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Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

Chichen Itza – Dettaglio dell’Altare dei Teschi (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18. Sangue e arena

Siamo tutti raggruppati intorno al corpo dell’Oste.

Le Anime Mannare sciamano intorno e sopra le nostre teste. Ancora una volta, per tenere a distanza i nemici risulta efficace il vortice di lame rotanti di Ade, Narciso e Liza: una barriera formidabile in combinazione con Pungilo, la lancia di tiZ e le scariche elettriche di Zeus, capace di respingere un nemico che provi comunque ad aprirsi un varco. Al centro Diaz, Cesar e Honda stretti intorno al corpo esanime dell’Oste.

Batmancito sta avendo la peggio: il capo dei licantropi sembra essersi rinvigorito e avere recuperato completamente le energie. Tutto il lavoro di sfiancamento è andato in malora, perciò Batmancito ha deciso per l’attacco diretto. Ma non è stata un’idea felice.

Assistiamo sgomenti al pestaggio che l’uomo-pipistrello sta subendo. Sembra che l’enorme licantropo ci stia giocando come il gatto con il topolino. Prima che si stanchi e decida a ucciderlo, dobbiamo escogitare qualcosa. Qualcosa di disperato, sicuramente.

Così si decide che i più agili, Liza, tIZ e Narciso, faranno una sortita: distrarranno il capo dei licantropi per dare il tempo a Batmancito di raggiungere il nostro perimetro difensivo e poi sarà il loro turno di ritirarsi, ma ci vorranno gambe veloci, molto veloci.

Poi, penseremo a come uscire da questa situazione. Dopotutto, domani non sono sicuro ci sarà un altro giorno.

Cerco di convincere Narciso che andrò io al posto suo:
“Narciso, rimani qui, vado io. Il tuo posto è vicino all’Oste.”.

“Signor Nessuno, apprezzo il tuo tentativo, ma non mentire con me. Tu sei preoccupato che con le mie gambe corte non riesca a correre così velocemente…tranquilo, yo soy como Speedy Gonzales.”.

Speedy Gonzales? Mai sentito, mi auguro per Narciso che sia un centometrista con uno scatto da record olimpico.

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Batmancito [Ep.#18] – Sangue e arena

Salto del Toro, Taurocapsia, affresco Palazzo di Cnosso (Foto da web)

Segue da Ep.#17. I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

A un improvvido cliente che fosse entrato nella taverna in questo momento, l’aspetto delle forze schierate una contro l’altra sarebbe apparso davvero strano e insolito.
I Quattro dell’Avemmaria schierati in una linea orizzontale compatta, gli estremi occupati da due umani e il centro da una specie di gnomo e un cane enorme: convergono a grande velocità contro i licantropi. I licantropi non hanno alcuna possibilità di ritirata o qualsiasi altra prospettiva di fuga in caso di sconfitta, a causa dei quattro armati in arrivo e di altrettanti, tre umani e un vampiro, che li tengono impegnati in uno strenuo scontro, senza considerare la presenza di altri due a difesa di un cadavere.

All’arrivo degli alleati Zeus, tiZ, Luna e Ade sono da un lato incoraggiati poiché il nemico è ormai stretto tra due fronti, ma dall’altra sono fiaccati nelle forze e, per la perdita dell’Oste, anche nel morale.

C’è un tale frastuono di urla e suoni orribili che sembra si siano spalancate le porte dell’Inferno con tutti dannati e i demoni intorno che alzano le proprie grida.
Molto terrificanti anche d”aspetto, il vigore fisico dei licantropi è evidente: i compadres sono consapevoli della brutalità degli avversari e un solo errore sarebbe sufficiente a richiudere quelle stesse porte dell’Inferno, ma alle loro spalle.

La vista dei Quattro dell’Avemmaria lascia davvero sgomenti i licantropi, ma – terminato l’effetto “sorpresa” – la prospettiva di aumentare il bottino di carne e sangue, li carica e li rende due volte più risoluti a dare battaglia. Così quattro licantropi si staccano dal branco e gli corrono incontro.

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Batmancito [Ep.#17] – I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

Sono quattro, sono fantastici, ma non sono super-eroi: sono I Fantastici 4 dell’Avemmaria (mixed by RedBavon)

Segue da Ep.#16. FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

I due nuovi arrivati stanno per uscire dalla penombra. Ho notato il loro ingresso soltanto io.

Questi hijos de puta lupa sono troppi, Batmancito sta trattenendo il loro capo, altrimenti qui saremmo tutti già a Xibalba a fare fiesta con l’Oste.

Devo avvisare i compadres!

Faccio per rivolgermi verso i miei compagni quando una gelida paura spinge tutto il mio sangue al cuore, sono assalito dall’angoscia e il terrore, provo una raggelante oppressione in petto da levarmi il fiato e quando torno a respirare, caccio un urlo:

“Narciiisoooooo, nooooo!”

Narciso è stato scaraventato a terra da uno dei licantropi, un altro gli è saltato addosso e il piccoletto è scomparso dietro una pelliccia scura scarmigliata di sangue e bava.

Il cuore mi batte a mille, le mani fredde e umide, serro il pugno intorno a Pungolo, la gola come stretta in un nodo scorsoio, mi manca il respiro, ignoro i due nuovi arrivati e corro urlando: “Narciiiisooooo!”.

I miei pensieri scorrono a velocità rapidissima. Prima l’Oste, ora Narciso, no! Non può essere! Non può essere vero, è solo un incubo. Mi risveglierò domani mattina tutto sudato e poi andrò a dirgliene quattro all’Oste. Basta con quel fiele che chiama “grog, il nettare dei pirati”.

Ho quasi raggiunto il licantropo, intravedo Narciso: con l’arco di traverso blocca all’altezza del collo la creatura mostruosa che cerca di staccargli la testa con un morso. Bava, urla, sangue. Pungilo emette di nuovo quel suo bagliore, carico il fendente dall’alto, porto il braccio armato al di sopra e oltre la mia spalla, ma prima che possa calarlo, vengo sorpassato da un enorme macchia scura, il cui passaggio provoca uno spostamento d’aria che mi fa vacillare e perdere il momentum.

Subito dopo sento un ululato, un lacerarsi di carni, un altro ululato, zanne che affondano, cartilagini che collassano, un latrato orrendo, ossa che si frantumano, un guaito straziato e poi il nulla.

Narciso è disteso a terra in una pozza di sangue e altri umori. L’arco appoggiato di traverso sul suo petto. È…immobile –  Dio ti prego – gli occhi sono chiusi… è…

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Batmancito [Ep.#16] – FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

Segue da Ep.#15. Batmancito La Revancha

“Ade, le armi! Le armi!” Narciso continua a urlare.

