L’uomo come la capra

Vancouver Riot Kiss” di Richard Lam

“Vancouver Riot Kiss” di Richard Lam – 2011 Vancouver sconvolta dalla violenza di tifosi per avere perso il campionato di Hockey. una coppia di innamorati si bacia. Intorno, il caos e la polizia in tenuta antisommossa. GLIA FAMO!

L’uomo con l’ideale campa, senza l’ideale crepa.

Dopo uno scambio di commenti con Adelfo e con clipax per me fertili, per altri solo fertilizzanti del tipo organico, una volta tanto le mie falangi così attonite al nunzio stettero orbe di tanto spiro (che il Manzoni mi perdoni). Nel teatrino della mia scatola cranica, però, un fascio di luce si è fatto strada nell’oscurità e ha raggiunto il piccolo schermo: è iniziata la proiezione delle immagini che seguono. Immagini di piccoli uomini, grandi ideali.

Ideali, nella pratica magari disattesi o ancora con tanta strada da fare, ma ormai faro di un’umanità sballotata dai marosi, immobile, pietrificata dalla paura, quasi in attesa di quell’ultima onda, tuttavia anelante a un porto sicuro o una spiaggia accogliente.

Sì, perché – mi avete convinto o lo confesso, fa lo stesso – io sono un’idealista.

Un’ “idealista”  al punto 2 mixato tra lettera (a) e (b) della definizione di treccani.it, cioè:
chi si propone un ideale e cerca di realizzarlo in pratica nel suo piccolo e ha fede nella forza delle idee e nel valore dei principî ideali.

L’ideale forma la mia coscienza, la coscienza di ogni individuo e – per essere messo in pratica – ha necessità che sia condiviso, che diventi l’ideale di molti. Così, parallelamente alla coscienza individuale, si forma una coscienza collettiva e prende forma naturalmente nella pratica, passo dopo passo, errore dopo errore si passa oltre, cercando di mantenere la rotta con l’astrolabio (grazie agli arabi per tale gingillo), fissa verso quel faro che è l’ideale. Che ci si arrivi e quando ci si arrivi, dipende da molti fattori, ma anche da noi, almeno da quanti ci credono.

E ora, silenzio in sala, spegnete i telefonini e godetevi queste immagini, che – anche nel caso non condividiate nemmeno una virgola di questo sbattimento alla tastiera – rimangono delle stupende foto.

Tianasquare1

“Il rivoltoso sconosciuto” di Jeff Widener

Pechino, 5 giugno 1989, Piazza Tienanmen

Un ragazzo disarmato ferma una colonna di carri armati T-59. Grazie a questo ragazzo e al capo-carro che non lo schiacciò sotto i cingoli.

La potenza di “fuoco” dell’ideale.

black power

Black Power

Città del Messico, ottobre 1968, Giochi della XIX Olimpiade

Alla premiazione dei 200 metri piani, il vincitore, lo statunitense Tommie Smith e il suo connazionale John Carlos, terzo classificato, alzano il pugno chiuso guantato in nero in segno di protesta contro il razzismo e nel saluto del “Potere Nero”. Anche la medaglia d’argento, l’australiano Peter Norman, indossa un distintivo a sostegno della loro protesta. Gli americani ascoltano l’inno nazionale, senza scarpe, calzini neri, con il capo chino come per vergogna, tenendo gli occhi fissi sulle loro medaglie in segno di protesta. Per questo gesto gli atleti sono stati espulsi dai giochi.

Immortalati in questa immagine sono sì diventati icone di un’epoca, ma pagarono con isolamento e ostracismo quest’atto di coraggio civile e credo nell’ideale della dignità e riconoscimento dei diritti umani, mettendo in gioco la loro carriera giunta allo zenith.

Věra Čáslavská alla cerimonia di premiazione Olimpiadi Messico 1968

Věra Čáslavská alla cerimonia di premiazione Olimpiadi Messico 1968

Anche la ginnasta ceca Věra Čáslavská, sul gradino più alto del podio insieme alla sovietica Larisa Petrik dopo la gara di corpo libero, rifiuta di guardare la bandiera dell’URSS e di ascoltarne l’inno, tenendo il capo chino in segno di protesta dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Questo gesto le costerà un ritiro forzato dalle competizioni e il divieto di viaggiare per 12 anni.

