Seeeeeegaaa! (e non diventi cieco)

sega

Il 29 ottobre 1988 alle ore 6.23 di Mosca è il giorno del lancio del primo (e ultimo) “Space Shuttle” sovietico, la navetta Buran, ma a 51 secondi dal lancio un errore nel software interruppe la sequenza. Doveva essere un giorno da ricordare per l’Unione Sovietica e, invece, lo fu per il Giappone. Se per l’homo sapiens il volo dello “shuttle” sovietico avrebbe rappresentato un grande passo verso l’esplorazione dello Spazio, ciò che accade in Giappone può essere considerato un grande passo per l’homo videoludens: viene messa in commercio la prima console a 16 bit, il Sega Mega Drive.

Sega_Mega_Drive_26_anniversary

Sega Mega Drive…does what Nintendon’t

A tale tripletta di parole è legittimo essere assaliti da una sensazione di “vuoto pneumatico” o del “WTF – acronimo inglese equivalente al nostro “maccchemminchia” – stai scrivendo?!?”. A qualcuno “sega-mega-draivv” avrà invece fatto affiorare il ricordo delle prime pulsioni adolescenziali, ritenute capaci di offendere un senso – invero ipocritamente esagerato – della decenza e di rendere ciechi a mò di giusta punizione divina dell’atto “impuro”. Nadia Cassini ed Edwige Fenech, nella commedia (erotica) all’italiana degli anni ’70-‘80, non hanno portato alla cecità nessuno del numeroso e affezionato pubblico, tuttavia hanno fatto vedere la “luce” a molta più gente di quanta sia stata miracolata da Santa Lucia.

Se non vi sentite inclusi in nessuna di queste due categorie, allora è possibile che siate nel mio stesso stato e cioè che stiate vibrando di un’eco lontana di un juke-box in uno sperduto stabilimento balneare, che ha iniziato a suonare una canzone nella calura estiva delle tre del pomeriggio: la musica e le parole, dapprima indistinguibili  dal rumore delle onde e del vento, poi si manifestano in un’istante pienamente: “Nostalgia, nostalgia canaglia…Che ti prende proprio quando non vuoi. Ti ritrovi con un cuore di paglia e un incendio che non spegni mai”

Sintesi perfetta, inclusiva del tutto in poche ficcanti parole: “Nostalgia nostalgia canaglia. Mentre si va, quel dolce tarlo. All’improvviso tornerà, tornerà“. Spero che i fan del famoso duetto pugliese-americano non si offendano se ho accostato il caldo beat di cotanto folklore nazional-popolare ai freddi bit di effimeri videogiochi. Sempre di “pop” si tratta.

Dopo l’Atari VCS (console ahimè mai posseduta), le indimenticabili Intellivision e Colecovision, in seguito al grande crack dei videogiochi (1983), in Italia spariscono dal mercato le console: il Nintendo Entertainment System (NES), dominatore incontrastato di quegli anni, viene distribuito in Giappone nel luglio 1983, a ottobre del 1985 negli USA – dove spopola e rende Nintendo sinonimo di “videogame” – e in Italia solo nel novembre del 1987. Sega aveva provato a contrastare Nintendo con il suo Master System che divenne un vero fenomeno solo in Brasile, rivestendo nel resto del mondo il ruolo di un comprimario. Nel 1987 arriva sul suolo europeo il NES, ma arriva anche l’Amiga 500, che rende il videogioco su tutte le console non soltanto largamente obsoleto, ma anche eccessivamente costoso.

Tutta questa dissertazione storica per dimostrare la saccenza di chi scrive, per brutalizzare il lettore e fare comprendere a chi – legittimamente – preferisce sballarsi con altre sostanze o frequentazioni, quanto lunga e dura sia stata l’astinenza da console per un “videogamer” come me, che può annoverare un numero di pixel ammazzati e joystick distrutti tali da poterlo definire con il termine coniato da Raphael Lemkin nel 1944 e pubblicamente usato durante il processo di Norimberga: “genocidio”. Il Mega Drive fu accolto come un messia di biblica annunciazione.

