c’é l’usanza di andare a fare “shopping”. Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Se avete riconosciuto nel corsivo i versi della magnifica “’A livella” di Totò, non sbagliate. La citazione è intenzionale visto che tra il bombardamento concentrato di inviti a “consumare” e l’indotta schizofrenia da shopping, che tu sia laico o credente, il vero Spirito del Natale può considerarsi defunto e quindi, come Totò recitava, occorre recare visita al cimitero per ritrovare il “caro estinto”.

Continua a leggere


Specchietto catafratto

‘Sto specchietto po esse piuma..o po esse fero

La Mala Educación…de carretera. Parte segunda.

In fatto di maleducazione stradale, il popolo metropol-italiano ambisce sicuramente alla prima posizione, semmai ci fosse questo campionato di infami pronti a bassezze di meschina fattura che farebbero inorridire persino quegli stessi primati da cui certa teoria evolutiva ci fa discendere. La materia grigia dell’automobilista medio (bass0, m0lt0 bass0) non ha beneficiato evidentemente di nessuna “evoluzione”, bensì è rimasto allo stadio primigenio della vita sul pianeta: l’aminoacido.

Dopo lo “sciacallo”, l’automobilista del parcheggio in doppia fila è l’altra genie bersaglio delle mie più potenti maledizioni nonché sboccacciate esclamazioni che non oserebbe ripetere nemmeno un tifoso della Curva Nord dopo un autogol subito all’ultimo minuto del tempo di recupero. Il tipico-automobilista del parcheggio in doppia fila è quello del “tanto non dò fastidio”, “tanto ci passano, quello dei “5 minuti e ritorno (dopo un’ora)”, quello “onesto e scrupoloso” perché “avevo lasciato anche le chiavi attaccate”.

Costui è quel tipo che nel mezzo del bailamme del traffico, che procede più o meno incolonnato a un livello di normale caoticità e velocità cittadina, all’improvviso mette la freccia a destra! Non addivenite già a più miti giudizi perché è categoricamente da escludere che a cotanto soggetto sia balenata – seppure per una frazione di millisecondo – una cellula – seppure pazza – di quella sana educazione che (forse) hanno tentato di insegnarli i genitori. In verità, il gesto di indicare con la freccia l’intenzione di cambiare direzione è stata generata per il timore di essere colpito nel proprio di-dietro parafangato dall’auto che segue dapresso. Il cambio di direzione, infatti, non accade: il soggettazzo rallenta, ferma l’auto davanti a una fila di cassonetti dell’immondizia e, se gli va, accende le “quattro frecce”. Ma ormai è statisticamente una cosa rara, caduta in disuso. In effetti, a cosa serve segnalare con le “quattro frecce” che vi è un’auto parcheggiata che ingombra tutta la larghezza della carreggiata di destra, se esiste la corsia di sinistra?

Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma sulla Tiburtina ho visto cose che voi umani…

Continua a leggere


Lo sciacallo

Questo post inizia con un appello ad amici e conoscenti:

Al mio compleanno, se proprio volete disbrigare la pratica del regalo, non balocchi né profumi, ma un bel cannoncino calibro 20 millimetri da montare sull’automobile.

Avete presente quei camioncini che si vedono nella guerra in Libia con un cannoncino montato sulla parte posteriore? Non dovrebbe essere difficile reperirne uno, vista anche la vicinanza alle nostre coste, tuttavia, se l’usato vi fa specie, la nostrana Oto Melara ha un discreto assortimento di questi arnesi, che nella moderna guerra con missili “intelligenti” e diavolerie elettroniche, sanno di retrò e vintage, ma riscuotono un notevole successo di vendite in scenari di guerra regionale a uso e abuso delle popolazioni locali. Noi, esportatori di democrazia e di pace  (questa davvero non la riesco a capire…), ci limitiamo a lanciare da lontano qualche missile, che è intelligente e quindi può colpire solo “i cattivi”. Anche se, a volte, qualcuno dei “nostri” (” i buoni”) rimane ucciso dal cosiddetto “fuoco amico”…vallo a spiegare alle vittime che era solo per amicizia che sono morti. Ma non era per il petrolio?…Bando alle digressioni e ritorniamo a bomba (questa è di cattivo gusto) all’oggetto dell’appello: il cannone.

La Oto Melara è nel settore dal 1905, non è però una di quelle aziende che fanno della tradizione una bandiera di qualità, magari scrivendo sull’insegna “unica sede”, si è evoluta con i tempi ed è cresciuta: è in varie parti del mondo, ma anche qui a Roma. Quindi, non è che dovete poi sbattervi tanto e per togliervi dall’ultimo “imbarazzo” posso suggerire anche il tipo di cannone…Agguantate un post-it e prendete un appunto: Oto Melara TM 197B Light Turreted Gun System completo di General Dynamics M197 20mm Gatling gun.