Ade sparisce dietro il bancone e ne riaffiora stringendo tra le mani un panno di pelle consunta legato agli estremi da due lacci. Lo lancia e atterra nella salda presa di Narciso.
Tanto consumato l’involucro che non l’avrei usato nemmeno per pulire il bancone, quanto meraviglioso e scintillante ciò che protegge: un arco corto finemente intagliato, le cocche all’estremità di ogni flettente terminano in un’acuminata punta d’argento e d’argento luccicano anche le punte dei dardi in una piccola faretra, su cui è applicato l’adesivo di un ragazzo con i capelli lunghi ripreso di spalle, con la chitarra, un sacco a pelo a tracolla e un paio di sandali ai piedi.

Narciso lascia cadere il panno, infila a tracolla la faretra, nella sinistra stringe l’arco con una freccia già incoccata e con la mano destra mi sbatte sul petto un fodero:

“Questa è dell’Oste. Si chiama ‘Pungilo’. Per l’Oste!”.

Dal fodero logoro emerge una spada corta dalla lama larga a doppio taglio, che termina con una punta molto aguzza. Sia la punta sia entrambi i fili sono d’argento. Il resto della lama e l’elsa arrotondata sono ricavati da un unico blocco di metallo estremamente leggero. Sulla lama vi è un’incisione:

FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

È latino, questa spada è un gladio in uso alle legioni romane. Come lo avrà avuto l’Oste?
Non c’è tempo per elucubrazioni storiche, tutti gli yankee si stanno trasformando in licantropi!

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Batmancito La Revancha [Ep.#15]

Batmancito [remixed by RedBaVon]

Segue da Ep.#14. Un errore fatale

“Noooooooooooooooooooo!!!! Oste, osteOsteeeee!” l’urlo di Narciso è lacerante. Trapassa i timpani e scuote fino a dentro pieghe nascoste dell’anima. Un brivido mi sale lungo la schiena. Poi ribolle la rabbia. Narciso è riverso sul corpo di El Rojo, cerca in tutti i modi per risvegliarlo: lo percuote, lo insulta, lo scuote, lo accarezza, lo bacia mentre lacrime incontrollabili sgorgano dai suoi occhi. È tutto è inutile: El Rojo non dà segni di vita.

Narciso urla contro tutti noi: “Fate qualcosa! FATE QUALCOSA CAZZO!” poi recupera un tono più pacato, di preghiera. Fissa negli occhi Luna prendendole la mano:

“Luna, tu…fai qualcosa, qualsiasi cosa! Fallo, non mi interessa cosa succederà. Basta che me lo riporti qui. Luna, ti supplico.”.

Narciso crolla a terra, rannicchiandosi sul corpo esanime dell’Oste, si porta entrambe le mani lorde del sangue dell’amico fraterno prima sulla faccia, poi in testa. L’Inferno non è qui: è tutto dentro di lui.

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Batmancito [Ep.#14] – Un errore fatale

Segue da Ep.#13. Renacimiento

No, non è Batman! L’Oste ha ragione. A dare ascolto a Narciso l’Oste non ha mia ragione. Ma in questo caso l’Oste ha ragione da vendere.
Il misterioso figuro apparso nella taverna non può essere Batman. L’uomo, vestito come un Batman azteco, è infatti della statura tipica del popolo dello Yucatan, supera di poco il metro e sessanta, tracagnotto, ben piazzato, una peluria di baffi appena accennati. Somiglia più a uno scaricatore di porto che a un super-eroe.

Carnevale è passato da un pezzo. La faccenda è dannatamente seria.

È un Batman in scala ridotta, è Batmancito!

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Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

Segue da Ep.#12. Mai fidarsi degli occhi

Alla prima strofa di Hasta siempre la mandria di yankee insorge. Appena tiZ inizia a cantare la seconda strofa, il vociare tra gozzoviglia e bevute monta in un coro sgraziato di oscenità: al ‘de tu querida presencia Comandante Che Guevara’ vola di tutto. Un cliente che fosse entrato in quel momento, per la quantità di oggetti sospesi in aria avrebbe pensato che la taverna fosse a ”gravità zero”.

Sul palco improvvisato inizia a piombare una pioggia di avanzi di cibo, bicchieri, bottiglie, atterra una sedia e monete a manciate neanche fosse la Fontana di Trevi.

Zeus e tiZ si proteggono come possono: il chitarrista usa la custodia della chitarra come scudo; tiZ afferra una sedia e la brandisce come una mazza da baseball pronta a ribattere in home run qualsiasi cosa si avvicini.

L’Oste si para davanti a Luna, che però non sembra affatto sorpresa né minimamente intimorita.

Accorre Ade dalla cucina, ma è costretto a tuffarsi dietro il bancone per evitare un lancio di bottiglie male indirizzato verso i musicisti. Gli yankee sono tutti ubriachi e la loro mira è decisamente approssimativa.

Dal gruppo di yankee si stacca un massiccio esemplare, avanza isolato e tutto tronfio, più che della “supremazia bianca” è il rappresentante della “supremazia bovina”. Con tutta probabilità è il “leader”, di sicuro è il più truce e sgrammaticato di tutti. Ci viene incontro puntando il dito minacciosamente e urlando nel tipico drawl , l’accento strascicato del Texas:

“If I want to say y’all ‘r fucking communist motherfuckers, I’ll darn well say ’fucking communist motherfucker’, by heck!”.

A questa frase la mandria alle sue spalle va in visibilio.

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Batmancito [Ep.#12] – Mai fidarsi degli occhi

Segue da Ep.#11. Heavy rain

La donna è apparsa all’improvviso appena al di là dell’entrata della taverna: è immobile, a malapena distinguo la sua silhouette anche se questa notte è illuminata da una luna piena particolarmente grande. Stanotte è la notte della SuperLuna: quando è piena e contemporaneamente si trova alla distanza minima dalla Terra, appare più grande e luminosa. La mia mente corre ai sacerdoti Maya sulla sommità delle piramidi: il popolo dabbasso in attesa, la foresta ai loro piedi a perdita d’occhio; per chilometri e chilometri altre piramidi distanti, fuochi sparsi, ancora la foresta.

Ritorno con un “avanti-veloce” di un paio di migliaia di anni abbondanti quando vedo l’Oste raggiungere quella figura di donna che sembra assorbire la luce lunare e restituire oscurità alla notte. El Rojo le si pone esattamente di fronte, al di qua dell’uscio quasi a volere sbarrare con il suo corpo l’entrata. Non un gesto di accoglienza, non un saluto. Resta in silenzio. La donna che hanno chiamato “Luna” domanda:

“Posso entrare?”.

La sua voce, sebbene giunta al mio orecchio come un lieve sussurro, trova un’eco al mio interno in profondità dimenticate e, forse, dimenticate per un buon motivo. Riconosco questa sensazione, i miei sensi sono automaticamente in allerta.

L’Oste seraficamente e senza cedere di un millimetro dalla sua posizione innaturalmente ferma:

“Perché sei qui stasera?”

Luna risponde secca e con un tono che somiglia vagamente a una preghiera:

“Lasciami entrare.”.

L’Oste resta in silenzio, mi mangio il cappello se la fa entrare. Non l’ho mai visto così!

