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Serious games. Terapie con i videogiochi

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Lego The Blues Brothers. Ci faranno vedere La Luce?

When the videogame gets serious, the serious get videogaming

Il Videogioco, per sua natura, gode dell’attenzione della critica in modo più severo delle altre arti.

Si tratta di un discorso sensato poiché la sua peculiarità è l’essere interattivo, all’opposto di quanto accade assistendo a un film o guardando una fotografia. Pertanto sono benvenute le critiche, purché non siano frutto di pregiudizio e disinformazione, nei confronti di un medium che ha tempi di esposizione mediamente elevati presso i minori e, in alcuni casi, contenuti particolarmente delicati.

Il Videogioco conquista la ribalta mediatica periodicamente grazie a folate da Santa Inquisizione a opera di giornalisti disinformati, associazioni di genitori che non hanno mai toccato un joypad o, addirittura, parlamentari alla ricerca di consenso a buon mercato.  Un cospicuo gruppo sociale è paralizzato da paure che non comprendono e che rifiutano di comprendere, neanche se è in gioco una corretta formazione dei propri figli. L’unica reazione consiste in una resistenza ai cambiamenti indotti dall’utilizzo massivo di nuove tecnologie e un ostracismo ottuso a modi differenti di proposta e fruizione di contenuti (vedi Videogiochi, nemico pubblico?).

In questo contesto, il serious gaming può contribuire a migliorare la percezione del Videogioco in quanto applicazione in campo educativo, sociale e di sperimentazione a fini terapeutici.

Si definisce “serious game” un gioco che viene progettato e realizzato con uno scopo diverso dal puro intrattenimento. Condivide con i videogiochi in senso stretto l’aspetto simulativo, di creazione di scenari e situazioni, dalla simulazione aerea (le prime applicazioni sono in campo militare) alla simulazione medica. Nel “serious game” viene enfatizzato il valore pedagogico del divertimento e della competizione. Vi possiamo trovare diversi modelli pedagogici applicati, dalla psicologia comportamentale all’apprendimento esperienziale.

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Videogiochi da paura! Dead Space

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“Nessuno potrà aiutarti”…E nemmeno darti una mano.

Dead Space è ambientato nel 2508. La razza umana è sull’orlo dell’estinzione, a causa di un utilizzo predatorio delle risorse del pianeta. L’unico modo per ottenere le risorse vitali per la sopravvivenza è l’esplorazione spaziale. Così è il turno della Concordance Extraction Corporation, che costruisce l’astronave che potrà salvare l’umanità: la USG Ishimura, dotata di una nuova tecnologia mineraria, il “planetcracking”. Dopo la scoperta di un antichissimo manufatto su un lontano pianeta, si perde ogni contatto con la USG Ishimura.
Questo è il classico rovo di rogne dove ogni videogiocatore vi si infila e anche di buon grado (ci spende addirittura dei soldi!).

Avete presente quelle scene di film horror in cui un personaggio deve andare a prendere nello scantinato un oggetto ordinario o insignificante come una lampadina da sostituire, un martello, il set da cucito o un vecchio manoscritto di sua madre morta suicida perché, nonostante il corso di recupero “3 in 1”, non ha superato l’esame di terza media?

Avete presente quelle classiche scale scricchiolanti, la luce tremolante, gli strani accadimenti antecedenti,  le voci che girano tra i vicini sulla casa, tuttavia – nonostante gli avvertimenti precisi e concordanti – il protagonista decide di percorrere quelle maledette scale. Da spettatore, si assiste alla scena, quasi sull’uscio di quella certa anticamera dell’Inferno: diciamoci la verità, chiunque, munito del minimo buon senso, non scenderebbe mai lì sotto…Tuttavia seguiamo lo scellerato insieme al movimento della telecamera in un crescendo di tensione in un climax ansiogeno fino al prevedibile, certo colpo apoplettico al limite del nostro infarto!
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Subbuteo Street Kick Off

Vista a volo d'uccello sul campo improvvisato

Vista a volo d’uccello sul campo improvvisato

Quando manca il campetto, si gioca per strada e ci si inventano le porte.

Se uno da bambino passa interi pomeriggi nel cortile a tirare calci a un pallone con risultati alla Benny Carbone…

Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni...” (cit. Vujadin Boskov)

Se uno da adolescente passa interi pomeriggi a giocare a Subbuteo con il fratello, i cugini e i suoi amici del palazzo…

Se uno ormai maggiorenne passa le pause di studio e nottate a sfidare i compagni di università e il fratello in tiratissime sfide all’ultimo joystick a Kick Off , mitico videogioco di calcio per l’Amiga (Dino Dini sia sempre lodato)…

Quando diventa genitore di due nanerottoli maschi di cinque anni e per caso gli capitano tra le mani una palla, un portiere e una dozzina di giocatori del Subbuteo, cosa pretendete che ne possa cavare fuori?