Il Mega Drive segna il ritorno della “scimmia” delle cartucce che costavano cifre imbarazzanti, sopratutto in considerazione delle miseria delle “paghette” settimanali e a un rapporto dollaro-lira che periodicamente mortificava il potere di acquisto degli italiani in viaggio all’estero e faceva venire i sudori freddi alla pompa di benzina (e non solo). Nel mio caso, la situazione finanziaria era aggravata dai necessari spostamenti in treno per raggiungere la mia morosa in – a volte tragiche, a volte comiche – tratte ferroviarie Napoli-Roma e ritorno. Anche nella stessa giornata.

Sviluppato da Sega con il nome in codice di grande fantasia, Sega Mark V (era infatti la quinta console creata dall’azienda di Tokyo), il Mega Drive fu distribuito prima nella terra del Sol Levante, per poi approdare nel grande mercato degli USA il 14 agosto 1989 con un nome diverso, Genesis poiché il marchio era stato già registrato da una società americana di hardware, la Mega Drive Systems Inc. Infine, giunse nell’allora “cenerentola” del mercato mondiale, la vecchia Europa, il 20 novembre 1990 conservando la megalomane denominazione originale. Io ero lì ad aspettarlo.

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Acquistai la mia console con i “risparmi”, con una metodica nazionalizzazione di tutte le monete lasciate dal mio papà nell’automobile e sui comodini casalinghi nonché con una sistematica confisca dei “resti” della spesa con lo stesso zelo e spietatezza utilizzata dalle Schutzstaffel naziste ai danni delle opere d’arte sparse per l’Europa occupata e dei patrimoni  degli ebrei deportati.

Il Natale del 1990 fu particolarmente difficile: il tentativo di concentrare in vile pecunia i regali degli uomini e donne di buona volontà sortì effetti molto altalenanti, registrando un picco disastroso in corrispondenza del regalo di due mie care zie consistente in 6 paia di calzini a scacchi “Burlington” di rara accozzaglia colorata pure tuttavia di gran moda allora e 6 paia di mutande modello “boxer” per un totale di 12 paia di calzini e 12 mutande. Fossi stato una cavalletta, non avrei battuto nessuna delle sei zampette e avrei ringraziato di vera antenna. Nella mia situazione, ebbero l’effetto del “forecast” del fatturato dell’ultimo trimestre “bucato” clamorosamente. “Bucato” il Natale, cioé una di quelle rare occasioni socialmente accettata per regalare a un pargolo una console di “videogheims”, mi restava solo l’auto-finanziamento. Mio fratello minore di tre anni e mezzo e anagraficamente abbastanza vecchio per percepire una “paghetta” settimanale, non era però sensibile a un contributo, ritenuto equo visto che era il mio ufficiale “sparring partner” di accese competizioni ab videogioco condito su Intellivision a Sea Battle, Soccer e Triple Action. In quei tempi era la maggiore causa di joystick distrutti, bestemmie in aramaico, infinite diatribe (tuttora aperte) su presunte “letture del manuale di istruzioni” che mi avrebbero dato un ingiusto vantaggio nella singolar tenzone. Kick Off e Sensible Soccer erano allora i campi in cui forgiavamo un insano agone fratricida.

