Star Wars IX – Ansia da prestazione


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(c) imghumour.com

Che la Forza sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti ai Signori Jedi. Rendiamo grazie agli Jedi. È cosa buona e giusta.

Come già accaduto in attesa della prima visione di Star Wars VII e VIII, l’ansia da prestazione monta e trova sfogo su queste pagine.
La dichiarata fine della saga, nonostante l’età avanzata, non mi lascia indifferente.

Su J.J.Abrams, di nuovo regista di quest’ultimo episodio, sono piovute critiche fitte come l’invasione delle rane mandate da Mosé a quei poveri diavoli di Egizi. Conosco alcuni fedelissimi alla trilogia originaria che non andranno nemmeno al cinema.

Star Wars è una “fede” e, come ebbi modo di rispondere a un commento a uno dei tanti post di Star Wars che ho pubblicato in questi anni, è una “fede” nel senso che ha il potere di meravigliare, di fare sognare, di rendere reali mondi alternativi. Si tratta di una favola. Per stessa dichiarazione del suo creatore George Lucas è una favola ambientata nello Spazio.

Alle favole da bambini crediamo, ci formiamo, ci addormentiamo mentre ce le raccontano. Da adulti pensiamo che abbiamo imparato tutto e niente sembra più stupirci, anzi il cinismo ci fagocita. Star Wars è un’occasione per rompere questa routine, ma per riuscirci bisogna avere…fede.

Così in attesa della fine della saga, il mio pensiero è ritornato alle sue origini: avevo nove anni. D’un tratto, al di là di commenti e critiche, libero da sovrastrutture degli adulti, ho trovato una conferma: il “vero spirito” con cui accogliere quest’ utlimo episodio è quello dei bambini.

Perciò, di seguito propongo una particolare “versione ridotta” del racconto della prima volta che i miei due nanerottoli hanno visto il primo episodio, Star Wars Episodio IV – Una nuova speranza: avevano quattro anni.

Per chi volesse leggere la versione estesa “Director’s Cut”, originariamente pubblicata nel 2015, può cliccare su Star Wars a 4 anni. Grazie Lucas.

Non tanto tempo fa a casa mia...
Non tanto tempo fa a casa mia…

Dopo una giornata di lavoro di quelle mandate dal Signore dopo che ha scoperto il “furto” della mela, il ritorno a casa riserva una stupenda sorpresa. I miei due nani di quattro anni mi chiedono di vedere il film “Star UoSs“.

Recupero il disco Blu-ray e prendiamo posto sul divano.

Amplificatore, subwoofer e i cinque altoparlanti iniziano a diffondere nella stanza le prime note di quella che io non definisco “colonna sonora”, bensì un magnifico inno, tanta è la solennità, sacralità ed emozione al risuonare dell’opera musicale di John Williams. Scorre il testo giallo e inizio a spiegare ciò che vi è scritto ai nani, che chiedono e ascoltano rapiti.

Avete mai provato a leggere ad alta voce quella famosa scritta che scorre in uno pseudo 3D ante litteram?

Leggendo la scritta al piccolo pubblico astante ho realizzato che avevo lì tutti gli “strumenti” per spiegare “chi”, “cosa”, “quando”, “dove” e “perché”, cioè le 5 W del giornalismo.

A distanza di tutti questi anni, durante i quali abbiamo consumato fantascienza attraverso film, serie animate, libri, fumetti, giochi da tavolo, giochi di ruolo, videogiochi, sembra assurdo che un incipit di così semplice realizzazione dia tutte le spiegazioni per entrare subito nell’universo in cui – di lì a un paio d’ore – sarete irrimediabilmente persi.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

C’è una guerra, ci sono le navi spaziali (i nani già sanno di che si tratta), ci sono i Ribelli, che sono i Buoni; c’è il “malvagio Impero Galattico” cioè i Cattivi (perché “malvagio” pure per il nano fa “ancien régime); c’è la Morte Nera, che è la casa dei Cattivi, un’astronave grande come la Luna (ooooh! <-nani stupefatti!) etra poco la vedrete – c’è la Principessa Leia. Uno dei nani interrompe: “è buona, vero papà?”queste sono soddisfazioni – “Sì, infatti sta scappando dai Cattivi”.

L’effetto dell’apparire del gigantesco Star Destroyer provoca sui nani la stessa esaltazione che  – ricordo perfettamente – scosse il piccolo Claudio di nove anni, seduto – tra suo fratello e il caro compagno di scuola Fabio P. – su un sedile di legno dell’ ultima fila in piccionaia al Teatro Cinema Nestor di Frosinone. Quel film mi ha cambiato o, meglio, è stata la chiave che ha aperto una porta a qualcosa che da sempre era dentro di me.