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USB 2.0: Un Sogno davvero Bastardo

The Milliner (c) 1900 – Henri De Toulouse-Lautrec

In questa webbettola sta prendendo vita spontaneamente una serie di storie che potrebbe essere intitolata “Lost” se non fosse che qualcuno ha già provveduto con tanto di copyright mondiale e potrebbe citarmi per tanti di quei danni che i nipoti dei miei nipoti bestemmierebbero il mio nome in tutti gli idiomi conosciuti sul pianeta a causa del debito ancora da saldare a una multinazionale americana.  Di “persone smarrite” si tratta, di persone di cui si sono perse le tracce sia nella realtà sia nella virtualità che supplisce come ultima ratio o, meglio, illusio: prima M.I.@. [Missing In e-mail], poi Vergognose prestazioni, e poi ancora USB, ora questo (sup)post che vado a propinare a chi, durante la navigazione, è stato sbattuto su questi lidi da tumultuosi flutti a causa di un click su “mi sento fortunato” (megalomani o inguaribili ottimisti) o di una fortunata botta di c**o del titolare di questa bottega nello scegliere i tag, i link e altri diavolo di “ranking factor” assortiti, tali da fare rincoglionire gli altrimenti sofisticatissimi algoritmi dei motori di ricerca e convincere Google di trovarsi, tra i byte e le ragnatele, il “sito più figo del bigonzo”.

Chiarito l’andazzo, pure tuttavia ancora qui davanti allo schermo colpiti dalla sindrome “ancora una cialtronata e poi smetto”, mettevi comodi sulla sedia, divano o vaso di ceramica sanitaria, accendetevi una sigaretta (se non fumate, datemi retta, è un buon momento per iniziare), bicchierino e boccia di super alcolico di sottomarca, tanto è roba che fa comunque male, vi fotte il fegato, ma almeno il portafoglio è salvo. ***Attenzione! In questa trasmissione NON sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali (foss’aMaronna! Pagato per scrivere queste facezie!) ***

A fianco alla tastiera ho una bottiglia piena di rubina e densa ratafià

Si va a iniziare.

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Viva il Messico! Ep.#19 – Mexico souvenì(r)

Il perfetto

Il perfetto “ricordino” da Chichén Itzá. Questo è mio! Bagaglio a mano… (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18 – Chichén Itzá, la seconda piramide

È ormai rito, quasi sacrificale quanto quelli toltechi, che in ogni viaggio si debba riportare un ricordo, un souvenir…A Chichén Itzá non potete sfuggire.

Dopo esserci rifocillati ed esserci abbondantemente reidratati con un certo numero di “cerveza”, ci aspetta lo shopping!
Barbara abitudine inculcata nelle nostre plasmabili menti dal marketing, dall’inspiegabile esigenza di portarsi via qualche ricordo (come se quanto visto, ascoltato, toccato, sentito fosse roba da poco) e, per colpa di chi, rimasto a casa, (ri)chiede cartoline, regalini, poncho, pupazzielli, magliettielle, sigari, non si sa per quale istinto a metà tra lo scrocco e il saccheggio.
Se c’è una cosa che veramente odio nei viaggi è proprio lo shopping: mi sta davvero sulle palle il turista che acquista i classici souvenir e cerca di “fare l’affare” con chi – parecchio più sgamato di lui – è lì per “farlo fesso” o, come accade in diverse parti del mondo, esercita quel commercio come l’unico mezzo di sussistenza.

Sta di fatto che quanto il viaggio è più esotico e lontano dai patri lidi, tanto è socialmente esecrabile tornare a mani vuote. Fosse per me, sarebbe sufficiente portare questo diario pieno di sensazioni ed emozioni, che in qualche modo possano fare sentire cosa sia quella parte di Messico e faccia venire la curiosità di visitarlo. Ma le cose spesso prendono una piega diversa…

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Nintendo Classic Mini a ruba. Retro-gaming a chi?!

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L’11 novembre, in occasione delle imminenti vendite natalizie, Nintendo ha lanciato sul mercato l’attesa risposta ai colossi dell’attuale entertainment videoludico, Sony e Microsoft: il Nintendo Classic Mini – Nintendo Entertainment System.

Le cose non stanno esattamente così perché il Mini NES, chiamiamolo così, non è una nuova console macina-teraflops e dalla grafica da farvi lasciare la mascella stabilmente infissa al suolo, ma è una riedizione miniaturizzata del mitico Nintendo Entertainment System (NES), che assicurò alla società di Kyoto, tra il 1985 e il 1992, il dominio incontrastato del mercato dei Videogiochi in USA e contribuì a fare pronunciare in tutto mondo il nome di “Nintendo” e “Super Mario” come sinonimo di “Videogioco”.