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Batmancito [Ep.#11] – Heavy rain

Segue da Ep.#10. Il mio nome è nessuno

Attirato dal trambusto di quella mandria di yankee appena entrati nella taverna, Ade viene fuori dalla cucina e per poco non gli prende un colpo. Si avvicina al nostro tavolo e, strofinando le mani sul grembiule, fa all’Oste: “Ma da dove sono sbucati fuori ‘sti beceri? Mi prudono le mani…Li buttiamo fuori eh Oste!? Li buttiamo fuori come a que’ du’ grulli dell’altra sera!”

L’Oste gli fa cenno di avvicinarsi e chinarsi per parlargli sottovoce.
“Ade, t’ha dato di barta i’ cervello?! Li vedi quanti sono e come sono grossi?! Non mi fanno paura, però noi siamo – fa la conta silenziosamente guardandosi in giro – una donna, quattro uomini – fissa Narciso – e mezzo. Cosa dice il Grande Maestro Sun Tzu? ‘Se il nemico prevale numericamente, devo evitare di impegnarlo’. Stiamocene quieti e, ti assicuro, se qualcuno de’ beceri la fa fuori dal vaso, gli diamo una ripassata di storia: Gettysburg sembrerà una lite di bambini in cortile.”.

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Batmancito [Ep.#10] – Il mio nome è nessuno

Ulisse contro Poliphemaya (by RedBavon)

Segue da Ep.#9. Come together

Ade entra con incedere quasi marziale e un grande sorriso sornione stampato in viso.
Indossa una maglietta rossa su cui campeggiano quattro grandi lettere di colore giallo “C.C.C.P.” e una piccola falce incrociata a un martello appena sopra la scritta all’altezza del suo centro. Si blocca a metà strada tra l’entrata e il nostro tavolo, si guarda intorno, solleva con una mano il berretto verde militare alla Castro, con l’altra si gratta la testa rasata, poi si gratta la barba di tre centimetri abbondanti che sporge dal mento ed esclama:

“Oh bischeri! Che si mangia?”

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Batmancito [Ep.#9] – Come together

Il Dio Pipistrello tra gli Zapotechi (foto by Mary Harrsch )

Segue da Ep.#8. Un amaro ritorno

In una taverna stranamente deserta per quell’ora della sera, mi trovo seduto al tavolo insieme all’Oste e Narciso, una dozzina di bottiglie di birra già schierate, due fiasche di Grog Gran Reserva Especial, una di tequila, fette di limone disposte su un piatto al cui centro è adagiata una piccola ciotola piena di sale, tre bicchieri e un piatto di tacos y tamales con enchiladas. L’Oste già aveva capito tutto e mi stava aspettando…
Così all’invito dell’’Oste “Así que te toca. Escúpelo! Mi hermano, racconta…” rompo ogni indugio, The House Of The Rising Sun cantata dagli Animals risuona in questa taverna in cui la musica non manca mai, e inizio a sputare il rospo.

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Batmancito continua

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio.

Durante il mio viaggio in Yucatàn, all’interno di una piccola rovina maya nella riserva della biosfera di Sian Ka’an accadde un fatto per molti insignificante, ma destinato a rimanere nella mia memoria e ogni volta che ci ripenso mi scappa un sorriso e un pensiero al suo protagonista: un piccolo pipistrello, subito ribattezzato “batmancito” (se sei curioso leggi Viva il Messico! Ep. #13). Da questo episodio realmente accaduto mi è letteralmente partita una scheggia per la storia di Batmancito, appunto.

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CrOMiche di Narciso #1 – Stargheit! [by Lamelasbacata]


Ho il piacere di inaugurare uno spin-off – fa figo chiamarlo così – delle storie di El BaVon Rojo con protagonista quell’autentica calamita di paccheri e personificazione della peggior molestia che è Narciso. Vecchia conoscenza dell’Oste, i due vivono in simbiosi. Ma queste sono le Cronache comiche di Narciso: “The ChroMicles of Narciso”, se fossi uno di quegli autori di successo con almeno tre nomi da puntare prima del cognome. Perciò, meglio un titolo più autoctono quale: CrOMiche di Narciso.

Il primo episodio, I'”episodio-pilota” (sono in versione MegaloMan, non ci fate caso…) è nato per caso per stessa ammissione dell’autrice. “Autrice” avete letto bene: lamelasbacata, una fine tastiera alla quale non sono degno di tenere il tasto “Maiusc” abbassato.
Mela ha cavalcato l’onda anomala di una delle nostre jamme-session, ovvero uno scambio di commenti a un post tra due o più blogger che vanno a intessere una storia spontanea totalmente a braccio; se avete presente la baraonda creativa musicale di una jam-session, avete una buona idea del divertissement delirante di parole di una jamme-session (si legge: iamme-sescion). La prima e indimenticabile jamme-session tra Mela, Paolo, tiZ e io è nei commenti di Album di Figurine: Narciso e io.

Se vi piace l’idea, non restate muti, ma facitencelle sape’. Chi si sente menestrello delle gesta di Narciso, sappia che siamo a El Bavon Rojo, quindi vale tutto: fatevi sotto con le vostre tastiere.
Ringrazio Mela di cuore e ora godetevi l’eccezionale primo episodio:

Stargheit!

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Viva il Messico! Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Piscina di Chan-Kah Resort Village, Palenque. Da destra: Francesco, Lucio, Diego. Io dietro la macchina fotografica. Ma…Ma chi è quel bamboccio lì alla loro sinistra?!?

Segue da Ep.#26 – Palenque, l’arrivo

11° dia: Palenque

L’arrivo a Palenque corrisponde esattamente a quanto anticipato dal fratello di Frank, Jimmy: buco fetente e infuocato. La nostra sistemazione al Chan-Kah Resort Village, ci ha riservato un paio di sorprese: la prima potenzialmente disastrosa, cioè la nostra prenotazione volatilizzata nel nulla (ne abbiamo fatte solo due, una per l’arrivo in terra messicana e questa a metà viaggio); la seconda, invece, meravigliosa, cioè piscina e cabañas immerse nella foresta tropicale con tanto di cocktail a bagnomaria, portico personale con sedia a dondolo y lucciole come in un film dello Studio Ghibli. Mancava che spuntasse Totoro ed eravamo al completo.

Ci siamo lasciati alle spalle lo splendido Yucatan, ora siamo in Chiapas. Alla fine della giornata, il sonno, non tanto dei Giusti, ma degli Stanchi Morti, ci ghermisce nonostante il consueto tasso di umidità che “Caronte” al confronto è una brezza marina di prima mattina.