Via via che la storia procede, spiego ai due giovani padawan le astronavi, i robot, come riconoscere i Buoni e i Cattivi, grazie allo schema dei colori “parlanti” utilizzato da George Lucas: assenza (nero) o totalità del colore (bianco) identifica gli Imperiali (i Cattivi). I Buoni sono tutti variamente colorati.

Dettaglio della comunicazione visiva che ora apprezzo ancora di più visto che semplifica enormemente la spiegazione in tempo reale ai due nani.

Osservo le reazioni dei piccoli e, avendo visto il film un numero di volte che tende a infinito, cerco di prepararli alla scena seguente e di prepararmi a domande il cui senso spesso si perde in un linguaggio tra l’italiano e il “gemellesco”, che si avvicina al baddi dei vaporizzatori di condensa nel latifondo di zio Skywalker su Tatooine.

Con i due robot, C1-P8 e D-3BO, è amore a prima vista per i due nani: sarà per “difesa della categoria” a causa sia della bassa statura del primo sia dello scilinguagnolo del secondo; sarà per i loro gustosi siparietti alla Sandra e Raimondo in salsa fantascientifica che tanto somigliano a certe sit-com(iche) tra le mura domestiche i cui protagonisti sono i due pargoli.

Per ora gli risparmio il “pippone” che in verità i due robot si chiamano in un altro modo. Veramente, quasi tutti i personaggi hanno altri nomi nella versione originale, salvo poi riadottarli nella seconda trilogia, ottenendo il risultato di buttarla letteralmente in romana “caciara”. Per amor patrio e non per preferenza personale qui adotto i nomi della versione italiana del 1977.

D3-BO viene ribattezzato “rrrrrobbò grande” e C1-P8 in un romanesco “CiuuunoPiottA”. Da domani, basta scuola di quartiere, subito all’esclusivo collegio internazionale!

Superano senza battere ciglio la vista di Dart Fener, si mostrano seriamente preoccupati quando C1-P8 viene catturato dai Jawa, piccoli esserini incappucciati che c’hanno ‘no sfasciacarozze ambulante a Tor de Tatuinne, si chiedono perché quella setta di monaci nani hanno fatto del male a “CiuuunoPiottA“. Rimangono sospesi, commossi e poi gioiscono, come succede a me ogni volta che nel finale di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” il Grande Capo rende la “libertà” a un Jack Nicholson ormai non più se stesso e poi fugge. Sobbalzano sul divano e si rivolgono verso di me con un tono di soddisfazione e gioia, quando il “rrrrrobbò grande” ritrova CiuuunoPiottO (mi riapprioprio del delicato ruolo educativo dei genitori).

Trasaliscono nell’incontro di Luke Skywalker con i sabipodi, sono sull’orlo della fuga all’entrata urlante di un tetro e incappucciato figuro, che poi si rivela essere Obi-Wan Kenobi, cioè uno dei Buoni, ma non un “buono” qualsiasi, uno speciale: è uno jedi.

Ebbene, nonostante tutta l’enfasi e la solennità nel mio pronunciare la parola “jedi”, i nani reagiscono tiepidamente, con un’espressione del tipo: “giedi deche? Macheccefrega d’ii giedi, mo’ famme vedé ‘er firm…”.

La Forza è quella che dà al Jedi la possanza. È un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ci circonda, ci penetra. Mantiene unita tutta la galassia. (Obi-Wan Kenobi, Star Wars IV – Una nuova speranza)

Il Millennium Falcon riscuote grande successo (“sangue del mio sangue” e si vede) e mostrano immediata simpatia con quella canaglia di Ian Solo e quel grosso tappeto ambulante di Chewbecca. Ciò conferma la sanità mentale dei due nani poiché non vedo come una persona di mens sana in corpore sano possa preferire a Ian uno come Luke, un insipido biondino, per giunta raccomandato figlio di papà (Anakin), che diventa Jedi perché ce l’ha nel DNA di famiglia e, di suo, è pure un secchione perfezionista. Il gigante peloso Chewie, un incrocio tra una Yeti e un pastore ungherese Komondor (da cui ha preso il carattere poco socievole), riscuote uno scontato successo visto l’azzeccoso rapporto dei due nani con qualsiasi canide e, in particolare, Jacopo che non va a letto se non ha con sé un peluche di cane dal nome “Cane”.

