Tati a El BaVón Rojo: bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

barattolo_caramelle

Foto by Tati

Sembrava una tranquilla serata a El BaVón Rojo, ma a El BaVón Rojo nulla è come sembra. Quante volte la mamma ci ha recitato il mantra del “Non accettare caramelle dagli sconosciuti!” e non certo per preservarci della carie dentaria! Nulla però vieta di offrire noi le caramelle agli sconosciuti.
Tati si inserisce nel non-racconto di Zeus e lo continua nel suo buOnissimo modo.

Autrice: Tati

Bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

… Seduta a questo tavolo graffiato da mille mani e fondi di bicchiere, respiro il vociare amico di questo posto, che ormai è casa e ascolto parole uscire dagli occhi di persone ormai famiglia…

Intanto disegno, scarabocchio… Mela di fronte a me scrive e chiacchiera con Oste, che passa e fa battute… io rido di nascosto, per la soddisfazione di sentirmi bene, qui.
C’è un tavolo verso il fondo della sala, di legno come gli altri, ricavato da assi spesse come la vita che passa da qui. Quattro sedie intorno e carte che volano da un capo all’altro, scivolano e danzano tra le mani di omoni dall’aspetto burbero e incazzuso… ma si sa, noi non ci fermiamo all’aspetto…
Con loro c’è DiodiUnDio… pare tranquillo stasera, ha qualche bestemmia incastrata nei denti e gli occhi di chi non ha voglia di alzare la voce… sembrano quasi stanchi ma tutto sommato sereni…
Li osservo e penso che sì, a guardarli così Dio non s’è messo a giocare a carte con il gruppo più facile sulla terra ma si sa: Dio non sceglie mai le cose facili, anche quando fa finta di sì.
I suoi compagni sembra debbano prendere a manate la vita, seri e decisi stanno in silenzio, a parte qualche parola sul gioco che intendono fare e bevono… mannaggialapapera quanto bevono!
Sfilo un pastello verde dal portapenne e inizio a fare cerchi, come fosse un esercizio di meditazione ( lo faccio spesso, matita sul foglio e occhi altrove… e i pensieri…. lasciamo perdere dove sono andati a finire…).
Mi piace osservare le persone e immaginarle fare cose sciocche, divertenti, distanti dall’aspetto che portano nel mondo… così.. pensavo….
Sono così seri, concentrati… così omoni burberi, il nero degli abiti, la pesantezza degli anfibi… però… però qualcosa mi fa pensare che se avessero di fianco un cucciolo di gatto… ecco li vedresti sciogliere in una dolcezza incredibile, vedresti quelle sopracciglia folte alzarsi e svelare occhioni stupiti e sorridenti…
A quel pensiero sorrido sperando non abbiano sentito i rumori nella mia testolina e rimetto il naso al foglio… riprendo a fare scarabocchi… fiori rossi e gialli, gonfi come palloncini legati a terra… dondolano in un cielo azzurro, con una sola nuvola che sembra cotone sul quale addormentarsi…
Poi… un’idea!
Stacco la faccia dal foglio, il naso sporco e anche le guance, sono pasticciona e lo faccio sempre, mi alzo di scatto e corro dietro al bancone…
Oste mi guarda con sguardo perplesso… “Cos’hai in mente, Tati?… cosa vuoi fare?”
Lo guardo, sorrido e non dico niente, lui vede quale porticina apro, quella in basso vicina al piccolo frigorifero dove tiene le bibite al fresco, quelle analcoliche, che son poche quindi basta quello scaffale… lui sa cosa tengo lì… mi infilo a testa prima, devo arrivare al fondo, per un momento son tutta dentro al mobile, solo i piedi si vedono agitarsi tra l’incastrato e il super felice.
Ne esco con la testa arruffata e rossa come avessi scavato chissà quale buca.
Tra le braccia un barattolo, di vetro, grande anzi, enorme per me. Lo abbraccio e me lo porto via.
Contiene caramelle di ogni tipo, di quelle da banco da fiera, non sono incartate… il tappo rosso a quadretti bianchi a chiudere questo dolce tesoro… mi è stato regalato tempo fa da un’anima dolce e magica, sensibile e meravigliosa… e da allora ho scorta di dolcezza, per me e per altri, sempre… non si svuota, pare infinito ed credo sia proprio così…
” Tati cosa stai per fare…?… dimmelo!”
” Adesso vedi, Oste… adesso vedi…” e con sorriso da folletto buffone prendo la via della sala…
Mi avvicino piano piano al tavolo dei giocatori…
Sono davvero seri… se li incontrassi di notte credo potrei vincere qualsiasi gara di corsa ( e io non corro… cioè, se corro vuol dire che sta capitando qualcosa… sicuro).
I loro occhi sono tutti fissi sul tavolo, i bicchieri di tequila volano dal tavolo alle loro bocche come moscerini, si svuotano come per magia e come per magia si riempiono ancora…
Mi fermo di fianco al loro tavolo, barattolo in un braccio e coperchio in tasca…
Li guardo in silenzio e quello con i capelli più lunghi si gira quasi infastidito ma subito vedo una lucina negli occhi, che immediatamente vengono catturati da ciò che ho tra le braccia. Noto un accenno di sorriso e ricambio immediatamente, facendo un passetto verso di lui e mettendo l’apertura del barattolo a portata di manona…
Cinque dita che insieme potrebbero prendere tutta la mia faccia come fosse un pacchetto di sigarette e schiacciarlo entrano con una delicatezza da fata, cercando proprio quel confetto giallo messo un po’ più sotto degli altri, quello che lui sa avere del cioccolato buonissimo e il cuore di nocciola… vedo quelle dita giganti muoversi con una grazia tipica di chi sa usare con maestria ago e filo. Mi sembra di vedergli passare davanti agli occhi il ricordo di sua madre che con ferma tenerezza gli raccomandava ” non toccare tutte le paste, non è educato… fai attenzione, scegli bene…”
Una volta raggiunto il suo obiettivo, ritira la mano dal barattolo e la avvicina alla bocca, nascosta leggermente dalla barba, prima lo annusa ad occhi chiusi e poi via, verso le labbra, la bocca… sempre con gli occhi chiusi sembra fare un viaggio di andata e ritorno verso il paese dei balocchi..
Gli altri a questo punto si sono fermati e lo guardano, come se il tempo si fosse fermato e avessero assistito ad un film intero…
Quando riapre gli occhi ha una faccia rilassata e sorridente e con occhi ingordi, come solo quelli dei bambini sanno essere mi guarda, come a dire ” posso ancora uno?”…
Tiro fuori quattro ciotole tutte colorate e rovescio una razione a testa… iniziano a scartare a fare cambi tra uno e l’altro e a me viene da credere, con più convinzione di quella che non avessi già, che quando il bambino che c’è negli occhi viene fuori, il mondo sembra decisamente un bel posto dove camminare.
Foto by Tati

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