La notte passa indenne…o quasi.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Per alcuni speranze che svaniscono come ricordi sfuggenti, per altri solo una battuta d’arresto e ora dritti per la loro via. Strade che si separano…No, che avete capito? Tati, Zeus e RedBavon restano uniti e continuano imperterriti nella loro missione messicana, che con il caldo di questi giorni rende anche l’atmosfera infuocata per davvero.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9

Moderato ma non troppo

Preso a scappellotti dall’Oste e dal Cocalero, Marcelo Diaz rimane titubante sul da farsi. Le mani pendono al lato del corpo prima di prendere vita e portare un sigaro, intonso, alle labbra.El Cocalero aveva le sue buone ragioni, c’era da ammetterlo, e l’Oste non gli era mai sembrato colpevole in toto, ma… C’è quel dannato “ma”.
Chi non ha timore, non si scatena così.
Chi è innocente, non diventa una furia.
Chi è spaventato, però, lo diventa.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9 [by Siviatico feat. RedBavon]

A El BaVón Rojo ho il piacere di riaccogliere Silviatico, compadre de viaje in Mexico, anche se fatto in momenti diversi della nostra vita, ci siamo ritrovati a percorrere le stesse strade grazie a InFernet. Il racconto di Silviatico si inserisce in questo noir in salsa guacamole y habanero presentando un personaggio che ho trovato fantastico. Anche qui all’opera quattro mani: Silviatico ha scritto tutta la storia e creato il personaggio, RedBavon ha solo raccordato il tutto al più ampio e contorto quadro generale. Con questo “cameo” ci siamo divertiti molto e spero altrettanto voi. A El BaVón Rojo nulla è come appare. La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida” ¡ay, Dios!”

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8

El Cocalero

Al Districto Federal di Mexico gli avevano appioppato il nomignolo di “Cocalero”.

Nulla a che vedere con le piante incriminate e, nemmeno, con la polverina “magica” che ne deriva. Lo chiamavano così perché era sempre con una bottiglia o una lattina di quella bibita americana in mano. Certo, lui in gran segreto provvedeva a correggerla alla grande, aggiungendo dosi generose di rum. Cosa che faceva di lui un messicano alquanto originale, poiché si distaccava dal tradizionale duopolio di tequila e mezcal.

E fu proprio questa sua passione a fare sì che, a un certo punto, deviasse dalla carretera principale per immettersi su una stradina secondaria, diretto a “El BaVon Rojo”, di cui in precedenza aveva visto l’insegna di “comedor, cantina y restaurante”. Certo, lo stavano aspettando a Chetumal, vicino al confine con il Belize. Ma che lo aspettassero: lui aveva finito il ghiaccio. E non aveva alcuna voglia di bersi la brodaglia calda.

Insegna curiosa gli venne da dirsi, però se aveva il ghiaccio, avrebbe potuto chiamarsi anche “El Diable” o “El Infierno” o perfino “Titty Twister”.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8 [by Tati, Zeus e RedBavon]

‘Al perro que duerme ¡no lo despiertes!’ così iniziava l’episodio precedente. Ciò che il vecchio adagio raccomanda quando il cane dorme, vale anche per il nostro Oste, che  finora se n’è stato buono buono, dalle sue parti si direbbe ‘sott’a botta impressiuonato’. L’atmosfera si è riscaldata ben oltre le già insopportabilmente alte temperature medie del Tropico del Cancro. I due federales tireranno fuori il ‘ferro’? Hands up don’t shoot. Noi tre, Tati, Zeus e RedBavon, non abbiamo alzato le mani, anzi…Auspichiamo che il magnanimo lettore non ci spari. Almeno questa volta.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Oste la victoria siempre!

Cesar, capelli spettinati e camicia sporca, si sente, per la prima volta, in posizione d’inferiorità.

Ego e Narciso sembrano due molle, il sergente ha commesso il grave errore di minacciare Tati, ormai sono saldamente ancorati alle sue gambe. Essere di bassa statura ha dei vantaggi: Cesar ha tre piccole furie intorno e due di queste gli impediscono di muoversi, certamente una cosa così non se l’aspettava questa mattina quando la sveglia l’ha rimesso in piedi a terra.

I tre si guardano fieri, in un lampo si sorridono e si danno coraggio ma questo i due federales nemmeno lo notano… Oste invece sì, accenna a un sorriso (anche in una situazione così, ‘sti tre nani riescono a farlo ridere) che si spegne immediatamente.

Mentre il sergente è a terra dolorante, Ego e Narciso si rivolgono in direzione dell’ispettore e anche Tati si sposta verso Marcelo Diaz, non prima però di avere calpestato, in maniera “sbadata”, il piede di Cesar che emette un ringhio.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7 [by Tati, Zeus e RedBavon]

La situazione per l’Oste diventa sempre più rognosa. L’ispettore e il sergente sono due iene che girano in circolo intorno ai compadres de El BaVón Rojo. E il cerchio si stringe sempre di più. L’ennesimo sacrificio della madrelingua da parte di Tati, Zeus e RedBavon questa volta per una giusta causa: giustizia per un omicidio?

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Al perro que duerme ¡no lo despiertes!

Mentre le ultime sillabe dell’Oste rimbalzano fra le due “O” dell’ossigeno, l’ispettore Diaz soppesa il cuore dell’uomo che ha di fronte. Ci sono punti oscuri, dubbi e incongruenze. Ma la vita è un’incongruenza che funziona finché non si muore.

L’ispettore si alza dal posto irrequieto, passeggia intorno alla figura curva dell’Oste mormorando qualcosa di indistinguibile. Potrebbe essere “cabrón” ma le parole filtrano confuse fra le labbra serrate del poliziotto.

Marcelo si tasta il petto sperando di trovare i sigari, ma si è tirato via la giacca prima dell’interrogatorio perciò è senza niente addosso. “Polla” mormora a denti stretti mentre ritorna davanti all’Oste e, chinandosi a prendere il sigaro, lo guarda di sottecchi.

“Potrebbe essere innocente?” pensa l’ispettore. Conosce l’Oste da molti anni, ma non avrebbe mai etichettato quell’uomo come “omicida”.

La ex moglie gli avrebbe detto che non bisogna farsi fregare dai sentimenti.

Beata ignoranza, mormora l’ispettore, sentendo ancora il bruciore della fregatura che gli aveva rifilato l’ex moglie mentre si portava via soldi, casa, macchina e la collezione di dischi di Santana.

La fiamma dell’accendino scalda il volto dell’ispettore facendolo sudare più del consentito e l’irritazione sul corpo è a livelli di guardia. Avrebbe voluto essere onesto e anche obiettivo, ma tutto quel disagio lo attribuiva al gringo seduto di fronte a lui.

