Ulisse con il senno di poi

Ulisse sulla barca (disegno by Diego)

Ulisse sulla barca (disegno by Diego)

Uno dei miei nanerottoli di cinque anni ha scritto il racconto di Ulisse e di una parte del suo viaggio avventuroso. “Scritto”…In realtà, lo ha raccontato a scuola e la maestra l’ha praticamente “sbobinato” sul caro foglio di carta. La maestra chiede a tutti i bimbi di portare a scuola il proprio libro preferito, ogni bimbo lo racconterà a parole sue al resto dei compagni. Considerate che è l’ultima classe della scuola materna e tale esperimento – per quanto meritorio – ha buone probabilità di finire con una baraonda di bibliche dimensioni quanto la Torre di Babele.

La sera, finalmente sotto le coperte, i miei due nani non si addormentano se non gli racconto una storia; in questo periodo, gli sto raccontando dei miti greci (una rispolveratina fa sempre bene), anche perché non ce la faccio più a ripetere a rullo le classiche storie e l’ultima mia edizione di Biancaneve faceva più o meno così: “C’era una volta Biancaneve, dico “c’era una volta” perché è morta. Fine della storia.”. Era ora di cambiare.

Diego,  il meno loquace dei due gemelli, ha scelto un libricino che racconta, con l’ausilio di schede illustrate, una parte del viaggio di Ulisse; potete immaginare la mia gioia di vedere che in famiglia c’è un altro che apprezza la Storia, sebbene parecchio romanzata ma, come spiego loro, “con un fondo di verità”.

Ho deciso di pubblicare la versione di Diego del racconto del marinaio più famoso della Storia perché l’ho trovata esilarante e “pulita” come solo un bambino può fare. Provate a immaginare con gli occhi di un bimbo una storia: il suo susseguirsi di eventi secchi, asciutti, senza sfumature con la dimensione del Tempo che i bimbi di cinque anni NON hanno o ce l’hanno molto compressa. Noterete un particolare ritmo, una metrica interna al racconto, scandito da un “poi” che segue un altro “poi” e un altro ancora, in una consecutio che ha dell’italiano crocifisso, ma anche della folgorazione della Verità quando ti imbatti sopratutto nelle cose semplici e ne hai riscontro immediatamente addosso, sulla tua pelle.

Ho visto come ha “scritto” Diego.

Ho visto come scrivo io.

E, dentro, si è stracciato il mio velo di Gerusalemme. Ho visto!

Ho visto qualcosa di bello che non so ora descrivere e neanche mi va di andare a scavare e smuovere, perché è certamente bello e non voglio rischiare che, avvicinadomi, svanisca o si rovini, toccandolo. Perciò, questo racconto lo metto qui. Spero riusciate a “vedere” anche voi.

Mi piacerebbe che un giorno Diego possa rileggersi qui, su queste pagine, che la carta è meravigliosa e quel foglio lo conserverò accuratamente, ma – caro Diego – papà ha già una certa età e vatti a ricordare dove ho messo quel foglio tra qualche anno.

Autore: Diego

Ulisse: la maga Circe e le sirene. Racconto io… 

C’era una volta Ulisse che era sulla barca.

Eolo con i dodici figli saluta Ulisse che sta partendo.

Poi Eolo si riposa un po’ e dopo si salutano.

Poi Eolo dà [a Ulisse] uno zaino con tutti i venti pericolosi.

Poi i compagni di Ulisse pensavano che ci fosse un tesoro, ma lo aprirono e [i venti] uscirono tutti insieme.

Poi una tempesta fece ribaltare la nave.

Poi si erano trovati su un’isola Ulisse e i suoi compagni. Poi faceva due squadre Ulisse e il suo compagno.

Poi la maga Circe aveva trasformato gli uomini in tanti animali, il leone e la tigre (NdC: tanti? due?). Poi aveva dato la porzione a Ulisse, ma Ulisse aveva bevuto prima un bicchiere di antidoto e la porzione non aveva fatto niente.

(NdC: la frase che segue è un assoluto ca-po-la-vo-ro!)

Poi Ulisse e la maga Circe si erano sposati e poi andò via.

Poi Ulisse disse legatemi e mettetevi i tappi nelle orecchie. I marinari non sentivano le sirene e Ulisse sì. Chiedeva di essere slegato ma i marinari dissero no.

Poi andavano ancora avanti e Ulisse sentiva le sirene. Poi i marinari slegarono Ulisse ma il suono delle sirene non si sentiva più.

Poi continuarono il viaggio.

Fine della storia.

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