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Storie sgangherate #4 – Parte II: Raganàbasi

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

Segue da Storie sgangherate #4

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno.

Parte II – Raganàbasi

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Storie sgangherate #4: I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

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Storie sgangherate #3: A.D. 2828. The Twins Society

Tutto è iniziato in sordina con Ulisse con il senno di poi. Non me ne sono accorto nemmeno io, ma è lì che ha avuto inizio questo esperimento di racconti sgangherati. Poi c’è stato Il Piccolo Cocomero. Scritto a due mani, tre teste e un solo cuore (senza sole&aMMore) in una notta buia e assolutamente non tempestosa, anzi immota e calda assassina come deve essere d’estate al mare, stile balneare, con il salvagente per paura di affogare.

Racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. I Racconti e le Favole scritte bene sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro, mescolati e remixati in uno storpiato linguaggio cciofane per venire incontro alle illimitate capacità di resistere al sonno di due nanerottoli gemelli di ormai quasi 6 anni e alle risorse ridotte al lumicino di un papà stremato già alle 7ettrenta del mattino.

Storie brutte (e pure raccontate male) ma non tiratemi le pietre perché sarò pure brutto (come ogni scarrafone) e non so scrivere (così dicono dove lavoro), ma pure permaloso (così dicono…)(…facciamoli contenti).

A.D. 2828 è nata al volo, ispirata alla numerosa genie di film post-apocalittici, distopici universi e peperonata a cena. Temo sarà più breve di questa intro, ma forse per questo motivo il lettore me ne sarà grato e lascerà traccia del suo apprezzamento con una scintillante stelletta (ma poi con le “stellette” ci posso prendere una pentola o un set di bicchieri a fine anno?)

Buon…anzi, brutta lettura!

A.D. 2828. The Twins Society

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Storie sgangherate #2: Il Piccolo Cocomero

Il Piccolo Cocomero (c)2017 Disegno di Tati

Il Piccolo Cocomero (c)2017 Disegno di  Tati

Questa è una favola sgangherata scritta a due mani, tre teste, un solo cuore.

Una sera di quest’estate, in vacanza a casa al mare, i miei due nani di cinque anni ed io eravamo soli nel lettone senza la mamma, poiché – dice lei – era al lavoro in città.

Tre uomini in un letto è un delirio.

Per tenere buone le due belve di taglia piccola, ho dovuto inventare un’alternativa alla loro ideA di “andare a letto”: “Facciamo a lotta” e “Facciamo i salti”; roba pericolosissima sopratutto in proiezione del ritorno della genitrice. I nani se la cavano con un bernoccolo, io rimedio un sermone epocale con tanto di accuse infamanti e d’infanticidio.

Così ho proposto: scriviamo una storia che poi leggiamo alla mamma quando ritorna? Voi raccontate e io la scrivo.

E così è stato: propongo una favola letta e riletta millemiliardi di volte, Cappuccetto Rosso e a tutti e tre è venuto naturale rimaneggiarla. Si avvertiva del godereccio sadismo in alcuni momenti. Nomi e idee sono dei nani al 90%: alcune davvero strampalate, altre di una tenerezza disarmante. Io ho tenuto solo le fila, fatto opera di “contenimento” e battuto alla tastiera in una lingua, un pelo più comprensibile del nanesco.

Quando i nani hanno accusato una certa pesantezza di palpebre, a parte lo spasso di vederli lottare con il sonno per sentire la fine della storia, è stato necessario il mio intervento: la parte finale del “volemose bbbene” conclusivo risente di una mano più adulta, una testa appena più matura, ma mi sono sforzato di mantenere un cuore da bambino.

Per questa favola sgangherata, raccontata dai miei figli, non ho voluto cercare su Internet un’immagine, ne desideravo una fatta con il cuore e la mano fatata… chi meglio di Tati?

Ringrazio Tati per avermi donato il capolavoro di disegno che potete ammirare in apertura: sintetizza il racconto con un colpo d’occhio. Ne racchiude magistralmente l’essenza.

Buona lettura.

Il Piccolo Cocomero

Autori: Diego, Jacopo e Claudio.

