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I bambini piccoli sono…piccoli, non fessi [6 anni e 2 nanetti dopo Remix]

ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)

Sei anni fa fui colto da una scimmia folgorata, che mi salì sul groppone così velocemente, tanto da farmi credere che mi fosse cresciuto un casco di banane in testa. Nessun problema, so ormai come scrollarmi di dosso il fastidioso primate: scrivere.

La scimmia in questione era parecchio particolare. Tra una banana e un’altra, sputacchiando la buccia per terra (e mmò chi la sente la consorte?!?), mi sussurava di bambini e videogiochi.

I bambini mi piacciono…al forno con le patate danno il meglio. Va bene, torno serio (?!?). I bambini sono dei piccoli uomini e donne con una loro logica confusa – e ciò me li fa amare particolarmente – e una spiccata propensione a spingersi oltre le loro possibilità; i bambini sono, infatti, gli unici in cui ancora è riconoscibile il vero spirito di avventura degli esploratori visionari in epoche in cui “si sapeva quando partivi e forse non ci arrivavi”: Colombo, Magellano, Livingstone, Indiana Jones, per citarne alcuni a caso. Molto a caso.

Mi piacciono, tuttavia non ritengo che avere dei bambini per una coppia sia obbligatorio, per quanto sembri il contrario in questa zozza società a cui ce piacciono li polli, l’abbacchi e le galline. Osteee!! Nun ce portà ‘n’artro litro, che qua stiamo già più de qua che de là.

I videogiochi sono una delle mie passioni, da molto tempo e, se siete in vena di “spiegoni” nello “spiegone”, potete andare a scoprire perché Video’gioco quant’è bello, mi ispira tanto sentimento. Temerari esploratori, avete la mia stima, gratitudine e, visto che giustamente non ve ne fate nulla, vincete il seguente trofeo:

trofeo-esploratore-spiegoni

Dunque, su suggerimento della scimmia, iniziai a scrivere di quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…), tirandone fuori 10 piccole cose da sapere per condividere in pace e serenità il divano, uno schermo e un paio di joypad…La birra e i rutti in libertà saranno oggetto di insegnamento più in là negli anni. Ogni cosa a suo tempo.

Sei anni fa, nella mia vita non c’erano ancora i miei due gemelli.

Due adorabili piccoli uomini con cui da cinque anni sopravvivo sotto lo stesso tetto e condivido sedute una volta intime, il mio ex-studio (ora cameretta con due letti), ogni virus, batterio, bacillo con cui socializzino a scuola, la mia piazza di letto matrimoniale a notti random, la mia compagna (ma non si può manifestare gelosia) e, naturalmente, il joypad e le mie console di videogiochi. Da subito, mi sono rivolto ai due gemelli chiamandoli affettuosamente “nani”.

Li chiamo “nani” perché vi trovo parecchie analogie con i nani della Terra di Mezzo: la statura sotto la media di un Uomo, sono opportunisti, permalosi,  vendicativi se offesi o ingiuriati, ottimi artigiani e costruttori (di Lego), tenaci e testardi, difendono le loro proprietà (macchinine, aerei, pupazzielli o sudici sassi), dando battaglia all’ultimo sangue a chiunque (fosse anche il fratello gemello) voglia sottrargli o gi sottragga il sssssuo tessssoro, consistente in una macchinina, un pupazziello o sudici sassi raccolti per strada, uno zeppo, un blocchetto Lego e cose così. Capoccioni e facili alla rissa per futili motivi, tuttavia, sono amanti della gozzoviglia e chiassosi compagnoni; per alcuni condomini gioiosa eco della Vita, per altri fastidiosa nenia che gli ricorda quanto siano invecchiati male.

Sei anni e due nanetti dopo, vado a rimaneggiare, aggiornare o confermare (leggi: bieco riciclo) il decalogo, la “Top 10”, Le 10 Regole d’Oro – fate voi – , di certo il più fesso elenco di inutili regole che però possono salvare i costosi trastulli videoludici cui siete tanto affezionati e, di conseguenza, la vita ai vostri figli, nipoti o semplici nanerottoli di passaggio.

