Batmancito [Ep.#28] – Natale, l’attesa


Segue da [Ep.#27] – Prove tecniche di guarigione

Il periodo natalizio nella penisola dello Yucatan è altissima stagione. Dopo che gli uragani si sono lasciati indietro la loro quantità di macerie e distruzione, dicembre è il periodo migliore per stare in mutande fiorate o a strisce in riva al mare dei Caraibi e sorbirsi una fresca cerveza o un coco natural e, se proprio si sentisse la necessità di gasolina alcolica, un Coco Loco è l’intruglio che fa al caso:

prendete un cocco tagliato di fresco, fate arrampicare sulla pianta qualcuno che lo sappia fare, altrimenti rischiate seriamente di ammazzarvi anche se siete ancora sobri; all’acqua all’interno del frutto aggiungete una tazza di ghiaccio tritato, una parte di Tequila Blanco, mezza parte di Gin, mezza parte di Ron Blanco, una parte di succo di ananas, un cucchiaino di almíbar (uno sciroppo dal colore caramellato preparato con acqua e zucchero appositamente per i cocktail); aggiungetevi il succo di metà limone, mescolate bene e godete!

Una grande quantità di gringo e, sopratutto, yankee, giungono nella penisola yucateca, affollando ogni centimetro quadrato delle bianche spiagge, bevendo come cammelli prima della traversata del Sahara e fagocitando cibarie sufficienti per sfamare le popolazioni del Corno d’Africa per un intero anno. A godere non sono solo i turisti, ma la fiesta è anche per i messicani: i prezzi per i gringo subiscono dei rialzi sostanziosi in questo periodo.

Anche nel lugar de mierda dove è El BaVon Rojo l’affluenza di turisti aumenta, sebbene in numero assai minore che nel resto della penisola, a causa della lontananza dalle rotte turistiche più comode, per un’offerta non propriamente “a quattro stelle” (ma neanche “a tre”) e, sopratutto, a causa dell’unica strada che chiamarla tale è un insulto a una mulattiera d’alta montagna.

Tuttavia, anche in questa terra che i Maya chiamavano “dove inizia il cielo” (e finisce la terra) si avverte che è Natale: non già per la presenza in ogni casa dei “tipici” abeti addobbati di decorazioni, palline e lucine colorate, ma per lo spuntare tra la folla indigena di spilungoni dal colorito tendenzialmente pallido, che, nel giro di un paio di giorni, virerà al rosso, rosso pompeiano, fucsia.

A parte un via vai di turisti che chiedono informazioni e fanno rifornimento di bevande fresche, alla taverna si respira un’aria affatto natalizia. L’Oste è sempre in coma e l’unica notizia positiva è che le condizioni sono stabili e non vi sono peggioramenti. Cesar ha ormai esaurito tutti suoi giorni di ferie, è anche andato a debito, ma per evitare che debba decidere di mettere su famiglia per impegnare anche le ferie dei suoi figli nascituri, ha accettato di fare dei turni con alcuni compaesani che si erano già offerti di alternarsi a vegliare sull’Oste durante le ore del giorno.

Il dottor Feliz è sempre presente e molto premuroso: non fa mai mancare il suo supporto medico non soltanto all’Oste, ma dedica tempo al colloquio e all’ascolto con Narciso e i compadres come parte parte integrante del suo lavoro quotidiano.
Feliz spiega il significato delle manovre e dei gesti sul malato, rassicura sugli eventi che potenzialmente possono spaventare, condivide i seppure minimi miglioramenti, rincuora nei momenti di sconforto. Il suo non è un rapporto del dottore con il malato e i suoi cari, ma è di amicizia e normalità in una situazione ben oltre ciò che si percepisce come “normale”.

Così come questo Natale non appare come un “normale” Natale.
Narciso trascorre ogni sera a intrattenere l’Oste, a raccontargli della vita che continua, a cercare di trattenerlo e farlo ritornare.
Ha fatto “conoscere” la nuova arrivata, Luz, all’Oste. Luz è entrata subito in empatia con la silenziosa sofferenza che sta scavando dal di dentro Narciso; non conosce quel gringo pallido ed emaciato, immobile sul letto. Non lo conosce, ma alla sua vista è stata assalita dalla stessa poliedrica sensazione di quando, dopo essere svenuta sull’uscio della taverna, ha aperto gli occhi e si è trovata dentro quelli di Narciso: essere a casa.

