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Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

Chichen Itza – Dettaglio dell’Altare dei Teschi (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18. Sangue e arena

Siamo tutti raggruppati intorno al corpo dell’Oste.

Le Anime Mannare sciamano intorno e sopra le nostre teste. Ancora una volta, per tenere a distanza i nemici risulta efficace il vortice di lame rotanti di Ade, Narciso e Liza: una barriera formidabile in combinazione con Pungilo, la lancia di tiZ e le scariche elettriche di Zeus, capace di respingere un nemico che provi comunque ad aprirsi un varco. Al centro Diaz, Cesar e Honda stretti intorno al corpo esanime dell’Oste.

Batmancito sta avendo la peggio: il capo dei licantropi sembra essersi rinvigorito e avere recuperato completamente le energie. Tutto il lavoro di sfiancamento è andato in malora, perciò Batmancito ha deciso per l’attacco diretto. Ma non è stata un’idea felice.

Assistiamo sgomenti al pestaggio che l’uomo-pipistrello sta subendo. Sembra che l’enorme licantropo ci stia giocando come il gatto con il topolino. Prima che si stanchi e decida a ucciderlo, dobbiamo escogitare qualcosa. Qualcosa di disperato, sicuramente.

Così si decide che i più agili, Liza, tIZ e Narciso, faranno una sortita: distrarranno il capo dei licantropi per dare il tempo a Batmancito di raggiungere il nostro perimetro difensivo e poi sarà il loro turno di ritirarsi, ma ci vorranno gambe veloci, molto veloci.

Poi, penseremo a come uscire da questa situazione. Dopotutto, domani non sono sicuro ci sarà un altro giorno.

Cerco di convincere Narciso che andrò io al posto suo:
“Narciso, rimani qui, vado io. Il tuo posto è vicino all’Oste.”.

“Signor Nessuno, apprezzo il tuo tentativo, ma non mentire con me. Tu sei preoccupato che con le mie gambe corte non riesca a correre così velocemente…tranquilo, yo soy como Speedy Gonzales.”.

Speedy Gonzales? Mai sentito, mi auguro per Narciso che sia un centometrista con uno scatto da record olimpico.

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Batmancito [Ep.#18] – Sangue e arena

Salto del Toro, Taurocapsia, affresco Palazzo di Cnosso (Foto da web)

Segue da Ep.#17. I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

A un improvvido cliente che fosse entrato nella taverna in questo momento, l’aspetto delle forze schierate una contro l’altra sarebbe apparso davvero strano e insolito.
I Quattro dell’Avemmaria schierati in una linea orizzontale compatta, gli estremi occupati da due umani e il centro da una specie di gnomo e un cane enorme: convergono a grande velocità contro i licantropi. I licantropi non hanno alcuna possibilità di ritirata o qualsiasi altra prospettiva di fuga in caso di sconfitta, a causa dei quattro armati in arrivo e di altrettanti, tre umani e un vampiro, che li tengono impegnati in uno strenuo scontro, senza considerare la presenza di altri due a difesa di un cadavere.

All’arrivo degli alleati Zeus, tiZ, Luna e Ade sono da un lato incoraggiati poiché il nemico è ormai stretto tra due fronti, ma dall’altra sono fiaccati nelle forze e, per la perdita dell’Oste, anche nel morale.

C’è un tale frastuono di urla e suoni orribili che sembra si siano spalancate le porte dell’Inferno con tutti dannati e i demoni intorno che alzano le proprie grida.
Molto terrificanti anche d”aspetto, il vigore fisico dei licantropi è evidente: i compadres sono consapevoli della brutalità degli avversari e un solo errore sarebbe sufficiente a richiudere quelle stesse porte dell’Inferno, ma alle loro spalle.

La vista dei Quattro dell’Avemmaria lascia davvero sgomenti i licantropi, ma – terminato l’effetto “sorpresa” – la prospettiva di aumentare il bottino di carne e sangue, li carica e li rende due volte più risoluti a dare battaglia. Così quattro licantropi si staccano dal branco e gli corrono incontro.

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Batmancito [Ep.#17] – I Fantastici Quattro dell’Avemmaria

Sono quattro, sono fantastici, ma non sono super-eroi: sono I Fantastici 4 dell’Avemmaria (mixed by RedBavon)

Segue da Ep.#16. FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

I due nuovi arrivati stanno per uscire dalla penombra. Ho notato il loro ingresso soltanto io.

Questi hijos de puta lupa sono troppi, Batmancito sta trattenendo il loro capo, altrimenti qui saremmo tutti già a Xibalba a fare fiesta con l’Oste.

Devo avvisare i compadres!

Faccio per rivolgermi verso i miei compagni quando una gelida paura spinge tutto il mio sangue al cuore, sono assalito dall’angoscia e il terrore, provo una raggelante oppressione in petto da levarmi il fiato e quando torno a respirare, caccio un urlo:

“Narciiisoooooo, nooooo!”

Narciso è stato scaraventato a terra da uno dei licantropi, un altro gli è saltato addosso e il piccoletto è scomparso dietro una pelliccia scura scarmigliata di sangue e bava.

Il cuore mi batte a mille, le mani fredde e umide, serro il pugno intorno a Pungolo, la gola come stretta in un nodo scorsoio, mi manca il respiro, ignoro i due nuovi arrivati e corro urlando: “Narciiiisooooo!”.

I miei pensieri scorrono a velocità rapidissima. Prima l’Oste, ora Narciso, no! Non può essere! Non può essere vero, è solo un incubo. Mi risveglierò domani mattina tutto sudato e poi andrò a dirgliene quattro all’Oste. Basta con quel fiele che chiama “grog, il nettare dei pirati”.

Ho quasi raggiunto il licantropo, intravedo Narciso: con l’arco di traverso blocca all’altezza del collo la creatura mostruosa che cerca di staccargli la testa con un morso. Bava, urla, sangue. Pungilo emette di nuovo quel suo bagliore, carico il fendente dall’alto, porto il braccio armato al di sopra e oltre la mia spalla, ma prima che possa calarlo, vengo sorpassato da un enorme macchia scura, il cui passaggio provoca uno spostamento d’aria che mi fa vacillare e perdere il momentum.

Subito dopo sento un ululato, un lacerarsi di carni, un altro ululato, zanne che affondano, cartilagini che collassano, un latrato orrendo, ossa che si frantumano, un guaito straziato e poi il nulla.

