Lettera natalizia a Donald Trump da Cuba

francobollo-cubano-1995

Nutrendo una smodata passione per il volo e, non avendo ottenuto alcun brevetto, nemmeno per lanciare un aereo che fosse di carta, ho dirottato il mio istinto di Icaro in versione pirla, verso il volo simulato, sopratutto quello “incivile”, cioè messo su un aereo, io devo sparare.

Quando sei su un velivolo che vola con l’auto-pilota, armato di missili “intelligenti” e “smart-bomb”, il rischio è che, in mezzo a cotanta intelligenza tecnologica, l’unica deficienza sia quella dell’umano a bordo. “La guerre c’est la guerre” e se da terra cercano di buttarti giù con i SAM – non è un lontano zio americano né il vezzeggiativo della prosperosa cantante degli Anni Ottanta –  non fai granché distinzione tra buoni e cattivi, soldati e civili, e a volte vi sono spiacevoli conseguenze. Ne è la prova la lettera, di cui sono venuto in possesso per vie segretissime, scritta da un inviperito cittadino cubano niente di meno che al Presidente degli Stati Uniti d’America, cioè – ancora stento a crederlo – Donald Trump. Come direbbe lui…Check this out!

A:

  • Presidente degli Stati Uniti d’America
  • Stato Maggiore della República de Cuba

PC: Compañía Cuba Libre de Asistencia

San Cristóbal de La Habana,  25 diciembre 2016

Esimio Presidente degli Sati Uniti d’America,

Egregio Dottor Trump,

le scrivo questa mia per comunicarLe un avvenimento che è, a modesto parere di chi scrive, di gravissima importanza, tale che potrebbe incrinare gli appena ricuciti rapporti diplomatici tra i nostri grandi Paesi e, sopratutto, riavvicinare il popolo americano e cubano.

I motivi di queste mie tutt’altro che piacevoli affermazioni, preferisco, per trasparenza e onestà intellettuale, affidarli alla viva testimonianza e ai documenti probanti l’evidente gravità e improprogabile urgenza di un Suo cortese riscontro.

Per farla breve, di seguito sottopongo alla Sua pregiata attenzione la cronaca di quanto accaduto.

Erano le 4:05 del mattino del 25 dicembre ultimo scorso. Dormivo. E’ logico. Cosa avrei potuto fare in piedi a quell’ora, per giunta a Natale? Niente. Infatti, dormivo. Io…Voi no!!! Perchè “no”, Dottor Trump?!?

Glielo spiego subito.

La mattina del 25 dicembre alle 4:05 uno si aspetta di vedere in cielo la slitta di Babbo Natale, sebbene da queste parti, ci passi malvolentieri a causa di: 1) le renne non sopportano il caldo 2) Babbo Natale accusa eccessiva perdita di liquidi e sali minerali per il copioso sudore dovuto al suo abbigliamento non adatto al nostro clima tropicale 3) il vostro embargo.

Ammesso pure che Babbo Natale esista e che la rotta della sua slitta incroci la nostra latitudine, mi aspetto che la mattina del 25 dicembre piovano regali…e non bombe!

Eh sì! Caro Dottor Trump, bombe sganciate da un vostro aereo!

Prima di addivenire a tale affermazione di una gravità la cui portata non le sarà difficile – neanche per Lei – comprendere, ho esperito le mie belle ricerche presso gli uffici superiori del C.C.T.B.B (Chissà Chi T’ha Buttato la Bomba). Tali autorevoli e specializzati uffici mi hanno confermato che un vostro caccia-bombardiere era in missione su Cuba e ha lanciato una bomba che è finita proprio sulla mia cabeza.

Che un vostro aereo fosse “in missione” su Cuba a me – perdonate la sincerità – non me ne fotte proprio. Non ne faccio una questione di “politica” e di “ideologia” perché Lei ci mangia con queste robe, mentre io no.