Han_Solo-e-Chewie
Adorabile teppaglia galattica

La tensione monta quando la Morte Nera cattura con il raggio traente l'”astronave dei buoni”: i nani vanno in loop “10 PRINT “WTF” 20 GOTO 10 RUN” quando Luke e Ian, messi fuori combattimento gli “storm trooper” di guardia al Millennium nell’hangar, indossano le uniformi e gli elmetti dei “cattivi”. Legittima la confusione e la conseguente domanda: “Papà, ma…Ma…Ma i bianchi sono i Buoni?” . Traduci: “Papà, da circa un’ora la stai menando con la storia che i bianchi e i neri sono i Cattivi, quelli variopinti sono i Buoni. Ora perché i Buoni sono bianchi?”.

Noto un pericoloso incrinamento nella loro sospensione dell’incredulità, quando mi sovviene una metafora di elementare chiarezza: “si sono travestiti, come voi a Carnevale”. Yoda sarebbe stato fiero di me! La Forza scorre potente in questo papà.

Il film scorre via ed è una goduria vedere i nani magneticamente incollati a quanto accade su schermo: in silenzio seguono il salvataggio della principessa e la rocambolesca fuga, fino a che Obi-Wan si fa ridurre letteralmente in un cencio da un colpo di spada laser da quell’infame di Dart Fener. I nani insorgono, anzi ci rimangono proprio di mmme…lma! Come è possibile che quello che papà aveva osannato come er mejo giedi der bigonzo galattico, il Capo dei Buoni si fa ammazzare così! Colgo il timore dei due sempliciotti che il film a questo punto sia finito, ma in mezzo al bailamme dei laser che rimbalzano per il salotto (benedici Tu, Signore, il THX e il surround tutto!), rassicuro che non è morto e tornerà più tardi ancora più potente di prima.

È la volta dell’inseguimento del Millennium Falcon da parte dei TIE Fighter e, ogni volta che ascolto il suono di un TIE , la mia schiena è percorsa da un brivido, come mi accade ascoltando il Bolero di Ravel, ma il tutto assai più concentrato in quei pochi secondi di passaggio dell’astronave sullo schermo.

Manco a dirlo, quando c’è rissa, i nani sono nella loro acqua: giocano sulla Wii U a Mario Kart 8 già da un po’ e si prendono regolarmente a sportellate, sghignazzano divertiti quando lanciano il “power-up” che fulmina o inceneriscono un avversario con una palla di fuoco per un puro colpo di cu*o (data la loro mira da ubriaco sotto sbronza epocale).

Insomma, lo scambio di laser e relativi botti da Capodanno cinese e Piedigrotta messi insieme, non li intimorisce, anzi gli fa recuperare fiducia che non tutto è perduto. D’altronde il sottotitolo del film è “Una nuova speranza”.

Così si arriva a una scena che è LA Storia del Cinema e se non l’avete mai vista, allora ritornate dal pianeta da dove venite prima che prema il tasto “Fire” e vi mandi un siluro giù per il cavo di rete. L’attacco alla Morte Nera non teme paragoni ancora oggi!

“Rosso 5, sono pronto.” non regge all’originale “Red Five standing by”. La battaglia che segue è accolta dai nani con l’opportuna tensione, come se facessero parte del Red Squadron: sobbalzano all’abbattimento di un X-Wing, sono concentrati quando entrano nel canalone, esultano all’abbattimento di un TIE. Assistono all’epica scena con un’educazione e una compostezza molto “british” (il che insinua un dubbio sulla mia paternità), lasciando trasparire solo dal paraverbale che sono presi di brutto.

La battaglia di Yavin è tutta da godere.

Quando scorrono i titoli di coda, l’espressione dei due piccoli è di soddisfazione e contentezza. A me sembra di avere distrutto la Morte Nera.

E di Morte Nera ne ho distrutte più di Skywalker nei cabinati al bar e nei tanti videogiochi che sono stati pubblicati fino a oggi. Ma questa volta sono così gonfio di gioia e fiero di quei due nanerottoli come se fossi stato io riportare la pace nella galassia. Questa volta, sono certo di essere stato io a distruggere proprio quella Morte Nera, quella di Skywalker, quella vera.

Che la Forza sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti ai Signori Jedi. Rendiamo grazie agli Jedi. È cosa buona e giusta.