E’ un sistema di torretta armata che – cito il depliant informativo che potete consultare qui – “può essere installato (su un elicottero) in 20 minuti senza l’utilizzo di particolari utensili”. Se si monta su un elicottero da guerra in 20 minuti, sulla mia Toyota BAV4, armato del cacciavite e della brugola di Ikea (quella piccolina in dotazione a qualsiasi scatola di montaggio), dovrei riuscirci pure io in una mezz’oretta…chi mi ha visto all’opera con i (mi)Lego Ikea, già sa che mi sto giocando il Jolly nel “Fil Rouge” (doppio punteggio) del mai abbastanza compianto Giochi Senza Frontiere.

BAV4-Full-optional

Ecco il risultato! BAV4-Full-optional con cannone a 3 canne rotanti da 20mm

Dopo cotanto (mal)educato appello, è giunto il momento di soddisfare chi è stato incuriosito da questo strano incipit e svelare il motivo di un desiderio così guerrafondaio. Non vi prenderò in giro invocando la “guerra umanitaria” (oddio che bestemmia!), sarò chiaro: voglio fare fuori un maleducato esemplare di automobilista cittadino, quello che io chiamo “lo sciacallo”.

Continua a leggere


Attenzione a li bombi 2.0

“E metti li micci a li bombi e grida ATTENZIONE A LI BOMBI!!!” Avion Travel interpretano “Lu minaturi” di D. Modugno.

Ancora non molla questa vecchia carcassa e dal di dentro mi (as)sale un motivetto paurosamente storpiato, che solo la ricerca su Google mi salva da peggiorare ancora:”Vecchio scarpone Quanto tempo è passato Quante illusioni Fai rivivere tu Quante canzoni Sul tuo passo ho cantato Che non scordo più“. Inizio al limite del Neorealismo, Rossellini, Visconti e De Sica vorranno perdonare lo sconfinamento ma mi sento come uno degi attori non professionisti dei loro capolavori, il bianco&nero, i toni drammatici, le condizioni disagiate della società italiana dell’epoca. Disagiate allora, almeno quanto le mia attuale (in)salubrità mentale se, nel bel mezzo della notte, senza una particolare ragione, non trovo nulla di meglio da fare che cincischiare con i tasti, montare cavalcioni sulla banda larga e  trotterellare nella blogosfera per capire che aria tira. Con il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni al 27,4%, con un picco del 44% per le donne del Mezzogiorno (fonte: ISTAT), la nostra classe (1^ elementare?) politica è tutta concentrata su come non farsi sputtanare dalle intercettazioni in un singulto di amor-proprio, ché l’onor-proprio ormai è  cosa obsoleta della politica moderna. Non arrabbiatevi per un nonnulla, purtroppo i nostri nervi sono sempre più ribelli perchè il ritmo della politica moderna ci sottopone a un logorio continuo, incessante. Ma dal logorio della politica moderna ci possiamo difendere e la difesa è…Cynar, l’aperitivo a base di carciofo! Bevete anche voi Cynar e bevetelo così: 40 grammi di Cynar, una scorza d’arancia o di limone e una spruzzata di thè ben ghiacciato: ecco il vostro Cynar, contro il logorio della politica moderna.

Sostituire la parola “politica” con “vita” e brrravi! E’ il testo dello spot Anni ’60 con Ernesto Calindri del famoso amaro a base di carciofi…e non è che siamo andati poi troppo “fuori tema”.

La blogosfera è in fibrillazione, Wikipedia Italia ha oscurato tutte le pagine e anche se cerchi “Cynar” appare un comunicato che mi ricorda gli appelli alla nazione di Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale. Oh! Ma ci stanno per bombardare?!?…Dopo le bombe a grappolo, quelle “H”, al napalm, al fosforo, quelle alla crema della Casa del Dolce e, “genialata” di marketing che potevano partorire solo le democrazie-da-esportazione, le bombe “in-tel-li-gen-ti”…pure le bombe censuranti?!