Un bimbo porge un palloncino a forma di cuore alla polizia anti-sommossa

Un bimbo porge un palloncino a forma di cuore alla polizia anti-sommossa

Bucarest, 2012, proteste contro le politiche di austerità in Romania

Migliaia di romeni affollano le strade della capitale in segno di protesta. La protesta si estende a oltre 40 altre città con la richiesta di dimissioni del Presidente e del governo per avere imposto aspre misure di austerità allo scopo di ricevere prestiti internazionali necessari per rilanciare la stagnante econonomia nazionale.

Il bimbo che porge il palloncino a forma di cuore al tetro schieramento di polizia in assetto anti-sommossa è la prova che l’ideale ha un’altra forza: quello di potere essere trasmesso alle future generazioni, così che possano continuare il viaggio o passare a loro volta il testimone a quelli ancora dopo, fino a che l’ideale non trovi il compimento nella realtà.L’ideale non è figlio del Consumismo:”tutto e subito, possibilmente senza sacrificio”. E’ finanche un atto di generosità quando dei sacrifici necessari per realizzarlo godranno le nuove generazioni. Un sogno per domani:Passa il favore”.

W. Eugene Smith Alert Soldier, Saipan 1944

Alert Soldier (Saipan 1944) , foto di W. Eugene Smith

Saipan, 1944, Guerra del Pacifico

L’espessione del soldato americano ritratto da William Eugene Smith è una di quelle immagini che fanno comprendere, più di mille racconti e libri, quanto la guerra sia così orribile, che non esiste motivo in Terra nè Dio per arrivare a tanta barbarie e violenza. Nell’espressione del soldato, l’deale, l’anelito alla pace è più viva e reale di quanto noi – che la diamo per scontata – possiamo percepire.

Ritratto di famiglia sulla Luna

Ritratto di famiglia sulla Luna

Luna, 1972, ritratto di famiglia

Nel 1972, durante la missione dell’Apollo 16 sulla Luna, l’astronauta Charles Duke è il decimo uomo (e tuttora il più giovane) che ha camminato sul suolo del nostro satellite. Mentre era in esplorazione sulla superficie lunare, scatta questa foto che ritrae la sua famiglia, con sua moglie e i suoi due figli. La foto è ancora lì, sul suolo della Luna.

Alla ricerca di nuove forme di ideali, fino ad arrivare là dove nessuna capra è mai giunta prima.

E si chiude con A Better Tomorrow

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28 responses to “L’uomo come la capra

  • CriticaComunista

    Interessante, grazie per avermi citato.

    Esistono tanti ideali ma occorre capire che non tutti sono giusti. Esistono ideali che sono stati creati per il benessere delle persone (Liberalismo, Illuminismo, Marxismo, Anarchismo) ma anche altri per giustificare una superiorità che non esiste (Fascismo).
    La Storia lo dimostra più volte chi ha combattuto dalla parte giusta e chi no…solo una capra può far diventare i cattivi come buoni ed i buoni come cattivi.🙂

    Ciao!

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    • redbavon

      Beh certo, lì è la differenza tra uomo e caprone. Discernere, scegliere…l’ideale giusto. Anche quegli abulici paciosi degli hobbit, scelsero di opporsi a Sauron che gli voleva sbragare la verza e pure l’erba-pipa (questo in verità li fece davvero incaxxare). Ce ne ho messo per tutti i gusti, tutti artigianali: uguaglianza, fratellanza, libertà, pis and lov, e pure per aspera ad astra. Tanto per dare un dispiacere a Giggi che ci ha rotto con questo piattume di gusto industriale “c’è questo è accattatevillo”

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  • lamelasbacata

    Stupende foto ma l’uomo, con o senza ideali, campa comunque. Come è un altro paio di maniche.

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    • redbavon

      Sì, campa…come un caprone. Bruca, bruca e quando finisce l’erba, panca o non panca, crepa😉

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      • lamelasbacata

        In molti luoghi del mondo è così che si vive, anche senza brucare, quando il cibo manca.

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      • redbavon

        Verissimo! È i più fortunati con la pancia piena, che possono anche pensare agli ideali, non possono sottrarsi per migliorare anche le loro condizioni. Molte di queste foto non sono servite a chi c’è dentro, anzi…Ma a tutti quelli che non avevano diritti o la pancia piena. Il mondo prima di queste foto era un posto decisamente peggiore.