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Tuttavia, il Mini NES è andato letteralmente a ruba e già, sia su eBay sia su Amazon, appaiono dei prezzi fuori dalla grazia dei circuiti.Chi conosce Nintendo sa che è un vecchio vizietto: figlia-di-buona-mamma Nintendo ha sempre fatto in modo che, al “Day 1”, le sue piattaforme di gioco fossero disponibili in quantità endemicamente inferiore non tanto alla domanda stimata, ma proprio ai pre-ordini. In tale successo vi si può leggere anche un segnale che “i buoni videogiochi di una volta” non sono roba da mettere in soffitta, ma degli autentici classici, rimasti nei cuori dei vecchi videogiocatori e ancora ambiti dalle nuove generazioni di Player 1 e Player 2. E non c’è bisogno nemmeno di inserire la moneta.

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Viva il Messico! Ep.#18 – Chichén Itzá, la seconda piramide

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Ascesa al Tempio di Kukulkan (Foto by RedBavon)

Segue da Ep.#17 – Chichén Itzá

Il Tempio di Kukulkan, cioè la piramide di Chichén Itzá con i suoi 30 metri e 91 scalini è un guanto di sfida per noi quattro, che da caballeros, entriamo nei panni, parecchio improvvisati, di alpini. Dopo la prima scalata alla piramide di Cobà, il nostro palmarès sta per arricchirsi di un’altra epica scalata.

Nel consueto sacrale silenzio, iniziamo la nostra ascesa. La foto a corredo mostra con paurosa evidenza il pericolo. Appaiati in una posa plastica e quasi in sincrono, mio fratello Lucio (a destra) ed io (al centro) procediamo concentrati. I miei genitori sono andati vicini all’estinzione della “razza” in un colpo solo: come buttare i propri geni alle ortiche a causa di due degeneri.

Attraverso questa immagine quasi riesco ancora a percepire la tensione dei muscoli delle braccia e la tremarella nelle gambe. Il nostro sprezzo per il pericolo e la nostra autostima subisce un drastico ridimensionamento quando incrociamo quella donna, sulla sinistra, che scende eretta e, per giunta, mostrando non chalanche con tanto di borsa a tracolla.

E anche la cima del Tempio di Kukulkan è stato conquistato! In foto, Lucio non è in posa, ma è rimasto bloccato nella posizione genuflessa...

E anche la cima del Tempio di Kukulkan è stato conquistata! In foto, Lucio non è in posa, ma è rimasto bloccato nella posizione genuflessa… (Foto by RedBavon)

La scalata è ripagata dalla vista spettacolare: il colpo d’occhio sulla giungla circostante, come a Cobà, mozza il fiato, ma qui, con tutto il sito archeologico ai propri piedi, è possibile meglio comprendere che, da questa posizione, il senso di onnipotenza e di vicinanza a Dio per il Gran Sacerdote non era un delirio sotto l’effetto di sostanze allucinogene, ma una “solida realtà”. Parola di Roberto Carlitos.

La tecnica di discesa è ormai consolidata e avviene con una postura più adatta a un ragno, piuttosto che all’Homo Erectus: sedere rasoterra, mani saldamente piantate a terra, un piede in avanti e giù a cercare la superficie del gradino più in basso, piano, segue l’altro piede; consolidata la posizione dei piedi, segue il resto del corpo in un moto continuo di trascinamento, fino al gradino più basso. Se cliccate sulla foto della scalata, potete notare oltre la donna che scende, un tipo in t-shirt blu che adotta questa tecnica del “ragno cagasotto”.

Ogni passo è pesato, pensato, a ognuno degli scalini hai recitato una muta preghiera e alla fine dei 91 scalini sei a metà della recitazione del Santo Rosario, ma lasci perdere l’altra metà perché tanto la possibilità di ottenere un’indulgenza è sfumata dato il numero cospicuo di maleparole e bestemmie che hai proferito tra un gradino e l’altro.

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Tati a El BaVón Rojo: bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

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Foto by Tati

Sembrava una tranquilla serata a El BaVón Rojo, ma a El BaVón Rojo nulla è come sembra. Quante volte la mamma ci ha recitato il mantra del “Non accettare caramelle dagli sconosciuti!” e non certo per preservarci della carie dentaria! Nulla però vieta di offrire noi le caramelle agli sconosciuti.
Tati si inserisce nel non-racconto di Zeus e lo continua nel suo buOnissimo modo.

Autrice: Tati

Bisogna dare caramelle agli sconosciuti!

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Il falso dilemma: digitale o non digitale

Digital Memory Delivery?

Sicuri che sia così dolce naufragar in questo mare digitale?

Si è appena concluso il primo Italian Digital Day e Netflix è giunto anche nei nostri salotti. Netflix è il più diffuso servizio di “Internet TV” al mondo: con oltre 65 milioni di abbonati in 50 Paesi è il più famoso tra i recenti rappresentanti della nutrita schiera di fornitori di servizi “Digital Delivery” giunti nel nostro Paese. Tanti anni fa, il fenomeno della “Digital Delivery” ha mosso i primi passi cambiando la distribuzione della musica e, oggi, investe praticamente tutte le attività, pubbliche (si pensi alla fatturazione verso la P.A.) e a breve private, ed è ormai un primario mezzo di diffusione di contenuti multimediali. “Semplice, intuitiva, flessibile”(*)
(*) Connessione a banda larga necessaria.