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USB 2.0: Un Sogno davvero Bastardo

The Milliner (c) 1900 – Henri De Toulouse-Lautrec

In questa webbettola sta prendendo vita spontaneamente una serie di storie che potrebbe essere intitolata “Lost” se non fosse che qualcuno ha già provveduto con tanto di copyright mondiale e potrebbe citarmi per tanti di quei danni che i nipoti dei miei nipoti bestemmierebbero il mio nome in tutti gli idiomi conosciuti sul pianeta a causa del debito ancora da saldare a una multinazionale americana.  Di “persone smarrite” si tratta, di persone di cui si sono perse le tracce sia nella realtà sia nella virtualità che supplisce come ultima ratio o, meglio, illusio: prima M.I.@. [Missing In e-mail], poi Vergognose prestazioni, e poi ancora USB, ora questo (sup)post che vado a propinare a chi, durante la navigazione, è stato sbattuto su questi lidi da tumultuosi flutti a causa di un click su “mi sento fortunato” (megalomani o inguaribili ottimisti) o di una fortunata botta di c**o del titolare di questa bottega nello scegliere i tag, i link e altri diavolo di “ranking factor” assortiti, tali da fare rincoglionire gli altrimenti sofisticatissimi algoritmi dei motori di ricerca e convincere Google di trovarsi, tra i byte e le ragnatele, il “sito più figo del bigonzo”.

Chiarito l’andazzo, pure tuttavia ancora qui davanti allo schermo colpiti dalla sindrome “ancora una cialtronata e poi smetto”, mettevi comodi sulla sedia, divano o vaso di ceramica sanitaria, accendetevi una sigaretta (se non fumate, datemi retta, è un buon momento per iniziare), bicchierino e boccia di super alcolico di sottomarca, tanto è roba che fa comunque male, vi fotte il fegato, ma almeno il portafoglio è salvo. ***Attenzione! In questa trasmissione NON sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali (foss’aMaronna! Pagato per scrivere queste facezie!) ***

A fianco alla tastiera ho una bottiglia piena di rubina e densa ratafià

Si va a iniziare.

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USB: Un Sogno Bastardo

http://www.ugallery.com/acrylic-painting-nothing-is-forgotten-under-the-red-maple

Nothing Is Forgotten Under the Red Maple by Seth Couture

S’intrufola nel magma di queste pagine un sogno dell’altra notte, soltanto un sogno? Forse.

Forse, perché la ragazza che ho trovato come inaspettata protagonista nel sogno, ha lasciato un’impronta vivida. Un’impronta fisica al risveglio. Tanto che la ricordo a distanza di qualche giorno.

Trent’anni o giù di lì, più “giù” che “su”, mora con i capelli lunghi lisci, occhi di cerbiatto, grandi, scuri, profondi. Taglio degli occhi tendente al mediorientale. Vagavo in una casa nel solito vedo-non vedo dei sogni…Una festa, una serata tra amici, ma io non conoscevo nessuno né mi era familiare la casa. Una situazione che ho sempre odiato da adolescente, quando – sarà capitato anche a voi – di trovarti “imbucato” a casa di “amici” di amici. La ragazza è sola, seduta su un davanzale di una grande finestra chiusa. Fuori è buio pesto. Non una luce, una notte di luna nuova. La finestra è molto alta e, grazie alle sue dimensioni, mi accorgo che è alta anche la ragazza: le gambe, penzoloni, toccano quasi terra. Un’immagine di dolce felicità bambinesca, se non fosse per quella profondità e avidità dello sguardo.

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Storie sgangherate #1: Ulisse con il senno di poi

Ulisse sulla barca (disegno by Diego)

Ulisse sulla barca (disegno by Diego)

Uno dei miei nanerottoli di cinque anni ha scritto il racconto di Ulisse e di una parte del suo viaggio avventuroso. “Scritto”…In realtà, lo ha raccontato a scuola e la maestra l’ha praticamente “sbobinato” sul caro foglio di carta. La maestra chiede a tutti i bimbi di portare a scuola il proprio libro preferito, ogni bimbo lo racconterà a parole sue al resto dei compagni. Considerate che è l’ultima classe della scuola materna e tale esperimento – per quanto meritorio – ha buone probabilità di finire con una baraonda di bibliche dimensioni quanto la Torre di Babele.

La sera, finalmente sotto le coperte, i miei due nani non si addormentano se non gli racconto una storia; in questo periodo, gli sto raccontando dei miti greci (una rispolveratina fa sempre bene), anche perché non ce la faccio più a ripetere a rullo le classiche storie e l’ultima mia edizione di Biancaneve faceva più o meno così: “C’era una volta Biancaneve, dico “c’era una volta” perché è morta. Fine della storia.”. Era ora di cambiare.

Diego,  il meno loquace dei due gemelli, ha scelto un libricino che racconta, con l’ausilio di schede illustrate, una parte del viaggio di Ulisse; potete immaginare la mia gioia di vedere che in famiglia c’è un altro che apprezza la Storia, sebbene parecchio romanzata ma, come spiego loro, “con un fondo di verità”.