Narciso è disteso a terra in una pozza di sangue e altri umori. L’arco appoggiato di traverso sul suo petto. È…immobile –  Dio ti prego – gli occhi sono chiusi… è…

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Batmancito [Ep.#16] – FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

Segue da Ep.#15. Batmancito La Revancha

“Ade, le armi! Le armi!” Narciso continua a urlare.

Ade sparisce dietro il bancone e ne riaffiora stringendo tra le mani un panno di pelle consunta legato agli estremi da due lacci. Lo lancia e atterra nella salda presa di Narciso.
Tanto consumato l’involucro che non l’avrei usato nemmeno per pulire il bancone, quanto meraviglioso e scintillante ciò che protegge: un arco corto finemente intagliato, le cocche all’estremità di ogni flettente terminano in un’acuminata punta d’argento e d’argento luccicano anche le punte dei dardi in una piccola faretra, su cui è applicato l’adesivo di un ragazzo con i capelli lunghi ripreso di spalle, con la chitarra, un sacco a pelo a tracolla e un paio di sandali ai piedi.

Narciso lascia cadere il panno, infila a tracolla la faretra, nella sinistra stringe l’arco con una freccia già incoccata e con la mano destra mi sbatte sul petto un fodero:

“Questa è dell’Oste. Si chiama ‘Pungilo’. Per l’Oste!”.

Dal fodero logoro emerge una spada corta dalla lama larga a doppio taglio, che termina con una punta molto aguzza. Sia la punta sia entrambi i fili sono d’argento. Il resto della lama e l’elsa arrotondata sono ricavati da un unico blocco di metallo estremamente leggero. Sulla lama vi è un’incisione:

FIAT PAX IN VIRTVTE TVA

È latino, questa spada è un gladio in uso alle legioni romane. Come lo avrà avuto l’Oste?
Non c’è tempo per elucubrazioni storiche, tutti gli yankee si stanno trasformando in licantropi!

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Batmancito La Revancha [Ep.#15]

Batmancito [remixed by RedBaVon]

Segue da Ep.#14. Un errore fatale

“Noooooooooooooooooooo!!!! Oste, osteOsteeeee!” l’urlo di Narciso è lacerante. Trapassa i timpani e scuote fino a dentro pieghe nascoste dell’anima. Un brivido mi sale lungo la schiena. Poi ribolle la rabbia. Narciso è riverso sul corpo di El Rojo, cerca in tutti i modi per risvegliarlo: lo percuote, lo insulta, lo scuote, lo accarezza, lo bacia mentre lacrime incontrollabili sgorgano dai suoi occhi. È tutto è inutile: El Rojo non dà segni di vita.

Narciso urla contro tutti noi: “Fate qualcosa! FATE QUALCOSA CAZZO!” poi recupera un tono più pacato, di preghiera. Fissa negli occhi Luna prendendole la mano:

“Luna, tu…fai qualcosa, qualsiasi cosa! Fallo, non mi interessa cosa succederà. Basta che me lo riporti qui. Luna, ti supplico.”.

Narciso crolla a terra, rannicchiandosi sul corpo esanime dell’Oste, si porta entrambe le mani lorde del sangue dell’amico fraterno prima sulla faccia, poi in testa. L’Inferno non è qui: è tutto dentro di lui.

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Batmancito [Ep.#14] – Un errore fatale

Segue da Ep.#13. Renacimiento

No, non è Batman! L’Oste ha ragione. A dare ascolto a Narciso l’Oste non ha mia ragione. Ma in questo caso l’Oste ha ragione da vendere.
Il misterioso figuro apparso nella taverna non può essere Batman. L’uomo, vestito come un Batman azteco, è infatti della statura tipica del popolo dello Yucatan, supera di poco il metro e sessanta, tracagnotto, ben piazzato, una peluria di baffi appena accennati. Somiglia più a uno scaricatore di porto che a un super-eroe.

Carnevale è passato da un pezzo. La faccenda è dannatamente seria.

È un Batman in scala ridotta, è Batmancito!

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Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

Segue da Ep.#12. Mai fidarsi degli occhi

Alla prima strofa di Hasta siempre la mandria di yankee insorge. Appena tiZ inizia a cantare la seconda strofa, il vociare tra gozzoviglia e bevute monta in un coro sgraziato di oscenità: al ‘de tu querida presencia Comandante Che Guevara’ vola di tutto. Un cliente che fosse entrato in quel momento, per la quantità di oggetti sospesi in aria avrebbe pensato che la taverna fosse a ”gravità zero”.

Sul palco improvvisato inizia a piombare una pioggia di avanzi di cibo, bicchieri, bottiglie, atterra una sedia e monete a manciate neanche fosse la Fontana di Trevi.

Zeus e tiZ si proteggono come possono: il chitarrista usa la custodia della chitarra come scudo; tiZ afferra una sedia e la brandisce come una mazza da baseball pronta a ribattere in home run qualsiasi cosa si avvicini.

L’Oste si para davanti a Luna, che però non sembra affatto sorpresa né minimamente intimorita.

Accorre Ade dalla cucina, ma è costretto a tuffarsi dietro il bancone per evitare un lancio di bottiglie male indirizzato verso i musicisti. Gli yankee sono tutti ubriachi e la loro mira è decisamente approssimativa.

Dal gruppo di yankee si stacca un massiccio esemplare, avanza isolato e tutto tronfio, più che della “supremazia bianca” è il rappresentante della “supremazia bovina”. Con tutta probabilità è il “leader”, di sicuro è il più truce e sgrammaticato di tutti. Ci viene incontro puntando il dito minacciosamente e urlando nel tipico drawl , l’accento strascicato del Texas:

“If I want to say y’all ‘r fucking communist motherfuckers, I’ll darn well say ’fucking communist motherfucker’, by heck!”.

A questa frase la mandria alle sue spalle va in visibilio.

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Batmancito [Ep.#12] – Mai fidarsi degli occhi

Segue da Ep.#11. Heavy rain

La donna è apparsa all’improvviso appena al di là dell’entrata della taverna: è immobile, a malapena distinguo la sua silhouette anche se questa notte è illuminata da una luna piena particolarmente grande. Stanotte è la notte della SuperLuna: quando è piena e contemporaneamente si trova alla distanza minima dalla Terra, appare più grande e luminosa. La mia mente corre ai sacerdoti Maya sulla sommità delle piramidi: il popolo dabbasso in attesa, la foresta ai loro piedi a perdita d’occhio; per chilometri e chilometri altre piramidi distanti, fuochi sparsi, ancora la foresta.