“Cabrón” pensò sbuffando dalla bocca un vulcano di fumo.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia di bianco, ampi baffi fanno da cornice superiore a una carnosa bocca, una marcata fossetta al centro del mento dà l’illusione che porti un pizzetto a punta. Sulla sessantina passata, non è nativo di qui, ma si dice in giro che fosse un luminare della medicina e stimatissimo professore all’Universidad Autonoma de Yucatán a Mérida. Capitato da queste parti per trascorrere una vacanza in riva al mare dei Caraibi, lontano dalla frenesia della città, si era ritrovato nel mezzo di una strana influenza che colpiva i niños con febbre altissima e se li portava al Creatore. Fedele al giuramento di Ippocrate, aveva mandato a ramengo i suoi progetti di vacanza sorseggiando piña colada all’ombra di palme e si era gettato, anima e cuore, nell’assistenza e la cura dei bimbi. Ne aveva salvati parecchi, ma altrettanti erano finiti sotto una piccola croce immacolata nel cimitero del paese. Da allora, non aveva più lasciato questo paradiso per i mosquitos più molesti di tutto il fottuto pianeta.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva troppo oltre nella palude e non faceva ritorno alle cabañas entro qualche giorno, El Rojo era il primo a dare l’allarme e a organizzare la spedizione di ricerca e, grazie alla sua conoscenza del luogo e del modo di pensare di un gringo, riusciva sempre a trovare ciò che ne rimaneva, se qualcosa ne rimaneva. Ma questo era un caso particolare. Ci mise un po’ a riprendersi dall’orrore.

Nella sua testa El Rojo inizia a richiamare le memorie del giorno prima e le percorre alternando la velocità tra “indietro veloce”, “stop” e “avanti veloce” alla febbrile quanto disperata ricerca di un ricordo-chiave. Ma più cerca di ricordare, più le immagini della memoria si rimestano in una nebbia bianca e densa come il fumo generato dal ghiaccio secco gettato in un recipiente colmo d’acqua. Di tanto in tanto, la nebbia sembra diradarsi e vi intravede più chiaramente un viso, delle persone, un luogo, un gesto, un particolare. Sorprendentemente i ricordi che riesce a ordinare si contano sulle dita di una mano mozza.

L’Oste inizia a capire che la situazione si sta facendo grave, gravissima. Il suo viso è un sudario bianco. Rivolge lo sguardo a Narciso e con un filo di voce chiede di portargli una birra. Fresca. Anzi due.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

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Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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Viva il Messico! Ep.#26 – Palenque, l’arrivo

Segue da Ep.#25 – L’Hacienda Yaxcopoil

10° dia: da Mérida a Palenque

All’alba, come ormai nostra consuetidine da Tulum (strano per essere in vacanza, eh?), ci rechiamo al “Terminal” dei bus di prima classe (noi marchesi…) per prendere l’autobus per Palenque: otto ore di viaggio, pulite pulite. Salutiamo Mérida, la Ciudad Blanca.

In Messico il trasporto pubblico su strada è impeccabile e, dopo avere viaggiato per almeno tredici ore all’andata e diciannove al ritorno, posso confermarlo per averlo sperimentato. Si viaggia più comodi che in aereo, aria condizionata, bagno (anche se non ho mai avuto necessità così impellenti per avventurarmici), poltrone con ampio spazio davanti, schienali che una volta reclinati non obbligano il passeggero di dietro a reclinare il suo per evitare l’effetto “salume sotto-vuoto”, c’è anche la televisione.

Nelle otto ore previste per arrivare a Palenque, per uno come me che non riesce a dormire sui mezzi di trasporto e che non vuole dormire per potere vedere i paesaggi oltre il finestrino, la televisione può essere un buon modo per ingannare il tempo. Dopo la prima ora di entusiasmo e scaricata l’adrenalina, il “down” è naturale. Perciò, mi sistemo per bene sprofondando nello schienale e mi schiero per vedere un po’ di lavatrice televisiva. Vediamo un po’ cosa danno sulle corriere messicane: cartone animato giapponese in lingua giapponese, sotto-titolato in spagnolo e ambientato nell’antica Siracusa. Ho detto.

L’arrivo a Palenque corrisponde esattamente a quanto anticipato dal fratello di Frank, Jimmy: buco fetente e infuocato.

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A El BaVón Rojo Zeus racconta la sua storia

La bettola ha riaperto e inizia a tornare la gentile clientela, nonostante “c’èCCrisiC’èCCrisi”…tanto da queste parti non ce ne siamo mai accorti perché le vacche qui sono sempre state così magre da potere sfilare sulle passerelle milanesi dell’Alta Moda. Ritorna Zeus e ci racconta la sua storia. 

Autore: Zeus

La storia di Zeus

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El Bavón Rojo – Panico da preparativi

Seduto sul dondolo sotto il portico di El Bavón Rojo, l’Oste contempla la strada brulicante di esseri umani impegnati nelle loro frenetiche attività per arrivare alla fine della giornata con qualcosa di “compiuto” e lo stomaco pieno. “Seduto” non è l’espressione corretta per un essere umano che, senza pudore, dichiara “di non discendere dalla scimmia, ma da un sofà”. L’Oste è talmente sprofondato e immobile nei cuscini di quel vecchio e arrugginito dondolo da potere essere scambiato come parte della sua colorata tappezzeria huipil.

È mezzogiorno e l’afa mista all’umidità è, come al solito a queste latitudini, un cocktail letale per ogni slancio e attività. L’Oste è in uno stato che egli stesso definisce: me facesse mangià ‘o culo d’ ‘e mosche pe’ nun dicere: “Sciò!”. Nella lingua di origine dell’Oste lo si dice di coloro che non riescono a vincere la pigrizia, una pigrizia talmente inguaribile da riuscire a sopportare disturbi, fastidi e assilli senza provare a reagire.

Dalla strada, la longilinea figura dell’Oste può essere distinta a stento dai cuscini del dondolo. A un occhio attento due indizi denunciano la sua presenza sotto quel portico: un esile filo di fumo sale voluttuoso in alto dalla sigaretta che l’Oste tira con la stessa flemma del compianto Barone svedese del calcio italiano, Nils Liedholm: “Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti”.  Il secondo indizio è il movimento del braccio destro quando solleva una bottiglia di cerveza e la porta alle labbra con la rassegnazione che la birra è ormai calda. Sparse a terra intorno al dondolo, il numero di bottiglie vuote è l’evidenza che l’Oste è all’ultimo grado della ‘Scala della Sbronzaì:

  • 1°: “Inteligente” (improvvisamente ti senti l’esperto di qualunque materia)
  • 2° “Atractivo” (improvvisamente ti senti il più figo del bigonzo e desiderato abbestia da tutti, di qualsiasi sesso e orientamento sessuale, non importa);
  • 3° “Rico” (improvvisamente ti senti il più ricco del mondo e sei prodigo dell’ennesimo “giro” al bar con tutti quelli che ti capitano a tiro di fiatella alcolica)
  • 4° “A prueba de balas” (“a prova di proiettile”, nessuno può farti arrabbiare, nessuno può farti male. Credici, seh, credici)
  • 5° “Invisible” (puoi fare qualsiasi cosa tanto nessuno può vederti, tanto…sei invisibile)

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El BaVón Rojo – Season 2

bavonRojo

La classica bettola malfamata, il migliore grog di tutti i Caraibi. Così dice l’Oste.