La mia sorellina, con cui ho ben quattordici anni di differenza aveva appena 8 anni, un’età cui non era riconosciuta nemmeno la miseria della “paghetta” e pertanto non vi erano i minimi per riconoscere una capacità contributiva. In realtà, la piccola bimba contribuì alla causa facendosi regalare a Natale la cartuccia di quel capolavoro senza tempo di Sonic The Hedgehog, al compleanno quella di uno dei migliori esponenti del genere platform Castle of Illusion starring Mickey Mouse e – culmine di un percorso di indottrinamento degno del guru di una setta religiosa a vostro (dis)piacimento – la pietra miliare del videogioco portatile, un Nintendo Gameboy con Tetris, Duck Tales e, a seguire, una mezza dozzina di altri giochi. Ammetto un certo interesse personale al limite del “peculato”, ma respingo con sicumera indici puntati alla spregiudicatezza di metodi e risultati da banda de “I Soliti Ignoti”: i videogiochi ricevuti in regalo da mia sorella erano tutti ben selezionati, adatti a indurre “dipendenza” e sono tuttora riconosciuti come classici senza tempo. Mi fregio di avere fatto partecipare mia sorella alla Storia del Videogioco. Un paio di anni dopo, mollò videogiochi, pentole e bambole, dedicandosi a trucchi e belletti. Al Gameboy è rimasta affezionata e a tutt’oggi, su esplicita richiesta per la mia collezione ai nobili fini di conservazione della memoria, non lo molla.

A metà febbraio del 1991, racimolai l’importante cifra necessaria per portarmi a casa questa meraviglia: 390.000 lire. Mi recai, tutto da solo e in assoluto incognito, presso un famoso negozio di giocattoli della mia città. In cambio della vile pecunia altrettanto vilmente procurata, il negoziante, di bassa statura e dal baffetto che ricordava inquietantemente Super Mario, personaggio icona della concorrenza, mi consegnò l’agognata scatola nera a quadretti con il Megadrive della “Siga”. SEga maledizione! SEga!

Lo scontrino di 399 carte da mille che consegnai al giocattolaio il 14 febbraio del 1991 per ottenere quella scatola nera delle meraviglie.

Lo scontrino di 390 carte da mille : il 14 febbraio del 1991 il Mega Drive è mmmmmmio!

Megadrive_PAL_boxed

Lo scatolame racchiudeva: l’ambita console, due joypad, Altered Beast, cavo di alimetazione, cavo audio-video composito che impastava i colori come il Bimby. Quando mi procurai per vie assurde un cavo RGB fu come se il Mega Drive fosse stato miracolato da Santa Lucia

La sega mentale di Giochi Preziosi.

Il distributore nazionale, Giochi Preziosi, a causa dell’associazione del nome dell’azienda giapponese al più diffuso degli “atti impuri” che da bimbo confessi per potere ricevere per la prima volta il sacramento della Comunione, decise arbitrariamente di adottare la pronuncia di “Sega” in “Siga”, accettabile dal più becero bigottismo di tradizione cattolica, ma che non trova alcun fondamento nella fonetica né della lingua di origine né in quella inglese di maggiore diffusione. Gli spot TV in Giappone e in U.S.A sono la prova che “Sega” si pronuncia esattamente come si scrive e – per una benedetta volta – proprio come noi italiani siamo abituati a leggere. Non parca di avere spacciato una propria sega mentale come verità e insegnato a una generazione di pargoli e genitori a storpiare il nome di Sega, Giochi Preziosi perpetrò negli anni a seguire un altro crimine: scelse Jerry Calà come testimonial degli spot TV, con effetti tragicamente comici e assurti oggi a culto “trash”. La campagna pubblicitaria del Megadrive è una delle più imbarazzanti per noi videogiocatori e mortificanti per il Videogioco. Sega vendette benissimo, ma non fu certo quella pubblicità a contribuire a un successo che spinge, oltre a questo mentecatto, svariate testate giornalistiche a celebrare l’evento del suo anniversario, anche se non è di quelli a cifra tonda.

Dopo un viaggio in cui ero trepidante e pronto a detonare in un’esplosione di gioia come una sposa prima di recarsi all’altare, mi introduco furtivamente in casa, emulo di un certo Solid Snake che stava impazzando su MSX e NES, infilo le chiavi nella toppa, le giro evitando eccessivo rumore, vi entro urlando un rapido “Ciao Ma’! Sono tornato” così da evitare un contatto visivo con la genitrice e m’infilo come un gatto randagio nella mia camera.