Quella sensazione di calore umano, speranza, protezione, appartenenza che solo una famiglia può dare a una dodicenne come lei che ha perso tutto ed è in un luogo che non conosce, tra gente che non conosce. Di certo, una strana famiglia quella di Narciso e l’Oste. Due papà?
Basta che la amino per davvero. Cosa che non sempre riesce ai genitori naturali.

Luz è una benedizione, sopratutto in questo periodo.

Luz, nomen omen: una luce nel buio di questo periodo della vita di Narciso e di chi vuole bene all’Oste.

Non si può negare che il sovraccarico emotivo e lo stress psico-fisico influenzi significativamente la qualità della vita e delle relazioni familiari e sociali, con una conseguente riduzione degli interessi personali e dei momenti di svago. La vita in taverna procede senza né alti né bassi: la sua piattezza ricalca esattamente quella del paesagggio carsico dell’intera penisola dello Yucatan, le cui uniche sopraelevazioni sul livello del mare sono le piramidi costruite dalle civiltà mesoamericane. I livelli di sofferenza e disagio sono inalterati dal momento in cui l’Oste non ha più riaperto gli occhi: Narciso e i compadres sembrano intrappolati nel tempo, esatta riflessione di quella condizione di immobilità che caratterizza l’Oste nel letto.

L’arrivo di Luz è stata una benedizione: ha focalizzato l’attenzione dei compadres in una direzione diversa da quella, mono-maniacale che tutto risucchia, del letto nell’infermeria del dottor Feliz e del suo ospite di lungodegenza. Gli astronomi puntano potenti strumenti di osservazione nello spazio siderale per studiare i “buchi neri”, ma per assistere ai suoi effetti sarebbe sufficiente recarsi nell’infermeria del dottor Feliz e osservare ciò che accade alla vita delle persone intorno all’Oste in coma.

Le relazioni tra i compadres hanno subito un certo riassestamento nei già laschi ruoli. Sebbene presi dalle proprie attività e impegni quotidiani, i compadres gravitano intorno alla taverna e non si allontanano molto da essa; sono pronti ad accorrere come i soldati intorno alla loro base in stato di massima allerta. Narciso ne avverte la presenza, anche se sono giorni che non fanno capolino in taverna. La vita continua sotto-traccia quasi a non volere alterarne il corso e con essa la speranza – per quanto irrealistica – di un possibile recupero dell’Oste.

L’arrivo di Luz ha necessariamente modificato questa direzione senza proiezioni, un futuro permanentemente sospeso, un presente che scorre senza lasciare traccia, un passato inchiodato a un singolo momento. Tutti hanno avvertito l’esigenza di contribuire a fare sentire a casa la piccola Luz, a comportarsi esattamente come avrebbe fatto l’Oste: “Mi casa es…”
“…tu casa.”. Pensa Narciso mandando giù un sorso di Coco Loco e un magone grosso come un sasso giù per la gola.
Tossisce leggermente e abbassa la testa per non fare notare a Luz le lacrime che gli inumidiscono gli occhi e l’ombra affiorata sul suo viso. Luz è seduta di fronte a lui, condividono lo stesso tavolo in taverna e un Coco Loco. Luz sorseggia con una lunga cannuccia colore verde acido una versione analcolica del suo Coco Loco: cocco naturale, ghiaccio tritato versato nella la sua acqua con aggiunta di una buona dose di sciroppo di canna da zucchero. Una miscela talmente dolce che anche la sola lettura della ricetta è severamente vietata ai diabetici.

Luz ha lo sguardo piantato su Narciso a metà tra l’adorazione della Madonna di Pilar da parte di un’anziana donna assai devota e il primo innamoramento dei bambini per il proprio insegnante a scuola. Praticamente lo piantona: ne sorveglia silenziosamente gli stati umorali, i moti convettivi di un’anima lacerata e con alcuni buchi dalle profondità insondate ed è meglio che restino tali.

Narciso trova in Luz una necessaria “distrazione” di energie, cure e attività che altrimenti sarebbero state vampirizzate dall’Oste. Luz è una luce di speranza sopratutto per Narciso: se l’Oste non dovesse farcela, Luz è l’unica speranza di non perdere interesse a vivere.

Luz: “Oye, ¿qué pasó ?”

