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Lettera natalizia a Donald Trump da Cuba

francobollo-cubano-1995

Nutrendo una smodata passione per il volo e, non avendo ottenuto alcun brevetto, nemmeno per lanciare un aereo che fosse di carta, ho dirottato il mio istinto di Icaro in versione pirla, verso il volo simulato, sopratutto quello “incivile”, cioè messo su un aereo, io devo sparare.

Quando sei su un velivolo che vola con l’auto-pilota, armato di missili “intelligenti” e “smart-bomb”, il rischio è che, in mezzo a cotanta intelligenza tecnologica, l’unica deficienza sia quella dell’umano a bordo. “La guerre c’est la guerre” e se da terra cercano di buttarti giù con i SAM – non è un lontano zio americano né il vezzeggiativo della prosperosa cantante degli Anni Ottanta –  non fai granché distinzione tra buoni e cattivi, soldati e civili, e a volte vi sono spiacevoli conseguenze. Ne è la prova la lettera, di cui sono venuto in possesso per vie segretissime, scritta da un inviperito cittadino cubano niente di meno che al Presidente degli Stati Uniti d’America, cioè – ancora stento a crederlo – Donald Trump. Come direbbe lui…Check this out!

A:

  • Presidente degli Stati Uniti d’America
  • Stato Maggiore della República de Cuba

PC: Compañía Cuba Libre de Asistencia

San Cristóbal de La Habana,  25 diciembre 2016

Esimio Presidente degli Sati Uniti d’America,

Egregio Dottor Trump,

le scrivo questa mia per comunicarLe un avvenimento che è, a modesto parere di chi scrive, di gravissima importanza, tale che potrebbe incrinare gli appena ricuciti rapporti diplomatici tra i nostri grandi Paesi e, sopratutto, riavvicinare il popolo americano e cubano.

I motivi di queste mie tutt’altro che piacevoli affermazioni, preferisco, per trasparenza e onestà intellettuale, affidarli alla viva testimonianza e ai documenti probanti l’evidente gravità e improprogabile urgenza di un Suo cortese riscontro.

Per farla breve, di seguito sottopongo alla Sua pregiata attenzione la cronaca di quanto accaduto.

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Gli Space Invaders invadono la Musica

Space Invaders non vennero in pace e noi gliele...suonammo!

Space Invaders non vennero in pace e noi gliele…suonammo! (by RedBavon)

Nuove rubrichette escono dalle fottute paginette di questo blog al ritmo di bit e beat. Make some noooise!

Pong, Space Invaders. Donkey Kong e Mario sono le icone del Videogioco, che in momenti diversi sono stati sdoganati dai media tradizionali presso la cultura di massa. Google ha spesso utilizzato queste icone per rinfrescare il proprio logo sulla pagina di ricerca, di recente i 40 milioni di Super Mario Run scaricati in 4 giorni su Apple Store hanno sbriciolato ogni altro record di download.

A un’osservazione anche superficiale della cultura del gaming, inevitabilmente ci si ritrova invischiati in una ragnatela di archetipi del passato e forme di nostalgia.

Il fenomeno “retro” associato alla nostalgia può essere inteso come una sorta di ripetizione estetica della cultura mediatica, che mira a una dimensione conciliata dell’esperienza, avendo come riferimenti centrali gli stili audio-visivi a partire dagli Anni Ottanta, come Pong, Space Invaders. Donkey Kong, Mario, fino ai più recenti come Lara Croft (Tomb Raider, 1996) e Grand Theft Auto (GTA III, 2001)

Il fatto che il Videogioco sia considerato dai più una sotto-cultura è tema a me caro e spesso, anche come provocazione, tiro in ballo il Videogioco anche in contesti apparentemente estranei, come mi appresto a fare nelle righe che seguono: l’influenza dei videogiochi nei clip di musica pop.

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Rogue One: A Star Wars Story. Fuck Yeah!

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La Morte Nera non è mai stata così spaventosamente bella e terribile

Sono appena ritornato dal cinema: ho visto Rogue One: A Star Wars Story e sono felice come quel bambino di 9 anni che vide nel 1977 Guerre Stellari per la prima volta. Con la differenza che oggi ne ho 48 suonati e, dopo il primo film di George Lucas, di fantascienza ne è passata sotto le stelle! Con la differenza che oggi non si chiama più “Guerre Stellari”, ma “Star Wars”. Con la differenza che George Lucas non è più la mente e il cuore dietro i film di Star Wars.

Le differenze contano e se siete ancora fermi al 1977 e state cercando oggi il film di quando eravate bambini, ciò che seguirà potrà farvi venire un attacco di bile. I consigli che posso darvi sono due: quel film del 1977 si trova in vendita in tutte le grandi catene della Grande Distribuzione Organizzata; il secondo consiglio è …un dottore e non solo per la bile.

Rogue One è senza mezzi termini il più bel film di fantascienza che abbia visto da parecchi anni a questa parte! Sebbene sia considerato uno spin-off, una specie di figlio adottivo neanche troppo voluto dalla “famiglia”, entra nella mia classifica dei film di Guerre Stellari al quarto posto, subito dopo il Ritorno dello Jedi. Per quanto abbia accolto Il Risveglio della Forza come un onesto ritorno della sAga con meno sEghe e ne sia rimasto soddisfatto, resta dietro a Rogue One.

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United (sbav)Auguri e salutame a’ soreta di Natale [recycled remix]

Natale tutti in famiglia (foto scattata a Napoli e raccontata in (bav)Auguri di Natale

Natale tutti in famiglia (foto scattata a Napoli e raccontata in (bav)Auguri di Natale

Nei giorni prima di Natale, è creanza essere bersaglio di “auguri” sparati a raffica come una batteria di Katyusha. Il “fuoco amico” è una costante: gli auguri si estendono a famiglia e parentame limitrofo.  

Per altrettanta creanza che i miei genitori hanno cercato di trasmettermi, in questa webbettola è uso ricambiare l’augurio salvifico sia per la Santa Festa sia per il profano Capodanno. A modo mio e ad anni alterni.

La “tradizione” è stata onorata con i (bav)auguri nel 2008, gli (sbav)auguri nel 2010, un sacrosanto “salutami a’soreta” in Bethléem Rouge del 2012, nel 2014 ho dato “buca”, salvo recuperare l’anno dopo onorando il rituale augurio con un’irrituale letterina natalizia un po’particolare, a Luke Skywalker.

E quest’anno?