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The Cure, influenze musicali e ritorno in Italia

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★ The Cure tornano in Italia con quattro date! ★

Quattro occasioni per assistere al concerto della band inglese e un breve excursus di artisti per cui vi sfido a immaginare la loro musica senza che siano mai esistiti i The Cure.

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iCamera 2.0. Vita da fotocamera

Serie Selfportrait (2009) © Luisa Carcavale

Serie Selfportrait (2009) © Luisa Carcavale

Mi presento: sono Fotocamera.

Una di quelle macchine che può ritrarre la realtà: luoghi, persone, cose. Sì, cose così. Sono orgogliosa di ciò che sono perché – senza falsa modestia o retorica – io creo storie: le immagini passano attraverso l’ottica e io vi restituisco le storie di luoghi, persone e cose lontane, che altrimenti non potreste mai vedere e sperimentarne le emozioni; restituisco storie di immagini di luoghi, persone, cose vicine, che avete lì, proprio davanti agli occhi, ma che non riuscite a vedere o che non volete vedere.

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Bella esperienza vivere nel terrore, vero?

In questo consiste essere uno schiavo.

Queste le parole iniziali del famoso monologo di Roy Batty nel finale di Blade Runner.

Parole che vengono da una fonte così inaspettata e così fortemente calzanti alla situazione di questi giorni e di un prossimo futuro, in cui  i missili “intelligenti” non potranno sanare terrore e schiavitù.

Politici e governanti nei loro proclami roboanti e inneggianti alla Guerra, per vendetta? Per giustizia? Per riportare la pace? Per esportare la democrazia?

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Allez, enfants de France!

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Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer [Parte 4]

Segue da [Parte 1] , [Parte 2] , [Parte 3]

[cliccate sulle immagini per ingrandirle]

Noio volevàn savoir

Fotogramma n.18 di Star Wars VII: analisi (poco seria) del trailer #3

Robot-olo bianco a Robot-tone rosso: “01001110 01101111 01101001 01101111 00100000 01110110 01101111 01101100 01100101 01110110 11100000 01101110 00100000 01110011 01100001 01110110 01101111 01101001 01110010 00100000 01101100 00100111 01101001 01101110 01100100 01101001 01110010 01101001 01110011 01110011” Trad: “Noio volevàn savoir l’indiriss…”

Han Solo è alla testa del gruppo di sfollati…Ehm degli eroici ribelli, sicuramente inseguiti da stuoli di imperiali, ma Han in quanto a fughe sa il fatto suo. Giungono alle porte di questa costruzione dall’architettura che dà un senso di antico e autorevole. Sarà la residenza di qualche importante personaggio o un tempio? Conoscendo Han e i suoi trascorsi di ricerca di reliquie in templi, tombe o luoghi più o meno pericolosi e il vizietto “fetish” di godere nel prendere a frustate i nazisti, punterei tutto sull’ipotesi “tempio”. Le strisce colorate pendenti dall’alto potrebbero avvalorare l’ipotesi “tempio” poiché ricordano l’usanza tibetana delle bandiere di preghiera. Se non fosse che sono napoletano e riconosco che quelle non sono bandiere di preghiera, bensì filari di panni spasi (trad: stesi), come nel dedalo di vicoli del centro storico di Napoli, tra vasci, chiese dimenticate e piccole cappelle che custodiscono grandi tesori come il Cristo Velato.

Pertanto, escludendo che si tratti di un tempio, i nostri tre eroi si stanno dirigendo verso la residenza dell’immancabile capèra ‘nciucessa (trad: pettegola) o ras del quartiere, che possa loro fornire: A) una scodella di zuppa calda; B) un paio di litri dell’ ojo bbbono, quello de mamma, per i circuiti del robot-olo; C) un bagno pulito; D) un giaciglio di paglia; E) informazioni per andare dove devono andare.

Mmmh…Forse era meglio la prima ipotesi: un tempio per raccomandarsi all’Altissimo, la situazione sembra consigliarlo. Obi Wan, don’t say a prayer for me now. Save it till the morning after.