Se invece avete conservato la vecchia, buona abitudine di streghe, lupi cattivi e bolscevichi, cioè di mangiarli, vi siete risparmiati lo “spiegone”.

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Iwata-sama, dōmo arigatō

Satoru-Iwata-i-am-a-gamer

Immagine tratta da: “8 memorable quotes from Nintendo president Satoru Iwata” (c) 2015 Elaine Yu and Wilfred Chan, CNN

Agli inizi di dicembre dell’anno scorso ci ha lasciato Ralph Baer, il papà dei videogiochi. Qualche giorno fa, l’11 luglio, anche Satoru Iwata. Alla giovane età di soli 55 anni, ci lascia non soltanto il presidente di Nintendo, ma nel profondo del suo cuore – come si era autodefinito – un videogiocatore.

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Zelda ti amo. Firmato: Nintendo.

Oh her eyes her eyes Make the stars look like they're not shining. Her hair , her hair falls perfectly without her trying She's so beautiful and I tell her every day (Just the way you are - Bruno Mars)

Lo so, guardando questa immagine, già state pensando di cliccare pagina altrove perchè, frequentatori di questa bettola dei bassifondi di InferNet, avete già intuito che il soggettazzo che scrive è di nuovo nella sua più smagliata forma del Pindaro in versione pirla. Fate un errore: no, non sul pirla, ma su ciò che vi lascereste indietro con un clic. Ciò che segue non è un’analisi tecnica e una misurata recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword, con cui Nintendo celebra il 25° anniversario di questo caposaldo della sua produzione. Accogliendo con gratitudine una graziosa definizione di una divina e pia anima frequentatrice di questo losco loco, vi introduco a una senti-recensione, ovvero un racconto che – con tutte le migliori intenzioni – ha lo scopo di trasmettere sensazioni ed emozioni, a volte uscendo dal percorso logico, prendendo licenza da un metodo critico troppo rigoroso e tecnico, attigendo ad altre fonti apparentemente lontane (quando la “cultura” diventa cOltura, cioè “giardinetto” di pochi “eletti” autoelettisi…). L’ambizione, che probabilmente rimarrà tale a causa di questa mia lingua italiana crocifissa, è di riconoscere dignità a un medium spesso bistrattato – a torto o a ragione, lo deciderete voi alla fine – solo perchè molto giovane e, come tutti i giovani, in contrasto con il “sistema” consolidato. Venticinque anni nei videogiochi, data appunto la giovane età di questo medium, è un traguardo importante. Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Ecco sta già iniziando la senti-recensione, prendete posto, si spengano le luci in sala e tu, con quelle dannate patatine, smettila di sgranocchiare!…Ai curiosi, ai coraggiosi cuor-di-leone, ai giovani senza distinzione di età anagrafica, agli inguaribili romantici auguro – e mi raccomando alla mia (corna)Musa – buona emozione!

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Cheap’n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli

Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Nel 2011 negli Stati Uniti d’America il mercato ha generato un fatturato di oltre 25 miliardi di dollari, occupa direttamente 120.000 addetti con un salario medio di 90.000 dollari annui (cfr. 2011 Essential Facts pubblicato da ESA). Bando alle ciance, la verità è che questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3,  The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare.

Considerate la fine di novembre come l’ultima “finestra” utile per i tempi di consegna standard. A dicembre, c’è il bailamme più totale, si scatena la “corsa al regalo” e le poste vanno in completa bambola: aspettatevi tempi più lunghi e un repentino picco delle probabilità di smarrimento del pacchetto nel tragitto verso casa vostra. Il vantaggio di portare pazienza è di approfittare di offerte promozionali dai prezzi al ribasso. Feel the original, feel the REAL thing.

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Cheap ‘n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.

Un’assurda storia di frittura e videogiochi. L’olio ve lo dovete portare da casa. Mejo quello de’ mamma.