L’apertura della confezione di una console è un rito sacro. E’ la scoperta dell’Arca dell’Alleanza da parte di Indiana Jones, con il vantaggio di poterla aprire e appropriarsi del suo potere! Sul web imperversano bimbetti e adulti che filmano il cosiddetto “unboxing”: perché farsi rovinare il piacere della scoperta? Perché non assaporare i momenti di tensione dell’assemblaggio dei componenti fino al momento di incommensurabile potenza catartica del “gingle” di apertura…Seeeegaaaa!e della prima schermata? Perché fuggire la prova suprema di Verità, come Artù davanti a Excalibur nella roccia, in cui inserisci il primo gioco nell’apposito alloggiamento e – con grande sollievo – due secondi dopo si avvia – tutto funziona – e inizia il viaggio in un altro mondo?

La confezione del Mega Drive conteneva, oltre alla console, due joypad (cosa ormai desueta nelle moderne console: un chiaro segno di involuzione della società perennemente virtual-connessa) e il gioco Altered Beast, un picchiaduro a scorrimento orizzontale di ambientazione liberamente tratta dalla mitologia greca attraverso una tipica lettura giapponese e cioè Yamato Takeru contro l’Idra, Medusa, Persefone e Ade (boss di fine livello in ordine di bastardaggine). 

Copertina della versione europea.

Copertina della versione europea.

Consueta tamarreide videoludica e prevedibile rissa per futili motivi

Consueta tamarreide videoludica e prevedibile rissa per futili motivi

Le copertine giapponesi erano di un altro pianeta! I giochi giapponesi dell'epoca erano di un altro pianeta...maledetta globalizzazione!

Le copertine giapponesi erano di un altro pianeta! I giochi giapponesi dell’epoca erano di un altro pianeta…maledetto mercato globalizzato!

Altered Beast non era un gioco rivoluzionario per gli standard dell’epoca, non proprio una “killer application”, ma almeno ci giocavi subito e non dovevi attendere un download di svariati gigabyte più una corposa patch al Day1!

Ero felice. Davvero felice.

Trecentonovanta carte da mille erano difficili da giustificare a me stesso, figuriamoci ai miei genitori che erano avversi non già a tale passatempo in sé, bensì al tempo che vi dedicavo e sottraevo a ben più alti fini cui pensavano fosse stato giusto mettermi alla luce e continuare a sopportarmi come convivente ben oltre la mia maggiore età. Occultai il Mega Drive sotto un panno a scacchi bianchi e verdi, scampolo di tessuto di ignota provenienza, lo sistemai su una mensola all’interno del mobile su cui troneggiava l’Amiga 500 e vari altri ammennicoli che i miei genitori non hanno mai compreso, ma – nonostante tutto – mai lesinato, riservandosi solo ogni tanto un legittimo sfogo “Sei un drogato! Staccati da quel coso!”

Mia madre notò l’ “aggeggio nuovo” (testuali parole) solo dopo un paio di mesi a causa di una reiterata negligenza nell’assolvere all’unica fatica casalinga per cui mi ero presentato volontario: spolverare il mobile dei miei balocchi elettronici. Da quel giorno, il Mega Drive fu esposto come degno compagno dell’Amiga: sul primo ci giocavi gli “arcade uguali – così ci sembravano – al bar”, sull’Amiga le “simulazioni” (F/A 18 Interceptor anyone?), i giochi di ruolo e i giochi Cinemaware.

Il 1991 dilapidai un patrimonio, la “scimmia” si era impadronita di me e, più che scimmia, sembrava un gorilla. Ad Altered Beast – tra il 1991 e il 1997 – se ne aggiunsero altri 33, che trasformarono questa nera scatola plasticosa in un intenso album di fotografie, emozioni e ricordi , ma questa…è un’altra storia.

Livello bonus: se siete arrivati a leggere questa riga, complimenti siete nel livello bonus! Se avvertite un leggero fastdio di deglutizione, un groppo alla gola, lieve ma quel tanto che si fa notare, lasciate perdere la mollica di pane o il bibitone al  bicarbonato, abbandonatevi a quella gran canaglia della nostalgia e datele in pasto la storia degli sparatutto giapponesi quando procuravano calli ai polpastrelli e la scomunica del Papa. Ah! Bei vecchi tempi!