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Slow Train (testo e traduzione) – Joe Bonamassa

Slow Train  (testo e traduzione) – in Dust Bow di Joe Bonamassa

There’s a slow train coming
Sta arrivando un treno lento
It’s movin’ on down the line
Si muove lungo la linea
Steel wheels on iron rails
Ruote d’acciaio su rotaie di ferro
Tonight I’m fixin’ to die
Stanotte sono pronto a morire
Woo, I hope you don’t mind pretty mama
Ooh, spero che non te ne abbia a male, bellezza (*)
Woo-hoo, hope you don’t mind if I go
Ooh-oh spero che non te ne abbia a male se io vado
‘Cause when the steam from the slow train rises
Perché quando il vapore si alza dal treno lento
I ain’t gonna see you anymore
Io non ti vedrò più

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Pendolari dell’Amore

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Quando tra le pagine di un vecchio libro, trovi un biglietto del treno di quando eri militare…

Dedicato a tutti i pendolari, che usino il treno o un qualunque mezzo di locomozione, che usino il cuore.

Ottoaprilemillenovecentocinquantacinque, treno Roma-Napoli, ma poi cosa importa sapere il “quando” e il “dove” se il Tempo continua a scorrere e noi ci spostiamo continuamente insieme a esso, tanto tutto resta…Dietro.

– Prologo –

BOve ClaudiA!…
…No, scusate, no…è… …SantIddio ho cambiato gli occhiali nemmeno tre mesi fa!…è…BAva ClaudiO!…”

Nervosamente, con l’indice e il pollice sulla stanghetta, muove avanti e indietro i suoi occhiali rossi.

“Sì, sssì… Bava Claudio, dov’è? “.

Alza la testa, lancia lo sguardo, facendo la gincana tra le teste dei presenti, e ne aspetta il suo ritorno quando andrà a sbattere contro il muro e rimbalzerà indietro come quella pallina in quel videogioco al bar, che ingurgitava le sue monetine come il Natale ingurgita i buoni sentimenti e, sopratutto, le buone intenzioni. Già, intenzioni, sopratutto le intenzioni. Non si ricordava il nome di quel videogioco o, forse, non si era mai interessata a conoscerne il nome, perché per lei quel “cassone” era il gioco del “muro e dei mattoncini”.

Proprio nel momento in cui lo sguardo sta per colpire un mattoncino immaginario del muro reale, una voce annuncia il “game over”:

“Sì, sto qui…Presente”

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Viva il Messico! Ep.#22 – Uxmal…e la Rivelazione di un Antico Segreto

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I biglietti del sito archeologico di Uxmal [Foto di RedBavon]

 Segue da Ep.#21 – A zonzo per Mérida

9° dia: Uxmal (città nativa di Francesco, poi saprete perché…)

A bordo del nostro bolide rosso Chevy Monza, Lucio è ormai “Il Prescelto” alla guida: è il nostro “pilota ufficiale” dopo avere salvato pianale, ammortizzatori, sospensioni nonché la nostra pellaccia nel percorso rallistico a Tulum e da quelle micidiali trappole dette “topas”, ovvero dei dossi artificiali, decisamente più alti di quelli nostrani, distribuiti sulla rete stradale apparentemente ad minchiam, ma, in realtà, atti a costringere l’automobilista a rallentare nelle vicinanze anche di una sola casupola, che sbuca dal folto della foresta tropicale al lato della striscia asfaltata. Parental Advisory: in un prossimo post vi racconterò delle topas.

Ci dirigiamo verso Uxmal, altra città-stato di notevole importanza storica in quanto parte della Lega di Mayapán (“bandiera dei Maya”) insieme a Chichén Itzá e Mayapán, appunto.

Secondo alcuni studiosi, tale Lega non è mai esistita, poiché Uxmal e Chichén Itzá erano già state abbandonate e la Lega è frutto di una storia inventata dai Signori di Mayapán per dare prestigio al proprio lignaggio. Secondo altri storici, tale alleanza, iniziata tra il 987 –1007 d. C., conquistò l’egemonia del Nord della penisola. La Lega si dissolse a causa di conflitti interni: prima una guerra tra Uxmal e Chichén Itzá (1175-1185 d.C.), poi tra Uxmal e Mayapán (1441-1461 d.C.). Il caos che seguì dopo tale ultima guerra divise la penisola in 17 kuchkabales o, come le chiamarono gli spagnoli, cacicazgos, equivalenti a uno Stato minore indipendente come poteva essere l’Irlanda o la Scozia nel vecchio Continente. Per cacicazgo si intende “terre governate da un cacique“, ovvero il capo di una gerarchia determinata da alleanze guerriere, consolidatesi mediante complessi sistemi di parentela e appartenenza etnica. Da qui il fenomeno del cacicchismo, che influenzò negativamente la storia dell’America Latina e viene anche utilizzato per indicare l’esercizio personalistico del potere in ambito locale. Maya, spagnoli e italiani, una faza, una raza.

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata [Foto da mayaruins.com]

La piramide del Adivino: più che una salita. è una scalata! [Foto da mayaruins.com]

Uxmal è uno dei più importanti siti archeologici della cultura Maya, insieme a Chichén Itzá e Tikal (in Guatemala): come Palenque, è un magnifico esempio dell’arte Maya nell’elegante stile Puuc. Alla linearità di grandi edifici quadrangolari si contrappongono estesi fregi nel caldo calcare yucateco, decorati da ricchi mosaici di pietra.

In Uxmal, il cui nome significa “ricostruita tre volte”, vi è la famosa Piramide del Adivino, alta la solita trentina di metri, ma con una pendenza tale che l’infarto è certo anche solo a guardarla dal basso!

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Intellivision Flashback console

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Davanti a questa scatola, mi è venuto da esclamare:”Apriti sesamo!”. Oui, je suis BaVAladin!

Se vivessi negli USA,  a ottobre del 2014, aggirandomi per Toys”R”Us mi sarebbe venuto sicuramente un colpo al cuore perché sugli scaffali avrei trovato esposta una scatola con su scritto “Intellivision”.

A guardare bene, non proprio l’Intellivision, ma una console “plug & play” che replica l’Intellivision e diverse decine di giochi, tra cui un buon numero di cassette che ho desiderato e mai avuto, alcuni grandi classici e qualcuna misconosciuta.

La confezione urla “60 built-in games!”, sessanta giochi!  Il tempo di girare il retro dello scatolone e vedere in fila le immagini dei giochi, sebbene in versione francobollo: fuck the presbiopia! Quelle confezioni le riconoscerei anche se miniate dai maestri cesellatori cinesi dei chicchi di riso!

E i cinesi c’entrano. La società produttrice di questo bengodi a oltre 30 anni di distanza, è la cinese AtGames, già nota per avere prodotto diverse versioni di una console replica dell’Atari VCS, del Mega Drive e del Colecovision.

Così, qualche tempo fa, grazie a un importatore inglese, questo baule di ricordi si è materializzato anche sotto la mia TV: è l’Intellivision Flashback.