Ho deciso di pubblicare la versione di Diego del racconto del marinaio più famoso della Storia perché l’ho trovata esilarante e “pulita” come solo un bambino può fare. Provate a immaginare con gli occhi di un bimbo una storia: il suo susseguirsi di eventi secchi, asciutti, senza sfumature con la dimensione del Tempo che i bimbi di cinque anni NON hanno o ce l’hanno molto compressa. Noterete un particolare ritmo, una metrica interna al racconto, scandito da un “poi” che segue un altro “poi” e un altro ancora, in una consecutio che ha dell’italiano crocifisso, ma anche della folgorazione della Verità quando ti imbatti sopratutto nelle cose semplici e ne hai riscontro immediatamente addosso, sulla tua pelle.

Ho visto come ha “scritto” Diego.

Ho visto come scrivo io.

E, dentro, si è stracciato il mio velo di Gerusalemme. Ho visto!

Ho visto qualcosa di bello che non so ora descrivere e neanche mi va di andare a scavare e smuovere, perché è certamente bello e non voglio rischiare che, avvicinadomi, svanisca o si rovini, toccandolo. Perciò, questo racconto lo metto qui. Spero riusciate a “vedere” anche voi.

Mi piacerebbe che un giorno Diego possa rileggersi qui, su queste pagine, che la carta è meravigliosa e quel foglio lo conserverò accuratamente, ma – caro Diego – papà ha già una certa età e vatti a ricordare dove ho messo quel foglio tra qualche anno.

Autore: Diego

Ulisse: la maga Circe e le sirene. Racconto io… 

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Sogno di liquirizia Ep. #2 – Intermezzo

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Una di queste sere, a giornata finita, terminata la routine della cena, mentre riponi piatti e bicchieri nella lavastoviglie (santasubbbito!), il suono della ceramica o del vetro è l’unica eco che riempie la tua scatola cranica. A giornata finita, se provi a fare i conti per darle un senso, sempre che un senso ce l’abbia avuto,  la stanchezza sale prepotente e riduce le tue opzioni a tre: cicchetto di liquido ambrato o scuro dal 40% di alcol in su; preghiera; prendi tempo.

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Gonna color-fango

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Tulle e asfalto.

Secondo una recente ricerca inglese, la notte tra la domenica e il lunedì un numero sempre più alto di persone soffre di un crescendo di ansia per la settimana a venire: ne consegue insonnia e un risveglio assai duro. La cosiddetta “Sunday Night Insomnia” io devo averla in qualche forma congenita: il mio risveglio è duro tutta la settimana.

Cubi di ferro, cemento e vetro sono le nostre destinazioni, attraverso un traffico maleducato e menefreghista o mezzi pubblici gremiti. Pestate un formicaio, ne usciranno formiche impazzite in tutte le direzioni. La mattina, le nostre città viste dall’alto sono proprio così.

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Come il labirinto di Pac-man completo di puntini da ingurgitare

Così a contatto con tanto asfalto, cemento e grigiore umano, l’animo ne viene contagiato.

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Fuori da questo mondo

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“Sigaretta?” la domanda rimbombò dentro di me, assorto in così tanti pensieri da non sapere cosa farmene, mille pensieri e nessuno insieme. Rivolsi lo sguardo verso una sagoma di un corpo a malapena visibile nella penombra, il kazako riusciva a confondere il suo corpo nell’oscurità come il fumo nella nebbia. Quest’abilità ce l’hanno tutti i kazaki, almeno quei pochi kazaki sopravvissuti; dalla metà del XX secolo i russi hanno usato il Kazakistan per le sperimentazioni nucleari. I kazaki hanno ricevuto “in dono” certe mutazioni.

“Mah!…Sì allungamene una, Yerzhan!” tesi la mano verso il pacchetto aperto che mi porgeva, cercai con le dita una sigaretta a caso, l’afferrai, feci per portarla alle labbra quando mi accorsi che era capovolta dal verso sbagliato.

“Ehi Yerzhan, mi è capitata quella del ‘desiderio’…”

Yerzhan aveva l’abitudine di capovolgere una sigaretta ogni volta che apriva un nuovo pacchetto, ne pescava da dentro sempre a caso, senza guardare, e quando gli capitava proprio quella capovolta, la fumava esprimendo un desiderio. Yerzhan fumava diversi pacchetti di sigarette al giorno, doveva avere espresso già tanti, ma tanti desideri…e se si trovava ora qui, significava che non se n’era avverato neanche uno.

Yerzhan si sporse con il viso fuori dalle ombre e mi sussurrò con un soffio di parole che riuscii a decifrare solo dal movimento labiale “Oggi è una buona giornata. Oggi voglio farti un regalo – e con una smorfia che, in tanti anni di servizio insieme, avevo imparato a riconoscere come il suo migliore sorriso, aggiunse –  ti regalo il mio desiderio”.

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