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The Ultimate History of Videogames

La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare

Autore: Steven L. Kent
Editore: Three Rivers Press
Anno: 2001
Lingua: inglese

Ho letto diversi libri sui videogiochi, ma se devo consigliarne uno, la scelta ricade senza nessun indugio sul libro di Steven L. KentThe Ultimate History of Videogames”, from Pong to Pokémon and beyond – The story behind the craze that touched our lives and changed the world: “La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare”, da Pong a Pokémon e oltre – La storia dietro la mania che ha sconvolto le nostre vite e ha cambiato il mondo.

Il libro è in lingua inglese…feeeermi con quel dito sul mouse, già vi vedo che state cliccando da qualche altra parte, vedo anche quel punto interrogativo che vi è spuntato a mò di fumetto sulla testa, quell’espressione dipinta sul viso tra il sorpreso, l’interdetto e un risoluto mavaaquelpaese….un libro in inglese può sembrare fuori posto (o forse sono io a non avere tutte le rotelle a posto…), ma se è scritto con passione e competenza non è possibile ignorarlo solo perché non esiste la sua traduzione. E’ sufficiente una conoscenza dell’inglese di base, non tecnica, un dizionario alla bisogna e un po’ di pazienza per scorrere, e – vi assicuro – scorreranno, le 591 pagine di questo tomo.

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Scrivere, un libro di Anne Lamott

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“Ma non si può insegnare a scrivere”, mi dicono. Io rispondo: “E tu chi cavolo sei, il Magnifico Rettore dell’Università di Dio?”. La scrittura ha moltissimo da offrire ed è piena di sorprese. La più bella e preziosa è che imparare a scrivere vuol dire anche, e prima di tutto, imparare a vivere” (cit. Anne Lamott).

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me(esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, mi capita tra le mani questo libro di Anne Lamott, scrittrice finita nella Hall of Fame dello stato della California (mica Sgurgola!). Finalmente in I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta, un post al suo postO: scrivere.

“Scrivere. Lezioni di scrittura creativa” di Anne Lamott, pubblicato da De Agostini nel 2011, può attirare il lettore per i motivi sbagliati. Chi si aspetta un manuale per migliorare il proprio stile di scrittura fa bene a girarne alla larga, onde evitare di rimanerne deluso. In Rete, diverse recensioni o commenti negativi dimostrano che chi ha letto il libro non ne ha colto il reale spirito ed è rimasto fermo al titolo e sottotitolo. Il sottotitolo “Lezioni di scrittura creativa” è frutto di una spinta marchettara e ruffiana. Il titolo originale del libro di Anne Lamott, pubblicato la prima volta nel settembre 1994 negli USA dall’editore Pantheon, è “Bird by Bird. Some Instructions on Writing and Life”.

Il titolo italiano gioca al rialzo sulle reali intenzioni dell’autrice dichiarate nell’originale: “qualche suggerimento sulla scrittura e la vita”. Per capirne lo spirito correttamente, al potenziale lettore basta girare il libro e leggere la quarta di copertina, in cui l’autrice racconta la genesi di questo libro:

“Trent’anni fa il maggiore dei miei fratelli, che allora aveva dieci anni, si trovò alle prese con una ricerca scritta sugli uccelli, per la quale aveva avuto tre mesi di tempo e che doveva consegnare il giorno dopo. Eravamo a Bolinas, nella nostra casetta di villeggiatura, e lui era seduto al tavolo della cucina con le lacrime agli occhi, tra fogli di quaderno, matite e libri sugli uccelli ancora intonsi, sopraffatto dall’enormità del compito che lo attendeva. Mio padre allora gli si sedette accanto, gli mise un braccio sula spalla e disse: ‘Un passo alla volta, figliolo. Un passo alla volta’

“Bird by bird, buddy. Just take it bird by bird”

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Super Famicom: The Box Art Collection

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Parte #2 – Tutto quello che avreste voluto avere per il Super Nintendo e non avete mai osato chiedere.