Ritorno con un “avanti-veloce” di un paio di migliaia di anni abbondanti quando vedo l’Oste raggiungere quella figura di donna che sembra assorbire la luce lunare e restituire oscurità alla notte. El Rojo le si pone esattamente di fronte, al di qua dell’uscio quasi a volere sbarrare con il suo corpo l’entrata. Non un gesto di accoglienza, non un saluto. Resta in silenzio. La donna che hanno chiamato “Luna” domanda:

“Posso entrare?”.

La sua voce, sebbene giunta al mio orecchio come un lieve sussurro, trova un’eco al mio interno in profondità dimenticate e, forse, dimenticate per un buon motivo. Riconosco questa sensazione, i miei sensi sono automaticamente in allerta.

L’Oste seraficamente e senza cedere di un millimetro dalla sua posizione innaturalmente ferma:

“Perché sei qui stasera?”

Luna risponde secca e con un tono che somiglia vagamente a una preghiera:

“Lasciami entrare.”.

L’Oste resta in silenzio, mi mangio il cappello se la fa entrare. Non l’ho mai visto così!

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Batmancito [Ep.#11] – Heavy rain

Segue da Ep.#10. Il mio nome è nessuno

Attirato dal trambusto di quella mandria di yankee appena entrati nella taverna, Ade viene fuori dalla cucina e per poco non gli prende un colpo. Si avvicina al nostro tavolo e, strofinando le mani sul grembiule, fa all’Oste: “Ma da dove sono sbucati fuori ‘sti beceri? Mi prudono le mani…Li buttiamo fuori eh Oste!? Li buttiamo fuori come a que’ du’ grulli dell’altra sera!”

L’Oste gli fa cenno di avvicinarsi e chinarsi per parlargli sottovoce.
“Ade, t’ha dato di barta i’ cervello?! Li vedi quanti sono e come sono grossi?! Non mi fanno paura, però noi siamo – fa la conta silenziosamente guardandosi in giro – una donna, quattro uomini – fissa Narciso – e mezzo. Cosa dice il Grande Maestro Sun Tzu? ‘Se il nemico prevale numericamente, devo evitare di impegnarlo’. Stiamocene quieti e, ti assicuro, se qualcuno de’ beceri la fa fuori dal vaso, gli diamo una ripassata di storia: Gettysburg sembrerà una lite di bambini in cortile.”.

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Batmancito [Ep.#10] – Il mio nome è nessuno

Ulisse contro Poliphemaya (by RedBavon)

Segue da Ep.#9. Come together

Ade entra con incedere quasi marziale e un grande sorriso sornione stampato in viso.
Indossa una maglietta rossa su cui campeggiano quattro grandi lettere di colore giallo “C.C.C.P.” e una piccola falce incrociata a un martello appena sopra la scritta all’altezza del suo centro. Si blocca a metà strada tra l’entrata e il nostro tavolo, si guarda intorno, solleva con una mano il berretto verde militare alla Castro, con l’altra si gratta la testa rasata, poi si gratta la barba di tre centimetri abbondanti che sporge dal mento ed esclama:

“Oh bischeri! Che si mangia?”

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Batmancito [Ep.#9] – Come together

Il Dio Pipistrello tra gli Zapotechi (foto by Mary Harrsch )

Segue da Ep.#8. Un amaro ritorno

In una taverna stranamente deserta per quell’ora della sera, mi trovo seduto al tavolo insieme all’Oste e Narciso, una dozzina di bottiglie di birra già schierate, due fiasche di Grog Gran Reserva Especial, una di tequila, fette di limone disposte su un piatto al cui centro è adagiata una piccola ciotola piena di sale, tre bicchieri e un piatto di tacos y tamales con enchiladas. L’Oste già aveva capito tutto e mi stava aspettando…
Così all’invito dell’’Oste “Así que te toca. Escúpelo! Mi hermano, racconta…” rompo ogni indugio, The House Of The Rising Sun cantata dagli Animals risuona in questa taverna in cui la musica non manca mai, e inizio a sputare il rospo.

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War, war is stupid…

…and people are stupid.

Il sommergibilista era uscito fuori a fumare una sigaretta.

Il fumo nuoce gravemente alla salute.

Come cantavano in The War Song nel 1984 i Culture Club: “War, war is stupid and people are stupid”.

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Batmancito continua

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Questo non è un vero post, è un avviso di servizio.

Durante il mio viaggio in Yucatàn, all’interno di una piccola rovina maya nella riserva della biosfera di Sian Ka’an accadde un fatto per molti insignificante, ma destinato a rimanere nella mia memoria e ogni volta che ci ripenso mi scappa un sorriso e un pensiero al suo protagonista: un piccolo pipistrello, subito ribattezzato “batmancito” (se sei curioso leggi Viva il Messico! Ep. #13). Da questo episodio realmente accaduto mi è letteralmente partita una scheggia per la storia di Batmancito, appunto.

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Piccole storie di soldati piccoli Ep.#2

A gentile richiesta di una mezza dozzina di blogger (a me ne bastavano pure un paio), gentile risposta: ritornano le Piccole Storie di Soldati Piccoli.  Per chi si fosse perso il primo episodio, punti pure il moschetto QUI. 

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il fante Rafe’ (Raphaël, per francofoni), a destra il fante Bastien (Bastiano, per i francofobi). 

Su una collina, al riparo temporaneo dal fuoco nemico, davanti ai loro occhi un panorama da incubo punteggiato di sbuffi di fumo, lampi, percorso da rombi e spari, urla, urla e…urla.

Bastien: “Nè Rafe’, brutta bestia la guerre…”

Rafe’: “C’est la guerre…”

Bastien:“Quelli lì al comando ci hanno detto: ‘Le jour de gloire est arrivé! Abbiamo verificato le forze del nemico in campo, diviso i compiti per ogni battaglione, stabilito la strategia infallibile che ci porterà alla vittoria sicura!’…Risultato?”

