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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Per alcuni speranze che svaniscono come ricordi sfuggenti, per altri solo una battuta d’arresto e ora dritti per la loro via. Strade che si separano…No, che avete capito? Tati, Zeus e RedBavon restano uniti e continuano imperterriti nella loro missione messicana, che con il caldo di questi giorni rende anche l’atmosfera infuocata per davvero.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9

Moderato ma non troppo

Preso a scappellotti dall’Oste e dal Cocalero, Marcelo Diaz rimane titubante sul da farsi. Le mani pendono al lato del corpo prima di prendere vita e portare un sigaro, intonso, alle labbra.El Cocalero aveva le sue buone ragioni, c’era da ammetterlo, e l’Oste non gli era mai sembrato colpevole in toto, ma… C’è quel dannato “ma”.
Chi non ha timore, non si scatena così.
Chi è innocente, non diventa una furia.
Chi è spaventato, però, lo diventa.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9 [by Siviatico feat. RedBavon]

A El BaVón Rojo ho il piacere di riaccogliere Silviatico, compadre de viaje in Mexico, anche se fatto in momenti diversi della nostra vita, ci siamo ritrovati a percorrere le stesse strade grazie a InFernet. Il racconto di Silviatico si inserisce in questo noir in salsa guacamole y habanero presentando un personaggio che ho trovato fantastico. Anche qui all’opera quattro mani: Silviatico ha scritto tutta la storia e creato il personaggio, RedBavon ha solo raccordato il tutto al più ampio e contorto quadro generale. Con questo “cameo” ci siamo divertiti molto e spero altrettanto voi. A El BaVón Rojo nulla è come appare. La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida” ¡ay, Dios!”

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8

El Cocalero

Al Districto Federal di Mexico gli avevano appioppato il nomignolo di “Cocalero”.

Nulla a che vedere con le piante incriminate e, nemmeno, con la polverina “magica” che ne deriva. Lo chiamavano così perché era sempre con una bottiglia o una lattina di quella bibita americana in mano. Certo, lui in gran segreto provvedeva a correggerla alla grande, aggiungendo dosi generose di rum. Cosa che faceva di lui un messicano alquanto originale, poiché si distaccava dal tradizionale duopolio di tequila e mezcal.

E fu proprio questa sua passione a fare sì che, a un certo punto, deviasse dalla carretera principale per immettersi su una stradina secondaria, diretto a “El BaVon Rojo”, di cui in precedenza aveva visto l’insegna di “comedor, cantina y restaurante”. Certo, lo stavano aspettando a Chetumal, vicino al confine con il Belize. Ma che lo aspettassero: lui aveva finito il ghiaccio. E non aveva alcuna voglia di bersi la brodaglia calda.

Insegna curiosa gli venne da dirsi, però se aveva il ghiaccio, avrebbe potuto chiamarsi anche “El Diable” o “El Infierno” o perfino “Titty Twister”.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8 [by Tati, Zeus e RedBavon]

‘Al perro que duerme ¡no lo despiertes!’ così iniziava l’episodio precedente. Ciò che il vecchio adagio raccomanda quando il cane dorme, vale anche per il nostro Oste, che  finora se n’è stato buono buono, dalle sue parti si direbbe ‘sott’a botta impressiuonato’. L’atmosfera si è riscaldata ben oltre le già insopportabilmente alte temperature medie del Tropico del Cancro. I due federales tireranno fuori il ‘ferro’? Hands up don’t shoot. Noi tre, Tati, Zeus e RedBavon, non abbiamo alzato le mani, anzi…Auspichiamo che il magnanimo lettore non ci spari. Almeno questa volta.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Oste la victoria siempre!

Cesar, capelli spettinati e camicia sporca, si sente, per la prima volta, in posizione d’inferiorità.

Ego e Narciso sembrano due molle, il sergente ha commesso il grave errore di minacciare Tati, ormai sono saldamente ancorati alle sue gambe. Essere di bassa statura ha dei vantaggi: Cesar ha tre piccole furie intorno e due di queste gli impediscono di muoversi, certamente una cosa così non se l’aspettava questa mattina quando la sveglia l’ha rimesso in piedi a terra.

I tre si guardano fieri, in un lampo si sorridono e si danno coraggio ma questo i due federales nemmeno lo notano… Oste invece sì, accenna a un sorriso (anche in una situazione così, ‘sti tre nani riescono a farlo ridere) che si spegne immediatamente.

Mentre il sergente è a terra dolorante, Ego e Narciso si rivolgono in direzione dell’ispettore e anche Tati si sposta verso Marcelo Diaz, non prima però di avere calpestato, in maniera “sbadata”, il piede di Cesar che emette un ringhio.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7 [by Tati, Zeus e RedBavon]

La situazione per l’Oste diventa sempre più rognosa. L’ispettore e il sergente sono due iene che girano in circolo intorno ai compadres de El BaVón Rojo. E il cerchio si stringe sempre di più. L’ennesimo sacrificio della madrelingua da parte di Tati, Zeus e RedBavon questa volta per una giusta causa: giustizia per un omicidio?

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Al perro que duerme ¡no lo despiertes!

Mentre le ultime sillabe dell’Oste rimbalzano fra le due “O” dell’ossigeno, l’ispettore Diaz soppesa il cuore dell’uomo che ha di fronte. Ci sono punti oscuri, dubbi e incongruenze. Ma la vita è un’incongruenza che funziona finché non si muore.

L’ispettore si alza dal posto irrequieto, passeggia intorno alla figura curva dell’Oste mormorando qualcosa di indistinguibile. Potrebbe essere “cabrón” ma le parole filtrano confuse fra le labbra serrate del poliziotto.