Che la missione fosse “segreta” perché il velivolo non era autorizzato a sorvolare lo spazio aereo di Cuba, pure non me ne fotte. Si metta pure l’anima in pace perché, dopo il botto che ha fatto la bomba, “il segreto” non è più tale. Il mio vicino Zaccaria l’ha detto a tutti quanti, l’attimo dopo lo sapevano pure ad Haiti; due attimi dopo, aveva fatto il giro dei Caraibi e doppiato il Triangolo delle Bermuda. Se proprio vuole sfogarsi, licenzi qualcuno alla CIA. Il popolo americano le renderà merito per avere tagliato con giudizio la spesa pubblica.

Egregio Dottor Trump, a me non me frega niente di politica, capitalismo e comunismo, ma – dico io – se proprio dovevate buttare questo paio di milioni di dollari di bomba, almeno la potevate sgancià sul mio vicino Zaccaria?!?

Diamine! Ma si vola così, dico io!? E che è!? Che è toda esta locura!? Vi siete impazziti! Pure il pollaio è andato distrutto. Le galline scappavano dappertutto, ci ho messo tutta la giornata della Navidad a recuperarle..E Zaccaria se la rideva.’Tacci sua.

Sottopongo alla sua attenzione l’elenco dei danni causati dalla bomba, che l’Assicurazione (in copia conoscenza) si rifiuta di rimborsare, nonostante abbia prodotto regolare fattura.

Confido che vorrà in via amichevole saldare il conto poiché io – embargo o non embargo – credo ancora nell’amicizia tra i nostri Paesi anzi, quando viene a Cuba, da me un sigaro fatto con le mani di quella santa donna de mi mujer e un bel bicchiere di ron reposado ce l’ha assicurato.

Può versare il denaro sul seguente conto corrente: 19041961.

Preferibilmente utilizzi MoneyGram o Caribbean Transfers che il bonifico internazionale dagli Stati Uniti a Cuba è parecchio complicato e l’accredito ci mette un sacco di tempo. Faccia lei. Come le è più comodo.

Elenco danni (importi in pesos cubani)

  • n.ro 2 tappeti persiani (eredità del trisavolo marinaio d’altura, una vita imbarcato su cargo battente bandiera liberiana). Valore: 262.645 pesos
  • n.ro 1 vaso Ming  (inestimabile valore affettivo, dono dell’ambasciatore cinese a mia nonna, impiegata nella ditta che faceva le pulizie nella sede diplomatica cinese a Cuba). Valore:  325.122 pesos
  • posate e piatti del “servizio buono”. Valore: 13.256 pesos
  • n.ro 1 divano in pelle. Valore: 32.898 pesos
  • set di 5 chitarre (usate per il film Buena Vista Social Club, inclusa la vecchia bandurria di mio bis-nonno). Valore: 159.769 pesos
  • n.ro 1 casco asciuga-capelli (mia mujer ci teneva tantissssimo, regalo di matrimonio). Valore: 2.623 pesos
  • pollaio + 24 uova + 3 galline. Valore: 65.985 pesos

A titolo d’informazione 1 dollaro USD, al cambio di oggi vale 26,50 pesos cubani, perciò si senta libero di arrotondare l’importo totale alle centomila superiori. Non si preoccupi, non mi offendo.

Confidando che d’ora in poi devierà le missioni, segrete e non, della vostra gloriosa aviazione in altro territorio (ultimamente ce n’è da imbarazzarsi per la scelta), la saluto ringraziando fin d’ora per l’attenzione e il risarcimento che attendo entro il 31 dicembre di quest’anno. Visto che il Natale me lo avete inguaiato, almeno potrò festeggiare il Capodanno con tanto di fuochi d’artificio e botti, tali da fare credere al mio vicino Zaccaria che questa volta state bombardando casa sua. ‘Tacci sua, vedi se non gli metto una paura che lo faccio correre in bagno un’ora sì e quella dopo pure.

E con l’occasione mi pregio di inviare i più rispettosi saluti a Lei, alla Sua Signora e famiglia tutta, anche da parte della mia consorte e dei miei sette figli, Ibrahim, Omara, Rubén, Eliades, Máximo Francisco, Faustino e Wilfredo.

Un onesto cittadino cubano

Antonio Raimundo Montana
(non imparentato con l’omonimo detto “Tony”)

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14 responses to “Lettera natalizia a Donald Trump da Cuba

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