Tra i tanti libri, saggi, illustrati sui videogiochi che ho letto, Super Famicom: The Box Art Collection conquista il podio più alto con il pugno chiuso contro il cielo, proprio come Tommie Smith in quel 16 ottobre 1968 ai giochi olimpici di Città del Messico. Senza scarpe, calzini neri, testa bassa, alfiere di una “razza” discriminata: i videogiocatori.
Questo libro sta ai videogiochi come Quarto potere, Casablanca, Via col vento, Luci della città, Ladri di biciclette al Cinema. E’ una testimonianza, vivida e palpitante, di un passato che ci ha reso i videogiocatori che siamo oggi e, con noi, il medium che ha raggiunto 1,2 miliardi di persone nel mondo e il 50% della popolazione italiana.

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Inizia il mio Psyco Dream…

Welcome to my Psyco dream…

L’altra sera rientrando a casa, saluto i miei cari, o meglio, saluto la mia consorte, perché i miei due nani di cinque anni sono rapiti da un importantissimo episodio di un cartone animato a caso. Giornata particolarmente faticosa e non riesco nemmeno a rimproverarli amorevolmente – “Tesoriiiii! Sono a caaaaasa….(cit. Jack Nicholson in “Shining”) – al fine di estorcergli uno di quei bavosi bacetti, di cui ammetto la tossico-dipendenza.

Quando la coda dell’occhio mi va su un plico appoggiato un po’ distrattamente da una parte, non il solito luogo dove riponiamo la posta.
 Un pacco postale di discrete dimensioni, di quel colore marrone-cartone che mi fa tanto “E’ arrivato Babbo Natale!” e invece è solo giugno.
 Segue la mia solita apertura feroce, spargendo intorno brandelli di cartone, come arti e assortite frattaglie di un incauto turista imbattutosi in un leone che non mangiava da una settimana. Storie ordinarie di sfiga o turista “fai-da-te”, no Alpitour.
 Con lo sguardo pieno di soddisfazione beota di un bambino che ha scovato il luogo (ex-)segreto dove i genitori nascondono gli ovetti Kinder, che gli somministrano solo se “fai il bravo”, fisso la meraviglia di libro che ho tra le mani:

Super Famicom: The Box Art Collection.

Perché per una recensione di un libro ho scelto come introduzione il racconto di un giorno come tanti di un borghese piccolo piccolo? Per una volta, non è farneticazione gratuita, ma un senso ce l’ha. Vasco docet.

RedbaVoight-Kampff Test: se nel paragrafo precedente il vostro cervello ha registrato due titoli di film nascosti nel testo, siete in perfetto sincrono con chi scrive e sono certo che troverete soddisfazione in ciò che segue. Per gli altri e gli agnostici: abbiate fede.

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Total War Rome. Distruggi Cartagine

Titolo originale: Total War – Rome. Destroy Carthage – Autore: David Gibbins – Ediz. italiana: 2013 – Editore: Magazzini Salani – Genere: Narrativa & Letteratura, Storia – Pagine: 430.

Total war Rome. Distruggi Cartagine di David Gibbins

D’accordo, il centurione in copertina non c’entra nulla con un antico Romano, non fatevi però ingannare dalle apparenze…

Total War – Rome. Distruggi Cartagine è un libro nato come corollario di Total War, una nota serie di videogiochi di strategia in tempo reale, noti in gergo come RTS (Real Time Strategy); pubblicato nello stesso periodo del videogioco Total War Rome II, il libro non è un becero tentativo di “fare cassa”, sfruttando un franchise di successo. Distruggi Cartagine dimostra di essere un godibile libro tra il thriller politico e il romanzo storico, ambientato durante l’epilogo delle Guerre Puniche, lo scontro finale fra Roma e Cartagine.

Il libro condivide con il videogioco il titolo e lo scenario, non vi è altro punto di comunione: se “Ryse. Son of Rome”, titolo esclusivo al lancio della Xbox One e videogioco ambientato nell’Antica Roma, oltre a una grafica spacca-mascella, avesse avuto una trama ispirata a questo libro, ne sarebbe venuto fuori un capolavoro assoluto, una pietra miliare dell’intrattenimento elettronico.