Narciso: “Niente, è cos’e niente…mi è andato di traverso un sorso di questo intruglio, un pezzo di ghiaccio triturato più grossolanamente mi è finito qui – indica un punto appena sopra il pomo d’Adamo – non saliva e non se ne scendeva…”

Luz: “Usa anche tu una cannuccia, vuoi? Te la scelgo io!”

Narciso ha scoperto che Luz ha un gusto per i colori – esprimendo un amorevole giudizio –  decisamente pacchiano. Luz adora colori accesi, elettrici, acidi con l’aggravante di usare degli accostamenti che, se Giotto li avesse messi su tela, sul grande Crocifisso di Santa Maria Novella ci sarebbe finito lui.

Narciso: “Luz, grazie ma non ti dare pensiero.Stiamocene quieti quieti, oggi non me fido ‘e scaccià manco nu muschille con la mano, non tengo gggenio di fare nada de nada!”.
Narciso ha iniziato subito a insegnare a Luz il napoletano-spagnolato, il “codice” con cui comunica con l’Oste.

Godiamoci questa tranquillità. Stasera ci raggiungono tutti i compadres, a parte Zeus e Ulysses che sono partiti per un lungo viaggio. Dovrebbe farci visita anche Luna. E’ tanto tempo che non si fa vedere in taverna…”

Luz con la voce tremante: “Io ho paura di quella signora…”.

Dal giorno in cui l’Oste è stato colpito dalla pallottola esplosa dalla pistola di Cesar, le visite di Luna si sono assai diradate: appare solo di notte in visita all’Oste nell’infermeria del dottor Feliz. In una di queste occasioni, Luz ha incontrato Luna e, alla sua vista, si è nascosta dietro Narciso, serrando entrambe le mani intorno al braccio di lui. Luna le ha chiesto il permesso di avvicinarsi e, solo grazie all’insistenza rassicurante di Narciso, Luz si è fatta avanti e ha salutato la “signora” con un filo di voce: “Yo soy Luz”. Luna si è allora accovacciata sulle ginocchia di fronte alla piccola, ha pronunciato il suo nome, le ha dato il benvenuto e le ha accarezzato la sommità della testa. Luz ha sgranato gli occhi, percorsa da un brivido che non è riuscita a comprendere, e si è nuovamente ritirata dietro Narciso.

Narciso le sorride, appoggia una mano sulla guancia della piccola e ritraendola le lascia una carezza.

“Tranquila, mi pequeña brujita. Tu e Luna siete gli opposti necessari l’uno all’altro. Il giorno non esiste senza la notte e viceversa. La luce non esiste senza l’oscurità e viceversa. So che Luna fa questo effetto: la chiami “paura” e in parte lo è. Ne conosco meglio di te anche il motivo. Ma non temere. Per il momento, sappi – e stanne certa come lo sono io – che Luna non ti farebbe mai del male. Per nessuna ragione di questo e dell’Altro Mondo. Posso giurartelo sulla testa dell’Oste. E l’Oste farebbe altrettanto sulla mia cabeza.”.

Narciso non riesce a vedere la reazione di Luz poiché la ragazzina salta dalla sedia all’udire di un baccano festoso che dalla strada si sta avvicinando sempre più alla taverna. Un baccano in cui si distiguono due origini distinte: il rumore di un motore a basso regime che soffre e scalpita per liberare la potenza dei propri cavalli; lo scalpiccio e il vociare festoso di bambini con i loro urletti e gridolini di gioia mista a meraviglia con una variazione di decibel da zero a cento nella stessa manciata di secondi che una fuoriserie sportiva impiega accelerando da zero a cento chilometri all’ora.

Luz si precipita all’esterno e Narciso la segue.

Un’automobile arancione procede a passo d’uomo sulla Quinta Avenida, circondata da una torma di bambini, che la seguono e la precedono allo stesso tempo. Il pilota ha il suo bel daffare a tenere il gas appena un filo sopra lo spegnimento del motore, costretto ad adeguare  la marcia a quella dei piccoli passi dei bambini che sembrano ignorare il rischio di essere investiti.