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Viva il Messico! Ep.#21 – A zonzo per Mérida

Mérida (Foto da web)

Mérida (Foto da web)

 Segue da Ep.#20 –Mérida, llegamos en La Ciudad Blanca

Oggi Mérida è il centro più importante dello Yucatan, ma in passato lo era a un livello molto più ampio grazie al fiorente commercio di derivati dall’agave.

La prima specie di agave fu scoperta da Cristoforo Colombo a Bahama e il viaggiatore inglese John Gilton (1568-72) definì questa pianta come el árbol de las meravillas per i molteplici derivati da essa ottenuti: vino, aceto, miele, zucchero, la bevanda nazionale del pulque e il tlachique, distillati famosi come mescal o tequila e, ancora, canapa, funi, calzature, tegole per i tetti e punteruoli.

Fino alla Prima Guerra Mondiale, l’80% della corde del Mondo era prodotto con il semilavorato che proveniva da Mérida.

La città ha un’identità caratteristica grazie anche al semi-isolamento dello Yucatan dal resto del Messico fino agli anni Sessanta. La forte influenza coloniale ispanica è chiara in un mix di esotica novità di atmosfere mesoamericane e la familiarità di architetture care ai nostri vicini iberici.

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Videogiochi da paura! Advanced Dungeons & Dragons

Advanced Dungeons & Dragons (Intellivision - (c) 1982)

L’immagine è banalmente fantasy, ma di rara potenza evocativa dello spirito di avventura, del pericolo incombente, dell’epicità delle gesta che ci attendono LI’ DENTRO, quella cartuccia di 6 (sei!) Kbyte.

Entro nella prima montagna, faccio i primi cauti passi, sibilo di serpente, quel bastardo rosso si nasconde da qualche parte…mi muovo circospetto, ma ho un’ameba viola che si avvicina e l’ameba non puoi ammazzarla, mi sposto un po’ più avanti, sento uno squittire, un ratto…il dito pronto a fare scoccare la freccia e impalare il roditore un po’ cresciutello, ma pure sempre un topo. Il cunicolo in cui cammino all’improvviso si spalanca in una stanza e c’è il fetente rosso sibilante. Entro nel panico e, il micron dopo, sono cibo per serpenti. Poso il joypad, lo sguardo fisso allo schermo, mi fermo qualche secondo ad ascoltare il “rrrooooar”. Quanto tempo è passato, ma Drago…tu m’ha provocato e io mo’ me te magno!

Il primo videogioco che è riuscito a farmi correre i brividi lungo la schiena e trasmettermi uno stato di angoscia costante è Advanced Dungeons & Dragons per Intellivision.

Nulla è paragonabile al respiro del drago nascosto lì, da qualche parte, oltre la fine di quella galleria che si rivela via via che la percorri. Al livello più alto di difficoltà, il drago alato, che custodisce una metà della Corona dei Re, riesce a vaporizzare lo sprite del tuo arciere in un paio di secondi dal momento in cui appare sullo schermo. L’obiettivo finale di tutta l’avventura è ottenere le due metà della Corona dei Re. L’altra metà di cotanto agognato tesoro non è andata perduta nel corso dei secoli: esiste. Ciò significa che i draghi alati sono: due.

Draghi in Advanced Dungeons & Dragons (c) 1982 per Intellivision

Draghi in Advanced Dungeons & Dragons (c) 1982 per Intellivision

“Due secondi” è un’aspettativa di vita piuttosto verosimile quando un uomo incontra un drago, cioè un’antichissima creatura, talmente antica da credere sia stata inventata solo per fare paura ai bambini e, invece, te la ritrovi davanti all’improvviso, nel salone o nella cameretta di casa tua, orribile vista, tutta ricoperta di dure scaglie, irta di zanne e, se ciò non bastasse, a volte vola e spesso sputa-fuoco.Tanta brutalità, oltre a essere un espediente per aumentare la longevità del gioco, può essere letta come punizione dell’arroganza di credersi “il più forte” e come avvertimento che affrontare una situazione con superficialità non funziona; la difficoltà può essere frustrante, ma non se costringe a imparare dall’errore, un “errore fertile” perché stimola a trovare la soluzione, a superare l’impasse. Questa ritrovata consapevolezza di essere vulnerabili, è forza propulsiva, rende pronti ad affrontare i nostri limiti e a superarli. Non è la vita reale, chiaro, ma possiamo considerarla una piccola metafora della vita reale.

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Viva il Messico! Ep.#20 – Mérida, llegamos en La Ciudad Blanca

Un tucano a Merida [Foto di RedBavon]

Un tucano a Merida [Foto di RedBavon]

 Segue da Ep.#19 – Mexico souvenì(r)

8° dia: Mérida, La Ciudad Blanca

Mérida è la città più grande dello Yucatán, moderna, ricca di musei e arte, ristoranti e negozi, tuttavia fiera testimone dell’eredità dell’antica città di T’Hó, anch’essa centro delle attività maya della regione. I conquistadores di Francisco de Montejo, “el Mozo”, vi giunsero quando ormai la città era abbandonata e abitata da un migliaio di indigeni. Nel 1542 Montejo fondò la città di Mérida sulle rovine di T’Hó: le pietre delle sue cinque piramidi furono utilizzate per la costruzione di vari edifici e della cattedrale, La Catedral de San Ildefonso, che è perciò la più antica dell’intero continente.

Mérida è nota anche come “La Ciudad Blanca”. Tale soprannome deriva, secondo la ricerca dello storico Michel Antochiw Kolpa, non per la calce bianca, derivata dalla pietra calcarea abbondante nella regione e utilizzata per dipingere le pareti e le facciate degli edifici, dal periodo coloniale fino a buona parte del XX secolo, né per quanto sostengono con fierezza gli abitanti sulla proverbiale pulizia della città, ma per un fatto risalente alla sua fondazione: il fondatore Francisco de Montejo, così come i suoi successori, erano consapevoli che non sarebbero riusciti a piegare la forte resistenza indigena e per motivi di sicurezza vollero fare di Mérida una città fortificata e “bianca” cioè solo “per i bianchi”, etnicamente pura, isolata e protetta entro lo spazio urbano creato sulle rovine dell’antica città maya.

L’arrivo a Mérida nel tardo pomeriggio dopo la visita a Chichén Itzà è caratterizzato dalla tipica accoglienza di una città metropolitana…

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L’Intellivision, mio fratello e c’ero anche io

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Se nelle righe che seguono pensate di trovare un’analisi tecnica e storica di questa gloriosa console, puntate pure la prua del vostro browser verso altri lidi di retro-cose-così. Qui, sfoglierete un album di fotografie mie, di mio fratello e della mia famiglia in un fritto misto di memorie barbose di un vecchio videogiocatore e qualche palpito di cuore a granella. Non contiene: conservanti, coloranti, olio di palma e nostalgia-nostalgia-canaglia. Mettetevi comodi, accanto allo schermo una birra & Fonzies o un thè caldo & biscottini, perché le cose accadute sono tante e “la Storia” per definizione è lunga. PRESS START.