Ryse - Son of Rome per Xbox One (Crytek, 2013)

Ryse – Son of Rome per Xbox One (Crytek, 2013)

L’autore, David Gibbins, non nasce romanziere, è un autorevole ricercatore e archeologo, specializzato in studi sul Mediterraneo antico, con all’attivo numerose spedizioni di archeologia subacquea in tutto il mondo. Autore di numerosi saggi, dal 2005 ha iniziato a scrivere romanzi, riscuotendo grande successo, tradotti in 30 lingue e con oltre 3 milioni di copie vendute. Grazie a questo patrimonio di conoscenze ed esperienza, Distruggi Cartagine è un’opera, basata scientificamente su fatti e personaggi storici, il cui intreccio, seppure di fantasia, riesce a conservare verosimiglianza grazie a una sapiente infusione di thriller politico.

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Il falso dilemma: digitale o non digitale

Digital Memory Delivery?

Sicuri che sia così dolce naufragar in questo mare digitale?

Si è appena concluso il primo Italian Digital Day e Netflix è giunto anche nei nostri salotti. Netflix è il più diffuso servizio di “Internet TV” al mondo: con oltre 65 milioni di abbonati in 50 Paesi è il più famoso tra i recenti rappresentanti della nutrita schiera di fornitori di servizi “Digital Delivery” giunti nel nostro Paese. Tanti anni fa, il fenomeno della “Digital Delivery” ha mosso i primi passi cambiando la distribuzione della musica e, oggi, investe praticamente tutte le attività, pubbliche (si pensi alla fatturazione verso la P.A.) e a breve private, ed è ormai un primario mezzo di diffusione di contenuti multimediali. “Semplice, intuitiva, flessibile”(*)
(*) Connessione a banda larga necessaria.

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Libro, m’hai provocato e io me te leggo!

frittata_maccheroni

Quando il Signore creò le stagioni e i mesi dell’anno non immaginava minimamente il grande successo che avrebbe riscosso il mese di agosto presso gli sparuti abitanti di una lingua di terra distinguibile tra Africa ed Europa solo grazie al supporto di lenti da vista, graduate alla bisogna, e un assiduo allenamento ai miei giochi preferiti (nonché alla mia portata) su “La Settimana Enigmistica”: “Trova le differenze” e “Aguzzate la vista”. Mese infame per viaggiare, tuttavia atteso dal popolo italiano quanto la biblica manna dai figli d’Israele in fuga dall’Egitto. In quei tipici pomeriggi di agosto, dopo avere consumato un frugale pasto a base di frittata di maccheroni e puparuole  ‘mbuttunate, l’unico segno di vita possibile è il frinire delle cicale, la “siesta” o “riposino” pomeridiano è  un obbligo sia per tradizione sia per motivi strettamente collegati alla sopravvivenza della specie. In quei pomeriggi, ritrovo rinvigorito il piacere della lettura e, sopratutto, ho la concentrazione necessaria per affrontare qualsiasi “viaggio”, pure restando sprofondato tra i cuscini del dondolo.

In questo periodo, i rotocalchi che sfoglio dal barbiere, come pure blasonate testate giornalistiche hanno esaurito la creatività e, sia la politica sia il calcio, non forniscono notizie tali da (in)trattenere il gentile pubblico. Hanno dato fondo già alle riserve strategiche: notizie sul “caldo assassino”, i preziosi “consigli per gli anziani” di non uscire di casa nelle ore più calde, le partenze “intelligenti”. E’ così che spuntano, come lumache dopo un acquazzone estivo, le rubriche che suggeriscono “un libro sotto l’ombrellone”.

Per istinto competitivo (?) ed emulativo, ma anche per dare un fattivo contributo alla causa del riciclaggio ecocompatibile, ripropongo dei libri che ho letto e ne ho condiviso poi il “viaggio”.

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Ombra bianca.