 

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4 responses to “Seeeeeegaaa! (e non diventi cieco)

  • Albucci

    Non capisco perché quando si parla di Seghe adolescenziali, escono sempre fuori i filmetti di serie B e mai Colpo Grosso, anfratto godereccio di quei mercoledì notte unti. E perché nessuno si ricorda più degli stacchetti di Drive In? Senza memoria l’uomo è nulla.

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    • redbavon

      Mah! Hai ragione a tirare in mezzo anche altri due caposaldi di certa prurigine adolescenziale: le tette di Tinì Cansino (ho scoperto che è greca!…Azzerate il debito alla Grecia, subito!) e lo “stacchetto” delle ragazze CinCin con tanto di canzoncina che finiva con un sventagliata di seni al vento, che maledivi Madre Natura di averti dotato solo di due occhi. C’era anche roba più spinta addirittura sulla Rai…ho vaghi ricordi, ma quel poco che m’è rimasto reca una scritta violacea “Nightclub” e sbraita “spogliarello”. Ho fatto una ricerca e ho ritrovato il titolo della trasmissione “Il Cappello Sulle Ventitrè”! Affiora il senso di trasgressione…scorreva potente.

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  • Diego

    la SErvice GAme era una grande casa videoludica, aveva una strategia si marketing che la nintendo ed anche la PS se la sognava secondo me. purtroppo ha fallito con il saturn, la Sony giocò un casino sul fatto dei giochi piratati… la sega però aveva sempre giochi a parer mio piu belli, ed anche piu profondi. Tornando al periodo storico , la nintendo aveva Supermario , la SEGA Sonic. secondo me sonic dava una spanna in giocabilità (era piu beloce e la storia più simpatica) ed anche la storia(gusto personale) era piu bella. Mi piacerebbe sapere la tua su questo scontro :Nintendo Vs Sega in quegli anni , che hai vissuto sicuramente piu attivamente di me, magari una nuova inspirazione per un post.

    Un Saluto
    Diego

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    • redbavon

      Tu me stai a provocà’, come la pasta a Sordi;)
      Grande Diego e benvenuto!
      Mi si scalda il cuore (e le falangi) a leggere di SErvice GAme (100 punti Diego per questa chicca!) e Nintendo, di Mario e Sonic. Saturn è una macchina che non ho mai avuto (le magre finanze non lo permettevano) e che mi sono riproposto di cercare su la Baia dell’Usato. Splendida macchina per il 2D, figlia di una concezione che Sony spazzò via a botte di poligoni e un marketing in particolare stato di grazia. Per me SEGA (sì, si dovrebbe scrivere così) era la migliore interprete del mercato arcade trasposto a casa. I suoi cabinati erano un hit, uno sì e l’altro pure, le conversioni SEGA su console (considerando i limiti tecnici dell’epoca) riproponevano lo stesso feeling, se non – addirittura – miglioravano l’originael: Ghouls’n”Ghosts era migliore – a mio avviso – su Mega Drive rispetto al Super Nintendo, sebbene all’epoca Capcom fosse una sorta di estensione di Nintendo.
      Sonic VS Mario? Vuoi riaccendere le vecchie flame war dei consolari dell’epoca? Concordo con te, Sonic! Portò una ventata d’aria fresca nei platform e – ricordiamoci – le animazioni dello sprite di Sonic da fermo, che dopo un pò si stancava e guardava oltre lo schermo verso il giocatore. Io regalai alla mia morosa una t-shirt disegnata e colorata con le mie mani che ritraeva Sonic! E quella di test del colore e disegno l’ho tenuta per me: ci sono andato in giro in Messico e, ora che mi ci fai pensare, nel prossimo post del mio racconto su questo viaggio, potrai ammirarla.
      E credo raccoglierò la proposta di fare un post Sonic VS Mario…Ma forse quel “VS” è sbagliato perché giocavano nella stessa squadra: rendere migliore il Videogioco!

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