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Pane, uova e tanta fantasia

Mi perdonerà Luigi Comencini se mi permetto di modificare il titolo del suo bellissimo film con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida incluso tra i 100 film italiani da salvare e Orso d’argento nel 1954. L’amico Pupazzovi ha una webbettola frequentata da personaggi assai singolari e tremendamente simpatici: le sue abili mani riescono a dare vita ai personaggi più disparati a partire da un semplice uovo, i Pupazzovi appunto.

Pup, come lo chiamo io, è capace di donare un sorriso con la sola immagine delle sue creazioni, che trasmettono tanta passione, fantasia e un’inquietante fissazione con le uova. Con il permesso dell’autore, un mix tra un Michelangelo e un Pinturicchio delle uova, pubblico le sue ultime creazioni, due panettieri, che mi hanno ispirato l’ennesima Storyetta, breve storia per il tempo di fumare una sigaretta.

Il fumo fa male, non fatelo a casa e nemmeno fuori e sopratutto andate a visitare la webbettola di Pupazzovi.

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Piccole storie di soldati piccoli

18 giugno 1815, Waterloo. Fanteria francese.

A sinistra il tamburino Fransuà (François, per francofoni), a destra il trombettiere Pascal (Pasquale, per i francofobi).

Fransuà: “Nè Pascà ma la vuoi smettere con questo strazio?!?”

Pascal:”Jamais! Faccio il mio dovere di vero soldato patriota! Le jour de gloire est arrivé !…Pensa a rullare tu!”

Fransuà continua a rullare e risponde:

“Rullare, sì rullare…mon frère (trad. dal francese al napoletano: “bello d’o’frà”) ‘na canna ti dovresti rollare così ti rilassi. Écoute-moi! (trad. dal francese al napoletano: “Sient’a mme!”) 

Pascal non lo degna di uno sguardo e continua a soffiare nella tromba.

Fransuà continua a rullare e pensa:

“Ho deciso: stasera faccio rapporto al Comandante e chiedo di essere sbattuto in prima linea! Meglio il rischio di una pallottola che la sicurezza di morire sordo!”


L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

I sopravvissuti del mio Esercito di Soldati(ni( di Plastica


Lassù, in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose, che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù
(cit. Vecchio Scarpone di di Calibi-Pinchi-Carlo Donida)

Il nostalgico torna sempre sul luogo delitto. E c’è da sgomitare: c’è la folla! L’assassino, i poliziotti, i fotografi, i giornalisti d’assalto (che non hanno mai visto un teatro di guerra), il medico legale, il postino che ha bussato due volte e non gli ha risposto ancora nessuno, l’idraulico (dedicato a Fabio e Giancarlo) che scappando da una casa vicina, si mischia alla folla di curiosi per sfuggire al marito tornato troppo presto, l’immancabile folla fancazzista, un cane che piscia sul lampione e un buon numero di Umarells che hanno visto le transenne e pensavano fosse un cantiere da controllare.

Come minacciavo nel post del tag dei giochi d’infanzia, il solo riportare alla superficie alcuni ricordi ha attivato una trasformazione degna dei robot dei cartoni animati della mia infanzia: le mie dita trasformate in una gloriosa Olivetti Lettera 22.
Avete presente questa vecchia macchina da scrivere, prodotta dall’ingegno italiano, e oggi anche esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York? Le mie dita scattano sulla tastiera come quei martelletti dei caratteri, il tasto meccanico si spiattella sul nastro e il foglio bianco s’imbratta di lettere. Per fortuna in questa Macchina da Scrivere 2.0 c’è il tasto “backspace” e non devo impiastricciare tutto di bianchetto. E’ mai esistito un bianchetto che, usato due volte, non fosse secco? Misteri degni di Kazzenger.

Come la canzone Vecchio scarpone al Festival di Sanremo 1953 rappresenta per la generazione del cantante Gino Latilla un ricordo della giovinezza trascorsa come militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così i soldatini in scala “HO” rappresentano – con infinita minore drammaticità – il mio “vecchio scarpone”:

Vecchio scarpone,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!

Ho sempre amato raccontarmi storie e queste pagine sono la prova che non ho ancora smesso. Non mi è bastato questo mondo, ne ho sempre voluti visitare tanti altri. Poco importa che non fossero reali.

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto. La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita”. (cit. H.P. Lovercraft)
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CrOMiche di Narciso #1 – Stargheit! [by Lamelasbacata]


Ho il piacere di inaugurare uno spin-off – fa figo chiamarlo così – delle storie di El BaVon Rojo con protagonista quell’autentica calamita di paccheri e personificazione della peggior molestia che è Narciso. Vecchia conoscenza dell’Oste, i due vivono in simbiosi. Ma queste sono le Cronache comiche di Narciso: “The ChroMicles of Narciso”, se fossi uno di quegli autori di successo con almeno tre nomi da puntare prima del cognome. Perciò, meglio un titolo più autoctono quale: CrOMiche di Narciso.

Il primo episodio, I'”episodio-pilota” (sono in versione MegaloMan, non ci fate caso…) è nato per caso per stessa ammissione dell’autrice. “Autrice” avete letto bene: lamelasbacata, una fine tastiera alla quale non sono degno di tenere il tasto “Maiusc” abbassato.
Mela ha cavalcato l’onda anomala di una delle nostre jamme-session, ovvero uno scambio di commenti a un post tra due o più blogger che vanno a intessere una storia spontanea totalmente a braccio; se avete presente la baraonda creativa musicale di una jam-session, avete una buona idea del divertissement delirante di parole di una jamme-session (si legge: iamme-sescion). La prima e indimenticabile jamme-session tra Mela, Paolo, tiZ e io è nei commenti di Album di Figurine: Narciso e io.

Se vi piace l’idea, non restate muti, ma facitencelle sape’. Chi si sente menestrello delle gesta di Narciso, sappia che siamo a El Bavon Rojo, quindi vale tutto: fatevi sotto con le vostre tastiere.
Ringrazio Mela di cuore e ora godetevi l’eccezionale primo episodio:

Stargheit!