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I giorni che passano

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Ancora zuppo della pioggia e della malinconia di Rain, ultima rêverie digitale di Sony Japan Studio per PlayStation 3, in un programma televisivo intercetto un sottofondo musicale che mi colpisce subito. Sia sempre lode a Shazam e scopro che si tratta di un mia vecchia conoscenza musicale: Patrick Wolf. La canzone è The Days pubblicata nell’album Lupercalia. Questa canzone è una di quelle la cui combinazione armonica riesce a illuminare il buio in cui erano sprofondate certe tue emozioni per le quali non hai mai avuto le parole giuste per esprimerle o, per lo meno, raccontarle a te stesso. Imbraccio allora la mia fida tavola da surf e mi getto tra i versi, cavalco le onde della musica, cercando le parole giuste per descrivere lo spazio tra un verso e l’altro, come il surfista alla costante ricerca dell’onda perfetta. Uno spazio non vuoto, ma sorprendentemente denso di sensazioni, che ho provato a descrivere in questa storyetta. L’ambizioso intento era quello di accarezzare quelle onde di musica e versi come il vento accarezza le onde del mare. A chi legge la sentenza: brezza profumata di salsedine o folata di discarica abusiva?

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To the Moon. Un groppo alla gola per la commozione.

Ve lo spiattello subito! Voglio raccontarvi di un videogioco. Sì, un “giochino”. Sì quel medium che è il fratello scemo del cinema, è il refugium peccatorum dei musicisti bocciati al Conservatorio o da una giuria selezionatissima di valletti e saltimbanchi di un X-Infartor a (dis)piacere, l’Ufficio del Collocamento di sceneggiatori e attori diplomati alla prestigiosa Scuola e Accademia d’Arte (davvero) drammatica “Fido, Armaduk e Rin Tin Tin”.

Bene, ora che ho dato soddisfazione al popolo degli Adulti e con molta probabilità si sono infrattati da qualche altra parte di Internet, posso liberamente sfogare la “nerditudine“. Anzi, no! Perchè sarebbe da “nerd” il volere condividere ciò che si pensa e si senta se l’origine è un videogioco?

Con questa ultima domanda retorica, mi sono sbarazzato degli ultimi trolleggianti casual “esperti” della Cultura Alta e, finalmente, posso raccontare questa bella storia di To The Moon a voi interrnauti, incauti surfisti di Google, che vi ha sospinto su questo arenile in seguito a una ricerca naufragata. E con quest’ultima pippa, credo proprio di essere rimasto solo.

Se non amate i videogiochi, allora dovreste davvero continuare a leggere: una storia intensa, toccante, scritta e raccontata meravigliosamente, vi prenderà per mano, letteralmente con il mouse e la tastiera…Fino alla Luna.

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Sono un pirata (digitale), sono un signore (virtuale)

Abbandonata per il momento la vena (sangue “sporco” da ripulire) introspettiva e svolazzante del già citato Pindaro in già certificata versione pirla, un piccolo episodio di vita quotidiana risveglia l’arteria con un gorgolglio di sangue “buono”. Approvato dall’Associazione Vampiri “Amici di Bela Lugosi e nemici di Twilight”.

L’inizio non è promettente, sembra il solito pirla, ma in metafora truculenta. Il titolo, di associazione banalotta e privo di fantasia, s’ispira a Julio Iglesias e a una sua canzone di fine anni ’70 da vietare ai diabetici.

Si parlava tra amici di pirateria. Il Corsaro Nero, Sandokan e Capitan Uncino non c’entrano, qui si allude alla copia di film, musica e videogiochi che ormai è entrata nella pratica comune e non è nemmeno percepita come “illegale”.

In italia (lettera minuscola), la legge sul diritto d’autore è una tra le tante ed è talmente poco presa in considerazione che non c’è neanche bisogno di fare un’altra “legge” che la svuoti di significato (molto di moda nella recente prassi politica). L’anno scorso il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha anche dichiarato che “scaricare” musica peer-to-peer non è illegale. Lascio alla vostra curiosità e metodo critico farvi un’idea di quanto il Ministro degli Interni ebbe a dire e proporre, tanto da fare accapponare la pelle a quelli della Federazione dell’industria musicale italiana e delle Big Four della musica, cioè Sony, Universal, EMI e Warner, che hanno più volte dimostrato di avere una pellaccia come quella del “Carcharodon carcharias”, meglio noto come “grande squalo bianco”.

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Cheap’n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli

Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Nel 2011 negli Stati Uniti d’America il mercato ha generato un fatturato di oltre 25 miliardi di dollari, occupa direttamente 120.000 addetti con un salario medio di 90.000 dollari annui (cfr. 2011 Essential Facts pubblicato da ESA). Bando alle ciance, la verità è che questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3,  The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare.

Considerate la fine di novembre come l’ultima “finestra” utile per i tempi di consegna standard. A dicembre, c’è il bailamme più totale, si scatena la “corsa al regalo” e le poste vanno in completa bambola: aspettatevi tempi più lunghi e un repentino picco delle probabilità di smarrimento del pacchetto nel tragitto verso casa vostra. Il vantaggio di portare pazienza è di approfittare di offerte promozionali dai prezzi al ribasso. Feel the original, feel the REAL thing.