Continua a leggere


Scol…legato [Doing The Unstuck Remix]

Il mio biglietto

“Unstuck” in inglese significa “scollato”, “scollegato”, può essere usato riferendosi anche a uno stato mentale, emotivo. Coincidenza: una delle mie canzoni preferite è Doing the Unstuck e, altra “coincidenza”, è una canzone di The Cure. Il detective Malone, spegnendo nervosamente nel posacenere la sigaretta ancora a metà , direbbe al panciuto Ispettore con bretelle e sigaro “Una coincidenza è una coincidenza, una serie di coincidenze…sono dei precisi indizi”. Malone alzò il bavero dell’impermeabile stropicciato, si aggiustò la falda del cappello – senza cappello non andava nemmeno al bagno – si accese un’altra sigaretta, T’LAC, zaffata di fumo e voltandosi con un cenno salutò l’Ispettore che ricambiò: “Malone, smettila di fumare…ti fa male” e tirò profondamente il mezzo sigaro serrato tra le sue carnose labbra.

A parte i guasti di L.A.Noire sulla mia debole psiche, è piuttosto naturale che ognuno riconosca in un dato momento i suoi stati d’animo in una canzone e affidi la non banale “traduzione” delle proprie emozioni a versi e musica di qualcuno che lo sappia fare, quantomeno sia del “mestiere”: nel’Ottocento i poeti, nel frenetico XXI secolo abbiamo sdoganato pure i cantanti. Doing the Unstuck ha quasi vent’anni, è contenuta nell’album Wish (aprile 1992) e, andando a cercare conferme del testo originale sul libretto del Cd – perchè Internet è bello e caro, ma girano certe “banfe” – mi sono accorto che gli anni sono davvero passati visto che il testo, scritto in un carattere corpo piccoloMApiccolo, mi ha creato qualche difficoltà nella lettura. Dato che la mia cache di memoria è solo di 5 miserelli Kbyte, come il Commodore VIC 20, devo perforza leggere il testo di una canzone per cantarlo e da (più) giovane ricordo di averlo fatto, ballando selvaggiamente, parecchie volte con questa canzone: leggevo e cantavo, mentre saltellavo scoordinatamente. Oggi aleggia lo spettro dell’occhiale bifocale o il doppio occhiale con il laccetto al collo..I will survive!

Continua a leggere


Io sto con l’elefante

Statua di megalomane nel deserto (esattamente il posto che si merita)

Stasera mi ha colto all’improvviso una sensazione, anzi qualcosa di più…uno stato persistente d’animo. Uno stato d’animo che non si può descrivere, che non si può leggere: si avverte e basta. Il deserto.

Il deserto, dentro. Il deserto e il suo silenzio assordante. Nello spazio di un attimo, all’improvviso, dopo il corri-corri  della giornata, come tutti, come tutte le giornate di tutti, ti fermi un attimo e l’avverti. Intorno a te però il tempo corre, il resto intorno scorre, non aspetta.

Ne riemergo stranito, irrequieto. Una parola nel mio dialetto di origine rende meglio la sfumatura: sfasteriuso (la ‘o’ finale non si legge , ma senza troncare la ‘s’ di netto, la si trascina morbida e sorda più a lungo). Non ve lo spiego. La mia bella figurella da  “professorino” l’ho fatta già con la lezione di pronuncia di napoletano e poi non ve lo spiego perché sto…sfasteriuso. Tanto sfasteriuso che questo post l’ho scritto ieri e lo pubblico oggi.

Arrivo a casa con la stanchezza di tutti quelli che vanno al lavoro lontano da casa, che può essere anche nella stessa città ma dal lato opposto e raggiungibile con i mezzi pubblici solo a costo di funambolici incroci, calcoli di improbabili coincidenze e preghiere di Santa Romana Chiesa o altra religione. In barba all’ecologia e sprezzante del costo del carburante, io sono un con-tributore e con-dannato del traffico metroMEGApolitano. Alla fatica della giornata lavorativa aggiungere a piacere  il combattimento nel traffico, imprecazioni a granella, servire bollente d’ira. Datemi un cannone 20 mm a canne rotanti tra gli “optional” che lo monto sull’auto subbbbbito!

Stanchezza che pesa sul fisico e sullo spirito ( e sulle sciocchezze che scrivo). Grava e schiaccia. Come il sasso che precipita in un pozzo profondissimo, percorre l’aria in silenzio e, dopo un tempo che sembra interminabile, raggiunge il fondo, l’eco giunge flebile in superficie, quasi che nulla sia successo…lì in fondo, invece, lo schianto è stato disastroso e  con terribile frastuono.

Se smetti un attimo di correre, puoi avvertirlo, esattamente in quell’attimo. Sordo, nel silenzio del dentro. Il tempo fluisce, non puoi fermarlo, ma puoi dilatarlo nelle tue sensazioni e assaporare il Piacere della Lentezza.

Continua a leggere