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L’infanzia in un tag

Sono stato tirato in ballo da Zeus nella catena di tag per cui al nominato spetta citare cinque giochi/oggetti della sua infanzia e allungare le maglie della catena ad altri blogger inconsapevoli di cotanta benedizione.
Data la veneranda, non ancora venerabile, età di quest’Oste, indefesso servitore in questa webbettola, per vostro dileggio e compiacimento (no pietre, grazie) mi armo di badile e vado a scavare in quella scatola umidiccia del mio cranio tra ragnatele di rimembranze e bauli polverosi di ricordi.
Sia fatta la volontà di Zeus e che Sant’Antonio mi metta una mano sulla tastiera.

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L’origine della vita (discorso tra due gemelli di sei anni)

Jacopo e Diego cinque anni fa…Già confabulavano. Per fortuna non li capivo e non dovevo delle risposte…

Da dove veniamo? Come siamo nati? Chi sono questi due che chiamiamo “mamma”(semper certa est) e “papà”(numquam)?

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della nostra vita in cui ci siamo posti questi quesiti con pesanti ricadute escatologiche. Il “chi siamo” e il “perché proprio noi qui e in questo momento”, indipendentemente dalle risposte, sono connesse alle aspettative ultime e più intime dell’Uomo, alla Vita e alla Morte come momento di passaggio (o di fine), e tende a influenzare la nostra visione del mondo e, di conseguenza, il nostro comportamento nel quotidiano.

Per quanto nebuloso il nostro ricordo, c’è stato sicuramente un momento all’inizio della vita di tutti gli uomini in cui si sono posti questi quesiti, con la consapevolezza che trovare una risposta, certa e univoca, non appartiene invero al ciclo di vita di un singolo essere umano, ma a più generazioni.

Fin dai tempi antichi l’esistenza della vita (e a ciò che esiste o non esiste dopo la morte) ha ricevuto le risposte più disparate, originando miti, leggende, riti, culti e trovando l’humus perfetto nelle religioni.

Quando ho ascoltato – senza essere visto  – il discorso dei miei due nanerottoli di sei anni sull’origine della (loro) vita, ho compreso che il “mestiere” del genitore non è un “mestiere”, ma una missione; ho compreso che l’escatologia non è alla mia portata, tuttavia devo darmi da fare per prepararmi seriamente a dare delle risposte comprensibili.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

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H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Antivirus fallito

RedBavon Born to Shoot Down Bacilo

H1N1, H3N2 e B-Brisbane. Anche il più disperato dei giocatori capisce che non sono giocabili al Lotto, i più incalliti potrebbero sostenere che B-Brisbane è un purosangue australiano erede dei campioni Phar LapTulloch e se lo giocherebbe senza esitazione al GranPremio di Agnano e a Capannelle. Allora potrebbe essere la combinazione segreta (ormai non più…ehm) del mio PC d’ufficio e custode di tutti i segreti aziendali tra cui la ricetta della bomba alla crema…

H1N1 è una vecchia conoscenza, affonda la mia bagnarola uno o due volte l’anno, gli fanno (in)degna compagnia H3N2 e B-Brisbane per un trittico che vi verrà servito come Specialità stagionale: influenza.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Per alcuni speranze che svaniscono come ricordi sfuggenti, per altri solo una battuta d’arresto e ora dritti per la loro via. Strade che si separano…No, che avete capito? Tati, Zeus e RedBavon restano uniti e continuano imperterriti nella loro missione messicana, che con il caldo di questi giorni rende anche l’atmosfera infuocata per davvero.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9

Moderato ma non troppo

Preso a scappellotti dall’Oste e dal Cocalero, Marcelo Diaz rimane titubante sul da farsi. Le mani pendono al lato del corpo prima di prendere vita e portare un sigaro, intonso, alle labbra.El Cocalero aveva le sue buone ragioni, c’era da ammetterlo, e l’Oste non gli era mai sembrato colpevole in toto, ma… C’è quel dannato “ma”.
Chi non ha timore, non si scatena così.
Chi è innocente, non diventa una furia.
Chi è spaventato, però, lo diventa.

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Storie sgangherate #4 – Parte II: Raganàbasi

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

Segue da Storie sgangherate #4

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno.

Parte II – Raganàbasi

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#9 [by Siviatico feat. RedBavon]

A El BaVón Rojo ho il piacere di riaccogliere Silviatico, compadre de viaje in Mexico, anche se fatto in momenti diversi della nostra vita, ci siamo ritrovati a percorrere le stesse strade grazie a InFernet. Il racconto di Silviatico si inserisce in questo noir in salsa guacamole y habanero presentando un personaggio che ho trovato fantastico. Anche qui all’opera quattro mani: Silviatico ha scritto tutta la storia e creato il personaggio, RedBavon ha solo raccordato il tutto al più ampio e contorto quadro generale. Con questo “cameo” ci siamo divertiti molto e spero altrettanto voi. A El BaVón Rojo nulla è come appare. La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida” ¡ay, Dios!”

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8

El Cocalero

Al Districto Federal di Mexico gli avevano appioppato il nomignolo di “Cocalero”.

Nulla a che vedere con le piante incriminate e, nemmeno, con la polverina “magica” che ne deriva. Lo chiamavano così perché era sempre con una bottiglia o una lattina di quella bibita americana in mano. Certo, lui in gran segreto provvedeva a correggerla alla grande, aggiungendo dosi generose di rum. Cosa che faceva di lui un messicano alquanto originale, poiché si distaccava dal tradizionale duopolio di tequila e mezcal.

E fu proprio questa sua passione a fare sì che, a un certo punto, deviasse dalla carretera principale per immettersi su una stradina secondaria, diretto a “El BaVon Rojo”, di cui in precedenza aveva visto l’insegna di “comedor, cantina y restaurante”. Certo, lo stavano aspettando a Chetumal, vicino al confine con il Belize. Ma che lo aspettassero: lui aveva finito il ghiaccio. E non aveva alcuna voglia di bersi la brodaglia calda.

Insegna curiosa gli venne da dirsi, però se aveva il ghiaccio, avrebbe potuto chiamarsi anche “El Diable” o “El Infierno” o perfino “Titty Twister”.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#8 [by Tati, Zeus e RedBavon]

‘Al perro que duerme ¡no lo despiertes!’ così iniziava l’episodio precedente. Ciò che il vecchio adagio raccomanda quando il cane dorme, vale anche per il nostro Oste, che  finora se n’è stato buono buono, dalle sue parti si direbbe ‘sott’a botta impressiuonato’. L’atmosfera si è riscaldata ben oltre le già insopportabilmente alte temperature medie del Tropico del Cancro. I due federales tireranno fuori il ‘ferro’? Hands up don’t shoot. Noi tre, Tati, Zeus e RedBavon, non abbiamo alzato le mani, anzi…Auspichiamo che il magnanimo lettore non ci spari. Almeno questa volta.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Oste la victoria siempre!