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Every Teardrop Is a Waterfall

Raptus di post…o post da raptus…no, non c’entrano ratti o postumi di sbornia. In preda a un raptus, mentre sbadatamente navigo su Internet alla ricerca di qualcosa che mi incuriosisca, la tivvù sintonizzata su MTV dà l’EMA Award che si è tenuto il 6 novembre a BeeeeelfaaaaAAAST! L’ho voluto urlare come i soggettazzi dal palco….ma, dico io, hanno il microfono con un’amplificazione tamarra più di quanto sia lecito sopportare alle trombe di Eustachio e devono proprio urlarci dentro a quel microfono?!? …Gesummmaria gli LMFAO sono troppotroppo….bando alle chiacchiere (e ci sarebbe da scrivere, c’è un sacco di materiale), sono qui che scrivo live dal divano di caaaaaaaaasa miiiiiIAAAAAAA, non per raccontarvi che ho preso matura consapevolezza e piena contezza di non essere più nel target di MTV; oppure dirvi della ninfetta che presenta la kermesse musicale e che, ora, in questo preciso momento, sta can…tan…do…, censuro ciò che è apparso nella mia mente tra i puntini di sospensione per eccesso di testosterone e sessismo machista. Per lo meno, è maggiorenne.  Oppure ancora per riprendermi dal fatto che uno sbarbato che non arriva di sicuro a 18 anni, ha vinto la categoria “Best Male” , ma non ha nemmeno la barba quello lì…Buuuuuh! Tutta invidia la mia, è chiaro. NO scritto così è più…scuro….In the name of God and of this blog, Claudio, please GO!

Occhei ve lo dico perchè sto qui: è nel titolo, genio! Ma sì, è la canzone di apertura dell’EMA: Every Teardrop Is a Waterfall cantata dal vivo dai Coldplay. Gioiosa canzuncella che, a dispetto dal titolo chiagnazzaro (traduz.: da piagnisteo), si rivela foriera di un testo dal messaggio positivo. Singolare l’effetto che produce a testa-cuore-viscere di questo mentecatto: le note della sua melodia, al pari delle singlole gocce di una cascata, generano un bell’arcobaleno di sensazioni. Ecco, come quando sono stato qui:

Allora? Quand’è che qualcuno mi porta al concerto dei Coldplay?!?…Voglio andare precipitevolissimevolmente a un concerto dei Coldplay!…Gi, cara sorella, se stai leggendo queste righe di una lingua italiana crocifissa, sappi che quel concerto a Wembley che avevamo progettato  un pò di tempo fa e che mi è sfuggito a un tanto di click così , s’ha da fare!

E’ finito l’EMA Award…ed è finito pure il mio post(da)raptus. Ora potete chiamare la derattizzazione.

Per chi desidera vedere il live dei Coldplay agli EMA Award deve visitare il sito di MTV perchè non ho trovato uno straccio di possibilità che lo facesse condividere sul blog…solo via Fakbuk o Tuitter. Alla faccia dei progressisti e delle menti aperte questi di MTV!


Se telefumando, non vedessi cavallucci marini, io smetterei.

Fumo subacqueo (c) 2010 RedBavon

Liberamente (d)ispirato da quella bella canzone “Se telefonando” e a un folle mixaggio di altre che non verrebbe in mente neanche al più allucinato dei DJ, fa ritorno il tabagista dell’Amore, protagonista – suo malgrado – di un’altra Storyetta, un’altra storia di sigaretta e non solo.

Si sa che il fumo nuoce gravemente alla salute e quindi come qualsiasi sostanza che è pericolosa, prima di sorbirla è opportuno dare un’occhiata al classico foglietto piegato piccolopiccolo e scritto piccolopiccolo che riassume le

(d)Istruzioni per l’(ab)uso: leggere con cautela, può indurre sonnolenza.  L’assunzione del prodotto può, occasionalmente, essere seguito da nausea e vomito. In letteratura non sono descritti casi di interazioni e incompatibilità particolari con l’assunzione di altre sostanze durante la lettura, tipo biscottini, thè, caffè, cioccolata calda. Posologia: una volta. Nei casi più gravi, procedere con una seconda applicazione, facendo attenzione ad ascoltare le canzoni che riempiono gli spazi vuoti delle parole e tutto ciò che questo tossico della tastiera non è riuscito ad esprimere per sue limitatezze nell’uso della Madrelingua (anche se ha chiesto il mio disconoscimento all’anagrafe…)

Ora che siete avvertiti…potete continuare a leggere.

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I bambini piccoli sono…piccoli, non fessi.

ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)

Spira una strana aria: venti di “guerra” tra Microsoft KINECT e Sony MOVE sull’interfaccia utente del futuro, Nintendo fa spallucce e con la nuova console 3DS passa a rivoluzionare il videogioco portatile con il 3D…SENZA OCCHIALI o altre appendici; la mia “lista della spesa” è ingolfata da titoli decisamente intriganti; una tripletta di giochi portati a termine in questo fine di ottobre (Halo Reach, Dante’s Inferno e Heavy Rain) che non si vedeva dai tempi di quando m’inchiodavo davanti al tubo catodico e cantavo “Và, distruggi il male, và! (Goldrake!)”. Ho capito che, come l’anno scorsoNatale si avvicina.