Da Natale 1983 a (quasi)Natale 2016

L’Intellivision della Mattel Electronics è la mia prima console di videogiochi.

In verità, è il regalo che portò Babbo Natale nel 1983 a mio fratello.

Da quel giorno, non ho mai smesso di appassionarmi ai videogiochi. Per me, quindi, l’Intellivision è qualcosa di più di una scatola contenente un circuito stampato, dei transistor e condensatori.

L’Intellivision è, insieme all’Atari VCS, l’origine del divertimento elettronico sulle TV di casa. Prima di allora eri costretto a frequentare le “sale giochi”, locali fumosi e per lo più bui, e inserire monetine o gettoni. L’idea innovativa alla base di queste due console fu quella di potere giocare senza la necessità di dilapidare un patrimonio in gettoni e cambiare videogioco, semplicemente inserendo una nuova cartuccia. Concetto oggi banale e reso obsoleto dalla distribuzione digitale, all’epoca di devastante innovazione.

Mattel aveva un progetto, diverso da Atari, per la sua Intellivision: “Intelligent Television” era il “claim” pubblicitario e tale promessa era stampata su ogni confezione, bella grossa, in primo piano subito sotto il nome della console.

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Lettera a Luke Skywalker

“E’…è…per me?! (Immagine http://www.flickr.com | Credits: link)

Quest’anno  il rituale (sbav)augurio lo dedico a un Babbo Natale un pò particolare. Con grande affetto.

Caro Luke

avevo promesso di farmi risentire e, chi meglio di te sa, la tecnologia permette di colpire a distanze siderali; così, eccomi puntuale all’appuntamento epistolare. Più pistola che Re. Ammappa che rutilare di facezie ‘sta letterina. Potrei buttarla tutta in “ammuina”. Hai presente una manifestazione di disoccupati organizzati, centri sociali di ambo gli estremi, anti-TAV, universitari e alunni delle superiori, black-bloc a sparpagliata farcitura tipo canditi nel panettone e Boba Fett in testa al corteo con il megafono? Potrei, ma non oso.

Sei stato molto gentile a proporre di farmi sentire dopo la visione del film, ma gentilezza per gentilezza ti dico che la settimana scorsa non era proprio cosa.

La fonte principale dell’Ispirazione dei miei rituali (sbav)auguri natalizi era la cartellonistica pubblicitaria di una marca di intimo superlativo, con delle “testimonial” da fare girare la testa: ebbene l’azienda evidentemente è in “spending review” pubblicitaria e non tappezza più né le strade della città né i palinsesti televisivi, con conseguente stato di agitazione mio e della categoria dei carrozzieri, che grazie al reggiseno senza ferretto facevano grandi affari in questo periodo.

Il resto dell’Ispirazione va e viene insieme alle targhe alterne, lo smog rimane, sia nell’aria sia nella mia testa. Aggiungi lo stato di ansia per la classica delle classiche…la Stramilano?!? Ma che hai capito? No, il Natale e l’immancabile ricerca dei regali con rush finale che ti manderebbe al Creatore in molto meno di 12 parsec, ma moooolto meno di 12 parsec.

Ma hai visto il prezzo del tuo pupazziello e dei Lego Star Wars?

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by Kotobukiya

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by
Kotobukiya

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Star Wars, non puoi entrare.

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Dedicato a tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana

“***No spoiler***” Da quando è in proiezione nei cinema il film di Star Wars questa dicitura è balzata prepotentemente in cima alla SERP di Google! Ogni benedetta volta che stai per scrivere qualcosa su Star Wars, sei costretto a scrivere questa dicitura per avvisare che non citerai particolari rivelatori della trama a quei disgraziati che non hanno ancora trovato i bigietti o il tempo di recarsi al cinema. Se oggi qualcuno si alzasse e decidesse di svelare il Quarto Segreto di Fatima o svuotasse il sacco sui Segreti di Stato o avese trovato l’inconfutabile prova che c’è vita su Giove, si piazzerebbe alla decima pagina del ranking di Google.

Pertanto, Avviso ai naviganti: in questo post si scrive di Star Wars , ma non si fa menzione alcuna del film. State tranquilli, ma prestate attenzione al canale di Sicilia, mare mosso, moto ondoso in aumento, vento da NW 12 nodi.

Star Wars è dovunque,”la resistenza è inutile” direbbe un’altra fazione della galassia. La macchina da guerra del marketing Disney ha sparso il Verbo di “Star Wars” su qualsiasi prodotto e, da qualsiasi scaffale o espositore, fa capolino un prodotto con su scritto il marchio delle Guerre Stellari, anche se il Natale è periodo da consacrare alla Pace e tutti devono essere più buoni di default.

Ciò non mi crea particolari problemi, anzi mi fa sentire meno “alieno” e finalmente mi dà più possibilità di condividere uno stato d’animo ed emozione che, come descritto in un post fa,  vale la pena di vivere. Altro discorso per i miscredenti ai quali le parole “Star Wars” rimbalzano come proiettili su un giubbotto in kevlar. Ciò è vero fino a un certo punto, perché se spari a distanza ravvicinata e con un calibro grosso, anche il kevlar cede (è duro cinque volte l’acciaio, mica fa i miracoli…); così la sovraesposizione commerciale e mediatica del marchio Star Wars ha iniziato a creare qualche fastidio ai non “addicted”, tanto che sono atterrate sul web – come piccioni a Piazza San Marco – post contro questa “mania” o recensioni che stroncano il film per “partito preso”, adducendo motivazioni così prive di oggettività che l’unica giustificazione è la scelta di arruffianarsi il target dei non “adddicted” o autorefenziarsi come “anticonformista”.

Il rispetto dell’opinione altrui – su questo blog – è sacrosanto. Fino a che esiste una mutualità di rispetto e intenzione di condivisione, troverete la porta di questa web-bettola spalancata 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, fino a che operatore telefonico non ci separi; in caso contrario, non avrò pietà nell’utilizzo del potere di “moderazione” e, in quanto dominus supremo e maximus di questo web-staterello, calerò la “damnatio memoriae” su troll o altra genie di senza-creanza. La democrazia è un valore che va conquistato e confermato nella pratica delle nostre azioni. Non è scontato.

Terminato il momento “Programmi per l’Accesso”, alle parole seguono i fatti…Ehm altre parole.

Per tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana, ho trovato un posto dove Star Wars non c’è.

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Star Wars VII: meno 2 all’alba. L’ansia da prestazione

Tranquillo, Luke...Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio...

Tranquillo, Luke…Tranquillo. Questa volta, vedrai, andrà meglio…

Che la Forza sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti ai Signori Jedi. Rendiamo grazie agli Jedi. E’ cosa buona e giusta.