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      • lamelasbacata

        Io vedo quello che sta succedendo in Turchia, penso che avrei voluto visitarla e non potrò più farlo, penso a Petra, a Sanaa, all’Egitto e sento solo un gran senso di perdita e sconfitta. Mi domando come possano le popolazioni che ci vivono tollerare, ma capisco che l’istinto di sopravvivenza fa accettare i più bassi compromessi. Siamo nelle mani di burattinai e regie occulte che non possiamo battere né fermare. Forse l’ultima occasione di dire no alla globalizzazione l’abbiamo persa a Genova e non tornerà più. Joshua diceva che nessuno può vincere a tris so let’s play chess ma a me sembra che qualcuno, non noi, purtroppo stia vincendo.

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      • redbavon

        Sai, anche io vorrei vedere i luoghi e la gente di quei Paesi che hai citato. I compromessi esistono e ognuno di noi li vive nella vita di ogni giorno, l’importante – secondo me – e’ inseguire la luce del faro. Le c.d. Primavere arabe ci insegnano che noi non ci capiamo (e non ci vogliono fare capire) un’emerita ceppa. Colpa anche nostra che non conosciamo l’altra cultura, con cui abbiamo avuto in passato scontri ma anche tanti scambi. Ci sono state guerre, mai giusto e Dio – per chi ci crede, io sì – non le ha mai volute. Noi uomini, anzi caproni al macello le abbiamo scelte. Le Crociate sono un esempio è il romanzo di Franco Cardini che trovi tra queste pagine è una buona introduzione.
        A scacchi, che sto insegnando ai miei due nani di 5 anni e che sono legati a mia sorella e a ricordi di mio papà, finisce la partita solo quando è scacco matto. Fino a quel momento anche un pedone che arriva sulla parte opposta può diventare una regina e vincere la partita. Grazie per avermi fatto rivenire in mente il ricordo di mio papà e di quella bellissima scacchiera, che conservo ancora e sui cui giocano oggi i miei due piccoli diavoli rossi. RedBavon out.

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      • lamelasbacata

        Non ho capito se RedBavon out nel dress code del blog vuol dire che non mi parli più. In ogni caso, oggi dopo 4 anni sono rientrata in possesso di un libro che avevo prestato. Stranezze del caso, (niente è per caso) si adatta a ciò di cui stavamo discutendo, perciò te lo segnalo, per ricambiare i tuoi suggerimenti🙂 L’abitudine al sangue di Giorgia Lepore, Fazi editore.

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      • redbavon

        Noooooo! L’espressione è un brevity code che usiamo noi trasvolatori virtuali nelle nostre comunicazioni per forza sintetiche in quanto basta un nonnulla per ritrovarsi un bandit (aereo nemico) a ore sei ed essere facile bersaglio dei confetti al piombo gentilmente offerti dalla Browning. Il calibro 20 è particolarmente indigesto.
        Chiedo venia di avere usato un gergo conosciuto da me presupponendo che fosse cosa nota. L’out viene usato per non occupare il canale ed evitare letali sovrapposizioni. È’ una sorta di “passo”, tocca a te se hai qualcosa da dire, rimango in attesa
        Grazie per la segnalazione del libro: d’estate in ferie riesco finalmente a leggere come dico io!
        RedBavon…sto qua, quando vuoi;)

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      • lamelasbacata

        Ok, mi ero già raggomitolata dentro la tana….. Visto che niente è per caso ti linko un articolo appena letto, non so se conosci questo blogger http://wp.me/p2ocUV-1Mw
        Il calibro 20 è noto per la sua indigeribilità in effetti!

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  • CriticaComunista

    Beh potevi pure mettere le foto dell’assalto al Palazzo d’Inverno da parte dei Bolscevichi; quello si che fu un riscatto del Popolo (specialmente la parte con lo Zar e la famiglia reale messi ai lavori forzati)😀

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  • clipax

    Qui ci vorrà un post per cercare di mettere in piedi due concetti.🙂

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  • tiZ

    gli ideali sono il motore delle nostre azioni più profonde, quelli in cui rispettiamo profondamente noi stessi e la nostra natura. gli ideali non andrebbero mai pensati senza l’etica e il bene comune.
    Le immagini sono bellissime, commoventi, tenere.. eppure l’ideale resta una speranza finché non cozza con la dura realtà e miliardi di capre chiamate uomini (pensanti?).