Cesar, capelli spettinati e camicia sporca, si sente, per la prima volta, in posizione d’inferiorità.

Ego e Narciso sembrano due molle, il sergente ha commesso il grave errore di minacciare Tati, ormai sono saldamente ancorati alle sue gambe. Essere di bassa statura ha dei vantaggi: Cesar ha tre piccole furie intorno e due di queste gli impediscono di muoversi, certamente una cosa così non se l’aspettava questa mattina quando la sveglia l’ha rimesso in piedi a terra.

I tre si guardano fieri, in un lampo si sorridono e si danno coraggio ma questo i due federales nemmeno lo notano… Oste invece sì, accenna a un sorriso (anche in una situazione così, ‘sti tre nani riescono a farlo ridere) che si spegne immediatamente.

Mentre il sergente è a terra dolorante, Ego e Narciso si rivolgono in direzione dell’ispettore e anche Tati si sposta verso Marcelo Diaz, non prima però di avere calpestato, in maniera “sbadata”, il piede di Cesar che emette un ringhio.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7 [by Tati, Zeus e RedBavon]

La situazione per l’Oste diventa sempre più rognosa. L’ispettore e il sergente sono due iene che girano in circolo intorno ai compadres de El BaVón Rojo. E il cerchio si stringe sempre di più. L’ennesimo sacrificio della madrelingua da parte di Tati, Zeus e RedBavon questa volta per una giusta causa: giustizia per un omicidio?

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Al perro que duerme ¡no lo despiertes!

Mentre le ultime sillabe dell’Oste rimbalzano fra le due “O” dell’ossigeno, l’ispettore Diaz soppesa il cuore dell’uomo che ha di fronte. Ci sono punti oscuri, dubbi e incongruenze. Ma la vita è un’incongruenza che funziona finché non si muore.

L’ispettore si alza dal posto irrequieto, passeggia intorno alla figura curva dell’Oste mormorando qualcosa di indistinguibile. Potrebbe essere “cabrón” ma le parole filtrano confuse fra le labbra serrate del poliziotto.

Marcelo si tasta il petto sperando di trovare i sigari, ma si è tirato via la giacca prima dell’interrogatorio perciò è senza niente addosso. “Polla” mormora a denti stretti mentre ritorna davanti all’Oste e, chinandosi a prendere il sigaro, lo guarda di sottecchi.

“Potrebbe essere innocente?” pensa l’ispettore. Conosce l’Oste da molti anni, ma non avrebbe mai etichettato quell’uomo come “omicida”.

La ex moglie gli avrebbe detto che non bisogna farsi fregare dai sentimenti.

Beata ignoranza, mormora l’ispettore, sentendo ancora il bruciore della fregatura che gli aveva rifilato l’ex moglie mentre si portava via soldi, casa, macchina e la collezione di dischi di Santana.

La fiamma dell’accendino scalda il volto dell’ispettore facendolo sudare più del consentito e l’irritazione sul corpo è a livelli di guardia. Avrebbe voluto essere onesto e anche obiettivo, ma tutto quel disagio lo attribuiva al gringo seduto di fronte a lui.

“Cabrón” pensò sbuffando dalla bocca un vulcano di fumo.

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Storie sgangherate #4: I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi sono racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Se decidete di continuare, non mi resta che augurarvi buona…anzi, brutta lettura!

I ragnetti Prot-Prot e Lo Stupido Inutile Viaggio di Andata-e-Ritorno

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Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi

Avviso ai Naviganti: lavori in corso.

Nella barra del menu principale di questo costruendo blog Pictures of You sono in corso lavori di posizionamento di una voce apposita a segnalazione di una novella rubrichetta. I naviganti in transito prestino la massima attenzione e si mantengano a una distanza non inferiore ai 50 centimetri dallo schermo onde evitare affaticamento della vista, nausea e ricorso al freddo abbraccio della tazza di ceramica sanitaria. Si allontanino di gran carriera gli avidi lettori di bigliettini nei famosi Baci di cioccolato poiché il contenuto rientra nell’infame categoria del “TLDL” (TroppoLungoDaLeggere).

La nuova rubrica concorre per il titolo più lungo in questa webbettola: Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi e, quando aggiungerò il prossimo racconto, ogni record di lunghezza di tutti i titoli di questo blog logorroico verrà sbriciolato. L’ho fatto solo per questo.

Ritorniamo seri (?!?) in questa rubrichetta è destinata ad accogliere racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. Se volete leggere una Favola scritta bene andate sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro. Nel menu appare solo la voce abbreviata “Storie sgangherate”, anche se ho la certezza che lo useranno in tre (incluso me) e chi usa il dumb-phonino non se ne accorgerà nemmeno. Quando la vita reale viene sostituita dalla vita (mono)cellulare.

Nella mia vita reale, sei anni fa, è avvenuto un fatto che ne ha cambiato il corso, dall’oggi al domani. Il tempo di rigirare la carta e accorgerti che non ti è entrata nemmeno la coppia.

Quando nella tua vita piombano due adorabili nani, per giunta insieme, non sei mai pronto.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Da onesta taverna affacciata sul mare e nulla più a luogo di un efferato omicidio non è esattamente il salto di qualità che ci si aspettasse, anche se a gestirla è quella strana coppia dell’Oste e il nanerottolo. Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo. Il che non significa che non sia un bene.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3

Blue Blood

Poco dopo l’arrivo dei due federales, sopraggiunge a El BaVón Rojo il medico legale, cioè il più anziano tra gli unici due dottori che si prendono cura dei malanni e acciacchi di tutti gli abitanti di questo villaggio stretto tra il mare e la palude infilate nel culo del Quintana Roo.