Il momento tanto atteso sta giungendo. Ciò potrebbe rimbalzarvi peggio che sul Muro di Gomma dell'”incidente” di Ustica se non siete uno Star Wars “addicted” (“fan” sa troppo di adolescente urlante a un concerto di pop-star e io ho una certa età).

Non me ne cale tu chi sia, o naufrago su questi lidi, sappi però che Star Wars è un argomento che ha già generato parecchia letteratura, invero di opinabile levatura, in questo arcipelago semi-disabitato e fuori dalle rotte conosciute nell’oceano di Internet.

Sappi pure che se “Star Wars” è qualcosa che ti suona nuovo e del tutto sconosciuto all’udito, le cose sono due (e non una alternativa all’altra): 1. hai vissuto fino a oggi su un pianeta del sistema stellare di Betelgeuse, seconda stella a destra dopo Rigel, costellazione di Orione questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino poi la strada la trovi da te; 2. giunto su questo piccolo sasso planetario, dopo un viaggetto di 600-640 anni luce, fai un ultimo sforzo: occorre urgentemente che ti vada a fare vedere da un bravo specialista in otorinolaringoiatria.

Star Wars: il Risveglio della Forza, d’ora in poi “Star Wars” e basta, sta arrivando, generando dentro di me un’attesa, un’ansia neanche fosse l’eclissi di Sole profeticamente annunciata da quei furbacchioni di sacerdoti Toltechi al volgo Maya raccolto in trepidante attesa sotto la piramide di Chichén Itzá (accento sulle ultime sillabe, tanto lo so che pronuciate “CícenÍzza”)

L’ansia da prestazione.

Il 16 pomeriggio l’ho preso di ferie: mi porto al cinema a vedere Star Wars i due nani di 4 anni e la compagna allergica a qualsiasi cosa inizi con “fanta”, a parte l’aranciata. Siamo insieme ad altri genitori, Star Wars “addicted” come me, e relativo pargolame.

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Gollum, disprezzo o compassione?

Riddles in the Dark - Bilbo © 2003 John Howe. Website: www.john-howe.com

Riddles in the Dark – Bilbo © 2003 John Howe. Website: http://www.john-howe.com

Da una chiacchierata su Il Signore degli Anelli e il personaggio di Gollum nello spazio dei commenti al post Il falso dilemma: digitale o non digitale. mi lancio in una cavalcata a tastiera sciolta, tale che lo spazio del “commento” inizia a starmi stretto e l’argomento merita un post(o) in prima fila. Qualunque piega prenda, ringrazio per il prezioso spunto, occasione di scambio di opinioni diverse. Il commento a un post è linfa per tutto il blog. Ahimè l’apposito spazio è spesso più deserto del deserto senza i tartari. L’occasione è ghiotta per stimolare i più stitici di tastiera poiché la questione, sebbene inizi da un mondo di gente dalle orecchie a punta o dai piedi particolarmente pelosi, è di attualità e riguarda il nostro modo di vivere e di rapportarci con gli altri:

Gollum merita disprezzo o compassione?

Di seguito, a uso e consumo dei pigri del clic, riporto una sintesi dell’ultimo scambio di opinioni. Se avete cliccato sui link precedenti, avete sbloccato l’Achievement Ultra Rare:

lh1U1DGcOra potete saltare direttamente al resto dello sproloquio.

Ritengo che sotto l’estetica degli hobbit, degli elfi, nani, orchi, troll e altra gente che sembra partorita da un trip a base di acidi andati a male, ci sia la rappresentazione del modo di vivere del singolo essere umano, nei suoi aspetti nobili, meschini e vie di mezzo sfumate. Gollum ne è il fulcro. L’ultimo degli ultimi, l’invisibile anche quando non mette l’Anello al dito (proprio come i tanti “invisibili” nella nostra “civile” società): insegna un valore dimenticato, la compassione. La nostra società avrebbe bisogno di Gollum perché non  prova più compassione e si scaglia contro il diverso. C’è chi la vede diversamente: Gollum per Tolkien incarna l’uomo assolutamente corrotto dal male, ma corrotto fino in fondo, non ha nulla di positivo e non sacrifica la sua vita, Tolkien lo dice piuttosto chiaramente quando parla di “eucatastrofe”.

La chiacchierata si fa parecchio interessante.

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Gonna color-fango

gonna street style

Tulle e asfalto.

Secondo una recente ricerca inglese, la notte tra la domenica e il lunedì un numero sempre più alto di persone soffre di un crescendo di ansia per la settimana a venire: ne consegue insonnia e un risveglio assai duro. La cosiddetta “Sunday Night Insomnia” io devo averla in qualche forma congenita: il mio risveglio è duro tutta la settimana.

Cubi di ferro, cemento e vetro sono le nostre destinazioni, attraverso un traffico maleducato e menefreghista o mezzi pubblici gremiti. Pestate un formicaio, ne usciranno formiche impazzite in tutte le direzioni. La mattina, le nostre città viste dall’alto sono proprio così.

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Come il labirinto di Pac-man completo di puntini da ingurgitare

Così a contatto con tanto asfalto, cemento e grigiore umano, l’animo ne viene contagiato.

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Lo slalomista. Gigante? Sì, la sua idiozia.

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Automobilisti maleducati e indisciplinati, davvero brutte bestie. E il mio anatema si è già abbattuto con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno sugli “sciacalli” in scia alle ambulanze e agli stabilmente parcheggiati in doppia fila, ora è il turno degli “slalomisti”. La Mala Educaciónde carretera. Parte tercera.

Roma, 6 novembre che il Signore manda duemilaequattordici anni dopo che suo Figlio è stato trucidato su una croce. Nonostante tutto, il Signore manda questo giorno. La furia degli elementi fuori dalla finestra è segno evidente che lo manda proprio perché si è ricordato di questo increscioso fatto.

Allarme meteo per “bomba d’acqua” (ci attaccano con i gavettoni?!?).

Chiuse le scuole, le autorità sconsigliano l’utilizzo dell’automobile se non strettamente necessario. Io ne ho strettissima necessità: non m’infilo sotto-terra nella metropolitana perché non sono pronto a fare la fine del topo annegato; aspettare l’autobus mentre si scatena il monsone non mi pare un’idea brillante. Infine, data la distanza da percorrere per giungere sul luogo di lavoro, non ho incertezza alcuna nel contravvenire i paternalistici avvertimenti della solerte amministrazione comunale, invero preoccupata di non bissare la figura di mmm…elma della precedente quando la neve mise in ginocchio la città.