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio, anzi un avvertimento:
El BaVón Rojo sta per tornare sui vostri schermi.

Dall’inizio dell’anno, c’è stata già qualche avvisaglia, del movimento con andamento lento, giusto per togliersi un po’ di polvere di dosso, qualche scatto isolato, un singulto di vita in questo comedor che – come lo ha generosamente definito Silviatico – è “un luogo in cui ci si arriva per caso e non lo si lascia più” o, almeno – io auspico – ci si ritorna con piacere.

Nato come spin-off del racconto Batmancito, a sua volta nato come spin-off di un episodio accaduto per davvero nel mio viaggio in Messico, El BaVón Rojo interpreta l’anima primigenia di questa webbettola: la condivisione di esperienze, racconti ed emozioni, seduti intorno a un tavolo, gozzovigliando e bevendo.

“Mi casa es tu casa” recita il cartello all’entrata della locanda che, in un lontano passato, non avrebbe sfigurato al confronto di una stamberga piratesca sull’isola della vicina Tortuga. Oggi ambisce a fare sembrare “il peggiore bar di Caracas”  un convento di suore Carmelitane scalze. Obiettivo sfidante per i due scalcagnati soci, l’Oste e Narciso, ma raggiungibile solo con l’aiuto della pregiata clientela, cioè voi.

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Tati a El Bavón Rojo: E la Luna bussò

Torna El Bavón Rojo grazie a Tati che ci regala una fatata pennellata di parole e una meravigliosa sorpresa finale delle sue. Oste e Narciso ringraziano e restano in silenzio sott’a botta ‘mpressiunati. Ridurre al silenzio lo spilungone logorroico e il nanetto molesto è un evento epocale.

Autrice: Tati

E la Luna bussò

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Viva il Messico! Ep.#25 – L’Hacienda Yaxcopoil

L'Hacienda Yaxcopoil nel 1900 [foto tratta da yaxcopoil.com]

L’Hacienda Yaxcopoil nel 1900 [foto tratta da yaxcopoil.com]

Segue da Ep.#24 – Topeees?

9° dia: dall’Hacienda Yaxcopoil a Merida

Arriviamo finalmente all’Hacienda Yaxcopoil, ancora scossi dall’ultimo incontro con la “topa”. Se siete nuovi di questo viaggio, non fatevi strani pensieri: non siete su un sito di racconti dalle ennemila sfumature di grigio e quel cavolo di colore che volete. Siamo, infatti, animati dalle più nobili delle intenzioni e cioè IL Sapere! La Conoscenza…Azz! Non solo non siete atterrati su un sito “hot”, ma siete incappati in un emulo sgarrupato della famiglia Angela! Ma che è ‘sta roBBa? SQuarK?!?

Ora farò una cosa che ho sempre sognato ovvero [voce impostata da grande divulgatore televisivo] “Nella puntata precedente…”

Nella puntata precedente si è raccontato della storia dell’Hacienda Yaxcopoil, e, nonostante i potenti mezzi dell’ipertesto, so che se inserissi il link, non vi cliccherebbe consapevolmente nessuno perché potrebbe risultare letale al dito indice, che va assolutamente preservato per le essenziali e benché più gratificanti esplorazioni nelle cavità nasali. Pertanto, di buon grado, ritorno en passant sull’argomento. Repetita iuvant.

Yaxcopoil è un esempio di hacienda henequenera, un latifondo latino-americano con annessi residenza padronale e opificio, dedicate alla coltivazione dell’henequén, una varietà di agave autoctona, da cui si ricava la fibra per il cordame.

La vera protagonista di Yaxcopoil: l'henequen

L’hacienda dal punto di vista della vera protagonista di Yaxcopoil: l’henequén [foto tratta da yaxcopoil.com]

In ogni angolo dello Yucatán c’è una hacienda henequenera: queste splendide residenze, immerse tra natura e storia, che vissero i loro fasti all’inizio del XX secolo, sono disperse tra le basse foreste di questa regione. Di molte non restano che delle rovine lungo le varie carreteras, mentre alcune sono state trasformate in centri turistici che offrono oltre che visite al loro interno, anche escursioni presso i cenotes o i siti archeologici nei pressi. Yaxcopoil è una di queste rarità: sita a circa un’ora dal sito archeologico di Uxmal, fino ai primi anni Trenta del Novecento, l’hacienda ha operato impiegando circa cinquecento campesinos su una superficie di undicimila ettari. Oggi è tutto finito e per non dimenticare questo passato è stata convertita in museo.

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas. Epilogo

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Segue da Ep.#2 In tequila veritas. Parte Segunda

Epilogo

Il gringo e Luna, mentre si baciavano, non erano soli.

Sotto il portico di El Bavón Rojo, quattro occhi li osservavano, nascosti nel buio: l’Oste e Narciso, in silenzio, erano seduti sul dondolo.

Quando il gringo e Luna furono inghiottiti dal buio in fondo alla strada. Narciso parlò:

“Bel bacio eh?”

L’Oste tirò un lungo sospiro: “Eh sì, Narciso mio, proprio un bel bacio! Uno di quei baci degno di finire nella classifica dei migliori baci nella storia del Cinema…Non c’è male, non c’è male per davvero, certo che io so fare di meglio…”

“Sì, va be’….” sbuffò Narciso. L’Oste incalzò: “Ti devo fare i nomi? Non è proprio elegante…”

“Ma dai, le tue donne si contano sulle dita di una mano mozza!”

L’Oste cambiò discorso: “Narcì, passami l’accendino va’ che una sigaretta ora ci sta tutta”

Narciso già aveva pronto l’accendino in mano e nel passarlo al compadre aggiunse: “Ti fa male, Oste. Smettila con questo veleno!”

L’Oste tirò una prima boccata e buttò fuori dalle narici più fumo di quanto ne avesse aspirato con la bocca.

“Hai ragione, ma non oggi. Oggi abbiamo salvato un altro di questi gringos”.

“Il gringo era già morto e nessuno se ne era accorto…”

L’Oste girò la testa in direzione del piccoletto e lo guardò negli occhi con un sorriso sornione: “Tranne Luna e…noi due”.

“Eh già, Luna non aveva fatto i conti con l’Oste”.

Scoppiarono in una risata liberatoria. Ancora in preda alle convulsioni, Narciso aggiunse: “E poi il colpo da maestro…quella frase prima che si baciassero…Oddio, com’era? Una roba poetica tipo ‘verrei all’Inferno a salvarti, morirei per te’...Un colpo di genio!”

“Certo che Luna l’avrebbe accontentato. All’Inferno se lo sarebbe portato…ma per restarci” El Rojo prese fiato e continuò ansimando per le convulsioni “E..e…pensa Narcì che ci stavo rimanendo secco pure io…dopo quella frase, il mio tasso glicemico è schizzato alle stelle!”.

Quando ebbero ripreso fiato, Narciso domandò con tono grave e preoccupato: “Tu sei sicuro che Luna manterrà il patto?”