Si inaugura una nuova “rubrica” (la voglio chiamare come i rotocalchi di gossip che mi fanno l’occhiolino in attesa dal barbiere) e voglio intitolarla con un bel barbarismo tutto inglese come va di moda negli ambienti di business e fashion (e con questi siamo a tttre!): Cheap ‘n Fun. 

Segue spiegazione per gli anglofobi e perché un minimo di presentazione alla nuova arrivata è dovuta per educazione:

Cheap: poco costoso, conveniente, economico, a buon mercato.

‘n: contrazione di “and “(e – congiunzione)

Fun: divertente.

Non bisogna essere dei geni delle sciarade e rebus, ma se siete appena capaci di mettere una parola dietro l’altra (sono solo tre, quindi lo sforzo non è tale da causare un embolo), il gioco è fatto. Anzi, il videogioco è fatto! (pessima, questa era pessima ma è stato più forte di me)

Visto che impiego (butto?) una porzione del mio tempo-libero a cercare l’ “affarone” online e offline (cioè, nei negozi) e, comunque, trovo immorale spendere 70-80 euro per un videogioco, era un pò che cercavo di trovare un modo per condividere questo skill (evvai con l’inglisc!), quantomeno che fosse di (dubbia) utilità anche per qualcun altro. Non un appuntamento fisso, non vuole essere come la “rubrica” della Posta dell’Amore, ma un estemporanea occasione da cogliere al volo.

Qualcosa del genere su questi lidi era già stato tentato a marzo dell’anno scorso nel post “A 14e99, che fai???…GIELO LASCIiii?!?“, originando un’omonima colonna (infame) qui sulla destra, che fa molto macchia di colore à la Missoni ma – statistiche del blog alla mano – di incerta utilità. Ci riprovo, mutuando il concetto da un piatto tipico della cucina britannica di strada, il fish’n chips. Una portata a buon mercato e al contempo, sostanziosa e da leccarsi i baffi.  Cheap ‘n Fun vuole essere il vostro fish’n chips dei videogiochi: un fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.

Selezionati periodicamente in base alle offerte promozionali di vari negozi online, sperimentati personalmente. Non ci sono brutte sorprese per balzelli doganali e la dannata IVA, visto che è Comunità Europea, i tempi di consegna sono decenti (tra i 7 e i 10 giorni lavorativi, in media), le spese di spedizione contenute o del tutto assenti. Unica nota è che in alcuni casi – rari, invero –  il videogioco è solo in lingua inglese: un’ottima occasione per fare un pò di pratica con l’idioma di Albione, aiutati dai sottotioli e tenuto conto che la trama nei videogiochi spesso può essere trascritta dietro a un francobollo e rimane pure dello spazio per l’autografo dell’autore.

Il focus è sui videogiochi usciti da qualche mese (al massimo 6 mesi dalla data di uscita), prodotti ancora validi tecnicamente a prezzi contenuti, e sulle novità più importanti, sempre che si possa risparmiare un buon 20% rispetto alla distribuzione nostrana.

Il cuoco ve lo garantisco, lo conosco da 43 anni, vecchio conoscente di famiglia, ormai un parente stretto (molto stretto): un pò di manico ce l’ha con il mestiere, in questa cucina si barcamena piuttosto bene con gli arnesi e il pentolame assortito, sa scegliere gli ingredienti buoni, è prodigo nelle porzioni (no cucina fusion), a casa sua l’ospitalità è sacra, serve con cortesia e a prezzi modici. L’unica cosa che non dovete fare: è dargli da parlare. Non glielo dite che ve l’ho detto ma <sottovoce> è un pò logorroico.

E ora (finalmente) i piatti della settimana!

(per chi ha letto tutto pure non avendo il benchè minimo interesse nei videogiochi, ma per curiosità o affetto si è spinto fin qui, ecco il link a una buona ricetta per il fish’n chips Grazie.)