25 pensieri su “Star Wars IX – Ansia da prestazione

    1. Scelta anomala per iniziare a vedere Star Wars. Solo è il film di minore successo della recente saga, tuttavia l’ho apprezzato alla sua prima visione e ne ho trovato la conferma nella successiva visione a casa nell’edizione Blu-ray 4K.
      Non arriva ai livelli di Rogue One, che a oggi svetta tra i film di Star Wars prodotti da Disney. “Solo” ha un approccio differente e più da “action movie”, le citazioni all’originale a volte funzionano, ma altre scelte stentano e sembrano forzature. A mio avviso come spin-off è soddisfacente , lo stretto legame con Han lo penalizza perché Han Solo interpretato da Harrison Ford è una cosa sola, un unicum e – come accaduto anche per Indiana Jones – raccontarne le sue origini stride con l’immaginario di ognuno. Certi personaggi sono così forti che non hanno un passato o un futuro: vivono il presente di quando vengono proiettati sullo schermo, fermi nel tempo anche quando gli spettatori (e i fan) invecchiano.

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      1. Sono totalmente d’accordo. Tra l’altro Alden Ehrenreich ha recitato da protagonista anche in un altro superflop, L’eccezione alla regola: nonostante i suoi incassi ridicoli te lo raccomando ad occhi chiusi, lo considero uno dei film più belli di questo decennio ormai concluso. Grazie per la risposta! 🙂

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    1. Mi fa piacere! È un vecchio racconto che mi piaceva riproporre a chi non l’avesse letto all’epoca della sua pubblicazione. Azzittisce il coro di critiche di chi ha perso la “magia” che questa saga ha saputo creare. Per me ha significato molto al di là del valore del film e mi sentivo di condividerlo.

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  1. Noto un eccesso di romanità applicato a Star Wars: me ne compiaccio 😛 C1P8 trasformato ner Piotta è geniale!!!
    Lodo poi il politicamente corretto: bianchi e neri sono cattivi in quanto opposti etremi, i “variopinti” sono buoni perché accolgono più colori in sé 😛
    Il mio primo Star Wars (“Il ritorno dello Jedi”) l’ho visto da bambino al cinema con mio padre ma non ricordo un suo solo commento, non so neanche se gli sia piaciuto. Gli altri li ho visti in cassetta da solo, che negli anni Ottanta tutti i miei coetanei inseguivano la patacca: film e giochi erano per sfigati. Quindi quei pochi anni in cui sono stato davvero appassionato di Star Wars è stata un’esperienza particolarmente solitaria: invidio la passione aggregatrice che invece hai vissuto tu e stai giustamente infondendo ai tuoi figli 😉

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    1. L’utilizzo del dialetto romano è per i natali romani dei miei due nani. Provo sempre a instillare pillole di napoletano, ma noto che l’accento tende al “nordico”. Il Ritorno dello Jedi è il terzo Star Wars, hai iniziato dalla fine della prima trilogia. Gli “amici” di cui parli erano un po’ mono-maniaci, insomma non c’era ragione di negarsi un film o un gioco. Mah capisco a chi non piace Star Wars, ma pensare che sia da sfigati è da…veri sfigati.

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    1. Bellissimo! È ciò che ho sentito sotto la mia pelle e che ho provato a trasmettere! Grazie! Sono delle sensazioni ed emozioni uniche perché provate in certi momenti della vita che per qualche motivo rimangono impressi per sempre e riescono a generare energia positiva anche a tanto tempo di distanza. Una sorta di serbatoio di belle emozioni che non si esaurisce fino a che non perdiamo questa sorta di “fede” e apertura a ciò che di positivo può riservare la vita. Da bimbi è una naturale disposizione, da adulti è più difficile e appare ad alcuni come un comportamento infantile.

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  2. Fratello, non ci sono parole ciò che ho nel cuore. Speranza, l’ultima, il mio ben kenobi, ansia, terrore per Kylo che è l’ultimo Skywalker prima che qualche non necessaria rivelazione cambi le carte in tavola. Darth Plagueis da cui è tutto partito a chiudere il cerchio. Tremo, ho scritto a Mark Hamill su Twitter che mi ha rincuorato. È tutto difficile. Ma la forza è con noi e lo sarà con i nostri figli e con disney+ mortacci sua.

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    1. La chiusura romanesca per Disney ci sta tutta! Ma senza Disney non avremmo più avuto Star Wars con tutta probabilità. Forse non è la direzione che ci saremmo immaginati, ma per un Rogue One va bene mandare giù qualche rospo. Sono curioso del tuo scambio con Mark Hamill.

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