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas. Parte segunda

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Segue da Ep.#1 In tequila veritas

Vittime ed eroi. Just for one day

Al bancone di El Bavón Rojo.

Cinque tequila dopo…

Sei lì che balli ancora, in mezzo a tutta quella gente. Con il bicchiere vuoto della quinta tequila in mano, rimango incantato a guardare i tuoi fianchi come ondeggiano. Voglio parlare con te, ma la mia bocca è secca. Ho perso la cognizione del Tempo: non so da quanto sono in questa stamberga, com’è che si chiama? El Rojo-qualcosa…L’Oste qui –  entrambe le pupille automaticamente si muovono verso la periferia sinistra dell’occhio verso l’uomo dietro al bancone –  continua a versarmi tequila. “Es hora de llenar el tanque!” mi fa il buon diavolo e giù che versa. Ha capito che non riesco a trovare il modo per sgusciare via dalla mia timidezza e mi sta aiutando. Davvero un buon diavolo! Chissà come è finito in questo buco di posto…Devo trovare una scusa per rivolgerti la parola e passare anche un solo momento vicino a te. Voglio ballare con te, stringerti forte tra le braccia. Muoio sicuramente pazzo se mi lascio scappare questo momento, anche se è destinato a durare solo per questo giorno ormai alla fine.

Io, io sarò re. E tu, tu sarai la regina.

Potremmo rubare il tempo solo per un giorno. Possiamo essere eroi, per sempre. Che ne dici?

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Viva il Messico! Ep.#24 – Topeeees!

L'Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]

L’Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]

Segue da Ep.#23 – Para Ticul?

9° dia: da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Da Ticul, alla guida c’è sempre Francesco.

Sebbene abbia provato a sabotare il viaggio a causa di un banale errore di vocale e portarci così a Tikal con una leggerissima deviazione di circa un migliaio di chilometri, decidiamo di rinnovargli la fiducia come pilota del nostro bolide rosso, una fiammante Chevy Monza. Fiammante in senso letterale poiché ogni volta che rientriamo dalle nostre escursioni a piedi, nell’abitacolo potresti infilarci una bella torta. Praticamente un forno portato a temperatura e nemmeno ventilato.

Decidiamo la nuova tappa al volo, incrociando i suggerimenti della bibbia Rough Guide e una sommaria consultazione della mappa-lenzuolo: l’Hacienda Yaxcopoil.

L’Hacienda Yaxcopoil risale al XVII secolo. Il suo nome in lingua maya significa “il luogo degli alberi verdi”. Considerata una delle più importanti haciendas in Yucatán, nel suo massimo periodo di splendore, Yaxcopoil si estendeva su una superficie di 12.000 ettari.  Da ranch di allevamento di bestiame venne convertito molto più tardi in piantagione di henequén, l’“oro verde”. In Yucatán, si iniziò a chiamare “oro verde” la pianta che era già conosciuta dai Maya con il termine “ki”, ovvero la varietà di agave fourcroydes, nativa della zona più calcarea (e quindi meno fertile) della penisola, la cui coltivazione estensiva rappresentò il fulcro dell’economia locale durante oltre un secolo, a partire dalla seconda metà del XIX secolo a quasi la fine del XX secolo.

Con il passare degli anni l’estensione dell’Hacienda Yaxcopoil si è ridotta a meno del 3% della sua antica superficie a causa di: continui cambiamenti politici, sociali ed economici nella regione; la scoperta di nuovi materiali sintetici che hanno soppiantato questa coltivazione, che riforniva di semi-lavorato l’80% della produzione mondiale di cordame.

Oggi l’Hacienda è un importante testimonianza storica e, nella sua proprietà, è stato costruito un museo. Andiamo a visitare perciò l’hacienda!

Da Ticul all'Hacienda Yaxcopoil

Da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Yaxcopoil dista da Ticul una cinquantina di chilometri, un’ora di viaggio prendendosela con calma; inoltre è verso Nord, quindi in direzione per il ritorno verso Merida. Perciò il viaggio verso questa tappa appare muy tranquilo…Non proprio.

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A El BaVón Rojo tenemos que bailar la cucaracha [by Silviatico]

Segno

Segno “due” per Silviatico. Oh non è il numero di birre e di grog che si è scolato…Non mi basta tutta l’insegna per segnarle.

L’anno nuovo è arrivato a El Bavon Rojo e ha colto con una certa sorpresa l’Oste. “Allora, è già passato ‘sto fottuto Capodanno o no?” la domanda dell’Oste rimane sospesa in un limbo tra lo stato confusionale al naturale dell’Oste e gli effluvi di grog. Quel pinche gringo del mi hermano Silviatico ci dà qualche gustosissimo ragguaglio e continua la storia…che sarà lunga almeno un anno. Intanto, tenemos que bailar la cucarracha.

Autore: Silviatico

Tenemos que bailar la cucarracha

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Capodanno a El BaVón Rojo: brindisi con Grog!

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Etichetta del Grog (c)2016 Disegno di  Tati

Tutto nasce dagli auguri di Buon Anno di Tati all’Oste nel post di riapertura dell’anno nuovo di El BaVón Rojo:”mannaggialochetta! ma dov’ero caduta per perdermi una riapertura della bettola con questo grande stile!!??
Buon anno già iniziato Oste”

L’Oste accoglie con letizia l’augurio e ricambia con affetto, ma non finisce lì…

Oste: “Buon anno FaTati! Perché “iniziato”? Come sarebbe “già”?…Narcì! Narciiiiiii! Narcisooooo!

Da qualche parte dietro (e sotto) il bancone con una refola di voce dal tono rassegnato e sbuffante, giunge la risposta di Narciso: “Checc’èeeeh?…”

Oste: “Narcì, ma che è già passato Capodanno? A me non mi pare…Poi qua fa sempre caldo, l’unica neve che si vede da queste parti è quella che portano i motoscafi dei Narcos…E non ci voglio avere niente a che fare eh. Poi per me la neve, lo sai Narcì…”
Narciso: “…È ambiente ostile, lo so. Lo so.”
Oste: “Narcì, allora è passato Capodanno? Tati mi ha fatto gli auguri di buon anno “già iniziato”…”

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Viva il Messico! Ep.#23 – Para Ticul?

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Uno scorcio del mercato a Ticul [foto di RedBavon]

Segue da Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

9° dia: da Uxmal a Ticul 

Lasciamo le ruinas di Uxmal alle spalle e decidiamo di dirigerci verso Ticul, dove sembra vi sia un rinomato mercato dei sandali e, sopratutto, dove potere mettere sotto i denti qualcosa in un comedor visto che si è fatta l’ora del pranzo. A mia memoria e conoscenza, nessuno di noi quattro – né prima, né durante, né dopo tale viaggio – ha mai avuto un minimo, pure anche infinitesimale interesse per le calzature, figuriamoci i sandali. Tant’è, si va a Ticul!