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Ludenoteca

Il poeta Orazio:"Nunc vino pellite curas" (Ora col vino cacciate gli affanni).

Finito l’anno, iniziato uno nuovo, per i cinesi no (sarà il 3 febbraio). Piccolo particolare: il gruppo etnico cinese (gli Han) è il popolo più grande al mondo per numero di individui, pari a circa il 20% della popolazione mondiale. Non è che forse stiamo sbagliando noi il Capodanno?

Tempo di bilanci, sintesi, classifiche dell’anno passato, back-up di hard-disk e grandi andirivieni nelle cantine e ripostigli. Fisici o della memoria. Perché allora io no?

Dall’odore di muffa nella mia scatola cranica, sale l’ispirazione (disperazione, per altri) per questo nuovo post, che “nuovo” non è ma puzza di muffa e riciclo di roba dell’anno passato.

Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata, diventa la nuova occupazione abusiva di suolo pubblico Internet, in pianta stabile su questo instabile blog. Non pensiate di trovarvi un Sassicaia o uno Chateau Latour, piuttosto qualcosa di più adatto al quotidiano, a una rimpatriata tra amici, a un brindisi tra due persone che non si vedono da tanto o a una serata solitaria (preferibilmente, un sabato, un sabato italiano)

Come in un’enoteca i vini hanno tante anime, profumi e sapori, così la Ludenoteca è lo spazio dedicato ai videogiochi che hanno altrettante anime, profumi e sapori di luoghi lontani: brevi (giurin, giuretto) descrizioni che invogliano alla degustazione. Al contrario dei vini, i videogiochi più “invecchiano” e meno costano.

Se poi i”giochini” vi lasciano indifferenti (o vi fanno ribrezzo…ma allora avete sbagliato blog e blogger) , non perdete altro tempo, andate in enoteca e ordinate un bicchiere di Benuara, che – una di-vina conoscenza mi disse  – è ottimo per il palato e onesto nel prezzo. Esattamente come ciò che troverete in Ludenoteca.

Non ho ancora provato il Benuara, brindate alla mia e alla vostra salute e  fatemi sapere se vi è piaciuto.

Vai alla Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata

“Der resto tu lo sai come me piace! quanno me trovo de cattivo umore un buon goccetto m’arillegra er core, m’empie de gioja e me ridà la pace; nun vedo più nessuno e in quer momento dico le cose come me la sento…” Trilussa


Disney e videogiochi: il gigante si è risvegliato.

The Walt Disney Company, ma per tutti semplicemente Disney, non ha certo bisogno di presentazioni, visto che è una delle più grandi aziende dell’intrattenimento del pianeta e, potete scommetterci, della galassia quando finalmente – addio al traffico sulla tangenziale – scopriremo il teletrasporto. Però vi avverto: io la calzamaglia attillata come il comandate Kirk non la indosso…a meno che non mi affidiate 5solocinque minuti il timone dell’Enterprise. Ognuno ha il suo prezzo.

“Ognuno ha il suo prezzo” sembra avere pensato Robert Alan “Bob” Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, quando ha deciso che era giunta l’ora per il venerabile gigante dell’animazione di entrare nell’intrattenimento digitale dalla porta principale e con il piede pesante: a gennaio 2006, Disney acquisisce Pixar Animation Studios. La “scommessa” (pari a ca. 7,4 milioni di dollari) su Pixar e il suo approccio digitale all’animazione è quasi obbligata visto che Lilo & Stich del 2002 è l’ultimo vero successo di Disney. Tuttavia, siamo sempre in un mercato in cui Disney è il punto di riferimento, un po’ appannato, ma pure sempre un gigante. Tutt’altra storia in un altro mercato dove il piccolo cliente di Disney sta migrando sempre più: i videogiochi.

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I bambini piccoli sono…piccoli, non fessi.

ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)

Spira una strana aria: venti di “guerra” tra Microsoft KINECT e Sony MOVE sull’interfaccia utente del futuro, Nintendo fa spallucce e con la nuova console 3DS passa a rivoluzionare il videogioco portatile con il 3D…SENZA OCCHIALI o altre appendici; la mia “lista della spesa” è ingolfata da titoli decisamente intriganti; una tripletta di giochi portati a termine in questo fine di ottobre (Halo Reach, Dante’s Inferno e Heavy Rain) che non si vedeva dai tempi di quando m’inchiodavo davanti al tubo catodico e cantavo “Và, distruggi il male, và! (Goldrake!)”. Ho capito che, come l’anno scorsoNatale si avvicina.

Come il plenilunio fa scattare nel licantropo la trasformazione da uomo a belva ferina, così il periodo natalizio fa scattare nel pargolame una bramosia di Pleistescion, intendendo con tale storpiato termine il genere videoludico in toto, in barba ai milioni di euro spesi in campagne pubblicitarie da Microsoft e Nintendo. Il marketing dell’industria dei videogiochi, intanto, sente l’odore di carne fresca (ucci ucci, sento odor di dollarucci…). Genitori, siete finiti in padella. Potete decidere solo la cottura: cedere subito (cottura al sangue), resistere un pò (cottura media), cedere solo all’ultimo (ben cotta…). I Borg sono già tra noi e hanno solo sembianze diverse da quelle immaginate in Star Trek: assomigliano a teneri pargoli. “La resistenza è inutile”.

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A 14e99, che fai???…GIELO LASCIiii?!?

Se qualcuno è stato attratto dal titolo, riconoscendo l’istinto ossessivo e compulsivo che ti assale quando le grandi catene di abbigliamento strillano da cartelli dai colori sgargianti “solo NOVEeNOVANTA”, irresistibile richiamo di una sirena interessata solo al vostro portafogli, state leggendo le righe sbagliate. Non continuate oltre: qui si parla di videogiochi. Scusate ma non ho resistito e so per certo che qualcunA c’è caduta con tuTTe le scarpe, eh? E la dedico a… <in English pleeeease> …Te(a).

I prezzi dei videogiochi sono un argomento “caldo”. Se per giocare al grande (Harry) Pitfall nel 1984 occorreva impietosire i propri genitori a sborsare circa 90.000 lire (meno di 47 euro), oggi ho visto un’attempata signora non battere ciglio e pagare 69 euro per il gioco Piovono Polpette. Potere del marketing, esigenza “fire & forget” di fare un regalo “politically correct” con gioco-non-violento al bimbo (provate a farlo scegliere tra God of War 3 e Piovono Polpette)…Oppure devo ammettere che i giovani virgulti del 2000 sono molto più bravi, ruffiani e convincenti di me, giovane virgulto nel 1984.

Pagare 60-70 euro è amorale, anche se si tratta dell’ultimo imprescindibile capolavoro dalla grafica raccogli-la-mascella-da-terra. Giocare a un buon gioco e spendere poco? Si può.

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Uai Uii? Why Wii? Perchè Wii?

Tutto quello che volevate sapere sui Videogiochi e non avete mai osato chiedere

È tempo di Natale! È tempo di fare i buoni! Non fosse altro per i regali. È tempo di regali!