White Shadows ©Liron Shimoni

White Shadows ©Liron Shimoni

“…sono bianca, nera, o nessuna delle due?”

Leggere dell’Africa senza incorrere in cliché è sempre difficile. Leggere dell’Africa dopo che ci sei stato è ancora più difficile. L’Africa ti entra dentro: assistere a un tramonto nel Chobe National Park o sullo Zambesi penetra l’anima come una lama rovente in un panetto di burro e ciò è facilmente comprensibile sia a te stesso sia ai più. La parte difficile è accettare che l’Africa spazzi via i fronzoli, gli orpelli, gli isterismi della convivenza nella cosiddetta “società civile”, lasciandoci alla merce’ di uno tsunami di atavici istinti: da una parte, la potente e rigenerante percezione della Vita nella sua essenza; dall’altra la crudeltà dell’istinto di sopravvivenza. Crudeltà inevitabile nel mondo animale; crudeltà evitabile nel mondo degli esseri umani.

Quando ho iniziato a leggere “Ombra bianca”, una storia che racconta della minoranza albina in Africa, avevo il timore di ritrovarmi di fronte a un prevedibile modo di pensare “all’occidentale“: un mix variabile di paternalismo, cinismo, pietismo e una bella lavata di mani alla Ponzio Pilato.

Con le “ricette” occidentali per risolvere i problemi dell’Africa, potremmo pubblicare un voluminoso tomo per fare concorrenza alla “bibbia della cucina” di Pellegrino Artusi.

La situazione è paradossale: i principali responsabili dei mali dell’Africa si sentono in dovere di porvi rimedio e hanno per giunta la presunzione di avere la soluzione in tasca. Le Grandi Potenze, un tempo colonizzatrici del Continente Nero, hanno mutuato il termine “imperialismo” con “interventismo”, motivato ora da un’ “emergenza” umanitaria, ora da un pericolo per la Democrazia (ANSA, 25 maggio 2013: “Mali: Francia inizia ritiro soldati”). Il lupo ha perduto il pelo ma non il vizio.

Ombra Bianca_(c)_Cristiano Gentili“Ombra bianca”, scritto da Cristiano Gentili, non è niente di tutto ciò. Non suggerisce ricette, non preconfeziona giudizi, ma descrive una realtà in cui la visione manichea di bene e male è inadeguata, a meno di volere spudoratamente mentire a se stessi. Mette di fronte a un mondo che non comprendiamo perché anche le azioni pensate a fin di bene, nella realtà possono rivelarsi non appropriate.

“[…] dopo un pomeriggio di shopping sfrenato a Dar es Salaam, [Sarah] aveva acquistato un giocattolo elettronico, uno di quegli aggeggi affollati di tasti colorati che emettono un suono o un motivetto, e l’aveva regalato a un bimbo che mendicava a un angolo di strada. Quest’ultimo se l’era girato tra le mani senza sapere cosa farci.”

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L’avventura di un povero crociato

L’avventura di un povero crociato

Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro. Avevo già letto un paio di libri sulle Crociate, dei saggi storici, e ciò che temevo era uno di quei romanzi che prendono spunto dal fatto storico e, più che modificarlo per esigenze narrative, lo storpiano e lo mischiano – anche sapientemente – alla storia di fantasia, rendendo irriconoscibile la Storia dalla “storiella”. Per quanto possa apprezzare il romanzo in sé, la mistificazione della Storia va oltre qualsiasi “licenza” narrativa. Non alludo al cosiddetto “romanzo storico”, a “mostri sacri” come “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o “Il romanzo della Rosa” di Umberto Eco, ma a certa recente produzione di successo, come “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e suoi emuli,  che mi lascia alquanto tiepido e, al termine della lettura, un senso di vuoto. Si rivela nulla di più di un passatempo, preferisco allora una lettura dichiaratamente di fantasia: il risultato è più appagante. Accettare informazioni digerite e preconfezionate ad arte, soprattutto se ad opera di media di massa, come può essere una trasmissione televisiva (Voyager), un libro di grande successo (Il Codice da Vinci) o un utilizzo superficiale di Internet (Wikipedia), è comodo e veloce – e sappiamo tutti quanto il tempo sia una risorsa scarsa – ma è pure garanzia di rimanere all’oscuro di certe scomode verità e – peggio – precludersi la possibilità di scegliere la propria di verità.