Continua a [Ep.#29] – Regalo di Natale

giaguaro-pipistrello-maya

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23 pensieri su “Batmancito [Ep.#28] – Natale, l’attesa

  1. Bellissima l’introduzione a questo nuovo capitolo, compadre. E non solo per il mio attaccamento quasi morboso al coco loco, al punto che, nel leggerlo da te descritto, ho sentito una sete impellente ed arrogante… Come anche è interessante oltremodo pure la chiusura: accende ulteriore interesse ed aspettative ad una vicenda già alquanto carica di attese di suo……
    Auguroni d’immenso siempre compadre y que te vaya bien…

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    1. Caro compadre, non potevo lasciare la taverna a Natale. A Natale è creanza passarlo in famiglia e questa è diventata una “famiglia”, sui generis, ma lo è.
      Il capitolo, in realtà ho dovuto suddividerlo in due parti, è venuto giù di getto come la neve a casa di Babbo Natale. La seconda parte la pubblico già domani per una fine dell’anno con tutti i crismi (quali siano a El BaVon Rojo è alquanto vago e non esattemente ortodosso).
      Il Coco Loco è un vero “must” anche se questa stagione dalle nostre parti non ne suggerisce il consumo. Noi che in Messico siamo stati, sappiamo quanto questa sia benedetta questa commistione tra Natura e aggiunta alcolica, sopratutto se sorbita sdraiati sulla battigia bianca e un mare dalle mille sfumature di turchese come sfondo.
      Con il ricordo delle palme ondeggianti e la calda acqua del Mare dei Caraibi, ricambio di cuore l’augurio y que te vaya bien.
      A domani per la fine dell’anno a El BaVon Rojo (o quando vorrai).

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  2. Buon risvegliO, felice rinaScita, attesa vita; chè sia riunita…
    Amico mio, anche se lontana ti attendo, anche se dormi io so aspettare, anche se hai il tuo tempo …il mio si dilata: la mia mano è tesa e anela il momento in cui tutte si ricongiungeranno per far festa, per essere “condivisione”. Che la morte non arresti quella musica e quelle risa… e la voglia ardente di raccontarSi…
    Tu però. …Aspettami. ..
    .

    Che sia un anno nella sincera amicizia..a te red

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  3. Io mando un saluto da distante, interpretalo come un presagio o un segno nelle stelle.
    Bel capitolo e bella introduzione di un nuovo arrivo, adesso si muove qualcosa… Luz è la novità giovane, ma la taverna deve rimanere attiva.

    Buon Anno Oste. Buon Anno redbavon.

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  4. Mi unisco agli auguri per tutta la compagnia…. Bellissima Luz! ed è giusto che arrivi a Natale… Sono un poco cotta, per cui al posto de lcoco loco mi ci vorrebbe un vin brulè… ma son prlonta a brindare con tutti per un nuovo inizio…(Forse ho la febbre.. ) Abbracci a tutti! Virtuali, perciò senza microbi.

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    1. Ho provato a ricreare uno spirito del Natale, partendo dalla “speranza” di quando eero bambino di ricevere il regalo che desideravo. Una “speranza” irrealistica se pensi a chi è rivolta, che però poi si realizza grazie ai tuoi *ahem* !!!NO SPOILER!!! 🙂
      Come è irrealistico che una persona si svegli dal coma. Ma potrebbe succedere.
      Ho quindi “lavorato” su due piani differenti di speranza: quella intorno all’Oste e poi quella grazie a Luz. Nomen omen. E io non finirò mai di ringraziarti per quella frase che ha dischiuso una porta a questo nuovo personaggio, che sento di amare e volere coccolare.
      Infine lo Spirito del Natale come incontro in famiglia, tra gli affetti, tra persone che non hanno molte occasioni di incontrarsi ma nonostante la distanza e la poca frequentazione sanno di volersi bene e ogni volta che si incontrano ne trovano conferma. Mi accade con alcuni amici: posso non sentirli a telefono per mesi, ma la prima telefonata è come se ci fossimo sentiti ieri.
      Insomma, ci ho provato a tirarlo fuori questo Spiritello che scappa davanti alle vetrine luminescenti, uomini alliccati e donne imbellettate. Lo si riesce a trovare sempre meno e con difficoltà, a meno di avere in cass dei bambini o di fare lo sforzo a non essere cinici, pragmatici e realisti, ma nutrire quella “speranza” unica e – forse sì irrealistica – unico carburante non inquinante al mondo. Babbo Natale lo usa per la sua slitta, quando le renne sono stanche 😉

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