Specialmente in questo periodo, tra una chiacchiera e l’altra con gli amici, si finisce per parlare di videogiochi…e non sono io che “attacco la pippa”. Incredibile dictu e potete immaginare la mia gioia nonché soddisfazione! La realtà è che tale improvviso interesse è un riflesso condizionato: la prole sbava dietro Pleistescion…Pleistescion….e Pleistescion. Siamo in Italia e in Italia videogioco=Pleistescion. C’è poco da fare: se l’amata prole desidera la Playstation, è Natale ed è sacrosanto che scartino sotto l’Albero una confezione marchiata Sony e piazzino sotto la TV una bella scatola nera capace di magie colorate in Full HD. In effetti, una TV Full HD è raccomandata caldamente se vogliamo avere davvero il meglio di Sony Playstation…3. Eh sì perché siamo alla terza Playstation, non molto amata dal mentecatto che vi scrive a causa del prezzo iniziale da mutuo ipotecario e di una qualità dei titoli che non giustificava l’emorragia di euro che Sony molto arrogantemente pensava fosse lecito richiedere. La stessa reazione di quando incontro una donna bellissima e lo sguardo di ritorno è freddo, altezzoso e sembra dirmi:”Lo so benissimo”. Insomma, “se la tira”. E io perdo interesse. In ultimo, non sopporto il fatto che i giochi PS3 abbiano la pessima abitudine d’installarsi parzialmente su hard-disk: io un PC ce l’ho già e non ne voglio un altro! Oggi potete andare tranquilli: qualche titolo esclusivo d’impatto (questo Natale lo chef consiglia: Uncharted 2), qualche perla incompresa (Little Big Planet e Katamary Forever) e un buon numero di giochi di qualità (finalmente) pari al suo naturale concorrente, la Xbox360. Quest’ultima è la scatola magica di Microsoft, che sebbene tecnicamente inferiore alla Playstation 3, riscuote le mie personali(ssime) simpatie – dopo anni di venerazione Sony – per un motivo fondamentale: chi doveva creare videogiochi, è riuscito subito a programmare con perizia e a produrre videogiochi con grafica e suono di nuova generazione e, soprattutto, divertenti o coinvolgenti. Rivolgendosi poi ai portali di vendita on-line, i prezzi dei giochi sono accettabili: tra i 15 e i 30 euro. Sony ci è arrivata solo nel 2009. Forse nel 2010 vedremo finalmente la Playstation 3 tirare fuori i muscoli…prendete nota: Heavy Rain, God of War 3 e GranTurismo 5.

Se siete già abbastanza frastornati e vi sembra che abbiate perso abbastanza tempo della vostra vita leggendo di questi insulsi “giochini”, vi state per perdere il meglio: Wii, la console Nintendo.

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Heatseeker. The Unbearable Lightness of flying.

versione in italiano

Do you ever wanted to join Airforce? Do you ever had a dream to be a jet fighter pilot? Now, Wii…can!

 HeatseekerI must confess, I am an enthusiast flight-sim pilot. I am an old gamer, too. I say it not to be a snob (retro)gamer but I want to tell you that I am that kind of gamer who loves top-notch simulations, huge manuals, a lot of hours spent in learning how to fly. But flying without firing is not so exciting. Falcon 4.0 and IL-2 Sturmovik are my favourite flight simulations. Heatseeker is the exact opposite.

That’s why I was really skeptic about this game. The developer, IRGurus (now Transmission Games), is not new to this kind of game: Heroes of the Pacific, released in 2003, was a good arcade combat flight game (not a simulation). Heatseeker is similar but Nintendo Wii makes it unique.

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The Good Old Days

Onda sonora consigliata: The Good Old Days – Eels

ASSAULT SUIT LEYNOS

Ora Goldrake lo guido io!

Casus belli è una chiacchierata telefonica con un caro amico che mi diceva di avere acquistato per il pargolo una Playstation 2  e mi chiedeva quali giochi fossero più adatti. Eh già, tra poco è tempo di regali per i bambini buoni (ma perchè esistono bambini cattivi?!?)  e si scatenerà il solito putiferio mediatico del dagli-addosso al videogioco violento (c’ è davvero l’imbarazzo della scelta dai tempi di Dracula su Intellivision), i videogiochi fanno male, non sono educativi. Sotto a chi tocca e chi più ne ha, più ne metta!