Marcelo si tasta il petto sperando di trovare i sigari, ma si è tirato via la giacca prima dell’interrogatorio perciò è senza niente addosso. “Polla” mormora a denti stretti mentre ritorna davanti all’Oste e, chinandosi a prendere il sigaro, lo guarda di sottecchi.

“Potrebbe essere innocente?” pensa l’ispettore. Conosce l’Oste da molti anni, ma non avrebbe mai etichettato quell’uomo come “omicida”.

La ex moglie gli avrebbe detto che non bisogna farsi fregare dai sentimenti.

Beata ignoranza, mormora l’ispettore, sentendo ancora il bruciore della fregatura che gli aveva rifilato l’ex moglie mentre si portava via soldi, casa, macchina e la collezione di dischi di Santana.

La fiamma dell’accendino scalda il volto dell’ispettore facendolo sudare più del consentito e l’irritazione sul corpo è a livelli di guardia. Avrebbe voluto essere onesto e anche obiettivo, ma tutto quel disagio lo attribuiva al gringo seduto di fronte a lui.

“Cabrón” pensò sbuffando dalla bocca un vulcano di fumo.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia di bianco, ampi baffi fanno da cornice superiore a una carnosa bocca, una marcata fossetta al centro del mento dà l’illusione che porti un pizzetto a punta. Sulla sessantina passata, non è nativo di qui, ma si dice in giro che fosse un luminare della medicina e stimatissimo professore all’Universidad Autonoma de Yucatán a Mérida. Capitato da queste parti per trascorrere una vacanza in riva al mare dei Caraibi, lontano dalla frenesia della città, si era ritrovato nel mezzo di una strana influenza che colpiva i niños con febbre altissima e se li portava al Creatore. Fedele al giuramento di Ippocrate, aveva mandato a ramengo i suoi progetti di vacanza sorseggiando piña colada all’ombra di palme e si era gettato, anima e cuore, nell’assistenza e la cura dei bimbi. Ne aveva salvati parecchi, ma altrettanti erano finiti sotto una piccola croce immacolata nel cimitero del paese. Da allora, non aveva più lasciato questo paradiso per i mosquitos più molesti di tutto il fottuto pianeta.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva troppo oltre nella palude e non faceva ritorno alle cabañas entro qualche giorno, El Rojo era il primo a dare l’allarme e a organizzare la spedizione di ricerca e, grazie alla sua conoscenza del luogo e del modo di pensare di un gringo, riusciva sempre a trovare ciò che ne rimaneva, se qualcosa ne rimaneva. Ma questo era un caso particolare. Ci mise un po’ a riprendersi dall’orrore.

Nella sua testa El Rojo inizia a richiamare le memorie del giorno prima e le percorre alternando la velocità tra “indietro veloce”, “stop” e “avanti veloce” alla febbrile quanto disperata ricerca di un ricordo-chiave. Ma più cerca di ricordare, più le immagini della memoria si rimestano in una nebbia bianca e densa come il fumo generato dal ghiaccio secco gettato in un recipiente colmo d’acqua. Di tanto in tanto, la nebbia sembra diradarsi e vi intravede più chiaramente un viso, delle persone, un luogo, un gesto, un particolare. Sorprendentemente i ricordi che riesce a ordinare si contano sulle dita di una mano mozza.

L’Oste inizia a capire che la situazione si sta facendo grave, gravissima. Il suo viso è un sudario bianco. Rivolge lo sguardo a Narciso e con un filo di voce chiede di portargli una birra. Fresca. Anzi due.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

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Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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Habemus L.A. Noire

Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e  all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti,  vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi, Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione!

Il sottotitolo recita: “In L.A. Noire, la nuova imponente produzione della Rockstar Game, recitano quasi quattrocento attori”. E’ la recensione  di L.A. Noire, l’ultima creazione di Rockstar Games, la stessa autrice di GTA, la serie più chiacchierata e vituperata dai media, dai censori e dalle Associazioni di Genitori. L.A. Noire  è un altro centro per Rockstar, un successo sia di critica sia di vendite: 1,6 milioni di copie nella prima settimana.

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L.A. Noire, un thriller interattivo che sarebbe un crimine perdere.

“Combattiamo con un nemico senza volto in una terra di nessuno” (The Black Dahlia di Brian De Palma)

In L.A. Noire impersoneremo Cole Phelps, un veterano della Seconda Guerra Mondiale decorato con la “Silver Star” a Okinawa, e ora – 1947 – investigatore della polizia nella Città degli Angeli. L’ambientazione è l’America degli Anni ’40, durante il boom dell’immediato dopoguerra, atmosfere tanto care al genere “hard-boiled“. Gli autori si ispirano a un efferato omicidio realmente accaduto (e rimasto irrisolto) noto come il “delitto della Dalia Nera”: Elizabeth Short, una giovane aspirante attrice soprannominata “Dalia nera” per la sua preferenza di vestirsi con abiti di colore nero, fu ritrovata morta a Los Angeles in Leimert Park, il suo corpo nudo era squarciato all’altezza della vita e presentava evidenti segni di tortura. Era il 15 gennaio 1947: aveva 22 anni. Nel 1947, delle 119 persone uccise a Los Angeles 32 erano donne e 5 cadaveri riportavano segni di violenza e mutilazioni tanto da fare pensare a collegamenti con il delitto della Dalia Nera e a un serial killer. Fortissima fu l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul caso, tanto da ispirare un’abbondante produzione di film, romanzi, puntate di serial televisivi, canzoni e, anche l’ultimo dei media arrivati, videogiochi.

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