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    • redbavon

      Quoto, straquoto, sottoscrivo e ringrazio per l’apprezzamento delle foto che in alcuni casi mi sono costate parecchio tempo per ravanare dentro Google e fare scopa con l’ideale che volevo rappresentare con poche parole e un’immagine che parlasse da sola.
      Disclaimer: in questo post è in questo blog non si è usata violenza a nessuna capra o caprone.

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  • Cose da V

    Secondo me questo è già qualcosa. Perché comunque è un atto di coraggio (mi riferisco solo ad alcune immagini, quelle meno recenti, perché limonare davanti alla polizia non lo considero coraggio ma al massimo ostentazione). Tempo fa girava anche una foto di una ragazza che baciava un poliziotto, mi sembra durante una manifestazione No Tav. Comunque a differenza nostra che ci lamentiamo da un pc senza fare nulla queste persone seppure con un semplice gesto hanno detto la loro e io le apprezzo per questo.

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    • CriticaComunista

      Tu ti lamenti da un pc (scusa cara V per la franchezza). Vieni ai cortei del 25 aprile o di qualsivoglia manifestazione di protesta. Mi vedi sempre là🙂
      Ho pure manifestato all’estero, facendomi un culo assurdo…ma con soddisfazioni.🙂

      Ciao cara!

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    • redbavon

      Questo post nè nei post appena precedenti e quello appena pubblicato sono legati da un filo, che si manifesta a chi vuole vederlo. Questo filo chiude con A Better Tomorrow non a caso. Di lamento non ce n’è traccia e non ne troverai traccia in tutta la mia webbettola per un motivo sintetizzato in un verso di “Malarazza”, canzone di Modugno tratta da una poesia di un anonimo siciliano:
      “Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia lu bastuni e tira fora li denti”.
      In sintesi, se vuoi che un’ingiustizia finisca, tira fuori i denti e combatti perché nessuno la farà mai al posto tuo.
      Aggiungo: ognuno nel suo piccolo, dia il suo contributo; ognuno è responsabile di questa scelta. Inutile guardare agli altri e trovare sconforto (o è conforto mascherato?) nel fatto che il mondo va al contrario. Il senso di questi miei post, lo ribadisco, non è che ho la soluzione o sbraito “armiamoci e partite”. Nel mio piccolo, mi sento responsabile di certe scelte e certi credo, ognuno contribuisce secondo coscienza, una coscienza che può diventare collettiva se altri si uniscono. Ade si fa tutte le manifestazioni dal Manzanarre al Reno, un professore insegna a pensare con la propria testa agli alunni, io come padre trasmetto dei valori ai miei figli e gli dò gli strumenti per discernere tra male e bene…E così via. Ognuno sa il contributo che può dare e il conto lo fa con se stesso. Il confrontarsi con gli altri solo per notificarsi che il mondo è diverso e non cambierà mai, non è altro che un’auto-assoluzione, un pericoloso alibi.
      Non fraintendermi non ti sto sparando un “pippone”, ma discorro con te seguendo lo stesso filo che con A Better Tommorrow idealmente trova compimento. Partito da eventi tragici e sconvolgenti, spinto dall’idea di un domani migliore (lo devo in primis ai miei figli), concludo ritornando e riconfermando la stessa idea grazie ai tanti contributi come il tuo e diversi dal tuo, che non reputo uno sterile, esercizio di lamentela davanti a un PC, ma un darsi la voce, utile sopratutto in momenti come questi in cui ti senti solo, utile perché riprendi forza in quella idea che ti fa pigghiare lu bastuni e tirare fora li denti.

      Ultima precisazione e poi – giuro – vado fera da ‘i ball’: la foto dei due che limonano, a prescindere dal fatto che sia ostentazione o coraggio (tu ed io non lo sapremo mai perché non sappiamo quei due cosa sentissero), l’ho inserita alla fine del post precedente e all’inizio di questo come ideale continuazione del discorso. Il significato che personalmente dò a quella foto è sempre lo stesso: nelle avversità, mai scoraggiarsi, mai rassegnarsi, perché qualcosa di buono deve pure esserci, un domani migliore deve pure esserci…Quella foto rappresenta alla perfezione questo mia tensione, questa mia – se preferisci – illusione.

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