M’imbacucco, dico addio alla mia compagna, bacio i bambini, prendo un ombrello con il manico a forma di muso d’anatra (?!) ma – Deo gratias – dai colori sobri. Faccio tanto (poco) per entrare nella parte socialmente accettata di dignitoso “colletto bianco” che si reca al lavoro e poi esco con un ombrello pescato normalmente a caso nel mucchio e che, all’apertura, rivela colori celestino-sbiadito e verde-malattia, ravvivati da una fantasia zig-zagante interrotta da una scritta cubitale “Cassa di Risparmio della Valle del Bisagno”. Non fa “pendant” con nessuna lecita associazione cromatica del vestiario. Johannes Itten si sta rivoltando nella tomba.

Resto sull’uscio del possente portone in legno massiccio. Manovro per aprire l’ombrello mentre con un piede trattengo la pesante anta dal richiudersi rovinosamente sul mio corpo, rendendolo adatto a una pubblicità di famosi prodotti del nonno nazionale Rana (pasta sfogliavelo) o dell’americana Kraft (sottilette). Nel mentre cerco di aprire l’arnese senza che il brutale scatto automatico faccia saltare qualche stecca, un’altra figura si staglia sull’uscio. Un altro inquilino…o Noè.

C’è un muro d’acqua oltre il portone, tutto è immerso in un’ oscurità ovattata e grigia, a terra c’è tanta di quell’acqua che ricorda l’allagamento del’Agro Pontino da parte dei tedeschi nel gennaio del ’44 per rallentare l’avanzata degli Alleati.

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Agro Pontino allagato dai tedeschi (1944)

Provo a condividere il momento con il sopraggiunto inquilino con cui affronterò il guado del giardino fino al cancello di uscita. Cameratismo piovasco.

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Fantasma nel guscio 3.0

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Motoko Kusanagi per il manga Ghost in the Shell di Masamune Shirow

Blanca Suarez per campagna promozionale Intimissimi 2013

Blanca Suarez per campagna promozionale Intimissimi 2013

Un’irrefrenabile e inspiegabile compulsione sadomaso vi ha ghermito e obbligato a puntare su queste pagine, che non sfigurerebbero come “Posta del Cuore” sulle nostre pruriginose testate (nel muro, dovrebbero darle) di rotocalchi meno-male-solo-mensili in materia di inciucio o scandalo al sole. Certo impieghereste meglio questo tempo  a vedere “Scandalo al sole”, un tipico melodramma peccaminoso made in Hollywood della fine degli anni ’50 e che nell’ Italia dell’epoca, a causa di alcune scene, generò un’ ondata di puritana ipocrisia. Scandalo o no, m’investe il flashback all’atmosfera romantica della famosa colonna sonora e a una pancia gonfia di cocomero e semi sparsi tutti intorno nei pomeriggi della calura estiva, mentre tutti dormono e tu sei l’unico che ostinatamente rimani sveglio e ti godi quel momento di solitudine…assordante del frinire delle cicale.

Sarà sicuramente capitato di ritrovarvi immersi nella lettura (consumo?) di una rubrica del genere in una qualsiasi sala d’attesa, dal parrucchiere, barbiere, dentista, commercialista o dottore. Avete un’idea di quella sensazione e dell’assoluto vacuum che s’impadronisce di voi in quei momenti. Il senso di “vuoto” tra il dolore di una carie, aspettando quello del trapano; dello zapping tra canali televisivi dove c’è sempre –   a qualsiasi ora –  qualcuno che cucina. Vi tiro indietro il tuner digitale e le sue centinaia di canali digitali e quei cinque-sei in HD, ridatemi Telemenu’, una ricetta e utilissimi consigli di cucina ogni giorno con Wilma De Angelis su Tele Monte Carlo…e basta!

Ecco questo è il tono del post che si sta formando a quest’ora da vampiri. Un’ora tarda che ispira i vampiri e…le minchiate! Non sono un vampiro , quindi… …potete arrivarci.

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Arte nei videogiochi: vera o…supposta (digitale)?

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Foto di Rinko Kawauchi tratta da Illuminance

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The Last of Us per PlayStation 3

La prima immagine è una foto di Rinko Kawauchi, tratta da Illuminance, opera pubblicata nel 2011 in cui la fotografa giapponese crea uno spazio immaginario ed evoca un profondo senso di temporalità, tipico dei sogni e delle memorie. Le immagini di Illuminance, frutto di progetti personali e di  lavori commissionati, hanno il potere di rendere straordinario il quotidiano, comunicando e ispirando poesia nella mente e nel cuore di chi guarda. A una prima rapida scorsa, le foto sembrano banali: un diamante iridescente, un bouquet di rose rosa, un radiante cielo blu, una goccia d’acqua al centro di una grande foglia, un neonato che succhia al seno, la luna piena, una strada immersa nel folto di una foresta, la luce che penetra attraverso le tende di una finestra.

La meravigliosa bellezza dell’espressione fotografica di Rinko Kawauchi risiede nel modo in cui è capace di evocare un quid naturale e primordiale che esiste in ognuno di noi: l’emozione, profonda e grezza, senza sovrastrutture. Come la stessa fotografa ha dichiarato: “Non è sufficiente che la fotografia sia bella. Se non emoziona il mio cuore, non emozionerà il cuore di nessun altro”. Rinko Kawauchi ci restituisce la bellezza del quotidiano, di ciò che noi in una vita-di-corsa non abbiamo più la voglia (non il tempo) di fermarci a osservare e con una auto-assolutiva superficialità abituiamo il nostro cervello a tirare avanti e, d’inerzia, archiviare come “banale”.

Una foto in particolare. Una finestra, una luce vi penetra attraverso le tende. Mi soffermo e, dando tutto il tempo che le ci vuole, l’emozione viene liberata e, insieme, una memoria; quest’ultima molto labile, diafana ma persistente; dirompe allora una reazione a catena, il cervello lavora a una velocità spasmodica, rovistando in quell’umidiccio archivio ubicato in una parte molto “antica” della scatola cranica, con il medesimo impeto di chi trovasse per caso un vecchio baule del trisavolo dimenticato nella soffitta e iniziasse a rovistarvi carico di un’ansia fiduciosa di tirarvi fuori qualche cimelio affettivamente prezioso. Mi sembra quasi di sentirlo, il cervello al lavoro: il guizzare delle informazioni che viaggiano sui circuiti di neuroni, il ronzio dell’elaborazione in centraline neuronali, il rovistio nei depositi di informazioni, classificazioni, raggruppamenti di ricordi, per essere ancora smistate a nuove filiformi connessioni pluridirezionali. Sta per succedere qualcosa, lo sento…

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Bethléem Rouge

Dopo i (bav)auguri del 2008, gli (sbav)auguri del 2010, alla scadenza del biennio non poteva mancare il salutami a’soreta del 2012. Soprattutto, dopo avere visto TUA sorella… (Vedi foto sotto). 

Natale 2012 Intimissimi

Tanya Mityushina per Intimissimi 2012.