L’avventura di un povero crociato è, alla luce di tanta premessa, un libro magnifico. Coglie nel segno: lascia il lettore appagato da un racconto di fantasia avvincente e con delle preziose pagliuzze di curiosità, per approfondire i fatti storici, nella fattispecie, la Prima Crociata (1096-1099).

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New York, ti guidO io!

Onda sonora consigliata: Celebration (Kool and Gang)

Se riuscite subito a capire il nesso (il)logico tra la magnifica canzone dei Kool and Gang, la guida Lonely Planet di New York e il presente scribacchino di questo disertato blog,  allora avete altissime probabilità di scoprire l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo (con grande soddisfazione di Darwin, buon’anima)…oppure avete visto tutte le serie di C.S.I., N.C.I.S, Criminal Minds e Il Commissario Rex. Se invece evitavate puntualmente la bocciatura a Scienze con recuperi in volata di fine anno scolastico degni di Coppi e Bartali…oppure avete visto solo il mitico Ispettore Derrick e dopo il suo verde impermeabilino tristo non c’è n’è stato più per nessun commissario o squadra investigativa, allora dovete per forza sorbirvi il resto dello sproloquio per scoprire l’ar-cano, cioè  “il mistero, scritto da cani”. <occhi fissi nel vuoto, ondulando piano il capo a tempo> tadà-tadaa-tadaa-tatatadaaa-dadaaada…ricordate l’irresistibbbbile sigla dell’Ispettore Derrick? Tristaaaaaaaah.


New York City 7 Lonely Planet

New York City 7

Se siete a New York (invidia mi divora) o ci siete stati (aah! Sospiro all’unisono) oppure siete di quelli che studiano il viaggio prima di andarci (io no), secondo le stime e ricerche di mercato, con molta probabilità, avrete tra le mani una guida Lonely Planet di New York. Nella settima edizione italiana, pubblicata a novembre dell’anno appena passato (per i cinesi ancora deve passare), troverete svelato l’ar-cano di cui si cianciava in quel popò di (s)prologo qualche riga fu. Amménn.

Andate alle ultime pagine, sì quelle che non legge mai nessuno, la pagina prima dell’Indice, ci sarete passati davanti non si sa quante volte per trovare quel posto irrinunciabile dal nome impronunciabile, a pagina 474 nella colonna “Ringraziamenti”, all’inizio della terza riga trovate scritto: il mio nome e cognome.

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Disney, alive and kickin’

Disney, tesori e ricordi.

Il titolo del volume potrebbe fare pensare a una retrospettiva della Disney e un omaggio al suo fondatore. In effetti, lo è…ma non sottovalutate mai la magia Disney. Un volume fotografico, da consultazione, che stupisce per la ricchezza di memorabilia e di contenuti. Considerando che l’autore, Robert Tieman, è stato direttore degli Archivi Disney a Burbank per 20 anni (si è ritirato nel luglio 2010), l’opera come raccolta e riproduzione di autentici tesori del passato è sicuramente il non plus ultra, ma l’autentica “magia” si compie quando li si tocca con mano. Ai ferventi sostenitori dell’e-book e ai frettolosi becchini che danno per spacciata l’editoria tradizionale, dò una brutta notizia: la carta è insostituibile. Da semplice consultazione di libro fotografico, il distratto sfogliare via via si trasforma magicamente in lettura interessata, intrattenimento, gioco, infine in esperienza emotiva grazie a un metodo creativo di raccontare una storia, che non appartiene totalmente al passato, ma vive nel presente e si proietta verso il futuro. L’acquisizione Disney di Pixar nel 2006 e di Marvel Comics nel 2009 dimostrano la continua tensione al futuro di un’azienda che potrebbe vivere sugli allori del passato.