Feliz Gutierrez è un ometto corpacciuto, alto un metro e sessanta-sessantacinque, quasi del tutto calvo, ai lati resistono capelli neri come pece con qualche rara traccia di bianco, ampi baffi fanno da cornice superiore a una carnosa bocca, una marcata fossetta al centro del mento dà l’illusione che porti un pizzetto a punta. Sulla sessantina passata, non è nativo di qui, ma si dice in giro che fosse un luminare della medicina e stimatissimo professore all’Universidad Autonoma de Yucatán a Mérida. Capitato da queste parti per trascorrere una vacanza in riva al mare dei Caraibi, lontano dalla frenesia della città, si era ritrovato nel mezzo di una strana influenza che colpiva i niños con febbre altissima e se li portava al Creatore. Fedele al giuramento di Ippocrate, aveva mandato a ramengo i suoi progetti di vacanza sorseggiando piña colada all’ombra di palme e si era gettato, anima e cuore, nell’assistenza e la cura dei bimbi. Ne aveva salvati parecchi, ma altrettanti erano finiti sotto una piccola croce immacolata nel cimitero del paese. Da allora, non aveva più lasciato questo paradiso per i mosquitos più molesti di tutto il fottuto pianeta.

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Il racconto a quattro mani è diventato a sei mani. Aggiungi un posto al tavolo che c’è un blogger in più: ho il piacere di comunicare che Zeus si è unito a Tati e a questo Oste per offrirvi un menu sempre più adatto ai vostri palati, fini o ruvidi che siano. Il lettore è sempre sacro. Il menu di oggi è: un primo ricco di carboidrati dell’Oste, un proteico secondo di Tati e frutta-dessert-e-ammazzacaffè di Zeus. Alla fine, lasciate una stelletta di mancia. Il caffè è già pagato.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2

Blu fatuo

El Rojo era rimasto immobile davanti alla scena del delitto. Non era la prima volta che vedeva un cadavere. Nella sua vita ne aveva visti diversi e non solo di morte naturale. In questo buco dimenticato da Dio ma non dagli uragani e dall’umidità, quando un gringo, nonostante gli avvertimenti, si spingeva troppo oltre nella palude e non faceva ritorno alle cabañas entro qualche giorno, El Rojo era il primo a dare l’allarme e a organizzare la spedizione di ricerca e, grazie alla sua conoscenza del luogo e del modo di pensare di un gringo, riusciva sempre a trovare ciò che ne rimaneva, se qualcosa ne rimaneva. Ma questo era un caso particolare. Ci mise un po’ a riprendersi dall’orrore.

Nella sua testa El Rojo inizia a richiamare le memorie del giorno prima e le percorre alternando la velocità tra “indietro veloce”, “stop” e “avanti veloce” alla febbrile quanto disperata ricerca di un ricordo-chiave. Ma più cerca di ricordare, più le immagini della memoria si rimestano in una nebbia bianca e densa come il fumo generato dal ghiaccio secco gettato in un recipiente colmo d’acqua. Di tanto in tanto, la nebbia sembra diradarsi e vi intravede più chiaramente un viso, delle persone, un luogo, un gesto, un particolare. Sorprendentemente i ricordi che riesce a ordinare si contano sulle dita di una mano mozza.

L’Oste inizia a capire che la situazione si sta facendo grave, gravissima. Il suo viso è un sudario bianco. Rivolge lo sguardo a Narciso e con un filo di voce chiede di portargli una birra. Fresca. Anzi due.

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Storie sgangherate #3: A.D. 2828. The Twins Society

Tutto è iniziato in sordina con Ulisse con il senno di poi. Non me ne sono accorto nemmeno io, ma è lì che ha avuto inizio questo esperimento di racconti sgangherati. Poi c’è stato Il Piccolo Cocomero. Scritto a due mani, tre teste e un solo cuore (senza sole&aMMore) in una notta buia e assolutamente non tempestosa, anzi immota e calda assassina come deve essere d’estate al mare, stile balneare, con il salvagente per paura di affogare.

Racconti sgangherati, versioni rimaneggiate, strappate, lacerate, sbilenche, sgrammaticate e con la punteggiatura sparsa come le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura. I Racconti e le Favole scritte bene sui libri, quelli veri, di carta e inchiostro, mescolati e remixati in uno storpiato linguaggio cciofane per venire incontro alle illimitate capacità di resistere al sonno di due nanerottoli gemelli di ormai quasi 6 anni e alle risorse ridotte al lumicino di un papà stremato già alle 7ettrenta del mattino.

Storie brutte (e pure raccontate male) ma non tiratemi le pietre perché sarò pure brutto (come ogni scarrafone) e non so scrivere (così dicono dove lavoro), ma pure permaloso (così dicono…)(…facciamoli contenti).

A.D. 2828 è nata al volo, ispirata alla numerosa genie di film post-apocalittici, distopici universi e peperonata a cena. Temo sarà più breve di questa intro, ma forse per questo motivo il lettore me ne sarà grato e lascerà traccia del suo apprezzamento con una scintillante stelletta (ma poi con le “stellette” ci posso prendere una pentola o un set di bicchieri a fine anno?)

Buon…anzi, brutta lettura!

A.D. 2828. The Twins Society

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Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

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Lovin’ The Alien

Aliens Scontro finale – La Sulaco manovra sul pianeta per lo sbarco dei Marines

Se nel 1979 eravate ancora troppo piccoli per vedere Alien al cinema o non eravate nati, spero abbiate recuperato almeno i primi due film della saga dello xenomorfo creato da H.R.Giger e protagonista indiscusso della Fantascienza. In tutti cinema dall’11 maggio è in proiezione Alien Covenant, un ritorno alle origini secondo le dichiarazioni dello stesso regista del primo film, Ridley Scott.

Al “lavoro” anche io per contribuire con la mia moLestia di videogamer alla celebrazione di questo ritorno con un altro appuntamento di Videogiochi da Paura!, riciccia una storyetta che – a giudicare dalle fredde statistiche di WordCess – ha avuto poca fortuna. Sarà che è scritta con i piedi (leggitimo giudizio), sarà che l’ho scritta in un momento di particolare trasporto emotivo (ci sono affezionato), la ripropongo in omaggio a questo nuovo Alien.

Mixate in una mente mentecatta durante una notte buia e tempestosa (che fa sempre il suo effetto) questi ingredienti:
Aliens Scontro Finale (il secondo film, indimenticabile quanto il primo sebbene per ragioni diverse…e si sarebbero potuti fermare lì)

+

Alien Isolation (videogioco non recentissimo ma uno dei rari casi ad essere riuscito a catturare lo spirito del primo Alien)

+

la matta voglia di andare a vedere al cinema Alien Covenant e la consapevolezza di non riuscirci sicuramente

+

a granella, pensieri e sensazioni etichettabili “secondo Romanticismo” o qualcosa che vagamente lo ricordi.