Ogni anno, a dicembre, per una nota marca di abbigliamento intimo c’è l’usanza di lanciare una campagna pubblicitaria con un’avvenente e svestita testimonial femminile che mi evoca un’ immagine della Sacra Famiglia, calata nella quotidianità odierna, al limite del blasfemo, pur tuttavia estremamente credibile e coerente: Gesù Bambino nella mangiatoia, Giuseppe e  Maria, il bue e l’asinello non dentro la solita spelonca di Betlemme, ma sistemati al Moulin Rouge. Hey sister, go sister, soul sister, go sister / Hey sister, go sister, soul sister, go sister / Gitchi gitchi yaya dada / Gitchi gitchi yaya here / Mocha chocolata, yaya

Moulin_Rouge_by_Malleni

Moulin rouge_lady_marmelade

Non proprio i Re Magi ma Christina Aguilera, Lil’Kim, Mýa e P!nk per la cover di Lady Marmelade nel film Moulin Rouge.

Sostituire “Tu scendi dalle stelle” con “Lady Marmelade” et voilà lo Spirito del Natale è bello che servito in salsa moderna, consumista  e rassicurante per l’Economia e la Salute del Paese.

Now he’s at home doing 9 to 5
Living his brave life of lies
But when he turns off to sleep
All memories keep more, more, more
 Gitchi gitchi ya ya da da da
Gitchi gitchi ya ya here
Mocca chocolata ya ya
Creole Lady Marmalade
Voulez-vous coucher avec moi, ce soir?
Voulez-vous coucher avec moi?

Ogn’anno, in questi giorni di dicembre, c’é l’usanza di andare a fare “shopping”. Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Se avete riconosciuto nel corsivo i versi della magnifica “’A livella” di Totò, non sbagliate. La citazione è intenzionale visto che tra il bombardamento concentrato di inviti a “consumare” e l’indotta schizofrenia da shopping, che tu sia laico o credente, il vero Spirito del Natale può considerarsi defunto e quindi, come Totò recitava, occorre recare visita al cimitero per ritrovare il “caro estinto”.

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Zelda ti amo. Firmato: Nintendo.

Oh her eyes her eyes Make the stars look like they're not shining. Her hair , her hair falls perfectly without her trying She's so beautiful and I tell her every day (Just the way you are - Bruno Mars)

Lo so, guardando questa immagine, già state pensando di cliccare pagina altrove perchè, frequentatori di questa bettola dei bassifondi di InferNet, avete già intuito che il soggettazzo che scrive è di nuovo nella sua più smagliata forma del Pindaro in versione pirla. Fate un errore: no, non sul pirla, ma su ciò che vi lascereste indietro con un clic. Ciò che segue non è un’analisi tecnica e una misurata recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword, con cui Nintendo celebra il 25° anniversario di questo caposaldo della sua produzione. Accogliendo con gratitudine una graziosa definizione di una divina e pia anima frequentatrice di questo losco loco, vi introduco a una senti-recensione, ovvero un racconto che – con tutte le migliori intenzioni – ha lo scopo di trasmettere sensazioni ed emozioni, a volte uscendo dal percorso logico, prendendo licenza da un metodo critico troppo rigoroso e tecnico, attigendo ad altre fonti apparentemente lontane (quando la “cultura” diventa cOltura, cioè “giardinetto” di pochi “eletti” autoelettisi…). L’ambizione, che probabilmente rimarrà tale a causa di questa mia lingua italiana crocifissa, è di riconoscere dignità a un medium spesso bistrattato – a torto o a ragione, lo deciderete voi alla fine – solo perchè molto giovane e, come tutti i giovani, in contrasto con il “sistema” consolidato. Venticinque anni nei videogiochi, data appunto la giovane età di questo medium, è un traguardo importante. Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Ecco sta già iniziando la senti-recensione, prendete posto, si spengano le luci in sala e tu, con quelle dannate patatine, smettila di sgranocchiare!…Ai curiosi, ai coraggiosi cuor-di-leone, ai giovani senza distinzione di età anagrafica, agli inguaribili romantici auguro – e mi raccomando alla mia (corna)Musa – buona emozione!

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Bolero. Il respiro della vita.

Jorge Donn interpreta e danza il Bolero

In altre faccende affacendato, intendo faccende di blog, mentre scrivevo di tutt’altro genere e argomento, lontano apparentemente anni luce dall’oggetto di questo scrivere, finisco intrecciato mani e piedi, pensiero, cuore e viscere nel Bolero di Maurice Ravel. Una musica che è sicuramente tra le mie più amate tanto che, nei miei passati di mediocre studente di pianoforte, volli provare a suonare con le mie mani (e sottolineo “provare”). I miei genitori e fratelli ricordano bene lo strazio dei momenti di studio e lo strazio, una volta imparato, del ripetere ad libitum quel ritmo ipnotico e magico che scorreva, ormai a memoria, tra le mie dita. Il Bolero di Ravel è Passione, quel certo brivido che avverto alla base del collo e scorre lungoluuungo verso il basso a percorrere tutta la schiena per poi generare un’onda di emozione tale da riempire ogni interstizio del mio corpo con un respiro di vita. Si espande e riempie tutto l’interno, quasi a volerlo fare scoppiare, come l’elio in uno di quei palloncini che una volta vendevano certi omini per strada. Ma non scoppia, ti innalza. Un respiro di vita, non posso definirlo diversamente: dopo che il Bolero ha percorso ossa e tessuti ho la netta impressione che prima di allora il mio corpo fosse solo…una carcassa.

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Sì viaggiare, a dicembre.

Da “I diari della motocicletta”

Dicembre. Per noi abitanti della penisola tra le più belle del Pianeta e quella peggio gestita dell’Universo, dicembre rappresenta il primo possibile stop dopo le vacanze estive. Paradosso o sfiga tipicamente made in Italy, il viaggiatore italiano passa dal caldo “assassino” delle mete più gettonate d’agosto, al freddo infame che caratterizza le destinazioni preferite di questo periodo: mutanda di lana merinos caldamente consigliata. Chi può permettersi trasvolate da fare impallidire pure gli uccelli delle Grandi Migrazioni, può scegliere mete più calde, ma decisamente meno in linea con Lo Spirito Natalizio e la magica atmosfera che pervade (g)nomi-cose-e-città. È la Festa dei più piccini, per gli adulti (almeno anagraficamente parlando) rischia di diventare motivo di una non-richiesta e aggiuntiva dose di stress. E così va a ramengo Lo Spirito del Natale…Salvo recuperarlo in vacanza, per le strade di una città addobbata per l’occasione, le luminarie scintillose, le vetrine lussuriosamente invitanti, il calore di una cioccolata fumante con i biscottini scrocchierellanti. E puoi pure sbriciolare per terra!