Non abbiamo cellulari e il GPS è una roba avveniristica da film di spionaggio militare o alla Tom Ponzi, perciò dipendiamo da una mappa che, da aperta, ingombra come un lenzuolo del corredo matrimoniale e, per ripiegarla, bisogna fare come la massaia quando c’è da tirare via il bucato dal terrazzo, cioè occorre olio di gomito e un’aiutante: suddividere i lembi in egual misura, piegare la mappa a metà nel verso delle piegature verticali e ripetere l’operazione. Unire, poi, la propria porzione di mappa a quella dell’aiutante per tante volte consecutive quante sono le piegature orizzontali. Così facendo si otterrà un rettangolo delle dimensioni originarie nel suo formato tascabile….Manco per idea, le mappe hanno una vita propria e uno spirito ribelle, ne sono certo.

La “Rough Guide” del Messico, da noi venerata come un testo sacro al quale ci affidiamo ciecamente nei momenti più bui, non compie questa volta  “il miracolo della fede” facendoci riacquistare la vista sulla corretta via da percorrere poiché ci supporta solo con mini-mappe locali in formato numismatico.

Con la precisione del cartografo dei tempi antichi, fatta la dovuta proporzione tra la scala in chilometri indicata sulla mappa e il mignolo di uno di noi estratto a sorte, calcoliamo che ci vorrà circa una mezz’oretta.

Disclaimer: per girare queste scene non è stato tagliato mignolo né altro dito a nessuno dei compagni di viaggio o altro essere vivente.

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Batmancito [Ep.#8] – Un amaro ritorno

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte per gli Aztechi

Mictlantecuhtli y Mictecacíhuatl, marito e moglie Dei della Morte. La dualità della Morte nella mitologia azteca.

Da quando siamo tornati dalla giungla, dopo l’incontro con il “batmancito”, quel dannato pipistrello nel Tempio Perduto, Sergio non è stato più lo stesso. Inizio a pensare che non fosse un pipistrello…

Anche quando abbiamo rimesso piede a El BaVón Rojo, neanche l’accogliente atmosfera di varia umanità, alcol, fumo e legno di questo sgangherato comedor non ha sortito effetti su Sergio.

Avrei scommesso una discreta somma di denaro che  la strana coppia dei due soggettazzi titolari di cotanta dispensa di alcolicità, con i loro lazzi e frizzi, sarebbe riuscita a riportare alla “normalità” il mio compagno messicano di tante avventure e altrettante disavventure, ma l’avrei persa.

Dopo avermi salvato la vita da quei quattro figli di scimmia urlatrice schierati, armi in pugno, ad accogliermi fuori dal Tempio Perduto per fare della mia testa un’amena decorazione di uno tzompantli, Sergio non è stato più lo stesso.

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Viva il Messico! Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

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I biglietti del sito archeologico di Uxmal [Foto di RedBavon]

 Segue da Ep.#21 – A zonzo per Mérida

9° dia: Uxmal (città nativa di Francesco, poi saprete perché…)

A bordo del nostro bolide rosso Chevy Monza, Lucio è ormai “Il Prescelto” alla guida: è il nostro “pilota ufficiale” dopo avere salvato pianale, ammortizzatori, sospensioni nonché la nostra pellaccia nel percorso rallistico a Tulum e da quelle micidiali trappole dette “topas”, ovvero dei dossi artificiali, decisamente più alti di quelli nostrani, distribuiti sulla rete stradale apparentemente ad minchiam, ma, in realtà, atti a costringere l’automobilista a rallentare nelle vicinanze anche di una sola casupola, che sbuca dal folto della foresta tropicale al lato della striscia asfaltata. Parental Advisory: in un prossimo post vi racconterò delle topas.

Ci dirigiamo verso Uxmal, altra città-stato di notevole importanza storica in quanto parte della Lega di Mayapán (“bandiera dei Maya”) insieme a Chichén Itzá e Mayapán, appunto.

Secondo alcuni studiosi, tale Lega non è mai esistita, poiché Uxmal e Chichén Itzá erano già state abbandonate e la Lega è frutto di una storia inventata dai Signori di Mayapán per dare prestigio al proprio lignaggio. Secondo altri storici, tale alleanza, iniziata tra il 987 –1007 d. C., conquistò l’egemonia del Nord della penisola. La Lega si dissolse a causa di conflitti interni: prima una guerra tra Uxmal e Chichén Itzá (1175-1185 d.C.), poi tra Uxmal e Mayapán (1441-1461 d.C.). Il caos che seguì dopo tale ultima guerra divise la penisola in 17 kuchkabales o, come le chiamarono gli spagnoli, cacicazgos, equivalenti a uno Stato minore indipendente come poteva essere l’Irlanda o la Scozia nel vecchio Continente. Per cacicazgo si intende “terre governate da un cacique“, ovvero il capo di una gerarchia determinata da alleanze guerriere, consolidatesi mediante complessi sistemi di parentela e appartenenza etnica. Da qui il fenomeno del cacicchismo, che influenzò negativamente la storia dell’America Latina e viene anche utilizzato per indicare l’esercizio personalistico del potere in ambito locale. Maya, spagnoli e italiani, una faza, una raza.

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata [Foto da mayaruins.com]

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata! [Foto da mayaruins.com]

Uxmal è uno dei più importanti siti archeologici della cultura Maya, insieme a Chichén Itzá e Tikal (in Guatemala): come Palenque, è un magnifico esempio dell’arte Maya nell’elegante stile Puuc. Alla linearità di grandi edifici quadrangolari si contrappongono estesi fregi nel caldo calcare yucateco, decorati da ricchi mosaici di pietra.

In Uxmal, il cui nome significa “ricostruita tre volte”, vi è la famosa Piramide del Adivino, alta la solita trentina di metri, ma con una pendenza tale che l’infarto è certo anche solo a guardarla dal basso!

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Viva il Messico! Ep.#21 – A zonzo per Mérida

Mérida (Foto da web)

Mérida (Foto da web)

 Segue da Ep.#20 –Mérida, llegamos en La Ciudad Blanca

Oggi Mérida è il centro più importante dello Yucatan, ma in passato lo era a un livello molto più ampio grazie al fiorente commercio di derivati dall’agave.

La prima specie di agave fu scoperta da Cristoforo Colombo a Bahama e il viaggiatore inglese John Gilton (1568-72) definì questa pianta come el árbol de las meravillas per i molteplici derivati da essa ottenuti: vino, aceto, miele, zucchero, la bevanda nazionale del pulque e il tlachique, distillati famosi come mescal o tequila e, ancora, canapa, funi, calzature, tegole per i tetti e punteruoli.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, l’80% della corde del Mondo era prodotto con il semilavorato che proveniva da Mérida.

La città ha un’identità caratteristica grazie anche al semi-isolamento dello Yucatan dal resto del Messico fino agli anni Sessanta. La forte influenza coloniale ispanica è chiara in un mix di esotica novità di atmosfere mesoamericane e la familiarità di architetture care ai nostri vicini iberici.

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