Come il plenilunio fa scattare nel licantropo la trasformazione da uomo a belva ferina, così il periodo natalizio fa scattare nel pargolame una bramosia di Pleistescion, intendendo con tale storpiato termine il genere videoludico in toto, in barba ai milioni di euro spesi in campagne pubblicitarie da Microsoft e Nintendo. Il marketing dell’industria dei videogiochi, intanto, sente l’odore di carne fresca (ucci ucci, sento odor di dollarucci…). Genitori, siete finiti in padella. Potete decidere solo la cottura: cedere subito (cottura al sangue), resistere un pò (cottura media), cedere solo all’ultimo (ben cotta…). I Borg sono già tra noi e hanno solo sembianze diverse da quelle immaginate in Star Trek: assomigliano a teneri pargoli. “La resistenza è inutile”.

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Disney, alive and kickin’

Disney, tesori e ricordi.

Il titolo del volume potrebbe fare pensare a una retrospettiva della Disney e un omaggio al suo fondatore. In effetti, lo è…ma non sottovalutate mai la magia Disney. Un volume fotografico, da consultazione, che stupisce per la ricchezza di memorabilia e di contenuti. Considerando che l’autore, Robert Tieman, è stato direttore degli Archivi Disney a Burbank per 20 anni (si è ritirato nel luglio 2010), l’opera come raccolta e riproduzione di autentici tesori del passato è sicuramente il non plus ultra, ma l’autentica “magia” si compie quando li si tocca con mano. Ai ferventi sostenitori dell’e-book e ai frettolosi becchini che danno per spacciata l’editoria tradizionale, dò una brutta notizia: la carta è insostituibile. Da semplice consultazione di libro fotografico, il distratto sfogliare via via si trasforma magicamente in lettura interessata, intrattenimento, gioco, infine in esperienza emotiva grazie a un metodo creativo di raccontare una storia, che non appartiene totalmente al passato, ma vive nel presente e si proietta verso il futuro. L’acquisizione Disney di Pixar nel 2006 e di Marvel Comics nel 2009 dimostrano la continua tensione al futuro di un’azienda che potrebbe vivere sugli allori del passato.

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…/Ritorno da New York

 

Onda Sonora Consigliata: Leaving New YorkR.E.M.

Scritto e dedicato a Titti.

Piccola cronoca di quanto succede su un volo, spunti per ingannare il tempo e la mente: se volare vi mette agitazione, mettetevi comodi, guardatevi intorno e…godetevi lo spettacolo. Per chi ha paura di volare, perché possiate spiccare il volo. Per ora, almeno con l’immaginazione.
Immagine da www.thesartorialist.com

Eccoci di ritorno. Decollati. Si balla un po’ per le bizzose condizioni meteorologiche. Pioggia, vento, banchi di nuvole turbolente e chissà cos’altro lì fuori, il tutto producente effetto sussultorio-ondulatorio per niente fastidioso (se non alla buona grafia), ma ci ricorda che siamo in aria solo grazie a quel miracolo chiamato “portanza”.

Leggo un libro, che dato l’argomento trattato, vale la pena citare “Blog-grafie”. Immerso nella lettura non faccio molto caso al tipico microcosmo che è l’interno di un aereo da trasporto passeggeri, a parte un coppia di signori dietro di me che sembrano usciti dal serial “The Sopranos”. Massimo rispetto.

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Guardare, sperimentare, sentire…New York

Rumore di fondo: Empire State of Mind – Jay-Z & Alice Keys.

GUARDARE…

…A Colombus Circle. Una piazza dedicata a Colombo (il Cristoforo, non il volatile), su un lato l’accesso a Central Park, un centro commerciale con due statue di Botero, al piano superiore la Samsung Experience (non un semplice “shop”…EXPERIENCE), ma sopratutto al piano di sotto, i banconi e le scaffalature di Whole Foods Market, colorate di ogni ben di Dio, ordinato per categoria. Scegliere una scatola di cornflake non è stato mai così imbarazzante: volendo scorrere tutto, tra il primo e l’ultimo, avevi dimenticato il motivo per cui eri al supermercato. A parte la puntata esplorativa intorno all’albergo sulla 47th Street e Times Square si inizia come…tutto ebbe inizio, almeno per la storia come ce la raccontano nel Vecchio Continente. Tutto ebbe inizio da Colombo, la mia visita inzia da Columbus Circle.

Columbus Circle

Columbus Circle

elcriC submuloC

elcriC submuloC

Gira il mondo Giiiiraaaa

Gira il mondo Giiiiraaaa

Il Mercato di Tutti i Cibi

Il Mercato di Tutti i Cibi

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Heatseeker. The Unbearable Lightness of flying.

versione in italiano

Do you ever wanted to join Airforce? Do you ever had a dream to be a jet fighter pilot? Now, Wii…can!