Detto ciò, snobberemo – per ora – le mete per il relax al caldo, in riva la mare, indossando solo una mutanda fiorata (non di lana merinos!), sorseggiando un cocktail dal colore radioattivo ma checcimporta basta che sia fresco. BavITALIA punta la prua della sua flotta verso mete, vicine e lontane, in cui si respiri questo Spirito, un po’ sacro un po’ profano (al vostro gusto la scelta delle parti nel mix).

Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Argentina, Guatemala, Laos, Inghilterra, Scozia, Turchia e Svezia.

BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi. BavITALIA, Fly Me to the Moon.

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(sbav)auguri di Natale

Dopo i (bav)auguri del 2008, è il turno degli (sbav)auguri del 2010…in foto sotto a sinistra il motivo d’ispirazione dell’ulteriore scivolosità del titolo.

Natale. Si avvicina. Ora è veramente vicino, anche se le vetrine già ci avevano provato addobbandosi a festa in netto anticipo, messaggi dal manco tanto subliminale sapore natalizio arrivano dalla cartellonistica stradale, come quella nell’immagine qui accanto: la pubblicità ammicca – eCcome ammiCca! – basta una spruzzata  di rosso&bianco e il gioco è fatto: l’automobilista maschio abbocca, segue inchiodata di freni, puzza di ferodo tutt’intorno (altro che abete!), schianto di tamponamento e bestemmione. Ah…siamo a Natale! Eh già! E’ Natale anche per i carrozzieri.

I programmi televisivi fanno a gara per avere il “caso umano” più sfigato possibile per alzare l’audience di un pubblico in questo particolare periodo iper-sensibile ai buoni sentimenti take-away. Se avete presente la lunga sequenza della partita di poker nel film “Il giocatore” (tit. orig.:“Rounders”) o quella con Bud Spencer e Terence Hill in “Continuavano a chiamarlo Trinità”, vi sarete accorti del gioco al rilancio di appelli per l’invio di un sms per beneficenza. Sarà, ma tutta questa corsa alla buona azione mi sa tanto di lavaggio di mani-coscienza-e-cervelli come Pilato fece a suo tempo in Palestina…eh sì perché tutto è partito da lì!

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Disney e videogiochi: il gigante si è risvegliato.

The Walt Disney Company, ma per tutti semplicemente Disney, non ha certo bisogno di presentazioni, visto che è una delle più grandi aziende dell’intrattenimento del pianeta e, potete scommetterci, della galassia quando finalmente – addio al traffico sulla tangenziale – scopriremo il teletrasporto. Però vi avverto: io la calzamaglia attillata come il comandate Kirk non la indosso…a meno che non mi affidiate 5solocinque minuti il timone dell’Enterprise. Ognuno ha il suo prezzo.

“Ognuno ha il suo prezzo” sembra avere pensato Robert Alan “Bob” Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, quando ha deciso che era giunta l’ora per il venerabile gigante dell’animazione di entrare nell’intrattenimento digitale dalla porta principale e con il piede pesante: a gennaio 2006, Disney acquisisce Pixar Animation Studios. La “scommessa” (pari a ca. 7,4 milioni di dollari) su Pixar e il suo approccio digitale all’animazione è quasi obbligata visto che Lilo & Stich del 2002 è l’ultimo vero successo di Disney. Tuttavia, siamo sempre in un mercato in cui Disney è il punto di riferimento, un po’ appannato, ma pure sempre un gigante. Tutt’altra storia in un altro mercato dove il piccolo cliente di Disney sta migrando sempre più: i videogiochi.

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Uai Uii? Why Wii? Perchè Wii?

Tutto quello che volevate sapere sui Videogiochi e non avete mai osato chiedere

È tempo di Natale! È tempo di fare i buoni! Non fosse altro per i regali. È tempo di regali!

Specialmente in questo periodo, tra una chiacchiera e l’altra con gli amici, si finisce per parlare di videogiochi…e non sono io che “attacco la pippa”. Incredibile dictu e potete immaginare la mia gioia nonché soddisfazione! La realtà è che tale improvviso interesse è un riflesso condizionato: la prole sbava dietro Pleistescion…Pleistescion….e Pleistescion. Siamo in Italia e in Italia videogioco=Pleistescion. C’è poco da fare: se l’amata prole desidera la Playstation, è Natale ed è sacrosanto che scartino sotto l’Albero una confezione marchiata Sony e piazzino sotto la TV una bella scatola nera capace di magie colorate in Full HD. In effetti, una TV Full HD è raccomandata caldamente se vogliamo avere davvero il meglio di Sony Playstation…3. Eh sì perché siamo alla terza Playstation, non molto amata dal mentecatto che vi scrive a causa del prezzo iniziale da mutuo ipotecario e di una qualità dei titoli che non giustificava l’emorragia di euro che Sony molto arrogantemente pensava fosse lecito richiedere. La stessa reazione di quando incontro una donna bellissima e lo sguardo di ritorno è freddo, altezzoso e sembra dirmi:”Lo so benissimo”. Insomma, “se la tira”. E io perdo interesse. In ultimo, non sopporto il fatto che i giochi PS3 abbiano la pessima abitudine d’installarsi parzialmente su hard-disk: io un PC ce l’ho già e non ne voglio un altro! Oggi potete andare tranquilli: qualche titolo esclusivo d’impatto (questo Natale lo chef consiglia: Uncharted 2), qualche perla incompresa (Little Big Planet e Katamary Forever) e un buon numero di giochi di qualità (finalmente) pari al suo naturale concorrente, la Xbox360. Quest’ultima è la scatola magica di Microsoft, che sebbene tecnicamente inferiore alla Playstation 3, riscuote le mie personali(ssime) simpatie – dopo anni di venerazione Sony – per un motivo fondamentale: chi doveva creare videogiochi, è riuscito subito a programmare con perizia e a produrre videogiochi con grafica e suono di nuova generazione e, soprattutto, divertenti o coinvolgenti. Rivolgendosi poi ai portali di vendita on-line, i prezzi dei giochi sono accettabili: tra i 15 e i 30 euro. Sony ci è arrivata solo nel 2009. Forse nel 2010 vedremo finalmente la Playstation 3 tirare fuori i muscoli…prendete nota: Heavy Rain, God of War 3 e GranTurismo 5.

Se siete già abbastanza frastornati e vi sembra che abbiate perso abbastanza tempo della vostra vita leggendo di questi insulsi “giochini”, vi state per perdere il meglio: Wii, la console Nintendo.

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(bav)Auguri di Natale

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Natale…potevo mancare all’appuntamento più consumistico dell’anno? (un attimo che cambio colore altrimenti divento cieco) Sebbene il nero non si addica a cotanta festività natalizia (non ho capito perché allora il rosso…Gesù bambino mica era pellerossa?!?), sicuramente spara di meno sullo sfondo bianco, che fa sempre Natale…neve e altre amenità nordiche. Ma non era partito tutto dalla Palestina?

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