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Chi di libro ferisce, di libro perisce.

Rilassante panorama di rilassante estate? Già l'ho visto...da qualche parte

Deve essere passato Attila, sì deve essere passato di qui. Se i miei pensieri fossero i primi timidi germogli di margheritine nel prato, allora ho la certezza che Attila è passato dalle parti del mio cervello. Pensieri rasi al suolo, deserto. Dove passa Attlia non cresce più l’erba. Ma ‘sto Attila era dell’Anti-droga?

L’andazzo è a zig-zag tra tasti, abbozzi d’idee, trascrizione, tasto “cancella”, ritorna all’abbozzo e così in loop infinito da istruzione “10 PRINT “…” 20 GOTO 10”. A proposito di grandi guerrieri è obbligatoria una citazione a effetto: “Per un grande guerriero, ci vuole una grande spada!”

Un segno di “visto” appare accanto a una celletta del mio cervello.xls e contemporaneamente una vocina.mp3 annuncia “CELL’HO’“: per qualche strana coincidenza le ultime gesta del mio avatar videoludico hanno avuto come protagonista tamarri che ostentavano spade e spiedi di misure e potenza crescenti in un tripudio di testosterone e tipica (vana)gloria maschilista delle più basse origini (basse, anche in senso anatomico). Da re-cessi di memoria grezza, con lo stesso imbarazzo (…e sfiga) di ricevere dal banco del “Sette e mezzo” come prima carta, quella del 4, spuntano derive leghiste sulla durezza dell’“arnese”: totalmente speciose e ininfluenti, visto che gli avi in cui costoro si riconoscono, cioè quel miscuglio multietnico di popoli barbari – extracomunitari, in termini moderni – genericamente noti come “Galli” sperimentarono sulla propria pelle che è importante la punta e il taglio: il gladius del legionario, più corto della spada gallica, aveva la lama a doppio taglio che permetteva maggiore mobilità in formazione serrata ed era usata spesso di punta perchè “seppur due dita si ficca, è mortale”.

Dove questo discorso voglia andare a parare non è dato saperlo neanche a chi scrive, ma l’oscuro figuro al di là dello schermo si è appena agganciato a sbafo a una connessione ADSL dopo un’astinenza di quasi un mese e quindi batte e ri-ba-ba-tte-tte sui ta-tasti i pe-pensieri come vengono con il viscerale entusiasmo e la dolce follia di uno sciame di bambini tra i 3 e i 5 anni (il pargolame assortito di amici miei) che si rincorrono in un giardino (il mio a Sabaudia) disegnando traiettorie e direzioni per niente geometriche che – per esigenze del “pensiero ordinato” di noi adulti – possono assimilarsi a un cerchio dalla circonferenza molto vaga e accennata, con bozzi e protuberanze tipiche del disegno del cerchio a mano-libera. A onore del vero, io avevo difficoltà a disegnare un dignitoso cerchio anche con il compasso.

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Stan Trek

un libro scritto da Ted Rall

Editore: Becco Giallo

Ted Rall è un GRANDE! Ted Rall è semplicemente un grande scrittore, fosse pure che s’ignori essere stato finalista al Premio Pulitzer e abbia vinto per due volte il premio per il giornalismo Robert.F.Kennedy. Avvicinatomi per la curiosa assonanza con StaR Trek, irresistibile quanto vedere il comandante Kirk che impartisce ordini dalla plancia del maestoso vascello spaziale Enterprise in calzamaglina attillata tipo ballerino di danza del Bolshoi! Stan Trek è un viaggio nell’Asia centrale post-sovietica e il Medio Oriente: lungo la Via della Seta, attraverso luoghi difficili anche da pronunciare di fila. Provateci voi, senza fermarvi: Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan. Ma non solo: la provincia del Sinkiang (Cina), Afghanistan, il conteso Kashmir con la Strada del Karakorum, tra le più pericolose al mondo, fino al Pakistan.

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