=

storyetta senza nessuna velleità e unicamente a mio abuso e consumo, pubblicata in un afflato di “generosità” e “magnanimità” à la Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena in Luigi XVI di Borbone…e nessuna, ma proprio nessuna traccia di vergogna.

Lasciatevi trasportare…

…Fuori da questo mondo.


Pulizie a El BaVón Rojo [by Tati e RedBavon]

Si ritorna a El BaVón Rojo con un racconto a quattro mani. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco fatato di Tati, nella seconda il gomito alzato di questo Oste.

STUMP!… SBAMM!… UFF…

Esce di culo dallo sgabuzzino, in testa un foulard a fiori rossi e bianchi, ha abbandonato il gonnellone per un facile paio di pantaloncini e una maglietta spettacolare con il faccione di Drugo in bella mostra…posa uno scatolone pieno di spugne, stracci, scopettine e spruzzini sul tavolo davanti al bancone e rientra nel ripostiglio…

Ne riesce tutta sorridente con secchio e spazzolone tra le mani…

Si guarda intorno, fuori c’è un sole accecante, lo intravede tra le fessure delle persiane… che corre a spalancare.

Un raggio di sole largo come una secchiata d’acqua, illumina in pieno il volto del suo compare di sventurAvventura…

OSTEeeee!

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Cartelli paradossi #7 – A zonzo per Napoli, il fumo fa male

Terza foto a zonzo per Napoli: scuusate, tenite ‘na sigaretta?

Sigarette e ‘na tazzulella ‘e cafè [Foto by Giorgia]

Altra foto di Napoli, colta da mia sorella a zonzo per la città. Dopo lo street-food, un esemio dell’ingegno o dell’arte di arrangiarsi napoletano: lo street-smoke.

Su questo bancariello, bene attrezzato e tutto sistimate, la gentile clientela fumatrice può trovare “tutto quello che serve” per il suo vizio: dal pacchetto di marca, sotto-marca e marca sconosciuta all’accendino alla tazzulella ‘e cccafè. Perché il caffè deve essere con tre “C”: Cumme Cazze Coce, ovvero caffè bollente in tazzina bollente. Da sorseggiare rigorosamente con lentezza onde evitare di lasciarci attaccate le labbra al bordo della tazzina. Il caffè è un rito, non è un consumo di bevanda in velocità, va sorseggiato. Chiano chiano. E poi, ‘na sigaretta ci sta proprio bene. In mezzo, tra l’aroma del caffè persistente in bocca e le acri volute di fumo, una chiacchiera con il barista, con il vicino di bancone o l’amico. Ricordatevi di lasciare un caffè pagato.

Questa foto è una poesia. Recita tutto il rito del caffè e della sigaretta. Quella tazzulella appoggiata, sporca di un caffè consumato, è un invito di convivialità e, insieme, una genialata di marketing spontaneo.

Dedico a questo genio dei tabacchi caserecci, in barba agli odiati monopoli (qualunque essi siano), un mio post del 2010, sette anni fa, avevo iniziato a fumare da poco:

Bacco, tabacco e una piccola Venere

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A El BaVón Rojo Zeus racconta la sua storia

La bettola ha riaperto e inizia a tornare la gentile clientela, nonostante “c’èCCrisiC’èCCrisi”…tanto da queste parti non ce ne siamo mai accorti perché le vacche qui sono sempre state così magre da potere sfilare sulle passerelle milanesi dell’Alta Moda. Ritorna Zeus e ci racconta la sua storia. 

Autore: Zeus

La storia di Zeus

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El Bavón Rojo – Panico da preparativi

Seduto sul dondolo sotto il portico di El Bavón Rojo, l’Oste contempla la strada brulicante di esseri umani impegnati nelle loro frenetiche attività per arrivare alla fine della giornata con qualcosa di “compiuto” e lo stomaco pieno. “Seduto” non è l’espressione corretta per un essere umano che, senza pudore, dichiara “di non discendere dalla scimmia, ma da un sofà”. L’Oste è talmente sprofondato e immobile nei cuscini di quel vecchio e arrugginito dondolo da potere essere scambiato come parte della sua colorata tappezzeria huipil.

È mezzogiorno e l’afa mista all’umidità è, come al solito a queste latitudini, un cocktail letale per ogni slancio e attività. L’Oste è in uno stato che egli stesso definisce: me facesse mangià ‘o culo d’ ‘e mosche pe’ nun dicere: “Sciò!”. Nella lingua di origine dell’Oste lo si dice di coloro che non riescono a vincere la pigrizia, una pigrizia talmente inguaribile da riuscire a sopportare disturbi, fastidi e assilli senza provare a reagire.

Dalla strada, la longilinea figura dell’Oste può essere distinta a stento dai cuscini del dondolo. A un occhio attento due indizi denunciano la sua presenza sotto quel portico: un esile filo di fumo sale voluttuoso in alto dalla sigaretta che l’Oste tira con la stessa flemma del compianto Barone svedese del calcio italiano, Nils Liedholm: “Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti”.  Il secondo indizio è il movimento del braccio destro quando solleva una bottiglia di cerveza e la porta alle labbra con la rassegnazione che la birra è ormai calda. Sparse a terra intorno al dondolo, il numero di bottiglie vuote è l’evidenza che l’Oste è all’ultimo grado della ‘Scala della Sbronzaì:

  • 1°: “Inteligente” (improvvisamente ti senti l’esperto di qualunque materia)
  • 2° “Atractivo” (improvvisamente ti senti il più figo del bigonzo e desiderato abbestia da tutti, di qualsiasi sesso e orientamento sessuale, non importa);
  • 3° “Rico” (improvvisamente ti senti il più ricco del mondo e sei prodigo dell’ennesimo “giro” al bar con tutti quelli che ti capitano a tiro di fiatella alcolica)
  • 4° “A prueba de balas” (“a prova di proiettile”, nessuno può farti arrabbiare, nessuno può farti male. Credici, seh, credici)
  • 5° “Invisible” (puoi fare qualsiasi cosa tanto nessuno può vederti, tanto…sei invisibile)

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