 HeatseekerI must confess, I am an enthusiast flight-sim pilot. I am an old gamer, too. I say it not to be a snob (retro)gamer but I want to tell you that I am that kind of gamer who loves top-notch simulations, huge manuals, a lot of hours spent in learning how to fly. But flying without firing is not so exciting. Falcon 4.0 and IL-2 Sturmovik are my favourite flight simulations. Heatseeker is the exact opposite.

That’s why I was really skeptic about this game. The developer, IRGurus (now Transmission Games), is not new to this kind of game: Heroes of the Pacific, released in 2003, was a good arcade combat flight game (not a simulation). Heatseeker is similar but Nintendo Wii makes it unique.

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The Good Old Days

Onda sonora consigliata: The Good Old Days – Eels

ASSAULT SUIT LEYNOS

Ora Goldrake lo guido io!

Casus belli è una chiacchierata telefonica con un caro amico che mi diceva di avere acquistato per il pargolo una Playstation 2  e mi chiedeva quali giochi fossero più adatti. Eh già, tra poco è tempo di regali per i bambini buoni (ma perchè esistono bambini cattivi?!?)  e si scatenerà il solito putiferio mediatico del dagli-addosso al videogioco violento (c’ è davvero l’imbarazzo della scelta dai tempi di Dracula su Intellivision), i videogiochi fanno male, non sono educativi. Sotto a chi tocca e chi più ne ha, più ne metta!

A parte l’opinione ed esperienza diversa di chi scrive la cui argomentazione tralascio a post a venire, la mia mente ha deviato d’istinto verso un particolare genere di videogiochi, gli ” shoot’em up”, che in italiano traslitteriamo nel termine “sparatutto”. MAi fu più chiara la traduzione. “Sparatutto”: il nerbo della video-genie, in principio fu Space Invaders , una colonna portante di tutte le console fino al glorioso Sega Saturn (1994-1998), il colpo di grazia infertogli – ironia della sorte – da Wolfstein3D e Doom, la nuova generazione di “sparatutto”: “first person shooter”, cioè “sparatutto con visuale in prima persona”. Genere di nicchia, con comparsate degne di tale lignaggio che si contano sulle dita di una mano mozza in epoca Playstation 2, oggi rifà capolino nei canali di digital delivery delle console dell’attuale generazione, sotto forma di download da Wii Virtual Console, Playstation Network e Market Place di Microsoft.

Rispolveriamo allora vecchie memorie in cantina e – vista l’età – la cantina è piuttosto ingombra, maldestramente picchiando – ahia! – e sbattendo – ouch! – contro questa scatola e quel cartone (toh! il mio bel trenino di legno…), mi imbatto in due assoluti capisaldi dello “sparautto” che avrà generato masse di (ex-)adolescenti dedite all’annichilimento e alla distruzione: Assault Suit Leynos e Assault Suits Valken, rispettivamente annata 1990 cantine Sega Megadrive e annata 1993 cantine Super Nintendo. Ottime annate, ottime cantine. Corposo, bel colore rosso sangue, retrogusto metallico, ferroso (tipo sangue in bocca), ideale se servito con della carne (preferibilmente, di alieno), cottura rigorosamente al sangue.

Buona degustazione!

space-invaders-motivo


Storyette

ClaFumo

Tempo di inaugurazione stasera ore 23.33 mentre scrivo…Numero che nasconde qualche oscuro presagio…

…oppure semplicemente un numero.

Si inaugura un nuovo spazio dedicato ad accogliere altri deliri di menti mentecatte, almeno quanto quella di colui al di là dello schermo e al di qua della tastiera. Stasera, siamo sul criptico-apocalittico.

Mancava uno spazio per chi volesse raccontare qualche storyella che uscisse dal “seminato” di questo b(av)log. Sempre che qualcuno riesca a individuare il solco…me lo indichi per cortesia, perchè mi pare che lancio i semi un pò dove capita…avete presente la parabola del seminatore (Matteo 13,1-23)?

Tuttavia, in una notte buia e tempestosa (fa sempre il suo effetto), è salita su questa storia, senza alcuna velleità,  da profondità insondate e dai toni non proprio soliti. Dunque, vi presento:

STORyETTA, storia di una sigaretta.

Essendo la primogenita, merita di dare il nome ad uno spazio che spero qualcuno vorrà riempire. Dò il via, ma tanto ho l’impressione che a “seminare” in questa parte di nuovo orto, toccherà smazzare da solo…i miei l’hanno sempre detto “braccia sottratte all’agricoltura”…almeno, ogni tanto, buttateci un’occhiata e inaffiate con qualche rivolo di commento.

Un-dU-ETTRE-Vviiia