A parte l’opinione ed esperienza diversa di chi scrive la cui argomentazione tralascio a post a venire, la mia mente ha deviato d’istinto verso un particolare genere di videogiochi, gli ” shoot’em up”, che in italiano traslitteriamo nel termine “sparatutto”. MAi fu più chiara la traduzione. “Sparatutto”: il nerbo della video-genie, in principio fu Space Invaders , una colonna portante di tutte le console fino al glorioso Sega Saturn (1994-1998), il colpo di grazia infertogli – ironia della sorte – da Wolfstein3D e Doom, la nuova generazione di “sparatutto”: “first person shooter”, cioè “sparatutto con visuale in prima persona”. Genere di nicchia, con comparsate degne di tale lignaggio che si contano sulle dita di una mano mozza in epoca Playstation 2, oggi rifà capolino nei canali di digital delivery delle console dell’attuale generazione, sotto forma di download da Wii Virtual Console, Playstation Network e Market Place di Microsoft.

Rispolveriamo allora vecchie memorie in cantina e – vista l’età – la cantina è piuttosto ingombra, maldestramente picchiando – ahia! – e sbattendo – ouch! – contro questa scatola e quel cartone (toh! il mio bel trenino di legno…), mi imbatto in due assoluti capisaldi dello “sparautto” che avrà generato masse di (ex-)adolescenti dedite all’annichilimento e alla distruzione: Assault Suit Leynos e Assault Suits Valken, rispettivamente annata 1990 cantine Sega Megadrive e annata 1993 cantine Super Nintendo. Ottime annate, ottime cantine. Corposo, bel colore rosso sangue, retrogusto metallico, ferroso (tipo sangue in bocca), ideale se servito con della carne (preferibilmente, di alieno), cottura rigorosamente al sangue.

Buona degustazione!

space-invaders-motivo


Heatseeker, l’insostenibile leggerezza del…volo.

(English version)

Lo confesso, sono un convinto pilota di volo simulato, una passione naturale per aerei, aeronautica e il volo in generale. Il nickname di chi scrive, RedBavon dovrebbe già suggerirvi quanto batti in petto questa passione. Sono un giocatore di vecchia data (l’anagrafe non fa sconti) e da altrettanto sono un pilota di volo simulato. I biplani di Triple Action su Mattel Intellivision (1981) per me valgono come battesimo di volo e di fuoco. Quando molta parte del “volare” era a carico della fantasia. Per capire cosa intendo, basta guardare la schermata di Triple Action del “gioco dei biplani” , così come lo chiamavamo mio fratello ed io.

Triplice Azione.

Triplice Azione.

In rosso: il Redbavon...molto giovane

In rosso: il Redbavon…molto giovane

La nostalgica premessa delle memorie barbose di un vecchio videogiocatore non deve interpretarsi come snobberia da retro-gamer (Il vintage è di moda), ma come una dichiarazione di assoluto amore per le simulazioni di volo, dalle forme embrionali, come Triple Action, a quelle estremamente complesse , accompagnate da corposi manuali: tante ore sulle spalle per imparare a volare .

Volare senza sparare però non mi ha mai coinvolto. Al volo cosiddetto “civile” non mi sono mai appassionato, sono un in-civile: Falcon 4.0 e IL-2 Sturmovik per PC sono le mie simulazioni preferite. Heatseeker per Wii è l’esatto opposto.

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Somma Algebrica emozionale: de Blob.

Somma algebrica emozionale

Somma algebrica emozionale

Come inaugurare meglio la nuova fiammante sezione di questo umile-ma-onesto b(av)log: VideO’gioco, quant’è bello spira tanto sentimento!

Questa immagine è una mini-recensione, che è stata pubblicata nel numero game_pro_021_marzo_2009di marzo di GAMEPRO, una rivista davvero unica nel panorama editoriale italiano che tratta dei “Videogiochi” con competenza, coerenza, senso critico, razionalità e passione per un medium ancora troppo spesso relegato nella “stanza dei bambini” (per questo concetto leggi  il saggio “Sulle Fiabe” in “Albero e Foglia”, J.R.R. Tolkien).

Questa immagine denominata con un apparentemente pretenzioso “somma algebrica emozionale” è coerente con con il leit motiv di “Pictures of You”: un’immagine per descrivere un complesso di emozioni, sensazioni, pensieri. Uno sforzo immane per un logorroico e grafomane come me.

de Blob cosè?

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